Siamo sotto un regime abitato da
diecimila piccoli Pol Pot, che non riescono ad internarci nei loro diecimila
lager se non per qualche ora. Gli esempi sono infiniti: dalle Regioni
ai centri sociali occupanti, le procure», «Bankitalia», o il «TAR del
Lazio; gli zingari, gli omosessuali, la Conferenza Episcopale, il Consiglio
Superiore della Magistratura, Radio Radicale, i sindacati, le soprintendenze, i
consorzi montani; qualunque organo immaginabile è tutto un esercitare di poteri
indebiti, esproprii o soperchierie.
La dittatura sotto cui languiamo non ha un
tallone, ma ne ha miriadi. Il nemico è onnipresente e multiforme. Autonomia è
il suo nome.
Bisogna riconoscere che hanno ragione Di Pietro, Scalfaro, Santoro, Travaglio e le procure: dobbiamo svegliarci, dobbiamo insorgere e lottare contro la dittatura avanzante. Ogni giorno, è vero, il suo stivale ci schiaccia e ci opprime un poco di più. Oltretutto, una metà degli italiani è d’accordo: ed esprime continuamente, ossessivamente (e liberamente) la sua rabbia contro il dittatore che vede avanzare in Silvio Berlusconi.
Purtroppo, questa chiamata alle armi, questa disposizione ad insorgere, sta facendo perdere di vista l’essenziale: e l’essenziale è che la dittatura non è un rischio da sventare, ma una realtà già concreta e presente. Già applica sopra ciascuno di noi i suoi esproprii, i suoi soprusi e il suo terrorismo collettivo. Cacciare Berlusconi, strappargli «le sue televisioni», ridurlo a chiedere l’elemosina davanti alle chiese, non basterebbe a( L'articolo completo e' disponibile solo per gli abbonati )
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