
La sovrapproduzione di ieri è
scomparsa ed ora comincia il peggio. Il fenomeno è mondiale: nonostante la
scarsità e i cattivi raccolti, e una domanda superiore all’offerta, i prezzi
dei cereali calano, al punto che agli agricoltori non conviene più produrre. E’
un altro degli effetti perversi del capitalismo terminale: il cibo rincara per
i consumatori, ma cala per chi lo produce. Guardare alle politiche francesi di
questi giorni puo' forse essere l’investimento migliore.
|
|
|
|
Da un comunicato stampa: «Produrre il grano in Toscana non conviene piu', anzi si ha una perdita media di 300 euro per ettaro». Cosi' la pasta fatta in Toscana potrebbe divenire solo un ricordo. L'allarme viene lanciato dalla Cia Toscana: «La crisi del settore cerealicolo - sostiene - non conosce soste e precipita sempre piu'. La coincidenza fra crisi di mercato, dei prezzi e i pessimi risultati dell'annata produttiva, stanno mettendo a rischio la tenuta delle aziende, delle cooperative e di tutto l'indotto (...) . Un calcolo spiega che non conviene piu' produrre. “Agli agricoltori - sottolinea Alessandro Del Carlo, della presidenza della Cia Toscana - non si puo' chiedere di produrre in condizioni di sicura perdita economica, quando i costi di produzione sono mediamente attorno ai 900 euro ad ettaro, con dei ricavi che oscillano sui 600 euro».
Altro comunicato: «La drammatica situazione di migliaia di imprese agricole deve( L'articolo completo e' disponibile solo per gli abbonati )
|