
E’ un
miracolo che in Italia ci siano ancora piccole imprese, artigiani,
dettaglianti: bisogna avere il coraggio di inventare una fiscalità da grande
crisi, e tagliare le imposte, e proprio alle attività piccole e marginali. Il nostro tempo obbliga a pensare soluzioni nuove: da significa il coraggio di intaccare
lo spreco pubblico parassitario, e ridurre l’imposizione fiscale più perversa e
macchinosa del mondo sviluppato.
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Il fisco uccide in tempo di crisi |
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Dice la Confcommercio: nei primi nove mesi del 2009 più di 50mila esercizi al dettaglio hanno chiuso i battenti a causa della crisi.
Magari qualche bocconiano ultra-liberista, tipo Giavazzi, sarà anche contento: quelle sono imprese marginali, la recessione ripulisce il campo da negozietti di cartoleria e fruttivendoli i cui costi non sono coperti dai profitti. Distruzione creativa! E’ un bene se la coppia di vecchi cartolai all’angolo chiude!
Saranno marginali, i due vecchi coniugi del botteghino all’angolo che vendicchiano quaderni e penne biro. Ma finchè tenevano aperta la bottega, si mantenevano da sè, e già così, marginalmente, contribuivano al bene comune. Oggi, chiusa la bottega, vanno in pensione, o vivono di carità, o mandano la lavorante in cassa integrazione: insomma pesano sul sistema-Italia complessivo.
Che cosa li ha costretti a chiudere, poi? Gli «studi( L'articolo completo e' disponibile solo per gli abbonati )
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