
Una crisi
molto simile a quella attuale negli anni '20 vide tre grandi banche private -
delle Goldman Sachs all’italiana in ambiente esoterico e massonico - sull'orlo
della bancarotta. L’IRI nacque «per caso», in questa situazione di emergenza, con una
chiara visione ideologica. Fino al Britannia.
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La rilettura del libro di Massimo Pini, ‘I giorni dell’IRI’ (1), rivela una situazione straordinariamente simile alla crisi finanziaria globale attuale, che fu affrontata in Italia – un’Italia infinitamente più povera di oggi – con soluzioni diverse, anzi opposte a quelle imposte oggi dall’ideologia liberista americana.
Primi decenni del ‘900. In Italia, esordisce Pini, il problema dei problemi era sempre stato il finanziamento delle imprese, per la scarsità dei capitali nazionali. I capitalisti senza capitale, insomma. Già ai tempi di Giolitti alcuni economisti s’erano opposti alla ideologia del «tutto privato», avendo compreso che era necessario promuovere il piccolo risparmio, raccoglierlo, proteggerlo dalla predazione delle banche, e organizzarlo e dirigerlo allo sviluppo. Ciò aveva portato nel 1924 alla creazione( L'articolo completo e' disponibile solo per gli abbonati )
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