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Regole di buona condotta per il Papa |
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Gherush92
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14 gennaio 2010
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Gruppo ebraico intima “Regole di buona condotta per il papa in sinagoga” (ndr)
In occasione della prossima visita al Tempio
Maggiore di Roma si suggerisce al papa di rispettare le seguenti regole
di buona condotta:
- Non entrare in sinagoga portando il crocefisso; secondo molti ebrei,
infatti, è proibito guardare attentamente un idolo ed è obbligatorio
anche tenersi ad una certa distanza da esso; inoltre, potrebbe accadere
che, qualora qualcuno fosse costretto a raccogliere qualcosa da terra,
si chinerebbe davanti all’idolo, ed anche questo è un divieto. Inoltre,
secondo la legge ebraica, non è consentito lasciare appeso il corpo di
un uomo morto oltre il tramonto dello stesso giorno in cui è stato
appeso, né fare di questo un idolo.
- Non entrare in sinagoga trasportando il bastone pastorale; questo è
sormontato, infatti, da una croce la quale pone gli stessi identici
problemi sopra citati. Oltre a ciò, tanto la croce quanto il crocefisso
raffigurano l’accusa di deicidio che è la causa principale
dell’antisemitismo e di tutte le persecuzioni. Ancora, la recente
sentenza della corte Europea di Strasburgo vieta di esporre la croce
nella Scola Tempio.
- Non riferirsi agli ebrei come “i fratelli maggiori”. Non esistono al
mondo né fratelli prediletti, né fratelli maggiori, né fratelli minori,
non esiste gerarchia o graduatoria fra i popoli, esiste diversità di
popoli e culture. Gli stessi ebrei non si sono mai definiti tali. La
diversità è la nostra origine, la diversità è la nostra stessa essenza
ed esistenza ed è garanzia di sopravvivenza, vero antidoto alla
prevaricazione dell’universalismo.
- Non entrare in sinagoga accompagnato dal vescovo negazionista Richard
Williamson - recentemente riabilitato (dal papa Ratzinger) - né dal
cardinale Bernard Law che, costretto alle dimissioni da arcivescovo di
Boston dopo i casi di pedofilia consumati nella sua diocesi, è stato
promosso arciprete della basilica di S. Maria Maggiore di Roma. E ‘
necessario adoperarsi alacremente per ritirare la lettera che nel 2001
Ratzinger - allora Prefetto della Congregazione della Fede - inviò a
tutte le diocesi e che prescrive alle gerarchie ecclesiastiche come
comportarsi nel caso di crimine di pedofilia. Tale lettera altro non è
se non il proseguimento dell’istruzione contenuta nel crimen
sollicitationis del 1962 che ordinava a tutte le persone coinvolte in
questo tipo di processi il silenzio perpetuo, pena la scomunica.
- Non approfittare della visita al Tempio per menzionare Pio XII, il
papa della Shoà. Questi, infatti, mai condannò il nazionalsocialismo,
le stragi degli ebrei, i campi di sterminio né tutti gli orrori di cui
era a conoscenza.
- Non ripetere concetti espressi nella sinagoga di Colonia nel 2005,
come ad es. "Chi incontra Gesù Cristo incontra l'ebraismo" perché così
facendo si reitera l’idea di un vincolo indissolubile tra ebrei e
cristiani, legame che è sempre significato coercizione e un’ odiosa
forzatura.
- Non offendere, come avvenuto nella Università di Ratisbona, gli amici
islamici trattandoli da fondamentalisti. In quella occasione il
pontefice affermò: “Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo,
e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua
direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli
predicava" e ancora : "Dio non si compiace del sangue; … Chi quindi
vuole condurre qualcuno alla fede ha bisogno della capacità di parlare
bene e di ragionare correttamente, non invece della violenza e della
minaccia… Per convincere un'anima ragionevole non è necessario disporre
né del proprio braccio, né di strumenti per colpire né di qualunque
altro mezzo con cui si possa minacciare una persona di morte…". E’
ancora necessario qui ricordare i mezzi di cui si sono serviti il
cristianesimo e la chiesa per evangelizzare, dunque convertire, popoli
quasi sempre inermi? Guerre sante, battesimi forzati, inquisizione,
torture, roghi, umiliazioni, editti, bolle papali, leggi sulla purezza
del sangue fino alle espulsioni, massacri, ghetti, schiavitù.
- Non offendere gli amici non credenti imponendo loro
l’evangelizzazione o la conversione come è avvenuto nel discorso alla
curia romana dello scorso dicembre. In quella occasione il pontefice
affermò: “Al dialogo con le religioni deve oggi aggiungersi soprattutto
il dialogo con coloro per i quali la religione è una cosa estranea, ai
quali Dio è sconosciuto e che, tuttavia, non vorrebbero rimanere
semplicemente senza Dio, ma avvicinarlo almeno come Sconosciuto. …
Considero importante soprattutto il fatto che anche le persone che si
ritengono agnostiche o atee, devono stare a cuore a noi come credenti…
Quando parliamo di una nuova evangelizzazione, queste persone forse si
spaventano. Non vogliono vedere se stesse come oggetto di missione, né
rinunciare alla loro libertà di pensiero e di volontà. Ma la questione
circa Dio rimane tuttavia presente pure per loro, anche se non possono
credere al carattere concreto della sua attenzione per noi. … come
primo passo dell’evangelizzazione dobbiamo cercare di tenere desta tale
ricerca; dobbiamo preoccuparci che l’uomo non accantoni la questione su
Dio come questione essenziale della sua esistenza…”. Il cristianesimo
lasci in pace i non cristiani, non schiacci la diversità.
- Non esprimersi sulla Shoà - come il pontefice ha già fatto in
occasione dell’ incontro con il mondo ebraico dopo la crisi aperta
dalla revoca della scomunica al vescovo negazionista Williamson - con
parole riduttive e banali come: “La Shoah è stata un crimine contro Dio
e contro l’umanità”, piuttosto fare un gesto chiaro ed inequivocabile
riguardo la revoca di Williamson oppure rendere finalmente accessibili
a tutti gli Archivi Storici del Vaticano.
- Non ripetere, come nel discorso nel Tempio di Colonia nel 2005, che
“il nazismo fu una folle ideologia razzista, di matrice neopagana”
perché è vero il contrario, e cioè che il nazismo è nato, si è
sviluppato ed imposto nell’Europa cristiana e antisemita.
- Non citare la recente preghiera Oremus et pro Iudaeis, recentemente
riabilitata nella liturgia del venerdì santo con il seguente testo:
"Preghiamo per gli ebrei. Affinché Dio nostro Signore illumini il loro
cuore, affinché conoscano Gesù Cristo, il salvatore di tutti gli
uomini. Preghiamo. Pieghiamo le ginocchia. Alziamoci. O Dio onnipotente
e sempiterno, che vuoi che tutti gli uomini siano salvi e giungano alla
conoscenza della verità, concedi propizio che - con l'ingresso di tutte
le genti nella Tua Chiesa - tutto Israele sia salvato per Cristo nostro
Signore. Amen."
La preghiera offende e minaccia gli Ebrei e anche se la chiesa dichiara
che "la speranza espressa dalla preghiera Pro Judaeis è puramente
escatologica, è una speranza relativa alla fine dei tempi e non invita
a fare proselitismo attivo", nella realtà offende gli Ebrei perché li
considera inferiori: non riconosce il valore dell'ebraismo, il popolo
Ebraico, la sua cultura, la sua spiritualità e la sua diversità così
com'è. Anche la “speranza escatologica”, “relativa alla fine dei
tempi”, è una triste minaccia per il futuro degli ebrei: la minaccia di
dannazione se non si salvano in jeshu, la minaccia di non giungere alla
conoscenza della verità e la minaccia della scomparsa di Israele
salvato per jeshu. Gli ebrei hanno una escatologia differente per se
stessi.
- Non riferirsi alle radici giudaico-cristiane dell’Europa perché
l’Europa non ha radici cristiane, tanto meno radici giudaiche o
giudaico-cristiane. Origine dell’Europa è una moltitudine di popoli e
culture differenti. Ciò è infatti confermato dalla decisione del
parlamento europeo di non introdurre la dicitura radici
giudaico-cristiane dell’Europa nella carta costituzionale europea quale
espressione e manifestazione di libertà da parte dell’Europa che nella
diversità - e non nell’universalità uniformante - vuole riconoscere le
proprie origini.
- Non riproporre il discorso fatto ai membri della conferenza dei
presidenti delle maggiori organizzazioni ebraiche americane in cui il
pontefice dichiarava: “Fin dai primi giorni del cristianesimo, la
nostra identità e ogni aspetto della nostra vita e del nostro culto
sono intimamente legati all'antica religione dei nostri padri nella
fede” … “la storia bimillenaria del rapporto fra l'ebraismo e la Chiesa
ha attraversato molte diverse fasi, alcune delle quali dolorose da
ricordare. Ora che possiamo incontrarci in spirito di riconciliazione,
non dobbiamo permettere alle difficoltà passate di trattenerci dal
porgerci reciprocamente la mano dell'amicizia. Infatti, quale famiglia
non è mai stata attraversata da tensioni di un tipo o dell'altro?” E’
falso affermare che solo alcune fasi del rapporto coatto tra cristiani
ed ebrei sono dolorose da ricordare; è falso dire che ebrei e cristiani
sono una famiglia, come non sono fratelli e come non sono ulivi
innestati; è falso dichiarare che ora ci si incontra con spirito di
riconciliazione: una guerra, infatti, non è mai esistita e in duemila
anni il cristianesimo si è sempre servito di metodi violenti,
coercitivi, brutali, feroci ai danni di persone sempre inermi,
disarmate ed indifese.
- Non appellarsi al dialogo interreligioso in quanto, nella idea
cristiana di dialogo interreligioso, è rimarcata l’intenzione di
continuare l’opera di conversione.
NO ALLA VISITA DEL PAPA IN SINAGOA
NO AL CROCIFISSO IN SINAGOGA
Fonte > Gherush92 | 15 gennaio
Link a questo articolo : http://www.effedieffe.com/content/view/9323/183/
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