
«Quando sei al checkpoint, entri in un altro mondo. I palestinesi camminano con borse e valige... le guardie di frontiera li bersagliano con spazzatura, li pestano». Lo sfogo di soldatesse che non riescono più a dormire, ossessionate dalle brutalità quotidiane che hanno vissuto e compiuto.
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Israele, le soldatesse parlano |
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«Li facciamo stare in piedi, e c’è una canzoncina delle guardie confinarie che dice (in arabo) ‘Un hummus, un fagiolo, io amo le guardie di frontiera’; gliela facciamo cantare. Devono cantare e saltare, come si fa con le reclute... lo stesso, solo molto peggio. E se uno di loro ride, o noi decidiamo che qualcuno ha riso, lo prendiamo a pugni: perchè hai riso?, e giù un colpo... La cosa può andare avanti per ore, dipende da quanto si annoiano i soldati. Un turno di otto ore è lungo, bisogna passare il tempo in qualche modo».
Così ha raccontato una soldatessa israeliana della Seam Line Border Guard. E’ una delle cinquanta testimonianze anonime che la benemerita associazione israeliana «Rompere il Silenzio» (Breaking the Silence) ha( L'articolo completo e' disponibile solo per gli abbonati )
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