LA STRAGE DEI GENETISTI
di Maurizio Blondet2004, pp. 124, euro 12,00
Il mestiere dello scienziato oggi e' diventato pericoloso, spesso mortale. Come nella trama di un "giallo"
Blondet investiga su casi di omicidio / "suicidio" irrisolti che, dopo l'11 settembre 2001,
si sono verificati nell'ambiente scientifico. La morte di David Kelly, avvenuta il 17/7/2003,
e' stata attribuita ufficialmente a suicidio; agente segreto, esperto di fama mondiale in armi batteriologiche,
era diventato famoso per aver rivelato alla BBC che il governo di Blair aveva ordinato ai servizi di intelligence
di "esagerare" la pericolosita' delle armi di "distruzione di massa" di Saddam Hussein, cosi' da offrire un pretesto
per la guerra all'Irak; uno strano suicida che, come riportato dall'ispettore ONU in Irak Terence Taylor,
"non vedeva l'ora delle nozze di sua figlia, fissate per l'ottobre 2003". Kelly era anche l'uomo che, nel 1984,
aveva indotto a disertare Vladimir Pasechnik, il capo delle piu' segrete ricerche batteriologiche militari sovietiche.
E anche Pasechnik, stabilitosi in Inghilterra, dove continuava le sue ricerche, e' morto in circostanze inspiegabili
nel novembre 2001. E non basta: da 16 a 21 virologi, genetisti, biologi di livello mondiale,
esperti in ricerche utilizzabili nella guerra
batteriologica, risultano morti in situazioni sospette:
tutti in pochi mesi, e tutti dopo il tragico 11 settembre 2001.
In questo libro ci sono le loro storie e i frammenti della guerra
piu' segreta: quella per accaparrarsi i rari scienziati competenti
(o ucciderli, per sottrarli al nemico) in grado di creare l'arma assoluta: l'arma "etnica",
capace di infettare, per esempio, solo i negri e non i bianchi,
o gli arabi e non gli ebrei. Sullo sfondo, scenari di apocalisse.
Dove il vero nemico puo' essere il tuo alleato.
SCHIAVI DELLE BANCHE
di Maurizio Blondet2004, pp. 173, euro 13,00
Il capitalismo trionfante e globale sta raggiungendo la sua razionalizzazione estrema.
Che consiste in questo: retribuire sempre piu' il capitale, retribuendo sempre meno il lavoro.
Il fenomeno e' di portata storica: non emigrano gli uomini, ma i posti di lavoro.
Centinaia di migliaia di posti vengono risucchiati da Cina ed India; non sono solo lavori non qualificati,
i meno pagati, che laggiu' costano ancora meno; sono posti ad alta qualificazione e contenuto tecnico,
perche' nel corpo del terzo mondo indo-cinese esiste un primo mondo (che si contenta però di paghe da terzo mondo)
di laureati con invidiabile livello tecnico, alta qualita' di educazione e saperi moderni.
Ma cosi' facendo, il capitalismo si dirige verso il proprio suicidio: poiche' i lavoratori
con potere d'acquisto calante diventano sempre meno capaci di acquistare le merci che il
capitalismo produce in volumi sempre maggiori. E che cosa spinge il capitalismo a correre
verso la propria implosione? Il potere della finanza, della Banca. La frode fondamentale della banca -
che lucra l'interesse dal denaro che crea dal nulla per prestarlo - e' qui spiegata con chiarezza
politicamente scorretta. Il lettore scoprira' che e' la frode bancaria, creando massa monetaria dal nulla,
a creare inflazione; e che gli interessi finanziari incorporati nel prezzo di ogni merce costituiscono
in media il 50 per cento del prezzo; dunque ogni merce ci potrebbe costare la meta'.
Il sistema bancario-finanziario estrae pertanto da ciascuno di noi, piu' volte, una imposta occulta,
per il solo fatto di esistere e di espandersi. In queste pagine si discutono le alternative per un'economia sana,
non egemonizzata dal profitto finanziario: dall'economia politica di List (a cui l'America di George
Washington dovette il suo sviluppo prodigioso) alla creazione del credito di Stato di Alexander Hamilton,
fino alla moneta deperibile di Gesell, e alla proposta di abolizione del credito ex nihilo del premio Nobel
francese Maurice Allais. Il denominatore comune però di ogni soluzione proposta dai tanti studiosi
"non conformisti" presi in esame consiste nella riconquista, da parte degli Stati, della sovranita' monetaria,
strappandola alle cosiddette "Banche Centrali".
CHI COMANDA IN AMERICA
di Maurizio Blondet2002, pp. 180, euro 13,00, seconda edizione, 2004, euro 13,00
Seconda edizione riveduta e corretta, arricchita inoltre da una mappa comprendente la
nomenklatura che controlla, in termini assolutamente monopolistici, il sistema mediatico statunitense. "Chi comanda in America" e' il logico sviluppo di "11 Settembre colpo di stato in U.S.A.", in cui si ipotizza lo scenario non di un attentato, ma di un putsch. In "Chi comanda in America" si analizza chi sono i componenti principali dell'establishment U.S.A.; in questo paese, per esempio, viene istituita una festa nazionale per celebrare il compleanno del rabbino capo della potentissima setta Lubavitcher e il ministro della Difesa, Donald Rumsfeld, ha inaugurato un'inquietante "privatizzazione" del Pentagono (mercenari privati, a contratto, formano ormai il 10 per cento della forza armata spiegata sui teatri di guerra, dall'Afghanistan all'Irak); la strategia militare e' appaltata a istituti di ricerca privati, come il Defence Policy Board dell'israelita Richard Perle. Ora, Richard Perle (gia' dirigente della Soltam, fabbrica d'armi israeliana) siede con il numero due del Pentagono Paul Wolfowitz e col numero tre, Douglas Feith, in an'altra "fondazione culturale" privata: il Jewish Institute for National Security Affairs (JINSA). Qui, con i "consiglieri strategici" privati e filo-israeliani, compaiono generali e ammiragli che presiedono i consigli d'amministrazione delle grandi fabbriche di armamento a contratto per il Pentagono, il cosiddetto complesso militare-industriale. Nel JINSA si annodano le volonta' politiche convergenti, l'abitudine alla segretezza, l'ideologia guerrafondaia, la disponibilita' di mercenari tecnologicamente all'avanguardia e - soprattutto - tecnologie militari top secret che possono trasformare un Boeing di linea in un proiettile volante teleguidato, solo modificando il software del pilota automatico. Insomma, le competenze necessarie per attuare gli eventi dell'11 settembre e realizzare, dietro la maschera dell'attentato "arabo", un colpo di Stato.
OSAMA BIN MOSSAD
di Maurizio Blondet2003, pp. 144, euro 11,00
...La testa del serpente dov'è? E' dappertutto. I nuovi capi della nuova
Al-Qaeda sono in Georgia, sono in Iran, sono in Cecenia, sono nell'Africa Occidentale,
dal dicembre 2002 anche nella striscia di Gaza, in Italia...;
sono dovunque ci sia un interesse strategico ebraico-americano da proteggere......Al-Qaeda, ispiratrice ed esecutrice del terrorismo, e' un'imprecisabile rete, ma misteriosamente senza un apparato direttamente responsabile di cosi' ben coordinate stragi; sono addirittura coinvolti nel commercio mondiale dei diamanti e con la mafia dell'India. E Osama? Punta a prendere il potere in Arabia Saudita, a detronizzare la famiglia reale e ad istituire un nuovo Califfato. Come conti di fare, dopo la per lui rovinosa sconfitta di Saddam, con qualche suicida e contro la superpotenza mondiale non ci viene spiegato.
...Bush dovrebbe ringraziare Osama perche' gli consente di mantenere l'ingerenza armata nelle vaste aree petrolifere mondiali e perche' gli consente di mettere da parte le spinose questioni dell'economia interna ripetendo il suo mantra: "the war goes on".
...Dovrebbe ringraziarlo Sharon, che senza il terrorismo sarebbe costretto ad affrontare la sgradita questione della road map, come promesso agli americani.
Ma cosa sarebbe Israele con la pace? Si tratta di uno Stato artificiale, composto da gente che ha spesso due o tre cittadinanze. Una volta cessato il pericolo gli israeliani - in vacanza religiosa - tornerebbero in gran parte ai loro paesi di origine; calerebbe il flusso delle donazioni della diaspora, che invece crescono piu' cresce il pericolo per Israele; calerebbero gli aiuti USA, miliardi di dollari annui che fanno la differenza sul livello di vita israeliano e palestinese. Sharon mette Israele in pericolo per salvarla continuamente.
E' un fenomeno freudiano. Del resto la psicanalisi l'hanno inventata loro...