SERGIO RAMELLI.
UNA STORIA CHE FA ANCORA PAURAAA.VV.
1998, pp. 174, con 9 pagine di foto, euro 11,36, seconda edizione
(prima edizione 1997)
13 marzo 1975: un ragazzo di 18 anni
viene aggredito sotto casa. Due persone, staccatesi da un folto gruppo di comunisti, gli spappolano
il cranio a colpi di chiave inglese.Muore dopo 47 giorni di agonia.
Chi era la vittima e perche' fu ucciso con tale violenza?
In che clima era maturato quell'omicido cosi' bestiale?
E chi erano i carnefici: teppisti, killer professionisti, mafiosi?
No; erano studenti universitari di Medicina: perche' uccisero allora? Forse accecati dall'ira o dalla paura? No; neppure conoscevano la loro vittima. Colpirono solo in nome dell'odio politico.
Ci vollero dieci anni per assicurare gli assassini alla giustizia, ma oggi e' finalmente possibile ricostruire tutte le tappe di quella tragica vicenda. Come in un thriller ci si muove tra atti giudiziari, articoli di giornali e testimonianze dirette, per scoprire che ad armare la mano degli assassini fu una spietata ideologia, il comunismo, che in Italia aveva, ed ha, importanti complicita', potenti convivenze e forti leve di potere.
Ecco perche' questa e' una storia "che fa ancora paura".
RITORNO AL REALE. PRIME E SECONDE DIAGNOSI IN TEMA DI FISIOLOGIA SOCIALE
di Gustave Thibonprefazione di Gabriel Marcel
introduzione di Marco Respinti
1998, pp. 329, euro 18,08
Con una riedizione delle due opere piu'
famose di Thibon, Diagnosi e Ritorno al reale, ritorna un testo che e' allo stesso tempo una pietra miliare,
una pietra di paragone e una pietra di inciampo per il mondo e l'uomo moderni.Quanto c'e' - nella societa' e in noi stessi - di mentalita' utopica, si scontra con la saggezza del contadino, anzi del philosophe-paysan, come e' stato definito Thibon, che non ama pero' la definizione di "autodidatta", perche' sostiene di aver avuto per maestri i libri, anche se apprese il latino, il greco, il tedesco, lo spagnolo leggendo Seneca, Platone, Holderlin e Cervantes mentre lavorava nei campi.
Il testo rappresenta un salutare antidoto all'irrealismo della nostra societa', dove la relativizzazione dell'esistenza si e' ormai sostituita a quella visione reale e naturale della vita di cui forse i nostri padri ricordano con nostalgia i brandelli.
La scoperta del filosofo-contadino ha segnato per molti una svolta decisiva.
Anzitutto ha mostrato la possibilita' di contrapporsi ai modelli sociali, politici e culturali predominanti, ma vuoti e tendenzialmente nichilisti, senza doversi piegare a quelle categorie di pensiero caratteristiche dell'utopismo di sinistra portatore di relativismo.
In secondo luogo, e per diametrum, ha permesso a molti di sottrarsi all'abbraccio altrettanto soffocante degli elan vìtal volontaristici, irrazionalisti, estetici e romantici apparentemente appaganti, ma invero sterili.
Attraverso la proposizione di una fisiologia sociale che ha le proprie fondamenta e le proprie ragioni in una legge naturale veicolo della norma del creato, Thibon illustra un dover essere che non e' superoministico perche' estrinseco sforzo di adeguamento del proprio essere, ma, quando amata, dolce connaturalita' con il mistero di una Provvidenza paterna, giusta e misericordiosa.
Il creato di Thibon, seppur sovente aspro e talvolta enigmatico, e' stato ed e' per molti una casa accogliente. Quello di Thibon e' un mondo rappacificato, segnato da quella penitenza che permette la riconciliazione dell'uomo con se stesso, dunque con la creazione, infine con il Creatore. Un mondo la cui icona e' l'antagonismo tra la rivoluzione metafisica e fisica sovvertitrice della realta' e la controrivoluzione decisiva e ultima, incipit polemico - apologetico - di una nuova alleanza con Dio organicamente e "teologalmente" opposta all'eversione tematica e sistematica operata dalla ideologia e imposta dalle ideocrazie, entrambi forti o debolistiche che siano. Questa capitalizzazione del male (strutture del peccato) odia e combatte l'ordine dell'universo detestando Dio: ma, non potendolo colpire direttamente, essa agisce deturpando il creato (speculum Dei) e l'uomo suo principe (imago Dei).
Il pensiero di Thibon, come del resto ogni grande pensiero cristiano, riguadagna quella dimensione creaturale dell'esistenza - il riconoscersi creatura e il contemplare la creazione - che riconnette a Dio mediante l'innamoramento al reale.
E' una conversione, dunque, quella che Thibon propone con l'esempio della propria vita.
Una conversione al reale concreto e metafisico - il secondo come fonte del primo - che Dio stesso esprime, per bocca di San Paolo: "...la realta' infatti e' Cristo!".
AGRICOLTURA E MONDIALISMO
di Mario Di Giovanni e Fabio Pedrettiin appendice "Dietro le quinte del nuovo ordine mondiale", con un'intervista a Maurizio Blondet.
1998, pp. 132, euro 7,75
"Il WTO puo' imporre multe di centinaia di miliardi ai paesi che violino le norme del "liberalismo" obbligatorio,
per esempio con protezionismi a favore delle merci nazionali. Il liberismo "costringe" i mercati nazionali a
restare "aperti" all'invasione delle merci straniere, a prezzo di sanzioni pesantissime.
E sono stati i nostri politici nazionali a mettere la testa (anche le nostre) dentro quel cappio.
Li abbiamo eletti per salvaguardare l'interesse nazionale, hanno favorito l'interesse della finanza globale.
Noi, cittadini, non abbiamo mai votato per entrare o stare fuori dal WTO, e nemmeno dall'Europa unita.
"Qualcuno" ha preso la decisone per noi, tenendoci all'oscuro.Diventa "convincente" non opporsi alla mondializzazione, per evitare una quantita' pesante di sanzioni economiche, restrizioni di credito, limiti dell'esportazione, che ci impoverirebbero. Naturalmente, alla lunga, questa "convenienza" diventa sommamente pericolosa: perche' la sovranita' nazionale viene ceduta a poteri non-eletti e incontrollabili. E soprattutto perche' il paese perde autosufficienza e diventa dipendente dalle importazioni straniere. E' proprio cio' a cui mira l'ideologia mondialista: l'interdipendenza globale. Perche' cio' e' grave per il popolo? Perche' nella visione mondialistico-economicista ogni Stato viene ridotto a rango di un'azienda. Come un'azienda viene creata per produrre e vendere merce, cosi' uno Stato viene trasformato in modo da vivere per esportare. Non per nutrire la sua popolazione, elevarla civilmente e culturalmente, e provvedere a quella parte del popolo che e' meno produttiva, vecchi, malati, sfavoriti, bambini. (...)" (Dall'intervista a Maurizio Blondet).
LA VANDEA ITALIANA
di Massimo Viglionepresentazione di Roberto de Mattei
1995, pp. 315, euro 12,91
L'epopea della Controrivoluzione cattolica e
monarchica in Italia costituisce sicuramente una delle pagine piu' mistificate e volutamente occultate da certa
storiografia. Solo in tempi recentissimi e' iniziata una seria opera di revisione su quanto e' accaduto in Italia
durante l'epoca del Risorgimento, ed in particolare durante il suo periodo iniziale,
gli anni dell'invasione napoleonica.Con la discesa del Bonaparte l'intero popolo italiano insorse in armi contro l'invasore giacobino, terrorista repubblicano e ladro, conducendo per diciotto anni una vera e propria crociata in nome dei valori della civilta', della tradizione e della societa' cattolica e monarchica. Proprio come in Vandea, proprio come in Spagna.
La differenza, pero', e' che la storia della Controrivoluzione italiana e' del tutto sconosciuta al grande pubblico, inesistente in qualsiasi manuale di storia; eppure, una volta che si ha il quadro completo dell'accaduto, si resta stupefatti per la grandiosita' degli eventi, per l'eroismo di centinaia di migliaia di italiani che hanno lasciato ogni cosa per andare a difendere i loro sovrani, le loro chiese, le loro civilta', pronti a tutto, fino alla morte.
Ma ancor piu' si resta stupefatti per come la storiografia patria sia riuscita ad occultare tutto questo, a cancellarlo completamente dalla coscienza storica nazionale.
Per cio' Massimo Viglione ha svolto l'opera piu' scontata, ma la piu' necessaria, per iniziare una seria revisione storica: quella di raccontare innanzi tutto i fatti, cosi' come si sono verificati.
Il materiale storico e' vastissimo, e l'autore l'ha solo iniziato ed impostato; ma gia' cosi' ne esce un quadro meraviglioso d'eventi storici e drammatici, come le "Pasque Veronesi", la rivolta di Lugo, la spedizione del Ruffo, l'armata aretina, la guerriglia in Liguria e Piemonte, etc.
Come eroica e drammatica e' stata la vita dei piu' grandi protagonisti della Controrivoluzione italiana, da Fra' Diavolo, Sciabolone, Rodio, fino ad arrivare all'eroe per antonomasia di tutta la controrivoluzione antinapoleonica, il tirolese Andreas Hofer.
Una nuova pagina di storia, tutta da riscoprire e da riscrivere; una storia tanto drammatica quanto gloriosa: l'inizio della guerra fra la Rivoluzione laica e democratica e la Controrivoluzione cattolica e monarchica.
LA SFIDA DELLA REINCARNAZIONE
a cura di Massimo Introvigne1994, pp. 234, euro 8,26
La sfida della reincarnazione prende
spunto da uno dei dati piu' allarmanti e meno conosciuti del panorama religioso italiano contemporaneo:
da un quarto a un terzo degli italiani, compresi molti cattolici, crede nella reincarnazione
(e la percentuale e' ancora maggiore fra i giovani, come emerge da indagini sociologiche di cui viene dato conto per
la prima volta in questo volume).Su un invito del CESNUR, il Centro studi sulle nuove religioni, un centro di formazione e di ricerca sulla nuova religiosita' contemporanea di fama mondiale, un gruppo di specialisti di diverse discipline risponde a quesiti formulati da monsignor Casale, presidente del CESNUR, che, nella sua introduzione, spiega come e perche' la credenza nella reincarnazione si sia diffusa in Occidente e qual e' la risposta della chiesa cattolica.
Massimo Introvigne, direttore del CESNUR, ricostruisce la storia della "via occidentale" alla reincarnazione, che incontra a piu' riprese le Nuove Religioni e gli ambienti massonici, spiritici, teosofici.
Padre Gaetano Favaro, specialista di religioni orientali presso il PIME di Milano, mostra le radici della credenza nella reincarnazione nell'induismo e nel buddismo. Don Ernesto Zucchini co-fondatore del GRIS (Gruppo di ricerca e di informazione sulle sette) descrive i tragitti, insieme semplici e insidiosi, della propaganda reincarnazionista. Ermanno Pavesi, psicologo, mostra il contributo che alla credenza nella reincarnazione hanno dato alcune correnti della psicologia del profondo e insieme il carattere assolutamente infondato della tesi secondo cui esisterebbero "prove" scientifiche della reincarnazione.
Infine il teologo Piero Cantoni confuta punto per punto le tesi, oggi di moda, secondo cui la credenza nella reincarnazione sarebbe compatibile con la scrittura e con la fede cristiana e sarebbe stata persino condivisa dai cristiani dei primi secoli.
ISLAM. ANATOMIA DI UNA SETTA
di Stefano Nitogliaprefazione di Roberto de Mattei
1994, pp. 91, euro 7,75
Nell'opera, basata principalmente sul
Corano, che per i maomettani e' l'unica fonte giuridica e dottrinale, e confermata dai piu' importanti studi degli
islamologi contemporanei, si offre al lettore un quadro sintetico e chiaro dei principi dell'Islam nel campo religioso
ed in quello politico e sociale.Nel delineare questo quadro si evita opportunamente di distinguere tra le varie fazioni o tendenze del mondo musulmano, per attenersi scrupolosamente alla dottrina comune a tutte le sette e scuole. Pur nella sua varieta' di dottrine, di movimenti, di organizzazioni, cosi' come di popoli, di lingue, di culture, esiste infatti una sola comunita' di credenti (umma) ed una sola legge (shari'ah) che regge l'Islam.
Del resto, per l'Islam, non vale la discutibile distinzione, molto abusata dalla stampa occidentale, tra "fondamentalismo" e "progressismo", il primo dei quali sarebbe dogmatico e violento, il secondo invece elastico e tollerante. Altrettanto infondato e' il parallelo, spesso ricorrente, tra il fondamentalismo islamico ed un presunto "fondamentalismo" cristiano, teso a porre sotto accusa, piu' che l'Islam, i cristiani che si difendono da esso, dipinti come fanatici e intolleranti. In realta' l'Islam e' una religione esteriore, ritualista e, dunque, necessariamente aggressiva nel suo progetto di conquista del mondo: la religione cattolica e' invece l'unica religione che conosca una vita interiore, una trasformazione in radice dell'uomo e della societa', una distinzione tra ordine naturale e soprannaturale e, quindi, un apostolato di conquista delle anime sul piano interiore e individuale, che si sviluppa di pari passo con la difesa della civilta' cristiana sul piano pubblico e sociale.
Tra l'Islam e il cattolicesimo, come la storia dimostra, esiste un incolmabile abisso: non altrettanto si puo' dire di quel relativismo progressista, che ha in comune con l'Islam l'odio verso le verità fondamentali della fede cattolica, le istituzioni e le conquiste della civilta' cristiana.
Lo studio offre un prezioso contributo alla difesa di questa fede, di queste istituzioni e di queste conquiste, contro l'offensiva della setta islamica, e contro ogni forma di relativismo culturale e morale che minaccia, oggi, l'Occidente cristiano.
TRA LEGHE E NAZIONALISMI
"RELIGIONE CIVILE" E NUOVI SIMBOLI POLITICIa cura di Massimo Introvigne
1993, pp. 150, euro 9,30
L'espressione "religione civile" e'
stata utilizzata per descrivere fenomeni diversi: da una parte l'ingresso di forze esplicitamente religiose nella
vita politica, dall'altra il "farsi religione" della politica attraverso la sacralizzazione del suo linguaggio,
dei suoi simboli, dei suoi "riti".Fenomeni diversissimi, dal patriottismo americano alla socialdemocrazia svedese, sono stati cosi' ricondotti alle categorie della "religione civile".
Questo volume curato dal CESNUR - il Centro studi nuove religioni, che si e' imposto come uno dei maggiori organismi europei nel settore della ricerca sui multiformi aspetti della religiosita' contemporanea, mette a confronto diverse situazioni nazionali e formula l'ipotesi che il concetto di "religione civile" possa aiutare a comprendere fenomeni di grande attualita' come il riemergere dei nazionalismi e l'ascesa in Italia della Lega Lombarda e della Lega Nord.
Dopo un'introduzione di Michele Vietti, gia' consigliere comunale e membro della Commissione cultura del comune di Torino, Elisabeth Peter, del Pontificio Consiglio per il dialogo con i non credenti, fornisce anzitutto alcune preziose categorie di giudizio sulla "religione civile" dal punto di vista cattolico e affronta quindi casi emblematici degli Stati Uniti, della Svezia, del Giappone e della nuova Russia post comunista.
Benjamin Beit-Hallahmi, professore presso l'universita' di Haifa, analizza il caso Israele e i rapporti fra religione e politica nella vita civile e nei partiti israeliani, in relazione anche al loro atteggiamento sui problemi della pace in Medio Oriente e dei territori occupati.
Massimo Introvigne, direttore del CESNUR, e Luigi Barzano, sociologo dell'Universita' di Torino, propongono un ampio confronto fra le teorie della "religione civile" e la storia, i programmi, il linguaggio e lo spessore sociologico della Lega Lombarda e della Lega nord, chiedendosi, a titolo di ipotesi interpretativa, se non ci si trovi di fronte a un'ennesima forma nuova di "religione civile".
I NUOVI BARBARI. GLI SKINHEADS PARLANO
di Maurizio BlondetIn appendice: "gli skinheads tra mito e realtà", di Sergio Luppi
1993, pp. 205, 27 pagine di foto, euro 12,91
In questo documentatissimo saggio l'autore ha raccolto la storia e le idee degli skinheads affermando
che "in loro non abbiamo trovato i mostri del nichilismo, le avanguardie di un nuovo nazismo
di cui parla la demonizzazione pubblicistica, ma dei 'nuovi barbari' questo si'. Barbari verticali,
come dice Ortega y Gasset , ma che la societa' non vuole assorbire, cioe' civilizzare, perche' non ne condivide i
valori (...) Uno su tutti, il tabu' dell'antifascismo". Ha proseguito Blondet: "Questi giovani si ribellano ai
valori espressi dalla Rivoluzione francese, in nome di elementi spirituali - la patria,
la famiglia, la morale - condivisi anche dal cristianesimo tradizionale, non da quello attuale,
pacifista e di manica larga".Viene scritto chi sono, a cosa credono, da quale ambiente sociale provengono.
Ineducati, si auto-educano a principi di solidarieta' di gruppo, alla sincerita' nei rapporti.
Senza passato vanno alla ricerca di una tradizione; "liberi (e vuoti) come tutti nella societa' pluralistica", cercano di dare alla loro vita un contenuto, e un obbligo. E hanno scoperto quella tradizione nel fascismo, a cui si rifanno: da se' sono andati alla ricerca dei testi del revisionismo storico, da se' hanno deciso di darsi dei valori per contrastare il nullismo giovanile; l'autore non nega agli skin il credito che si fa ai giovani d'altre, spesso opposte, idee: della buona fede e delle buone intenzioni.