IL VANGELO DELLE AMERICHE.
DALLE BARBARIE ALLA CIVILTA'.di Jean Dumont
prefazione di Marco Tangheroni
1992, pp. 136, euro 10,33
Il 28 marzo 1991 il prefetto
della Congregazione romana per la causa dei santi annunciava la sospensione del processo di beatificazione di
Isabella la cattolica, la grande regina che, patrocinando il viaggio di Cristoforo Colombo alla volta delle Indie,
aveva reso possibile la scoperta di un nuovo mondo e la sua evangelizzazione. La decisione, presa probabilmente
sotto la pressione di numerosi esponenti ebrei e in particolare dell'arcivescovo di Parigi, cardinal Lustiger,
oltre a non rendere giustizia alla memoria della grande sovrana, costituiva il peggiore modo con cui la
Chiesa cattolica potesse preparare la celebrazione del quinto centenario della scoperta dell'America.La sospensione del processo di beatificazione di Isabella costituiva, infatti, in omaggio ad una logica ambiguamente ecumenica, un'obiettiva vittoria per i fautori di quella "leggenda nera", antiiberica e soprattutto anticattolica, imbastita a spese della cristianita' dalle nazioni protestanti che, Inghilterra in testa, non potevano perdonare alla Spagna di essere arrivata prima nella conquista dei ricchi territori centro e sudamericani. E non a caso, sull'onda di quella prima "vittoria", i movimenti che contestavano i festeggiamenti per la scoperta e l'evangelizzazione del nuovo mondo si moltiplicavano, anche se le numerose "controcelebrazioni" del 1492 si sono distinte soprattutto per la mancanza di scientificita' dei loro argomenti.
Ormai infatti tutti gli storici seri sanno bene che le cause del regresso demografico delle popolazioni indigene dell'America centromeridionale non sono imputabili a massacri indiscriminati o a maltrattamenti, ma ai virus del morbillo e del vaiolo, di cui gli europei erano portatori sani, ma incolpevoli e di cui gli indios non possedevano gli anticorpi; sanno bene che se vi furono uccisioni o maltrattamenti (isolati), questi furono prontamente repressi dietro le denunzie della Chiesa cattolica e per iniziativa dei sovrani spagnoli, autori di una rigorosa legislazione a tutela degli indigeni, sanno bene che le denunzie di padre Bartolomeo de Las Casas sono in larga misura inattendibili e che comunque l'udienza che il sacerdote ottenne presso i suoi superiori civili ed ecclesiastici, sino a raggiungere la dignita' vescovile, prova come la bilancia della giustizia pendesse tutt'altro che dalla parte degli encomenderos indegni; sanno bene che genocidi, brutalita', saccheggi furono commessi invece, a spese dei nativi, nell'America protestante, dove la sbrigativa pseudoteologia puritana identifico' gli indiani con il diavolo.
Per fortuna anche nel malinconico panorama editoriale che ha accompagnato, in Italia, le celebrazioni colombiane non sono mancati libri in grado di sfatare molti luoghi comuni nemici della Spagna, del cattolicesimo e soprattutto della verita', che si sono accumulati sino ai giorni nostri.
Uno di questi libri e' Il Vangelo nelle Americhe, tratto da "L'eglise au risque de l'histoire", di Jean Dumont, storico francese anticonformista. In questo suo libro lo storico francese non dice nulla che non sia già noto, ma il suo merito e' quello di dirlo con chiarezza, con rigore, con serieta', raccogliendo in una sintesi aggiornata e completa quelle che presso studiosi di impostazione laica erano solo ammissioni isolate.
Come ricorda Marco Tangheroni, insigne medievalista, nella sua prefazione, l'autore smonta i principali luoghi comuni della leggenda nera abilmente costruita attorno all'evangelizzazione dell'America.
Dumont sfata il mito che il nuovo mondo fosse, all'arrivo dei conquistadores, una sorta di paradiso terrestre: basti pensare che alla vigilia della scoperta, nel 1487, gli Atzechi sacrificarono ventimila prigionieri in occasione dell'inaugurazione di un nuovo tempio dedicato al dio colibri'. Ricorda come sia stato proprio Cortes, superata la prima fase della conquista,a promuovere la protezione degli indiani.
Dimostra che l'istituto dell'encomendia non si risolse nell'asservimento degli indigeni, ma anzi mirava alla protezione dei loro diritti.
Fa notare le inesattezze e le frequenti esagerazioni delle denunzie di Las Casas.
Smonta larga parte delle accuse di massacri e nefandezze mosse all'inquisizione spagnola e dimostra come in buona misura fossero missionari indigeni a promuovere l'evangelizzazione dei loro simili, con fede sincera e un fresco entusiasmo che sarebbe riduttivo bollare come superstizione.
Ricorda gli enormi contributi recati all'istruzione(gli indigeni infatti ignoravano la ruota, l'aratro pesante, il mantice, la lavorazione del ferro e -per quanto buoni architetti- anche l'arco e la volta; inoltre non navigavano) e alla promozione morale degli indigeni dalla Chiesa cattolica e la grande fioritura di un'arte religiosa indocristiana che attinse alti livelli di spiritualita'.
Se un rimprovero puo' essere mosso agli spagnoli - e' la tesi, sicuramente contro corrente, avanzata da Dumont - e' quello di aver protetto troppo gli indios.
Tutelandone l'autogoverno alimentavano anche le loro superstizioni.
Un giudizio questo su cui esprime le sue perplessita' Tangheroni il quale, citando l'opinione di Pierre Chaunu, difende le nuove leggi emanate da Carlo V a protezione degli indiani come "vittoria della filosofia scolastica cristiana sull'umanesimo pagano rinascimentale, sulle scappatoie offerte dalle categorie greco - aristoteliche applicate agli indiani".
E' lo stesso Tangheroni, comunque, il primo a riconoscere che queste riserve, tutto sommato marginali, non inficiano il valore dell'opera di Dumont, che ha il merito, come riconosce lo stesso prefatore, di aver liberato dalle incrostazioni neo illuministe, neo marxiste, disordinatamente ecologiste e terzomondiste (per non dire neopagane) il giudizio sull'evangelizzazione dell'America.
Un'epopea che, come ha scritto lo storico messicano Jos Vasconcelos, ha incarnato "il piu' nobile tipo di crociata umana, universale e generosa che sia esistita".
IL RITORNO DELLA MAGIA. UNA SFIDA PER LA SOCIETA' E PER LA CHIESA
a cura di Massimo Introvigne1992, pp. 152, euro 7,75
Il testo fa il punto sugli studi relativi al mondo dei nuovi movimenti magici e propone interpretazioni
in ordine alla loro natura e alle ragioni della loro diffusione.L'approccio e' interdisciplinare e consente di cogliere le indicazioni della sfida magica sul piano filosofico, politico, psicologico, psichiatrico, della ricerca storica e teologica e dell'azione pastorale.
I contributi, dopo un'introduzione di monsignor Casale, sono: "Il ritorno alla magia: una 'sacra' rappresentazione: lo scenario, gli attori, la trama", di Massimo Introvigne; "Dopo Marx, i maghi? La riscoperta del pensiero magico in una cultura postmarxista", di Giovanni Cantoni; "Maghi da legare? Psichiatria, psicologia del profondo ed esoterismo", di Ermanno Pavesi; "Il New Age e la riscoperta della magia", di Michael Fuss; "Questione meridionale e questione magica: miti e realta' della magia nel Meridione", di Corrado Guerre; "Sherlock Holmes e il caso delle fate: sir Arthur Conan Doyle e le fotografie delle fate", di Michael W. Homer; "I cattolici e la sfida dei nuovi movimenti magici", di monsignor Casale.
BANDIERE DI LIBERTA'
SIMBOLI E VESSILLI DEI POPOLI DELL'ITALIA SETTENTRIONALEdi Gilberto Oneto
prefazione di Gianfranco Miglio
1992, pp. 131 con 18 tavole a colori fuori testo, euro 12,91
"Con il rigoroso ed appassionato
lavoro consacrato in questo volume, l'architetto Gilberto Oneto ha conseguito due risultati importanti.In primo luogo ha dimostrato che, anche qui da noi, e' possibile condurre serie ricerche sulla storia dei vessilli e delle insegne, analoghe a quelle presenti nelle bibliografie (e nelle biblioteche) dei paesi centro-europei, soprattutto di civilta' germanica, dove i "Fahnenbucher" (libri di bandiere) sono numerosi e talvolta molto belli. In Italia, invece, l'araldica, cioe' lo studio metodico degli stemmi, e' sempre stata coltivata prevalentemente con riferimento alle insegne e alle armi gentilizie: cioe' delle famiglie, piu' che delle collettivita'.
In secondo luogo l'autore ha individuato e documentato, con meticolosa precisione, l'origine e l'evoluzione delle bandiere e degli stemmi con cui, nei secoli, le etnie e le comunita' presenti nelle aree del Nord si sono auto-identificate, singolarmente o collettivamente.
Egli nota, giustamente e con vigore, che nell'attuale grande crisi dell'assetto politico europeo piu' recente, l'emergere delle nazionalita' e di micro-nazionalita', talvolta antichissime, apparentemente dimenticate, trascina con se' la riscoperta e la nuova utilizzazione dei simboli e dei vessilli in cui gli appartenenti a quelle etnìe si erano nei secoli identificati. Dall'animale totemico alla moderna bandiera (si pensi alla scrofa lanuta dei milanesi, o al drappo rosso del comunismo mondiale) un emblema o una allegoria hanno sempre fornito ad una pluralita' di individui, la possibilita' di rappresentare e "vedere" cio' che li differenzia dagli altri."
(Dalla prefazione di Gianfranco Miglio).
IL GENOCIDIO VANDEANO
di Reynald Secherprefazione di Jean Mayer, presentazione di Pierre Chaunu
1991, .pp. 382, euro 18,59
Le genocidie franco francais: la Vendee vengee, tradotto in italiano con il titoloIl genocidio vandeano, e'
opera di un autore francese di origine vandeana: Reynald Secher.Il libro uscito quando in Francia si stavano preparando le faraoniche celebrazioni per il secondo centenario della Rivoluzione, ha avuto lo scopo di far luce su uno dei capitoli piu' scabrosi e controversi della storia francese e di introdurre per la prima volta in Francia e poi in Italia la problematica "Vandea", prima del tutto ignota.
E' noto che quei 100.000 km quadrati, delimitati ad ovest dall'Atlantico e a nord dalla Loira, quelle 770 parrocchie insorte, quegli 800.000 abitanti "non hanno alcuna caratteristica distintiva comune". Appartengono a provincie diverse, obbediscono ad abitudini diverse, non hanno avuto una storia comune. La Vandea e', pertanto, nata da un rifiuto.Eppure quella regione, per niente marginale e anzi ricca e popolata, aveva raccolto con entusiasmo e speranza le prime ventate rivoluzionarie. Ma le attese vengono tradite, le nuove municipalita' funzionano peggio delle vecchie fabbricerie, la pressione fiscale aumenta anziche' allentarsi e soprattutto viene meno quell'autonomia alla quale i vandeani erano tenacemente attaccati.La rottura definitiva si consuma il 12 luglio 1790, con la proclamazione della Costituzione civile del clero, clero tenuto in grande stima dal popolo per la sua onesta' ed il suo eroismo. La caduta di fiducia e il conseguente rifiuto di qualsiasi dialogo induce le autorita' a degenerare in misure vessatorie, moleste, arbitrarie e talvolta violente. L'insurrezione scoppia nel marzo 1793, in occasione di una nuova massiccia coscrizione obbligatoria, urgente per la pressione esterna di austriaci e prussiani. In un brevissimo spazio di tempo e in modo spontaneo la Vandea insorta e' in grado si schierare un'armata efficace non solo in azioni di guerriglia ma anche di inquadrarsi in campo aperto; un'esercito che per lungo tempo ha il sopravvento sull'armata rivoluzionaria dell'ovest suscitando l'ammirazione non solo di Napoleone ma anche del loro diretto avversario, Tureau: "parliamo ora dei vandeani, parliamo di questi uomini veramente straordinari (...). Una maniera di combattere che non si conosceva ancora e forse inimitabile in quanto puo' adattarsi a questa regione e dipende dal genio dei suoi abitanti..."Ma alla fine la sproporzione delle forze in campo ne ha ragione e tra ottobre e dicembre si consuma la disfatta.Eppure la Vandea vinta non e' ancora "convertita". Il nuovo regime e' consapevole di correre un grave pericolo e ad esso e' proporzionata la repressione. Il 17 gennaio 1794 il generale Tureau ordina la distruzione totale della regione con le parole "Liberta', fraternita', uguaglianza, o morte". Percorsa dalle "colonne infernali" la Vandea conosce cosi' un terribile genocidio, che durera' fino al 27 luglio 1794. Ci si trova di fronte al primo genocidio ideologico della storia. Il merito di Secher e' quello, oltre che aver fatto luce sul genocidio vandeano, di aver reperito materiale che molti consideravano ormai perduto e di essere riuscito ad accedere alla documentazione catastale riguardante le distruzioni materiali patite dalla Vandea cattolica e contadina insorta in armi contro i "senza dio giacobini". Alla fine delle sue ricerche l'autore scopre che il 15% della popolazione e' stato ucciso, come pure il 20% del patrimonio immobiliare e' stato distrutto.Conclude inoltre Secher che se questo genocidio non e' stato portato a termine, e' unicamente a causa della scarsa disponibilita' di mezzi di sterminio. Dall'altra parte la Vandea rappresentava per i rivoluzionari un pericolo immane (e continua a rappresentarlo per i suoi discendenti ideologici): un pericolo di delegittimazione dato che la rivoluzione, posta di fronte ad una rivolta realmente popolare, vedeva messa in discussione tutta la sua legittimita' "popolare".
LE SETTE
di Jean Francois Mayerpresentazione di Massimo Introvigne
1990, pp. 126, euro 5,16
Si tratta, come affermato da
Introvigne nella presentazione, di un "prezioso volume", che contiene "uno sguardo d'insieme sulle nuove religioni
contemporanee" e costituisce "un'opera di fenomenologia generale e non ancora d'interpretazione e giudizio": come del
resto e' giusto che sia, dal momento che, per interpretare e giudicare, e' necessario prima conoscere."Si tratta, prosegue Introvigne, di un ideale, e per molti versi necessaria, introduzione alle altre pubblicazioni nate nell'ambito del CESNUR: un punto di partenza che risponde nel modo migliore alla domanda 'da dove cominciare, spesso posta da chi affronta la letteratura in tema di nuove religioni".
L'autore appare particolarmente qualificato, anche nella veste di segretario del Comitato scientifico internazionale del CESNUR, per questo compito di "guida verso un mondo complesso e difficile"; mondo che da tempo egli va studiando con occhio attento e obiettivo, ricercandone dal "vivo" sia le origini storiche sia il profilo fenomenologico. In questo senso il libro si distingue per la sua sintetica chiarezza, che non va per altro a scapito dell'approfondimento della trattazione.
Ne deriva un quadro preciso ed efficace, che volutamente l'autore ha limitato "all'ambito (gia' abbastanza vasto) dei gruppi, che rispetto alle organizzazioni religiose istituzionali e alle grandi tradizioni religiose mondiali 'riconosciute' si pongono in una prospettiva non conformistica".
Mayer tratta pertanto dei "non conformismi" derivanti dal cristianesimo (anabattisti, quaccheri, chiese di Cristo, Testimoni di Geova, mormoni, avventisti, pentecostali, Christian Science) e dei culti situati al di fuori dell'orbita cristiana, come gruppi nati dall'Islam o di origine orientale, quali gli Hare Krishna, i movimenti facenti capo a Bhagwan Shree Rajneesh e A Sathya Sai baba, le nuove religioni dell'Estremo Oriente, la Chiesa dell'Unificazione fondata dal reverendo Moon, le religioni cosiddette "scientifiche" (quali Scientology e i vari gruppi "ufologici").
Il libro di Mayer in conclusione e' senz'altro di grande interesse per chi desideri un primo approccio chiarificatore riguardo ad un fenomeno assai diffuso, e nel complesso, estremamente allarmante, nel mondo contemporaneo, descrivendo dei comportamenti di fatto di chi pratica i nuovi culti, ma anche, e soprattutto, il punto di vista delle loro radici storiche e dottrinali.
Questo libro di Jean Dumont,
noto come specialista della storia religiosa tra il Cinquecento e il Seicento,
uscito in Francia nel 1989 in occasione del secondo centenario della rivoluzione francese, e'
una spiegazione sul perche' molti non abbiano voluto e ritenuto necessario festeggiare tale ricorrenza.