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In Cristo Gesù
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Si corre nella stampa dei libri cattolici. Dice il Vangelo: “Camminate mentre avete lume” (Gv. 12,35). Il lettore ci segua; quello che facciamo ha il suo scopo

Nel 1923 padre Rodolfo Plus († 1953) pubblicò Dans le Christ Jésus, libro che in Italia ha avuto edizioni sino al 1960. Oggi lo ristampiamo offrendolo alla meditazione dei lettori.

L’opera è semplice, chiara, lineare e tratta un tema molto importante per la vita spirituale: il mistero ultimo della grazia, ossia la nostra partecipazione reale (anche se limitata e finita) alla Vita divina tramite i meriti di Cristo, affinché possiamo far crescere quotidianamente il nostro innesto in Dio.

Ciò che fate al più piccolo dei miei, a Me lo fate (Mt., 2,31); nel giorno del giudizio Gesù considererà come fatto a sé ogni servizio reso al minimo dei suoi fratelli. Gesù dunque si identifica coi suoi membri. Ne viene che, secondo la dottrina di S. Paolo, i cristiani sono come il completamento di Cristo.

Nostro Signore, pur essendo perfetto in Sé, ha bisogno d’un compimento per formare il suo corpo mistico: sotto questo aspetto non basta a Sé stesso ma ha bisogno di membra per esercitare tutte le funzioni vitali secondo il Gesù continuato nella storia che è anzitutto la Chiesa di Roma (contro Occam e l’individualismo soggettivista). Ciò significa che essendo noi incorporati alla Chiesa, nei limiti che comporta la nostra condizione di semplici membra del Corpo mistico, in forza del battesimo siamo a nostra volta parte di questo compimento e spetta a noi, col progredire nella santificazione e in tutte le virtù, di far crescere e di integrare quel Corpo nel corso dei secoli fino alla fine del mondo in vista del Cristo «completo», del Cristo plenario: «Plenarium Corpus Christi», o del Christus totus come lo chiama S. Agostino nel De civitate Dei (lib. XX, cap. 5)

Questa continuazione di Gesù ha però diversi gradi, che possono occupare mediamente l’intero corso della nostra esistenza: prima la fanciullezza pensando, parlando, operando da bambini, nella quale purtroppo si fermano la maggior parte dei cristiani; poi la perfetta virilità — «in virum perfectum, in mensuram ætatis plenitudinis Christi / in uomo perfetto, alla misura dell’età piena di Cristo» (Ephes., IV, 13), dove età sta per statura, ovvero lo sforzo di avvicinarsi quanto più possibile alla statura di Cristo; infine, applicando il Vangelo e le sue massime alla perfezione, ci attenderebbe la completa trasformazione sull’esempio di San Paolo e di San Pio da Pietrelcina: «Mihi vivere Christus est... vivit vero in me Christus / non sono io che vivo, è Cristo che vive in me».

Se è vero che la maggior parte di noi non giunge all’ultimo stadio della perfezione, pur sempre, quella del Cristo plenario, rimane una dottrina di mistica quotidianità accessibile a tutti i battezzati; uno dei punti più fecondi del Cristianesimo nel quale il dogma sprigiona tutta la sua bellezza.

Questa dottrina era già stata sviluppata dai Padri e dai documenti del Magistero ecclesiastico nei secoli precedenti. Oggi è andata un po’ perdendosi nelle sue potenzialità. Il bel libro di padre R. Plus che oggi ristampiamo servirà a richiamarcela alla memoria, invitandoci a praticarla.

Un poco più «Cristi», ma non troppo

Padre Plus nel suo libro In Cristo Gesù ci incoraggia insegnandoci che quanto ci viene domandato (unione non semplice imitazione) non è “da mistici” nel senso mediamente inteso di questo termine: mistica non ha qui il significato che le si dà nelle espressioni, per esempio, di «fenomeni mistici». Nel caso dell’Incorporazione a Cristo mistica indica piuttosto le nostre relazioni normali con Gesù, la vita soprannaturale che dovrebbe essere comune ad ogni anima cristiana quotidianamente.

Per vivere questa vita mistica basta vivere “in unione affettuosa e abituale con N. S. Gesù Cristo” praticando semplicemente la devozione al Verbo Incarnato attraverso il Vangelo: «Qui manet in Me et Ego in eo, hic fert fructum multum / chi resta in Me ed Io in lui, produce frutti abbondanti». Sostanzialmente: vita di grazia, assenza di peccato volontario e preghiera quanto basta.

Tale mistica – Plus lo precisa molto bene – è diversa dal falso misticismo. Di fatto parliamo di un terreno colmo di difficoltà, è vero; basta un poco per ingannarsi, per esagerare oppure per diminuire la portata di questo commercio con la Divinità. Entrambi gli estremi sarebbero un grave difetto.

Nel XVII secolo, ad esempio, ci fu l’errore del quietismo, per il quale la perfezione doveva consistere nell’intera passività dell’anima implicando il disprezzo dell’ascetica intesa come laboriosa cooperazione con la grazia per la conquista della perfezione (il motto dello spagnolo Miguel de Molinos era lasciamo operare a Dio come massima espressione dell’assioma quietista).

I panteisti confondono ancor più gravemente l’unione di cui sopra con l’“unità” o addirittura con l’“identificazione”. Le parole di San Giovanni Paolo II sembrano ricadere in questo errore nel dire che “l’Incarnazione del Figlio di Dio significa l’assunzione all’unità con Dio, non solo della natura umana, ma in essa, in un certo senso, di tutto ciò che è carne” (Dominum et vivificantem, 1986). Questi insegnamenti paiono riecheggiare quelli del cabalismo ove lo scopo supremo del culto ebraico è “l’unificazione del Dio immanente e del Dio trascendente, per mezzo dell’uomo” (Cfr. E. Benamozegh, Israele e l’umanità, Marietti, Genova, 1990, p. 115).

Ovviamente, invece, la partecipazione reale (anche se limitata e finita) che possiamo avere con la vita divina, descritta dal padre Plus nel suo libro, non può mai significare una identificazione in senso ontologico, quasi che l’incarnazione esista nel fatto e per il fatto della creazione. Questo è l’errore panteista portato alle sue estreme conseguenze, ovvero si scivola nel più puro cabalismo.

I protestanti invece, assieme ai loro più diretti epigoni che sono i modernisti, parlano di “Cristo mistico” ma in relazione con la dottrina quietista di cui sopra. E sono più o meno dipendenti da questo errore le svariate deviazioni particolari delle spiritualità progressista contemporanea, caratterizzate dal pensiero arrischiato o dal vocabolario imprudente.

Padre Plus ci soccorre. Il bravo gesuita – che andrebbe riletto dai suoi confratelli attualmente in alto nella gerarchia – ci viene in aiuto dimostrando come si può trionfare, in modo solido ed efficace, di questi ostacoli senza pigliare lucciole per lanterne.

Sostanzialmente ribandendo il concetto più efficace tra tutti: il culto cristiano consiste in un’azione eminentemente sacerdotale di doppia e perpetua offerta: l’offerta primaria a Dio di Cristo (attraverso la Santa Messa) e l’offerta secondaria di noi a Cristo (attraverso preghiera e sacramenti).

Se l’acqua offerta sull’altare è l’immagine dei cristiani che hanno sempre bisogno della grazia di Dio, non si può offrir l’acqua separatamente, né il vino separatamente, oppure omettere l’acqua, «perché dobbiamo rimanere in Cristo e Cristo in noi».

«Comunicarsi – dice il Plus – è fare uno scambio. Ricevere, sì, certo, e qual tesoro!... Ma anche dare, e dare qualche cosa che faccia di noi e della Vittima ricevuta una cosa sola».

Si evita così l’errore panteista e quello del culto dell’uomo, viaggiando invece conformi alla vera tradizione ma al tempo stesso spingendosi – come è necessario fare per gli ultimi tempi – nelle profondità del dogma.

O Jesu vivens in Maria

Ovviamente tutto quanto si è detto finora non può prescindere dalla intermediazione di Maria. «Totum nos habere voluit per Mariam» (S. Bernardo). Solo per mezzo di Lei possiamo trasformare il deserto che ci circonda in belle oasi, e cavare buon miele dalla roccia del nostro cuore ferito dal peccato originale e debilitato nella sua natura.

Ma ricordarsi sempre, per scansare l’errore di Molinos, che anche “l’uomo coopera liberamente e volontariamente alla grazia”, quindi Dio premia coi suoi favori la stessa cooperazione dell’uomo (Mons. Antonio Martini, vol. III dell’A. T. in corso di ristampa).

Ci basterà quindi mettere in bell’ordine la nostra “cella interiore” (come diceva Santa Caterina da Siena) e stare a fissare con l’occhio della fede l’ospite divino che allora si degnerà di abitarvi e di operarvi.

A quel punto habitabimus et habitabimur insegna padre Plus sulle orme di Sant’Agostino: Abiteremo pienamente in Dio; Dio abiterà pienamente in noi. E, se vorremo essere perfetti, ci distaccheremo sempre più da noi stessi e dalle creature facendo morire l’uomo vecchio, per aderire sempre meglio a Gesù.

«Qui terminano tutte le agonie – esorta il Plus – perché uno dei grandi uffici del sacrificio di Cristo, sino alla fine dei secoli, sarà di rinnovare e perpetuare il suo sacrificio non solamente nel mistero della divina Eucaristia, ma parimente nella morte di tutti i veri cristiani».

La malattia, gli stenti, le ansie che ci toccano servono a Dio per renderci ostie. Di queste ostie possiamo noi medesimi essere i sacerdoti offrendoci per il compimento di tutte le sue volontà amorosamente distruttive. Così facendo la Chiesa di cui siamo parte si risana; la società si risana. E Cristo regna, completandosi.

Nulla di più fecondo dunque, specialmente in questo tempo di tribolazione, della bella dottrina sul corpo mistico che il padre Rodolfo Plus spiega ed applica con sapienza alla vita cristiana insegnandoci a muoverci in essa con rapidità e sicurezza, conducendoci senza sbandamenti sino al fondo del dogma cattolico.

Per tale ragione reimprimiamo la sua opera e calorosamente la suggeriamo ai lettori.

EFFEDIEFFE

 
(Rodolfo Plus, In Cristo Gesù, 346 pp.)
 
13,50 euro
15,00 euro
(sconto per i lettori EFFEDIEFFE fino al 17 maggio)



  EFFEDIEFFE.com  

 
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Commenti  

 
# cgdv 2020-05-04 10:51
Senz'altro una lettura importante per il consolidamento della propria fede, grazie ad una migliore conoscenza della funzione salvifica del sacrificio di Gesù Cristo e del soccorso fornito dal dolore della Vergine Madre. Non perchè la Chiesa se ne sia scordata, ma forse perchè se ne parla meno privilegiando strumenti accessori.
Giuliano
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# belloniluca 2020-05-08 09:25
Deo Gratias! Un'altra perla che si aggiunge al già prezioso catalogo Effedieffe. Dio vi remuneri.
Luca
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# MZ 2020-05-13 10:59
Grazie a Voi - soprattutto, in Italia - ed anche a Chi vi consiglia bene, se tempi più oscuri verranno, avremo un tesoro da nascodere e tramandare.
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