Fratellanza e Rivoluzione
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Padre Plus spiega la vera fratellanza, opposta a quella massonica

E comandò a ciascuno di essi di aver pensiero del suo prossimo” (Ecclesiastico, XVII, 12, trad. da Martini-Sales, I libri Sapienziali).

Ciascuno ha il mandato di occuparsi degli altri. È possibile anche dire che tutti sono padroni del destino di ognuno. «Mandavit illis unicuique de proximo suo». Significa che il bene che facciamo o il male che causiamo con le nostre scelte hanno un valore quasi “infinito”, poiché, nel caso dello scandalo ad esempio, possiamo rafforzare il prossimo sulla strada del peccato e quindi sulla via della perdizione.

In questo invito, che è anche una prescrizione (e comandò a ciascuno di essi…), S. Agostino vedeva il compendio del Vangelo. Fuggi liniquità della concupiscenza che è lamore di noi stessi, ed ama il tuo prossimo con un amore di carità che è inseparabile da quello di Dio.

Tutto ciò che la Scrittura ci ordina, soggiunge il Santo, si riduce a questi due precetti, che sono come l’anima e il principio di tutta la morale.

Quindi nella misura in cui abbandoneremo l’io e le ricadute nel peccato (ultimo grado della perfezione), ameremo il prossimo. Il culto del vero Dio non si accorda difatti col culto dell’io.

“Due città nacquero da due amori; la terrena dall’amore di sé fino al disprezzo di Dio, la celeste dall’amore di Dio fino al disprezzo di sé” (De Civit. Dei, lib. XIV, c. 17).

È così dimostrato il fatto che l’uomo non può amare veramente se non attraverso una vita sempre più perfetta (bando al peccato mortale, e a quello veniale perlomeno deliberato).

L’amore che predica il mondo, di conseguenza, è un amore fasullo perché prima impone il godimento per sé e poi domanda l’amore degli altri, cosa impossibile. Fuggi prima l’amore di te e potrai allora amare il prossimo in grado sempre maggiore. Il rapporto è direttamente proporzionale.

Per questo Cristo comanda: Figlie di Gerusalemme, non piangete su di Me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli (Luc., XXIII, 28).

Gesù Cristo nei nostri fratelli (1926)

Proprio perché oggi si parla molto di “carità” (“più se ne parla e meno se ne ha”, dice il proverbio) è necessario fare attenzione nel distinguere bene la Carità dall’amore naturale sia di Dio sia del prossimo e a maggior ragione dal “sentimentalismo” dell’esperienza religiosa, quale è presentato dal neo-modernismo ascetico, il quale è lo snaturamento della vera Carità.

Padre R. Plus nel 1926 dedicò a questo argomento un libro che è un capolavoro di semplicità e di esortazione alla piccola santità quotidiana, aiutandoci a recuperare il vero concetto di Fratellanza, opposto a quello massonico che vorrebbe abbattere il cattolicesimo attraverso la falsificazione dei suoi concetti. Per contrastare questo tentativo ripubblichiamo oggi l’opera di P. Rodolfo Plus s. j. dopo molti anni dalla sua ultima edizione (Marietti, che lo tradusse dal francese nel 1927 e pubblicò una 2a edizione nel 1929).

Padre Plus espone magistralmente la dottrina cattolica sulla vera natura della Carità verso il prossimo amato propter Deum, ossia la Carità fraterna come conseguenza necessaria e pratica dell’Amor di Dio.

L’opera è un invito costante, ma semplice, chiaro e lineare a fugare quell’individualismo nella pietà dal sapore tipicamente protestante dietro al quale si annida il soggettivismo o culto dell’io che produce il frutto di una religione individualista.

Anche J. Maritain, prima di deviare, ottimamente scriveva che «se prendiamo il nostro io come centro, la nostra sostanza si dissipa, e passiamo al servizio delle forze cieche dell’universo» (Trois Réformateurs, 1925).

Affinché la fraternità sia veramente evangelica e non falsamente evangelizzante, occorre che Dio venga ricercato prima di tutto, e che la fraternità venga ricercata in Lui e attraverso Lui come mezzo che conduce all’amore divino e basta. Una città la cui legge suprema è la fraternità a scapito del Dio Uno e Trino, anche se apparentemente evangelica subordinerà tutto, compreso l’amore e la gloria di Dio, alle esigenze della fraternità. E ciò è un’aberrazione, una fraternità che del Vangelo porta solo il nome ma la cui essenza è massonica.

Tanto è vero che l’amore di Dio può giungere a spezzare la stessa fraternità, secondo la parola del Signore: “Non pensate che Io sia venuto a portare la pace sulla terra, ma la spada. Poiché sono venuto a separare l’uomo da suo padre, e la figlia da sua madre, la nuora dalla suocera” — poiché è evidente che se l’amore di Dio è la legge suprema, noi dovremo per Dio separarci da coloro che glorificano ciò che è terreno, o meglio, essi si separeranno da noi separandosi da Dio.

Pertanto mettere il fratello e ancor peggio tutti i fratelli in primo luogo e al di sopra di Dio — col pretesto che tale fratellanza universale incarnerebbe l’amore, e quindi Dio stesso —, oltre che un’aberrazione è una pazzia.

In sostanza, il concetto di vera fraternità è molto importante perché i dogmi massonici dell’ottimismo umanitario, i quali vogliono sostituirsi ai diritti di Dio, escludono Dio dall’anima e dalla società e dunque sono prerogativa della Rivoluzione in atto (anche nella Chiesa). Inoltre, il disastro che questa sostituzione ha provocato, ovvero l’alterazione del concetto stesso di cristianità e l’alterazione dei rapporti dell’ordine naturale e dell’ordine soprannaturale, conduce direttamente all’intronizzazione del «figlio di perdizione».

Vera e falsa fraternità

San Paolo, nella Lettera ai Romani (XII, 10), scrive: «Dilezione non finta. Abborrimento del male, adesione al bene: Amandovi scambievolmente con fraterna carità: prevenendovi gli uni gli altri nel rendervi onore».

La fraternità dei cristiani deve quindi tradursi sul piano soprannaturale, nell’amore degli uni verso gli altri in una sorta di perequazione dei beni soprannaturali (non materiali): affetto, preghiera, in Cristo e per mezzo di Cristo.

Si domanda: deve tradursi anche sul piano politico-sociale in una parificazione dei beni civili — tutti gli uomini uguali —, dei beni economici — tutti gli uomini ugualmente proprietari o tutti ugualmente spogliati di ogni proprietà — e in una soppressione universale di frontiere, differenze sociali, di genere e di condizioni?

In alcun modo. Perché se così fosse l’ordine della grazia distruggerebbe l’ordine della natura, il che è contrario all’insegnamento della Chiesa riassunto nel famoso assioma teologico: «La grazia non distrugge la natura».

È chiaro che l’amore dei nostri fratelli, amati per Dio, ci deve portare anche ad aiutarli nei loro bisogni spirituali e temporali secondo questa parola di san Giovanni: «Chi avrà dei beni di questo mondo, e vedrà il suo fratello in necessità, e gli chiuderà le sue viscere: come la carità di Dio dimora in lui?» (I Giov., III, 17).

Ma la fraternità cristiana non è in primis che la carità soprannaturale — che ha per oggetto formale l’amore soprannaturale di Dio —, un movimento verso Dio, senza sopprimere le differenze e le gerarchie naturali, perché le cose di Dio ordinatae sunt. Essa eleva e unisce le anime sul piano soprannaturale, in un movimento ascensionale.

La fraternità massonica invece, che in sé stessa implica l’amore reciproco degli uomini per il solo fatto di essere uomini, se condotta direttamente sul piano politico-sociale comporta la comunione e il dono di sé da uomo a uomo senza distinzione di alcun tipo; intimità, concordia, cameratismo degli uomini tra di loro senza tener conto delle differenze religiose o delle differenze locali, regionali, nazionali, culturali, razziali e delle differenze sociali derivanti da differenze di piano politico o economico. Secondo questa concezione della fraternità l’universo sarebbe un’immensa e grandiosa città in cui gli uomini, superando la loro diversità dogmatica in campo religioso e le loro differenziazioni individuali, si abbraccerebbero fraternamente in una comunione garantita dalla loro Umanità.

Questa concezione della fraternità si oppone radicalmente ai princìpi dogmatici della Chiesa. La Chiesa accetta e predica l’unità del genere umano, ma come valore sottoposto ad un altro principio di unità, che è quello che Cristo ha portato al mondo quando ha detto: «Né Io prego solamente per questi, ma anche per coloro i quali per la loro parola crederanno in Me: che siano tutti una sola cosa, come tu sei in Me, o Padre, e Io in Te, che siano anche essi una sola cosa in noi: onde creda il mondo che Tu mi hai mandato. E la gloria che Tu desti a me, Io ho data ad essi: affinché siano una sola cosa, come una cosa sola siamo noi» (Giov., XVII, 20-23).

Gli uomini devono essere amati nella misura in cui ci conducono a Dio, a Cristo e alla sua Chiesa, e, se sono da noi amati, lo saranno veramente nella misura in cui li condurremo a Dio, che è Carità. L’amore, per essere autentico e non utopico o funesto umanitarismo, deve essere intrinsecamente ordinato al Dio della Carità soprannaturale. Il valore supremo, l’istituzione alla quale tutto deve riferirsi non è l’Umanità, ma la Chiesa. E poiché dove c’è valore supremo e un principio di riferimento, tutto è gerarchico, l’ordine esige che l’uomo, consolidato nei suoi diritti naturali e storici inalienabili, si subordini al bene superiore della nazione e che le nazioni, rafforzate nei loro inalienabili diritti naturali e storici, si subordinino al bene della comunità internazionale e tutte le persone, nazioni e comunità internazionale si subordinino alla Santa Chiesa, società soprannaturale degli uomini e degli angeli in comunione con Dio.

Questa è la vera fraternità che fece grande il Medioevo, e che è riassumibile in questo bel monito indicato dal padre Plus nel suo libro: “La potenza dell’esempio”. La società massonizzata, infatti, distrutte le diversità tra li uomini (sia sociali che naturali), ha distrutto la vera solidarietà tra loro. Ognuno per sé e pari all’altro, invidioso dell’altro. Invece, dal fatto che noi tutti componiamo una sola Unità in Cristo, c’incombe l’obbligo di portare il nostro contributo personale al bene comune ognuno secondo le rispettive possibilità. Fa’ quello che puoi, nel momento in cui puoi.

Non siamo sulla terra per servirci degli altri come vorrebbe l’eros freudiano, ma per servirci gli uni con gli altri; e se Dio aveva messo alcuni suoi figli in uno stato di soggezione rispetto ai loro fratelli era per onorare le belle virtù di obbedienza, di povertà, di abnegazione, e affinché quelli che possedevano autorità o ricchezza avessero il dovere di non rinchiudersi gelosamente nei loro privilegi, ma di pensare ai «piccini», e di addolcire nella misura per loro possibile la sorte dei meno privilegiati.

Se la massoneria ebraica, operata attraverso il comunismo, ha distrutto la società per distruggere l’edificio cristiano e per costruire il tempio anticristiano, tocca a noi impedire che questa ricostruzione venga definitivamente portata a termine (manca poco purtroppo) — impedendola attraverso l’esempio, l’abnegazione di sé e il sacrificio personale quotidiano.

Conclusione

Ecco il tema sviscerato e spiegato con unzione da padre Plus: la Carità fraterna — che non è egoismo, e neppure è altruismo o amicizia puramente naturale.

Quella massonica è una fratellanza carnale, terrena; quella cattolica è invece soprannaturale, informata dalla carità, la quale è Dio stesso: conoscere Dio, amarlo e lodarlo: di qui l’odio del peccato, di qui la santificazione e l’amore per la giustizia. Tutto il resto è massonismo, e giudaismo carnale, ovvero è anticristianesimo e preludio al regno dell’anticristo.

In un tempo in cui da tutte le parti si propongono falsi espedienti per la pace, l’intesa, la solidarietà e la fratellanza, l’opportunità di questo bel libro appare evidente e utile a tutti.

Preserviamo questo testo, schiarendoci le idee su cosa sia il cattolicesimo; studiamo, meditiamo e amiamo la Trinità.

Quindi, se questi sono i tempi ultimi indicati con precisi segni da san Paolo — essendo stata a) falsificata la vera predicazione evangelica, e b) con semplicità persuasiva si opera al suo posto il livellamento laico e l’unione degli uomini nel godimento terrestre riscuotendo l’universale approvazione, e ciò viene fatto da Roma per cui è evidente che l’apostasia è consumata e l’ostacolo che trattiene viene meno — Dio ci darà la forza per resistere. Inoltre Maria produrrà le più grandi cose negli ultimi tempi. La formazione e l’educazione dei grandi Santi, che vivranno intorno alla fine del mondo, sono riservate a Lei.

In fondo, scrive padre Plus, non è la carità che manca, ma lo spirito di fede nella carità. “Il cuore dei popoli è ancora buono, ma si fa un incessante sforzo per corromperlo” (N. H. Webster, Secret societies and subversive movements). Laicizzata, la fraternità non può che morire. Per vivere le occorre un’aria divina che è sempre possibile riformare a Dio piacendo.

Infatti il punto è separare due concetti di fratellanza che sono opposti tra loro benché si tenti di farli rassomigliare attraverso una falsa lente convergente “evangelizzante”: quello massonico e quello cristiano, che sono inconciliabili.

Dopo la lettura di queste pagine potremo tornare a capire la grandezza incomparabile e la sublimità, al tempo stesso formidabile e splendida del cristiano.

Edizioni EFFEDIEFFE

 
(R. Plus, Gesù Cristo nei nostri fratelli, 372 pp.)
 
14,40 euro
16,00 euro
(sconto per i lettori EFFEDIEFFE fino al 17 maggio)



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