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Giosuè, Giudici, Ruth, I-II Re
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La storia della fondazione del regno come istituzione divina che resterà in eterno (II Sam., 7)

A sei mesi di distanza dalla pubblicazione del Pentateuco (nov-dic. 2019) presentiamo il secondo volume dell’Antico Testamento commentato da padre Marco Sales contenente i cinque libri che proseguono la cronaca del Pentateuco, coll’entrata nella terra di Chanan del popolo ebraico sotto la guida di Giosuè, succeduto a Mosè.

Questo secondo volume, magnificamente commentato dal Sales con introduzioni e annotazioni nelle quali si contiene “la più sana e tradizionale dottrina, attissima alla comune edificazione” (Fr. Stefano Vallaro, O. P. - Fr. Egidio Perucca, O. P., nulla osta per la stampa) affronta da una parte le guerre di conquista di Israele sui Chananei, dall’altra il racconto della istituzione della monarchia Davidica (Saul-David-Salomone); due periodi di grande interesse storico e spirituale, allacciati tra loro dal Libro dei Giudici e dalla parentesi del Libro di Ruth la moabita, che è una bella profezia della vocazione dei gentili alla fede.

Sterminio dei Chananei: giusto o sbagliato?

Dio aveva comandato agli Ebrei di distruggere tutti i popoli Chananei in punizione dei vizi ai quali queste genti si erano abbandonate.

Si riassume brevemente com’era organizzata la Palestina a quel tempo, per far meglio risaltare la situazione che Giosuè e compagni dovettero affrontare nel trovarsi di fronte numerosi popoli con spiccate differenze etnologiche e spesso in lotta tra loro (era la terra che divora i suoi abitanti) per la disputa delle regioni di un territorio di estensione ridottissima (un fazzoletto poco più grande della Sicilia).

Chanaan figlio di Cam generò Sidone come suo primogenito da cui provennero i Sidoni e i Fenici; Genesi 10,15 riporta i discendenti di Chanaan coi nomi delle rispettive tribù a cui diedero origine: l’Hittita (che abiterà la Palestina settentrionale e meridionale), il Jebuseo (che dimorerà tra Gerusalemme e dintorni), l’Amorreo (che abiterà la Palestina meridionale e orientale), il Gergeseo (Palestina in generale), l’Heveo (che abiterà Palestina settentrionale e centrale), l’Araceo (regione del Libano), il Sineo (Libano), l’Aradeo (costa della Siria) e l’Amateo (che abiterà la Palestina settentrionale). La costa di Gaza, in aggiunta, era l’antica città-territorio dimora dei Filistei, che erano anch’essi discendenti di Cam, ma probabilmente attraverso un altro figlio, Mesraim, fratello di Chanan.

Tutta questa terra compresa tra il Giordano, il Mar Morto e il Mar Mediterraneo (circa 25.000 km2) fu popolata dai pronipoti di Noè per circa un millennio prima che i discendenti di Heber ne varcassero i confini intorno al 14° secolo a. C. Di questa estensione gli Israeliti non furono mai totalmente padroni. Il loro saldo possesso fu piuttosto nel centro; invece alla periferia, sia verso terra sia verso il mare, il loro dominio fu in molti punti o solo nominale o anche del tutto nullo, a seconda dei tempi.

Come sappiamo l’ordine di conquista era stato dato a Mosè in Esodo XXXIV, 11-16, Numeri XXXIII, 51-54 e Deuteronomio XX, 16. Le regole di ingaggio erano di non risparmiare nessun autoctono al fine di preservare il popolo da un contatto che avrebbe potuto farlo deviare dalla missione affidatagli: costituire un regno avente una organizzazione sociale, un culto ed un popolo dedito a Dio di mezzo all’idolatria.

Israele, nella figura del suo capitano Giosuè, si conformò agli ordini ricevuti e agli usi di guerra allora vigenti, i quali vennero adottati durante la prima fase della penetrazione che durò sette anni di battaglie sul campo. Tra queste, la conquista di Gerico, col crollo miracoloso delle mura al suono delle trombe israelitiche, è per ovvie ragioni la più celebre (Gios. VI, 2).

S. Tommaso spiega che «il popolo ebraico (discendente da Sem) fu scelto da Dio perché da esso doveva nascere il Cristo. Perciò tutta la vita di questo popolo ebbe un valore profetico e figurale (…) e anche le guerre e le imprese di questo popolo possono essere spiegate in senso mistico; non così le guerre degli Assiri o dei Romani, sebbene siano umanamente più celebri» (Summa, I-II, q. 104, a. 2).

Come ricorda ottimamente anche il nostro Sales, la condanna di Dio contro i Chananei “trova la sua giustificazione nelle scelleratezze morali e religiose senza nome a cui quei popoli si erano abbandonati” (Deut. IX, 3 e ss.). “Deus non deserit nisi prius deseratur / Dio abbandona solo se prima viene abbandonato”. I popoli Chananei si lasciarono andare ai peggiori peccati, tra i quali il non raro sacrificio al dio Milk, o Moloch, di bambini appena nati (i Chananei solevano gettare i basamenti delle loro città sui resti di sacrifici umani; venivano chiamati “sacrifici di fondazione”). Dio aveva sopportato nonostante tutto queste genti per lungo tempo (Gen. XV, 16); quindi finalmente usò verso di esse la sua giustizia, lasciando però anche una via di misericordia aperta, qualora si fossero convertite. Ma non vollero approfittare di questo mezzo di salute (Gios. XI, 19 e ss.) e perciò vennero puniti.

Esiste dunque, secondo giustizia, un diritto di conquista degli Ebrei e di sterminio dei Chananei.

In aggiunta sappiamo come Chanaan e la sua posterità, nella persona del padre Cam calunniatore del re-sacerdote Noè (dunque il suo fu un atto sacrilego), erano stati maledetti da Dio: “Maledetto Chanaan, egli sarà il servo dei servi dei suoi fratelli” (Genesi, IX, 25). Si ha quindi una ulteriore conferma che lo sterminio per mano dei figli di Abramo, benedetti nel loro verecondo patriarca Sem, fu perfettamente legittimo e voluto dalla Provvidenza.

L’opinione, oggi parecchio diffusa anche tra buoni autori, secondo la quale le guerre dell’Antico Testamento sarebbero paragonabili a quelle dell’attuale Stato di Israele, che non c’entra affatto con l’Israele pre-cristiano ed è una costituzione politica anticristica, va quindi assolutamente rigettata. All’epoca della conquista gli Ebrei, nonostante i ripetuti e molti peccati, erano il popolo di Dio per elezione gratuita; l’attuale giudaismo con espressione sionista non lo è più. Dunque è bene non commettere l’errore di voler sovrapporre lo sterminio dei popoli Chananei all’attuale genocidio del popolo semita-palestinese, errore tipico di un certo complottismo antisionista che esagera per eccesso coll’accomunare la vecchia Israele all’attuale tra le quali passa invece un abisso incolmabile.

Notiamo poi il paradosso dall’ebreo, figura misteriosa, profetica e apocalittica; all’epoca in cui Jahvè — era ancora il tempo dell’antico Testamento imperfetto ed isolazionista — comandava di sradicare l’idolatria e le genti ad essa connesse, Israele, disubbidendo, vi si frammischiava alquanto dopo un primo periodo di fervore; nell’attuale tempo della grazia invece, mentre il comando è all’opposto — l’universalità della salvezza — l’ebreo fa quello che avrebbe dovuto fare nel 1200 a. C.: stermina come Sansone gli abitanti di Gaza, che però non sono più i Filistei ma popoli non colpevoli (benché professanti una falsa religione, l’Islam) e per di più semiti attraverso la linea che da Sem, Arphaxad, Sela giunge sino ad Heber (padre degli ebrei) e arriva a Joktan e ai suoi discendenti che sono i padri delle tribù arabe orientali (Gen., IX, 24) da cui discendono gli odierni palestinesi.

Dunque l’ebreo in generale è sempre asincrono rispetto ai disegni di Dio. Questa è la ragione per la quale, giustamente, viene appellato con il titolo di popolo dalla dura cervice.

Noi cattolici, invece, bene orientati dai commenti del p. Sales, dobbiamo leggere ed approfondire la storia della Antica Alleanza perché è teologicamente remunerativa, variamente interessante e costellata di aneddoti e di personaggi dai quali è facile trarre esempi di fortezza, di prudenza, di fede (figure bellissime come Giosuè, Jephte, Gedeone, Sansone, Ruth, Samuele, Saul, Davide, Salomone) — distinguendo l’Israele primigenio mosaico, buono e preparatorio, da quello attuale, che è la sinagoga anticristiana.

Premesso questo fatto, visto che oggi la confusione in merito è grandissima, vediamo rapidamente il contenuto del vol. II° dell’Antico Testamento targato Martini-Sales.

Giosuè, Giudici, Ruth, I e II dei Re


Col Libro di Giosuè (pagg. 23-97) il Giordano è attraversato, il Chanaan è conquistato e, teoricamente più che realmente, ripartito fra le tribù conquistatrici secondo gli ordini di Dio e la trasmissione di Mosè.

Se la conquista fu in generale consolidata, si ebbe però anche la reazione materiale e morale dei Chananei con tutti i pericoli che essa comportò dinanzi all’influsso deleterio del culto idolatrico e licenzioso di Chanaan, che minacciava l’esistenza medesima del monoteismo rivelato.

Morto Giosuè era prevedibile che Israele cadesse spesso nell’idolatria dopo un primo periodo di fervore; il Signore allora lo punisce come aveva promesso per mezzo dei popoli indigeni (Hethei, Amorrhei, Pherezei, Hevei, Jebusei, Gergesei, Filistei visti sopra), ma manda anche un liberatore ogni qual volta il popolo si pente del suo peccato.

Nel momento del maggiore pericolo compare sempre un Giudice (ebr. sofet), il quale messosi alla testa di un esercito scuote il giogo straniero apportatore di corruzione e dispersione. La missione del Giudice era d’ordinario militare, temporanea, prima della istituzione della monarchia; veniva mandato a rappresentare l’autorità di Dio e a liberare il popolo dall’oppressione nemica; finita questa egli ritornava alla sua vita privata.

Nel Libro dei Giudici così (pagg. 107-199) si hanno esempi tanto famosi quanto edificanti, come la figura di Gedeone e il miracolo del vello di lana che prefigura l’incarnazione di Cristo; di Jephte, immagine di Gesù perseguitato dai suoi amici (nella persona di Ephraim), come il corpo della nazione ebrea perseguiterà la Chiesa; poi la figura emblematica di Sansone, che muore sterminando i Filistei, prefigurando che Gesù con la sua morte sarebbe stata la rovina della Sinagoga incredula e infedele.

Se gli Ebrei sono entrati in Palestina nel 1397 a. C., e Giosuè e i Seniori erano morti nel 1360 dopo le prime conquiste, il periodo dei Giudici si estende dal 1360 al 1040 a. C., periodo che segnerà il momento della nascita del grande profeta-giudice Samuele e della futura unzione di Saul a primo re.

La idilliaca ma non meno storica parentesi rappresentata in questo punto del libro dalla vicenda della donna chananea Ruth ancora nei giorni in cui i Giudici giudicavano perché in quei giorni non vi era re in Israele», pagg. 203-215) serve a dimostrare che anche i pagani potevano essere ricolmati di favori da Dio se si convertivano e si rifugiavano sotto le ali della sua misericordia. Questa Moabita, che da straniera qual' era viene aggregata al popolo di Dio ed entra a far parte a tutti gli effetti della Elezione, e per le sue virtù morali merita addirittura di diventare una fra le antenate del Messia, è figura e bellissima profezia della vocazione dei pagani alla fede.

Israele però, in quel periodo (siamo circa intorno al 1000 a. C.), andava inevitabilmente avviandosi verso il potere monarchico ereditario. Va ammesso che la richiesta delle 12 tribù di un monarca temporale, in quelle circostante storiche, provenne sicuramente dal disgusto della Teocrazia e da diffidenza verso Dio, il quale fino allora aveva liberato il suo popolo dai nemici per mezzo di capi temporanei direttamente suscitati (i Giudici). Israele, però, iniziò a ricorrere ai mezzi umani, e al posto di attribuire i suoi mali alla sua infedeltà a Dio per la continua ricaduta nei peccati a causa dei confinanti popoli idolatri, li attribuiva al difetto della sua costituzione politica. Il vero e principale motivo della domanda di un re fu dunque che Israele era stanco di Dio e voleva fare da sé.

Dio nondimeno accondiscese. Anche in questo snodo storico di importanza fondamentale, Dio suscita un uomo straordinario affinché, perlomeno, la futura monarchia si conformasse alle leggi divine: il magnifico Samuele (al quale è dedicata la copertina del nostro volume), che fu figura straordinaria di giudice-profeta, untore di Saul e poi di Davide. Samuele è il primo di quegli uomini mandati da Dio per controbilanciare il potere regale e richiamare il popolo all’adempimento dei suoi doveri religiosi e morali.

Nella sua madre Anna, che ancor prima del concepimento giacché sterile consacra il suo figlio a Jahvè, abbiamo un altro grande esempio di fede, tipico di questi libri storici dell’A. T. Il carattere messianico del celebre Cantico di Anna (I Re, II, 1 ss.), che è ammirabile per la bellezza della forma e dei concetti, è ammesso da tutti i Padri. Maria SS. farà sue parecchie espressioni di questo cantico.

Samuele, che da fanciullo viveva nel tempio di Silo servendo Dio notte e giorno, come profeta presiede alla rinnovazione religiosa d’Israele, e come Giudice assume la direzione civile e politica del popolo e dunque rappresenta un perfetto anello di congiunzione tra la giudicatura e la futura monarchia.

I due Libri di Samuele (o I e II dei Re, pagg. 227-410) contengono la storia della conferma del trono eterno nella casa di David, e abbracciano il periodo di circa un secolo (nascita di Samuele / Regno di Saul / Regno di Davide). In essi si descrive la transizione dal regime patriarcale dei «Giudici» a quello monarchico; Samuele è l’ultimo giudice della serie giacché stabilisce la monarchia, dapprima in maniera transitoria con Saul, poi durevolmente con David.

I due Libri di Samuele narrano, così, la fondazione del regno nella famiglia davidica, che essendo di istituzione divina resterà in eterno, in quanto, dalla discendenza di David, uscirà il Messia (II Sam. 7), capo spirituale di tutta l’umanità (nonché anche temporale, fino alla fine dei tempi, con la sua Chiesa). Il Redentore difatti non apparterrà solo alla discendenza della donna (Gen. III, 15), alla stirpe di Sem (Gen. IX, 26), alla progenie di Abramo (Gen. XII, 3), alla tribù di Giuda (Gen. XLIX, 10) ma nascerà nella discendenza di David e sarà re come David (II Re, VII, 12-17).

Samuele unge dapprima Saul, dal quale, dopo un iniziale momento di fedeltà, Dio si volle ritirare a causa del cattivo comportamento del gigantesco e avvenente monarca, sottraendogli quei doni di prudenza e di fortezza di cui l’aveva arricchito. Malgrado le sue colpe e le sue disgrazie, pero, “Saul fu un gran re” osserva Sales, “che lavorò con coraggio e successo a unificare Israele e a renderlo indipendente, organizzando l’esercito, e fondando un’armata permanente”. I suoi delitti (guerra contro i Gabaoniti, persecuzioni contro David, uccisione dei sacerdoti di Nob) hanno oscurata la sua gloria. Egli fu infedele a Dio, e dimenticò ben presto che Dio era il vero sovrano d’Israele, e che il potere regio doveva essere soggetto al potere teocratico rappresentato dai profeti. In punizione Dio lo condannò, ed escluse dalla successione la sua posterità, ma usando misericordia fece diventare suo genero colui che doveva poi occupare il trono. David difatti ne sposerà la figlia.

Anche la storia del re Davide successore di Saul è costellata di vittorie sul peccato ma anche di miserabili cadute. Benché illuminato dallo Spirito di Dio — giungendo in visione a scorgere il Messia che è la gloria della sua casa, salutandolo e conformando a questa visione la sua esistenza —, l’uomo coraggiosissimo e portentoso che era stato forte davanti ai leoni, agli orsi e a Golia, e che aveva saputo vincere e dominare sé stesso in numerose occasioni, cade miseramente per uno sguardo impudico (di una donna della quale si invaghisce mandando a morte il marito per poterla possedere in piena libertà). Quello di Davide è un bell’esempio del fatto che nessuno deve fidarsi di sé stesso e della propria virtù, poiché “anche le colonne più solide possono essere abbattute dalla tempesta” commenta il Sales.

Poi però David si pente, e accetta con eroica umiltà le severe disposizioni dell’eterna giustizia. Anche qui abbiamo un grande ammaestramento: nessuno è impeccabile e quando cadiamo non dobbiamo fare come Giuda, ma umiliandoci di fronte a Dio, con penitenza, dobbiamo sopportare la sua giusta condanna che serve alla nostra salvezza. Abbiamo tempo di farlo finché abbiamo vita. Ma aspettare l’ultimo istante non è prudente; l’esempio di Davide ci serva di lezione.

La grande utilità di questo secondo libro dell’antico Testamento è davvero evidente: a ragion veduta la Chiesa lo inserisce nel canone dei libri Sacri, perché racconta la storia della salvezza attraverso fatti ed uomini dai quali possiamo imparare molto; uomini che non sono stati esenti da debolezze, tutt’altro, ma proprio per questo dalle loro cadute così come dalle loro gesta eroiche fatte per Dio possiamo trarre begli esempi, capendo che quando si è commesso qualche errore o preso qualche abbaglio, non ci si deve spazientire né ci si deve irritare, ma correggere con tranquillità, con compassione, senza stupirsi dei propri errori, giovandosi dell’acquistata esperienza per stare più vigilanti.

Col re Davide (da circa l’anno 1000 al 960 a. C.), con le sue glorie umane e le sue elevazioni soprannaturali, si chiude il II° libro dei Re; la storia proseguirà con il figlio, Salomone, nel III° volume (che pubblicheremo nel periodo autunno-inverno 2020).

Nel frattempo ringraziamo tutti i lettori che dal 2014, pubblicazione del Vangelo di San Matteo, hanno portato pazienza e nutrito fiducia nei confronti della nostra piccola ma resiliente editoria.

Edizioni EFFEDIEFFE



(Volume II Ant. Test., 418 pp., formato grande con bandelle)

 
21,00 euro
23,00 euro
(sconto riservato ai lettori EFFEDIEFFE fino al 14 giugno)



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Commenti  

 
# cgdv 2020-06-01 09:56
Complimenti a Lorenzo per l'articolo di presentazione ma soprattutto per il difficile ma profiquo lavoro svolto nel preparare ed editare questo nuovo volume Effedieffe, dedicato ai Libri storici dell'Antico Testamento nella versione tradizionale di mons. A.Martini annotata da padre M.Sales.
Giuliano
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