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La Teologia Morale
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Gli anni Quaranta e Cinquanta del ’900 furono gli anni d’oro della editoria cattolica. Il merito è da ascriversi a quel benemerito di Pio XII, che attraverso una serie intensissima di allocuzioni, esortazioni ed instancabili radiomessaggi prese in esame e illustrò con ricchezza e profondità di dottrina tutti i più ardui problemi sociali e morali che si agitavano in quegli anni drammatici per la storia mondiale, favorendo ed ispirando la ottima realizzazione di opere teologiche al passo con i tempi (come la Chiesa è sempre stata, spesso anticipandoli) — tempi che stavano iniziando a dare i segni di una forte accelerata verso la modernizzazione e, soprattutto, verso la secolarizzazione della vita, con la sua contaminazione in molti settori cattolici (Cfr. J. Meinvielle, Dalla càbala la progressismo, pag. 396 ss.).

La sfida era di enorme importanza, anche culturale. Ma vi erano uomini caparbi ed illustri, spiriti magni nel senso aristotelico e della schola, cioè dotati di grande levatura morale, capaci di affrontarla con determinazione.

La editrice Studium, incaricata del compito tipografico, nel 1943 iniziò col dare alle stampe il Dizionario di Teologia Dommatica curato dai Mons. Parente, Piolanti e Garofalo, che fin dal suo primo apparire incontrò il più largo favore del pubblico (EFFEDIEFFE lo ha ristampato nel 2018); nel 1955 fece seguire il naturale completamento attraverso la pubblicazione di un secondo dizionario di Teologia Morale, che venne alla luce sotto la guida del cardinal F. Roberti (Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica) e di Mons. P. Palazzini (Professore di Teologia Morale alla Pontificia Università Lateranense).

Questi due Dizionari si proponevano un compito molto importante (al fine di favorire una più ampia diffusione degli studi cattolici e così contrastare il nemico, manifestatosi sotto forma di allettante modernizzazione degli stili di vita): avvicinare lo studioso laico alla dottrina attraverso un linguaggio che poteva rendere intelligibile l’alto e trascendente contenuto della teologia, garantendo però trattazioni condotte con rigore scientifico, pur nella chiarezza dell’enunciato, con essenziali indicazioni bibliografiche.

Secondo le intenzioni di Pio XII, queste opere avrebbero dovuto rappresentare un punto fermo per il cattolico studioso e una guida sicura ed immota sul terreno storico, filosofico e dommatico.

La EFFEDIEFFE, desiderosa di riproporre ai lettori queste opere di grande importanza, dopo la ristampa del Dizionario di Dommatica del card. Parente (2018), a seguito di un lungo lavoro è oggi in grado di riproporre al pubblico anche il Dizionario di Morale, che completa ed estende quello di Dommatica, seguendo l’itinerario che fu anche della Studium.

Nella preparazione sistematica del Dizionario di Morale – scrive il curatore, card. Roberti –, come nella impostazione delle singole voci, ci siamo devotamente ispirati alle venerate istruzioni ricevute dal Sommo Pontefice”.

Aspetto fondamentale di questo Dizionario è che poté vantare la collaborazione di firme importantissime. Tra gli altri, alla realizzazione dell’edizione del 1955, parteciparono il Card. Pericle Felici, Mons. Ugo Lattanzi, Mons. Antonio Piolanti, Mons. Francesco Spadafora, Padre Cornelio Fabro, Prof. Nicola Turchi, Prof. Eugenio Zolli (ex-capo rabbino di Roma convertito da Papa Pacelli), ecc.

L’edizione del 1955 (che era di 1500 pagine) conobbe 3 successive ristampe (1957, 1961 e 1968). Quella del ’68, però, che uscì in 2 volumi (circa 1800 pagine in tutto), venne “aggiornata” alla luce del Concilio Vaticano II. Per questo motivo la EFFEDIEFFE ha scelto di recuperare l’edizione del 1955, risalente a Papa Pio XII principale ispiratore dell’opera.

Il Dizionario di Morale, come indispensabile complemento a quello di Dommatica, consente ai cattolici di una certa cultura di riassestarsi alla luce di princìpi teorici e pratici di vero cattolicesimo vissuto quotidianamente nell’ambito del lavoro, della famiglia e del tempo libero; alla scelta della vocazione, dell’educazione della prole, ed all’impegno sociale e culturale — “campi di azione” ai quali questo dizionario dedica numerose voci.

Quivi i cattolici troveranno, sia sul piano teorico che su quello pratico, quanto è loro necessario per orientare cristianamente la loro vita e dirigere moralmente la loro condotta (card. Roberti, Introduzione).

Ma cos
è la Morale?

La Morale è la scienza della vita e nasce dalla accettazione e dalla risposta dell’uomo all’amore di un Dio provvidente.

La Creazione, non avendo in sé la ragione sufficiente della sua esistenza (IIa e IIIa ‘via tomista’ per dimostrare l’esistenza di Dio) ha bisogno di essere regolata da un Creatore, che di conseguenza sarà anche legislatore provvidente verso le creature; inoltre, se Dio ha creato l’uomo, l’ha fatto certamente per uno scopo (il primo è conoscerLo per amarLo). Da qui lo studio della vita eterna, speranza suprema del cristiano, alla quale si giunge attraverso il buon impiego della vita quotidiana.

Dio, uomo, mondo. Ivi nasce il presupposto della Teologia Morale, che mira alla ricerca della ragione ultima della realtà.

Per la estensione del suo oggetto “materiale” dopo quello “divino” da cui discende, la Morale è legata ad ogni azione dell’uomo; non regola solamente certe forme di attività, ma tutte. Essa dirige tutti i nostri atti, sia interni (pensieri) che esterni; penetra la vita privata e pubblica; interviene nelle forme di attività più diverse, come l’economia, la politica, l’igiene, il sollievo. La Morale è perciò la regola fondamentale dello sviluppo armonioso dell’essere umano (anche e certamente dal punto di vista fisico, della sua complessione organica), e la disciplina di ogni sua efficienza.

La Morale riguarda dunque tutto l’uomo: l’uomo quale persona; la persona quale individuo che riceve la sua individualità da una forma sostanziale; e la forma sostanziale che viene chiamata anima.

Noi credenti oggi sappiamo che è obbligatorio dichiarare l’esistenza, la spiritualità e l’immortalità dell’anima dotata di intelligenza e di volontà con le relative operazioni, che sono le più nobili dell’uomo e ne manifestano il grado specifico.

Ma l’anima umana, ad esempio per i buoni filosofi Stoici, era materiale e parte dell’“Anima del mondo” — materia universale di cui l’uomo non sarebbe stato che un atomo; l’uomo è capace di vita virtuosa, capace di usufruire dell’hegemonikon (organo direttivo), capace, quindi, di avere una ragione salda ed immota, ma restava pur sempre atomo destinato ad essere riassorbito dal Tutto, in un ciclo eternamente risorgente.

Fu Aristotele che alla ψυχή (termine greco che maggiormente si avvicina al nostro “anima”) meglio diede una definizione come ‘forma del corpo’ (μορϕή σώματος), un principio cioè che implica la corporeità stessa da cui la ψυχή promana e che nello stesso tempo la trascende come elemento unificante e significante.

La Ψυχή è quindi a) forma di un corpo vivente, b) principio che ne sottende tutta l’attività e, in quanto ‘atto primario’, c) inscindibile dal corpo. Con S. Tommaso parliamo di anima come sostanza spirituale che insieme col corpo costituisce tutto l’uomo.

Se Aristotele definisce l’anima «prima perfezione di un corpo naturale organico» (De Anima, II, 1), oppure «il principio per cui primieramente viviamo, sentiamo, ci muoviamo e pensiamo» (ibid., II, 2), S. Tommaso (S. Theol., I, q, 76) dimostra, proprio in base ai princìpi aristotelici, che l’anima razionale è l’unica forma sostanziale del corpo.

L’uomo è dunque un tutt’uno; dividerlo, negandogli un’anima immortale, non potrà che compromettere irrimediabilmente anche la sua armonia fisica e soprattutto quella psicologica.

Sopra questo principio fondamentale (anima e corpo) sono gettate le basi della Morale, perché i rapporti tra anima e corpo, e il modo di concepirli, hanno un’influenza fondamentale su tutta la vita dell’uomo.

Se “viviamo, sentiamo, ci muoviamo e pensiamo” attraverso il principio che ci anima, da qui scaturisce che l’uomo è anche responsabile delle sue azioni (sia sul piano etico che soprannaturale). Per la sua natura spirituale è capace di conoscersi, di amarsi e soprattutto di determinarsi verso un fine potendo scegliere i mezzi per raggiungerlo, sentendo la responsabilità del bene e del male che consegue a questa scelta.

Attorno a tale punto – dopo quello dell’anima – la Morale ruota come sopra un secondo cardine.

San Tommaso (S. Th., I-II, 18, 9) insegna che non esistono atti individuali indifferenti: la ragione ha il compito di ordinare; quindi, se un atto dipendente dalla sua deliberazione non è ordinato al debito fine, perciò stesso ripugna alla ragione ed è cattivo. Se invece l’atto è ordinato al debito fine concorda con l’ordine della ragione, e quindi è buono. Ma è inevitabile che esso sia o non sia ordinato al debito fine. Perciò è necessario che ogni atto umano, dipendente dalla deliberazione della ragione, nella sua individualità sia buono o cattivo.

Le passioni (se sono moti disordinati dell’appetito sensitivo) possono oscurare il giudizio della ragione da cui dipende la bontà morale dell’atto, e così diminuirne la portata; non solo la bontà ma anche, e in certi gradi, la responsabilità. La passione che tende al male, se precede il giudizio della ragione diminuisce il peccato (come nei delitti passionali o nei dementi che non possono far buon uso della ragione); ma se è conseguente lo accresce, e ne indica l’accrescimento (come nei delitti premeditati, a cui alla ragione consegue la passione che scaturisce dal voler compiere l’atto).

La lesione più insignificante del cervello può rendere impossibile qualsiasi attività dello spirito e così diminuire la responsabilità; d’altra parte, il più tenue e delicato stato affettivo si traduce necessariamente in modificazioni caratteristiche di polso, di respiro, di spostamento della massa sanguigna e così via. Tutti questi fenomeni fanno parte dell’indefinita varietà di modi di cui dispone l’organismo per esprimere e tradurre sotto forma sensibile le emozioni e i sentimenti dell’animo.

Cosa significa? Che il muoversi non soltanto con la volontà, ma anche con l’appetito sensitivo contribuisce (= favorisce) alla perfezione del bene morale.

Gli Stoici sostenevano erroneamente che tutte le passioni fossero cattive; così ne deducevano che qualsiasi passione diminuisse la bontà dell’atto. Gli Epicurei, i peggiori tra i filosofi dell’antichità, sostenevano all’opposto che tutti i piaceri fossero buoni di per sé. L’Angelico li corregge entrambi dicendo che “il bene umano consiste radicalmente nella ragione (…) [però] essendo l’appetito sensitivo capace di essere sottoposto alla ragione, il fatto che le passioni possano essere regolate dalla ragione (e così essere finalizzate al bene), [ciò] contribuisce, aumenta la perfezione del bene morale od umano”; questo perché “il bene sarà tanto più perfetto quanto si estende a un numero maggiore di cose riguardanti l’uomo”, numero che comprende anche le passioni ordinate (S. Th. I-II, 24, 3).

L’uomo è dunque questo: un indissolubile tutt’uno. Anima, Corpo, Atti (scelte e passioni che ne conseguono). Non si può scindere uno di questi aspetti portanti, dall’altro, senza distruggere tutto l’uomo.

Ma è bene riconoscere un aspetto fondamentale di questo tema: solo la dottrina morale cristiana conosce veramente l’uomo e, conoscendolo, ha le potenzialità per indicargli la via affinché colga e porti a compimento il suo destino. La voce Corpo e anima del Dizionario di Morale (che qui non riportiamo per ragioni di spazio) è determinante a tale riguardo.

Riassumendo: La dottrina cristiana, l’unica equilibrata, sa che l’anima non è puro spirito, ma è destinata a vivere nel corpo, il quale non è né il suo carcere né lo specchio sempre fedele delle migliori tendenze spirituali. Il corpo è organo, è strumento (nella presente vita) necessario all’anima, e quindi non va né mutilato né distrutto; le è inferiore, e va dominato; può rendersi pericoloso, offrendo esca alle più basse tendenze umane, onde va mortificato; è destinato, con l’anima, alla gloria eterna, e va rispettato.

La morale cristiana ha quindi un’ascetica positiva nei riguardi del corpo: mira a disciplinarlo, non ad eliminarlo; non ammette mutilazioni, ma inculca la mortificazione; tende a farne uno strumento docile al comando delle migliori tendenze spirituali; si propone di elevarlo e di spiritualizzarlo, per prepararlo alla superiore spiritualizzazione dei corpi risuscitati. Il principio cristiano è che, come la natura non è distrutta ma nobilitata dalla grazia, così il corpo non va annientato in favore dell’anima, ma deve trovare in essa una più alta dignità.

Ne consta un risultato della più alta importanza pratica: il problema della decadenza umana non avrà mai una spiegazione adeguata se ci si fermerà semplicemente a considerazioni empiriche o sociologiche, senza rifarsi alla dottrina filosofica (libero arbitrio) e alle verità rivelate (peccato originale, elevazione all’ordine soprannaturale, vita eterna).

La Politica (economica, sociale) lo sappia: tutte le provvidenze che la società è in grado di mettere in campo (che possono ridursi schematicamente al trinomio: salute - pane - lavoro, il quale sembra oramai essere diventato anche l’unica vocazione della Chiesa Cattolica) non raggiungeranno mai l’effetto desiderato se non saranno integrate da una efficace educazione o rieducazione etico-religiosa.

Dante direbbe: la “grazia largita” completa e dà un senso trascendente alla “mortal vita”.

* * *

Questa premessa si è resa necessaria affine di dare una descrizione di cosa sia la Teologia Morale, affinché possa lavorare senza ostacoli, considerando l’uomo quale è nella sua realtà storica: sostanza spirituale che insieme col corpo costituisce una creatura elevata, caduta e redenta. In questo modo è possibile tracciare la vita dell’uomo sotto una luce più potente della luce naturale (sola etica), ovvero sotto la luce soprannaturale della Rivelazione, da cui la Fede attinge le sue conoscenze.

Haec est vita aeterna: ut cognoscant te solum Deum verum et quem misisti Jesum Christum.

Scopo del Dizionario Roberti-Palazzini è allora questo: di dare al lettore contemporaneo un quadro completo della vita pratica, che valga ad illuminare (chi consulta) circa il modo di comportarsi rettamente (etica + soprannatura) nelle varie circostanze dell’esistenza: dunque non solo davanti alla propria coscienza e a Dio, ma anche di fronte alla società civile e alla Chiesa nella sua organizzazione gerarchica.

Il Dizionario Roberti-Palazzini non si limita però a descrivere ciò che si deve evitare (il peccato, anche quello veniale, la tiepidezza, l’imperfezione), oppure non si ferma soltanto ad illustrare certi difetti di carattere (come l’incostanza, la timidità, ecc.), ma intende guidare il cristiano nell’esercizio di tutte le virtù.

L’azione di questo libro, voluto da Pio XII, è propriamente la più Classica e Cattolica: quella del trattenimento (ὁ κατέχων), dell’essere un segno di riunificazione, del contribuire a far conoscere la legge di Dio nella società e per la società, perché sia meglio osservata.

Tornare a conoscere i princìpi del retto agire secondo la Legge divina e naturale, per favorire il bene comune, a vantaggio della società.

Ciò che questo Dizionario contiene

In forma semplice ma aggiornata [questo dizionario] può essere guida pratica ed efficace ai cattolici colti dei nostri tempi” (card. Roberti, Introduzione)

Scendendo al concreto, tutto quello che riguarda il sovvenire ai bisogni dell’uomo contemporaneo è presente in questa opera — che può essere scelta dal lettore come una guida efficace a tutta la scienza della sua vita cristiana.

Se i Giudei avevano la Mishna o «ripetizione» della Legge (che insieme al suo commento, la Ghemara, forma il cosiddetto Talmud), da loro considerata come sostegno e guida del fedele Israelita e come principio animatore di tutta la vita; i Pagani poterono vantare un loro Vangelo, quei dodici libri di meditazioni in forma di aforisma che l’imperatore-filosofo Marco Aurelio scrisse durante le campagne militari oltre il Reno (le cui direttive morali rimangono tuttora immensamente superiori a qualsiasi filosofia moderna); noi Cattolici abbiamo la Teologia Morale, che è il frutto di 1500 anni di Cristianesimo e la sua applicazione alla vita pratica è di tanto superiore alla ottima morale stoica – nell’arte di vivere, nella ricerca della sapienza e nella pratica delle virtù – quanto Cristo è superiore a “Cesare”.

Questo Dizionario Roberti-Palazzini, poi, della Morale rappresenta come la massima incarnazione; esso andò a sostituire la celebre «Synopsis rerum moralium et iuris pontifica alphabetico ordine digesta» del P. Benedetto Oietti S. I. (1862-1932), scritta solo in latino e desiderosa di aggiornamento.

Diciamo, senza tema di voler esagerare, che questo Dizionario è collocabile tra i documenti più importanti del Cristianesimo.

L’opera contiene tutto — tutta la vita dell’uomo nei suoi più sfaccettati aspetti: vita spirituale, personale, familiare, sociale, economica, politica; educazione e orientamento professionale, vocazione, industria, agricoltura, commercio, affari, contratti, professioni, arti e mestieri.

I tre PILASTRI sui quali si basa questo Dizionario sono:

a) La persona umana, la sua dignità, il suo sviluppo e perfezionamento, la sua inviolabilità sono i princìpi ripetutamente affermati dal Dizionario. L’uomo – ricordava spesso Papa Pio XII – è una unità psichica, sociale e trascendente; bisogna difenderlo dalla spersonalizzazione e dal concetto tecnico della vita.

b) Il matrimonio e la famiglia; la validità del vincolo e la sua indissolubilità; la difesa della famiglia e specialmente delle famiglie numerose; la maternità e la sacra verginità nel loro reciproco rapporto in seno alla società; la fecondazione artificiale, la selezione umana, la sterilizzazione, il rispetto delle leggi riguardanti la castità e il rapporto tra coniugi (diritti e doveri), i processi matrimoniali, etc., sono altrettanti argomenti ripetutamente illustrati.

c) L’educazione, trattata in tutti i suoi aspetti: i criteri per la retta educazione della gioventù, l’educazione del carattere, dell’intelligenza e del cuore, la cura particolare dovuta ai fanciulli (numerose sono le voci riguardanti le “deviazioni” del carattere, fino a giungere ad una folta casistica di gravi conseguenze per la sfera sessuale, da questo Dizionario ancora chiamate con il nome corretto di perversioni); l’istruzione professionale degli adulti; i rapporti tra l’educazione fisica e morale; i mezzi ricreativi, fino alla televisione. I genitori, gli insegnanti di ogni grado, anche universitario, tutti vengono illuminati ed esortati a compiere la loro importante missione.

La Famiglia soprattutto, con la difesa della vita, la sacralità del matrimonio, con l’educazione della prole (che Pio XI non voleva fosse “trascurata o guastata da troppo effeminate cure”, Enciclica Miserentissimus Redemptor), si ritaglia uno spazio gigante nel presente Dizionario.

Ma anche gli aspetti professionali — diritti e doveri dell’uomo in ogni aspetto dell’ambito lavorativo — seguono con decine e decine di voci. E il motivo è presto dichiarato: si pensi alla grave responsabilità di chi si sia avventurato in una via che non era per lui; che, impreparato, sia riuscito ad ottenere per vie oblique un posto che non gli spettava; che eserciti il suo ufficio negligentemente o senza scienza o coscienza, e si vedrà il danno immenso che egli reca, pubblico e privato. Egli contrae dinanzi alla società un debito tale che forse non riuscirà più a soddisfare, e davanti a Dio una responsabilità che potrà compromettere la sua sorte eterna. Somiglia alla storia dell’Italia post-bellica e più in generale del mondo moderno. La Teologia morale serve a far riflettere su questo: ad esempio a scegliere la professione con prudenza, preghiera e consiglio, curando di porsi nel posto al quale Dio con doti naturali e circostanze esterne ci ha destinato, prepararsi ad essa con senso di responsabilità, in modo da far fruttare al massimo i talenti che il Signore ci ha dato, esercitarla con adeguata competenza e diligenza proporzionata alla gravità dell’ufficio. Sono questi problemi squisitamente morali. Per questo tutti gli uffici che gli uomini esercitano sono ugualmente nobili davanti a Dio, se si adempiono fedelmente. Questa collocazione è importante non solamente per il tessuto sociale, ma primariamente per noi.

Tutti gli uomini, facenti parte di ogni categoria tra le principali professioni (dal medico al sacerdote, dall’avvocato al sarto, dall’ostetrica al maestro, solo per menzionarne alcune tra le tantissime presenti) sono chiamati a rispondere della loro scelta, dei loro studi, dei loro talenti ed azioni conseguenti.

Ma questo Dizionario rappresenta anche, seppur in piccolo, una sorta di bel manuale di medicina, di tecnica, di giurisprudenza, di teologia, tutto assieme.

Politica e Storia sono benissimo presenti, con alcune voci caratteristiche dell’epoca post-bellica, mentre altre sono maggiormente a carattere universale.

Ogni aspetto della cultura poi, e del sapere vi è trattato, ma tutto e sempre alla luce dei princìpi della Teologia Dogmatica e della Filosofia Perenne, ovvero della teologia tomistica (Summa Teologica, II parte), e quindi alla luce del Magistero della Chiesa e specialmente di quello – più completo e sociale – che va da Leone XIII sino a Pio XII, ovvero il periodo d’oro della Chiesa, quel periodo che la Madonna a La Salette definì: “La riconciliazione di Dio con gli uomini”.

L’economia, anche, è il settore in cui ancora oggi si agitano le dispute morali più vive. “Non fa meraviglia” spiega il card. Roberti “se si pensa che la scienza economica moderna è nata al margine della Chiesa ed è perciò la più riottosa ad accettarne la dottrina”.

La giusta nozione del bene comune, la proprietà e i suoi limiti, la funzione del capitale, il salario nelle sue varie forme, la ripartizione degli utili nelle imprese, la determinazione del superfluo, i casi di estrema necessità, il lavoro della donna, la domanda e l’offerta, i monopoli, i diritti e gli obblighi degli amministratori, degli azionari e dei possessori di obbligazioni, i consigli di gestione, i prezzi ecc., presentano indubbiamente questioni morali assai gravi, delicate e difficili, che questo Dizionario affronta diffusamente.

Numerose sono le voci che si riferiscono a tale settore: autarchia, azienda, banca, bene comune, bilanci, boicottaggio, borsa, cambi, capitale, capitalismo, coalizione, collettivismo, comunismo, contrabbando, corporativismo, credito, crisi economica, concentrazione della ricchezza, congiuntura economica, cooperativa, deficit, domanda e offerta, finanza, finanziamento e partecipazione, industrialismo, inflazione, interesse, latifondo, lavoro, liberismo, libero scambio, materie prime, obbligazioni e azioni, onorario, pesi e misure, prezzo giusto, prezzo politico, produzione, questione agraria, reddito, salario, salario familiare, scambio, sciopero, sconto, serrata, socializzazione, società anonima, speculazione, stabilità e stabilizzazione, superfluo, titoli di credito, utilitarismo economico, ecc.

E ancora: tutte le principali confessioni religiose oggi professate sono presenti in questo Dizionario, con una breve critica di esse, perché dal confronto risulti evidente la indiscussa superiorità del Cristianesimo, e si rilevino le deviazioni, le deficienze e le lacune che presentano le altre confessioni cristiane — il tutto sempre sulla scorta degli insegnamenti di Pio XII: “La fede cattolica rivela una tale conoscenza della divina verità e un tale potere di salvare, santificare e unire l’uomo a Dio, che la rende infinitamente superiore a qualsiasi altra religione” («Osservatore Romano» 1 gennaio 1953, Messaggio alle Indie in occasione delle feste centenarie in onore di S. Tommaso Ap. e di S. Francesco Saverio).

In campo morale, poi, il bene e il male si desumono dall’accordo o dal disaccordo con la ragione; ci sono piaceri buoni (nessuno può vivere senza certi piaceri sensibili e corporali) quando l’appetito superiore o inferiore si acquieta in ciò che è conforme alla ragione; mentre quando i piaceri contrastano con la ragione, e conseguentemente con la legge di Dio, sono sempre cattivi — lo abbiamo visto sopra con S. Tommaso.

Il Dizionario, a ciò, dedica alcune voci di grande respiro, riguardanti il riposo, lo svago e le attività legate al corpo, etc.

Come dicevamo precedentemente, ed ora il lettore può intuirlo da sé: quivi è contenuta tutta la scienza della vita cristiana.

Ma noi cosa dobbiamo fare?

Per gli Stoici una sola cosa meritava la stima e l’attenzione: l’agire e il non agire secondo la propria attitudine; che quanto fu preparato (dalla disciplina, dall’educazione) sia conveniente allo scopo per cui fu preparato — e a ciò, nell’antichità classica, dovevano condurre gli Studi e le Arti.

Per noi Cattolici il tiro si è alzato ulteriormente: il fine per il quale siamo stati preparati è un fine soprannaturale. La morte ch’Ei sostenne perch’io viva (Par. XXVI).

Se Dio ha creato l’uomo, l’ha fatto per uno scopo e il primo è conoscerLo per amarLo (questa è l’eccellenza della carità).

Ma in questo fine sovrano (amare Dio per sé stesso) vi è anche un fine secondario: finché vive l’uomo può far conoscere e far amare Dio agli altri uomini, e cantarne in pubblico le lodi non solo con la mente ma anche con lingua (p. Marco Sales, Il Libro dei Salmi, pag. 124, EFFEDIEFFE 2019).

Poiché come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta. (Ep. di San Giacomo, II, 24). Anche l’Angelico ci dice che è cosa migliore che luomo, oltre a volere il bene, lo compia esternamente (S. th. I-II, 24, 3). Un’erudizione puramente intellettuale, che non esercita alcuna influenza pratica sulla vita, è da scettici, è da inutili al bene della società.

Facendo l’utile e il bene di ognuno (anzitutto per la nostra salvezza in vista di quella degli altri) coglieremo il nostro fine di uomini redenti, di uomini morali. Perché il bene di ognuno è il bene della società intera (di cui facciamo parte). Se uno dà scandalo fa un danno a sé stesso, al prossimo ed alla società intera di cui fa parte.

La nostra vita di cattolici deve trasformarsi in qualcosa che assomiglia ad una chiamata, partecipare all’opera di “trattenimento” che il κατέχον continua a garantire. Senza sapere a chi o a cosa alludesse san Paolo, di fatto, attraverso la nostra vita, attraverso le nostre scelte libere, il nostro carattere di battezzati esige questa partecipazione.

Ognuno nel suo ambiente, ognuno nel suo lavoro, ognuno come può: è il messaggio di un Lettore (di un lettore affezionato che ringrazio) in ricordo di un amico che ha smesso di operare per il bene comune sei anni fa. Lo riporto non per iattanza, ma perché è la sintesi più esatta di cosa sia la Morale. Ognuno nel suo ambiente, ognuno nel suo lavoro, ognuno come può.

Proseguendo in quel solco che abbiamo trovato già tracciato, nella speranza si colmi sempre di più il vuoto di libri creatosi nel post-concilio, abbiamo fiducia che anche questo Dizionario di Morale, questa guida efficace a tutta la scienza della vita cristiana, possa permettervi di resistere, fino a quando piacerà a Dio di “tentarci” mettendoci alla prova in questo mondo.

Ora che ne abbiamo tempo e modo – prima che impazzi la battaglia finale – ampliamo il più possibile il nostro arsenale. Un giorno questi libri potranno rappresentare il principio di una valanga benefica nello stesso modo in cui la corruttela dei costumi ha causato l’insoddisfazione individuale, lo sfaldamento delle famiglie, il malessere della società. Deus vult.

Lotta per restare quale la filosofia volle farti” (Marco Aurelio).

Noi lotteremo per restare come il Salvatore ci ha fatti: piccoli Davide, muniti di piccole fionde.

* * *
Nota a margine:

La nostra edizione conta 500 pagine in più rispetto all’originale del ’55 avendo noi ingrandito il carattere del testo affinché le voci fossero più facilmente leggibili. Abbiamo anche divisa l’opera in due volumi da 1000 pagine ciascuna, per permettere una più agevole consultazione. Dunque il testo rimane identico all’originale del ’55, ma con una migliore leggibilità.

Ho realizzata l’opera al meglio delle nostre possibilità; qualsiasi altra resa tipografica avrebbe comportato aumenti di costo, a noi e al lettore soprattutto. Ho fatto del mio meglio, lottando e dedicandovi 12 mesi di attenzione ininterrotta. L’impegno è stato quasi scoraggiante.

Domando ai lettori di continuare a starci vicino. Questi libri di cultura cattolica non hanno solamente il nome o lo slogan tradizionalista; lo sono veramente. E li stiamo realizzando per voi e per i vostri figli, affinché attraverso di voi, un giorno, anche loro arrivino a conoscere quel bene che il mondo di oggi vorrebbe per sempre cancellargli dalla memoria.

Lorenzo de Vita


 
(Dizionario di Teologia Morale, 2050 pagine, 2 voll.)
 
53,00 euro
58,00 euro
(sconto riservato ai lettori EFFEDIEFFE fino al 4 agosto)


 

  EFFEDIEFFE.com  


 
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Commenti  

 
# cgdv 2019-07-24 12:35
Un presentazione pienamente adeguata all'importanza e alla bellezza di questa nuova impresa editoriale.
Giuliano
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