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Una campana in cima ad una torre
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Presentiamo oggi un primo libro di Léon de Poncins, inedito in Italia, dal titolo: Giudaismo e Vaticano — Un tentativo di sovversione spirituale.

Dopo aver ristampato i quattro capolavori di capitale importanza sulla congiura giudaico/massonica che complotta contro la Chiesa e Gesù Cristo (Il problema dell’ora presente, Dalla Cabala al Progressismo, Complotto contro la Chiesa e Frammassoneria, sinagoga di Satana), EFFEDIEFFE completa il quadro dello studio delle “basi dottrinali di ciò che sta a monte dell’attuale macchinazione dei Poteri Forti” (d. C. Nitoglia, Giudaismo e Vaticano, Invito alla lettura) annettendo al suo catalogo le principali opere del visconte de Poncins, il quale aveva continuato nel ’900 gli studi del celebre Abbé Barruel (1741-1820), di J. Crétineau-Joly (1803-1875) e di Mons. Delassus (1836-1921), trasmettendo una conoscenza degli aspetti meno noti della multiforme operazione che mira ad abbattere la Chiesa e a sovvertire l’ordine naturale e cristiano.

Cosa rappresenta Léon de Poncins?

Il lavoro di de Poncins garantisce un inestimabile contributo alla resistenza contro l’“ordine nuovo”, che il complotto sovversivo vuole imporre al mondo.

Egli fa parte di quella benemerita scuola di scrittori, intellettuali, teologi e Papi che a partire dalla Rivoluzione Francese aveva divulgato incontestabili documenti che denunciavano il ponderato attacco di una “setta segreta” scagliato attivamente in tutta Europa a partire dal 1820 contro la società cristiana e le sue Istituzioni, in qualche modo ancora riconducibili, seppur sempre meno a causa dell’Umanesimo, della rivolta in Germania di Lutero e dei «Diritti dell’uomo», al Sacro Romano Impero [spazzato via prima progressivamente dall’89 parigino, dai moti del 1848 in tutta Europa (Parigi, Vienna, Berlino, Milano, Roma), dal 1870-71 con la Terza Repubblica francese (fino a Vichy) e con la Presa di Roma (20 settembre 1870), infine definitivamente con la prima guerra mondiale e Versailles (1914-1919)], giungendo i framassoni a sperare – dopo il fior fiore delle rivoluzioni e delle guerre – nel trionfo finale dell’idea sovversiva “per mezzo di un Papa secondo i nostri bisogni” (Nubius, 3 aprile 1824, cit. da H. Delassus, Il Problema dell’ora Presente, vol. 1, pag. 332, Effedieffe 2014) dunque il quel progetto di infiltrare e poi deviare la Chiesa dal di dentro conseguito a partire dal 1958 con Giovanni XXIII, ma che era stato preceduto da una preparazione lunga 100 anni (cfr. Delassus, cit., pagg. 315~358).

Se “la nostra fede più che tutte le altre cose è utile a tutta l’umana generazione” (Dante, Convivio, t. 3, VII, 15) la Chiesa Cattolica, società divina avente la missione di condurre gli uomini alla santità e alla vita beata, restava il supremo obbiettivo da colpire dopo la disintegrazione della società umana attraverso lo spirito del giudaismo moderno.

In questo periodo di sconvolgimenti (1848-1945), Dio ha sempre assistito la sua Chiesa, che è stata e sarà sempre l’unica madre ricca di carità e di pietà in mezzo alle sciagure umane. Al suo timone fece susseguire grandi Pontefici che l’hanno guidata con tutta sicurezza per più di un secolo (1846-1958). Mai prima si era vista una così lunga e gloriosa serie di Papi tanto provvidenzialmente adatti per rispondere a questa “rabbia di vendetta, che contro Gesù Cristo arde nel cuore di Satana” — Leone XIII.

Da Papa Pio IX fino a Papa Pio XII la Chiesa era a conoscenza delle aspirazioni dell’organizzazione massonica per l’attacco alla Cristianità, le quali passavano attraverso 6 punti cardinali corrispondenti ai 6 punti della stella Cabalista: religioso (inquinare la fede col socialismo cristiano o neo-cattolicismo), morale (corruzione dei costumi attraverso la sessualizzazione disordinata), estetico (culto del brutto, arte degenerata), sociale (invidia, da cui l’odio di classe), finanziario (centralizzazione dei beni, socialismo di Stato che termina nella plutocrazia), politico (internazionalismo come ideale di fratellanza umana secondo i princìpi di un massonismo socialistoide, o Stato-Umanità, dove Governo e Religione, svuotati delle rispettive caratteristiche, si fondono in un’unica dittatura anticristica; oggi, con la “pandemia” del coronavirus, se vogliamo cogliere lo stato dei lavori di questa costruzione, possiamo farlo attraverso le parole di Klaus Schwab, fondatore del World Economic Forum, il quale ha detto che “se la crisi del coronavirus cinese ci ha mostrato qualcosa, è che i governi, le imprese o i gruppi della società civile che agiscono da soli non possono affrontare le sfide sistemiche globali”. Insomma, con evidenti spinte la Repubblica universale avanza).

Per giungere all’«annientamento dell’idea cristiana» la corruzione dei costumi, delle idee e dei valori nazionali era certamente un mezzo potente, ma soltanto di second’ordine rispetto a quello principale (la rovina della fede, nel vero ed unico monoteismo, quello Cattolico, del Dio Uno e Trino).

Il Santo Papa Pio IX (1846-1878) – Papa dell’Immacolata, dell’Infallibilità papale e del Concilio Vaticano (1869-70) –, attraverso l’enciclica Quanta cura con l’annesso Sillabo (1864), venne a denunciare al mondo che i falsi princìpi dell’89, non essendo stati ripudiati bensì presi ed esaltati come legge della società, la stavano sconvolgendo da capo a fondo attraverso il liberalismo cattolico, che consiste essenzialmente nello sforzo fatto per avvicinare la Chiesa al Mondo, il Vangelo ai diritti dell’uomo, per riconciliare, come disse Pio IX nell’ultima proposizione del Sillabo, «la Chiesa e la civiltà» quale l’intese l’umanismo del Rinascimento e quale la vuole la framassoneria (una “rigenerazione” – cioè il ritorno degli uomini allo stato di natura dopo aver fatto loro dimenticare ogni ordine soprannaturale – a cui il pontificato di Papa Francesco sembra del tutto estraneo…). Il Sillabo, commenta il Delassus nel Problema dell’Ora presente, era la barriera innalzata dinanzi alla Rivoluzione nell’ora in cui essa si accingeva a tradurre nei fatti le ultime conseguenze dei suoi princìpi: privato del suo Stato Pontificio a causa della perdita degli Stati della Chiesa, e di Roma per l’unificazione massonica d’Italia, con i palazzi abitati dal nuovo governo rubati al suo legittimo proprietario, da quel momento si inizia il dissidio tra Stato e Chiesa, detto “Questione Romana”, che si risolverà (in parte) solamente nel 1929 sotto Papa Pio XI.

Papa Leone XIII (1878-1903) – il difensore dell’integrità della famiglia e della Chiesa come madre di civiltà, che già con la «Rerum novarum» (1891) aveva magistralmente risolto la “questione operaia” schierandosi contro il capitale a difesa del lavoratore (additando soluzioni che se fossero state attuate da tutti i popoli tempestivamente non si sarebbero avute rivoluzioni, guerre, disastri) – con le Lett. Humanum genus e Immortale Dei (1884-1885) entrò decisamente nel conflitto rivoluzionario colpendo la Frammassoneria “alla testa” (come suggeriva Crétineau-Joly a Papa Pio IX), perseguendo il fine di disingannare gli uomini del suo tempo dagli errori usciti dall’abisso a partire dal XVI secolo in poi, mentre “contro l’Apostolica Sede e il Romano Pontefice arde più accesa la guerra”.

Papa Pio X (1903-1914) – difendendo con forza i diritti della Chiesa, condannando errori molto pericolosi che negavano il soprannaturale sotto il nome di «modernismo» – aveva proseguito l’opera dei suoi due predecessori scovando la coda del serpente che, nel frattempo, dopo la presa di Roma, si era nuovamente inabissata assumendo le sembianze di “angelo di luce”. San Pio X, smascherando l’attacco della setta che da esterno (“i settari dicono aperto ciò che segretamente e lungamente avevano macchinato fra loro” — Leone XIII) si era rifatto nuovamente e più insidiosamente interno, definì il modernismo una “setta segreta / foedus clandestinum” (Motu Proprio Sacrorum Antistitum, 1910) cioè quel tentativo ultimo, indicato da Nubius (Alta Vendita, lettera a Volpe, 1824), di avere un Papa secondo i bisogni della frammassoneria. Rovesciare il trono pontificio, favorire il trionfo del protestantesimo in Europa era già molto, ma non bastava per appagare le esigenze dei settari. Se la Rivoluzione pose il piede dappertutto, meno che in un conclave, la congiura poté sperare di produrre la perversione di molti del clero (fino a sfiorare la Sede Romana) attraverso uno spirito nuovo (non negare il dogma, ma dargli un senso diverso) il quale in sé celava una tattica, cioè l’intenzione di accaparrarsi l’influenza della autorità religiosa per farla servire al predominio del setta.

Mons. Delassus scriveva magistralmente che «l’errore più nocivo è quello che di più si avvicina alla verità, o quello che ne usurpa i termini. Gli uomini più pericolosi son quelli che hanno la verità in bocca e l’errore nel cuore» (Il Problema dell’ora Presente, vol. 1, “Massonismo e vangelo”, pagg. 377-78; l’intero capitolo, e il successivo: “La riconciliazione della Chiesa col secolo” sono più attuali che mai sotto il pontificato di Jorge Mario Bergoglio e vanno riletti attentamente).

Per farla breve, questa “quinta colonna nemica” (che agisce in tutta Europa dal 1820 fino al 1848, quindi in tutto il mondo occidentale dal 1870 fino al 1910 attraverso l’americanismo o religione umanitaria) era stata scoperta ed era poi stata condannata vigorosamente e ininterrottamente fino a Pio XII (Lett. Humani generis, 1950), ciononostante aveva continuato a lavorare segretamente, tra alti e bassi, grazie all’appoggio datole dai “modernizzanti”, e con Giovanni XXIII (1958-1964) salirà quasi “in cattedra” propalandosi sino al vertice della Chiesa.

Allo scopo di combattere la guerra contro un nemico occulto che disponeva di mezzi quasi illimitati, e che per di più era assistito da una forza reale soprannaturale (Satana), la Chiesa nel 1909 si era dotata del famoso Sodalitium Pianum, un’organizzazione “contro-segreta” creata per portare alla luce le trame occulte della Frammassoneria.

«Una setta che lavora in segreto (…) e che conduce una “guerra occulta”, va combattuta con il contro/spionaggio. (…) Un serpente che si nasconde tra l’erba folta non lo si schiaccia sparando in aria contro gli uccelli, ma andando alla ricerca del suo covo nascosto» (d. Curzio Nitoglia, Il programma del “Sodalitium Pianum”).

Leone XIII aveva segnato la strada (“l’autorità inerente al Nostro officio c’impone il dovere di tracciarvi la linea di condotta”) e molti uomini valenti risposero alla chiamata. Il SP venne incoraggiato privatamente da due rescritti autografi di San Pio X (5 luglio 1911; 8 luglio 1912). Ai mezzi non ufficiali sopperì la buona volontà, che è sempre meritoria, anche se, a causa del debole intelletto umano, non tutte le azioni conseguono il fine inizialmente sperato e se si confronta la teoria con la pratica o il modo di operare dei membri del SP, “si scorgono alcune anomalie, le quali non invalidano la bontà del cattolicesimo integrale e della dottrina del SP, ma denotano soltanto la oggettiva limitatezza e la caducità dell’essere umano” (d. Curzio Nitoglia, art. cit.)

Oltre al SP (cessato da Papa Benedetto XV nel 1921), altri squilli di resistenza antigiudaica (più intellettuali che operativi) si erano registrati per mezzo della Civiltà Cattolica, rivista della Compagnia di Gesù che si stampava a Roma, la quale iniziò i suoi studi sulla materia a partire dal 1880 proseguendoli senza interruzioni sino al 1903, esprimendo direttamente il pensiero della Segreteria di Stato della Santa Sede. Allorché cominciò ad occuparsi sistematicamente degli Ebrei, la CC non tardò ad identificare Rivoluzione, Massoneria ed Ebraismo tra loro, vedendo «nel Giudaismo talmudico la culla della Massoneria e delle sètte che avevano portato la Rivoluzione in Europa. In breve la società moderna è, per la Civiltà Cattolica e per la Santa Sede, una “società giudaizzata”» (Curzio Nitoglia, Per padre il diavolo, pag. 516, Effedieffe 2016). Purtroppo, dopo aver studiato costantemente per ben ventitré anni il pericolo giudaico, la CC non tratterà più con la stessa attenzione il suddetto problema, per rivolgere gli sforzi alla lotta contro il Modernismo. “Certamente – conclude don Nitoglia – se si fosse scavato dietro le quinte si sarebbe scoperto che i promotori dell’eresia modernista erano gli stessi” (Per padre il diavolo, pag. 521, Effedieffe 2016). Sotto il pontificato di Pio XI, La Civiltà Cattolica ritornò per l’ultima volta sull’argomento attraverso incisivi approfondimenti: La rivoluzione mondiale e gli ebrei (fascicolo n. 1736 del 1922), Il pericolo giudaico e gli amici d’Israele (fascicolo n. 1870 del 1928); quindi nel 1934 con l’articolo La questione giudaica e l’antisemitismo nazionalsocialista di padre Enrico Rosa s.j.; nel 1936 con La questione giudaica di padre Mario Barbera s.j.; nel 1937 con La questione giudaica e il sionismo dello stesso Barbera. Fin dai primi articoli di padre Raffaele Ballerini sulla questione giudaica (1884) sino alle Raccolte pubblicate dopo i provvedimenti fascisti (1938), il problema ebraico dalla «Civiltà Cattolica» viene costantemente trattato con realismo evangelico: vigilanza e difesa dal giudaismo (il quale aveva manovrato la Rivoluzione Francese e la Massoneria per spodestare la Chiesa e secolarizzare la Cristianità); ma difesa “pacifica” attraverso la pratica della carità e della giustizia cristiana (dare ad ognuno ciò che gli è dovuto) però al contempo non “utopistica”, non irrealistica, dunque informata dalla virtù della prudenza, di chi cioè è consapevole che quegli “ospiti” (si era al tempo delle leggi razziali) vorrebbero e potrebbero trasformarsi in “padroni”.

Prima e durante questo periodo fu attiva anche la famosa R.I.S.S. fondata e diretta da monsignor Jouin e stampata a Parigi, la quale per il suo lavoro antimassonico “fu elogiata da Benedetto XV e dal Segretario di Stato, Cardinale Gasparri, rispettivamente il giorno 23 marzo 1918 e 20 giugno 1919” (Complotto contro la Chiesa, pag. 88, nota 40, Effedieffe 2015). Finalmente anche Léon de Poncins contribuì, poco più che ventenne, attraverso le sue prime ricerche sul campo, ai lavori della Revue Internationale des Sociétés Secrètes.

È a partire da questo scorcio storico che il Nostro comincia la sua attività letteraria. Sulla scia della feconda eredità che lo aveva preceduto, seguendo l’invito di Leone XIII e di San Pio X di raccogliere il testimonio della verità contro l’errore massonico, a partire dal 1928 fino al 1975, riprendendo ed aggiornando gli studi di Gougenot Des Mousseaux, di Mons. Meurin, del Delassus e di Mons. Jouin, Léon de Poncins pubblicherà ventitré opere quasi tutte riguardanti la massoneria, il giudaismo e il comunismo, che verranno tradotte e diffuse in diversi Paesi (Gran Bretagna, Germania, Portogallo, Spagna, Ungheria, Bulgaria, USA, Brasile).

La formidabilità di de Poncins sta nell’aver fatto transitare la conoscenza integrale del piano del nemico dopo che gli studi intorno a questo argomento si erano esauriti o arrestati per cause di forza maggiore. Le due Guerre difatti, soprattutto la seconda, erano state volute allo scopo di dividere la storia in due spezzoni: un “prima” da cancellare e un “dopo” da impiantare. Un diluvio di iniquità aveva sconvolto il mondo. La figura di de Poncins svolse per cinquant’anni il ruolo di una piccola “arca”, ovvero la provvidenziale funzione di custodire informazioni di importanza strategica.

Chi era Léon de Poncins?
«Egli non fu un dottrinario, ma un uomo che eccelse nella ‘Scienza dell’avversario’ e nella ‘Scienza dei pericoli’» (Jean Vaquié, Lecture e Tradition, luglio-agosto 1976)

Nato a Civens (Loira) il 3 novembre 1897, da un’antica famiglia nobile francese, proprietario terriero, si specializza sin da giovane nello studio dei movimenti rivoluzionari contemporanei. Convinto assertore dell’influenza delle società segrete sui grandi sconvolgimenti politici e sociali europei, alcuni dei quali vede svolgersi sotto i suoi occhi mentre ad altri vi partecipa in prima persona — dal Fronte Popolare alle varie epurazioni golliste —, L. de Poncins si dedicherà interamente all’esclusiva produzione di opere riguardanti la cosiddetta “guerra occulta” — ovvero quella lotta segreta che la sovversione e i suoi tanti apparati conducono contro la Chiesa e la civiltà cristiana.

Se le ciarlatanerie di Léo Taxil sull’influsso dell’occultismo e del luciferismo sulla setta segreta prodotte tra il 1885 e il 1897, erano servite a screditare le vere accuse fatte dalla Chiesa contro la Massoneria la quale volle reagire depistando e inquinando le prove addotte da Leone XIII, i falsi documenti – ancora all’epoca in cui Léon de Poncins cominciava a scrivere (1919-1928) – correvano numerosi ‘per le strade’ e nelle ‘sale di redazione’. De Poncins era consapevole della necessità di dover porre la scienza dell’avversario su basi solide, da cui fossero escluse ogni immaginazione e ogni ipotesi azzardata col rischio di andar dietro ad esagerazioni o alla fabulazione. S’impegna quindi a non fare supposizioni gratuite, anche se logicamente dedotte. Gli servono i documenti dell’avversario. Passa la vita a cercarli. «Possedeva una tale bravura nello scovarli, che la perla cadeva spontaneamente sotto i suoi occhi» (Jean Vaquié, Lecture e Tradition, luglio-agosto 1976).

Volontario nella prima guerra mondiale, dopo il conflitto vista la sua spiccata vocazione collabora alla Revue Internationale des Sociétés Secrètes di Monsignor Ernest Jouin (1844-1932).

Questa prima esperienza “sul campo” gli permette di pubblicare il suo primo libro nel cui solco svilupperà i successivi: Les forces secrètes de la Révolution* (1928), opera nella quale descrive in maniera chiara, precisa e documentata le origini della massoneria, le sue operazioni a livello mondiale (le quali condurranno alla Prima Guerra Mondiale) e il ruolo che il giudaismo internazionale può vantare in essa come nelle moderne rivoluzioni (bolscevismo, socialismo) (* attualmente in traduzione presso Effedieffe, con uscita in italiano prevista per il 2021).

Nel 1932 è la volta di due libri più brevi, sempre dedicati a massoneria e giudaismo: La Franc-maconnerie: Puissance Occulte nel quale presenta ampia documentazione quasi esclusivamente proveniente da documenti originali a livello mondiale e Les Juifs Maîtres Du Monde nel quale de Poncins presenta in un ordine logico testi provenienti dalle più alte personalità del mondo israelita.

Il Delassus era stato tra i primi a documentare oggettivamente una connessione tra giudaismo e massoneria. Tra gli autori che nella seconda metà dell’Ottocento compresero e denunciarono il pericolo giudaico vi furono in precedenza solo monsignor Léon Meurin s. j. con il libro Frammassoneria, sinagoga di Satana del 1893, e Roger Gougenot des Mousseaux, con l’opera Le juif, le Judaisme et la judaisation des peuples chrétiens del 1869. A parte questo, anche nei migliori scritti contro la Rivoluzione e nella polemica cattolica contro la civiltà moderna o secolarizzata, precedenti il decennio 1870-80, il Giudaismo non occupava, come avvenne con mons. Delassus nei primi anni del Novecento, un posto centrale e di primo piano.

De Poncins non commette l’errore di separare il fronte nemico come faranno molti autori (per limiti intellettuali o per mancanza di coraggio) a partire dagli anni ’40-50. Per lui l’esercito che marcia contro la Cristianità è gerarchicamente suddivisibile tra un comando generale (Comitato superiore o Consiglio supremo, del quale si ignora la sede ed il personale, ma che certamente fa capo al Giudaismo), ufficiali di trasmissione (massoneria di alto grado, “Vendite” superiori) e truppe di terra (la parte militante, massoneria di grado inferiore, come la carboneria). Per de Poncins il giudaismo post-biblico rimane il primo ispiratore della rivoluzione e il principale artefice della congiura anti-cristiana. Questo è l’aspetto essenziale per capire la portata profonda della produzione saggistica del visconte francese, la quale, perciò, resta oggi più attuale che mai, ovvero l’assoluta fedeltà ai grandi autori che lo precedettero, così come alle chiare indicazioni della Santa Sede (L’Osservatore romano il 1° ottobre 1893 scriveva che “la Massoneria è la più grande forza e il principale esercito del giudaismo che cerca di sbandire dalla terra il regno di Gesù Cristo per sostituirgli il regno di Satana”).

I documenti pubblicati nei suoi primi libri (in particolare La Franc-Maçonnerie d’apres ses documents secretes del 1934 e Le Portugal renait del 1936) ed in articoli scritti in questo periodo, hanno una certa risonanza dando vita ad interpellanze parlamentari in Romania e in Svizzera e sono all’origine di alcune misure di ordine pubblico adottate in Portogallo contro le logge massoniche. Le sue ricerche, ad esempio, ispirano la legge portoghese del 21 maggio 1935, che mette al bando la massoneria; le sue opere servono a parziale sostegno documentario del disegno di legge antimassonico svizzero del 1937. Inoltre, nel 1937 pubblica un libro per denunciare le trame occulte della occupazione rossa della Spagna, dal titolo Histoire secrète de la révolution espagnole.

È però nel 1936 che de Poncins tira le somme, completando il quadro dei primi studi con un’opera che è come una perfetta sintesi delle precedenti, ovvero La Mystérieuse Internationale Juive*, nella quale tratta del giudaismo secondo l’aspetto razziale, religioso e nazionale (l’internazionalismo), quindi sovversivo (bolscevismo russo ed europeo, socialismo mondiale) e nei rapporti tra finanza e rivoluzione, descrivendo infine il connubio esistente tra giudaismo e mondo moderno (* il testo attualmente in traduzione presso Effedieffe, con uscita in italiano prevista per il 2021/22).

Tra le due guerre de Poncins fonda e dirige la rivista internazionale di studi sociali Contre-Révolution (1937-1939) che si pubblica a Parigi e a Ginevra, e collabora con diverse testate giornalistiche: Le Jour, Le Figaro, LAmi du Peuple, Le Nouvelliste de Lyon, ecc., oltre che con riviste francesi e straniere. Nel 1939 pubblica Le plan communiste d'insurrection armée, nel quale divulga documenti segreti riguardo alle direttive comuniste di infiltrazione dell’Europa (spedizioni di volontari, armi, denaro, agenti agitatori), libro che al termine della guerra nel 1945 gli costerà il carcere.

Durante il periodo ’40-’45 non si hanno notizie precise della sua attività: egli conosceva il piano stabilito di sintesi mondiale di tutte le forze rivoluzionarie per imporre a tutti i popoli una dittatura universale (la seconda guerra mondiale ne rappresentava l’avvio); ma era altresì un cattolico integrale, ben formato e ben equilibrato, convinto che l’unica battaglia da combattere fosse quella dell’anti-sovversione, — quella del Cristianesimo, e non quelle del puro nazionalismo o del totalitarismo, battaglie nelle quali de Poncins vedeva tante “false reazioni”. Egli non fu certamente favorevole al nazionalsocialismo e non ci sono chiare notizie di un suo sostegno al Governo di Vichy (1940-1944), sostegno che almeno nelle intenzioni c’è stato, identificando nel libro La F. M. contre la France del 1941 il governo del maresciallo Pétain come una salutare interruzione della III Repubblica, democratica e massonica (1870-1940); egli conosceva molto bene il ruolo che avevano l’Inghilterra e gli Stati Uniti all’interno del progetto mondialista dell’alta finanza internazionale che aveva provocato sia la prima che la seconda guerra mondiale (vi dedicherà un libro: Top Secret, secrets dÉtat anglo-américains). La sua rimaneva una denuncia realista, ben documentata: conosceva le trame di un nemico che era in grado di occultare dappertutto le sue tracce. In ciò dimostrò la giusta prudenza del cristiano, che fa ricercare i mezzi adatti a fare il bene e a fuggire il male e dirige gli atti al debito fine, e fa discernere e usare i mezzi buoni.

Nonostante manchi un appoggio ufficiale ai governi nazionalisti (Spagna, Italia, Germania), dopo la Liberazione de Poncins viene perseguitato e viene imprigionato nel penitenziario di Fresnes, situato nella periferia sud di Parigi, a causa del suo spiccato anticomunismo; ne uscirà completamente prosciolto solamente nel 1949. Nel frattempo tutti i suoi libri, insieme a buona parte del suo archivio e della documentazione contro-segreta raccolta per anni, vengono dati alle fiamme. Tornato a casa, non troverà più nulla del suo lavoro precedente.

Passati i primi anni post-bellici, riavute le forze e recuperato il morale dopo la prigionia e la damnatio memoriae, il nobiluomo si rimette invittamente al lavoro. Le sue opere – esaurite, disperse o passate per il fuoco – vengono ricomposte, partendo da vecchia e da nuova documentazione, in vista di ridarle alle stampe. Il mondo però è nel frattempo mutato; parlare di giudaismo può diventare affare problematico. Il famoso processo ad Adolf Eichmann del 1961 – cittadino tedesco sequestrato da agenti segreti israeliani in Argentina in disprezzo alla legge di quel Paese – stabilisce un precedente con evidenti conseguenze internazionali: chiunque può essere braccato ovunque si trovi, condannato arbitrariamente e giustiziato senza più che nessuna voce si alzi per impedirlo. La totale impunibilità garantita ai vincitori da Norimberga è sotto gli occhi di tutti.

I più tirano il freno. Il de Poncins, invece, non si stranisce. Decide di dedicare gli anni che gli rimangono alla piena ed integrale causa antisovversiva, costi quel che costi. Inizia rielaborando e ridando alle stampe un testo anticomunista: Espions soviétiques dans le monde (Nouvelles Editions Latines, Parigi 1961) — ben edotto del fatto che è la setta massonica che favorisce i disegni delle numerose associazioni di Comunisti e Socialisti perché ne ha in comune i princìpi, ovvero “l’uguaglianza e comunanza di tutti i beni, fatta scomparire dal mondo ogni distinzione di averi e di condizioni sociali” (Leone XIII, Humanum genus).

In questo periodo, soprattutto due campioni di studi e di coraggio [Julio Meinvielle († 1973) e Léon de Poncins († 1975)] correranno i rischi connessi con le loro ricerche contro Comunismo massonico ed errore gnostico. Di don Meinvielle abbiamo parlato all’epoca delle ristampa del suo capolavoro Dalla Cabala al Progressismo.

Ma è con la morte di Papa Pio XII che nulla più sfugge al de Poncins: da questo momento la Chiesa non rinnova la sua condanna portata contro le sètte; inoltre, il Concilio viene indetto da Giovanni XXIII a partire dal 1959 con retroscena inquietanti, che de Poncins inizia a registrare sul suo taccuino. Il ravvicinamento tra Cristianesimo e Massoneria (i nuovi teologi che disprezzano la tradizione e predicano un umanesimo gnosticheggiante vagamente edulcorato da un vocabolario pseudo-cristiano) viene interpretato da de Poncins come l’ultima e finale forma di sovversione (neomodernismo) che metterà radici nella Chiesa conseguendo l’obbiettivo di Nubius, che egli aveva ben presente.

Pienamente abile a riconoscere le mosse del piano di infiltrazione — voluto centocinquant’anni prima dai vertici della Massoneria, la quale fin dalle sue origini non ha mai cambiato la sua natura profonda — de Poncins segue attivamente la scena conciliare consapevole che l’avvenimento può esser decisivo per le sorti del Cattolicesimo, stretto da una morsa micidiale: idea massonica ed operatività internazionale giudaica dietro le quinte. Così nell’ottobre 1965 de Poncins interviene in prima persona in merito alla famosa votazione sulla questione Ebraica, e quasi irrompendo a spron battuto, dà alle stampe il noto pamphlet Le Problème Juif face au Concile diffondendolo presso 2000 Padri conciliari per denunciare le trame segrete che hanno portato la Chiesa a prestare voce alle accuse di Jules Isaac sull’antisemitismo contenuto nei Vangeli. Quasi nessuno prestò ascolto.

Conclusosi il Concilio, nel 1967, de Poncins pubblica la sua opera definitiva sull’argomento: Judaism and the Vatican (The Britons, Londra 1967), che oggi EFFEDIEFFE pubblica per la prima volta in italiano, nella quale ricostruisce tutta la vicenda delle intromissioni giudaiche che hanno portato al Concilio e nella quale denuncia gli sforzi di oscuri ambienti internazionali per influenzare il Vaticano, trarre in inganno l’opinione pubblica mondiale – soprattutto quella cattolica –, e snaturare il dibattito mondiale attorno al problema Ebraico.

L’accusa di antisemitismo, da questo momento, non lo abbandonerà più.

Innalzate le vele del coraggio, alimentate alla sorgente inesauribile della grazia sacramentale, la sua attività si fa addirittura maggiormente incessante; nonostante gli odii degli ambienti ebraici e massonici francesi che si è attirato addosso, trova l’energia per ricomporre diverse opere e procedere a ristampe importanti. Non teme più nulla e come San Paolo è pronto a “sciogliere le vele” (II Tm. 4,6) .

Vedono così la luce libri vecchi e nuovi, quali Christianisme et Franc-Maçonnerie (L’Ordre Français, Parigi 1969), Top Secret, secrets dÉtat anglo-américains (Diffusion de la Pansée Française, Chiré-en-Montreuil 1972), la quarta edizione di La Franc-Maçonnerie daprès ses documents secrèts (ibidem 1972) e la seconda edizione di “L’enigme communiste” (1942) con il nuovo titolo di Histoire du communisme de 1917 à la deuxième guerre mondiale (ibidem 1973).

Siamo agli ultimi atti di una vita operosa, eroica, anzi, di martire per la causa. Un incidente automobilistico, di non chiarita dinamica e avvenuto prima del 1975 (anno della morte), gli lascia gravi postumi traumatici, ma anche un disturbo spinale che gli causa crampi atroci negli arti.

“Questa situazione durò mesi e mesi — ricorda Jean Vaquié, suo amico: le sue notti, spesso senza sonno, erano supplizi indefinitamente rinnovati. Ciononostante, trovò l’energia di procedere a ristampe importanti”, — almeno fino al 18 dicembre 1975, dove a Tolone morì all’età di 78 anni.

Sia don Julio Meinvielle che de Poncins, a distanza di due anni uno dall’altro, moriranno stroncati da un incidente stradale che li obbligò ad una lunga e dolorosa agonia.

Giudaismo e Vaticano: cosa racconta il suo libro

Opera di grande coraggio, – de Poncins, già settantenne, dovette farla pubblicare al di fuori della Francia per evitare ritorsioni personali dirette – Giudaismo e Vaticano prosegue ampliandolo ed approfondendolo il celebre opuscolo di 20 pagine “Le Problème Juif face au Concile”.

Insieme a Complotto contro la Chiesa (Effedieffe 2015), Vaticano e Giudaismo è l’unico testo in grado di far conoscere i retroscena inquietanti dei giudaizzanti e filo/massonici che attraverso il Concilio tentarono l’assalto finale alla Chiesa per giudaizzarla e cabalizzarla.

La mozione votata in Roma (a favore degli Ebrei) dimostrava che la maggioranza dei Padri Conciliari erano caduti in un grave malinteso su ciò che costituisce l'essenza stessa dell'ebraismo. L'intera faccenda era stata ordita in semi-segretezza e con suprema abilità dal cardinale Bea, da Jules Isaac e da un piccolo gruppo di progressisti e leader giudei, il cui antagonismo al Cristianesimo tradizionale era velato da apparenze di carità cristiana, unità ecumenica e comune rapporto biblico. I Padri Conciliari, sprovvedutamente, si erano impegnati esclusivamente sull'aspetto umanitario del problema, sapientemente presentato dai portavoce dell'Ebraismo Mondiale e da una stampa largamente favorevole agli interessi ebraici.

Sotto le spoglie dell'unità ecumenica, della riconciliazione religiosa e di altri plausibili pretesti, l’oggetto di questa campagna era invece la demolizione della roccaforte del Cattolicesimo tradizionale, che veniva descritto da Giosuè Jehouda come «la decrepita fortezza dell'oscurantismo cristiano».

Nel primo capitolo della prima parte del libro de Poncins affronta proprio la questione di “Nostra aetate”; nel secondo e terzo capitolo risponde alle accuse mosse da Jules Isaac alla dottrina, da lui chiamata “del disprezzo” contenuta nei Vangeli (soprattutto in quelli di San Matteo e di San Giovanni) e nei Padri della Chiesa (soprattutto in San Giovanni Crisostomo e in Sant’Agostino).

Fu Jules Isaac – di cui de Poncins è stato il solo in tutta Europa a denunciare le trame e gli intenti – il caporione della massoneria ebraica che lanciò l’offensiva volta a giudaizzare il Cristianesimo, partendo dalla shoah. Isaac riuscirà a preparare (con l’aiuto del B’nai Brith) il documento conciliare “Nostra aetate”, voluto da Giovanni XXIII e “imbastito” dal cardinal gesuita Agostino Bea. Lo scopo era soprattutto di impedire di «abbassare il Giudaismo biblico e postbiblico per esaltare il Cristianesimo», di seppellire, dunque, la Teologia della sostituzione e di mescolare il Giudaismo veterotestamentario con quello talmudico o anticristiano.

La seconda parte del libro affronta la questione ebraica in ogni suo aspetto: da un punto di vista sostanzialmente teologico, da cui derivano alcune conseguenze in materia politico/sociale/economica, evidenziandone la sua complessità e facendo le dovute distinzioni tra il Giudaismo (buono, ma imperfetto) dell’Antico Testamento, dal Giudaismo (intrinsecamente perverso) talmudico; quindi de Poncins spiega il problema dei falsi convertiti o Marrani, i quali restando segretamente Giudei si proponevano di conquistare i posti chiave della Società civile e religiosa per eroderli dal di dentro, — il che è utile per capire l’operato del Modernismo, che durante il Concilio Vaticano II era giunto alla quasi realizzazione del suo piano cominciato 500 anni prima.

Quindi de Poncins affronta con grande coraggio il tema dell’antisemitismo, facendo le debite distinzioni tra Antigiudaismo teologico (compatibile con la dottrina della Chiesa) e Antisemitismo razziale o biologico (incompatibile con essa). I sei milioni di morti, dice de Poncins, “sono la cifra spaventosa con cui le organizzazioni Giudaiche incessantemente si confrontano con il mondo; è l’argomentazione senza risposta di cui si sono avvalsi al Concilio, per ottenere una revisione della Liturgia cattolica”.

Infine nella terza ed ultima parte del suo libro, de Poncins tira le conclusioni, ossia 1°) la sostanziale inconciliabilità della dottrina cattolica con il Giudaismo talmudico e 2°) il vero rapporto esistente tra Mosaismo, Cristianesimo e Talmudismo, da cui scaturisce l’Antigiudaismo teologico della Teologia cattolica, sostanzialmente differente dall’Antisemitismo materialista e darwiniano.

L’ultimo capitolo dell’opera – intitolato Come gli Ebrei hanno cambiato il pensiero Cattolico – darà al lettore un valore definitivo dell’importanza di questo libro; de Poncins vi dimostra in che modo l’ebraismo talmudico e soprattutto la Massoneria ebraica avevano esercitato realmente una pressione sui Padri conciliari e, grazie all’appoggio ricevuto da Bea e Roncalli, che parteggiavano pienamente per le idee della Massoneria giudaica, avevano “cambiato il pensiero cattolico” sulla questione del Giudaismo postbiblico o talmudico per far abbracciare ai gentili la concezione Giudaica del mondo.

De Poncins quivi ribadisce categoricamente che tale riconsiderazione (= riconciliazione con l’Ebraismo post-Cristo) è inammissibile. Soprattutto, per il Nostro è inammissibile umanamente cedere al ricatto dell’antisemitismo, che è distruttivo poiché è proprio in base alla teoria della shoah che si rende possibile la revisione della dottrina cattolica in senso modernista e giudaizzante; quindi, conclude de Poncins, non si deve mai avere il timore di denunciarla e smascherarla per quella che è, e tantomeno cedere ad essa.

In lingua francese quest’opera uscì nel 2000 (25 anni dopo la morte del suo Autore). Essendo scomparso il manoscritto originale, Effedieffe l’ha tradotta a partire dalla prima edizione inglese del 1967 perché è la più fedele, revisionata ed autorizzata da de Poncins in persona, che conosceva molto bene la lingua (l’edizione francese del 2000 - ed. REMI - è a sua volta una trasposizione dall’inglese).

Lampada nella nostra casa
«Io ho penetrato le profondità dell’abisso» (Eccl. 24, 8)
Per capire le trame dell’avversario era indispensabile scandagliare “questo mondo oscuro e segreto di marrani, misticoidi, modernisti e deviati che ha infiltrato la Chiesa” (d. Curzio Nitoglia, Invito alla lettura).

Nessuno lo fece meglio di Léon de Poncins nella nostra travagliata epoca. Era stata la sua vocazione, il suo dono, il suo talento dettatogli dalla Provvidenza, ed egli lo seppe trafficare appieno, come vuole Gesù da noi, poiché “l’omissione del bene da farsi e la negligenza nel farlo saranno punite” (p. Marco Sales, Vangelo di San Matteo, pag. 131, Effedieffe, 2015).

Il suo amico Jean Vaquié (altro ottimo tradizionalista, morto nel 1992) lo aveva ricordato con nobile lirismo: “Unico tra tutti, de Poncins fu un uomo di vigilanza. Uno che si installa in un alto osservatorio da dove esamina, con una lucidità temibile, l’esercito avversario. Uno che ne descrive gli organismi e il meccanismo d’azione. (…) Un uomo che ebbe il gusto della grande strategia internazionale, ma applicata alla manovrabilità del nemico”.

E il nemico che de Poncins analizzò con tanto rigore furono le società di pensiero e le congreghe iniziatiche. Furono i grandi raggruppamenti internazionali, la grande rete mondiale della massoneria in cui l’ebraismo esercita un’influenza preponderante.

De Poncins fu per 40-50 anni come una campana in cima ad una torre, che suona l’allarme alle truppe sottostanti. Ma fu anche una lampada che illumina là dove altri non ardiscono di fare luce.

«Figlio dell’uomo — disse Dio al profeta Ezechiele — Io ti ho dato per sentinella alla casa d’Israele (…) Se non ammonisci il malvagio e se non parli per distoglierlo dalla sua cattiva via affinché viva, questo malvagio morrà nella sua iniquità e Io richiederò il suo sangue dalla tua mano. Se ammonisci il malvagio e questi non si distoglie dalla sua cattiva via, morrà nella sua iniquità; tu, però, avrai salva l’anima tua» (Ezech. in, 16-20).

Purtroppo, nonostante la sua formidabile azione intellettuale e nonostante l’indiscutibilità delle prove che produsse, de Poncins fu creduto ed ascoltato solo da pochissimi. I suoi libri non vennero nemmeno mai tradotti in italiano.

Una persecuzione diretta, pubblica, dalla quale dovette difendersi incessantemente, accompagnò il suo distacco dal mondo.

Le Monde, annunciando la morte dello «scrittore antisemita Léon de Poncins», lo fece passare alla storia semplicemente come colui che «aveva fatto distribuire a Roma, durante il Concilio Vaticano II, un opuscolo minaccioso rivolto ai vescovi che avrebbero votato lo Schema sugli Ebrei». Era il 28 dicembre 1975.

Fu questa la retribuzione di uno studioso al termine di un’intrepida carriera: calunnia, emarginazione. Se per tutta la vita egli era stato un combattente attivo gettato nella mischia, alla fine di essa il suo fu piuttosto un olocausto nascosto.

Ma a tutti quelli che lo circondarono, l’agonia sopportata con rassegnazione e volontà disse qualcosa sulla coerenza della sua fede; le sue sofferenze apparvero come parte della sua opera, — come se, davanti al dolore sofferto con pazienza, egli fosse ormai una cosa sola con essa.

«Tu non puoi essere una stella nel firmamento – dice un proverbio arabo – sii una lampada in casa».

Onore all’anima di Léon de Poncins. Il suo esempio, ancor prima delle sue opere, ci aiuti a resistere, anche a costo di qualche sacrificio personale..

L’Editore


(Giudaismo e Vaticano, 334 pp., 140x210mm con bandelle)
 
16,00 euro
18,00 euro
(sconto speciale per i lettori EFFEDIEFFE fino al 7 novembre)



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Commenti  

 
# cgdv 2020-10-28 22:48
Ci troviamo di fronte alla bella presentazione, secondo il punto di vista cattolico tradizionale, di un testo insieme storico e filosofico, fino ad ora ma tradotto in italiano a causa delle pregiudiziali che hanno perseguitato l'autore. Valide inoltre le motivazioni che lo liberano da ogni sospetto di antisemitismo razziale.
Giuliano
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