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Il Reno si getta nel Tevere
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Quello che ho visto e quello che ho sentito, e i fatti che ho scoperto, ve li trasmetto in questo libro„ — padre R. M. Wiltgen

Il Concilio Vaticano II è stato un evento “universale”. La quasi totalità dei Padri sparsi per il mondo che si raccoglie in seno alla Madre Chiesa sotto la guida di eminenti personalità (Vescovi e Cardinali) che come capitani di un esercito comandano i loro rispettivi schieramenti (Conferenze episcopali), ognuno con la sua visione, necessità proprie, istanze ed anche speranze particolari. E nonostante il tentativo della ‘collegialità estrema’ (il Papa obbligato ad esprimere il pensiero del collegio dei vescovi), questi eserciti si radunano alla presenza del Santo Padre, in sottomissione alla guida suprema che “unisce la moltitudine dei fedeli in un solo Corpo Mistico che è la Chiesa” (Ef., I, 23).

Ne scaturì, inevitabile, anche della contrapposizione; lo scontro, lo scontro di civiltà, di culture diverse. La Chiesa universale è composta da popoli di tutta la terra, di lingue, culture e mentalità assai differenti, poiché l’intenzione di Gesù fu quella di istituire una comunità mista in cui si trovassero mescolati assieme buoni e cattivi” (S. Agost., De civitate Dei, XVIII, 49). Al Concilio la contrapposizione non fu – per una volta – tra Oriente ed Occidente, ma tra schieramenti del Nord, che calarono verso il Centro.

Gli Uomini — legatisi tra loro con giuramenti e patti non sempre secondo giustizia (ed es. l’episcopato africano al Concilio fu spesso “comprato” dal più ricco episcopato tedesco) — furono gli assoluti protagonisti di questo avvenimento terreno, che qualcosa di celeste nondimeno aveva.

Esiste poi una costante nella storia dell’uomo e il Concilio non vi fa difetto: sono sempre due gli schieramenti che più distintamente degli altri assumono l’onore della contesa; due i “mondi” che si affrontano in armi. Anche al Vaticano II avvenne così, con gli episcopati che alternativamente militarono sotto due bandiere (ma la maggior parte di essi seguiva la corrente del vincitore). Il contingente dell’Alleanza Europea o Lega Mondiale da una parte (l’ala modernista di stampo nord-europeista ispirata alla Nouvelle Théologie — comandata dai cardinali Frings, Liénart, Meyer, Bea, Suenens) e dall’altra quello del Coestus Intarnationalis Patrum (l’ala tradizionalista, legata alla teologia scolastica e romana — capitanata da Sigaud, Ottaviani, Lefebvre, De Castro Mayer tra gli altri).

È la storia dell’uomo, inevitabilmente sempre a sé somigliante, nonostante i secoli che passano. Goethe disse che l’Iliade – il più grande poema guerresco – “racchiude l’interesse di Popoli, di Continenti, della Terra e del Cielo”; in questo il Concilio Vaticano II assomiglia alla guerra di Troia — e non per forza Roma è la Ilio dei nostri tempi, assediata da fuori delle mura, e presa d’assalto.

Scontro di civiltà; scontro di culture; scontro di forze e visioni opposte tra loro. Uno scontro potente, capace di aprire una breccia nello spazio-tempo delle nostre vite di cattolici sospesi ad una speranza: non tradire mai Cristo. Questo è stato il Concilio Vaticano II.

Domando un favore al lettore: di sospendere ora il suo giudizio. Importante è capire leggendo, apprendendo.

Oggi vogliamo guardare oltre; vogliamo guardare a qualcosa che somiglia ad una risoluzione (giammai però una sintesi in senso hegeliano). Ne abbiamo bisogno. Dopo anni di operatività a contatto con l’ambiente della Tradizione, possiamo affermarlo: ne abbiamo tutti davvero bisogno. Una sintesi non è il sottoprodotto di qualcosa. Non per forza. Sicuramente non è un compromesso con l’errore. La sintesi che ci serve è quella della realtà, della vicenda umana che fa il suo corso, aiutato da quell’Olimpo non litigioso che è la Provvidenza; un Olimpo che ama l’uomo, senza tornaconto personale.

Dopo 55 anni il dato è ovviamente incontestabile: il Concilio Vaticano II ha cambiato la storia della nostra vita, perché ha cambiato la storia della Chiesa. I cambiamenti più radicali e rivoluzionari nei 2.000 anni della sua esistenza terrena hanno avuto luogo dopo di esso.

Il cambiamento è stato in peggio o in meglio? Per un attimo sospendiamo l’anticipatorio verdetto, credendo di sapere. Giusto il tempo della lettura di questo libro che oggi presentiamo che ha un titolo molto ambivalente: Il Reno si getta nel Tevere — Storia del Vaticano II.

Un recensore americano, correttamente, così ne scriveva: “It will no doubt be a different experience for every individual who reads it, based on their previous understanding and beliefs” — sostanzialmente: a seconda dei pregiudizi iniziali, ciascun lettore farà un’esperienza diversa leggendo questo libro.

Il risultato finale, però, non sarà affatto scontato. Dipenderà da voi. Dal grado di pre-giudizio con il quale vi vorrete approcciare a questa lettura.

L’importanza dell’argomento sarebbe tale, però, che la nostra capacità di analisi non andrebbe sopravvalutata.

Voi siete dee e siete presenti e sapete ogni cosa, mentre noi soltanto la fama ascoltiamo e nulla sappiamo” (Iliade, l. II, 485).

L’umile poeta, venti secoli prima di San Tommaso, ci insegna che l’uomo deve apprendere per capire; ma ha bisogno di materie prime per farlo, che lo superino anticipandolo; cose per conoscere, perché la conoscenza non parte dal nulla, ma dalla realtà, parte dalle cose che ci circondano.

Questo libro può essere questo. Anzi, una scatola piena di precisa strumentazione capace di darci delle risposte; o meglio: capace di metterci nelle condizioni di darcele da noi, il che è ancora più importante; uno strumento che ci mette nella condizione di poterci determinare autonomamente a partire dalla realtà dei fatti — le langage des faits, che dicono e basta. La libertà anzitutto, quando non riguarda la scelta del male e dell’errore (1).

Questo, mi pare, sia l’obbiettivo alto, superiore – che sa volare al di sopra delle conventicole – che si pone l’Autore, padre R. M. Wiltgen, nello scrivere il suo impareggiabile resoconto del Concilio Vaticano II che siamo qui a presentarvi, nonostante le comuni difficoltà.

L’opera

The Rhine Flows Into the Tiber, uscito in prima edizione nel 1967 (quindi in seconda migliorata dall’autore nel 1977, sulla quale si basa la nostra) letteralmente significa Il Reno fluisce nel Tevere, titolo atto a riassumere la calata su Roma dei Padri conciliari provenienti dai Paesi lambiti dal fiume Reno (Germania, Austria, Svizzera, Francia, Paesi Bassi — e del vicino Belgio), i quali esercitarono un’influenza predominante sopra il Concilio Vaticano II.

I sei paesi di quella che passerà alla storia come l’Alleanza Europea avevano in comune le tracce profonde che aveva lasciato in loro il protestantesimo. L’influenza luterana, poi del giansenismo, del protestantesimo di forma liberale, del modernismo e infine del neo-modernismo della nouvelle théologie. I cardinali Liénart (Francia), Suenens (Belgio), König (Austria) e soprattutto Frings (Germania) – la vera eminenza grigia del progressismo conciliare –, furono i principali artefici della tentata rivoluzione. Tra questi teologi spiccano due nomi: Joseph Ratzinger, esperto dell’arcivescovo di Colonia Frings, e Karl Rahner, esperto dell’arcivescovo di Vienna, König.

Qui abbiamo un primo dato incontrovertibile: nel corso di tutto il Concilio l’elemento ‘germanico’ della gerarchia cattolica fu in grado di dominare gli atti del Concilio, detronizzando di fatto l’importanza storica dell’elemento ‘italiano’ (che era la Curia romana), guadagnandosi il potere di riversare in Roma le sue idee e le sue motivazioni. Per questo motivo è pur vero che il Reno si tuffò nel Tevere. E propriamente questo assunto verace lo è secondo tantissimi dati fattuali.

Lo scopo del libro è dopotutto questo: voler realizzare un resoconto vero del Concilio mettendo a nudo la verità. Nient’altro.

Ma attenzione, è essenziale anticipare una cosa: gli ambienti tradizionalisti, da 50 anni, intendono il titolo di questa celebre opera come un’immagine sapientemente concepita per dire che il Reno protestante è confluito, inquinandolo, nel Tevere cattolico; la Chiesa, cioè, con il Concilio è andata protestantizzandosi.

Però l’autore – lo dicevamo – nel dotarci di questo strumento aveva l’obbiettivo (forse il desiderio) di condurci oltre questa meta, oltre questa visione delle cose.

L’autore, propriamente, intendeva qualcosa di diverso rispetto alle nostre assolutistiche deduzioni: per lui il Reno confluì, fluì nel Tevere nel senso di una introduzione di qualcosa di nuovo, che non per forza doveva significare qualcosa di deteriore. Perlomeno non essenzialmente.

«Questi gruppi – ci dice l’Autore – trasmisero vita e fuoco al Concilio, e vien da domandarsi se si sarebbe mai potuto portare a termine qualsivoglia opera senza di loro. Erano come tante commissioni separate, impegnate a formulare e a modificare i testi del Concilio in un modo che giudicavano il migliore per gli interessi complessivi della Chiesa. E poiché non sempre un gruppo accettava le idee dell’altro, sorse il conflitto. Tranne alcuni casi di intervento papale, tuttavia, l’armonia fu infine ripristinata attraverso l’impiego di normali processi legislativi».

L’incanto è spezzato. Il lettore, forse, si aspettava che una storia del genere, pubblicata da una editrice tradizionalista come la nostra, fosse stata scritta da un ‘revisionista’ o da qualche testa di spicco nel mondo cattolico conservatore. Non così.

Padre Wiltgen – scrive faceto don Nitoglia nella sua Introduzione – «non è un “tradizionalista”»; è però «un cronista onesto e oggettivo, sebbene di tendenze aperte se non proprio progressiste, il quale ha trascritto i fatti così come li ha visti e si sono svolti».

E la cosa non fa altro che acuire il valore dell’opera. Permettetemi di dirlo.

Padre Wiltgen, seguendo la sua formazione teologica, avrebbe voluto sostenere i cambiamenti, ma di fronte ai fatti di cui fu testimone, fatti spesso oscuri, e dunque contrari al precetto evangelico, non volle nascondere.

Morale: Wiltgen sembra allora volerci indicare, prima dell’inizio della lettura, che il suo libro non è uno strumento per decidere da quale parte dello schieramento vorremmo stare; ma di prestare attenzione, piuttosto, ad un aspetto più elevato: — al Concilio il mondo si è riunito per discutere. Uomini potenti vi hanno preso parte. Alcuni tra loro hanno abusato della autorità di cui erano investiti (l’ala progressista soprattutto) ed hanno tramato alle spalle del Concilio per vedere realizzati i loro piani. Altri invece (l’ala conservatrice soprattutto) hanno strenuamente resistito, arroccandosi su obbiettivi prefissati (posizioni di difensiva). Poi, però, là in mezzo scorse un fiume. Forse meno limpido e cristallino di prima (negli uomini, nel loro insegnamento). Ma quel fiume – la nostra realtà, questa Chiesa, unica, visibile, indiscutibilmente Lei – scorre ancora; e genera ancora figli; e scorrerà e figlierà fino alla fine dei tempi.

E sopra questo fiume ci siamo tutti, peccatori e santi, dentro quella nave che è la Chiesa, la quale cavalca i marosi spesso molto burrascosi della storia. E dentro questa imbarcazione noi dobbiamo stare, per completarla.

Breve elogio di un uomo onesto



Padre Ralph M. Wiltgen S.V.D. fu sacerdote, ma anche storico e giornalista americano (morì nel 2002). Era un missionario plurilingue, che al tempo stesso svolgeva incarichi tra Roma e gli Stati Uniti come direttore pubblicitario internazionale per il suo ordine (i Missionari della Parola Divina) e per lo stesso Vaticano. Vantava dunque un ottimo background di giornalista ad alta erudizione avente una forte coscienza improntata alla verità ed alla oggettività (combinazione alquanto rara se non del tutto scomparsa oggi). Durante il Concilio attorno alla sua persona venne installato a Roma un servizio di notizie avente un preciso scopo: raccontare giorno per giorno la cronaca conciliare e così supportare la stampa nazionale ed estera ad avere notizie serie ed attendibili su quello che avveniva realmente in S. Pietro; perché già allora la disinformazione era enorme, sia da parte dei comunisti che da parte degli Scalfari dell’epoca. Wiltgen fu dunque l’unico sacerdote – in veste di cronista, non di teologo – ad essere formalmente autorizzato dalla Santa Sede a registrare e riportare per iscritto la cronaca del Vaticano II e intrattenere relazioni con la stampa e con i Padri conciliari che venivano da tutto il mondo.

Il suo ruolo fu di enorme importanza perché dalle sue mani passava l’immenso materiale che riguardava il Concilio sia dentro (i 281 giorni che il Concilio passò in seduta) che fuori l’Assise.

Quotidianamente Wiltgen pubblicava un bollettino (ufficiale ma indipendente) di notizie plurilingue sugli atti del Concilio, il Divine Word News Service, che raggiungeva abbonati in 108 Paesi del mondo. Avendo questo servizio la sua sede a Roma, Wiltgen fu presente ad ogni sessione, ad ogni incontro, e conobbe tutti i protagonisti, li incontrò e li intervistò in veste ufficiale, a volte in veste semi-ufficiale (come la sera in cui, egli racconta, si recò a casa del cardinale Ottaviani per discutere riguardo al problema della collegialità, che fu la battaglia più drammatica al Concilio Vaticano II. Ottaviani gli confidò: “Sono appena arrivato da una riunione della Commissione teologica e la situazione sembra promettere molto male; i francesi e i tedeschi hanno messo tutti contro di noi...”).

L’opera che Wiltgen pubblicò sotto imprimatur parte da questa esperienza e si basa su documenti veri e crudi che gravitavano nel suo ufficio come una valanga di informazioni.

«Per scrivere questa storia – dice l’Autore – ho avuto accesso a tutta la corrispondenza ufficiale, documenti e fogli di lavoro ricevuta dai Padri del Concilio tramite la segreteria del Concilio. Nonché a tutta la corrispondenza e alla documentazione inviata dal “gruppo del Reno” ai suoi membri, nonché alla documentazione aggiuntiva di altri gruppi e conferenze episcopali, ai verbali delle riunioni, alla corrispondenza privata, ecc.».

E visto che il Concilio era seguito più di ogni altro avvenimento al mondo, suscitando curiosità, rumors e tantissimo inquinamento mediatico, tutte le agenzie di informazione dipendevano dalle notizie e dal materiale di prima mano di cui padre Wiltgen poteva disporre quotidianamente. 

Fu per provvidenza che un professionista tanto sincero ebbe a disposizione tanto potere mediatico; altrimenti molto del Concilio sarebbe finito nel tritacarte della potente censura renana.

Wiltgen non si accontentava di ricevere, ma si prodigò per fare da trait d’union tra i rispettivi schieramenti in lotta tra loro. Intervistò due Padri al giorno durante i 281 giorni in cui il Concilio fu in sessione. Abbiamo qui una nota coloratissima: le interviste fatte ad Ottaviani, Lefebvre, De Castro Mayer, Sigaud, etc., – per i quali Wiltgen nutriva grande rispetto – nel suo libro vengono sapientemente frammischiate alle interviste dei loro più acerrimi nemici – i card. Liénart, Suenens, König e soprattutto Frings –, per i quali l’autore avrebbe, forse, voluto teologicamente parteggiare con “volontà antecedente”, ma non poté farlo con “volontà conseguente” viste le loro continue malversazioni, che di evangelico avevano ben poco.

Wiltgen con grande serietà volle annotare ogni cosa e tutto trasmettere. La sua testimonianza si rivela così di sensazionale importanza.

E poi la reputazione dello Wiltgen rimane granitica, intatta ed inattaccabile; nessuno ha mai potuto contestare il frutto della sua ricostruzione calibrata, capace di bilanciare discussioni, votazioni e decisioni prese in Sala del Concilio con avvenimenti a latere o “dietro le quinte”; informazioni e aneddoti quasi sempre inediti.

L’opera, perciò, ha il carattere delle grandi inchieste giornalistiche che lasciano un segno.

Questo può essere lo slogan per il libro. L’altro slogan potrebbe essere: questa è la storia vera del Concilio Vaticano II. O meglio: la storia sconosciuta del Concilio.

Il Concilio sconosciuto.


* * *

Addendum
Dedicato ai lettori più tenacemente tradizionalisti

Alcuni fatti che questo libro mette in luce sono incredibili per quanto sorprendenti. Per noi l’aspetto più importante è la scelta dello Wiltgen di concentrarsi sul ruolo svolto dalla coalizione dei Vescovi liberali nel voler assumere, con mezzi leciti ed illeciti, il comando del Concilio e, quindi, il che è cruciale, della direzione delle Commissioni istituite dal Concilio, le quali andarono a creare gli schemi sottoposti al voto generale. Queste commissioni furono rovinose perché implementarono il Vaticano II e furono responsabili dell’interpretazione delle raccomandazioni della Chiesa Conciliare nelle successive applicazioni di pratiche ecclesiali e pastorali.

Le Commissioni, nonché il gruppo dei Moderatori (i quali avevano gioco facile nel dirottare le discussioni) col passare degli anni vennero infarcite di uomini dell’Alleanza Europea, il gruppo del Reno, i quali avevano un unico scopo: spingere le discussioni più in là del dovuto per ottenere un avanzamento nella Chiesa. Domandare 100 per ottenere 50.

Il potere di controllo nelle singole commissioni del Concilio cadde interamente nelle mani di questi uomini – dunque dei progressisti, dunque di coloro che più di tutti erano influenzati dal protestantesimo e dal neo-modernismo della nouvelle théologie – i quali si coalizzarono organizzativamente buttandosi addosso un’egida riccamente disposta di risorse pressoché illimitate.

Ed è verissimo che “con la morte di papa Pacelli, l’aggiornamento del Cristianesimo è penetrato nell’ambiente ecclesiale ed ha prodotto la Rivoluzione del Concilio Vaticano II, che – partendo da Giovanni XXIII con Francesco (2013-2020) ha toccato il suo apice” (d. Curzio Nitoglia, I Fratelli Maccabei contro Antioco Epifane / 1).

Epperò, nonostante questo condividiamo l’ispirazione di padre Wiltgen che accompagna il corso della sua opera. Essa, secondo noi, è la giusta via da tenere, che vogliamo indicare ai nostri lettori.

Neanche nei momenti più terrificanti Dio abbandona la Chiesa. Tutto rientra nei Suoi disegni. Ogni potestà viene da Dio: traditori e omicidi (anche della verità) non arrivano al trono (del comando) se non permettendolo Dio (padre Marco Sales, III libro dei Re, di prossima stampa EFFEDIEFFE).

Gli eventi, che per gl’increduli sono talora oscuri, vanno interpretati alla luce di quel gran principio che tutto è ordinato a vantaggio degli eletti; che i beni e i mali vengono distribuiti con la mira alla nostra santificazione e all’eterna nostra salute.

L’opera di Padre Wiltgen è quindi decisiva in vista e per il fine di quella sopra accennata ‘risoluzione’, che agogniamo e che vorremmo oggi favorire in qualche modo.

Essa ci dà gli strumenti per conoscere, giudicare e restare liberi nella verità. Ci insegna a rispettare il nostro lavoro e tenere fede alle promesse fatte, anche se queste cozzassero contro i nostri desideri iniziali. E soprattutto ci dà l’esempio più grande, che a noi puri tradizionalisti mediamente manca: la pietà e la compassione nei confronti di chi erra. Perché la legittima difesa non è proibita e non ci è comandato di offrire sempre e ad ogni costo l’altra guancia, ma non dobbiamo nemmeno mai esagerare nella reazione e soprattutto non portare odio e rancore al nemico che certe volte dobbiamo combattere. “Chi pensa di stare in piedi tema di cadere” (Romani XI, 1-32).

Il Reno si getta nel Tevere non dovrà essere una roccaforte per tradizionalisti irriducibili; né vuole essere un’inchiesta scandalistica (in quel caso non l’avremmo pubblicata); invece, e proprio per questo, è un’opera attuale, viva, vera, che punta ad una sintesi, animata da uno spirito soave di carità, che ha in vista il bene comune.

Ripenso a Il cinque maggio. Alla conversione dell’uom fatale che da sé si nomò; al cantico sciolto dall’ultimo poeta cattolico per quell’acerrimo nemico; penso, poi, a quest’opera, e mi pare che essa abbia lo stesso carattere, la stessa prerogativa: servire a sciogliere i nostri duri nodi, ad infonderci speranza; di come lo Spirito Santo, nonostante l’uomo sbagli nell’esaltazione del proprio io, per il vano onore del mondo e per la ricerca della gloria e del potere umano, non perda mai una partita in cui vuol trionfare; non smetta mai di operare a vantaggio nostro e della sua Chiesa, di cui nessuno può davvero fare a meno.

La benedizione urbi et orbi ce lo ha ricordato. Leggere il vero resoconto del Concilio ce lo confermerà alla fonte. Così potremo, finalmente, trovare quiete dalla nostra trepida ricerca di una forma preconciliare ormai perduta e riposare saldi e sicuri «nell’eterna e immutabile verità che si trova nella Chiesa di ieri, di oggi e di sempre».

EFFEDIEFFE


 
(Il Reno si getta nel Tevere, 340 pp., 185x245mm con bandelle)
 
20,70 euro
23,00 euro
(sconto speciale per i lettori EFFEDIEFFE fino al 12 aprile)

 




1) Classico è il caso di Nostra aetate n. 4, § h, 28 ottobre 1965, quando dice che «gli ebrei non debbono essere presentati come rigettati da Dio, quasi che ciò scaturisse dalla S. Scrittura». Secondo le due fonti della divina Rivelazione (Tradizione e S. Scrittura) invece Dio ha rigettato Israele infedele ed ha stretto un Nuovo ed Eterno patto con l’Israele fedele a Cristo e con i Pagani convertitisi a Dio. Il Concilio Vaticano II è un magistero pastorale, che non ha voluto definire né obbligare a credere e quindi non è infallibile. In questo caso, dunque, è dovere nostro “restare fermi ed ancorati alla Rivelazione ed attendere la soluzione dogmatica ed infallibile dalla legittima autorità, senza arrogarcela dal basso” (d. C. Nitoglia, Isaia e Israele alla luce di S. Giovanni Crisostomo).


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Commenti  

 
# cgdv 2020-03-29 18:29
Nell'articolo di presentazione di questo testo è già detto tutto quello che riguarda le intenzioni sottese alla sua traduzione e pubblicazione in lingua italiana. In attesa di leggerlo, complimenti per questo nuovo sforzo editoriale.
Giuliano
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# pulikovskij 2020-04-01 20:27
Il Vaticano II è tutt'ora virus letale ben peggiore (per la salute del mondo) del Covid 19 e di qualsiasi altro. C'è solo da chiedersi (non ho trovato risposta nel testo di Roberto de Mattei e in altri documenti, ma è sicuramente mia lacuna): da chi e come caspita furono nominati cardinali e vescovi e professori delle facoltà teologiche i SOVVERSIVI che si imposero nel concilio, esautorando la potente (?) Curia presidiata (malissimo,
evidentemente) da Ottaviani e gli altri tradizionalisti ??? La domanda è, ovviamente, retorica (!!!).

****

Gentile lettore,

ha letto i libri e documenti inadatti a comprendere; non tanto per le intenzioni autoriali, ma per una questione di materiale a disposizione, che nel caso di Wiltgen fu di prima mano, nel caso degli altri autori no. Legga "Il Reno si getta nel Tevere" per capire. Noterà, a posteriori, che la sua domanda - nonostante fosse retorica - non era posta correttamente. Non deve guardare al ‘prima’ o al ‘dopo’. Parlando del Concilio deve guardare al Concilio. Questa è la differenza con tutte le altre ricostruzioni: chi non c'era parlerà del ‘prima’ e del ‘dopo’, per forza di cose. Chi c'era, era presente ed ha visto tutto, parlerà solo del Concilio e di come si è veramente svolto. Questa è l'unica cosa che conta, e l'unico approccio che porta risposte. E potrà darsele da sé dopo aver analizzato il testo. Qui sta il senso dell'invito alla lettura proposto sopra e la ragion d'essere del libro di padre Wiltgen.

Grazie
La Redazione
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# pulikovskij 2020-04-02 13:06
La ringrazio.
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