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A difesa della verità Cattolica
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Ragioni e motivi di speranza

Prendo occasione dall’uscita del nuovo libro EFFEDIEFFE per discorrere dell’attuale situazione della Chiesa. L’articolo, per non tediare il lettore, viene diviso in due; la seconda parte verrà pubblicata tra qualche settimana, all’atto di un nuovo testo che vedrà luce intorno a novembre.

* * *

Nell’editoria cattolica in ricostruzione ritorna un testo essenziale, che va a colmare un vuoto di buoni libri di teologia (non più stampati né ristampati) creatosi a seguito della rivoluzione conciliare.

Scritto nel 1959, il Trattato di Teologia Fondamentale (Fundamentaltheologie) del professore universitario e sacerdote bavarese Albert Lang (1890-1973) è un classico tra i manuali di teologia dedicato a tutti i laici desiderosi di affinare ed irrobustire la loro preparazione storico-teologica, come a quella coraggiosa porzione di clero rinascente desiderosa di tornare a studiare sopra un testo affidabile, oggettivo e saldo.

Il Trattato del Lang che EFFEDIEFFE ristampa comprende l’Ecclesiologia (parte apologetica sulla Rivelazione divina e parte dogmatica sulla Chiesa di Cristo) e l’Apologetica o Teologia fondamentale vera e propria (ossia lo studio sulla credibilità della Rivelazione divino-cattolica da un punto di vista storico e logico).

Lang affronta gli argomenti summenzionati secondo i canoni e le forme classiche, con profondo spessore teologico, fedele all’insegnamento «recta ratio fidei fondamenta demonstrat» del Concilio Vaticano I; aderendo alla realtà, alla tradizione, Lang trae il suo insegnamento veracemente cristiano, con una particolarità rilevante: la Teologia da lui compendiata, assolutamente canonica, non ignora il cambiamento apportato dalla modernità insieme con le rinnovate dinamiche globali a cui la Chiesa dovette far fronte; le contempla, ma le interpreta alla luce dell’Evangelo, scansando l’errore evoluzionista, ricordando che la forza propulsiva dello sviluppo dottrinale dogmatico è lo Spirito Santo, il Quale vivifica incessantemente la Cattedra Apostolica rendendola sale per le genti, avente il compito di preservare la terra dalla corruzione(1).

Diamo un breve sguardo all’oggetto del libro (cos’è la Teologia fondamentale), per evidenziare il valore e per far risaltare l’utilità di una buona formazione teologica oggi totalmente trascurata (con gravissime ricadute nell’ordine dommatico e morale):

L’oggetto centrale della Teologia fondamentale è la rivelazione soprannaturale, il fatto della rivelazione. La Teol. fond. deve dimostrare a) che il Cristianesimo è religione rivelata; b) che la Chiesa è l’organo mediatore di questa rivelazione; c) che le verità della rivelazione divina sono contenute nella Scrittura e nella Tradizione e vengono proposte e interpretate infallibilmente dalla Chiesa, la quale possiede una bellezza interna che solo Dio, suo fondatore e sposo, conosce perfettamente, e che a noi non sarà pienamente manifestata che nel cielo.

Di conseguenza, il compito della gnoseologia teologica è quello di stabilire: 1) che la Rivelazione, attuatasi in uno sviluppo storico, ha raggiunto la sua forma definitiva in Cristo; 2) che tale rivelazione, per disposizione di Cristo, ci viene presentata da un magistero infallibile; 3) che la fonte da cui esso l’attinge è costituita dalla Scrittura e dalla Tradizione.

Da qui la divisione dell’opera in tre trattati interni:

1. La missione di Cristo o dimostrazione cristiana.

2. Il mandato della Chiesa o dimostrazione cattolica.

3. La trasmissione della rivelazione da parte della Chiesa.

La Teologia Fondamentale non si occupa delle difficoltà od obbiezioni mosse contro le singole verità di fede (ambito questo dell’Apologia) ma soltanto delle opposizioni contro la fede rivelata in genere, cioè dello spirito anticristiano, razionalistico. Il suo dovere è portare alla fede, giustificando l’atteggiamento di fede in generale. È pertanto vero che la Teol. fond. non deve neppure dimostrare la «verità» del Cristianesimo, bensì la sua credibilità.

In concreto, il compito principale della Teol. fond. è quello di dimostrare che il Cristianesimo è una religione rivelata da Dio in modo soprannaturale. Secondo compito: suscitare la volontà di credere, dimostrando dinnanzi al tribunale della ragione il diritto ed il dovere della fede, disponendo il cuore ad accettare questa fede.

Attraverso il metodo della dimostrazione razionale (dunque non dommatica, perché la Teol. fond serve la dommatica preparandole il terreno) Lang concluderà che il Cristianesimo è “la religione assoluta, che ha valore unico ed esclusivo” (pag. 445), escludendo il “diritto equivalente di altre religioni” e negando “la possibilità che la Rivelazione cristiana”, terminata con la morte dell’ultimo Apostolo, “possa essere superata da un ulteriore e superiore sviluppo religioso”.

Cristianesimo, Chiesa e Mondo correttamente interpretati

Al periodo che seguì il decreto Lamentabili del 1907 (S. Pio X contro il Modernismo), in ambiente ecclesiale cominciò a farsi strada una nuova corrente teologica; si deve questo nuovo inizio, che condurrà direttamente al Progressismo degli anni ’60, all’intento di Maritain di voler laicizzare la cristianità; Maritain, che abbandonò le ubertose sponde del tomismo per farsi traghettatore del nuovo assalto gnostico contro la Chiesa, negli anni ’30 fu il primo che cominciò a parlare di una “cristianità laica”; grazie alla sua autorità e attraverso il suo libro Umanesimo Integrale (1934)(2), le sue idee di umanesimo cristiano, attecchendo dappertutto, cominciano a plasmare un’intera generazione di clerici e di laici; il prodotto di questa semina sarà la nuova corrente di teologi (Chenu, Congar, Schillebeeckx, Metz, etc.) i quali, verso la fine degli anni ’50, inizieranno con maggiore insistenza a parlare di un cristianesimo e di una Chiesa al servizio della costruzione del mondo, rivalutando il mondo e la mondanità presentandoli come un “fenomeno cristiano” o perlomeno di cristianesimo implicito.

Tra Maritain (con la sua cristianità secolare), Congar (con la sua autonomia del mondo davanti alla Chiesa), Schillebeeckx e Rahner (con il loro cristianesimo implicito nell’uomo), Harvey Cox e Jean Cardonnel (con la loro completa secolarizzazione del Cristianesimo) vi sarà totale continuità, un medesimo progetto, le medesime direttive. Il primo disordine (anni ’30) prepara il terreno a quello successivo (’60-’70).

Col dissolvimento dell’idea corretta di Cristianità innescato dal Maritain, si smarrisce di conseguenza la retta impostazione e formulazione delle relazioni tra natura e grazia, tra Chiesa e civilizzazione, tra Dio e mondo, dando il via a quel processo rivoluzionario che condurrà il mondo (insieme alla Chiesa) ad abbracciare una sorta di comunismo d’emergenza ed instraderà la religione verso un cristianesimo cabalistico —– in un processo teogonico (di Dio) che si confonde con il processo cosmogonico (del Mondo) e antropogonico (dell’Uomo).

Per dirla più chiaramente: Dio, il mondo e l’uomo concepiti come una totalità omogenea.

Questa logica, come detto, segue un suo percorso, rigoroso ed irreversibile, plurisecolare, millenario, che sfocia in ciò che S. Giovanni descrive al cap. XIII dell’Apocalisse e che oggi, Dio permettendo, ci ha condotto fino a Bergoglio.

Per ora fermiamoci senza procedere oltre (lo faremo con un prossimo articolo). Il Trattato di Lang merita centralità assoluta, affinché il lettore ne colga a fondo l’importanza.

Siamo a cavallo tra la morte di Pio XII e gli anni del Concilio. Il salto alle nuove correnti teologiche non attecchì istantaneamente e non fu sufficiente l’irrompere sulla scena di una figura ambigua come Giovanni XXXIII. Di fatto, ci vorranno 60 anni prima di vedere dei pomi maturi spuntare dall’albero, all’apparenza buoni e belli e gradevoli d’aspetto, ma avvelenati (Francesco I).

Come pecore tra i lupi, in quel periodo erano all’opera anche buoni teologi, retti nella dottrina (merito della loro fedeltà) e illuminati da Dio. Uno di questi fu certamente il tedesco Albert Lang, che fu professore incaricato di Teologia Fondamentale all’Università di Monaco nel 1939 e in seguito presso la Cattedra della Facoltà Teologica dell’Università di Bonn dalla quale si ritirò dall’insegnamento nel 1959 (nel 1953 aveva ricevuto la nomina a Prelato della casa papale).

Il Trattato di Teologia Fondamentale del 1959 risulta decisivo per potersi riannodare alla radice teologica che persisteva sana e di cui fu un munifico protettore il card. Alfredo Ottaviani.

L’Ecclesiologia insegnata da Lang (o dimostrazione cattolica – parte II del suo libro) è una delle migliori mai realizzate, per chiarezza e incisività; in particolare risulta magnifica la parte sulle Caratteristiche della vera Chiesa di Cristo (pagg. 381-423), caratteristiche (o Note) che sono in diretta contrapposizione con quelle tipiche dei sistemi gnostici o cabalistici (contro-chiesa).

Il tema “I Tempi Moderni e la Chiesa” (pag. 258) serve a contrastare la dottrina della “Chiesa invisibile” insegnata da Hans Küng, esponendo quale sia la corretta idea del regno di Dio, regno spirituale e terreno insieme, ma con necessarie differenziazioni tra una sfera e l’altra, onde evitare di cadere nella Chiesa pneumatica tipica dell’eretico svizzero.

Le pagine del Lang servono dunque allo scopo di contrastare frontalmente i veleni di Maritain, Congar, Küng, Rahner, Schillebeckx, Metz e Karl Barth, i quali, a partire dal biennio 1959-1960, hanno rinnovato l’ambito della scienza teologica attraverso oscuri aggiornamenti smantellando l’intero edificio della fede cristiana un pezzo per volta.

Oltre al rapporto tra Chiesa e Mondo il Lang è fondamentale anche per reimpostare la sfera privata tra Dio e l’uomo, insegnando che il cattolicesimo è dinamica spirituale ma secondo la forza di attrazione divina contro ogni forma di fede soggettivista e immanentista.

“Dio ha creato il mondo e lo ha creato per noi” insegna Lang; esso è un Suo dono ma nello stesso tempo è un messaggio del donatore ai donatari. Attraverso il creato Egli parla all’uomo e lo impegna (pag. 50). Attende da lui una risposta, non soltanto un’indagine teorica del mondo, ma una presa di posizione religiosa, ovvero l’accettazione riconoscente e l’omaggio laudativo a Lui, non all’uomo.

La fede in una rivelazione divina dev’essere pertanto giustificata dinnanzi alla scienza ed alla coscienza. Una fede che fosse soltanto rischio cieco — come asserisce Bergoglio(3) — sarebbe una fede priva di serietà, un gioco avventuroso, indegno ed irresponsabile in una decisione così seria.

Ma un atto di fede responsabile, come non è possibile senza il controllo e le prove della ragione, così non può essere frutto dellattività della sola ragione medesima” — precisa Lang (pag. 15). La fede è un atto libero e meritorio; e lo può essere soltanto perché vi contribuiscono essenzialmente anche la libera volontà e la grazia divina. Con ciò diventano chiari i confini ed i limiti di una motivazione puramente razionale della fede (errore per eccesso). La sua efficacia dipende dalla cooperazione di forze morali (volontà e cuore) e di grazie divine.

La volontà interviene — oltre che nel far sì che la fede permei la vita — nell’orientare l’animo verso la rivelazione, nell’imperare lo stesso assenso di fede, anche per riconoscere i motivi di credibilità (perché l’oggetto della fede è inevidente come insegna S. Tommaso nella Somma contro i Gentili, 3, 40 e nella Summa Th. I, q. 12, a. 13).

L’atto di fede non è dunque il risultato di una conclusione logica cogente. L’accettazione per fede della rivelazione divina richiede piena fiducia nella testimonianza divina. Ma la fiducia è qualcosa di più di una constatazione neutrale o di una presa di posizione puramente teorica, insegna Lang; “esige una decisione esistenziale, personale, che include stima, dedizione, fervore religioso verso Dio. Perciò il credere proviene da una santa disposizione verso Dio” (Lang, pag. 17).

Come vediamo, secondo la Teologia, l’atto di fede non è di pertinenza della sola ragione, bensì di tutta la persona umana nel suo insieme (ragione, affidamento, volontà).

La teologia non deprime mai le facoltà umane — l’utilizzo della libertà (che secondo i protestanti il cattolicesimo ingabbierebbe) —, semmai potenzia queste facoltà, le perfeziona, come Dio attraverso la grazia, che non limita la nostra libertà bensì la attua.

Allo stesso modo però non si deve commettere l’errore per difetto, ovvero quello del sentimentalismo religioso. La teologia — almeno fino agli anni ’60, da quando è cominciato il processo di immanentizzazione di Dio nella coscienza dell'uomo — ha sempre contrastato l’idea che il carattere religioso nasca da un semplice bisogno creato dall’individuo(4); al contrario insegna che questo carattere è anzitutto una chiamata posta da Dio, dunque dal di fuori.

La fede in Dio non è il riempitivo della nostra ignoranza, non è conseguenza della paura, o della debolezza, o dell’egoismo, e soprattutto non risponde ad una esigenza e capacità ontologica connaturata nell’essere umano (K. Rahner), bensì è espressione della suprema obbligazione e responsabilità. Non si tratta di desideri dei quali noi disponiamo, ma di un dovere, che ci pone sotto la legge dell’eternamente valido, dal valore ultimo e sacro.

Il valore assoluto ci impegna, prima che noi lo impegniamo” spiega Lang a pagina 134 della sua opera.

Quando invece crediamo che la conformità della verità non sia secondo la realtà ma secondo la nostra mente che giudica — la mente dell’uomo con le sue esigenze in continua evoluzione secondo quelle “dei tempi” — allora non parliamo di religione Cristiana e men che meno di Cattolicesimo, bensì, al massimo, di Pragmatismo, di religione dell’azione (senza fondamento perché fondamento di sé stessa) e della pura pratica, come oggi la professano i vertici della Chiesa, la cui radice è sempre il Progressismo che trasforma la fede in servizio dell’uomo, in puro assistenzialismo(5).

Il cattolicesimo è qualcosa di più complesso e profondo. E questa complessità non è mai un’“etica che uccide lo spirito” (come sostengono i Protestanti), né “vuoto trionfalismo” (come dice Bergoglio), ma è uno sguardo in un abisso che trascende l’uomo (la natura divina), abisso che l’uomo non può penetrare, né esaurirne il contenuto (perché infinito), ma attraverso la rettitudine dell’intelligenza può trovarvi una via salvifica che ha sempre evidenza di credibilità(6).

Tirando le somme intorno al Trattato di Teologia Fondamentale

I brevi accenni sopra riportati ci permettono di comprendere l’intensità del maremoto che si è abbattuto contro la Cristianità. Nonostante questo non dobbiamo mai perdere fiducia nella protezione della divina Provvidenza, perché Cristo continua a vivere e ad agire nella sua Chiesa; nondimeno resta la necessità di dover risvegliare le nostre coscienze, secondo la volontà, affinché percepiamo l’urgente necessità di dover tornare alla retta teologia, che esiste e che aspetta soltanto di essere còlta, studiata e nuovamente onorata.

Purtroppo la burrasca sta oggi nel suo pieno vigore e come un turbine vasto, incalzante, vagabondo, scoscendendo e sbarbando alberi (A. Manzoni, I promessi sposi, cap. XXVII) ha causato ferite tanto profonde che la ricostruzione si deve sperare che avverrà, ma se avverrà per volere di Dio dovrà essere faticosa; una terra cosparsa di spine e triboli da cui con grande fatica dovremo trarre nutrimento (Gen. III, 18).

Ed è proprio nella capacità di svellere questo spinaio che risiede la grande utilità di un Trattato come quello di Albert Lang(7). Utilità che, osservando il male interiore che ha colpito la Chiesa, mi sembra possa riassumersi nel seguente concetto:

Dover ricondurre nel pensiero dell’uomo il giusto ordine degli elementi che fondano il cristianesimo: luomo a servizio di Dio, non Dio a servizio delluomo.

La Chiesa, quale intermediaria e sul modello del Maestro divino, deve tornare al servizio dell’uomo, del mondo, anzitutto secondo il fine soprannaturale (Timete Deum et date Illi honorem, S. Vincenzo Ferreri) e solo in seguito deve farsi garante di un servizio temporale. Porre invece il cristianesimo al servizio dell’ideale umanitario, a servizio dell’uomo terreno, equivale a procedere secondo il programma gnostico di costruzione del Superuomo, che per evoluzione universale e partendo dal nulla giunge all’essere planetario totalmente cristificato (T. de Chardin, Ranher)(8).

Nel nostro piccolo (ma l’impegno è grande!) vorremmo provare a porre una barriera ideale a questo disfacimento della fede inserendo un altro tassello nell’edificio del pensiero cristiano in ricostruzione, tassello che va a collocarsi in quella libreria cattolica che stiamo tentando di riformare seguendo la guida e i consigli del caro amico don Curzio.

L’apporto del Compendio di Teologia Fondamentale di Lang sarà quanto mai prezioso e significativo per sacerdoti e laici che responsabilmente e rispondendo alla chiamata di Cristo conoscono l’importanza difensiva di una salda preparazione teologica — umiliata e calpestata ma sempre viva e fedele.

Il cammino resta tribolato. Quarantennale la traversata di questo deserto. Durante tale transito il Lang può rappresentare un buon viatico per non finire tra le “acque di contraddizione” che ci conducono ad una ribellione totale a Dio (Num. XX, 2-13); ribellione da cui ognuno di noi, diffidando di sé stesso, deve guardarsi ogni giorno.

Lorenzo de Vita



(Compendio di Teologia fondamentale, 564 pp. formato grande con bandelle)
 
23,00 euro
25,00 euro
(sconto speciale per i lettori EFFEDIEFFE fino al 27 settembre)





1
)
“La Chiesa — scrive Lang a pagina 491 — deve conferire alla parola di Dio una espressione comprensibile a tutti i tempi ed a tutti i popoli. La verità rivelata non è un possesso morto, non è un capitale che debba essere chiuso nella cassaforte della lettera morta, ma dev’essere posto in circolazione come un talento sempre esitabile, affinché possa essere accettato dagli uomini delle epoche e civiltà più diverse e penetri e fecondi tutti i settori della vita. (...) Perciò la trasmissione della rivelazione non può essere un ‘tradere’ meccanico ed a schemi fissi, ma un ‘praedicare’ vivo e ripieno di spirito (…) rigettando dunque due concezioni estreme: il fissismo e l’evoluzionismo”.

Questo approccio teologico tradizionale — ovvero conscio che la cultura moderna sia intrinsecamente perversa  ma attento ad un mondo che cambia velocemente a partire dal 1955 — doveva essere quello voluto da Pio XII come ossatura per il Concilio. Lang, difatti, anticipa tematiche tipiche dei nostri tempi, che vanno dal confronto con le altre religioni, al problema dei “fratelli separati”, a quello scabroso della libertà religiosa, ma le risolve tutte confermando l’assolutezza della fede cattolica. È assoluta quella religione nella quale viene resa a Dio l’adorazione che gli spetta. E proprio “sotto questo punto di vista il Cristianesimo — scrive Lang a pag. 450 — è la religione assoluta, non più superabile”. Lang pertanto risponde alle esigenze nuove senza compromettere le posizioni classiche della dottrina cattolica.

Purtroppo al Concilio Vaticano II prevalsero altre correnti, ben più potenti e danarose, in particolare quelle dell’‘Alleanza Europea’, composta da teologi, vescovi e cardinali (Alfrink, Frings, Bea, König, Liénart, Suenens) dei Paesi lungo il fiume Reno (Germania, Austria, Svizzera, Francia, Paesi Bassi a cui aggiungere la Scandinavia, Islanda e Finlandia), i quali pendevano dalle labbra di teologi come Rahner, che il cardinale di Germania Joseph Frings un giorno definì “il più grande teologo del secolo” (sic). È pertanto verissimo che il Progressismo rende il sale insapore, atto ad esse gettato ai cani.

2) Da intellettuale qual era, Maritain si appoggiò al più dinamico Emmanuel Mounier, che fu il braccio operativo delle idee maritainiane. Mounier, avverso al “cattolicesimo integralista di orientamento fascista’ (1934)”, nei suoi scritti e per mezzo della rivista Esprit teorizzò un «personalismo comunitario» in cui si fondono motivi filosofici disparati, tratti soprattutto dallo spiritualismo cristiano (Péguy, Bergson, Blondel), dall’esistenzialismo (Berdjaev, Marcel, Barth) e del marxismo.

3) Credere è anche un grande rischio: e se non fosse vero? Osare, osare, ma tutti insieme. Per questo pregare insieme è tanto bello: perché ci aiutiamo l’un l’altro ad osare” (Quando pregate dite Padre nostro…, Rizzoli 2017, pag. 114). Questo l’insegnamento “kantiano” del papa. Nel suo libro Bergoglio giunge a dire una cosa ancora più grave: “Dio non può stare senza di noi; lui non sarà mai un Dio ‘senza l’uomo’; è Lui che non può stare senza di noi, e questo è un mistero grande! Dio non può essere Dio senza l’uomo” (pagina 98). Al sapere che il dio della gnosi, di Spinoza e di Hegel a) è un Dio in divenire e dal quale emana il mondo come una necessità e b) soltanto nell’umanità [Dio] raggiunge la plenitudine delle sue virtualità, quali conclusioni dovremmo trarne? Ma di questo in un prossimo articolo.

4) È il “cristianesimo anonimo” di Karl Ranher, “implicito” o “incognito”, secondo cui la natura umana sarebbe cristificata, di conseguenza la decisione personale dell’uomo sarebbe sempre in grado di raggiungere una dimensione soprannaturale non importa quale (sarà sempre quella giusta).

5) Vedremo il come e il perché di questo Progressismo gnostico all’atto di una prossima iniziativa editoriale.

6) Per dimostrare l’esistenza di Dio, alla teologia soprannaturale (Rivelazione) è indispensabile anteporre una teologia naturale (che San Tommaso chiama preambula fidei), ovvero quelle verità di pura ragione che sono i fondamenti negativi sopra i quali poggia la Fede; senza questa via razionale la fede sarebbe fideismo campato per aria, adoreremmo un Dio senza identità e senza nome che non possiamo conoscere (Kant), e per farlo sarebbe sufficiente la sola scriptura (protestantesimo). È pertanto necessaria la metafisica, attraverso la quale il lume naturale della ragione – che è già una certa partecipazione della luce divina – giunge a Dio. L’ignoranza religiosa va combattuta (dovrebbe essere uno dei primi compiti dei singoli parroci), perché la conoscenza del problema religioso è il primo dei doveri dell’uomo. Detto questo la fede non è mai razionalismo. Una delle più fondamentali tesi tomistiche è che “l’essere è più nobile del pensare” (in I Sent d. 17, q. 1, a. 2), sentenza dalla quale s’impara che la buona volontà nobilita l’intelletto, e che “l’amore si eleva a Dio più perfettamente dell’intelligenza” (De Ver., q. 4, a. 2, ad 7). La moralità della vita, con la quale lodiamo Dio, dipende non dall’acutezza dell’ingegno (altrimenti chi ha un intelletto più debole dovrebbe essere in potenza un cristiano più cattivo, il che non è vero), ma dalla rettitudine della volontà; non dal sapere (imprescindibile eppure modesto se paragonato a Dio) ma dalla virtù. Così, Giuliotti sentenziava: “Non applaudo l’ingegno quando picchia nel vuoto ed è più nefasto dell’imbecillità” (L’ora di Barabba, p. 64).

7) Ripubblicato a cinquantotto anni dall’ultima ed unica sua edizione.

8) Ciò è evidente, perché se l’uomo viene identificato con Dio, a) si inganna l’uomo (che certamente non è Dio), b) ciò viene fatto allo scopo di poterlo meglio dominare (nichilismo edonista), e c) così scompare anche la Chiesa, perché se l’uomo viene ingannevolmente deificato, cristificato, la Chiesa non ha più motivo d’esistere con la sua opera di santificazione e preservazione; Cristo è superfluo per un’umanità che non ha più bisogno della Redenzione per compiere il suo fine e la sua vocazione. “Posti questi princìpi – scrisse s. Pio X nell’Enciclica Ad diem illum – si comprende facilmente che non rimane più posto né per Cristo, né per la Chiesa, né per la grazia, né per nulla che vada al di là della natura; in una parola, tutto l’edificio della fede è capovolto”.


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Commenti  

 
# cgdv 2018-09-14 21:57
Una presentazione appropriata all'importanza dell'opera di Lang. Anche per il fatto che vi è espresssa l'evidenza di come ci si stia allontanando sempre di più dalla teologia fondamentale, inquinandola con la perniciosa interpretazione progressista e con la svolta umanitarista.
Giuliano
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# Centuri 2018-09-16 14:01
Da incorniciare.
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