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La funzione pubblica
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Il nostro Luigi Copertino invia, a seguito dell’articolo di Blondet Quanta demokrazia possiamo pagarci, un suo contributo sulle tematiche sviluppate dal Direttore.

La redazione


La funzione pubblica


Ho lavorato per dieci anni come vicesegretario in un Comune di 10.000 abitanti per poi trasferirmi in provincia (cosa che probabilmente oggi non rifarei, ma non perché vogliono abolirle) e nel frattempo ho anche fatto esperienza, in posizione di comando, presso un ente regionale, ma vorrei far notare al Direttore che una cosa è denunciare la graduale distruzione della pubblica autorità, cui ho potuto in questi anni assistere mano a mano che essa veniva riformata (Legge Bassanini: dirigenti fiduciari, spesso senza pubblico concorso, ossia yes men dei politici che li nominano!), altra cosa è cadere nell’errore (marxista e liberista) per il quale quella autorità non dovrebbe esistere perché egemonica e quindi, come ai tempi della Rivoluzione Francese, abbatterla.

Non sto facendo una difesa corporativa. Sono il primo a poter raccontare cose indicibili che, con mia grande indignazione, ho visto fare e dalle quali mi sono sempre tenuto lontano perché non voglio esserne coinvolto.
Nè sto difendendo la mia persona che, come tutti, ha i suoi meriti ma anche i suoi difetti, anche sul lavoro. Per quanto cerchi di svolgerlo al meglio, non sempre è facile in un apparato che ormai funziona secondo logiche che non sono più quelle pubblicistiche ma quelle privatistiche, aziendalistiche, che avrebbero dovuto rendere più efficiente la Pubblica Amministrazione e che invece l’hanno inceppata perché essa, nonostante tutto, rimane Pubblica Amministrazione e non si è mai trasformata veramente in una azienda (semplicemente perché non può: se il mio ufficio ha bisogno di una fornitura deve imbastire una gara d’appalto – oltretutto con regole sempre più capziose – mentre un privato alza il telefono e chiama il fornitore di fiducia: mi si spieghi allora, per favore, dove sarebbe l’equiparazione, e la concorrenzialità, tra pubblico e privato se il primo, nella corsa, è – giustamente: si tratta di non favorire sempre una o poche imprese – caricato di fardelli procedurali ignoti al secondo?).

Ha perfettamente ragione il Direttore quando fa osservare che una volta, nella Pubblica Amministrazione, prevalevano le competenze tecniche ed amministrative e non la politica (quale politica poi? Non certo quella secondo l’accezione di Carl Schmitt?). Ma sono state proprio le riforme a determinare questo sfascio, in nome della parificazione democratica della Pubblica Autorità ai cittadini governati.

Sicché oggi, ad esempio, i rapporti tra Pubblica Amministrazione e privati tendono ad essere contrattuali, e non più autoritativi (è lo stesso fenomeno per il quale oggi i figli si rivolgono al padre chiamandolo per nome come fosse un amico!), ma nel frattempo, come detto, la Pubblica Amministrazione rimane vincolata alla sua autentica natura di istituzione che dovrebbe, per garantire la par condicio, essere super partes e non agire come un privato. Una disincrasia che si spiega soltanto con il fatto che anche in questo campo prevale ormai la logica del mercato che tutto mercifica (ha prevalso ormai anche in ambiti che si pensavano immuni: vedi matrimonio e famiglia, ridotti da sacramenti a contratti rescindibili come e quando si vuole).

La Pubblica Amministrazione è vittima del degrado epocale di questi nostri tempi né più né meno di altre realtà sociali.

Ricorda Blondet, giustamente, che molte funzioni oggi attribuite alle province potrebbero essere svolte dalle regioni. Ma il punto è proprio questo: negli ultimi 15 anni, in nome del federalismo e del principio di sussidiarietà, vi è stato un progressivo trasferimento di funzioni dallo Stato e dalle regioni verso le province ed i Comuni, attraverso deleghe amministrative o attribuzioni legislative. Non sempre, poi, sono state trasferite agli enti locali anche le risorse umane (leggasi personale che è rimasto, grazie ai sindacati, nei ministeri e nelle regioni: a far che non si sa!) e strumentali o finanziarie: ma questo è un altro discorso per quanto importante.

In effetti le province, enti napoleonici tipici di uno Stato centralista, che si sarebbero dovute abolire nel 1970 con l’introduzione delle regioni destinate costituzionalmente a prenderne il posto, sono state oggi riempite di funzioni e competenze che solo 15 anni fa non avevano. Allora esse erano scatoloni vuoti ma nessuno faceva chiasso per abolirle semplicemente perché i processi di destrutturazione mercantile del pubblico non erano ancora giunti ad un livello tale come oggi e la globalizzazione economica era solo agli inizi. Abolirle oggi significa fare marcia indietro rispetto alle dinamiche di decentramento federalista e sussidiario degli ultimi quindici anni e restituire a Stato e regioni le funzioni attualmente trasferite agli enti locali.

Questo lo dico non per te ma per tutti coloro, magari leghisti, che in preda a furori iconoclasti vanno cianciando di semplificazione e riduzione degli apparati pubblici credendo di fare discorsi federalisti. Fare marcia indietro è naturalmente legittimo e possibile ma, a quel punto, lo si faccia anche nei riguardi del ruolo della pubblica autorità e lo si riporti a quello di tipo autoritativo, che aveva un tempo, rinunciando a volerne a tutti i costi, e contro natura, fare una azienda.

Del resto, il Direttore è tra quelli che, giustamente, lamentano la scomparsa dello Stato stritolato dalla globalizzazione. Ebbene si restituisca allo Stato il suo potere egemonico ma non si parli più, a quel punto, per favore, di federalismo o di sussidiarietà.

Sappiamo però molto bene, sia Blondet che io, che mai questo avverrà perché i poteri finanziari transnazionali hanno invece bisogno proprio di togliere di mezzo tutto ciò che è pubblico potere. Ed a tal fine va bene anche destrutturare la funzione pubblica mercificandola. Una classe politica di parassiti ha fatto proprio questo bel servizio ai mercati finanziari.

Ripeto: quanto sopra non è in mia personale difesa o in difesa della mia categoria. Come dice Blondet, nel caso dell’abolizione delle province, seguiremo le funzioni riattribuite alle regioni. Oltretutto sono ormai rassegnato a fare la parte del capro espiatorio che i poteri forti gettano in pasto al popolino, esasperato per la crisi e bisognoso di prendersela con qualcuno. Saremo messi in riserva indiana, come ha scritto Blondet, in attesa di essere rottamati mano a mano che arriverà l’età pensionabile, nonostante anch’essa sembra allungarsi. Si può immaginare l’entusiasmo efficientista con il quale affronterò i miei ancora almeno vent’anni di servizio.

Gli stipendi pubblici già dalla manovra dello scorso anno sono stati congelati. La manovra di questa estate ha ulteriormente dilungato, di diversi anni, il periodo di congelamento. Personalmente non mi sono affatto accorto di recenti miglioramenti che le statistiche da Blondet citate affermano. Ma va bene così: so benissimo di essere fortunato rispetto a tanti altri e, in tempi di crisi e di necessità patria, mi sta benissimo che il mio stipendio sia congelato. Vorrei solo però che anche altre categorie mostrassero la stessa disponibilità ai sacrifici. Il fatto è che oggi, alla luce della mentalità individualista diffusa, neanche il regime fascista riuscirebbe a ripetere il miracolo dell’oro donato alla patria, anche perché non di dono alla patria purtroppo si tratta ma di stringere la cinghia per sostenere il servizio del debito pubblico ossia lo strozzinaggio planetario nelle cui grinfie siamo caduti anche per gli sprechi di una Pubblica Amministrazione che ha abdicato al suo antico ruolo sacrale.

L’impossibilità di gestire servizi pubblici per mancanza di personale, mano a mano che esso sarà rottamato per pensionamento, e di risorse finanziarie, per la crisi finanziaria, comporterà la loro inevitabile privatizzazione a beneficio dei privati investitori che entreranno nel settore e privatizzeranno tutto (anche l’acqua: fra qualche anno, del recente referendum, nessuno si ricorderà). Avremo una sanità privata, la scuola privata, l’esercito privato, la giustizia privata, etc. Sarà il trionfo delle idee degli anarcoliberisti americani.

La responsabilità di tutto questo è in primis di politici, sindacati e degli stessi dipendenti pubblici. Questi ultimi hanno rinunciato all’onore professionale e sociale che derivava loro dall’essere i rappresentanti della pubblica autorità, che ha in sé, o dovrebbe avere, qualcosa di sacrale, accettando logiche di mercato laddove il mercato non dovrebbe esserci. Del resto verso chi dovrebbe essere fedele oggi un pubblico dipendente? Verso Napolitano?!

Certamente, però, il futuro non sarà migliore neanche per coloro che oggi, anche tra i nostri lettori e commentatori, si danno all’iconoclastia istituzionale.

Luigi Copertino



L'associazione culturale editoriale EFFEDIEFFE, diffida dal copiare su altri siti, blog, forum e mailing list i suddetti contenuti, in ciò affidandosi alle leggi che tutelano il copyright.   


 
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Commenti  

 
# EMERICH 2011-08-25 09:40
Magistrale!
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# mario 2011-08-25 09:55
Vorrei, con rispetto davvero sincero, far presente a Luigi Copertino che scrive, non in burocratese, ma con l'affettata ricercatezza e ineccepibilità formale del burocrate (per capirsi, quella che produsse quella "equipollenza" che divenne oggetto di bellissimo dileggio ad Alto Gradimento).
Dico questo perché? Non certo per polemica, il pezzo è bello, chiaro, corto e leggibile. Nemmeno per non condivisione dei contenuti, condivido infatti, pur da utente del Potere Pubblico, le sue riflessioni circa il ruolo autoritativo e sacrale della Funzione Pubblica.
Di più, anche per me la destabilizzazio ne del sistema Pubblico è iniziata fortemente con la riforma Bassanini, a maggior prova che il Disegno Destabilizzator e viene dai poteri veri, dei quali il grande partito del Bassanini era solo lo strumento.
Allora perché questo commento? Non lo so! C'è qualcosa che non torna nella lettura dell'articolo.
Da utente posso abbozzare il punto di vista di chi sta dall'altra parte della scrivania; ormai negli enti (il minuscolo è voluto) si riscontrano quasi esclusivamente funzionari (i 30 40 enni di oggi) quasi per nulla formati sul piano tecnico/giuridico, consapevoli del potere di interdizione dell'ente (che è rimasto, anzi rafforzato) che esercitano anche con baldanzosa arroganza e, spessissimo, con grassa ignoranza.
È poi vero solo in parte che l'ente non è più autoritativo, ma solo contrattuale.
Vige ancora di più il Principio Guareschi (spero che la citazione sia corretta, almeno io l'avevo letta in articolo di questo signore di grande coraggio), cioè che la legge venga contrattualizza ta con gli amici (oggi si dice: di area) e applicata ai nemici (aggiornato a: di area opposta).
Chiudo qui, altrimenti questo contributo diventa inutilmente lungo e pesante, spero di aver trasmesso almeno l'intenzione che mi muove e che altri tornino sull'argomento.
Saluti a tutti.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# Luigi 2011-08-25 13:05
Citazione mario:
Vorrei, con rispetto davvero sincero, far presente a Luigi Copertino che scrive, non in burocratese, ma con l'affettata ricercatezza e ineccepibilità formale del burocrate (per capirsi, quella che produsse quella "equipollenza" che divenne oggetto di bellissimo dileggio ad Alto Gradimento).
Dico questo perché? Non certo per polemica, il pezzo è bello, chiaro, corto e leggibile. Nemmeno per non condivisione dei contenuti, condivido infatti, pur da utente del Potere Pubblico, le sue riflessioni circa il ruolo autoritativo e sacrale della Funzione Pubblica.
Di più, anche per me la destabilizzazio ne del sistema Pubblico è iniziata fortemente con la riforma Bassanini, a maggior prova che il Disegno Destabilizzator e viene dai poteri veri, dei quali il grande partito del Bassanini era solo lo strumento.
Allora perché questo commento? Non lo so! C'è qualcosa che non torna nella lettura dell'articolo.
Da utente posso abbozzare il punto di vista di chi sta dall'altra parte della scrivania; ormai negli enti (il minuscolo è voluto) si riscontrano quasi esclusivamente funzionari (i 30 40 enni di oggi) quasi per nulla formati sul piano tecnico/giuridico, consapevoli del potere di interdizione dell'ente (che è rimasto, anzi rafforzato) che esercitano anche con baldanzosa arroganza e, spessissimo, con grassa ignoranza.
È poi vero solo in parte che l'ente non è più autoritativo, ma solo contrattuale.
Vige ancora di più il Principio Guareschi (spero che la citazione sia corretta, almeno io l'avevo letta in articolo di questo signore di grande coraggio), cioè che la legge venga contrattualizza ta con gli amici (oggi si dice: di area) e applicata ai nemici (aggiornato a: di area opposta).
Chiudo qui, altrimenti questo contributo diventa inutilmente lungo e pesante, spero di aver trasmesso almeno l'intenzione che mi muove e che altri tornino sull'argomento.
Saluti a tutti


Caro Mario,
quel che tu dici è perfettamente consono al mio articolo il quale - l'ho detto - non vuole essere una difesa di ciò che non è più difendibile. L'arroganza alla quale tu fai riferimento va di pari passo alla mancanza di preparazione: indubitabile. Ma è altrettanto indubitabile che la formazione continua e permanente (ma seria! Perché di ridicola se ne fa fin troppa) del personale non occupa il primo posto nei pensieri della politica e della dirigenza (a sua volta, come ho detto, cooptata, dopo la riforma Bassanini, con criteri di appartenenza politica: prima almeno c'era il concorso, falsificabile quanto vuoi ma sempre a rischio e pericolo di chi lo falsificava e sempre comunque ricorribile in sede giudiziaria). Però, dal momento che non mi piacciono i troppo facili schematismi, vorrei farti capire con un paio di esempi altri aspetti della questione. Oggi esistono normative talmente capziose, perché tentano di far passare interessi lobbistici diversi o di conciliare l'inconciliabile, che accade spesso che il pubblico funzionario si trovi in mezzo alla lotta di contrapposti interessi economici, e per di più sostenuti da contrapposte parti politiche, e non possa dirimere la fattispecie perché la normativa se letta in un senso da ragione ad una parte ma letta in un altro da ragione all'altra. Allora il malcapitato funzionario cerca lumi nella giurisprudenza: ma qui trova sentenze di un TAR che vanno in un senso e sentenze di un altro TAR, magari territorialment e confinante, che vanno nel senso esattamente opposto. Se poi passa alla giurisprudenza del Consiglio di Stato su una stessa analoga fattispecie una sezione dice una cosa e quella a fianco l'esatto contrario. Siamo al caos giurisprudenzia le più assoluto perché si sono voluti abbattere i chiari "paletti" che un tempo erano la stella polare di funzionari e giudici. Persino nella giurisidizione: dove, ad esempio, in materia di cause di lavoro pubblico gli avvocati sono costretti a presentare contemporaneman te ricorso sia al Tar che al giudice civile perché i confini tra le due giurisdizioni sono talmente capziosi da confondersi e creare incertezze (una volta invece le controversie di lavoro pubbliche erano devolute solo al TAR). Ma torniamo al nostro malcapitato funzionario che, ad esempio, si trova a dover accettare o respingere una istanza per l'apertura di un megamarket di una qualche multinazionale del settore. Di contro si trova le associazioni dei commercianti, preoccupati della concorrenza, e dei consumatori. Poi ci si mettono gli ambientalisti appoggiati in consiglio comunale dai Verdi e dal Sel. Il sindaco o l'assessore, poi, forse perché prendono tangenti o sperano di aumentare l'occupazione locale, premono per il rilascio dell'autorizzazione al megamarket e minacciano il funzionario, non più come un tempo inamovibile, di revocargli l'incarico relativo a quell'ufficio e sbatterlo chissà dove con la perdita della parte accessoria dello stipendio lagata all'incarico revocato. Il funzionario allora cerca di capire cosa dice la normativa e lì trova la situazione sopra descritta. Insomma alla fine, considerando anche che oggi l'interesse legittimo violato dalla PA è risarcibile (e conseguenzialme nte la Corte dei Conti può imputare per danno erariale il funzionario che ha sbagliato: di sfuggita, tra i pubblici dipendenti solo i magistrati, oltre ad essere ancora inamovibili, non hanno responsabilità erariali, perché per i loro errori paga lo Stato), il funzionario rischia comunque e deve solo decidere di quale morte morire ossia quale sia, tra quelli che gli si profilano, il ricorso, della multinazionale o dell'associazione consumatori, più resistibile o che ha maggiore speranza di essere resistibile in sede giudiziaria. Altro esempio: oggi la Legge 241/90 consente giustamente l'accesso agli atti amministrativi a chi ne abbia interesse per la tutela dei propri diritti. Contemporaneame nte però vige la Legge sulla privacy che impone di segretare gli atti o le parti di atti nei quali sono contenuti dati sensibili (di salute, opinioni religiose o politiche, etc.) o anche solo personali. Come mettere insieme queste cose se magari chi fa istanza di accesso ha bisogno, per tutelarsi, di conoscere proprio quei dati riservati e, quindi, di fronte al rilascio di un atto con "omissis" minaccia il funzionario di denuncia penale per omissione di atto d'ufficio? Oppure il richiedente l'accesso è una azienda che vuol far ricorso contro l'aggiudicazione di un appalto ed ha bisogno di conoscere i dati aziendali dell'aggiudicatario che però, come altre norme consentono, quest'ultimo ha dichiarato, magari strumentalmente , essere "segreto aziendale" ed intimato alla PA appaltante di non renderli disponibili per l'accesso? Qui si scatena contenzioso su contenzioso, amministrativo, civile, penale. Con aumento della spesa pubblica. Su queste cose, poi, come detto, l'incertezza giurisprudenzia le non aiuta affatto.
Attualmente l'articolo 79 del Codice degli Appalti, per dirne solo una, impone, entro 5 giorni, alla PA di comunicare l'esito di una gara a tutti i concorrenti anche a quelli che ne furono esclusi (che senso ha se per questi l'esclusione li ha estromessi dalla procedura e volendo possono impugnare l'esclusione ma non l'aggiudicazione) e poi impone di ripetere la stessa comunicazione al momento della stipula del contratto. Solo impacci burocratici ed aumento di costi. Per non parlare delle giornate intere che si perdono, a causa della complessità del sistema informatico adottato su scala nazionale, per comunicare on line con il sistema di monitoraggio dell'Autorità dei contratti pubblici (un altro carrozzone di recente istituzione) per ottenere il cig (codice di gara) necessario a far partire una procedura d'appalto, anche di importo minimo. Un altro impaccio, creato in nome della semplificazione , che un tempo non c'era. Quando sento Calderoli o chi per lui parlare di "semplificazione " mi viene la febbre. Si tratta di specchi per le allodole per i cittadini ma chi opera sa bene quanta complicazione stanno producendo ultimamente. Non credete, per favore, agli slogan giornalistici: la realtà è ben altra. Siamo all'8 settembre e lo Stato non c'è più. Siamo all'impasse perché si è voluto creare una PA né carne né pesce. La PA o è autoritativa con tutte le conseguenze e tutela giuridiche e certezze normative del caso oppure la si contrattualizzi fino in fondo ma in tal caso si elimino del tutto le procedure amministrative, che servono a garantire l'imparzialità della PA, e la si lasci libera di agire solo contrattualment e. Allora però se il funzionario deve rispondere solo del risultato non gli si potrà chiedere come abbia ottenuto quella fornitura se, a consuntivo, risulta essere di eccellente qualità ad un prezzo, per quella qualità, non eccessivo. Insomma o il garantismo dell'imparzialità e della possibilità di invocare il rispetto di norme poche e chiare oppure la libertà che ciascun ente pubblico si costruisca da solo le proprie strategie operative e non gliele imponga invece, come attualmente, la legge violando la quale l'azione amministrativa si interrompe, per i ricorsi che ne nascono, con buona pace dell'efficienza e dell'economicità.
Cari saluti.

Luigi Copertino
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# MINICIT 2011-08-26 10:06
Sacrosanto! Si vuole la massima trasparenza, la massima efficacia, la massima economicità e per ottenere tutto questo si fanno leggi, decreti, regolamenti e delibere talmente numerosi, complicati e contradditori da produrre gli effetti esattamente opposti.
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# gjovi 2011-08-25 10:32
Mi associo: Magistrale.
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# MINICIT 2011-08-25 10:34
Ottimo articolo che fotografa perfettamente la situazione odierna del pubblico impiegato: disprezzato o adulato, ma senz'altro non rispettato come rappresentante dell'autorità pubblica
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# Antonio_1234 2011-08-25 11:34
L'articolo pone un problema molto serio, al di là del dibattito provincia sì/provincia no.
Emerge, infatti, come ormai la pubblica amministrazione e il cittadino si trovino su due piani diversi e contrapposti, non più l'una al servizio dell'altro in funzione del corretto funzionamento dello Stato.
Sta passando pian piano come normale la perversa idea (davvero contronatura!) che sia il cittadino a dover "prendere ordini" dalla funzione pubblica, sotto minaccia di sanzioni e castighi sempre più pesanti.
Alla luce di ciò, cosa dovrebbero fare i tanti (e ce ne sono!) funzionari e dipendenti che servono con onore e dignità, o quantomeno fanno il loro senza rubare lo stipendio, magari anche vincolati dal giuramento di fedeltà alla Costituzione e alle leggi dello Stato?
Se tutti costoro abbandonassero, lo sfascio sarebbe totale. Restando al loro posto, tuttavia, rischierebbero di essere - sebbene indirettamente - complici dei sovvertitori della funzione pubblica che si trincerano dietro la maschera della "legalità".
Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa l'autore dell'articolo, la redazione o chiunque altri sia interessato.
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# cgdv 2011-08-25 15:16
Ottimo caro Copertino! Non sono gli enti territoriali locali o le istituzioni colpevoli per definizione del disastro attuale, ma bensì chi vi sta dentro e come vi sta. Tuttavia essendo la faccenda trasversale ed il museo degli orrori esageratamente tale, può capitare che partendo dalla base troviamo in noi stessi i veri colpevoli. Per un esame di coscienza potrebbe non essere troppo tardi.
Giuliano
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# Leodavinci 2011-08-25 15:47
Come avevo commentato a Blondet, in Italia abitualmente anche le cose teoricamente giuste si fanno per le ragioni sbagliate e nel modo sbagliato.
Qualche anno fa su una rivista giuridica (non ricordo né la rivista, né l'autore) lessi un saggio intitolato "La rottamazione del pubblico impiego". L'autore con linguaggio forbito da magistrato denunciava la scelta sciagurata. Cercando adesso con Google, trovo che al Senato il 4 novembre 2009 un senatore Pdl riprendeva l'espressione per compiacersene e per auspicarne la radicale estensione.
Caro Copertino, tra una settimana io uscirò definitivamente dal mio ufficio di dirigente scolastico statale, e lascerò non molto di più che, appeso al muro, un quadretto con una citazione:
Marco Tullio Cicerone
DELLO STATO

De re publica, Liber I, capitolo IV

Neque enim hac nos patria lege genuit aut educavit, ut nulla quasi alimenta expectaret a nobis ac tantum modo nostris ipsa commodis serviens tutum perfugium otio nostro suppeditaret et tranquillum ad quietem locum, sed ut plurimas et maximas nostri animi, ingeni, consili partis
ipsa sibi ad utilitatem suam pigneraretur tantumque nobis in nostrum privatum usum, quantum ipsi superesse posset, remitteret.

"E del resto, la patria non ci ha generati ed allevati a questo patto, che essa non debba aspettarsi da noi alcun sostentamento e che, servendo solo ai nostri bisogni, debba offrire sicuro rifugio al nostro ozio e placido porto alla nostra tranquillità; ma, piuttosto, perché noi riserbiamo a lei la parte migliore del nostro animo, del nostro ingegno, della nostra saggezza, lasciando alle nostre private comodità solo quanto a lei sopravvanzi".

Auguri a chi resta.
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# Marcel 2011-08-25 19:59
Il perno principale della sussidiarietà, processo in atto, in direzione del federalismo, è il Comune e non la provincia o regione. Come corpo intermedio andrebbe abolito immediatamente e spostare le risorse umane dove servono. La funzione pubblica ha ragione di esistere se è funzione pubblica necessaria. Se è inutile bisogna sbaraccare. (diciamo la verità che di fatto la loro parziale abolizione slitta al 2017 e già sono vergognosamente iniziati i giochi di scambio di superficie e comuni x raggiungere i target di sopravvivenza). La snellezza è compatibile con l'efficienza. Se la fantasia è scarsa si guardi alla Svizzera. Per quanto riguarda l'oro alla patria, mi auguro di vedere altri tipi di miracoli.
Mentre perfino Pio IX asceso al trono pontificio trovava il tempo x una serie di riforme anche di carattere economico x la sua città di origine, qui si gioca solo a perdere tempo e a conservare i privilegi.
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# Luigi 2011-08-26 11:10
CaCitazione Marcel:
Il perno principale della sussidiarietà, processo in atto, in direzione del federalismo, è il Comune e non la provincia o regione. Come corpo intermedio andrebbe abolito immediatamente e spostate le risorse umane dove servono. La funzione pubblica ha ragione di esistere se è funzione pubblica necessaria. Se è inutile bisogna sbaraccare (diciamo la verità che di fatto la loro parziale abolizione slitta al 2017 e già sono vergognosamente iniziati i giochi di scambio di superficie e comuni x raggiungere i target di sopravvivenza). La snellezza è compatibile con l'efficienza. Se la fantasia è scarsa si guardi alla Svizzera. Per quanto riguarda l'oro alla patria, mi auguro di vedere altri tipi di miracoli.
Mentre perfino Pio IX asceso al trono pontificio trovava il tempo x una serie di riforme anche di carattere economico x la sua città di origine, qui si gioca solo a perdere tempo e a conservare i privilegi


Caro Marcel,
federalismo significa unire, confederare, quel che prima era diviso. Era possibile a metà ottocento. Invece si è fatta l'Italia con il modello accentratore francese. Quando si parla di "federalismo" oggi si intende niente più che "decentramento". Già con il regionalismo, previsto dalla costituzione, questo concetto era chiaro. Si tratta o del trasferimento di funzioni dallo Stato agli enti locali oppure del riconoscimento di competenze a questi ultimi. Ma - attenzione! - anche il "riconoscimento di competenze" è deciso dalla legge statuale e dunque dallo Stato centrale, che in teoria potrebbe revocarlo. Quindi per favore finiamola di confondere le cose confondendo il significato dei termini. Orbene, come detto nell'articolo, il trasferimento di funzioni a favore degli enti locali, comprese le province, è aumentato negli ultimi 15 anni. In nome della "sussidiarietà"! Che, in realtà, significa, esattamente, "sub-sidium" ossia l'Autorità superiore interviene solo quando quella inferiore non è in grado di fare da sola (è la cosiddetta "sussidiarietà verticale" alla quale fa riferimento la Dottrina Sociale della Chiesa: vedi Pio XI nella "Quadragesimo Anno"; oggi parlano di "sussidiarietà orizzontale", a rete, in un ottica liberista, contrattuale o cooperativa, di eliminazione del pubblico, della verticalità, a favore del privato, della orizzontalità: ma questa è un altro tipo di sussidiarietà). Ora la "sussidiarietà", nell'accezione tradizionale, prevede proprio una gerarchia di livelli e che quello più vicino ai cittadini sia in primis competente amministrativam ente e chieda aiuto ai livelli superiori solo quando non ce la fa da solo. Pensare di poter fare a meno di un ente intermedio, che sia la provincia o altro, tra regione e Comune significa stabilire, nella gerarchia dei livelli, un salto troppo grande imbottigliando di competenze (con inefficienza ed aumento di costi) il livello regionale. Poi, come detto, tutto è possibile e si può anche rifare all'indietro la strada degli ultimi 15 anni. Fra altri 15 anni, ne sono sicuro, staremo qui a lamentarci dei troppi e cresciuti costi questa volta della regione. Il problema è invece soprattutto "etico": la PA potrebbe risparmiare se ci fosse una classe politica ed amministrativa accorta e diligente animata dallo spirito del bouns pater familiae. Ma la classe politica in democrazia è "serva" dei capricci o dei desideri del corpo elettorale sicché essa sa bene che anche laddove amministrasse bene non per questo sarebbe elettoralmente riconfermata. L'elettore, ossia tutti noi (e non facciamo per favore i puritani), vota non perché sa leggere nelle pieghe di un bilancio comunale ma per altre mille ragioni: psicologiche, propagandistich e e, soprattutto a livello locale, clientelari. Da qui la spesa allegra e facile ed improduttiva. Dovremmo tutti, come italiani, fare un bel generale "mea culpa" se il debito pubblico è diventato insostenibile.
Cari saluti

Luigi Copertino
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# gustavo d 2011-08-26 07:26
Sono un dipendente pubblico da circa 12 anni e noto un progressivo decadimento ed impoverimento dell'Ente per il quale lavoro. La dirigenza è sempre più autoreferenzial e (ed ignorante) incentrata sulla carriera, i soldi, mettersi in mostra, evitare rogne con i superiori, nessunissima attenzione al funzionamento degli uffici, alla soluzione dei problemi degli utenti e dei dipendenti pubblici. Ma anche i miei colleghi non scherzano, tutto è cominciato negli anni 1999-2000 con un grande balzo in avanti (passaggi per soli titoli), per cui una massa di incompetenti occupò posti di funzionario, capo-area, vicario del dirigente, funzionario di vigilanza, ecc.
Da quel momento questo Ente non riesce a scrivere una circolare decente, non riesce a fare un bando di concorso come si deve, non c'è un briciolo di coordinamento delle attività degli uffici periferici (cioè quelli operativi che sono a contatto col pubblico), insomma una sorta di implosione.
Peccato, perchè ci sono molte persone in gamba alle quali vengono tarpate le ali e pian piano si spengono, si livellano verso il basso (tanto è inutile sperare), persone delle quali ci sarebbe un estremo bisogno per gestire situazioni sempre più complesse. Persino i sindacalisti sono peggiorati (difficile trovare qualcuno che ci capisca qualcosa), a me e ad altri colleghi tocca perdere tempo a spiegare ai sindacalisti il significato di leggi, memorandum, accordi, proposte di riforma, ecc.
La PA sta morendo di cancro, le metastasi sono ovunque, qualche lettore di questo sito potrà gioire, ma non è una buona notizia per nessuno, neanche per loro.
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# Luigi 2011-08-26 11:18
Citazione gustavo d:
Sono un dipendente pubblico da circa 12 anni e noto un progressivo decadimento ed impoverimento dell'Ente per il quale lavoro. La dirigenza è sempre più autoreferenzial e (ed ignorante) incentrata sulla carriera, i soldi, mettersi in mostra, evitare rogne con i superiori, nessunissima attenzione al funzionamento degli uffici, alla soluzione dei problemi degli utenti e dei dipendenti pubblici. Ma anche i miei colleghi non scherzano, tutto è cominciato negli anni 1999-2000 con un grande balzo in avanti (passaggi per soli titoli), per cui una massa di incompetenti occupò posti di funzionario, capo-area, vicario del dirigente, funzionario di vigilanza, ecc.
Da quel momento questo Ente non riesce a scrivere una circolare decente, non riesce a fare un bando di concorso come si deve, non c'è un briciolo di coordinamento delle attività degli uffici periferici (cioè quelli operativi che sono a contatto col pubblico), insomma una sorta di implosione.
Peccato, perchè ci sono molte persone in gamba alle quali vengono tarpate le ali e pian piano si spengono, si livellano verso il basso (tanto è inutile sperare), persone delle quali ci sarebbe un estremo bisogno per gestire situazioni sempre più complesse. Persino i sindacalisti sono peggiorati (difficile trovare qualcuno che ci capisca qualcosa), a me e ad altri colleghi tocca perdere tempo a spiegare ai sindacalisti il significato di leggi, memorandum, accordi, proposte di riforma, ecc.
La PA sta morendo di cancro, le metastasi sono ovunque, qualche lettore di questo sito potrà gioire, ma non è una buona notizia per nessuno, neanche per loro.


Caro Gustavo,
condivido perfettamente l'analisi. E', quello che descrivi, anche la mia esperienza che data ormai dal 1992 ed è il mio vissuto quotidiano. Dici bene: tutto ha inizio intorno al 1999-2000 ossia quando i processi di contrattualizza zione e sindacalizzazio ne del pubblico impiego e lo "spoil system" politico della dirigenza (senza concorso ma per soli titoli appunto "politici") hanno preso piede. Per non parlare del vezzo della nomina, sempre politica, a dirigenti di meri funzionari messi in aspettattiva e che alla fine del mandato rientrano nel loro posto originario. Ma tutto questo è stato chiamato dalla propaganda, di volta in volta, "riforme", "semplificazione ", "aziendalizzazio ne", "sburocratizzazi one" e chi più ne ha ne metta. In Francia non si entra nella PA se non attraverso l'ENA (l'ente nazionale di amministrazione ) che forgia una classe burocratica efficiente e preparata e, soprattutto, indipendente dalla politica.
Cari saluti.

Luigi Copertino
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# mario 2011-08-26 14:03
Citazione da Luigi (non so come si fa e la riscrivo):
"Caro Mario,
quel che tu dici è perfettamente consono al mio articolo il quale - l'ho detto - non ..."
Sono d'accordo, perfetta fotografia dello stato attuale delle cose!
Allora a presto.
Condivido in pieno anche il contributo di Gustavo d.
Saluti a tutti
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# Marcel 2011-08-26 17:53
Quale cittadino non posso notare una fenomenale accelerazione degli eventi monetari ed economici ed una assoluta immobilità statuale. E' evidente che questa divergenza di fondo porterà alla rottura. Per come la vedo io, l'esistente sarà stravolto dalla crisi monetaria in atto. Ciò che è stato fatto nell'Ottocento non aveva senso. L'Italia porta un vestito che è fondamentalment e non il suo.
Noto haimè che si chiedono sacrifici ai cittadini e ancora non si è tagliato nulla della ridicola macchina burocratica italiana. Si può andare avanti così ancora un po', ma il conto sarà salatissimo.
Infime mi sia permesso di far notare che i cittadini italiani hanno già abbondantemente pagato, con svalutazioni continue, prima della lira e oggi con il rischio implosivo euro.
L'Italia fra 15 anni nn esisterà più così come la si vede oggi.
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# gianfranco56IT 2011-08-27 11:00
Caro Luigi, volevo rispondere al tuo articolo in modo ampio ma poi ho letto la chiusura e ci rinuncio.
L'ex autoritatività del pubblici dipendenti dovrebbe rifarsi a Giorgio?
Come dici bene.
Che parole sacrosante.
Se la p. a. si avvia verso un processo privatistico è sicuramente meglio che vedersi rappresentati dai vari Bocchino, Brunetta, Fini, ecc. ecc.
Io ho iniziato nel 1980, dove lo Stato autoritativo era ancora presente, se pur con i limiti dei partiti.
Oggi è un disastro.
Come collega - se posso permettermi - ed avendo prima lavorato nel settore privato, ti posso dire che non odio così tanto le idee degli anarcoliberisti americani.
Guarda, se devo scegliere tra loro e i vari Fini, Bocchino Carfagna e roba del genere, credimi che non avrei alcun dubbio.
Ciao
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# gjovi 2011-08-27 11:13
L'effetto Bassanini si è visto nella scuola. I vecchi prèsidi sono diventati automaticamente dirigenti. Mentre prima il preside di un istituto tecnico ad esempio come minimo doveva possedere una laurea scientifica, grazie a Bassanini (Berlinguer) ciò non è stato più necessario. Nel giro di pochi anni per la legge dei numeri ex direttrici didattiche (spesso con laurea in psicologia ottenuta a 40 anni) hanno invaso le scuole superiori. I risultati li lascio immaginare. Persone che non masticano una parola di inglese, non sono in grado risolvere un compitino di fisica e/o matematica dei ragazzi di prima superiore "dirigono"
(per modo di dire) la scuola di appartenenza. Se Bassanini
(Berlinguer) a suo tempo l'avevano pensata per distruggere la scuola, non c'è che fargli i complimenti. Sembrerebbe di sì, visto che ora Bassanini con governo di centro destra è presidente della CDP (Cassa Deposito Prestiti). Povera Italia.
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# Luigi 2011-08-27 12:20
Caro Marcel,
ci sono sulla scena attori visibili, visibilissimi, ed altri che ci hanno insegnato a chiamare anonimamente "mercati finanziari" i quali sono invece invisibili e decidono per noi tutti i giorni. Come ho già scritto la democrazia è oggi, più che mai, diventata un "ludo cartaceo", una rito formale, perché il vero potere è altrove e le vere decisioni sono prese senza tener affatto conto della volontà popolare (giusta o sbagliata che essa sia). Dunque, smettiamola di fare il gioco degli "invisibili" prendendocela solo con i "visibili". I quali hanno certamente le loro responsabilità e devono assumersele tutte, ma non per questo bisogna chiudere gli occhi sul vero nemico, finanziario, del genere umano. Almeno lo scrivente non ci sta a passare per "fesso". Non so tu...
Cari saluti.

Luigi Copertino
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# Marcel 2011-08-28 20:47
La distinzione tra visibili ed invisibile è ovvia anche al sottoscritto. Ciò detto rimango senza parole di fronte a chi si ostina a dare risposte fondamentalment e ideologiche.
Che siano forse questi i "fessi" per eccellenza???
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# Luigi 2011-08-31 13:58
Citazione Marcel:
La distinzione tra visibili ed invisibile è ovvia anche al sottoscritto. Ciò detto rimango senza parole di fronte a chi si ostina a dare risposte fondamentalment e ideologiche.
Che siano forse questi i "fessi" per eccellenza???


Caro Marcel,
le mie non sono risposte "ideologiche" quanto piuttosto riflessioni di realismo anti-demagogico.
Saluti.

Luigi Copertino
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