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I Libri Sapienziali
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Conoscere Te è giustizia perfetta, riconoscere la tua potenza è radice d’immortalità

Prosegue oggi, con la pubblicazione dei Libri Sapienziali, la riedizione del Vecchio Testamento secondo l’indirizzo esegetico della scuola domenicana, del padre Marco Sales e del beato Girotti, sulla settecentesca versione della Vulgata del cardinal Martini.

Per chi volesse prendere dimestichezza con l’autorevole commentario di padre Girotti può consultare la recensione al Libro di Isaia, nella quale di Girotti abbiamo tratteggiato la figura di ottimo e precoce esegeta, che in giovane età aveva conseguito il titolo di Prolita di Sacra Scrittura presso l’Êcole Biblique di Garrigou Lagrange.

Come ricordavamo in quella occasione, “nel 1936 padre Marco Sales muore lasciando la sua monumentale opera incompiuta. Al dotto domenicano mancavano solamente due libri (Isaia e i Sapienziali) per completare il rifacimento della Bibbia del cardinal Martini, da lui iniziato nel 1911”. Nel 1937-38 viene chiamato padre Girotti a portare a termine l’opera di Sales. Girotti realizzerà anzitutto il commento ai Sapienziali (1938), quindi quello ad Isaia (1941).

Nell’introduzione ai Sapienziali Girotti dedica belle righe alla memoria di padre Sales, scomparso il 7 giugno 1936. “Il mirabile successo e la grande utilità dell’opera biblica del compianto Padre Marco Sales o. p., opera unica nel suo genere in Italia e, contro le speranze e i desideri di tutti, unicamente interrotta per la morte prematura del grande teologo ed esegeta, imponevano che un suo confratello la portasse a termine. Per questo e per soddisfare alle incessanti richieste di numerosi studenti di Seminari e Istituti religiosi, i Superiori ne imposero l’arduo compito a noi che ci accingemmo con buona lena al lavoro, fidenti in tutto nella protezione della nostra buona Mamma celeste, la quale ci aiutò visibilmente in circostanze tristissime della vita e sempre continua ad assisterci nelle innumerevoli angustie che in questi giorni specialmente ci circondano”.

L’Antico che anticipa il Nuovo

I Sapienziali vanno a comporre un “trittico” di libri – composto da Isaia (già disponibile) e dal Libro dei Salmi (che prevediamo di pubblicare per inizio 2019) – che all’interno dell’A. T. maggiormente si avvicina ai canoni evangelici. Per raccordarci col Nuovo Testamento abbiamo preferito procedere in questa maniera, dimodoché il lettore potesse prendere dimestichezza con i contenuti del Vecchio Testamento progressivamente, ed addentrarvisi senza strappi. A partire dal prossimo anno, quindi, ci riannoderemo al principio della Bibbia lavorando alla ripubblicazione del I° volume, ovvero Genesi-Esodo-Levitico. La grande Bibbia Martini-Sales, il cui rifacimento è ormai iniziato nel 2014, vedrà un definitivo completamento nell’arco di 2-3 anni.

Contenuto dei Libri Sapienziali

  Copertina dei Sapienziali
Nei Libri Sapienziali è prefigurata la Sapienza increata, così come in Isaia è prefigurato il Messia sofferente. I Sapienziali — che il Canone del Vecchio e Nuovo Testamento promulgato dal Concilio di Trento (1546) dichiarò “libro ispirato dallo Spirito Santo” — si compongono di cinque scritti:

- Proverbi, manuale pratico di educazione morale, che in ogni sua parte tende a promuovere il vero spirito di pietà verso Dio, e presenta pagine che incontrastabilmente possono figurare tra le più belle della Bibbia;

- L’Ecclesiaste, discorso sulla natura per liberare l’uomo dalle vane sollecitudini terrene, il quale insegna che la vita è buona e goduta compatibilmente col bene morale essendo un dono di Dio e che in essa si può trovare una vera anche se non perfetta felicità;

- Il Cantico dei Cantici, libro misteriosissimo, divino, pieno di altissimi sensi, che i carnali giudei, a cui manca la Sapienza, leggono in senso storico-materialistico. Padre Girotti, invece, nel suo dotto commento, interpreta il Cantico come un filiale dono, da parte della Sapienza, fatto alla Donna Biblica, alla Sposa del creato, alla Madre della redenzione, la Θεοτόκος (Madre di Dio).

- La Sapienza, il più puro fra tutti i libri del Vecchio Testamento, che nell’insieme porta evidente l’impronta del genio greco, è il libro che più di tutti riconosce il Giusto per eccellenza, predica la medesima salvezza del Vangelo e mette in guardia contro la pazzia dell’ateismo e dell’idolatria;

- L’Ecclesiastico (o Siracide), ultimo e più vasto libro dei Sapienziali, ha per fine di rianimare il sentimento religioso nella coscienza dei lettori, per fortificarli contro la seduzione delle passioni e renderli degni della vita eterna.

I Sapienziali sono pertanto libri didattici, perché dedicati alla istruzione di chi li legge, ma sono chiamati “sapienziali” anche e soprattutto dal loro tema precipuo: la Sapienza concepita come la perfetta conoscenza e la fedele pratica religiosa. San Tommaso indicava il dono della Sapienza in questi termini: «Affinché l’uomo possa avere una certa “connaturalità” verso le realtà divine e giudicarne rettamente con una conoscenza affettiva ed esperimentale, egli è da Dio purificato in molti modi che toccano efficacemente e i sensi e lo spirito dell’uomo. Il dono della sapienza rende l’uomo sensibile alle cose di Dio, adattandolo sempre più docilmente alle divine comunicazioni della contemplazione santa e conformandolo sempre meglio al divino modello. Con tale divina «simpatia» l’opera della carità sviluppa tutta la sua forza perfettiva» (S. Th., II-II, q. 45, a. 2).

I Sapienziali, pertanto, rappresentano un passaggio fondamentale della Sacra Scrittura, un punto di raccordo necessarissimo. L’esegesi di padre Girotti (magistrale la sua interpretazione in chiave mariana sul Cantico dei Cantici), con l’aiuto dei Padri e di insigni teologi, guida il lettore alla scoperta di ogni significato profondo e nascosto del sacro testo, che essendo medicina di tutte le infermità dell’anima (come diceva S. Agostino) rappresenta un balsamo per le nostre ferite e per le sofferenze teologiche che stiamo sopportando in questo tempo di aridità dottrinale.

Il libro dei Proverbi, in modo particolare, ci parla di Cristo-Sapienza, del Logos di Dio, della seconda Persona della SS. Trinità distinta dall’ingenito Padre. Al capitolo VIII vi leggiamo che “quando [il Signore] preparava i cieli Io [Sapienza] ero presente (…) Io era con Lui disponendo tutte le cose e mi dilettava ogni giorno, ricreandomi in ogni tempo davanti a Lui: ricreandomi nell’universo: e le mie delizie sono lo stare coi figli degli uomini”, riscontrandovi una delle più belle esposizioni intorno all’augusto mistero trinitario ed ipostatico, il cui altissimo contenuto dottrinale, sul quale difatti inciamparono gnostici di ogni genere, verrà mirabilmente schiarito da padre Girotti con spiegazioni utili, cristalline e quanto mai necessarie visto l’argomento.

Nella manifestazione ipostatica, la Sapienza si è fatta vedere dagli occhi dell’uomo per fare perfettamente la volontà del Padre e farsi conoscere ancor più da vicino. Ma soprattutto per farsi cibo. Dopo che il Verbo si fece uomo e abitò in mezzo a noi (Giov. 1, 14), in un senso nuovo l’uomo poté contemplare il «Dio nascosto» di Isaia e adorarlo ancor più nascosto nella Santissima Eucaristia.

Questo ineffabile nascondimento di Dio sempre presente nella Chiesa Cattolica, la quale è come un giardino chiuso, sotto la custodia del suo divin Redentore e presidiato dagli eserciti celesti dimodoché nessuno spirito maligno può entrarvi (1), dona la vita nuova allo spirito che anela alla perfezione e insieme permette all’uomo di ritrovare il suo vero bene, abbandonando le tenebre dell’incredulità e dell’ignoranza per aderire a Cristo, «pieno di grazia e di verità» (Giov. 1, 14). Tale principio è nella sua essenza anti-esoterico, poiché il tesoro che trasmette e dona è quello vero al contrario delle mirabolanti illusioni di dottrine lontane dal dogma cattolico, specialmente le gnostiche.

Ma la Sapienza — così come la conosciamo attraverso questi Libri Sapienziali — si dà in cibo all’uomo non soltanto coll’Eucarestia, ma ancora con la sua grazia e la sua dottrina. Paolo, non a caso, applicava a Cristo le vivaci personificazioni e gli attributi descritti nei Libri Sapienziali dando agli adulti il “pane della sapienza dottrinale”.

Per questo motivo la Chiesa prega Dio, che per libera elezione ci ha resi figli della Luce, affinché, con il Suo Spirito di adozione, ci preservi sempre dal ricadere nelle tenebre dell’errore: Padre, fa che restiamo sempre luminosi nello splendore della Verità. Poiché l’errore è inganno, abbaglio (che acceca), falsa promessa (dell’insidioso tentatore), mentre la conoscenza della Verità è felicità e salvezza.

Ecco perché la felicità dell’uomo consiste nell’atto intellettivo, che esprime la nobile natura razionale dell’individuo. Così, al principio di ogni elevazione vi è questa regola: L’uomo tanto più è felice, quanto più intuisce; a questa regola si contrappone il principio della umiliazione: L’uomo tanto più è infelice, quanto meno capisce. E Sant’Agostino dirà: Intellige ut credas, crede ut intelligas. L'attività intellettuale naturale precede, accompagna e segue l'atto di fede.

Questa infelicità si aggrava se si considera che l’intelletto non erra per mancanza intrinseca di sufficienza (donatagli da Dio), ma per inganno orditogli dal di fuori (serpente). Così, ogni passione e rovina intellettuale procede sempre da un inganno. L’errore inganna, confonde, svia, allontana dalla verità, dalla rivelazione. È questo il principio di ogni gnosi.

Qui risiede la vera umiliazione dell’uomo, nella parte più caratteristica del suo microcosmo. La caratteristica dell’uomo, creato ad immagine di Dio, è senza dubbio quella di capire, ossia di poter ascendere il vertice del creato irrazionale e così avvicinarsi alla Sapienza divina, mentre fuori dall’idea, l’uomo si confina e si reclude alla base della piramide dei viventi, al di sotto anche delle bestie, poiché da queste è superato per la bellezza delle forme e dei colori, per l’armonia delle membra adatte allo scopo della vita animale, per forza, resistenza, agilità e per gaudio istintuale.

Ed anche se l’uomo non può investigare tutte le meravigliose opere di Dio, gli basti sapere che Dio ha fatto tutte le cose come descrive il libro dei Proverbi e dell’Ecclesiastico in aggiunta a Genesi. Dio inoltre, ai suoi servi fedeli, elargisce in aggiunta questo specifico dono della sapienza, per mezzo della quale possono arrivare alla vera cognizione delle cose, e quindi assurgere alla cognizione ed all’amore di Dio.

È questo il motivo per cui Dio, come sopra ricordavamo, si è fatto conoscere e ci ha resi capaci di partecipare di tale conoscenza. Inoltre, è la stessa Sapienza che si è resa manifesta nell’opera della creazione prima ancora che nell’Incarnazione, in quell’opus distinctionis e opus ornatus, le quali sono azioni ordinatrici della materia che vanno attribuite alla “Parola intima” o “Idea” di Dio, alla intelligenza di Dio, quel Logos di cui ci parla Giovanni nel suo Prologo, “causa esemplare” che dirige e dà forma all'onnipotente azione divina.

Nelle trattazioni dell’Ecclesiastico – ultimo libro che compone i Sapienziali – l’ordine e la bellezza dell’universo vengono difatti riferiti alla Sapienza divina; si tratta, nella specificazione dei termini, non della creazione propriamente detta (opus creationis), ma della formazione del mondo, cioè dell’organizzazione che Dio introdusse nella materia caotica (opus distinctionis et ornatus).

Lo spiega perfettamente S. Tommaso: “Come dunque la divina Sapienza è causa della distinzione delle cose in vista della perfezione dell'universo, così è causa anche della disuguaglianza. Infatti l’universo non sarebbe perfetto se nelle cose si trovasse un solo grado di bontà” (S. Th., I, 47, 2) (2).

Anche in questo punto dei Libri Sapienziali vi è un diretto riferimento al mistero della vita intima trinitaria, il più sublime della fede cristiana, già adombrato — anzi, chiaramente svelato — in questi cinque libri, i quali, presentando diffusamente la divina Sapienza come personificata, distinta dal Padre, fanno intendere costantemente e chiaramente una distinzione di termini o soggetti nel seno della Divinità. Il mistero più grande ed eccelso sul quale i giudei carnali si sono schiantati a causa della loro superbia.

Da non trascurare il fatto che dopo quattro-cinque secoli dalla composizione dei Sapienziali, Padri del livello di San Giustino, Tertulliano, Epifanio, Sant’Ireneo e Sant’Agostino dovettero combattere le speculazioni mitologiche degli gnostici — i quali facevano scaturire il mondo per emanazione della sostanza di Dio — con l’affermazione chiara e rigorosa della creazione del mondo da parte di un Dio unico, da Lui distinta. Da qui l’importanza dottrinale di un libro come quello che oggi presentiamo al lettore, che secoli prima dall’organizzazione di una metafisica cristiana, attestava già altissime verità sulle quali la patristica (il cui vertice fu Sant’Agostino) e la metafisica (il cui culmine fu S. Tommaso passando per Sant’Anselmo) baseranno tutte le loro battaglie ed argomentazioni, risolvendo perfettamente il problema dei rapporti tra filosofia e teologia.

La Sapienza chiama l’uomo forte

Quando vivente nella carità, l’uomo poggia la sua vita sull’amicizia col «Dio nascosto», questi, con la sua azione misteriosa, lo fa crescere e, attraverso le purificazioni del dolore, lo fa giungere alla patria eternamente luminosa e gloriosamente beata.

Nell’amore non si vive senza dolore. Perciò la sposa, Maria, la Chiesa e il suo popolo redento, mentre confessa d’essere bella per la perfezione delle virtù che l’adornano, afferma pure dolorosamente quanto l’odio degli Ebrei, dei nemici senza padre, l’abbiano resa bruna, annerita (“Non badate che sia bruna, perché mi ha scolorato il sole: i figli di mia madre si levarono contro di me”, Cantico dei Cantici, I, 5).

Così è di noi: dolori, persecuzioni, scorgere la verità maltrattata, non devono mai imbruttire la nostra anima, che è ricca della grazia divina, semmai solo imbrunirla a causa di dolori acerbissimi che anche sofferse Maria durante la Passione e morte del suo Figlio unigenito quando la Sinagoga (i figli di mia madre) mise a morte suo Figlio ed oggi persiste nel perseguitare la Sua Chiesa.

«Come le “tende” ed i “padiglioni” erano fatti colle pelli di animali morti — commenta padre Girotti al passo del Cantico in questione — così la Chiesa, tabernacolo di Dio, è formata da coloro che mortificano sé stessi coi loro vizi e le loro concupiscenze, e solo annerita da tutto ciò che reca danno o nuoce: le tribolazioni, le persecuzioni, ecc. La Sposa invita tacitamente a contemplare la sua bellezza interiore, perché l’oscurità esterna non le è naturale, e in tutti i casi solo momentanea, onde prega le figlie di Gerusalemme di non badare al suo colore bruno, ma piuttosto di compatirla, perché ella completa nella sua carne quel che manca delle sofferenze di Cristo, a pro del corpo suo che è la Chiesa».

Leggere i Sapienziali significa fortificarsi, abbeverandosi dolcemente alle sue ricche fonti. Questo è lo scopo di tanto lavoro.

Lorenzo de Vita


(I Libri Sapienziali, 546 pp. formato grande con bandelle)
 
21,20 euro
23,00 euro
(sconto riservato ai lettori EFFEDIEFFE fino al 23 luglio)

 



1
)
Nonostante il tradimento di certa gerarchia, la quale, al posto di divinizzare la società, pretende di umanizzare la Chiesa trasformandola in una ONG di sinistra. Questa è l’anima del progressismo. 

2) Tuttavia è bene precisare, ancora con San Tommaso, onde evitare l’idea di un ‘separatismo platonizzante’ in seno alla Trinità, che “le Persone divine hanno un influsso causale sulla creazione in base alla natura delle rispettive processioni. E così il Creare non è proprietà di una sola Persona, ma opera comune di tutta la Trinità (…) E così Dio Padre ha prodotto le creature per mezzo del suo Verbo, che è il Figliuolo; e per mezzo del suo Amore, che è lo Spirito Santo. (…) Secondo questo ordine: Come la natura divina, pur essendo comune alle tre Persone, conviene loro secondo un certo ordine, in quanto il Figliuolo la riceve dal Padre, e lo Spirito Santo da entrambi; così anche la potenza creatrice, sebbene sia comune alle tre Persone, tuttavia conviene ad esse secondo un certo ordine; infatti il Figlio la riceve dal Padre, e lo Spirito Santo da entrambi (...) [In tal senso] si dà al Padre per appropriazione la potenza, che soprattutto si manifesta nella creazione: perciò si attribuisce al Padre di essere il Creatore. Al Figlio viene riservata la sapienza, per mezzo della quale opera un agente intellettivo: e per questo si dice del Figlio che "per mezzo di Lui tutte le cose furono fatte". Si riserva allo Spirito Santo la bontà, cui appartiene il governare, che conduce le cose ai loro fini rispettivi, e il vivificare”. (S. Th., I, 45, 6).

 

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Commenti  

 
# cgdv 2018-07-07 16:26
Tutti i miei complimenti a Lorenzo per la precisa e bellissima presentazione di questa nuova ed imprescindibile impresa editoriale nell'ambito dell'Antico Testamento.
Giuliano
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