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«L'interpretazione delle Scritture nel solco della tradizione»
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«L’interpretazione delle Sacre Scritture non può essere solo uno sforzo scientifico individuale ma deve essere sempre confrontata e autenticata dalla Tradizione vivente della Chiesa». Questa «norma decisiva per il corretto rapporto tra esegesi e Magistero», è stata al centro del discorso che Papa Francesco ha rivolto ai membri della Pontificia Commissione biblica in chiusura della Plenaria che si è svolta sul tema: «Ispirazione e verità della Bibbia».

Ne consegue che «l'esegeta dev'essere attento a percepire la Parola di Dio presente nei testi biblici collocandoli all'interno della stessa fede della Chiesa», ha proseguito papa Francesco all'Udienza con i membri della Pontificia Commissione Biblica ricordando il patrimonio conciliare e in particolare la Costituzione dogmatica Dei Verbum: «Occorre collocarsi nella corrente della grande Tradizione che, sotto l'assistenza dello Spirito Santo e la guida del Magistero, ha riconosciuto gli scritti canonici come Parola rivolta da Dio al suo popolo e non ha mai cessato di meditarli e di scoprirne le inesauribili ricchezze». Il Pontefice ha sottolineato inoltre l'esistenza di «un'inscindibile unità tra Sacra Scrittura e Tradizione». «Entrambe - ha precisato il Papa ricordando la Costituzione conciliare Dei Verbum - provengono da una stessa fonte: la sacra Tradizione e la Sacra Scrittura sono strettamente congiunte e comunicanti tra loro. Ambedue infatti, scaturendo dalla stessa divina sorgente, formano in un certo qual modo una cosa sola e tendono allo stesso fine».

La Sacra Scrittura «è Parola di Dio in quanto è messa per iscritto sotto l'ispirazione dello Spirito Santo; invece la sacra Tradizione trasmette integralmente la Parola di Dio, affidata da Cristo Signore e dallo Spirito Santo agli Apostoli, ai loro successori, affinchè questi, illuminati dallo Spirito di verità, con la loro predicazione fedelmente la conservino, la espongano e la diffondano. In questo modo la Chiesa attinge la sua certezza su tutte le cose rivelate non dalla sola Sacra Scrittura. Perciò l'una e l'altra devono essere accettate e venerate con pari sentimento di pietà e di riverenza». 

Il Papa ha ricordato l'insufficienza di ogni «interpretazione soggettiva», ma anche di «un’analisi che non includa, quel senso globale creato nei secoli dalla Tradizione dell’intero Popolo di Dio». In tal senso «l'interpretazione delle Sacre Scritture non può essere soltanto uno sforzo scientifico individuale, ma dev’essere sempre confrontata, inserita e autenticata dalla tradizione vivente della Chiesa» ha ribadito papa Bergoglio, prima di congedarsi e di invitare la Pontificia Commissione biblica a continuare nel proprio lavoro e nell'«accogliere pienamente la ricchezza inesauribile della Sacra Scrittura non soltanto attraverso la ricerca intellettuale, ma nella preghiera e in tutta la vostra vita di credenti, soprattutto - ha concluso - in quest'Anno della fede, affinchè il vostro lavoro contribuisca a far risplendere la luce della Sacra Scrittura nel cuore dei fedeli».

Fonte >  Avvenire.it


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Commenti  

 
# silver2 2013-04-14 09:24
Mi dispiace per i tanti che sperano in un Bergoglio "progressista" e cripto-protestante, resteranno male a leggerlo
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# Il trovatore. 2013-04-15 09:20
Avevo pensato la stessa cosa...
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# urbano 2013-04-15 21:06
Evviva il Vescovo di Roma!
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# alberto iota unum 2013-04-19 11:15
Anche Roncalli esordì difendendo la Tradizione, il latino come lingua liturgica e tutto il resto in occasione del sinodo romano del 1959. Nel mentre preparava la rivoluzione del vaticanodue in concorso con le logge massoniche.

Siete talmente beoti che alla fine meritate di essere presi in giro da questi personaggi alla badogliobergogl io.
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# silver2 2013-04-20 23:13
Le intenzioni soggettive dei promotori delle novità (modernisti, massoneria) possono anche essere pessime, ma proprio la necessità di interpretarle in modo da non rinnegare mai la tradizione permette sempre alla Chiesa di riassorbirle nel tempo, se necessario di correggerle e di trarne anche giovamento. Cosa avrebbe di "progressista" Bergoglio? La semplicità (nel parlare,nel vestire, nel vivere), la misericordia, l'amore dei poveri e della povertà? Queste sono caratteristiche cristiane normali e tradizionalissi me, che avevano anche, per dire, Pio IX e Pio X. Cerchiamo di non "ragionare" come Repubblica e l'Espresso
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# Boanerghes 2013-04-20 15:51
In effetti non c'ho capito molto.
Ma, per esperienza, ho imparato a prendere le distanze da coloro che, partendo da affermazioni di carattere generale, non approdano mai ad un concetto concreto e ad esempi più pratici.
L'ultimo esempio è la denuncia che Bergoglio a fatto delle ideologie che appestano la Chiesa dal suo interno: bene, anzi benissimo, era ora, ma se non spiega a cosa si riferisce in particolare l'unico risultato che ottiene è quello di rafforzare la presenza di posizioni ideologizzate all'interno della Chiesa.
Insomma, se dobbiamo prendere l'antibiotico prendiamo quello forte altrimenti non facciamo che rafforzare il ceppo batterico.
Anche questo discorso conferma tale impotenza nei confronti delle metastasi presenti.
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# Boanerghes 2013-04-20 16:06
Mi scuso per la ripetizione ma, per completare il discorso, vorrei dire che, più che spendere parole per una autentica scoperta dell'acqua calda (Lefebvre queste cose le diceva 40 anni fa ma sappiamo come è stato trattato dai Bergoglio del tempo), il vescovo di Roma potrebbe benissimo, con il massimo della riservatezza, scrivere un paio di letterine a chi di dovere intimando la immediata abiura delle eresie e l'adozione del Catechismo della Chiesa Cattolica, pena la scomunica.
In fondo i panni sporchi si lavano in famiglia.
Anche l'onu ogni tanto fa la paternale a difesa dei palestinesi, ma sappiamo come vanno queste cose.
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