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Il «tesoro»della Chiesa
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Cari amici,

invio in allegato un articolo da Avvenire a proposito del vero "tesoro" della Chiesa e dell'ICI. Segue un breve testo che chiarisce cosa dice effettivamente la legge vigente sulla quale si sta scatenando la diffamazione e la menzogna contro la Chiesa.

Cari saluti.

Luigi Copertino



Il «tesoro»della Chiesa

Otto dicembre: festa dell’Immacolata. È sera tarda quando, dopo una giornata passata in parrocchia, faccio ritorno a casa. Accendo la televisione mentre mi preparo qualcosa da mangiare. Su La7 si discute an­cora di Chiesa e Ici. Seguo un po’ annoiato. Sta parlando un distinto signore che, se ho capito bene, ha scritto un libro in cui tenta di fare i conti nelle tasche della Chiesa. La cifra che propone, logicamente, è enorme. Non è ben chiaro, però, se in quel "tesoro" ci abbia messo anche i tantissimi luoghi di culto, sparsi per l’Italia, né le migliaia opere d’arte, che la Chiesa custodisce e protegge, e che il mondo ci invidia. Nemmeno si ca­pisce se nel conteggio siano stati inclusi o­ratori, ospedali, scuole, università, conven­ti, monasteri, abbazie, edicole votive e tea­trini parrocchiali.
Si guarda bene, quel si­gnore, dal ricordare a chi segue la trasmis­sione che tantissimi parroci, cittadini italia­ni, oltre al lavoro squisitamente pastorale, svolgono gratuitamente quello di custodi di beni culturali di grandissimo valore. Non si chiede perché nei secoli scorsi e ancora og­gi tanta gente, morendo, ha deciso di desti­nare alla Chiesa i propri beni. In studio qual­cuno tenta di riportare il discorso su un pia­no più razionale e meno emotivo. Niente da fare. Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.

Passo dalla televisione al computer. Vado al­la posta e leggo la prima email: «Ti farà pia­cere, padre, sapere che in chiesa stamattina ho provato una gioia immensa nel contem­plare l’immagine della Madonna sull’altare. Sono triste e senza lavoro, ma mi sono sen­tita abbracciata da lei e ho appoggiato il mio capo sul suo grembo ma­terno. Ti confesso che non sono riuscita a seguire nem­meno la lettura del Vangelo. Mi riposavo guardando Ma­ria. Mi rifugio in lei. Sento tanto la mancanza della mia povera mamma, ma trovo tanto conforto nella madre celeste. Anita». Sorrido pen­sando a quel signore che fa i conti in tasca alla Chiesa cattolica, e – chissà perché – solo ad essa. Egli, infatti, co­me tanti altri di questi tem­pi, nell’ossessione che lo ammalia, ha dimenticato quale sia la vera, grande ric­chezza di questa realtà tean­drica e misteriosa. In ogni chiesa, piccola o grande, ric­ca di arte o povera come la stalla di Betlemme, adorna­ta di marmi policromi o di­pinta dall’imbianchino del paese, c’è qualcosa d’im­menso che la gente trova e che le parole mai potrebbe­ro raccontare.

Il tesoro più grande della Chiesa è rappresentato dal­la presenza del suo Signore e della Vergine Maria; dal Vangelo e dai Sacramenti che le sono stati consegnati. La grandezza della Chiesa è nel­la sua capacità di ascoltare, consigliare, con­solare, assolvere dai peccati chi dal peccato si sente schiacciato e oppresso. Nella Chie­sa – una cappellina di campagna o la Basi­lica di san Pietro in Roma – tanta gente tro­va la forza per andare avanti, di riprendere fiato, di continuare a lottare e non cedere al­lo sconforto. «Quanto costa tutto questo, professore? Quanto costa la speranza ritro­vata, il desiderio di impegnarsi e fare il be­ne? Quanto costano i mille e mille volonta­ri di ogni tipo che rendono un servizio pre­zioso alla società civile?», verrebbe da chie­dere.

È proprio così difficile capire che non ci sarà mai abbastanza denaro per compra­re il "riposo" che Anita ha trovato fissando la Madonna, o la vita del bambino strappa­to alla fogna dell’aborto dopo la confessio­ne della mamma? Tutto il resto – denaro, studi, strutture – sono solo strumenti per realizzare tutto questo. «La Chiesa – scrive­va Bernanos – dispone della gioia, di tutta la parte di gioia riservata a questo triste mon­do. Quello che avete fatto contro di essa, l’a­vete fatto contro la gioia …». E contro la po­vera gente, aggiungo io.

Maurizio Patriciello


ICI E CHIESA

Chiesa cattolica privilegiata nel pagamento dell’Ici? Niente affatto. Ecco la norma di legge che regola la materia. La disposizione, contenuta nel decreto legislativo 504 del 1992 e successive modifiche, stabilisce che sono esenti dall’imposta gli immobili degli enti non commerciali "destinati esclusivamente ad attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive", nonché alle attività di religione o di culto.  Con il decreto legislativo 203 del 2005 il legislatore ha specificato che tale esenzione si applica solo se quelle attività vengono svolte in maniera «non esclusivamente commerciale»: nell’ipotesi delle attività ricettive, come spiega la circolare 2 del 2009, non si deve configurare un’attività alberghiere e ci si deve rivolgere a soggetti predefiniti (ad esempio i parenti dei malati distanti dalle proprie residenze ospitati in una casa di accoglienza). Dunque:

1) Gli immobili non pagano l’Ici solo se utilizzati da enti non commerciali e solo se destinati totalmente all’esercizio esclusivo di una o più tra le attività sopra elencate. Se manca una di queste due condizioni, l’esenzione decade.

2) La Chiesa Cattolica beneficia dell’esenzione esattamente come tutte le altre confessioni religiose che hanno un’intesa con lo Stato e con gli enti non commerciali, categoria che include molti soggetti del "non profit".

3) L’esenzione non si applica ai locali adibiti ad attività commerciali. Librerie, ristoranti, hotel, negozi e abitazioni concesse in locazione (anche della Chiesa) pagano l’Ici.

4) Tutto l’immobile deve essere utilizzato per lo svolgimento dell’attività esente. È falso, ad esempio, che se in un albergo c’è una cappellina, tutto l’immobile diventa esente. È vero anzi il contrario. Tutto l’albergo (compresa la cappellina che di per sé sarebbe esente) deve pagare l’Ici.
 

Fonte >  AVVENIRE


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Commenti  

 
# Viktor-SS 2011-12-12 14:29
Satana ci prova sempre: lo scandalo sui preti sessuomani, la pazzoide che fa cadere il Papa per terra con il suo attendente, le denunce al S. P. a presunte Corti di Giustizia. E ora l'ICI, sbandierato in faccia agli allocchi che ci cascano come pere cotte. Mah... Mah... Sono meditabondo.
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# pirraki 2011-12-13 09:24
Pirraki conosco una parrocchia qui a Napoli nella quale insistono una decina di negozi, per i quali la detta parrocchia riscuote il fitto; ma possiamo essere sicuri che la parrocchia paghi le imposte relative e l'ICI?
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# NOMEN 2011-12-15 20:27
Beh... in verità, il.. "vero tesoro"... dovrebbe esser illo del... "CIELO"... non vi pare?
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