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ISRAELE: Cipro è sempre più vicina
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Israele stringe Cipro nelle sue spire: vuole il suo gas per contrastate Turchia e Libano

Il prossimo 16 febbraio Benjamin Netanyahu si recherà a Cipro. A cosa è dovuta la prima visita ufficiale di un premier israeliano nell’isola? Ovviamente al gas del Mediterraneo orientale. Tel Aviv cerca con Nicosia una cooperazione sempre più intensa che, giorno dopo giorno, produce risultati molto vantaggiosi per entrambi. E’ di qualche giorno fa la notizia, riportata dai media ciprioti, dell’accordo di cooperazione raggiunto tra i due Stati sulla protezione dei giacimenti di gas sottomarini. Israele ha anche chiesto a Cipro il permesso di istituire una base aerea nell’isola: la risposta, probabilmente, arriverà nel vertice bilaterale di metà febbraio. Conscio di un momento storico in cui Turchia e Siria non sono più affidabili dal punto di vista politico, rassegnato a un Libano sempre più reattivo, Israele si stringe attorno a Cipro per proteggere la sua parte di ricchezza futura.

I due paesi avevano già delimitato le loro zone economiche esclusive (Zee) nel 2010, dopo la scoperta, nel 2009, di un enorme giacimento di gas che si estendeva tra i due paesi. L’accordo prevede lo sfruttamento comune dei giacimenti a cavallo tra le due Zee e la possibilità di variare i punti di incontro fra le loro acque esclusive e quelle di altri stati. Mosse opportunistiche congiunte volte a estromettere i paesi limitrofi dalla spartizione delle risorse trovate nel bacino del Mediterraneo orientale. Israele, infatti, non ha mai ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite sulla legislazione marittima (UNCLOS), carta che regola i diritti degli stati sullo sfruttamento dell’area compresa a 200 miglia dalle coste di ognuno. Le zone, in un bacino così piccolo, sono facilmente intersecabili: Israele, per accaparrarsene l’esclusività, ha piazzato quindi navi da guerra a pattuglia delle zone da trivellare. Una mossa che il governo turco ha imitato, nel settembre dell’anno scorso, quando ha inviato navi in acque cipriote, non lontano dalla zona dove Nicosia stava conducendo le sue priospezioni. Un gesto provocatorio, dovuto all’estromissione della Turchia -che rivendica le acque di Cipro Nord, occupata nel 1974- dalla spartizione dei giacimenti trovati.

L’ intensificazione degli accordi bilaterali sull’estrazione del gas non è dovuta solo alle minacce turche, ma anche al risveglio, qualche settimana fa, del Libano nella corsa al gas. Il gabinetto libanese ha infatti appena approvato una legge che regola le esplorazioni e le trivellazioni al largo delle proprie coste. Una decisione che apre le porte alle compagnie estere interessate al gas sotto le acque del Paese dei cedri: potranno presentare una richiesta entro sei mesi e ottenere la licenza di esplorazione entro la fine dell’anno, stando a quanto dichiarato da fonti del ministero dell’Energia libanese. Prima di procedere, però, Beirut dovrebbe regolare definitivamente i suoi confini marittimi con Tel Aviv, che sono al centro di un contenzioso arrivato, lo scorso anno, sul tavolo delle Nazioni Unite. Ma senza la ratifica israeliana alla UNCLOS questa opzione appare, purtroppo, poco realizzabile. Sembra anche impensabile che Beirut e Tel Aviv si accordino fra di loro come hanno fatto Israele e Cipro, dato che sono ancora ufficialmente in guerra. Certo è che il Libano, schiacciato da continue instabilità politiche e con un’economia in ginocchio,  non è pronto a cedere al nemico neanche un metro cubo del suo gas: come risolvere la questione è ancora un mistero.

Non si tratta solo calcoli politici, nel bacino del Mediterraneo orientale, ma soprattutto economici. Con la fine dell’era Mubarak e i vari assalti al gasdotto che dall’Egitto rifornisce Israele attraverso il Sinai, Tel Aviv vuole una rotta sicura per i propri approvigionamenti energetici. A questo proposito, il governo israeliano punta a rafforzare i suoi rapporti con la Grecia, sia con un trattato di difesa, sia con accordi per la spartizione degli idrocarburi del Mediterraneo orientale. Cipro e Israele avrebbero infatti intenzione di esportare l’enorme potenziale dei giacimenti, stimato a più di venti milioni di metri cubi di gas, verso i mercati europei. C’è il progetto di un gasdotto che dalle coste israeliane dovrebbe raggiungere la Grecia passando per Cipro: una via che si profila sicura e lucrosa per la nuova triplice alleanza del Mediterraneo.

GIORGIA GRIFONI

Fonte > 
Nena News



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Commenti  

 
# Vitoparisi3 2012-01-21 18:29
Quando i ciprioti avranno detto di sì, avranno finito di campare; se ne pentiranno, gli sarà parecchio difficile la revoca.
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# Sivispacemparabellum 2012-01-22 16:23
Così è dimostrato che i greci e ciprioti compresi, sono un gran popolo simpatico ma un po cretinotto come d'altra parte gli italiani... "mia faza mia raza".
Spendono cifre assurde in armamenti rispetto al PIL per cercare una parità impossibile con la Turchia ed ora si allenano con il più terribile piantagrane dell'area, complimenti!
Non gli basta la crisi economica si vede che cercano la tragedia greca, almeno le loro donne fossero così sagge come le loro antenate da negare i doveri coniugali ai loro uomini sino a quando non siano rinsaviti.
Staranno rispolverando la "Megali idea" di una grande Grecia ... non gli è bastato il disastro del 1923 in Anatolia!
Che Dio li illumini e li aiuti a non farsi infinocchiare un'altra volta questa volta non dagli inglesi ma dagli israeliani, a cui dovrebbero dire "Oki oki eucaristò"
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# NOMEN 2012-01-22 19:56
Citazione Sivispacemparab ellum:
Così è dimostrato che i greci e ciprioti compresi, sono un gran popolo simpatico ma un po cretinotto come d'altra parte gli italiani... "mia faza mia raza".
Spendono cifre assurde in armamenti rispetto al PIL per cercare una parità impossibile con la Turchia ed ora si allenano con il più terribile piantagrane dell'area, complimenti!
Non gli basta la crisi economica si vede che cercano la tragedia greca, almeno le loro donne fossero così sagge come le loro antenate da negare i doveri coniugali ai loro uomini sino a quando non siano rinsaviti.
Staranno rispolverando la "Megali idea" di una grande Grecia ... non gli è bastato il disastro del 1923 in Anatolia!
Che Dio li illumini e li aiuti a non farsi infinocchiare un'altra volta questa volta non dagli inglesi ma dagli israeliani, a cui dovrebbero dire "Oki oki eucaristò"


A proposito... li Ellenici...dovrebbero esiger un legittimo, justo, doveroso "tributo" su ogni parola "greca" pronunziata dai media di tutta la Terra... "DEMO+KRAZIA"... "OIKO+NOMIA"... "POLITIKA"... e tutte le innumerevoli altre, spacciate per "amerikane"... certo così risolverebbero tutti i loro attuali problemi finanziarii... altro che il loro fantomatico "debito"... la Grecia puote davvero vantare un illimitato, colossale, gigantesco...
"CREDITO"... verso l'Occidente tutto!
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