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Il premier scozzese Salmond: "Avanti con il divorzio da Londra"
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Lungo il Royal Mile, tra High Street e la Cattedrale di St Giles, il cuore della città vecchia, gli affari sono raddoppiati. Da quando il «first minister» Alex Salmond ha cominciato a sventolare la bandiera dell’indipendenza i negozi che vendono sciarpe, maglie da rugby e kilt in puro cashmere scozzese fanno affari d’oro. Non sono i turisti a comprare, è la gente di Edimburgo. «Per ora è un gioco, ma può diventare una cosa seria», spiega la poetessa Liz Lochhead. I sondaggi del governo guidato dallo Scottish National Party segnalano che solo il 34% degli elettori sceglierebbe di staccarsi dall’Inghilterra dopo 300 anni di cammino comune (l’Atto dell’Unione è del 1707), ma nell’autunno del 2014 - la data per il referendum annunciata ufficialmente ieri al Parlamento di Holyrood - le cose potrebbero essere diverse. «Salmond sta tessendo una tela in cui Londra rischia di rimanere incastrata». Alex Salmond, allora. Un uomo rapido, sovrappeso, molto amato, ragionevolmente cortese e pericolosamente sofisticato. È in piedi di fronte a un leggio nella Great Hall del Castello di Edimburgo. Una sala con soffiti di 30 metri che già nel 1639 ospitava il Parlamento. Tappeti rossi, bandiere con la croce del martirio di Sant’Andrea, spade, armature, molto legno e vetrate da cattedrale scosse da un vento furioso. «Non preoccupatevi, queste mura resistono da oltre 500 anni». Ha convocato la stampa di tutto il mondo e il mondo gli ha dato retta. Ci sono cinesi, australiani, francesi, spagnoli, naturalmente ogni singolo giornale britannico. Voleva il centro della scena e se l’è preso in modo spettacolare. Ha preparato un documento in cui spiega ogni dettaglio, a cominciare dalla domanda da porre sulla scheda: «È d’accordo che la Scozia dovrebbe essere un Paese indipendente?».

Signor «first minister», perché il referendum?
«Perché vogliamo decidere il nostro futuro in uno Stato più giusto e più ricco. Un Paese che parli con la propria voce al mondo. Vogliamo tornare a far parte della grande famiglia delle nazioni».

Londra mette in dubbio la legittimità del referendum.
«Nessuno può toglierci il diritto di esprimerci attraverso un referendum consultivo».

Cameron vi mette fretta. Dice che i mercati sono inquieti. Perché aspettare due anni?
«È la decisione più importante degli ultimi tre secoli, la nostra gente ha il diritto di capire esattamente che cosa succede».§

In un mondo globalizzato che senso ha una Scozia indipendente?
«La Scozia ha il sesto prodotto interno lordo del pianeta. È ricca di risorse naturali. Esporta whisky. Mentre l’economia del Regno Unito frena. E quando le Nazioni Unite sono nate accoglievano 50 Stati. Ora sono 200. Dieci si sono aggiunti dal 2004. Sei sono più piccoli di noi. Parleremo con tutti».

Come vi frena l’Inghilterra?
«Nessuno può preoccuparsi del bene della Scozia più degli scozzesi. Guardate che cosa sta succedendo con la revisione del Welfare imposta da Londra. Noi vogliamo università e sanità gratuite, meno tasse per le imprese. Non adeguarci a scelte sbagliate. La guerra in Iraq ad esempio non l’avremmo mai fatta. Ma le relazioni con l’Inghilterra e con i nostri vicini non sono in discussione. E la Regina sarà ancora il nostro Capo di Stato».

È vero che vuole fare votare i sedicenni?
«Possono arruolarsi e pagare le tasse. Dunque anche votare».

La maggioranza degli scozzesi è contraria all’indipendenza.
«Anche prima delle elezioni del 2011 non ero il favorito. Ma quando parli del futuro in modo costruttivo la gente ti segue».

Come dividerebbe il debito pubblico con Londra?
«Ci sono accordi precisi e ci saranno ulteriori confronti».

Se dovesse perdere il referendum si dimetterebbe?
«Chiedo scusa, ma preferisco pensare alla vittoria». Si allontana.

A poche centinaia di metri da castello Robert McNeill riempie la notte picchiando musica malinconica contro un cielo torbido. «La cornamusa prende lo stomaco, per questo i soldati la portavano in battaglia. I nemici erano invasi da un’inquietudine che li faceva tremare. È tornato il momento di farla sentire». Pianta i piedi sull’angolo di Bannockburn Street, la via dedicata alla battaglia in cui Robert the Bruce e i suoi 9 mila uomini sconfissero Edoardo II nella prima guerra d’Indipendenza. Gli inglesi erano 25 mila. Nel 2014 saranno passati 700 anni da quella vittoria. Suggestioni che Salmond non sottovaluta. Ma qui non si tratta più solo dell’eco invadente di una insopprimibile malinconia. È piuttosto l’idea di volercela fare da soli, di trattarsi meglio, stanchi di essere vite che scivolano sul mondo e non fanno né bene né male. Ma semplicemente non lasciano traccia.

Fonte >  Stampa.it

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Commenti  

 
# Gianni 2012-01-27 15:51
Queste follie, nella delicatissima situazione in cui ci troviamo, possono costare care. Ho sempre avuto il massimo rispetto per il popolo scozzese, ma non posso condividere queste velleità secessioniste in un momento in cui ciò che urge è l'unità d'intenti e di vedute. La Storia insegna che gli stati nati dalla frattura di nazioni più grandi spesso e volentieri (quasi sempre... anzi, SEMPRE!) si sono dimostrati peggiori dei predecessori. Tanto per fare un piccolo esempio, basta pensare agli Stati nati dalla disintegrazione degli Imperi Austro-Ungarico e Ottomano dopo la fine della Grande Guerra. Le loro istituzioni non si sono dimostrate assolutamente all'altezza, da tutti i punti di vista... tantevvero che ancora oggi il mondo paga il prezzo delle politiche scellerate post 1918 (Medioriente e Palestina in Primis, poi Balcani, ecc...).

Distinti saluti alla redazione di Effedieffe
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# EMERICH 2012-01-27 16:31
Ma che c'entra, scusami?
L'Impero Austro Ungarico doveva essere preservato, il Regno Unito prim scompare, meglio è...
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# Sivispacemparabellum 2012-01-27 17:11
AUTO CITAZIONE
L'Inghilterra di Charles Dickens è la stessa Inghilterra delle deportazioni in Australia, della grande fame in Irlanda, della guerra dell'oppio alla Cina, della distruzione del sistema economico indiano e altre amenità simili in base ai principi liberali genocidi, non si tratta di una civiltà ma di anti civiltà e di dominio del demonio a pari con la Rivoluzione Francese e dei massacri in Vandea e in tutta Europa.
Al confronto erano fari di civiltà l'Austria Ungheria, la Germania guglielmina ed addirittura l'Impero russo dove almeno la "pietas" cristiana era moneta comune.
Charles Dickens senza rendersene conto scrisse e testimoniò dell'obbrobrio anglosassone che grida vendetta davanti agli uomini e soprattutto a Dio.
"Ceterum censeo Carthaginem delendam esse".
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# paolobencovich 2012-01-27 20:44
Una persona che dice "la Regina sarà ancora il nostro Capo di Stato" vuole solo mettere le mani sui proventi del petrolio.
Questione di crisi, altro che secessione.
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# NOMEN 2012-01-29 18:30
Citazione paolobencovich:
Una persona che dice "la Regina sarà ancora il nostro Capo di Stato" vuole solo mettere le mani sui proventi del petrolio.
Questione di crisi, altro che secessione


Però... mica cretina, la Reina... se l'è tenuta cara cara, la sua adorata Sterlina... della serie... EYRO???... NO, GRAZIE!!!
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# pluto 2012-02-08 02:05
La Gran Bretagna ci sarà ancora per poco.
Scozia, Irlanda riunita e Galles sicuramente nell'Unione Europea.
Inghilterra vedremo
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