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Ecco i «giacimenti» inutilizzati di lavoro
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Sono almeno 117 mila, e forse mezzo milione, i posti di lavoro che restano scoperte per mancanza di manodopera con le qualifiche necessarie a occuparli. Altro che "giovani disoccupati", sono giovani non-occupabili.

Caro Direttore,

il problema del lavoro nel nostro Paese non è soltanto quello dell'inconoscibilità dei milioni di occasioni che il mercato offre ogni anno, in ogni parte della Penisola (di cui abbiamo parlato ieri), ma anche quello della nostra incapacità di mettere a frutto alcuni enormi giacimenti di occupazione, che lasciamo quasi del tutto inutilizzati.

Eppure sarebbero facilmente a portata di mano; e, come mi propongo di mostrare, il loro sfruttamento richiederebbe investimenti che sono certamente alla nostra portata.

Il primo giacimento a cui mi riferisco è costituito dagli skill shortages, cioè dai posti di lavoro che restano permanentemente scoperti per mancanza di manodopera dotata della qualificazione necessaria per occuparli.


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Il grafico qui sopra mostra quanto emerge dall'ultimo censimento svolto da Unioncamere, nel 2011: ne risultano 117.000 posizioni di lavoro disponibili, sparse in tutte le regioni italiane, distribuite in tutti i settori e tra tutti i livelli professionali. Gli studiosi di economia e di sociologia del lavoro avvertono, peraltro, che gli skill shortages effettivi sono molti di più: almeno mezzo milione. Così come per ogni disoccupato che cerca lavoro si stima che ci siano almeno tre «lavoratori scoraggiati», potenzialmente interessati a trovare un lavoro ma che non ci si provano neppure, allo stesso modo ci sono gli «imprenditori scoraggiati»: cioè quelli che avrebbero bisogno di personale qualificato, ma considerano talmente improbabile trovarlo che non fanno neppure l'inserzione sul giornale o la richiesta all'agenzia di collocamento.

Per mettere questo giacimento di occupazione a disposizione dei nostri disoccupati, o dei lavoratori che cercano un nuovo lavoro, basterebbe che un servizio specializzato facesse per ognuno di essi il bilancio delle competenze, individuasse i due o tre skill shortages più vicini professionalmente e geograficamente e delineasse i percorsi di riqualificazione professionale necessari per accedere a ciascuno dei due o tre posti individuati (preferibilmente in collaborazione con l'impresa interessata, utilizzando e retribuendo i suoi impianti e il suo personale qualificato). Tra questi il lavoratore interessato dovrebbe scegliere quello che meglio corrisponde alle sue aspirazioni ed esigenze familiari, per poi intraprendere l'itinerario di formazione necessario.

Si obietta che i servizi pubblici per l'impiego non sono in grado di svolgere questo compito. Le agenzie private di outplacement , però, sì. Oggi in Italia sono poco utilizzate, perché non abbiamo ancora maturato la cultura dell'assistenza intensiva al lavoratore nella ricerca dell'occupazione; ma ci sono anche da noi, e funzionano bene. La tabella qui sopra, per esempio, mostra in quanto tempo sono stati ricollocati tra 2010 e 2011 da una delle maggiori società che svolgono questo servizio in Italia 2.961 impiegati e 1.637 operai, affidati loro da imprese in situazioni di crisi occupazionale.

Certo, i servizi di outplacement costano cari (mediamente, l'equivalente di cinque o sei mensilità dell'ultima retribuzione del lavoratore interessato). Ma sempre meno della cassa integrazione «a perdere»: si potrebbe attivare un buon incentivo per l'azienda che licenzia, affinché essa ingaggi l'agenzia più adatta al compito; e le Regioni farebbero soltanto il loro dovere se riqualificassero drasticamente la propria spesa in questo settore, prevedendo il rimborso di tre quarti o quattro quinti del costo standard di mercato del servizio. Per questo potrebbe e dovrebbe essere utilizzato anche quel 60 per cento dei contributi del Fondo Sociale Europeo che spetterebbero all'Italia, ma che finora non siamo stati capaci di utilizzare per inadeguatezza delle nostre iniziative nel mercato del lavoro rispetto ai requisiti di efficienza ed efficacia giustamente posti dal Fondo stesso.

Oggi il fabbisogno prevedibile di qualifiche professionali scarse si potrebbe conoscere in anticipo per ogni zona e per ogni settore produttivo. Che cosa aspettiamo ad attivarci per porre questo giacimento occupazionale a disposizione dei tanti italiani che hanno difficoltà a trovare un lavoro?

Un altro giacimento da cui potremmo trarre flussi di centinaia di migliaia di nuove assunzioni ogni anno è costituito dagli investimenti stranieri, che l'Italia è stata fin qui drammaticamente incapace di attirare: per questo aspetto, in Europa solo la Grecia ha fatto peggio di noi nell'ultimo ventennio. Se soltanto fossimo stati capaci di allinearci a un Paese mediano nella graduatoria europea, come l'Olanda, nell'ultimo quinquennio prima dello scoppio della crisi (2004-2008) questo avrebbe significato un maggiore afflusso di investimenti nel nostro Paese pari a 57,6 miliardi all'anno (vedi tabella sopra). E negli ultimi quattro anni di crisi economica il nostro ritardo su questo terreno è ulteriormente peggiorato rispetto agli altri Paesi europei.

Quando si discute di questa gravissima chiusura dell'Italia, gli «addetti ai lavori» tendono sempre a sottolineare che la nostra scarsa attrattività per gli investitori stranieri è dovuta ai difetti delle nostre amministrazioni pubbliche (soprattutto di quella della Giustizia) e delle nostre infrastrutture di trasporto e di comunicazione, al costo dell'energia e dei servizi alle imprese più alto da noi che oltr'Alpe. Ma nel documento che il Comitato Investitori Esteri presieduto da Giuseppe Recchi ha presentato al governo nel dicembre scorso viene indicato, tra i primi, un altro ostacolo: la nostra legislazione del lavoro ipertrofica, bizantina, non traducibile in inglese, e nettamente disallineata rispetto a quelle dei maggiori Paesi europei su di un punto di importanza cruciale: la prevedibilità del severance cost , cioè del costo del licenziamento per motivi economico-organizzativi, quando l'aggiustamento degli organici si rende necessario. Questo è il motivo, molto serio, per cui il governo punta a una riforma della materia che, come in tutti gli altri ordinamenti europei - Germania compresa -, consenta la predeterminazione del costo del licenziamento per motivi economici.

(2 - continua)

Puntata 1

Pietro Ichino

Fonte > 
Corriere della Sera



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Commenti  

 
# I chino veritas 2012-04-02 16:36
Ottimo articolo, nessun politico lo prenderà in considerazione.
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# Pietro G 2012-04-02 18:00
Pietro Ichino dimentica che i giacimenti di lavoro vengono utilizzati dagli immigrati. Stime che ho letto, e che non includono il lavoro nero, dicono che negli ultimi anni sono stati "trovati" 500 000 posti di lavoro a tempo indeterminato per stranieri. In Italia, come conseguenza del declino demografico ci dovrebbe essere una grande penuria di manodopera. Una analisi seria dovrebbe includere anche questi fatti e suggerire almeno tre misure per contrastare la disoccupazione:
- Chiudere l'immigrazione
- Migliorare la scuola e indirizzare gli studenti verso qualificazioni professionali che hanno uno sbocco nell'economia.
- Tagliare ogni sussidio a chi rifiuta un lavoro.
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# pepito sbazzeguti 2012-04-02 20:33
"manodopera dotata della qualificazione necessaria per occuparli"????
'sti str... che cercano "specializzati"potevano tenersi e formare tutti i giovani che hanno "affittato" a rotazione di 3/6 mesi.
Avrebbero quello che oggi invano cercano.
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# ares 2012-04-02 22:45
Si anche perchè più di 6-12 mesi le agenzie non danno e capita pure il mistero di alcune agenzie che assumono gente per conto di imprese private senza addirittura fargli il colloquio... come se ci fossero taciti accordi di un "tot al kg"...
sicuramente non per coprire picchi di lavoro, visto che poi le persone assunte vengono utilizzate per fare le cose più inutili come fotocopie e imbustamento lettere... lo dico per testimonianza oculare.
Sarà uno dei tanti misteri italiani?
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# Stefano 2012-04-02 23:01
Ho 21 anni e un diploma di liceo scientifico con il massimo dei voti: sono iscritto da quasi un anno a tutte le agenzie interinali della mia città e al centro per l'impiego: risultato? Ho lavorato 3 mesi grazie ad un offerta del centro per l'impiego: le agenzie non mi hanno mai trovato un lavoro! Io non so dove questo parlamentare veda le agenzie che funzionano bene! I dati mi fanno ridere: è inutile confrontare i milioni di nuovi contratti dell'anno scorso con quelli di dieci anni fa: valgono più 1.000 contratti a tempo indeterminato o 1.000.000 di contratti interinali da 2 settimane/1 mese??? Ed è inutile confrontare le assunzioni con i licenziamenti: bisogna vedere anche quanti vanno in pensione e non vengono rimpiazzati da nessuno! Per non parlare di tutti gli artigiani che non sono licenziati da nessuno, ma in numero sempre maggiore sono costretti a chiudere! Questa indagine è un insulto e una presa in giro!!!
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# Viktor - SS 2012-04-03 12:34
Esatto. Puntualmente saltano fuori questi articoli idioti che prendono la gente per idiota. A loro dire, il lavoro c'è ma non si vede. Ma c'è! Quindi tutti felici e contenti.
Le agenzie di lavoro, poi, sono una truffa di proporzioni colossali; non collocano un accidente e trattano i curriculum come merce.
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# Viktor - SS 2012-04-03 12:35
Aggiungo solo una cosa: Dovrebbe essere lo Stato, con gli uffici pubblici di collocamento (attualmente i fase zombie, perfettamente inutili e pietrificati), a gestire il mercato del lavoro!!!
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# Grifo Scaligero 2012-04-03 18:32
Finalmente un paio che non si lasciano infinocchiare dalla faciloneria degli editoriali da quattro soldi sull'offerta di lavoro, nient'altro che dati fittizi: e dai con la fregnaccia della carenza di panettieri a 1.500, 2.000, 2.500, magari anche 10.000 euro al mese (poi il gonzo paga pure il corso da fornaio anche un migliaio di euro, tutto convinto di poter trovar lavoro... indagate sui corsi truffa, se proprio volete impegnarvi in un'inchiesta seria), dell'insostenibile ammanco di personale ospedaliero (bravi, hanno voluto estendere la laurea "tecnica" anche agli infermieri, gran bel colpo... perché all'uni i corsi sono a numero chiuso, allora?), della grande richiesta di muratori e imbianchini: i muratori! AHAHAHAH!!!
Ma dico, non esiste settore più sofferente (immobile e scalcinato, appunto) dell'intero comparto edilizio!
Sono sette anni che cerco lavoro in questo settore, partendo anche come manovale (sono diplomato geometra, ho passato l'esame di abilitazione, attualmente lavoro come marmista): nessun riscontro, anche tramite canali "privilegiati".
Mi riferisco sempre al "ricco" Nordest.
Quando ho letto i dati del grafico mi sono fatto una grassa risata, ma si può credere che la gente sia così sciocca da farsi turlupinare bellamente da questi articoli targati Confindustria.
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# grisbi 2012-04-03 19:16
Mi meraviglio e addoloro che un sito alternativo come Effedieffe pubblichi le flatulenze "letterarie" di questo personaggio inquietante.
Vabbè che siamo in democrazia e dobbiamo ascoltare tutte le campane, però a tutto c'è un limite.
D'altronde non mi sembra che manchino, a questo scribacchino, le "cattedre" da cui pontificare.
Stavo seriamente pensando di fare un abbonamento, ma se le cose stanno così...
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Abbiamo scritto poco fa che nella parte worlwide pubblichiamo quasi sempre articoli che non condividiamo per poi crticarli.
FdF
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# Viktor - SS 2012-04-04 06:42
Infatti Grisbi, qui vengono messe proprio anche le porcherie, per poterle meglio valutare. Ad esempio, questo cretino di intellettuale che pontifica sui serbatoi di lavoro... Si commenta da sè, insomma, un altro ricco di Stato, parassita che parla di cose per lui astratte.
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