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Il governo fa marcia indietro. E salta il fondo taglia tasse
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Monti servo degli strozzini: i soldi recuperati dall'Agenzia dell'Entrate (al cimitero) non serviranno a fini sociali, bensì a colmare i vari gap finanziari destinati a ripresentarsi col medesimo sistema

Aveva sfiorato il decreto semplificazioni nel febbraio scorso. Sempre presente nelle indiscrezioni che precedono il varo di un importante provvedimento economico del governo, ma anche questa volta il fondo taglia tasse non ce l’ha fatta.

Era nelle bozze della delega fiscale approvata ieri dal governo, si sapeva anche che era destinato in particolare ai redditi più bassi. Che doveva essere «strutturale» e che forse ci sarebbero finiti anche i soldi della spending review. Alla fine è scomparso dal comunicato e dal testo della delega.

Il motivo ufficiale è che non si possono quantificare e mettere a bilancio somme che non sono certe, come quelle delle lotta all’evasione. Ma ad avere convinto il premier Mario Monti a rinunciare anche il timore che qualcuno chiedesse di mettere i 12,7 miliardi già recuperati dall’Agenzia delle Entrate nel fondo, quando serviranno ad evitare una manovra per coprire l’aumento dei tassi sul debito.

Per il resto la delega fiscale contiene quasi tutte le misure previste. Ci sono nove mesi di tempo per cambiare il fisco, ricondurlo ad una «maggiore razionalità ed equità». Ma senza aumentare la pressione fiscale, assicura il governo. I dettagli (e le eventuali sorprese) arriveranno il prossimo anno con i decreti attuativi, ma la strada che il premier Mario Monti vuole prendere è già chiara.

Intanto non si ritoccano e non si abbattono le imposte sul reddito e non si introduce nessuna misura a favore di redditi bassi e pensioni. A chiederle ancora, ieri, erano i sindacati, ma solo per non abbandonare la trincea. Non c’è la nuova Irpef con tre aliquote 20, 30 e 40%, che il governo Berlusconi aveva affidato proprio alla delega, ma che è scomparsa nella versione varata dal governo tecnico.

Rispetto alla delega fiscale di Giulio Tremonti, non c’è il taglio lineare agli sgravi fiscali-assistenziali. Una giungla di 600 agevolazioni che vale circa 160 miliardi, che il governo mira a tagliare selettivamente. Con l’eliminazione, riduzione e riformulazione delle agevolazioni fiscali «che appaiono in tutto o in parte ingiustificate o superate alla luce delle esigenze sociali o economiche o che costituiscono una duplicazione». Non saranno toccate quindi le agevolazioni alle famiglie. Il come e il quanto si deciderà, anche in questo caso, entro nove mesi. La delega non lo specifica, ma da questo dipende la futura Iva. Scontata l’aumento in ottobre di due punti, ma se saranno effettuati i tagli alle agevolazioni, in seguito le aliquote potrebbero tornare al livello attuale.

Scompare anche la abolizione del’Irap, imposta regionale sulle attività produttive che non piace alle aziende e che il governo Berlusconi voleva eliminare gradualmente.

In compenso cambia radicalmente il fisco delle imprese. L’Ires scompare e arriva l’Iri, imposta sul reddito imprenditoriale. Obiettivo, separare il reddito dell’impresa da quello dell’imprenditore, che deve essere assoggettato all’imposta sulle persone fisiche. Un lungo capitolo è dedicato alla lotta all’evasione ed elusione fiscale. Confermata la carbon tax, i cui proventi saranno destinati prioritariamente alla revisione del sistema di finanziamento delle fonti rinnovabili e la razionalizzazione stabilizzazione dell’istituto del 5 per mille. Chi assume clandestini o immigrati senza permesso di soggiorno potrebbe perdere la licenza.

Fonte >  Giornale.it


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Commenti  

 
# Pepito Sbazzeguti 2012-04-17 23:07
Giusto!, il male ora sono i "lungimiranti" cravattari teutonici!
Pepito Sbazzeguti Addendum
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# mah!! 2012-04-19 10:16
Caspita di un Pepito: lungimiranti cravattari teutonici!!!
E noi sotto strozzo.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 

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