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Israele: un nuovo muro al confine col Libano
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Lungo 2 chilometri, alto 10 metri «aiuterà a prevenire gli attacchi» nella roccaforte di Hezbollah

Un nuovo muro nel mondo. E’ stato costruito da Israele al confine con il Libano nel sud del paese, il cuore della resistenza e delle grandi battaglie nelle occupazioni che hanno lacerato il paese dei cedri. Siamo nei pressi della “Porta di Fatima”, luogo simbolo della resistenza di Hezbollah, a pochi metri dalla torretta con i militari israeliani. La barriera, per ora, è lunga circa 2 chilometri e secondo i progetti dovrebbe essere alta ben 10 metri. La decisione è stata presa lo scorso gennaio e rientra nel nuovo piano di sicurezza deciso dal governo di Gerusalemme, per il quale il muro di cemento “aiuterà a prevenire gli attacchi a fuoco dal Libano, visto che nell’ultimo anno e mezzo ci sono stati diversi incidenti di questo tipo”.

La striscia di cemento armato è in territorio israeliano, lungo le città di Kfar Kila e Metulla, a pochi metri dal confine con il Libano lungo il quale corre per 118 chilometri anche la Blue Line, dietro la quale nel maggio del 2000 su ordine di Ehud Barak si sono ritirate le forze armate israeliane.

Ed è qui che sono dispiegati anche l’esercito libanese e i soldati della NATO “UNIFIL” (United Nations Interim Force in Lebanon), una forza militare di interposizione che garantisce una tregua, giacché la pace non è mai stata siglata formalmente, tra Israele e Libano. Nel 2006, nel corso di un conflitto che durò 33 giorni, morirono almeno 1.500 libanesi (in gran parte civili) e oltre 160 israeliani (in gran parte militari). Sono presenti anche circa mille soldati italiani che in questi anni si sono fatti apprezzare da cristiani e musulmani per il loro ruolo nel mantenimento della pace della zona. Gli eserciti dei due paesi oggi si incontrano regolarmente con l’UNIFIL per concordare le misure di sicurezza da prendere al confine. Per Israele la nuova barriera in cemento armato serve a rinforzare proprio la struttura già esistente sulla striscia di terra controllata dai caschi blu per garantire il rispetto del cessate il fuoco in vigore dal 2006.

Con il muro i due paesi si allontanano ancora di più, come se non bastassero i chilometri di filo spinato, recinzioni e campi minati e non ancora bonificati che contrappongono i due Stati. Gli insediamenti israeliani sono a poche centinaia di metri dal Libano e colpisce il contrasto tra le due terre: da una parte il verde dei campi che si perdono a vista d’occhio, le coltivazioni intensive e l’irrigazione che consente alla terra di dare in modo generosi prodotti che vengono esportati all’estero, dall’altra un terreno brullo, quasi arido, che ancora porta le ferite delle occupazioni militari e dei bombardamenti.

Il muro non ha suscitato grandi reazioni in Libano. Le istituzioni fino ad oggi hanno mantenuto una posizione neutrale. Anche Hezbollah, il partito sciita di governo guidato Hasan Nasrallah che da queste parti ha le sue roccaforti e un controllo pressoché totale del territorio, ha minimizzato questa nuova opera di difesa di Israele. Sheik Ali Dagmoush, responsabile delle Relazioni Internazionali del partito di Dio, nel corso di un’intervista con alcuni giornalisti italiani non ha voluto enfatizzare troppo la costruzione di una barriera che alcuni considerano un ulteriore elemento di tensione tra due paesi da decenni in guerra. In realtà quello nel sud del Libano è il quarto muro che Israele erige a difesa del proprio paese. Gli altri tre sono presenti ai confini con la Striscia di Gaza, la Cisgiordania e con l’Egitto. Quest’ultimo è stato eretto dopo la caduta dell’ex presidente Hosni Mubarak e sarà lungo ben 225 chilometri per un altezza di 5 metri.

Proprio a pochi chilometri dal muro, nei pressi di Adaisse, località a ridosso dalla Linea Blu, che il 3 agosto del 2010 c’è stato l’ultimo scontro armato tra i due eserciti. Tutto nacque dal tentativo israeliano di tagliare un albero in territorio libanese.Ne scaturì una battaglia tra i due eserciti in cui morirono un soldato israeliano, due soldati libanesi e un giornalista libanese. A poco meno di due anni da quello scontro, nel comune di Adaisse, gemellato con la municipalità di Mandas in Sardegna, è stato eretto un monumento che commemora il sacrificio dei due soldati libanesi.

Fonte >  Stampa.it

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Commenti  

 
# Milo Dal Brollo 2012-06-07 13:55
E pensare che basterebbe dire: "Ormai ci siamo tutti e due, che senso ha sterminarci a vicenda?"
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# betamax 2012-06-08 16:30
Certo, ma saresti capace di dire la stessa cosa nel caso, un domani, un teppista ben armato si piazzasse nel TUO salotto e ti relegasse nel sottoscala, quasi murato vivo?
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# Fabio B 2012-06-09 08:50
Ma non è che alla fine con tutti 'sti muri si auto-ghettizzano?
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