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Il patto matto di stabilità, che destabilizza la pubblica amministrazione
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Le più grandi vittime di questo infernale meccanismo del “Patto di stabilità” sono indubbiamente le imprese. Ma andando avanti così, senza che nessuno decida di mettere fine alla stupidità di questo “monstre” messo in piedi in ambito nazionale per rispettare gli impegni europei a contenere l’indebitamento, ad incasinarsi sarà anche la pubblica amministrazione.

Ed è sul “patto” che ora, infatti, si sta avvitando anche ogni più piccolo Comune
, spesso privo delle professionalità necessarie a metabolizzare e mettere in pratica questa valanga di norme invasive, spesso cervellotiche. E con sempre nuove e maggiori responsabilità scaricate con una faciloneria incredibile su figure professionali non sempre presenti, non sempre all’altezza e soprattutto mortificate in tutti questi anni di aggressione continua al lavoro pubblico.

Vedi ad esempio il recente decreto legge n.35, quello che in teoria dovrebbe sbloccare i pagamenti alle imprese
. In base ad esso, entro questo mese, anche nei piccolissimi Enti (che solo da quest’anno sono stati sballottati nel meccanismo del Patto di stabilità) c‘è chi rischia la sanzione della trattenuta di “due mesi di stipendio” se non dovesse fare una adeguata valutazione di quanto potenzialmente si ha da pagare al 31-12-2012 per investimenti. E non facesse la relativa richiesta al Ministero per l’attribuzione di un relativo spazio fuori patto per pagarli. Ma anche se non dovesse fare, sempre entro lo stesso termine, una valutazione corretta sulla propria liquidità e non richiedesse la relativa anticipazione di fondi alla Cassa Depositi e Prestiti, da restituire massimo in 30 anni aumentati dei relativi interessi.

Certo, questo decreto non è che sia completamente inutile, come pure è stato detto a caldo da diversi amministratori locali. In effetti una piccola boccata di ossigeno la darà, consentendo di pagare una parte minima del dovuto al 31 dicembre scorso, senza il suo conteggio all’interno del patto.Ma la questione è palesemente più grossa e va risolta alla radice se si vogliono evitare gli enormi problemi in cui ci troviamo.

E allora se non ora, quando ci si deciderà di alzare forte la voce e la richiesta di una semplificazione di questo meccanismo, a
bolendolo in toto nelle forme in cui è concepito ora? Dettando norme semplici, comprensibili e di facile applicazione. Insomma, cos’è il Patto di Stabilità Interno? E qual’è la sua mission? Basta andare sul sito del MEF per leggere che il suo obiettivo primario è quello del “controllo dell’indebitamento netto degli enti territoriali (regioni ed Enti locali)”.

Cosa c'entrano, allora, i pagamenti con l’indebitamento?
Che senso ha non consentire l’utilizzo dei soldi che un Ente ha già in cassa, sia a fini di nuovi investimenti che per pagare le ditte per quelli già appaltati? E che senso ha mettere in piedi questo meccanismo infernale che mischia la competenza con la cassa? Se l’obiettivo è non fare più debiti, non sarebbe sufficiente limitarsi a prescriverlo, con una norma semplice e chiara, valida per tutta la pubblica amministrazione? Cosa c’entrano allora gli incassi e i pagamenti dei lavori pubblici contenuti nei residui attivi e passivi degli Enti, trattandosi di lavori già appalti?  E che senso ha poi inibire l’utilizzo dell’avanzo di amministrazione che non è certo un indebitamento?

Liberiamo allora gli enti locali da questo illogico ed ingiusto giogo
. Liberiamo gli  amministratori, i responsabili di ragioneria  e i revisori contabili dal mesto ruolo di guardiani del rispetto del sacro Patto. Che si rivela spesso essere una missione quasi impossibile. Basta un evento imponderabile o la sventura di incappare in alcuni incidenti di percorso come l’avere opere pubbliche da realizzare e per le quali si è incassato in  anticipo, entro il 2012, i relativi fondi, per ritrovarsi nei guai. Un gap difficilmente recuperabile dovendo nel 2013 contabilizzare solo i pagamenti relativi. E con davanti solo due alternative, ambedue che arrecano danni all’Ente. La prima è pagare le imprese, sforare il patto e beccarsi le relative sanzioni (tra cui la più importante è la riduzione dei trasferimenti statali nell’anno seguente, in misura pari allo sforamento. La seconda è tenersi i soldi in cassa e non pagare i creditori, accollandosi però i relativi interessi di mora. Una terza via proprio non c’è.

Insomma, un vero e proprio “patto matto”
. E allora ha ragione chi lamenta che questo decreto è solo un palliativo e che non risolve la questione dell’utilizzo dei soldi che si hanno già in cassa, quelli delle royalties, quelli del terremoto, i lavori pubblici a residui.  E allora se non ora quando l’ANCI e tutto il mondo delle imprese dovrebbero chiedere ad alta voce una revisione totale di questo infernale meccanismo che è stato definito “stupido”  già nel 2002 da Romano Prodi?

Questo “affaire”, lo vogliamo inserire come punto centrale nei programmi del prossimo governo?

Vito Bubbico

Fonte
Tiscali


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Commenti  

 
# splendida giornata 2013-04-16 17:35
"Le più grandi vittime di questo infernale meccanismo del “Patto di stabilità” sono indubbiamente le imprese"

perche avevate dubbi ?
Guarda caso però gli stipendi "delle" P.A. sono sempre! pagati puntualmente, non ho mai visto suicidarsi uno di questi pseudo-lavoratori...

PS: ci vediamo a settembre/ottobre quando le entrate versate dal lavoro privato diminuiranno del 30%
forse finalmente vedremo il terrore sul viso "livido" di questi mangia pane a tradimento! (speriamo!)
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# don peppe 2013-04-17 12:32
Non tutti, non tutti per fortuna.
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# ogogoro 2013-04-16 23:04
Ma non è mortadella gs prodi che ha introdotto questa scemenza criminale ?
Che DIO lo stonchi! Spero che schioppi come padoaschioppa.
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# milvus 2013-04-17 19:47
Per dirla con Ortega y Gasset, furono loro e le circostanze dei pubblici impiegati, di chi lavorava nel campo, nelle imprese, sommate alle circostanze di ognuno in uguali circostanze, se non simili.

l'idea chiara di cio che avvenne sono gli Adelphi della dissoluzione, dopo la definitiva caduta di Mussolini, un rischio calcolato e generale perchè la Resistenza e la Democrazia furono calamità che disintegrarono le generazioni successive, fino ad oggi.
Forse c'è chi ebbe allora le idee chiare e se ne andò, ma c'è chi invece quelle di idee gli furono servita in vassoio d'oro con vantaggi materiali immediati, si sono decisi a vivere e soddisfarsi in questa odierna decadenza che non è altro, dopo la caduta della lira, un morto che risale in superficie gonfio per essere seppellito.
Quando le idee sono chiare si prendono dovute cautele, non si va in passeggiata trionfale, chi non c'è lasciò un paese caotico, infernale ed ingiusto, si allontanò dall'insoddisfazione , dalla catastrofe personale che fa gettare la vita, e dalla dissoluzione collettiva della quale già con la DC divisa in sinistra centro e destra, se ne scorgeva l'irreversibilità mediata dalla pura decisione di sopravvivere e vivere senza dare alcun senso all'esistenza.
Come H. Cortez bruciò le navi, l'avanzare incerto nell'incertezza, alla fine nè il pubblico nè il privato, in tutto il globo, nessuno regala niente.
Così oggi c'è un paese che tratta i suoi cittadini da immigrati in una città-porto perchè mai si è finito di possederlo, sopportando queste strane e misteriose simbiosi di pubblico e privato, coscienze infelici di italiani che hanno voluto e pagato il delirio euro della civiltà altrui contro la barbarie nostra, oggi siamo le conseguenze, per dirla con Ortega y Gasset queste assurde lotte tra cittadini sono forme di vivere con coscienze della realtà dissociata e spersonalizzant e che vorrebbe in questi termini rimpiazzare la forma di essere felici e soffrire l'esistenza da altre forme secondo la circostanza di oggi.
Ci sono ancora persone che costituiscono una fortezza psichica, come gli scrittori di questo giornale, ed è un vantaggio maggiore di sperare.
E arrivato il momento in cui si è passati dall'altra parte della cima e si è iniziato a fare la riconta di ciò che si è guadagnato nel naufragio, ma il bilancio è negativo e la depressione inevitabile come risultato.
Per sentirsi "metafisici" bisogna ascoltare la sonata in si bemolle di Franz Liszt e si capisce che l'Italia è un gran museo, con bei ristoranti e buonissimi vini, ebbe la sua fortuna nei Principi rinascimentali geniali, per cui la grandiosa decadenza romana classica e quella rinascimentale, sono degne della sua Storia, oggi di tutto è rimasta la querelle tra pubblico e privato, come i quattro soldi che si litigano "gli immigrati"
E utile domandarsi come mai roma Imperatrice arrivò a celebrare un millenio fastuoso per poi essere abbandonata con 200 abitanti ignoranti del loro passato, per alzarsi più tardi ed arivare ad essere ciò ciò che è: merito di Mussolini?
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# GIORGIO SCOTTI 2013-04-19 05:24
bellissimo..
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# RSS 2013-04-18 10:49
Guardate che è successo oggi in Sicilia con la nuova finanziaria:

Aliquote massime per Irap e Irpef.
Bianchi: per i precari si tratta per prorogare i contratti sino a fine anno. Congelata la riforma Fornero, regionali in pensione con le vecchie regole.

E gli altri, i statali ad esempio? Ognuno va per la propria strada in questa specie di nazione.
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# GIORGIO SCOTTI 2013-04-19 05:21
Non ci sono piu' speranze, l'italia va abbandanata al suo triste destino, resteranno solo 12'ooo'ooo di vecchiette pensionate a max 500 euro al mese, che dato che nessuno le assitera' moriranno presto di fame e di stenti..
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# don 2013-04-20 09:06
Guardatevi questo video su youtube:
Giacinto Auriti - Banca d'Italia e BCE associazioni a delinquere
youtube.com/watch?v=E8iCGaW4og8
è di una attualità impressionante.
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