I Lefebvriani: "Ebrei nemici". Centro Wiesenthal: sono antisemiti
Stampa
  Text size
Nuova polemica dei Lefebvriani. Il superiore della fraternità sacerdotale San Pio X, mons. Bernard Fellay, accusa i "nemici della Chiesa", "ebrei, massoni e modernisti", di remare contro il rientro del gruppo tradizionalista nella Chiesa cattolica. Protesta il mondo ebraico. E il Vaticano prende le distanze. "Abbiamo molti, molti nemici. Chi è che in tutto questo periodo è stato più ostile al riconoscimento della fraternità da parte della Chiesa? I nemici della Chiesa. Gli ebrei, i massoni, i modernisti!", ha detto l'erede di Lefebvre in un discorso pronunciato il 28 dicembre a New Hamburg, in Canada, riportato in questi giorni dai siti tradizionalisti.

"Interessante, no? Cosa hanno detto a Roma? Hanno detto 'Dovete costringere queste persone ad accettare il Vaticano II. E' molto interessante, no? Persone che sono all'esterno della Chiesa, che nel corso dei secoli sono state chiaramente nemici della Chiesa, hanno detto a Roma se volete accettare queste persone, bisogna costringerli ad accettare il Concilio. Non è interessante? Oh, è vero! Penso sia fantastico! Perché ciò mostra che il Vaticano II è cosa loro! Non interesse della Chiesa - lo vedono bene, i nemici della Chiesa, il beneficio che traggono dal Concilio. Molto interessante! E sì, posso dire che è il tipo d'argomento che useremo con Roma Cercare di farli riflettere".

Parole subito criticate nel mondo ebraico. Il centro Simon Wiesenthal ha denunciato che "la descrizione degli ebrei come 'nemici della Chiesa' prova una volta di più l'antisemitismo profondamente radicato al cuore della teologia della fraternità sacerdotale San Pio X". In un comunicato del distretto statunitense dei lefebvriani si precisa che le parole di Fellay erano riferite "ai leader delle organizzazioni ebraiche, non al popolo ebraico" e si denunciano le "ripetute false accuse di antisemitismo o odio formulate nel tentativo di silenziarne il messaggio"

Interpellato dall'agenzia stampa francese 'I.Media', il portavoce vaticano Federico Lombardi ha ribadito che la Chiesa è "profondamente impegnata nel dialogo" con gli ebrei ed è "impossibile" formulazione l'affermazione fatta da Fellay. Lo scorso 27 ottobre la pontificia commissione Ecclesia Dei, responsabile per la Santa Sede dei rapporti con i lefebvriani, aveva pubblicato una nota nella quale si sottolineava che i tradizionalisti avevano indicato di aver bisogno di "ulteriore tempo di riflessione e studio, per preparare la propria risposta" a Roma in vista di un rientro nelal Chiesa cattolica e il Vaticano era "in attesa della risposta ufficiale". Ma "dopo trent'anni di sperazione, è comprensibilie che vi sia bisogno di tempo per assorbire il significato" dei "recenti sviluppi" segnati da un negoziato dottrinale bilaterale. "Mentre il nostro Santo Padre Benedetto XVI - concludeva la nota - cerca di promuovere e preservare l'unità della Chiesa mediante la realizzazione della riconciliazione a lungo attesa della Fraternità sacerdotale di S. Pio X con la Sede di Pietro - una potente manifestazione del munus Petrinum all'opera - sono necessarie pazienza, serenità, perseveranza e fiducia".

Pochi giorni prima, i Lefebvriani avevano espulso il vescovo Richard Williamson, noto alle cronache per le sue posizioni antisemite. Il responsabile vaticano per i rapporti con l'ebraismo, il card. Kurt Koch, aveva poi spiegato, in una conferenza di fine ottobre, che "gli ebrei temevano che, attraverso un eventuale atto di reintegrazione di una serie di sacerdoti e credenti con tendenze antigiudaiche", la Chiesa cattolica "potesse dare una nuova direzione al dialogo con l'ebraismo", mentre "un riavvicinamento con la Fraternità sacerdotale San Pio X non significa assolutamente che le posizioni di detta Fraternità vengano accettate o appoggiate".

Fonte >  Virgilio.it


Home  >  Worldwide                                                                               Back to top