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Padre Pio, nostro eroe
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A settembre, i francescani commemorano con veglie e adorazioni la stimmatizzazione di San Francesco, che le ricevette nel settembre 1224. Il 20 settembre 1918 ebbe le stigmate padre Pio cappuccino da Pietrelcina, almeno quelle visibili. Provò a tener nascosto il segreto, per la «vergogna», «la confusione» e «la grande ripugnanza nello scrivere di queste cose».

Alla fine, il suo direttore spirituale, padre Benedetto da San Marco in Lamis, gli ingiunge di scrivergli (i due sono lontani, la direzione spirituale è quasi solo epistolare) quel che gli è successo, sotto obbligo di obbedienza. Alcuni lettori, penso, già conoscono quel che rispose il cappuccino. Riporto qui la sua lettera sconvolgente e bellissima del 21 agosto, dove attesta di aver subito il fenomeno mistico detto «transverberazione»:

«In forza di questa (obbedienza) mi induco a manifestarvi ciò che avvenne in me dal giorno cinque a sera, a tutto il sei del corrente mese. Io non valgo a dirvi (ossia non riesco) ciò che avvenne in quel periodo di superlativo martirio. Me ne stavo confessando i nostri ragazzi la sera del cinque, quando tutt’un tratto fui riempito di un estremo terrore alla vista di un personaggio celeste che mi si presenta davanti all’occhio della intelligenza. Teneva in mano una specie di arnese, simile ad una lunghissima lamina di ferro con una punta ben affilata e che sembrava che da essa punta uscisse fuoco. Vedere tutto questo ed osservare detto personaggio scagliare con tutta violenza il suddetto arnese nell’anima, fu tutto una cosa sola. A stento emisi un lamento, mi sentivo morire. Dissi al ragazzo che si fosse ritirato, perché mi sentivo male e non sentivo più la forza di continuare. Questo martirio durò, senza interruzione, fino a mattino del giorno sette. Cosa soffrii in questo periodo luttuoso non so dirlo. Persino le viscere vedevo che mi venivano strappate e stiracchiate dietro a quell’arnese, e il tutto era messo a ferro e fuoco. Da quel giorno in qua io sono stato ferito a morte. Sento nel più intimo dell’anima una ferita che è sempre aperta, che mi fa spasimare assiduamente».

L’esperienza deve però proseguire, perchè il 5 settembre padre Pio scrive ancora:

«Io mi veggo sommerso da un oceano di fuoco, la ferita che mi venne riaperta sanguina e sanguina sempre. Dessa sola basterebbe a darmi mille e più volte la morte. O mio Dio, e perché non muoio? O non vedi che la stessa vita per l’anima che tu impiagasti le è di tormento? Sei pur crudele tu che ti rimani sordo ai calmori di chi soffre e nol conforti? Perdonatemi padre sono fuori di me, non so quello che mi dico. L’eccesso del dolore che mi cagiona la ferita che è sempre aperta, mi rende furibondo contro il mio volere... e io mi veggo impotente a resistere».

Il 17 ottobre padre Benedetto, il direttore, riceve quest’altra lettera:

«Chi mi libererà da me stesso? Chi mi trarrà fuori da questo corpo di morte? Chi mi stenderà una mano a che io non venga ingoiato dal vasto e profondo oceano? (...) Sarà necessario che io pronunci il fiat nel mirare quel misterioso personaggio che mi impiagò tutto e non desiste dalla dura, aspra, acuta e penetrante operazione, che non dà tempo al tempo che venga a rimarginare le piaghe antiche, che già su di queste ne viene ad aprire delle nuove con infinito strazio della povera vittima? Deh padre mio, venite in mio aiuto, per carità! Tutto il mio interno piove sangue e più volte l’occhio è costretto a rassegnarsi a vederlo scorrere anche al di fuori. Deh! Cessi da me questo strazio, questa condanna, questa umiliazione, questa confusione! Non mi regge l’animo a potere e a saper resistere».

Il direttore spirituale intuisce che è successo qualcosa di nuovo, che Padre Pio è restio a dire. «Voglio sapere per filo e per segno tutto e per santa ubbidienza».

Padre Pio risponde il 22 ottobre 1918:

«Cosa dirvi a riguardo di ciò che mi domandate del come sia avvenuta la mia crocifissione? Mio Dio, che confusione e che umiliazione io provo nel dover manifestare ciò che tu hai operato in questa meschina creatura! Era la mattina del 20 dello scorso mese nel Coro, dopo la celebrazione della Santa Messa, allorché venni sorpreso dal riposo, simile a un dolce sonno. Tutti i sensi interni ed esterni, non che le stesse facoltà dell’anima si trovarono in una quiete indescrivibile. In tutto questo vi fu totale silenzio intorno a me e dentro di me; vi subentrò subito una gran pace e abbandono alla completa privazione del tutto e una posa nella stessa rovina.

Tutto questo avvenne in un baleno. E mentre tutto questo si andava operando, mi vidi dinanzi un misterioso personaggio, simile a quello visto la sera del 5 agosto, che differenziava in questo solamente che aveva le mani ed i piedi ed il costato che grondavano sangue. La sua vista mi atterrisce; ciò che sentivo in quell’istante in me non saprei dirvelo. Mi sentivo morire e sarei morto se il Signore non fosse venuto a sostenere il cuore, il quale me lo sentivo balzare dal petto.

La vista del personaggio si ritira ed io mi avvidi che mani, piedi e costato erano traforati e grondavano sangue. Immaginate lo strazio che esperimentai allora e che vado esperimentando continuamente quasi tutti i giorni. La ferita del cuore gitta assiduamente del sangue, specie dal giovedì a sera sino al sabato. Padre mio, io muoio di dolore per lo strazio e per la confusione susseguente che io provo nell’intimo dell’anima. Temo di morire dissanguato, se il Signore non ascolta i gemiti del mio povero cuore e col ritirare da me questa operazione. Mi farà questa grazia Gesù che è tanto buono? Toglierà almeno da me questa confusione che io esperimento per questi segni esterni? Innalzerò forte la mia voce a lui e non desisterò dal scongiurarlo, affinché per sua misericordia ritiri da me non lo strazio, non il dolore perché lo veggo impossibile ed io sento di volermi inebriare di dolore, ma questi segni esterni che mi sono di una confusione e di una umiliazione indescrivibile ed insostenibile?

Il personaggio di cui intendevo parlare nell’altra mia precedente non è altro che quello stesso di cui vi parlai in un’altra mia, visto il 5 agosto. Egli segue in sua operazione senza posa, con superlativo strazio dell’anima. Io sento nell’interno un continuo rumoreggiare, simile ad una cascata che gitta sempre sangue. Mio Dio! È giusto il gastigo e retto il tuo giudizio, ma usami alfine misericordia. Domine, ti dirò sempre col tuo profeta: ‘Domine, ne in furore tuo arguas me, neque in ira tua corripias me!’».

I lettori che già conoscono questi passi si saranno domandati, come il sottoscritto, chi fosse esattamente il «misterioso personaggio». Perché padre Pio non lo nomina, o non lo identifica? Perchè la sua vista lo riempie di terrore? Sembra quasi che i personaggi siano due: quello «celeste» che opera la transverberazione non è «grondante di sangue» come lo stigmatizzatore. San Francesco, nel 1224, vide «un serafino con sei ali infocate» scendere dal cielo che, «tenendosi librato nell’aria», venne vicino al Santo: il quale allora vide «tra le sue ali l’effige di un uomo crocifisso». San Bonaventura puntualizza che Francesco «fissava, pieno di stupore, quella visione così misteriosa, conscio che linfermità della passione non poteva assolutamente coesistere con la natura spirituale e immortale del serafino».

Anche padre Pio sembra aver avuto la stessa interdizione, visto che non fa il nome del personaggio. Perchè non dice che è Gesù Cristo? Forse non lo riconosce? Spesso ho pensato che il celeste personaggio sia Michele, il principe degli angeli, la creatura più vicina, e che più perfettamente riflette, Dio. Nel suo ritiro alla Verna, Francesco stava digiunando in onore di San Michele quando ebbe l’apparizione. Padre Pio era a San Giovanni Rotondo, che si può dire a pochi passi sotto il più antico e misterioso santuario di San Michele Arcangelo esistente, l’antica caverna sul Gargano consacrata da un’apparizione dello stesso Michele nel 490 dopo Cristo (San Francesco visitò il luogo, e non osò entrare nella caverna: «Terribilis est locus iste», pronunciò – Esiste una terribilità del Principe degli eserciti celesti, una maestà che incute timore?).

Adesso, un libro rivelatore (1) attesta in modo inequivocabile che padre Pio riconobbe benissimo Gesù nel «personaggio», e che per estrema umiltà e riserbo (che fu anche di Francesco sulle proprie stigmate), non ne volesse dire il nome. Il libro narra per la prima volta un fatto prima sconosciuto: il Sant’Uffizio, allarmato dalla vox populi che da laggiù gridava l’esistenza di un Santo stigmatizzato, di guarigioni e di miracoli, mandò a San Giovanni Rotondo un inquisitore ufficiale fin dal 14 giugno 1921. Il «visitatore apostolico» era monsignor Raffaello Carlo Rossi, futuro cardinale. Egli interrogò per giorni i frati, e minuziosamente lo stesso padre Pio, non senza esaminare de visu le  sue ferite – si può immaginare con quale «confusione e umiliazione» dal caro frate –, obbligandolo a dire il vero con giuramento sul Vangelo: sette vere e proprie deposizioni giudiziarie verbalizzate, mandate a Roma da monsignore insieme con la sua personale opinione, favorevole al cappuccino. Forse per questo, tutto è rimasto sepolto a Roma per quarant’anni.

Nella prima deposizione, resa il «15 giugno 1921, ore 17», il visitatore ingiunge al frate «che narri partitamente circa le cosiddette stimmate».

Padre Pio risponde, come da verbale: «Il 20 settembre 1918, dopo la celebrazione della Messa, trattenendomi a fare il dovuto ringraziamento nel Coro tutt’a un tratto fui preso da un forte tremore, poi subentrò la calma e vidi Nostro Signore in atteggiamento di chi sta in croce, ma non mi ha colpito (ossia non mi sono accorto, ndr) se avesse la Croce, lamentandosi della mala corrispondenza degli uomini, specie di coloro consacrati a lui e più da lui favoriti. Di qui si manifestava che lui soffriva e che desiderava di associare delle anime alla sua Passione. M’invitava a compenetrarmi dei suoi dolori e a meditarli: nello stesso tempo occuparmi per la salute dei fratelli. In seguito a questo mi sentii pieno di compassione per i dolori del Signore e chiedevo a lui cosa potevo fare. Udii questa voce: «Ti associo alla mia Passione». E in questo, scomparsa la visione, sono entrato in me, mi son dato ragione e ho visto questi segni qui, dai quali gocciolava il sangue. Prima nulla avevo».

Ciò conferma a posteriori una testimonianza di un altro frate, padre Raffaele D’Addario con padre Pio, risalente al 1967, sulle stimmate, «Gli ho domandato se ci fosse stato un colloquio con Gesù, ed ha risposto ingenuamente e con semplicità: Eh sì che cè stato, perchè proprio nel colloquio le ho ricevute». Dall’asciuttezza della deposizione resa al visitatore apostolico, si capisce però che padre Pio ha detto il meno possibile su questo «colloquio». Solo il necessario.

Molto di più aveva rivelato al suo superiore padre Agostino, il 7 aprile 1913; rivelando che di «colloqui» ne aveva avuti già anni prima, dal contenuto simile:

«Venerdì mattina ero ancora a letto, quando mi apparve Gesù. Era tutto malconcio e sfigurato. Egli mi mostrò una grande moltitudine di sacerdoti regolari e secolari, fra i quali diversi dignitari ecclesiastici; di questi, chi stava celebrando, chi si stava parando e chi si stava svestendo dalle sacre vesti.

La vista di Gesù in angustie mi dava molta pena, perciò volli domandargli perché soffrisse tanto. Nessuna risposta n’ebbi. Però il suo sguardo si riportò verso quei sacerdoti; ma poco dopo, quasi inorridito e come fosse stanco di guardare, ritirò lo sguardo e allorchè lo rialzò verso di me, con mio grande orrore, osservai due lagrime che gli solcavano le gote. Si allontanò da quella turba di sacerdoti con grande espressione di disgusto, gridando “Macellai!”. E rivolto a me disse: “Figlio mio, non credere che la mia sia stata di tre ore, no; io sarò, per cagione delle anime da me più beneficate, in agonia sino alla fine del mondo. Durante il tempo della mia agonia, figlio mio, non bisogna dormire. L’anima mia va’ in cerca di qualche goccia di pietà umana ma, ohimè, mi lasciano solo sotto il peso della indifferenza. L’ingratitudine e il sonno dei miei ministri mi rendono più gravosa l’agonia. Ohimè come corrispondono male al mio amore! Ciò che più mi affligge è che costoro al loro indifferentismo aggiungono il loro disprezzo, l’incredulità...”».

Qui si vede non solo come Cristo nel continuare a darsi a noi come Eucarestia si esponga a insulti, dispregio e dolore «fino alla fine del mondo», in quanto vivente; ma che già da anni chiedeva a padre Pio di «associarlo alla sua Passione», richiesta a cui il frate rispose, eroicamente, nel 1918. Portò le stigmate per 50 anni, fino alla morte avvenuta il 23 settembre 1968 (San Francesco le portò per due). Ho di recente appreso che, quando confessava, molti testimoni ebbero l’impressione che il dolore delle ferite gli crescesse all’udire i peccati, cosa che solo ora mi permette di valutare il sacrificio di un uomo che stava nel confessionale per sette, otto ore al giorno. Ed era un uomo, di suo, lieto, spiritoso, benevolmente motteggiatore (2).

Un tale intercessore, questo eroico corredentore, è stato fra noi nel tempo presente. Io stesso ero più che ventenne quando Padre Pio ancora viveva, e non andai mai a vederlo. Cosa abbiamo fatto di tanta grazia? San Francesco è patrono d’Italia, e Padre Pio non lo è stato da meno. Come mai ci siamo ridotti a questo deserto della fede e verminaio di corruzione pubblica e privata? Questa insofferenza, anzi odio per la Chiesa che trabocca ad ogni istante, nei media, nelle conversazioni, anche fra cattolici, me compreso? (Ho appena ascoltato Corrado Augias sputare veleno, da una radio, sulla Chiesa «pagana» dei rituali, delle feste e dei miracoli).

Mi consola la speranza che non ci abbia abbandonato. «Quando il Signore mi chiamerà, io gli diròSignore, io resto alla porta del Paradiso: ci entro quando ho visto entrare l’ultimo dei miei figli”».

Egli è dunque ancora «qui», opera ancora. Assistici, Padre Pio. E libera questa nazione dai suoi oppressori.




1
) Francesco Castelli, «Padre Pio sotto inchiesta – L’‘autobiografia’ segreta», con prefazione di Vittorio Messori. Edizioni Ares, 317 pagine, 14 euro.
2) Tipo questa: ad un giovane che gli disse: «Padre, desidero farmi santo!». «Vagliò, hai scelto un brutto mestiere».



 
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Commenti  

 
# Milo Dal Brollo 2012-10-01 17:16
La Chiesa pagana, nei rituali, nelle feste e nei miracoli (come se Gesù non ne avesse istituito o fatta o operato neanche uno)...? Sempre di cerimonia si tratta. E' il cuore che conta, prima di tutto! Ma che vuole Augias, ma vada in Groenlandia a pregare, se prega!
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# cgdv 2012-10-01 18:43
La risposta forse c'è: un Padre Pio si manifesta molto raramente, il caro Augias è solo uno dei tantissimi passati, presenti e futuri intenti all'opera.
Giuliano
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# astrorosa1 2012-10-01 19:17
Amare significa non peccare.
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# enricog 2012-10-02 15:41
Amare significa saper perdonare...sempre!
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# astrorosa1 2012-10-03 19:29
Sulla croce vi erano due ladroni con Gesù,
il primo continuò a bestemmiare come i farisei il secondo chiese perdono e venne accettato per il paradiso, cioè nel regno dell'amore.
Il perdono va chiesto è un atto di riconoscimento dei propri errori. Che senso ha perdonare un ladro se questi non si pente? Continuerà a rubare ed infine farà come Giuda Iscariota ti farà mettere in croce.
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# zampano 2012-10-05 21:00
Amare è morire
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# Maraffio 2012-10-01 20:20
Articolo impressionante.
Ogni peccato quindi si ripercuote sulle ferite di Gesù vivente nell'eucarestia... ancora più grave quando commesso da coloro che sono santificati nel Suo nome ("L’ingratitudine e il sonno dei miei ministri mi rendono più gravosa l’agonia.")

San Padre Pio ha fatto un eroismo nel condividere i dolori della seconda persona della SS.ma Trinità.
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# Contadino 2012-10-01 20:33
Temo che siamo precipitati in un abisso troppo profondo e raccapricciante per essere ancora salvati.
Dio mio, guardate come usano i nostri soldi gli sfruttatori romani...
http://ilportaborse.com/2012/09/dopo-de-romanis-ecco-la-cappellaro-stavolta-protagonista-della-festa-e-la-merda/
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# Rocco Sergi 2012-10-02 07:57
Avere l'umiltà di autocensurarsi sarebbe una benedizione anche per noi tutti che ci tocca leggerti.

Rocco
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# Salvuccio 2012-10-01 20:38
Per parlare di Padre Pio in questo modo è dovuto arrivare a questa età, cosa aspetta a parlare allo stesso modo dei fatti di Medugorje?
Ci manderà poi i report dal paradiso dove tutti mi auguro un giorno loderemo il Signore, Padre Pio e la santa Vergine?
A proposito noi siamo quasi coetanei io Padre Pio l'ho conosciuto da vivo e gli ho chiesto di essere suo figlio spirituale, mi ha detto: "Portati bene, ti dico di si". Ma la figliolanza spirituale di Padre Pio continua anche dopo la sua scomparsa, basta soddisfare ad alcune condizioni.
Nel sito http://www.amicidifradaniele.it/ si trovano tanti episodi bellissimi della vita di Padre Pio.
Interessante per chi vuole conoscere ulteriormente la figura e l'opera il sito relativo ad uno dei suoi primi figli spirituali http://www.emanuelebrunatto.com/
Mi scuso per il tono di rimprovero che ho potuto manifestare, vuole più essere una esortazione a collegare la presenza mariana dallo ottocento in poi con la scristianizzazi one e a fare da questo punto di vista una ulteriore riflessione su Medugorje, che storicamente inizia dopo che per il primo mezzo secolo ed oltre c'era stata la esperienza di Padre Pio.
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# Maurizio Blondet 2012-10-02 07:28
Mai contenti...Anzitutto, lei non sa che io ho scritto ampiamente di Padre Pio nella mia passata carriera di giornalista; sono stato il primo a "imporre" un pezzo sul Padre ad Avvenire, dove il tema era tabù...
E poi: che cosa vuole che scriva su Medjugorje? Più di Radio Maria, che dà da vent'anni tutte le più minuziose informazioni sugli eventi, e dove non si risparmia il profeta dei veggenti ed unico interprete autorizzato della Vergine e dei suoi messaggi, il bravissimo padre Livio?
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# aalireland 2012-10-01 20:43
Egli è dunque ancora «qui», opera ancora. Assistici, Padre Pio. E libera questa nazione dai suoi oppressori.

....................................

E cosi' sia quanto prima.
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# Fabius 2012-10-01 22:25
Ogni generazione ha avuto le sue “anime vittime”, ricordo solo per personale devozione; Santa Mariam Baourdy, Santa Gemma Galgani, Beata Elena Ajello, Teresa Musco, Marthe Robin…mistero della fede e del dolore per amore di Gesù.
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# adelauro 2012-10-02 09:06
Ho letto anch'io il libro di Francesco Castelli, e mi ha colpito anche la figura del Visitatore Apostolico Mons. Raffaello Carlo Rossi (probabilmente un Santo egli stesso), che con la sua serietà ed onestà ha reso onore a Padre Pio ed alla Chiesa.
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# zullo 2012-10-02 10:25
Grazie
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# Mitrandir 2012-10-02 10:51
@ astrorosa
Questa volta sbaglia! Non peccare è utile per amare, ma non è affatto la stessa cosa.
Il vangelo parla chiaro: nel giorno del giudizio Gesù non ci metterà a destra perché ci siamo astenuti da orge corruzione furti inganni e omicidi, bensì perché gli abbiamo dato da mangiare da bere e l'abbiamo visitato.
E quando incontra la peccatrice pubblica a casa di Simone il fariseo dice "le è stato molto perdonato perché molto ha amato" se l'amore fosse consistito nel non-peccare lei avrebbe amato pochissimo.
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# astrorosa1 2012-10-03 20:13
Suor Teresa Di Lisieux è vissuta sempre in convento ed è la patrona delle missioni.
Il 1 Ottobre scorso è stato il giorno della sua festa.
Ad ogni essere umano DIO dà dei talenti.
Se tu sei cieco dalla nascita o sordo e non hai soldi per le protesi, forse puoi aiutare i tuoi vicini o se sei gravemente ammalato forse non vai in paradiso perchè non hai dato da mangiare ad un tuo fratello?.
L' Amore è anche un semplice sorriso, un saluto o la pace nel tuo cuore che trasmetti a chi ti sta vicino.

Scrive Suor Teresina

« voglio cercare il mezzo di andare in Cielo per una via ben diritta, molto breve, una piccola via tutta nuova. Siamo in un secolo d'invenzioni, non vale più la pena di salire gli scalini, nelle case dei ricchi un ascensore li sostituisce vantaggiosament e. Vorrei anch'io trovare un ascensore per innalzarmi fino a Gesù, perché sono troppo piccola per salire la dura scala della perfezione. »

Quale è questa via se non l'AMORE che non odia ma difende anche gli umili dalle prepotenze dei vili anche a costo della propria vita affermando sempre la Verità
del Vangelo con le sue leggi dell'Amore.

Ama DIO sopra ogni cosa ed il prossimo
come tè stesso.

La peccatrice si è santifica avendo chiesto perdono e dopo una vita di sacrifici, casì come fecero San Paolo e San Pietro, ma colui che comprese Gesù e gli fu sempre accanto è stato San Giovanni Apostolo.
L'Amore è silenzioso, riflessivo,comp rensivo ma fermo nel proposito di non peccare o tradire colui
che è il Signore della Vita il Signore della Gioia d'Amare il prossimo come sè stesso.
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# astrorosa1 2012-10-04 17:49
Nella vita inconsapevolmen te o consapevolmente pecchiamo, l'importante è capirlo e chiedere con umiltà perdono, non aspettando la fine della vita, ma ad ogni peccato ricorrere subito alla confessione
per ricevere in grazia il corpo di nostro Signore che è morto per Amore per noi.
Quando vediamo una Croce vediamo l'Amore
vediamo l'Amore e questo Amore deve entrare nel nostro cuore, in ognuno di noi, chi lo vuole accettare.
Con l'Amore non si conosce odio, ira, gelosia ma ad essere pronti all'aiuto dei nostri fratelli a coloro che sono in difficoltà nella malattia e nella povertà.

Erika
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# aloisius 2012-10-02 14:05
Citazione Salvuccio:
Per parlare di Padre Pio in questo modo è dovuto arrivare a questa età, cosa aspetta a parlare allo stesso modo dei fatti di Medugorje?
Ci manderà poi i report dal paradiso dove tutti mi auguro un giorno loderemo il Signore, Padre Pio e la santa Vergine?
A proposito noi siamo quasi coetanei io Padre Pio l'ho conosciuto da vivo e gli ho chiesto di essere suo figlio spirituale, mi ha detto: "Portati bene, ti dico di si". Ma la figliolanza spirituale di Padre Pio continua anche dopo la sua scomparsa, basta soddisfare ad alcune condizioni.
Nel sito http://www.amicidifradaniele.it/ si trovano tanti episodi bellissimi della vita di Padre Pio.
Interessante per chi vuole conoscere ulteriormente la figura e l'opera il sito relativo ad uno dei suoi primi figli spirituali http://www.emanuelebrunatto.com/
Mi scuso per il tono di rimprovero che ho potuto manifestare, vuole più essere una esortazione a collegare la presenza mariana dallo ottocento in poi con la scristianizzazi one e a fare da questo punto di vista una ulteriore riflessione su Medugorje, che storicamente inizia dopo che per il primo mezzo secolo ed oltre c'era stata la esperienza di Padre Pio.



PREGA SAN PIO DA PIETRALCINA CHE TI ILLUMINI SULLA ATROCE VERITA'DI
MEDJUGORJE! E' proprio vero che la via
per l'inferno è lastricata dalle buone intenzioni.
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# ULTIMO 2012-10-02 14:50
non son degno della grandezza e dell'amore di Cristo,chiuso in questa scatola di carne la mia anima perde sempre più la via del vero amore.
tutti meritiamo l'inferno perchè non conosciamo il vero e disinteressato amore per Dio e il prossimo nostro.
chi più chi meno abbiamo abbandonato il senso alla rinuncia e al sacrificio,ci siamo sposati ai beni materiali e carnali che sono il nosto comune e unico credo.Cristo piange ogni giorno perchè ovunque,in chiunque l'anticristo ha messo il suo seme.
non chiedo a Dio il paradiso,chiedo solo di darmi la forza per sottrarre la mia anima all'esercito del male.che venga bruciata per l'eternità
.credo sia il massimo a cui posso , possiamo ambire
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# ulisse 2012-10-02 15:30
Commosso,ringra zio Blondet per questo articolo sul "nostro" Padre Pio,che fu testimone (martire) indefesso di Cristo e della Sua Passione Santissima.
Mi piacerebbe che si raccontassero i molti episodi mirabili della vita di Padre Pio,di quando (ad esempio)attrave rso la bilocazione,si recò a dissuadere il Generale Cadorna dal suicidio, e tanti altri esempi straordinari ed edificanti della Sua Santità.
Vorrei pregare Blondet di parlare anche di ciò che combinano i Francescani oggi: trasmissioni televisive in onore di Padre Pio,con personaggi dello spettacolo che niente hanno da spartire con la Fede in Cristo,e neanche...un Pater Noster in ore e ore di trasmissione. Spero almeno che San Pio da Pietrelcina sappia fare ordine anche nel gregge un po' "eccentrico" dei Francescani di oggi.
Un'ultima preghiera: a nostra edificazione,e per rafforzare la nostra Fede, pubblicate una breve biografia del Santo.
Grazie.
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# aloisius 2012-10-02 16:00
Leggere questo articolo è un vero choc terapeutico spirituale e chi non si avvia sulla strada della conversione neppure una bomba lo scuoterà.

Resistere a CRISTO è il peggior (e disumano) peccato che un uomo possa compiere. E' DIO che si è fatto UOMO nel CRISTO per la salvezza della nostra razza perduta, perciò si rifiuta DIO.

NON SERVIAM, è il grido di orgoglio di Satana.

Si sente ancora parlare di San Padre Pio oggi? Un tempo i suoi miracoli dopo il suo trapasso venivano resi pubblici.
Per caso non li fa più? O non è a causa del feroce e satanico odio che la massoneria aveva e continua ad avere nei suoi confronti?
San Pio era un fiero avversario della Massoneria, che nella Chiesa aveva già messo le sue velenose radici e propagavano a causa di molti, troppi figli di Satana, prostituitisi a lui, ottenendone in progressione lo sfascio che è sotto gli occhi di tutti, e per questa ragione aveva scelto e incaricato un sacerdote, non uno qualunque neppure allora, (San Pio aveva il dono della veggenza) di combattere la nemica giurata della Chiesa dai tempi dell'Illuminismo, alleatosi agli Illuminati con lo scopo di distruggere i Troni e gli Altari, per mezzo del satanico Voltaire e dei suoi sodali.

Questo sacerdote, nonostante l'età molto avanzata e i mille acciacchi, che continua nella sua opera, ha vissuto e vive anche lui un vero martirio, riuscendo però a riportare all'ovile
parecchie anime perdutesi nel fango satanico e a testimoniare comunque e sempre la VERITA', smascherando così il lupi travestiti da agnelli.

Uno dei figli spirituali di San Pio un giorno gli disse: "Eh, Padre, con tutta le gente che viene da lei, chissà quanti verranno un giorno sulla sua tomba" e lui mestamente gli rispose: "Ma io non sarò lì dentro".

Qui si apre un capitolo dei più osceni, come se non bastassero le persecuzioni subite da parte dei vari ecclesiastici di alto rango nella Chiesa e di vari suoi confratelli: la tomba di San Padre Pio pare sia effettivamente vuota!

Il pupazzo di silicone prodotto da una ditta inglese specializzata, che ha confermato in seguito l'incarico avuto (ma non ha detto da chi!!!) di raffigurare San Padre Pio, fu esibito per i suoi fedeli fuori dal tempio massonico satanico con tanto di dragone che decora (sic) tutta una vetrata, e fosse solo quello! e voluto dalla Massoneria, cioè la Nuova Chiesa del santo, legittimata da Benedetto XVI con una sua visita e annessa messa secondo l'ordo missae montiniano.

Seguire Cristo non è per i pavidi:
"Hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi” e chi si vuole spingere più in là, sappia che avrà una vita di sofferenze assicurata, sempre però con delle prove a misura della propria forza. Dio NON è un mostro, lo è il Suo feroce, invidioso, bestiale Nemico.

P.S.
Questa insofferenza, anzi odio per la Chiesa che trabocca ad ogni istante, nei media, nelle conversazioni, anche fra cattolici, me compreso?

Direttore chi sono i cattolici ai quali si riferisce? sono i vari Augias, o peggio? Ma quelli portano la maschera.

Chi invece la maschera non la porta,
soffre molto per il Cristo svenduto e oltraggiato, e non solo ha il diritto, ma il dovere di indignarsi, e non di rammaricarsene, altrimenti da quale
parte sta veramente?
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# Salvuccio 2012-10-02 19:09
Alla attenzione del caro e stimato dott. Blondet, vero che non conoscevo la sua precedente attenzione su Padre Pio come giornalista dell'Avvenire; per Medugorje mi son permesso perchè le volte che se ne è accennato ricordo che se ne è parlato in termini problematici, per il resto divoro con avidità tutto quel che scrive. Un affettuoso saluto. Salvatore Furnari
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# licio 2012-10-02 20:05
Qualche volta ci intratterrà su un padre pressochè sconosciuto al grande pubblico...PADRE AMIGO'
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# ducadegliabruzzi 2012-10-02 20:21
Nella letture dell'ultima domenica si parlava di Profeti, noi siamo tutti profeti e noi tutti siamo chiamati ad esserlo, solo che vergognamo ed abbiamo paura del giudizio del mondo lasciando cadere questi esempi. Lei e' un Profeta e ci insegna ad esserlo.
Grazie
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# bizza 2012-10-02 23:05
Augias il giullare dell'immondezzaio democratico radical schifoso, nell'italia putrefatta di immondizzaio oggi.
la meschinità e l'ingnoranza padrona al soldo del nulla.
Ma avete letto qualcosa di questo verme della putefazione? Augias, anche il nome fa schifo!
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# aloisius 2012-10-03 15:58
Citazione Mitrandir:
@ astrorosa
Questa volta sbaglia! Non peccare è utile per amare, ma non è affatto la stessa cosa.
Il vangelo parla chiaro: nel giorno del giudizio Gesù non ci metterà a destra perché ci siamo astenuti da orge corruzione furti inganni e omicidi, bensì perché gli abbiamo dato da mangiare da bere e l'abbiamo visitato.
E quando incontra la peccatrice pubblica a casa di Simone il fariseo dice "le è stato molto perdonato perché molto ha amato" se l'amore fosse consistito nel non-peccare lei avrebbe amato pochissimo.


Ecco il Nuovo Vangelo secondo Mitrandir.

Questa è la vera versione:
Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e tu non m'hai dato l'acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio, lei invece da quando sono entrato non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non mi hai cosparso il capo di olio profumato, ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi. Per questo ti dico: le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato. Invece quello a cui si perdona poco, ama poco. (Mt.7, 44 – 47)
...poiché molto ha amato ME!
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# milvus 2012-10-03 20:27
Dio Padre non ha mai pensato ad un Inferno per castigare peccatori, è solo che quando si opera il male, il Signore si allontana da noi, e la sua lontananza ci fa sentire desolazione, vuoto impossibile da recuperare. Allora ci diciamo avere una bella casa, una bella macchina, un lavoro, una famiglia, però nonostante tutto ci sentiamo infelici: quel vuoto è vuoto di Dio, il prete diventa allora la guida spirituale, che con il Sacramento della Riconciliazione esige dolore dei peccati e proposito d'ammenda.
L' uomo nuovo è colui che ha deciso di non peccare più, e Gesù ritornerà ad abitare in mezzo a noi, il rimorso scomparirà dall'anima, ritornerà la pace interiore, giacchè dove regna l'odio, il risentimento e la malignità, non c'è posto per Dio Padre.
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# LordJim 2012-10-11 14:33
Gentilissimo Direttore,
i Suoi articoli (sempre di più, da un pò di tempo) infondono pace e speranza, almeno per me.
In effetti, forse, la risposta alle considerazioni amare che chiudono questo Suo bellissimo articolo su Padre Pio si trova nell'altro contributo, dedicato all'eroe di guerra polacco e a Suor Faustina. Non c'è altra risposta, non c'è altro appiglio se non nella misericordia infinita del Signore del cielo e delle terra.
Ho provato spesso ira, disprezzo, persino odio nei confronti dei denigratori della Chiesa e di chi calpesta e irride al sacrificio dell'Agnello.
L'unica risposta plausibile, forse, si trova nella fragilità della nostra umanità ferita. Pochi hanno la forza e il coraggio di vivere un'autentica vita di fede. Pochi sopportano l'idea di vivere da "pellegrini e forestieri sulla terra".
Leggendo il Suo articolo, mi sono venute in mente le parole di Francesco Vaiasuso, quel giovane siciliano che ha avuto la forza di raccontare il dramma di una possessione diabolica durata anni e vissuta in gran parte nella solitudine e nell'incomprensione (se non nella derisione). A un certo punto, constatando con amarezza conoscenti e amici lo abbandonino, lasciandolo solo a vivere la sua tragedia, con l'unico sostegno della famiglia e di una moglie "eroica", Francesco ossserva: "Hanno le loro ragioni: di fronte a una situazione come la mia, di fronte a una possessione diabolica voglio dire, o credi e cambi tutte le tue convinzioni, cambi la tua vita, oppure ti chiudi e per paura fuggi. Scappare significa restare nella propria agiatezza, nella calma delle proprie convinzioni. Non scappare, invece, significa credere. E credere comporta cambiare vita".
Questa è la condizione spirituale della maggior parte dei nostri simili, anche di quelli apparentemente più spregevoli.
Vivere più in basso delle bestie, conservando, forse, in un angolo recondito del cuore, la speranza della salvezza. Come il Bonconte cantato da Dante, che si salva solo per aver invocato il nome della Vergine un attimo prima di morire sgozzato; come gli operai della vigna che arrivano all'ultima ora e hanno diritto al salario intero, allo stesso salario di quelli che hanno iniziato a faticare di prima mattina.
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