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Perchè rivogliono Putin
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Nel 2006, i salari russi sono aumentati in termini reali del 12,6%, gli investimenti sono cresciuti del 10,5%.
L'aumento annuale del prodotto interno lordo è stato del 6,4%.
Nell'Occidente  baciato da tutti i benefici della democrazia, del capitalismo non controllato dallo Stato, e dalla globalizzazione, i salari scendono in termini reali (tranne quelli delle Caste locali), il prodotto interno lordo arranca anemico tra l'1% e il 2%.
In USA, centro del benessere democratico globale ed esportatore della democrazia, il consumatore ha tentato di compensare il calo del potere d'acquisto ed ora è mediamente insolvente, nello Stato più indebitato del mondo, che ha in corso due guerre perdenti e ne vuol cominciare una terza (su ordine della nota lobby), mentre è sull'orlo di una recessione simile a quella del 1929-39, provocata dagli stessi motivi, la speculazione del capitale finanziario.

Nel libero Occidente, banche enormi come Citigroup e UBS dichiarano tracolli, la Deutsche Bank espone una perdita di 3,2 miliardi di dollari per essersi lasciata infinocchiare nella piramide dei mutui sub-prime, e in Inghilterra c'è stata una corsa agli sportelli.
In Occidente, specificamente in Francia, Germania e Italia, ma persino in USA, i sondaggi mostrano un'opinione pubblica sempre più ostile alla globalizzazione dei mercati, da cui ritiene di aver solo subìto perdite e peggioramenti (1).
Dovunque fuggono all'estero i posti di lavoro e i capitali.
In Russia - l'autocrazia - i capitali affluiscono.
Il bilancio, secondo la Banca Centrale russa, è positivo per 14,5 miliardi di dollari nel 2006.
Capitali stranieri che vogliono investirsi nella dittatura.
Sotto Putin.

Tanto più che dal luglio 2006, il rublo è integralmente convertibile.
Il tasso ufficiale di cambio (26 rubli per un dollaro, 34 per un euro) è applicato senza problemi anche dalle banche dell'Unione Europea, senza sconti e penalità (2).
Forse perché lo Stato dittatoriale ha un avanzo di bilancio pubblico pari al 7,7% del prodotto lordo. Inutile ricordare che l'Italia ha un disavanzo enorme, e un deficit attorno al 3%, che non riesce a ridurre.
Questo dev'essere successo perché il dittatore, da Mosca, ha azzerato quasi completamente il debito estero (colossale quando c'era la democrazia di Eltsin), ed ha riserve monetarie di 182 miliardi di dollari.
Anche la bilancia commerciale è attiva, per il 5% del PIL, il che fa della Russia la nona economia mondiale e quella che cresce di più dopo la Cina.
Persino il Times di Londra ammette che ciò si deve «alla prudente gestione economica di mr. Putin: tuti i debiti pubblici sono stati ripagati e il Paese ha riserve in valuta per 400 miliardi di dollari, la terza riserva del mondo dopo Cina e Giappone».

Inoltre, l'autocrate «ha accantonato metà degli introiti petroliferi in un fondo di stabilizzazione che vale 150 miliardi di dollari, sottraendolo ai ministri e ai politici».
Elemento rarissimo di sanità e civiltà economica, fieno in cascina per i giorni bui.
Né Bush né Padoa Schioppa hanno creato un fondo di stabilizzazione: anzi spendono indebitandosi, l'uno per le guerre di Israele, l'altro dilapidando a pioggia tesoretti per tacitare le varie clientele pubbliche.
Sonia Margolina, giornalista russa che vive a Berlino, dice: «I russi guardano al futuro con un ottimismo che mancava loro da molto tempo. Il tenore di vita di gran parte della popolazione è migliorato. Il consumatore medio si preoccupa poco della democrazia e dei diritti umani e approva la politica fiduciosa del Cremlino. L'Occidente deve perdere l'illusione di obbligare la Russia ad adottare i suoi valori, il cambiamento deve avvenire dall'interno».

Il fatto è che è l'Occidente a somigliare in modo inquietante all'Unione Sovietica di ieri: ha un sistema economico fallimentare, una popolazione che s'impoverisce, sistemi di censura, leggi che limitano la libertà personale e d'opinione, e una dirigenza screditata e ridicolizzata (secondo un sondaggio del New York Times, 95 americani su cento non hanno fiducia di come Bush conduca le sue guerre; del disprezzo che noi italiani nutriamo per i nostri politici non è nemmeno il caso di parlare), e che tuttavia è bellicista e decisa ad esportare la propria ideologia aggressivamente, anche con la sovversione negli altri Paesi, finanziando «rivoluzioni colorate».

Lo ha ammesso anche Igor Awerkin, un tizio che è definito «difensore dei diritti dell'uomo» nella dittatura di Putin.
In una delle sue conferenze a Berlino, pagate dalle ONG americane per i diritti umani, questo Awerkin ha perso la pazienza: «Tutte le volte che vengo in Germania, ho la sensazione di provenire da uno Stato fascista e di esserne vittima. Ora, la Russia non è uno Stato fascista, e io non sono una vittima. Sto bene e faccio ciò che considero giusto. Dovreste smettere di darci del denaro, ce la caviamo bene da soli» (Citato da W. Seiffert).
La sopra citata Margolina fa notare che è scomparso l'entusiasmo con cui i russi, se ne avevano i mezzi, approfittavano della nuova libertà post-sovietica per venire all'Ovest, passare le vacanze in Europa e in USA, mandare i figli a studiare l'inglese a Londra, a Malta o in America.
Vengono in Occidente meno di prima e non hanno più fretta di imparare la lingua del dominio occidentale.
Hanno conquistato una nuova fiducia in sé e nella propria identità - e vorremmo poter dire la stessa cosa noi europei, a cui è proposto il noto trapianto di identità: se volete essere «occidentali», dovete diventare i crociati anti-islamici per Sion.

Non stupirà sapere che ad approvare questa nuova fiducia dei russi di non aver nulla da apprendere dall'internazionalismo capitalista («La Russia ai russi») è Aleksandr Solgenitsin.
Il grande vecchio ha invitato pubblicamente la Russia a riprendere il posto che le spetta nel mondo, e Putin a non commettere gli errori di Nicola II, l'ultimo zar massacrato dai bolscevichi, e ha dichiarato il suo appoggio ad un «dittatore» che ha dato al popolo una nuova coscienza nazionale.
Il tutto in uno scritto pubblicato in coincidenza con il novantesimo anniversario della rivoluzione bolscevica, e venduto in Russia in mezzo milione di copie.

Per contro, ecco cosa ha scritto Uri Avneri sull'accoglienza delle ultime opere di Solgenitsin.
«Da qualche anno è apparso in Russia un grosso volume di A. Solgenitsin, il premio Nobel per la letteratura conosciuto in tutto il mondo. Questo libro, dal titolo "Due secoli insieme" e che tratta della Russia e dei suoi ebrei, è stato completamente ignorato [in USA e Gran Bretagna]. Per quanto ne so, non è stato tradotto in nessuna lingua [sì in Francia e in Italia], certamente non in ebraico. Ho chiesto a vari intellettuali israeliani di prima grandezza, e nessuno di loro aveva mai sentito di questo libro. Esso non appare nemmeno nella lista di Amazon.com, che pure include tutte le altre opere dell'autore» (3).

I russi rivogliono Putin.
Non c'è dubbio che lo rieleggeranno, stavolta come premier invece che presidente.
Ciò, come sappiamo, perché i russi sono impermeabili alla democrazia e ai diritti umani, sono abituati all'oppressione.
Lo riconosce anche Boris Abramowitch Berezovski, il delinquente miliardario ebreo cui Londra ha dato protezione, che su Guardian del 12 aprile ha fatto appello a rovesciare con la forza l'autocrazia di Mosca, perché «non si può cambiarla per via democratica».
Espandere la democrazia per vie non democratiche, ecco la vera libertà.

Non vogliamo dire che la Russia sia un paradiso utopico.
Ma per inquadrare la situazione, proponiamo un semplice test, simile a quelli per l'ammissione truccata nelle nostre università.

• Quale Paese è governato da nomenklature non elette (EU, FMI, WTO) e da una sotto-nomenklatura parassitaria al servizio di poteri stranieri?
a) Russia   b) Italia

• In quale Paese la nomenklatura parassitaria si sposta in auto blindate e con scorta armata, per timore del proprio popolo che  essa opprime, e che la disprezza e la odia?
a) Russia   b) Italia

• In quale parte del mondo un regime screditato impoverisce i popoli ostinandosi ad applicare una «teoria scientifica» internazionalista e sbagliata, smentita dalla realtà?
a) Russia   b) Occidente

• Quale Paese sta andando in rovina per l'applicazione ostinata della suddetta ideologia sbagliata?
a) Russia   b) Stati Uniti

• In quale parte del mondo il popolo si impoverisce sotto il tallone ideologico internazionalista, mentre la nomenklatura si arricchisce scandalosamente?
a) Russia   b) Occidente

• Quale parte del mondo arretra tecnologicamente e culturalmente, oppressa da un «pensiero unico»?
a) L'Est     b) L'Ovest

• Quale Paese legalizza la tortura, le carceri segrete, e l'incarcerazione arbitraria senza processo e di durata indefinita di «nemici del popolo»?
a) Russia   b) Stati Uniti

• In quali Paesi la classe dirigente odiata ed oppressiva non riesce ad essere espulsa dalla volontà popolare?
a) Russia   b) Stati Uniti

• In quali capitali si può incitare alla sovversione di un Paese straniero e al rovesciamento del suo governo con la forza, senza essere arrestati?
a) Mosca   b) Londra

• In quali Paesi la stampa si adegua volontariamente a diffondere la menzogna ufficiale, come quella sull'11 settembre, rifiutando di discutere le tesi contrarie?
a) Russia   b) Occidente

• Quale Paese adotta la guerra d'invasione come mezzo unico per espandere la sua ideologia?
a) Russia   b) Stati Uniti

• In quali capitali viene censurato Solgenitsin?
a) Mosca   b) Washington

Segnate le crocette sulle risposte giuste.
Non si vince niente, come sempre.



1) Brian Knowlton, «Survey finds erosion of support for globalisation's side effect», Herald Tribune, 4 ottobre 2007.
2) Wolfgang Seiffert, «Le role de la Russie dans le nouvel ordre mondial», Rèseau Voltaire, 30 settembre 2007. Quanto alla presunta autocrazia, Seiffert ricorda che la Russia è membro del Consiglio d'Europa e designa un giudice alla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo, alla quale può rivolgersi ogni cittadino della federazione russa che creda violati i suoi diritti. La federazione ha inoltre un sistema di giudizio costituzionale modellato sul modello tedesco, e una costituzione che afferma la proprietà privata, la democrazia e i diritti umani.
3) Uri Avneri, «The power of the israeli lobby», Counterpunch, 4 ottobre 2007. Di questo testo si raccomanda la lettura integrale. E' una recensione ammirata del saggio di Walt e Mearsheimer («THE TWO professors take the bull by the horns. They deal with a subject which is absolutely taboo in the United States, a subject nobody in his right mind would even mention: the enormous influence of the pro-Israel lobby on American foreign policy»). In Italia, l'ultima opera capitale di Solgenitsin, «Due secoli insieme», è stata rifiutata dalle grandi case editrici. Serve del tabù.
 
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Commenti  

 
# Giuseppe Sblano 2008-03-05 21:10
Questo articolo non doveva essere ripubblicato il 5 marzo 2008? Peccato che la redazione l'abbia dimenticato! Lo ripubblicherei riveduto e aggiornato con pochi ritocchi.
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