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Cinema e siddhi
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Le produzioni cinematografiche, di recente, puntano sempre di più su «saghe» dedicate a supereroi, coinvolti in storie susseguenti in implicanti nuovi episodi.
E’ sotto gli occhi di tutti un facile elenco: «Superman», «L’uomo ragno», «I fantastici 4», «X-men», «Batman», e chi più ne ha, più ne metta.
Se a questa linea di investimento aggiungiamo ancora i lungometraggi dedicati alla saga di Harry Potter, abbiamo un’idea più o meno chiara di quanto Hollywood stia destinando al pubblico medio degli adolescenti in età scolare, che coinvolge giovani dai 10 ai 18 anni (o anche più).
E’ un’età critica; non lo scopriamo noi.
L’età in cui la personalità si forma in pienezza e l’individuo  giunge (o per lo meno dovrebbe) alla maturità.
Quanto impatta e cosa residua nella mente di questi giovani?
Sappiamo che tipo di propaganda mediatica sia stata messa su: gadget a non finire, pubblicità e sponsor hanno lavorato alacremente per assicurare il «pienone ai botteghini».
E così è stato (vedi per esempio nel caso di Spiderman).
E’ difficile che un investimento focalizzato su uno degli oggetti descritti non vada a buon fine: si spende una quantità inverosimile di denaro; ma, poi, torna tutto, con gli interessi.
Qual è il messaggio di fondo che resta?
Evidentemente quello di un mondo artefatto, i cui protagonisti (non senza contraddizioni personali interne e/o cedimenti) sono sempre e comunque dei vincenti; per loro particolari meriti?
Forse si, ma non è questo il punto.
La lotta innescata dalle «forze del male» necessita sempre del ricorso a straordinarie doti fisiche o a particolari predisposizioni mentali (nel caso di Harry Potter, addirittura della magia).
In realtà (forse è paranoia) la mente non può che ricollegare il tutto ad un caratteristico fenomeno della cultura indiana: siddhi.

Si tratta di particolare poteri o abilità che possano essere acquisite da chi intraprende un cammino ascetico/mistico in alcune pratiche orientali quali lo yoga o il buddhismo tantrico; sulla tipologia e varietà di questi poteri c’è discordanza; si passa da 8 (nella tradizione yoga) alla enumerazione di ben 68 tipi di siddhi da parte dello Yoga Sutra di Patanjali.
Sono dei veri e propri super-poteri.
Se il collegamento che abbiamo fatto non è arbitrario, allora ci troveremmo di fronte ad un classico esempio di «volgarizzazione occidentale» (New Age) della millenaria cultura indiana.
Questo ci porta ad una duplice riflessione.
Da un lato, la necessità di vaccinare i nostri giovani contro facili ed apparenti soluzioni esogene ai problemi ed alle difficoltà della vita (che tendono, soprattutto nella fase adolescenziale, a creare falsi miti e prospettive, indubbiamente deleterie del carattere e della volontà della persona, la quale, in tal modo, sarà sempre più portata ad accedere alla via larga e a non intraprendere quella stretta, richiesta da Gesù, nel Vangelo), mediante una vera e propria teologia (o catechismo, se volete) dell’Incarnazione, della Croce e della Resurrezione.
La vita va vissuta sino in fondo, come Cristo bevve il suo calice fino in fondo, affrontando coraggiosamente il male, attraverso un’autentica ascesi di mortificazione e rinuncia (croce; lotta all’uomo vecchio e al moto disordinato delle passioni), capace di sublimare le negatività dell’esistenza, che con l’aiuto (e mai senza) dell’energia divina della Grazia, è capace di trasfigurare tutto ciò che esiste e ci circonda, facendolo risorgere (risurrezione personale e cosmica ad una vita nuova), divinizzandolo in Gesù e per Gesù (cioè in virtù di Cristo Signore, vero Dio, ma anche vero Uomo, incarnato per divinizzare).
Senza demonizzare a sproposito, prendere dunque le dovute distanze e procedere coi dovuti distinguo, additando la vera via della vita, che si apprende più da un esempio autentico e coerente che da mille cattedratiche lezioni.
Dall’altro, esaminare la questione relativa ai cosiddetti fenomeni mistici presenti nelle altre religioni.

Le domande infatti che, come tarlo, siano capaci di fagocitare la mente del lettore potrebbero essere le seguenti: come è possibile che esistano fenomeni di tal fatta anche (perché la cosa è nota, chiaramente, anche tra i seguaci di Cristo) nelle fila di altre religioni?
Non è forse questa una prova della loro veridicità?
Non è forse questo un segno di un possibile sincretismo?
Ebbene, non lo è.
I fenomeni «mistici» (cioè afferenti il mistero) non sono appannaggio del cristianesimo; né in quelli (o nel fatto che vi siano oppure no), esso vanta la pretesa di essere la Verità rivelata (e non una delle verità).
L’esempio che ci viene dal libro dell’Esodo (1) è illuminante in tal senso.
Mosè e gli stregoni del faraone si affrontano «a forza di eventi straordinari», finchè alla fine, per volontà di Dio e con il suo aiuto, il profeta prevarrà su di loro.
Questi stregoni avevano comunque dei poteri.
Ora l’origine di questi poteri (siddhi) può essere differente, ma in nessun caso concerne l’effettivo livello spirituale di chi li possiede.
Il santo può intercedere per ottenere miracoli (se Dio vuole), ma la sua santità non dipenderà mai dal numero di miracoli realizzati.
E’ questo un aspetto importante da tener conto: i fenomeni mistici molto spesso non sono rivelatori di un corrispondente livello spirituale.
Del resto la cosa era nota anche in India: i maestri yoga, infatti, mettevano in guardia i neofiti dalla vanagloria che potesse derivare loro dall’esercizio di tali forze (che non rappresentavano mai la meta ultima del loro perfezionamento).
Quanto alla fonte da cui si possano trarre tali straordinarie capacità?
Tre possono essere le possibili sorgenti: Dio, la natura, il demonio.

Quanto alla prima ipotesi, siamo di fronte all’esempio di San Pietro (Atti 3, 6-7) «Pietro gli disse: ‘Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!’. E, presolo per la mano destra, lo sollevò. Di colpo i suoi piedi e le caviglie si rinvigorirono»; non è per propria potenza che il principe degli apostoli fece questo miracolo, ma per la fede in Gesù Cristo, vincitore di ogni male e dominatore di ogni potere.
Quindi qui è Dio a dare la forza: per espressa manifestazione dei suoi discepoli.
Negli altri casi?
La pratica ascetica e meditativa possono forse consentire di acquisire maggiore padronanza delle forze umane latenti in nostro possesso (usiamo, si sa, solo circa il 20% delle facoltà cerebrali), cosa probabilmente utile per certi versi, ma assolutamente superflua (quando non addirittura nociva) ai fini della salvezza eterna; dunque, teoricamente non è escluso che tali siddhi possano scaturire proprio da una continua pratica in tal senso.
Ma, ancor più frequente (purtroppo) è il caso di poteri occulti di origine diabolica (specialmente se chi li possiede ha un passato dedito ad attività spirituali, che si muovono al confine con forze difficilmente dominabili.
Lo yoga è una possibile porta. (2)
«Solo allora sarà rivelato l’empio e il Signore Gesù lo distruggerà con il soffio della sua bocca e lo annienterà all’apparire della sua venuta, l’iniquo, la cui venuta avverrà nella potenza di satana, con ogni specie di portenti, di segni e prodigi menzogneri, e con ogni sorta di empio inganno per quelli che vanno in rovina perché non hanno accolto l’amore della verità per essere salvi». (2 Tessalonicesi 2, 8-10).


Conoscere ed aderire all’autentica Verità di Cristo si fonda su ben altro: certamente, anche la regalità dell’impero di Dio si manifesta, a volte, per la potenza dello Spirito Santo, ma l’esperienza di fede vera ed autentica dipende dall’apertura del cuore che si abbandona a Dio stesso che si rivela, facendosi conoscere ed amare.
«Aspirate ai carismi più grandi! E io vi mostrerò una via migliore di tutte». (1 Corinzi 12, 31): la carità, appunto.
Ossia l’intima e radicale trasformazione del proprio essere alla verità ed all’amore di Dio.
«Carissimi, non crediate a ogni spirito, ma provate gli spiriti per sapere se sono da Dio; perché molti falsi profeti sono sorti nel mondo. Da questo conoscete lo Spirito di Dio: ogni spirito, il quale riconosce pubblicamente che Gesù Cristo è venuto nella carne, è da Dio; ogni spirito che non riconosce pubblicamente Gesù, non è da Dio, ma è lo spirito dell’anticristo. Voi avete sentito che deve venire; e ora è già nel mondo». (1Giovanni 4:1-6)


Stefano Maria Chiari


1) «Allora il faraone convocò i sapienti e gli incantatori, e anche i maghi dell’Egitto, con le loro magie, operarono la stessa cosa». (Esodo 7,11)
Questo fatto si ripeterà più volte, per diversi casi, fino a quando «il livello» dei portenti sarà inarrivabile per le forze del male.
«I maghi non poterono stare alla presenza di Mosè a causa delle ulcere che li avevano colpiti come tutti gli Egiziani.» (Esodo 9,11)
«... Come mai questi miracoli vengono compiuti anche con le arti magiche? Infatti anche i magi del faraone hanno in modo simile prodotto dei serpenti ed altri fenomeni dello stesso genere. Ma vi è una cosa ancor più straordinaria: come mai quella potenza dei magi, che ebbe la capacità di produrre i serpenti, si mostrò del tutto insufficiente, quando si trattò di produrre delle mosche minutissime? Quelle infatti che la Scrittura chiama ‘scinifi’ sono mosche minutissime e costituirono la terza piaga che colpì l’orgoglioso popolo egiziano. E’ proprio allora che i magi, rimasti impotenti, dissero: Questo è il dito di Dio. Questo fatto induce a pensare che nemmeno gli angeli prevaricatori e le potenze dell’aria, precipitate dall’alto del loro soggiorno di celeste purità nel fondo di queste tenebre come nel carcere che è loro adatto, esse che danno alla magia tutto il potere che ha, siano capaci di qualcosa senza un potere che è dato dall’alto. Tale potere viene dato o per ingannare gli ingannatori, come è stato dato contro gli Egiziani ed anche contro gli stessi magi perché fossero oggetto di ammirazione in quello che facevano per seduzione diabolica, e oggetto di condanna per il giusto giudizio di Dio; oppure viene dato per distogliere i fedeli dal desiderio di fare cose simili, come se il farle avesse grande importanza; è per questo che la Scrittura ce le ha narrate con la sua autorità. Viene anche data per esercitare, mettere alla prova e manifestare chiaramente la pazienza dei giusti. Infatti per miracoli visibili di non piccola potenza Giobbe venne a perdere tutte le sue ricchezze e i figli e la stessa salute fisica.» ( Sant’ Agostino, «La Trinità», 7. 12.)
2) So di innescare anche qui una possibile polemica; mi riserverò, se Dio vuole, di rispondere sia personalmente sia a mezzo di successivi articoli.

 
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Commenti  

 
# ALESSANDRO 2008-02-29 18:43
Sono d'accordo con la sua analisi. Credo che nel caso del Buddismo Tantrico siamo invece di fronte - anche se gli \"esperti\" del settore ne inorridiranno - ad una vera e propria pretesa di auto-divinazzazione della propria anima. Penso che l'evoluzione del Sè (per come viene tratteggiato dal Buddismo) porta inevitabilmente a trovare l'inizio e la fine delle cose SOLO ED UNICAMENTE all'interno di ognuno di noi. Assurgendo noi uomini, quindi, a parametri assoluti di giudizio ricadiamo - seguendo sempre l'involuzione Buddista - nel vecchio errore consistente nell'elevare la natura al rango di divinità immanente, di cui noi siamo una parte e non la più importante; si giunge così infine al nichilismo gnostico che rende prigioniero l'uomo della materia appaiandolo a tante \"particelle di luce\" (Mani docet in tal senso) intrappolate nei corpi degli animali o delle piante. Et voilà : l'uomo, da creatura ad immagine e somiglianza di Dio, scivola dritto dritto in bassa classifica rischiando la retrocessione al regno minerale. Riguardo allo yoga, purtroppo esso è una porta aperta a qualsiasi entità.
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