>> Login Sostenitori :              | 
header-1

RSS 2.0
menu-1
TUTTI |0-9 |A |B |C |D |E |F |G |H |I |J |K |L |M |N |O |P |Q |R |S |T |U |V |W |X |Y |Z

Archivio Articoli Recensioni

42-16718666.jpg
«Librerie cattoliche»
Stampa
  Text size

Ciò che più oramai non sorprende (purtroppo) è notare come all’interno della Chiesa viga l’impero di una democrazia autocratica, capace di decretare ad libitum l’aspetto dottrinale e/o culturale che più soddisfi al palato e al gusto del credente-consumatore, «fai da te», (autoproclamatosi «pontefice di se stesso»).
Quello che insegna la Chiesa ufficiale, il suo Magistero, la santa tradizione, l’insegnamento scritturistico è bellamente snobbato e «baypassato» dalle apparenti dissertazioni dottrinali dei «cattolici adulti», gli unici (presumono) ad aver compreso fino in fondo e propriamente il messaggio evangelico.
Gli esempi in materia si potrebbero moltiplicare a dismisura: uno tra tutti?
Quello delle librerie cosiddette «cattoliche», non fosse altro perché appartenenti ad istituti religiosi, fondati da santi, il cui carisma è disgraziatamente interpretato (anch’esso! ma come potrebbe essere altrimenti?) ad «uso e consumo».
Entrando in esse, il cattolico coerente ed in buona fede, si aspetterebbe di trovarsi, infatti, di fronte ad un catalogo librario, rispetto al quale la luce dello spirito - nel cuore di persone, che si presume vivano del mistero (se non perché vogliono, almeno perché devono) e che siano «vocazionalmente incaricate» di esercitare tale forma di apostolato - abbia esercitato una sorta di «vaglio critico», quello che nella tradizione cristiana è denominato appunto «discernimento».
Macché.
L’ecumenismo irenista e buonista, egemone pensiero del cattolico (ma non certo dell’unica Chiesa cattolica, intesa come entità non coincidente con l’uomo, vescovo gerarca o laico che sia, che la contraddica, non appartenendo pertanto più ad essa, ma nella sua dimensione spirituale più profonda: quale Corpo del Cristo - fatto di uomini che vivano tale realtà - indissolubilmente a Lui unita. E per questo immutabile ed infallibile), contagia e si diffonde anche qui; senza menzionare gli «scritti immondizia» di molti blasonati teologi e/o biblisti, i quali sembrano credere piuttosto al proprio «io», gigantescamente esaltato, che all’unico Dio rivelato in Gesù Cristo, vi si trova di tutto: da Marlon Brando al Dalai Lama; da saggistica sull’induismo e sull’islam all’ultima serie edita sul romanzo di «Harry Potter».

Quest’ultimo caso è davvero emblematico di una sintomatologia certa di una grave infermità dello spirito.
Perché la serietà dello scandalo non si cela tanto (anche se di per sé la cosa è grave e cercheremo di rendere partecipe il lettore di tale convinzione) nella vendita di questo prodotto (che di cristiano non ha proprio nulla), ma anche nel tentativo (maldestro) di giustificare questa scelta commerciale in maniera apparentemente convinta ed argomentata.
La sorpresa effettivamente accresce di fronte al rinvenimento in bella mostra sul ripiano, adibito ad hoc per la diffusione commerciale del testo menzionato, di un articolo del noto Introvigne, pubblicato su Famiglia Cristiana e rinvenibile anche su web. (1)
Il contenuto in sintesi è il seguente: considerare Harry Potter un libro deleterio per le menti dei giovani lettori è un atto di fondamentalismo religioso, che nulla avrebbe di cattolico né tanto meno di ragionevole.
Il «nostro» (e non è la prima volta che riscontriamo una sua «pronuncia» a favore della saga) (2) motiva la propria posizione, da un lato, beffeggiando tacitamente di velato oscurantismo il noto esorcista padre Amorth (il quale sostenne pubblicamente: «Harry Potter può portare il ragazzo a compiere opere di magia che danno una possibilità di ingresso a Satana») (3) e dall’altro, parafrasando, a suo modo, lo stesso Pontefice, Benedetto XVI (il quale, a suo dire, sarebbe del medesimo avviso, avendo sposato l’opzione di una «sana laicità»), dimenticando tuttavia, e non senza colpa, che il medesimo cardinal Ratzinger ebbe modo di esprimersi chiaramente sull’argomento: «E’ una buona cosa che lei chiarisca il caso di Harry Potter, perché contiene delle sottili seduzioni che agiscono in profondità e con grande effetto, e che corrompono i giovani cristiani nell’anima, ancor prima che questa sia completamente formata». (4)
Il tentativo, dicevamo, «maldestro» ha tuttavia sortito l’effetto di esorcizzare le remore della coscienza di un ipotetico ed ingenuo giovane lettore cattolico, che, spaesato, in una libreria «religiosa», si imbatta nel libercolo e decida, senza problemi, di acquistarlo e quindi, di leggerlo.
Si rileva come il reale pericolo di un serio danno spirituale, e quindi anche delle conseguenti e certe ricadute psicologiche e fisiche (mai assenti, checché se ne dica) sui lettori del libro, non sia (figuratevi!) affatto percepito dall’Introvigne, il quale, a suo dire, nulla avrebbe di diverso Harry Potter da Cenerentola, per esempio.

Ebbene, tale convinzione è immediatamente smentita dal contesto ambientale del romanzo; nelle fiabe tradizionali, infatti, vi è uno «stacco netto» tra realtà ed immaginazione: il lettore non pensa neppure per un momento di potersi imbattere nei «sette nani» al ritorno dalla miniera, cosa che non avviene nella saga della Rowling, dove la magia si presenta come il possibile sfondo alternativo, ma reale ad un mondo magico parallelo il cui «accesso» è riservato soltanto a pochi fortunati eletti.
E questo è un chiaro messaggio ad una iniziazione di tipo esoterico.
Per sottolineare altre differenze radicali tra le fiabe dei Grimm e il mago del collegio di Hogwarts, basta soffermarsi sull’esito delle fiabe stesse: il bene è premiato, il male punito.
Il mondo magico di Harry Potter, perfettamente in linea con il pensiero gnostico di matrice orientale e mediorientale, che impregna tutto il New Age, dimentica la distinzione netta tra bene e male, creando una sorta di limbo ideologico-morale, prestandosi ad ogni interpretazione relativista e «buonista», per la quale, in fin dei conti, bene è soltanto ciò che sembra tale (e non ciò che realmente è) ed il mezzo per raggiungerlo può essere qualunque (anche lo stesso male, appunto. Del resto il «mago buono» combatte contro il «mago cattivo»), dimenticando che mai è lecito usare del male per ottenere un bene.
E dimenticando ancora, con buona pace di Introvigne, che ha ragione padre Amorth quando asserisce non esservi magia bianca e magia nera, ma che tutta la magia assuma ad inchiostro indelebile lo stesso colore: quello del maligno.
E gli argomenti addotti potrebbero continuare.
Ma fermiamoci.
Ed auguriamoci che i responsabili di quelle librerie «cattoliche», che si fregiano del nome dei loro santi fondatori, sappiano fare marcia indietro e cerchino di «selezionare» santamente il materiale oggetto della loro distribuzione, ma soprattutto che gli uomini del secolo, i giovani, in particolare, si lascino affascinare da Cristo, colmando quel vuoto esistenziale e «di senso», che si affaccia al cuore di ogni uomo e che reclama il riempimento dello spirito, attraverso la fonte d’acqua viva che sgorga per l’eternità.
Del resto, è notorio, la superstizione aumenta con il diminuire di una profonda vita di fede.
L’uomo che non abbia esperienze soprannaturali, che non viva di Dio, cercherà di compensare tale deficienza ricorrendo ad espedienti magici o esoterici o comunque costruendosi il proprio idolatrico mondo di significato.
Vuoti non si resta: «Chi non è con me, è contro di me».
E se non si è con Gesù ci si disperde.

«Gesù le rispose: ‘Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva’ ».
Chiunque conosca il «dono di Dio» non può prescindere dall’implorare la presenza dello spirito.
Gli disse la donna: «Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge?».
Lo scetticismo del mondo è sempre uguale a se stesso: chi è Cristo per darmi da bere?
Chi è la Chiesa per dissetarmi?
Rispose Gesù: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; la conoscenza e felicità che vengono dal mondo sono solo apparenza; conferma ne è l’evidenza di un nuovo necessario ritorno al fabbisogno. Ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna».
Chi invece «trova» Dio (e lo vive) assume la pace del cuore come veste abituale della sua esistenza e ferma l’inquietudine del proprio dolore esistenziale, saziando gli aneliti reconditi dell’esistenza, all’invocazione profonda del Mistero: «Signore, gli disse la donna, dammi di quest’acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua’». (Giovanni 4, 10-15).

Stefano Maria Chiari


1)
In www.cesnur.org/2006/mi_04_23.htm
2) vedi per esempio: www.cesnur.org/recens/potter_mi_it.htm
3) tratto da www.uaar.it/news/2006/03/01/padre-amorth-harry-potter-piace-diavolo/
4) tratto da www.db.avvenire.it/pls/avvenire/ne_cn_avvenire.c_leggi_articolo?id=560832

 
Nessun commento per questo articolo

Aggiungi commento


Libreria Ritorno al Reale

EFFEDIEFFESHOP.com
La libreria on-line di EFFEDIEFFE: una selezione di oltre 1300 testi, molti introvabili, in linea con lo spirito editoriale che ci contraddistingue.

Servizi online EFFEDIEFFE.com

Archivio EFFEDIEFFE : Cerca nell'archivio
EFFEDIEFFE tutti i nostri articoli dal
2004 in poi.

Lettere alla redazione : Scrivi a
EFFEDIEFFE.com

Iscriviti alla Newsletter : Resta
aggiornato con gli eventi e le novita'
editorali EFFEDIEFFE

Chi Siamo : Per conoscere la nostra missione, la fede e gli ideali che animano il nostro lavoro.



Redazione : Conoscete tutti i collaboratori EFFEDIEFFE.com

Contatta EFFEDIEFFE : Come
raggiungerci e come contattarci
per telefono e email.

RSS : Rimani aggiornato con i nostri Web feeds

effedieffe Il sito www.effedieffe.com.non è un "prodotto editoriale diffuso al pubblico con periodicità regolare e contraddistinto da una testata", come richiede la legge numero 62 del 7 marzo 2001. Gli aggiornamenti vengono effettuati senza alcuna scadenza fissa e/o periodicità