>> Login Sostenitori :              | 
header-1

RSS 2.0
menu-1
TUTTI |0-9 |A |B |C |D |E |F |G |H |I |J |K |L |M |N |O |P |Q |R |S |T |U |V |W |X |Y |Z

Archivio Articoli FREE

Da Brzezinski a Pomigliano
Stampa
  Text size
Da qualche tempo Zbigniew Brzezinski (una delle voci più autorevoli del Council on Foreign Relations dei Rockefeller, ritenuto suggeritore di Obama nella politica mondialista), in vari discorsi e interventi in numerose sedi, sta lanciando uno strano allarme: «Il grande risveglio politico» dell’umanità è cominciato, e minaccia l’egemonia americana. (The Global Political Awakening and the New World Order)

Alcune citazioni:

«Per la prima volta nella storia, quasi tutta lumanità è politicamente attivata, politicamente consapevole e politicamente inter-agente».

«Viviamo in unepoca in cui il genere umano in senso lato sta diventando politicamente cosciente ed attivo, ed è questo che sta producendo gran parte del disordine internazionale. Questo disordine è prodotto (...) del fatto che oggi vaste masse del mondo non sono politicamente neutralizzate, comè stato sempre nella storia. Hanno una coscienza politica. Può essere indefinita, può puntare in direzioni diverse, può essere primitiva, può essere intollerante, può essere odiosa; ma è una forma di attivismo politico».

«Lumanità politicamente ridestata aspira alla dignità  politica, che la democrazia può migliorare, ma la dignità politica comprende anche lautodeterminazione etnica o nazionale, lidentità religiosa, i diritti umani e sociali, e tutto ciò in un mondo che è diventato profondamente cosciente delle iniquità  economiche, sociali, etniche. La ricerca di dignità politica, specialmente attraverso  lautodeterminazione nazionale e la trasformazione sociale, è parte dellimpulso allauto-affermazione degli sfavoriti del mondo».

Ora, Brzezinski non s’è mai chinato sui bisogni degli sfavoriti del mondo. Non è un umanitario e no-global. Anzi è uno dei massini teorici della globalizzazione, che secondo lui (come scrisse nel 1970) va governata da «elites transnazionali, il cui diritto al potere politico sta in una conoscenza scientifica superiore». Queste elites «internazionaliste o globaliste», scriveva, «non dovranno esitare a perseguire i loro scopi usando le più moderne tecniche per influenzare il comportamento del pubblico e mantenere la società sotto stretto controllo e sorveglianza».

Samuel Huntington
   Samuel Huntington

Fin dal 1972, a fianco di David Rockefeller, presentò al Bilderberg club la strategia per un «nuovo ordine mondiale». Un anno dopo, sempre con Rockefeller (Chase Manhattan Bank) fondò la Commissione Trilaterale, che univa le elites «globaliste» di USA, Europa e Giappone per il grande progetto. Due anni dopo, la Trilaterale pubblicava uno studio di un altro mondialista famoso, Samuel Huntington, dal titolo significativo: «The crisis of democracy».

Secondo la Trilaterale, la democrazia era in crisi perchè di democrazia ce n’era troppa.

«Il funzionamento efficace di un sistema democratico – scriveva Huntington – richiede una certa misura di apatia e di non-coinvolgimento di molti individui e gruppi». Era «desiderabile porre limiti alla democrazia politica», e così infatti è stato, per decenni, dapprima in America (dove la partecipazione al voto è infima) e sempre più in Europa, televisione ed edonismo aiutando.

Dunque se oggi Brzezinski annuncia «il risveglio politico globale dellumanità», non lo fa per rallegrarsi, ma per lanciare l’allarme alle elites mondialiste, e correre ai ripari.

E’ la conferma che le oligarchie tecnocratiche e finanziarie avvertono l’insofferenza, anzi la revulsione delle società per la «democrazia» com’è stata imposta insensibilmente, la democrazia con «limiti desiderabili» e richiedente «apatia».

Certo, se ci guardiamo attorno è piuttosto «apatia» che vediamo, e la rabbia che monta verso le caste parassitarie non pare uscire dalla passività. Brzezinski vede però il risveglio dell’ex terzo mondo, oggi emergente.

«La popolazione di gran parte del mondo in sviluppo è politicamente in agitazione e in vari punti pullulante di irrequietezza. E una popolazione cosciente dellingiustizia sociale ad un livello senza precedenti, e spesso risentita di non vedersi riconosciuta dignità politica. Laccesso quasi universale alla radio, televisione, internet sta creando una comunità che condivide percezione ed invidia (!) e che può essere galvanizzata e concentrata da passioni politiche demagogiche o religiose. Queste energie trascendono i confini nazionali e pongono una sfida sia agli Stati, sia allattuale gerarchia globale, che lAmerica ancora corona».

Dunque la globalizzazione tanto tenacemente perseguita dalle oligarchie ha prodotto un effetto collaterale imprevisto: la globalizzazione del malcontento. I malcontenti dell’ordine globalista si parlano al di là dei confini di quegli Stati che i globalisti hanno voluto abbattere, a beneficio della «libera circolazione di uomini, merci e capitali» (soprattutto).

Il fattore demografico è decisivo, come lo è sempre stato nella storia.

«... Con leccezione di Europa, Giappone ed America, il rigonfiamento della piramide demografica nella classe deta fra ladolescenza e i 25 anni crea una grande massa di gioventù impaziente. Le loro menti sono agitate da immagini e suoni che vengono da lontano e che rendono più intensa linsoddisfazione per ciò che hanno vicino. La loro avanguardia rivoluzionaria nascerà probabilmente dai milioni e milioni di studenti concentrati nel sistema distruzione superiore dei Paesi in via di sviluppo, spesso di livello più che dubbio».

Sono, calcola Zbig, da 80 a 130 milioni di studenti «nati nelle classi medio-basse, socialmente insicure, ed accesi da un sentimento di offesa sociale... rivoluzionari in fieri, già semi-mobilitati in vaste aggregazioni collegate via internet».

Si intuisce così meglio quel che teme Brzezinski: un ripetersi su scala globale del modello fascista (o «populista»), che – secondo un’analisi condivisa anche dai marxisti – coagulò attorno a dittatori carismatici le masse piccolo-borghesi, col loro sentimento di essere schiacciate dalle oligarchie del denaro, tradite e sfruttate dalle «democrazie», e insidiate dal basso dal proletariato militante. La crisi economica in corso, che è una replica più vasta della grande depressione del ‘29-‘39, accentua l’incubo degli oligarchi transnazionali.

Ovviamente, preoccupa Brzezinski l’emergere incipiente di blocchi contro-egemonici, che mettono in forse «il dominio Atlantico del mondo», Cina, India, Brasile e Turchia, la Russia solo in quanto potenza nucleare, ma chissà cosa può diventare se «dietro la Russia» si pone la Germania. Ma questi sono ancora Stati, con cui è possibile stringere rapporti e trattati (dunque gli Stati servono ancora, non sono «superati» come pretendono Trilaterl, Bilderberg e Council on Foreign Relations),
dunque in qualche modo controllati.

Ma «il risveglio politico dellumanità è una realtà totalmente nuova», e molto meno controllabile. Oggi «la maggior parte della gente sa quel che accade nel mondo, ed è consapevole delle iniquità, disuguaglianze globali, della mancanza di rispetto, dello sfruttamento».

Mi sono chiesto per un attimo se sia un sintomo del «grande risveglio politico globale» anche il voto scandalosamente sorprendente degli operai Fiat di Pomigliano del 23 giugno. Di fronte alla proposta di Marchionne che s’impegnava ad investire 700 milioni e a riportare a Pomigliano la lavorazione della Panda ora in Polonia, purchè  gli operai accettassero più severe condizioni di lavoro, rinuncia alle false malattie e agli scioperi da partita di calcio, turni più intensi, straordinari,  notti e sabati lavorati – l’alternativa essendo più o meno la disoccupazione – un numero  scandalosamente alto (il 40%) ha risposto «no».

Che succede? Anche in Italia, nel Sud, si comincia a vedere quella «umanità politicamente attivata, politicamente consapevole e politicamente inter-agente», paventata da Brzezinski?

Pare di no, a sentire l’inviato de Il Sole 24 Ore Mariano Maugeri (che è siciliano, non nordico). La frattura è meno politica che generazionale. Hanno votato sì «i quarantenni assunti nell89 con tre o quattro figli e mogli casalinghe educati da padri tutti operai dellAlfa e con il cuore rosso rosso Alfa, non rosso FIOM». Hanno votato no in massa, liquidando di fatto il futuro della fabbrica, dei compagni che volevano lavorare, e del territorio, «i ventenni single e senza casa da pagareperché tanto ci pensa mammà’».

E’ il primo rigurgito della temuta gioventù «assetata di dignità politica, cosciente delliniquità e dello sfruttamento», in sintonia vibrante con la gioventù contenta dei Paesi emergenti? No, dice Maugeri: «E la generazione Mediaset, allevata a panini col provolone, la musica dei neomelodici napoletani» e la voglia di partecipare ad «Amici» della De Filippi come traguardo di una vita.

Che cosa c’entra, direte. Il fatto è che i giovani avrebbero avuto il mandato del «no» dalle fidanzate:  «quindici sabati lavorativi lanno sono quattro mesi di week-end bruciati», sabati in cui non avrebbero potuto andare in discoteca, e quindi le ragazze sarebbero rimaste a casa senza divertimento.

Scrive Maugeri: «Nei giorni precedenti al referendum, le guaglione sono state molto chiare con gli operai di Pomigliano: ‘O sabato e a rummenica notte tu a fabbrica nun ce vaje’. E i maschietti generazione-Mediaset hanno obbedito volentieri. ‘La movida napoletana del fine settimana è regolata da precetti inviolabili». (Quarantenni pronti allo straordinario, i giovani non rinunciano al sabato libero)

La notizia stupirà qualche lettore meridionale, ma non me la prendo con i ventenni di Pomigliano, non comincio la predica sulla corruzione del Meridione. Simile gioventù sottoproletaria più inoccupabile che disoccupata, senza studi, senza pratica, senza dignità nè volontà, esiste, in spessi strati, dovunque in Europa. In Inghilterra sono le quattordicenni che restano incinte e da allora vivono, ragazze-madri recidive, di qualche sussidio sociale, con amanti via via più violenti e beoni.  In Germania, sono i fancazzisti cronici dei quartieri-satellite ad affitti pagati dal Comune, che campano di droga, scopate e birra, dandosi l’aria di «artisti» e contestatori, mantenuti dall’assistenza sociale. In Spagna, non molti giorni fa, c’è stato il tragico e ridicolo caso della torma di adolescenti, una trentina, che ha attraversato con le auto i binari dei treni ad alta velocità: 12 morti, per la fretta di andare alla festa che cominciava sulla spiaggia. Premio Darwin 2011, sicuramente.

Sono i residui dello Stato sociale, gli scarti della modernità a cui non possono dare nulla perchè non hanno conoscenze nè esperienze, nè tecniche e nemmeno alfabetiche. Sono mantenuti perchè, in fondo, costa meno che tentare di farli lavorare in fabbriche obbligati ad essere produttivi, dove la loro vacuità attenzionale, pochezza intellettuale e morale, li rende persino pericolosi.

Anche i giovani del no a Pomigliano, i sub-proletari al provolone e Taricone, vengono da 21 mesi di cassa integrazione: durante i quali hanno preso 800 euro al mese senz’altri obblighi, «grasso che cola per un ragazzo che vive con i genitori». In fondo, il loro rifiuto ha persino una razionalità, anche se da boscimane cacciatore-raccoglitore: 800 euro per far niente e con libertà di discoteca, 1.000 euro a sgobbare di notte, nei week-end, negli straordinari. Duecento euro in più non pagano la perdita del sabato sera, la ragazza che esce con un altro, l’esclusione dal «gruppo», la precarietà comunque e l’assenza di prospettive di avanzamento e di miglioramento sociale.

Naturalmente, è la razionalità del negro che è incapace di pensare, di prevedere: non sanno che in Tunisia ci sono decine di migliaia di giovani pronti a rubargli quel lavoro per 150 euro: non sono parte della gioventù interconnessa dal web, informata di ciò che accade nel mondo, gravida di rabbia e assetata di dignità, che si agita sull’altra riva del Mediterraneo. Gli extracomunitari sono loro, i figli nostri.  E sono incapaci di concepire la fine della cassa integrazione, la credono eterna e garantita – allo steso modo il selvaggio dà per garantita la banana o il verme succulento da arrostire nella foresta primigenia.

Che cosa avrebbe dovuto indurre i Mediaset di Pomigliano a sobbarcarsi  un simile sgobbo per 200 euro in più della cassa integrazione. La solidarietà verso i compagni operai con famiglia? Ma non è più un valore nella pedagogia dell’egoismo esaltata da Mediaset. Il senso di responsabilità? Mai appreso, perchè mai insegnato. L’idea di dover fare la propria parte, anche modesta, per il bene della comunità, o diciamo, della patria? Non facciamo ridere, per favore. Magari, l’aspirazione a sposarsi, a farsi una famiglia e una casa? Ma no, la facilità sessuale delle «guaglione» ha spento ogni urgenza matrimoniale: si scopazza sul divano di mammà, e ognuno a casa sua, senza impegno. Il senso che il lavoro conferisce dignità personale e diritti? Ma la dignità personale è proprio quella che viene dilaniata, derisa e calpestata da «Amici», «Grande Fratello», «Isola dei Famosi», dove i vincenti sono quelli che meglio lavano i panni sporchi in pubblico, che meno si contengono e trattengono, che si dimostrano più maleducati, abbietti, volgarmente esibizionisti.

Questi residui umani non hanno mai ricevuto un buon esempio dai politici: nè di sacrificio, nè di amor di patria, nè di responsabilità. Mai nulla hanno appreso dalla scuola; bisognerebbe mandarli sulla terra, mandarli a forza presso gli artigiani a imparare qualcosa di vero e di concreto, ma il sistema non prevede questo tipo di formazione. La loro scuola è: «Amici», la discoteca, il tiro di coca, l’esempio delle nullità dello spettacolo vicine al mondo della prostituzione che «fanno i soldi». Sono così perchè così li abbiamo resi.

Per questo, anche assegnar loro il premio Darwin – per i più inadatti nella lotta per l’esistenza – è fuorviante. Il darwinista spietatamente, darwinisticamente, può rallegrarsi che i ragazzi spagnoli ignari dell’alta velocità, o i guaglioni di Pomigliano che presto saranno alla miseria, almeno non trasmetteranno alla discendenza i loro geni, palesemente inadatti. Ma purtroppo non è questione genetica; è l’educazione che li ha resi così, e quella continua, e ne produce altri, in Europa.

Mentre il mondo ribolle di una gioventù politicamente svegliata; in questa nuova fase della storia, la nostra non ci sarà.

 

La casa editrice EFFEDIEFFE, diffida dal copiare su altri siti, blog, forum e mailing list i suddetti contenuti, in ciò affidandosi alle leggi che tutelano il copyright ed i diritti d’autore.   


 
Nessun commento per questo articolo

Aggiungi commento


Libreria Ritorno al Reale

EFFEDIEFFESHOP.com
La libreria on-line di EFFEDIEFFE: una selezione di oltre 1300 testi, molti introvabili, in linea con lo spirito editoriale che ci contraddistingue.

Servizi online EFFEDIEFFE.com

Archivio EFFEDIEFFE : Cerca nell'archivio
EFFEDIEFFE tutti i nostri articoli dal
2004 in poi.

Lettere alla redazione : Scrivi a
EFFEDIEFFE.com

Iscriviti alla Newsletter : Resta
aggiornato con gli eventi e le novita'
editorali EFFEDIEFFE

Chi Siamo : Per conoscere la nostra missione, la fede e gli ideali che animano il nostro lavoro.



Redazione : Conoscete tutti i collaboratori EFFEDIEFFE.com

Contatta EFFEDIEFFE : Come
raggiungerci e come contattarci
per telefono e email.

RSS : Rimani aggiornato con i nostri Web feeds

effedieffe Il sito www.effedieffe.com.non è un "prodotto editoriale diffuso al pubblico con periodicità regolare e contraddistinto da una testata", come richiede la legge numero 62 del 7 marzo 2001. Gli aggiornamenti vengono effettuati senza alcuna scadenza fissa e/o periodicità