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Il paradosso del controllo fiscale che penalizza i contribuenti virtuosi
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Siamo tornati al Fisco lunare? Quello che fece impazzire gli italiani nel 1993 tanto da meritarsi il rimprovero dell'allora presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro? Più ci si avventura nel complicatissimo decreto che ha rifatto il look al redditometro, più la Luna finisce per sembrare, quasi, un rifugio accogliente. Voci di spesa, categorie familiari, aree territoriali, dati medi Istat: un'enorme schedatura con la quale il Fisco vuole ricostruire il reddito di 40 milioni di contribuenti partendo dalla spesa sostenuta. Una specie di radiografia della situazione contabile alla quale tutti, in qualche modo, dovranno sottoporsi. Eppure sarà interessante vedere che cosa accadrà alla categoria degli evasori totali, quelli che, per definizione, risultano invisibili.

Vent'anni fa gli italiani impazzirono per indicare nel modello 740 il possesso di cavalli, deltaplani o elicotteri. Ora, per fortuna, non ci sono dichiarazioni da fare, ma la situazione è, per certi versi, anche peggiore. Per rispondere ai rilievi del Fisco, infatti, potremmo essere costretti a ricordare quanto abbiamo speso nel 2009 dal parrucchiere o in un istituto di bellezza. O in biancheria. O al supermercato, o in officina per il cambio dell'olio. O addirittura di quante pizze con la famiglia abbiamo mangiato il sabato sera. Non ci sembrano, francamente, indici reali di capacità contributiva. Vale più l'acquisto di un set di pentole nuove, o un viaggio per una meritata vacanza? Che cosa sarà fiscalmente rilevante e che cosa non lo sarà? Più si scorrono le voci prese in considerazione per i controlli, più si viene colti da una strana sensazione. L'impressione, forse sbagliata, è quella di un Fisco che vuole fare da deterrente ai comportamenti scorretti. Un passo in avanti? Sì, ma con il rischio che questi metodi finiscano con il mettere in agitazione le persone per bene. Senza centrare il vero bersaglio.

La lotta all'evasione è sacrosanta in un Paese dove sfuggono al Fisco 120 miliardi all'anno. Recuperarne un 15-20% vorrebbe dire coprire circa un quarto degli interessi che lo Stato paga sul debito pubblico. Un recupero che consentirebbe di abbattere la pressione tributaria e di destinare una discreta somma allo sviluppo e alla creazione di posti di lavoro. Le finalità sono sacrosante, ma il redditometro potrebbe trasformarsi in una graticola in cui finiranno, probabilmente, per rosolarsi soprattutto i contribuenti onesti, più che i «furbetti del modello Unico». Con effetti negativi anche sul fronte economico: il messaggio, non velato, che il Fisco ci manda, è il seguente: chi spende tanto vuol dire che evade. L'effetto è indesiderato, certo: ma considerare i consumi una voce «a rischio» potrebbe avere come effetto quello di spingere a ridurli. Una cosa della quale il Paese in questo momento non ha proprio bisogno.

Ci sono molti punti che non quadrano. Il primo è l'inversione dell'onere della prova. D'ora in avanti, infatti, non sta al Fisco dimostrare che un cittadino ha evaso, ma al contribuente provare che il reddito attribuito è errato. Che le spese sono state finanziate da prestiti dei parenti - ma come dimostrarli, specie quando i trasferimenti in contanti erano leciti - oppure dai frutti degli investimenti finanziari (tutti a cercare i vecchi estratti conto). Non convince nemmeno la retroattività, cioè la possibilità di scandagliare le spese fatte nel 2009. Mica il contribuente poteva sapere allora che una vacanza alle Maldive o in montagna potesse attirare quattro anni dopo l'attenzione del grande fratello fiscale. Metodi che, se applicati agli evasori abituali, potrebbero cogliere veloci a consistenti risultati. Se estesi a tutti rischiano di creare un clima di disorientamento. Altro elemento poco convincente è l'utilizzo, per certe voci che non sono monitorabili direttamente, di dati medi Istat anche se il contribuente ha dichiarato di spendere di meno. Una follia. Se è già difficile dimostrare acquisti di tre o quattro anni fa, come si può dimostrare di non aver speso?

E poi ognuno ha le sue abitudini. C'è chi risparmia sul cibo, e non lesina di spendere per cure di bellezza. Non certo per evadere le tasse. Grossi rischi in arrivo per chi risparmia e investe. Fino all'anno scorso quando, ad esempio, veniva acquistato un immobile, il Fisco ipotizzava che la somma spesa fosse stata accumulata per quote costanti negli anni precedenti. Ora, invece, l'intero ammontare finirà a reddito (detratte le spese come il mutuo). Con il risultato che il reddito virtuale risulterà lontano anni luce da quello reale. Ma l'acquisto di un immobile è spesso il frutto di sacrifici ultradecennali: come si fa a non tenerne conto? Insomma nel trita-reddito finiranno sia i contribuenti-formiche sia i contribuenti-cicale. E gli evasori? Quelli resteranno, beatamente, sulla faccia, non tanto nascosta, della Luna.

Massimo Fracaro e Nicola Saldutti

Fonte >
  Corriere.it



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Commenti  

 
# edor 2013-01-09 11:47
Ma il sistema Italia è un paradosso vivente: tutto e il contario di tutto.
Poveri noi..
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# annilus 2013-01-09 13:47
In effetti la soluzione è prosaica:

..basta non spendere più una benemerita cippa, oppure farlo senza però risparmiare mai niente.


Nel primo caso non si rischia perchè si vive da poveracci e si risparmia assai,
tenendo tutto il risparmiato ben fermo ed immobile in attesa di qualche bella patrimoniale con cui farsi derubare (formica), nel secondo si spende e si spande ma senza avere niente su cui poi il fisco possa rifarsi o possa ricattare "il cicala" di turno.

Ci volevano i tecnici per questa geniale intuizione....

...la verità è che i fessi che hanno sempre dovuto pagare pagheranno ancora, ma di più.... e la morale è:


...non spendere niente oppure scialaqua tutto....

soluzioni degne di grandi economisti

ahahahahaha
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# AlexFocus012 2013-01-09 16:13
Credo che i soldi che sfuggono al fisco siano molti, molti di più. Se si considerano solo le BANCHE PRIVATE ITALIANE che hanno registrato, nel solo periodo dall'introduzione dell'euro (cioè 2001-2012), circa 15'200 miliardi di UTILI (NON fatturato) e NON hanno pagato 1 EURO di tasse (grazie alla normativa schizofrenica che permette loro di nascondere tali utili nelle FONDAZIONI BANCARIE). Ebbene se esse avessero versato la stessa aliquota DIRETTA che paga il lavoratore DIPENDENTE sullo stipendio (circa 28%) avrebbero dovuto dare al fisco solo negli ultimi 11 anni circa 4'180 MILIARDI di euro (più del doppio del FINTO debito pubblico).
Ancora non esiste un politico che abbia le p...e di affrontare questo tema?
Del resto esiste un solo politico, in TUTTA l'Europa, che abbia avuto il coraggio di dire "Lasciamo la Grecia libera di uscire dall'euro, ridiamo la dignità al popolo greco", si chiama Nigel Farage e viaggia sotto scorta perchè ha già subito due (2) attentati... vorrei vedere quelle caghette di Fini, Casini, Bersani, Grillo, Berlusconi o Monti offrire il petto al nemico.
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# Toroscatenato 2013-01-10 14:42
Nigel Farage è un' UOMO !
il resto...NO!
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# madmax 2013-01-09 17:10
saranno 20 anni che l'onere della prova tocca al contribuente ed altrettanti che gli accertamenti vengono condotti su redditi di 5 anni prima... per fortuna che ora lo scorpono anche gianni e pinotto...
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