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Testimone di verità
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Pubblichiamo la risposta del direttore Blondet ad un importante scritto di un lettore di origine ebraica.

«Caro direttore io sono di origine ebraica e nonostante questo (ma poi perchè?) sono un suo affezionato lettore che la stima per il suo coraggio di andare controcorrente e di dire la pura e semplice verità anche a costo di pagarne il prezzo.
Detto questo Le dico che quello che sta succedendo in Palestina è una vergogna ignobile:la cosca attualmente al governo della Knesset sta massacrando un popolo intero nel silenzio totale sia della politica (quella che conta, non certo l’Italia un Paese geniale governato da buffoni buoni per qualsiasi operazione di burattinaggio) che dei media internazionali, entrambi controllati in gran parte da una lobby governata dall’ala peggiore dell’ebraismo mondiale (purtroppo al di là delle paranoie nazistoidi vi è un pesante fondo di verità in merito al potere nel mondo delle élites finanziarie, politiche e massoniche ebraiche che Lei con grande conoscenza e aggiungo coraggio ben descrive).
Ebrei/Israeliani per bene, che hanno la forza di indignarsi e di combattere questo schifo ve ne sono ancora molti (tra tutti gli splendidi ragazzi aderenti al movimento dei refusnik, i militari che affrontano la galera pur di non prestarsi più a questo massacro indegno), ma la loro voce è sempre più flebile e sempre più soffocata da questi macellai al governo (il meno bestia, Sharon, i rabbini fanatici lo hanno quasi spedito al creatore con una bella ‘pulsa denura’ spieghi lei ai lettori che cos'è...)che scambiano il diritto di vivere e prosperare in una terra che una volta era (parzialmente) loro con l’oppressione spietata di un popolo.
I palestinesi avranno anche le loro colpe (in primis essersi quasi sempre affidati a capi popolo farabutti e/o ladri), ma quello che hanno e stanno subendo è inimmaginabile: il secondo esercito più potente del mondo (e i suoi alleati ora servi USA) li ha ridotti ormai neanche più alla disperazione ma alla pazzia a furia di torture e umiliazioni e quello che è scandaloso tutto succede NEL PIU’ TOTALE SILENZIO O MEGLIO ACCONDISCENDENZA DEGLI ORGANI DI INFORMAZIONE INTERNAZIONALI.
La saluto e Le rinnovo la mia stima.
Le ricordo solo che noi ebrei non siamo tutti malvagi anche se leggendola capisco sempre più che la nostra colpa è stata rifiutare il cristianesimo tout-court a volte anche solo per tradizione familiare quando invece esplorandone meglio il messaggio se ne può capire la vera portata: la grande lezione di perdono e di pietà verso tutta l’umanità.
Non so se la cosa Le farà piacere, ma dopo averla letta sto pensando seriamente di battezzarmi e di abbracciare la sua fede.
Con grandissima stima
Roberto
».

 
Caro Roberto, sono io che ti devo la massima stima, e ti ringrazio per la tua generosità e il tuo coraggio.
Tutto quello che dici è vero.
E’ vero, verissimo, anche che esistono splendidi coraggiosi israeliani che s’oppongono all’atrocità continuata di Israele, a cominciare dai «refusnik» - i soldati e ufficiali che si rifiutano di andare a commettere delitti contro civili a Gaza, per non dire del gruppo che si chiama B’Tselem, dei «Medici per i diritti umani», del Comitato Pubblico contro la Tortura, di Neturei Karta e di tanti altri che non conosco, perché - anche questo è verissimo - non solo i grandi giornali non ne parlano mai né li intervistano, ma anche io non ne parlo spesso, li conosco poco.
Alcuni però li ho conosciuti.
Ci fornivano molte informazioni, tremende.
Spesso chiedevano aiuto a noi giornalisti occidentali, come fossero prigionieri nel Quarto Reich: diffondete la verità su di noi e su ciò che accade qui… noi rispondevamo: ma vi rendete conto che, se solo proponiamo ai nostri direttori le notizie che voi ci date, non le pubblicheranno?
E che se le pubblicassimo, tutti i media ci darebbero degli «antisemiti»?
Loro cercavano di suggerirci dei mezzi per dire la verità senza suscitare non tanto l’accusa
di antisemitismo, ma il riflesso di rifiuto che gli ebrei in genere provano di fronte ad accuse,
il riflesso della «paura dell’antisemitismo», che li obbliga a far quadrato «per Israele», a negare, a nascondere e ad accusare gli altri di razzismo.

Questi conoscevano bene quel riflesso condizionato, millenario, del «popolo perseguitato», miscuglio inestricabile di narcisismo e di solidarietà comunitaria, di falsa coscienza e di istinto
di autodifesa: lo conoscevano perché avevano dovuto superarlo, e posso immaginare che lo sforzo sia eroico, perché questa è una catena invisibile ma fortissima, per quasi ogni ebreo.
Come il tuo sforzo, Roberto.
Finivamo per sospirare insieme: impossibile dire la verità senza incorrere nell’ «antisemitismo». Eppure, se solo le voci di questi coraggiosi testimoni di verità, inattaccabili in quanto ebrei, fossero riprese e diffuse dai media, ciò basterebbe a rovesciare la situazione politica non tanto «verso» Israele, quanto nello stesso Israele - che è quel  che conta.
Perché sicuramente altre migliaia di ebrei che non si espongono, disapprovano in cuor loro quel che accade; e se udissero voci di denuncia dal loro stesso popolo, troverebbero il coraggio di opporsi.

Oggi gli israeliani vengono fatti vivere in una psicosi d’assedio e di paura dal loro stesso regime bellicista e zelota, perché solo così questo può giustificare i suoi atti di guerra contro una popolazione inerme, i suoi eccidi di donne e bambini, la malafede nelle «trattative» cosiddette
«di pace» (mai e poi mai lasceranno che i palestinesi abbiano uno stato vivibile): lo facciamo per difendervi, perché «Israele è in pericolo nella sua stessa esistenza»; e intanto mandano i fanatici
ad estendere «colonie», intanto rubano terreni e case degli altri, ogni giorno un po’.
Come dice Isaia: «Maledetto chi aggiunge casa a casa e terreno a terreno, finchè rimanga solo ad abitare sulla terra».
E’ una sorta di incantesimo maligno, quello che irretisce gli israeliani e la parte preponderante della diaspora, e li rende complici, a volte «volonterosi», dei carnefici, di quella specie di Quarto Reich super-armato che è Israele.
Ma dopo aver sospirato insieme a quegli amici israeliani, noi giornalisti ce ne andavamo con una specie di gioia nel cuore, inspiegabile.
Perché?

Ma perchè avevamo trovato esseri che si sentivano parte della comune umanità, che si sentivano responsabili per un’altra parte dell’umanità…
E’ un sentimento così raro da trovare in Israele!
Ci si parlava.
Ci si capiva.
Non si doveva aver riguardi da parte di noi goym, né loro avevano reticenze né sottofondi dell’anima.
Che sollievo, in Israele, trovare gente «come noi»!
E guarda che «come noi» non significa «buoni».
«Noi», comune umanità, siamo un po’ cattivi, minati dal peccato originale, inclinati al male.
Ma «come noi» significa riconoscersi «uguali» nell’obbligo verso altri uomini.
Anche verso i nemici.
Come dirlo?

Lo dirò con le parole di Simone Weil, che morì sul limitare di farsi cristiana: «La nozione di obbligo predomina su quella di diritto, che le è subordinata».
E poi: «L’obbligo lega solo gli esseri umani. Non c’è obbligo per le collettività in quanto tali. […] L’obbligo è eterno. Risponde al destino eterno dell’essere umano. Perché soltanto l’essere umano ha un destino eterno, le collettività umane non ne hanno».
Ciò si applica benissimo ad Israele, non trovi?
Ma che cosa vuol dire, applicato ai palestinesi?
Certo, si ha il diritto ed anche il dovere di rispondere a chi ti spara dei Kassam.
Però, come parte della comune umanità, si ha l’obbligo di sentire il nemico come «uno di noi».
Uno che ha le sue ragioni, che deve essere ascoltato, e non solo trattato con missili e bombardamenti.
A cui possiamo aver fatto un torto, e che dobbiamo riconoscere.

Gli israeliani «sentono» i palestinesi come belve o scarafaggi.
Li hanno disumanizzati - esattamente come l’ebreo nel nazismo fu disumanizzato, e per questo gli si poterono fare cose orrende con «buona coscienza».
Bisogna riconoscere che essere stati vittime non ci ha vaccinato dalla peste della disumanizzazione del nemico, che questa peste è in agguato dentro di noi.
Riconoscere nel nemico un nemico legittimo, che è umano, partecipe del destino eterno, a cui si deve giustizia e rispetto: ecco l’obbligo, secondo Simone Weil.

Vedo che tu riconosci quest’obbligo, caro amico.
Perché testimoni la verità, per quanto ti costi come ebreo.
Ora, tu esprimi il desiderio del battesimo.
Non c’è cosa che mi rallegri di più, e per quanto sta in me ti incito a farlo: la tua anima merita la grazia, è della tua anima e della sua felicità eterna che si tratta.
Non faresti altro che incontrare il Messia, venuto per voi prima che per noi; nessun «abbandono» ma compimento.
Però non so se ho il diritto di chiedere questo.

Vedi, si dice nelle Scritture che gli ebrei non troveranno pace né salvezza se non quando diranno: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore».
Ovviamente, i cristiani interpretano questa frase come il riconoscere Cristo, il Messia.
Ma non sono sicuro che sia questo tutto il significato.
Io sospetto che «Benedetto colui che viene nel nome del Signore» si debba pensarlo di ogni uomo. Almeno, così la pensava Simone Weil: l’obbligo che abbiamo verso ogni uomo dipende dal suo destino eterno.
Ogni uomo - anche il palestinese, anche Hezbollah, il siriano o l’iraniano - viene «nel nome del Signore», in questo senso: che il Signore ci avverte: attenti, è una mia creatura, gli ho promesso l’immortalità, ho lavato le sue colpe col Mio sangue.
Ecco - credo che a chi è nato ebreo si richieda - preliminarmente almeno - questo: riconoscere in ogni uomo uno che «viene nel nome del Signore».
Perché l’educazione e la religione ebraica dicono il contrario: che gli altri uomini sono «animali parlanti», che per loro «non c’è parte nel mondo a venire», eccetera.
Significa farsi cristiani, questo?

Certo, noi goym l’abbiamo imparato da Cristo (o meglio: ci sforziamo di impararlo, senza riuscirci tanto bene).
Ma, come dice Simone Weil, questo atteggiamento è pre-cristiano: «Migliaia di anni fa, gli egiziani [nel Libro dei Morti, là dove si parla dell’esame che l’anima subisce nell’aldilà] credevano che un’anima non potesse giustificarsi dopo la morte se non poteva dire: ‘Non ho fatto patire la fame a nessuno’ ».
Il primo obbligo verso l’altro uomo è sopperire ai suoi bisogni terreni di base.
Il  più elementare, è non fargli soffrire la fame.
Il rispetto che siamo obbligati a rivolgergli consiste anzitutto in questo; non umiliarlo con la fame, perché la fame umilia, fa perdere ogni dignità.

Dunque pensiamo cosa fa Israele oggi, affamando deliberatamente un milione e mezzo di persone a Gaza, negando loro il pane.
Quali pene eterne attira sulla sua testa collettiva.
Se le attira «come corde di carro», dice Isaia.
Cristo ci ha avvertito su come ci giudicherà: «Ho avuto fame e non mi hai dato da mangiare».
E noi, finti innocenti: ma quando mai ti abbiamo visto chiederci pane?
E Lui: «Ciò che non avete fatto a uno di questi, non l’avete fatto a Me».
Dunque vedi: chiunque viene affamato, è il Signore che affamiamo.
E’ nel prossimo che è il Cristo visibile, che dobbiamo soccorrere.
Anche a noi è difficile dire, ad un povero sporco e malvagio, «Benedetto colui che viene nel nome del Signore».
Per questo puoi diventare cattolico romano senza pensare di perdere nulla; siamo ancora alle prime lezioni anche noi, e spesso ci facciamo bocciare.
Siamo tutti principianti.

Il solo nostro privilegio è che la nostra religione non ci incita a considerare gli altri uomini «animali parlanti», non condona la disumanizzazione del prossimo, fosse anche il nemico.
E’ un aiutino, come dicono nei quiz TV.
Perciò, mentre ti accolgo e ti abbraccio, penso anche che tu sia già cristiano, almeno principiante (come tutti noi).
Vedo la tua esitazione, che mi commuove e mi accusa.
Quando scrivi: «Caro direttore io sono di origine ebraica e nonostante questo (ma poi perchè?) sono un suo affezionato lettore», o quando scrivi «le ricordo che noi ebrei non siamo tutti malvagi», vorrei abbracciarti stretto.
Come hai potuto pensare che ti avrei sbattuto la porta in faccia in quanto ebreo?
O che io creda che gli ebrei siano tutti malvagi?
E’ colpa mia e del mio modo polemico ed aspro, lo capisco: sappi però che è «giornalismo», polemica che non è volta ad uccidere o schiacciare ma a suscitare coscienza, almeno nelle intenzioni.

Ti prego di non credere che io abbia la minima diffidenza per un ebreo in quanto ebreo; ho, è vero, imparato a diffidare della loro educazione, istruzione «religiosa» discriminante, che disumanizza gli altri.
Proprio per questo, penso che gli ebrei possano correggersi: perché ciò che c’è di malvagio in tanti di loro non è un derivato della «razza», di non so quale DNA, ma di un’educazione.
E l’educazione, al contrario del DNA, si può cambiare.
Anzi si deve, quando porta ad esiti di distruzione e di perdizione.
Questo è tutto.
Hai testimoniato la verità, perciò la tua anima è già sulla buona strada - il resto lo farà la Grazia - ma Dio non abbandona chi dice, dolorosamente, la verità anche contro di sé, o contro il suo popolo. E’ un merito che vale anche più, per chi è ebreo.
Verso di te provo la gioia che provavo coi miei ebrei coraggiosi e veridici: gente «come noi».
Non più giudeo né greco, ma solo uno «come noi».


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Commenti  

 
# Marco 2008-03-02 22:43
So che probabilmente non c'entra nulla con l'articolo in questione, ma gradirei un commento sul fatto che un israeliano David Gilo ha vinto la gara del WiMax in italia diventando l'unico operatore nazionale con la società Aria DSL investendo quasi 50 milioni di euro senza alcun risalto sui giornali nostrani .......
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# Michele 2008-03-03 00:22
Gran belle parole, speriamo che siano lette da più gente possibile.
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# Alberto Scarcella 2008-03-03 00:48
A presto la censura totale su internet quindi... :D
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# Roberto 2008-03-03 01:06
\"Amate i vostri nemici e pregate per coloro che vi odiano\"
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# Scipione Antonio Rino Tagliafe 2008-03-03 01:08
Questo è un articolo da incorniciare
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# Enrico 2008-03-03 01:12
Metafora del conflitto in Palestina Supponiamo che tu lettore abiti con i tuoi 5 figli, tua moglie e i tuoi genitori in una casa di due piani con annesso giardino, autorimessa, laboratorio artigianale, campo e stalla con le mucche. Il fondo appartiene alla tua famiglia da decine di generazioni e tu vivi con il ricavato del laboratorio, dalla coltivazione del terreno annesso e dall
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# Corrado 2008-03-03 01:46
Scusate la domanda. Cosa è la \"pulsa denura??Una maledizione ebraica?
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# Silvia K.C. 2008-03-03 02:28
bellissimo...mi sono commossa!
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# massimo 2008-03-03 08:50
sì, speriamo siano lette da più gente possibile...
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# Franco 2008-03-03 09:06
Il popolo ebreo nel suo complesso la (fede) è stato vittima del Sionismo La creazione dello Stato d'Israele Un'altra delle ambizioni dell'Élite durante la Prima Guerra Mondiale era quella di spingere la Gran Bretagna verso il riconoscimento di una nazione ebraica in quella che allora era la Palestina araba. http://www.disinformazione.it/governomondiale.htm Il movimento politico noto come Sionismo, introdotto per condurre una campagna a sostegno di una nazione ebraica, è spesso fonte di equivoci: non tutti gli Ebrei infatti sono Sionisti (sito degli ebrei che si oppongono al sionismo: http://www.nkusa.org/ ) e non tutti i Sionisti sono Ebrei. Il Sionismo non è una religione o una razza; è un movimento politico fatto di persone, Ebrei e non-Ebrei, che sostengono la rivendicazione di una terra per il popolo ebreo. Chi sostiene questa causa diventa un Sionista, indipendentemen te dalla propria razza e dal proprio credo religioso. Dire che il Sionismo coincide con il popolo ebreo è come dire che il Partito forzista coincide con il popolo italiano. Il Sionismo venne fondato nel secolo scorso da un ateo, Theodore Herzl, e viene usato dall'Élite Globale come facciata e come strumento per raggirare il popolo ebraico in generale. La proposta di riconoscere la Palestina come patria degli Ebrei venne avanzata sia per convincere gli Stati Uniti ad entrare in guerra che per creare poi un \"conflitto manovrato\" e le condizioni ideali per \"dividere e imperare\" in Medio Oriente ricco di petrolio. Più di venti anni dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, il 25 aprile 1939, il senatore statunitense Gerald P. Nye del North Dakota rivelò al Senato alcuni retroscena sul riconoscimento britannico di una nazione ebraica e sulla Prima Guerra Mondiale in generale. Disse di essere entrato in possesso di un rapporto il cui titolo, \"La prossima guerra\", si riferiva alla Seconda Guerra Mondiale, che l'autore evidentemente sapeva sarebbe scoppiata. Un volume, dal titolo \"La propaganda nella prossima guerra\", discuteva anche, en passant, di come gli Americani fossero stati spinti con l'inganno a partecipare alla Prima Guerra Mondiale. Ecco cosa diceva: \"Dapprima si speculò su quale schieramento avrebbero sostenuto gli Stati Uniti e il risultato finale si deve alla nostra propaganda britannica. Rimangono gli Ebrei. Di tutta la popolazione mondiale ebraica, che ammonta a circa quindici milioni, non meno di cinque milioni risiede negli Stati Uniti; il 25% degli abitanti di New York è costituito da ebrei. Durante la Grande Guerra noi comprammo questo folto pubblico ebreo-americano con la promessa di una nazione ebrea in Palestina, e questo fu per Ludendorf un colpo maestro della propaganda degli Alleati, poiché ci permise non solo di conquistare. gli Ebrei in America, ma anche quelli in Germania\"[29]. Gli Americani entrarono in guerra nel 1917. La Dichiarazione Balfour risale al 6 novembre di quello stesso anno, quando Arthur (Lord) Balfour (Comm 300), Ministro degli Esteri britannico e membro della ristretta cerchia della Tavola Rotonda, riconobbe ufficialmente la Palestina come nazione del popolo ebreo. Dobbiamo considerare anche questo aspetto nei suoi molteplici livelli. I propagandisti avranno anche creduto che trascinare l'America in guerra fosse un \"colpo maestro\", ma non sapevano di essere stati manipolati per manipolare altri. L'America sarebbe entrata in guerra comunque. Quella di una nazione ebraica in Palestina era da tempo una strategia ideata dall'Élite e la finzione di coinvolgere l'America nella guerra servì a incoraggiare i politici britannici ad accettarla. La Dichiarazione Balfour fu un colpo terribile per gli Arabi che, al comando dell' inglese T. E. Lawrence (\"Lawrence d'Arabia\") e confidando nelle promesse che costui gli aveva fatto, avevano combattuto a fianco della Gran Bretagna contro i Turchi, ricoprendo un ruolo determinante nella vittoria della guerra. In cambio di questo appoggio, agli Arabi era stata promessa, dopo la guerra, piena sovranità e indipendenza e ciò trova conferma nella corrispondenza ufficiale dell'epoca. Lawrence, un caro amico di Winston Churchill (Comm 300) sapeva bene di mentire agli Arabi che capeggiava. Alcuni anni dopo Lawrence disse: \"Azzardai la frode poiché ero convinto che l'aiuto degli Arabi fosse necessario per una nostra vittoria, veloce e a buon mercato, in Oriente, e che fosse meglio vincere e non mantenere la parola data, piuttosto che perdere.... L'ispirazione araba fu il nostro strumento principale per vincere la Guerra d'Oriente. Così assicurai loro che l'Inghilterra avrebbe mantenuto la promessa nelle parole e nei fatti. Sorretti da ciò essi compirono le loro belle imprese; ma, ovviamente, invece di essere orgoglioso di ciò che facevamo insieme, provavo continua amarezza e vergogna\"[30]. Mentre da una parte Lawrence e gli Inglesi promettevano agli Arabi l'indipendenza, dall' altra si stavano impegnando a cedere la Palestina agli Ebrei come loro nazione. Lawrence, Milner e Victor Rothschild si conoscevano tutti. La Dichiarazione Balfour non fu un annuncio da parte del Ministro degli Esteri alla Camera dei Comuni. Essa si manifestò, appropriatament e, sotto forma di lettera scambiata tra Arthur Balfour (Comm 300), della Tavola Rotonda fondata dai Rothschild, e Lord Lionel Walter Rothschild (Comm 300), rappresentante della Federazione sionista inglese, fondata con i soldi di Rothschild. Essa fu dettata dalla voce più autorevole del governo di guerra di Lloyd George, dalla figura più influente della Tavola Rotonda, Lord Milner (che Lord Rothschild aveva nominato presidente della Rio Tinto Zinc)[31]. La Dichiarazione Balfour fu una deliberazione congiunta da parte dei Rothschild e dell'Élite Globale e non parte di un processo democratico. La lettera di Balf0ur a Lord Rothschild, che molti ritengono sia stata scritta da Lord Rothschild in combutta con Alfred Milner, diceva: \"Mi fa molto piacere inviarle, a nome del governo di Sua Maestà, la seguente dichiarazione di solidarietà nei confronti delle aspirazioni ebree sioniste che è stata sottoposta e approvata dal consiglio di gabinetto: il governo di Sua Maestà guarda con favore alla costituzione in Palestina di una nazione per il popolo ebreo e si adopererà nel modo migliore per il raggiungimento di questo scopo, fermo restando che nulla sarà compiuto che possa pregiudicare i diritti civili e religiosi delle comunità non-ebree esistenti in Palestina [che barzelletta!] o i diritti e lo status politico di cui godono gli Ebrei in tutti gli altri paesi. Le sarei grato se portasse questa dichiarazione a conoscenza della Federazione sionista\". All'epoca meno dell'uno per cento della popolazione palestinese era ebrea e tuttavia questa lettera doveva costituire il fondamento della nuova configurazione del mondo postbellico e dell'estromissione degli Arabi dalla Palestina. Essa non aveva nulla a che vedere con ciò che sarebbe stato meglio per gli Ebrei, anche se i suoi ideatori, i Rothschild, sono ebrei, se non altro nel nome. Erano in ballo strategie petrolifere più vaste e nuove possibilità d'appoggio in Medio Oriente per il piano del Nuovo Ordine del Mondo. Credo che il Rabbino Marvin Antelman abbia ragione quando collega la Casa Rothschild con la cricca dell'Occhio che Tutto Vede che sta cercando di distruggere il Giudaismo. Si possono fare delle cose nel nome del popolo ebreo nel suo complesso, ma non sono fatte a suo vantaggio. Gli Ebrei vengono usati per foraggiare gli interessi dell'Élite e di molti altri all'interno delle alte gerarchie ebree. E non è neanche vero che la maggior parte degli Ebrei di oggi discendano geneticamente dall'antica Israele, un assunto con cui si è soliti giustificare l'occupazione della Palestina. Per lo stesso motivo si fa un continuo abuso del termine \"anti-semitico\". Personalmente, non mi importa del colore e della linea genetica di un individuo. Il corpo è uno strumento dell' esperienza, niente altro. Siamo tutti aspetti l'uno dell'altro. Ma dal momento che molte persone giustificano le loro azioni su basi genetiche, proviamo per un attimo a prendere per buono questo assunto. La parola semitico si riferisce a quelle stirpi che anticamente abitavano la terra dei Sumeri, da cui gli Ebrei biblici sostengono di essere partiti. Sem o Shem, uno dei figli del Noè biblico, si dice sia discendente di questa stirpe e l'origine di ciò pare potersi rintracciare nella leggenda di \"Shemjaza\", \"figlio celeste e angelo guardiano di Dio\". Si tratta sicuramente di un altro extraterrestre. Ma secondo molti autori ebrei, compreso Arthur Koestler nel libro The Thirteen Tribe[32], pochissimi Ebrei sono in grado oggi di far risalire il loro albero genealogico a questo periodo e/o alla stirpe semitica della Palestina e di Israele dei tempi di Y'shua (Gesù). Gli altri sono invece discendenti di un popolo di stirpe nordica-mongolaturca, i Khazar che si convertirono alla religione ebraica nel 740 d.c. I Khazar vivevano nella Russia meridionale tra il Mar Caspio e il Mar Nero. Si trovavano tra il mondo cristiano e quello islamico e i loro capi decisero di accettare la fede ebraica per evitare di essere travolti dagli imperi che rappresentavano le due possibili fedi alternative. La maggior parte degli Ebrei di oggi, sostiene Koestler, discendono da questo popolo, non da una stirpe semitica. Quindi, definire qualcuno \"anti-semita\" significa, più precisamente, definirlo \"anti-arabo\", perché alla vecchia stirpe semita appartenevano più Arabi che Ebrei! Dopo il crollo dell'impero Khazar avvenuto prima del tredicesimo secolo, le persone di fede ebraica o rimasero in Russia o, e furono la maggior parte, si trasferirono in quelli che divennero poi i Balcani, la Lituania, la Polonia e la Germania. La lingua nota con il nome di Yiddish ebbe origine proprio in questo periodo. Si tratta di una commistione di ebraico, polacco e tedesco. Il nome Rothschild derivò da Red Shield [scudo rosso, N.d.T.], il simbolo degli \"Ebrei\" Khazar dell'Europa orientale (in tedesco: rotes Schild). La famiglia Rotschild non ha un legame storico con la Palestina più di quanto lo abbia un europeo[33]. Il naso ricurvo degli \"Ebrei\" non discende dal biblico Israele, ma trova le sue origini genetiche nel Caucaso. La tipica faccia ebrea di Y'shua (Gesù) è un mito. Non poteva assolutamente avere un simile aspetto perché non nacque nella Russia meridionale. Come scrisse Koestler, \"l'antropologia concorre con la storia nel confutare la credenza popolare in una razza ebrea discesa dalla tribù biblica\". Il vescovo cristiano di ascendenza ebrea Hugh Montefiore scrisse, nel Church Times del 24 gennaio 1992, che \"l'antisemitismo si fonda su un potente mito della razza, accettato in ugual misura dagli Ebrei e dagli antisemiti\". Tuttavia, dietro la creazione di Israele e l'odierno continuo disconoscimento dei diritti palestinesi c'è un ramo genetico che non ha alcun legame di nessun tipo con la Palestina. L'autore ebreo Alfred M. Lilienthal si spinge ancora più avanti. Egli sostiene che non esiste qualcosa come un \"razza\" ebrea. Essere \"ebreo\" significa osservare la fede religiosa ebraica e non ha niente a che fare con la razza perché, prosegue, persone di svariate razze si convertirono alla fede ebraica nel corso dei millenni, creando così un grande cocktail di diversi correnti genetiche che si diedero il nome di Ebrei. Nel suo coraggioso libro, What Price Israel?, Lilienthal osserva: \"La tesi più persuasiva che i nazionalisti ebrei possono avanzare a sostegno del Sionismo si basa sull'ipotesi di una \"razza ebreo-semitica\". Ma la maggior parte dei membri di tale \"razza\" appartenevano ai popoli arabi del Medio Oriente, la cui stragrande maggioranza non professa la religione ebraica. Gli Arabi, acerrimi nemici degli Israeliani che hanno fatto ritorno alla loro presunta \"madrepatria\", assomigliano moltissimo agli Ebrei indigeni della Palestina e del Medio Oriente; poiché essi sono di sangue ebreo israeliano più povero della maggior parte di quelli che sono stati \"inglobati\"... L'asserzione che gli Arabi sono antisemiti è alquanto risibile. ...è infatti conclusione unanime di tutti gli antropologi, da Wissenberg, Hertz e Fishberg (essi stessi Ebrei) fino a Boas, Ripley, Mead Pittard e altri, che ovunque gli Ebrei si trovino, essi finiscano per assomigliare alla popolazione in mezzo alla quale vivono. Persino quelli con i cognomi che più comunemente si fanno risalire ad antiche tribù ebree, come i Leviti (Levi) e i Kohanim (Kohn, Coehn, Cohn) presentano tra loro una scarsa somiglianza somatica. Non esiste una sola caratteristica razziale comune a tutti quelli che si professano Ebrei\"[34]. Tali sottigliezze non sfiorarono Lloyd George (Comm 300), acceso sostenitore della nazione israeliana. Se considerate ciò che scrisse su questo argomento negli anni Venti, vi sembrerà o che stesse cercando di ingannare la popolazione o che fosse egli stesso profondamente ingannato. Nel suo libro Is It Peace?, egli accetta senza riserve la tesi secondo cui il popolo ebraico poteva vantare un diritto storico sulla Palestina[35]. Egli sostiene che solo l'intelligenza e la dedizione degli Ebrei poteva ritrasformarla in una \"terra di latte e miele\" perché, in fondo - traducendo il suo pensiero in parole semplici -, gli Arabi erano troppo stupidi per farlo. Ma è quando passa a delineare le intenzioni sioniste riguardo alla Palestina che le sue affermazioni si rivelano o sorprendentemen te ingenue o volutamente ingannevoli. È ancora più probabile che a condizionare la sua mente siano stati gli svariati mezzi con cui veniva ricattato per la sua vita privata e la sua corruzione personale. Come si dice \"Basta che prendi qualcuno per le palle, ed ecco che anche il cuore e la mente ti seguiranno\". Lloyd George condanna gli oppositori della dichiarazione Balfour per aver avanzato l'ipotesi che i leader sionisti cercassero di stabilire \"un'oligarchia ebraica in Palestina che ridurrà gli abitanti arabi in condizione di servitù per favorire una minoranza ebrea\"[36]. La migliore risposta a quell'accusa, egli disse, si poteva trovare in una nota fatta pervenire dalla Associazione Sionista alla Lega delle Nazioni. Col senno di più di settant'anni di distanza, dubito che persino Lloyd George citerebbe ora quella nota per dimostrare che gli oppositori avevano torto. \"Gli Ebrei non chiedono privilegi, a parte quello di ricostruire con i loro sforzi e sacrifici una terra che, un tempo sede di una civiltà florida e prospera, soffre da tempo i mali dell'abbandono. Essi non si aspettano alcun trattamento di favore in questioni politiche o religiose. Assumono, come un dato di fatto, che tutti gli abitanti della Palestina, siano essi ebrei o no, si troveranno, da tutti i punti di vista, su un piano di assoluta parità. Non ambiscono in alcun modo a partecipare al governo se non nella misura in cui è loro concesso dalla Costituzione, come cittadini del paese. Essi non pretendono favore alcuno. In breve, chiedono solo una sicura opportunità di edificare pacificamente la loro Casa Nazionale, contando sui propri sforzi e sul proprio valore\". È vero che il popolo ebreo e quello arabo di Israele sono su un piano di assoluta parità? E che gli Ebrei non pretendono alcun trattamento di favore in questioni politiche e religiose? Davvero? Chaim Herzog, Presidente di Israele, era di un' opinione piuttosto diversa qualche anno dopo, quando disse che gli Arabi non possono \"in alcun modo convivere in una terra che è consacrata al nostro popolo da migliaia di anni. Gli Ebrei non possono condividere questa terra con nessuno\"[37]. Ecco, adesso sì che ci siamo! Il popolo ebreo nel suo complesso (la fede) è stato vittima del Sionismo (il movimento politico), che è controllato dall'Élite Globale. Sarebbe ora che gli Ebrei (che sono innocenti e inconsapevoli dei retro scena) si rendessero conto di come la loro mente e le loro emozioni vengano manipolate per assecondare un piano a lungo termine per il controllo centralizzato, e non i loro bisogni e quelli dei loro figli. Questo vale certamente per la Lega Anti-Diffamazione (ADL) di B'nai B'rith che si costituì negli Stati Uniti nel 1913 e che da allora opera come unità dei servizi segreti, bollando di \"antisemitismo\" chiunque sfidi o metta in discussione l'Élite Globale. Ma fu forse fondata a vantaggio del popolo? Assolutamente no. Fu creata per proteggere i gangster di New York! Nei primi anni del ventesimo secolo, Thomas Bingham, commissario della polizia di New York, intraprese una seria opera di persecuzione dei criminali. Fra questi figurava Arnold Rothstein, il mentore di Meyer Lansky che sarebbe poi diventato il padrino dell'associazione di crimine organizzato che contribuì a finanziare e ad armare il movimento clandestino terrorista ebraico in Palestina e in seguito nello Stato di Israele. Lansky fu anche una figura chiave nell'assassinio del Presidente Kennedy. I criminali di New York reagirono con ostilità alle inchieste di Bingham, bollandolo di antisemitismo. Questa demolizione della sua figura risultò così efficace che lo costrinse ad abbandonare l'incarico e a porre fine alle indagini sul crimine. Questi attacchi furono coordinati da un comitato formato da un avvocato di nome Sigmund Livingston. Nel 1913 questo comitato ricevette una denominazione formale: Lega Anti-Diffamazione[38]. Oggi è un braccio del Mossad, l'agenzia di servizi segreti israeliani e dell'Élite Globale, ed è stata al centro di fatti spaventosi, incluso l'assassinio di Kennedy. L'ADL esiste per aiutare l'Élite Globale e i terroristi che esercitano il controllo su Israele, non per proteggere il popolo ebraico dai pregiudizi. Solo per questo. Note 29 Rapporto del Congresso, 76° Congresso, vol. 84, n. 82, pp. 6597-6604. 30 \"Documenti sulla politica estera britannica, 1919-1939\", prima serie voI. IV, pp. 245-247. 31 Carroll Quigley, che fu addentro alle segrete cose, scrive in The Anglo-American Establishment: \"Questa dichiarazione, nota come Dichiarazione Balfour, si dovrebbe invece chiamare \"Dichiarazione Milner\", poiché Milner ne fu il vero artefice e il suo primo sostenitore nel governo di guerra. Questo fatto non fu reso pubblico fino al 21 luglio 1937\" (p. 169). Così Lord Milner, il membro più autorevole della Tavola Rotonda, scrisse la Dichiarazione Balfour all'interno di una lettera indirizzata a Lord Rothschild, che finanziava e controllava la Tavola Rotonda! Quale possibilità di giustizia potevano mai avere i Palestinesi?.
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# Lorenzo de Vita 2008-03-03 09:09
EFFEDIEFFE informa che censurerà qualsiasi commento provocatorio, offensivo e pericoloso per il sito. Per "Pericoloso" intendiamo qualsiasi commento di apologia di passate epoche storiche, o citazioni a partiti piu' o meno estremisti o qualsiasi commento che possa mettere in cattiva luce un sito CATTOLICO come EFFEDIEFFE.com. Qui si fa giornalismo. Questo non è ne un blog ne tantomeno un forum. I commenti sono stati aperti come novità da regalare ai lettori. Per noi è uno sforzo ulteriore e un ulteriore perdita di tempo. Siamo rimasti molto soddisfatti dell'approcio all'iniziativa da parte di moltissime persone preparate e colte. Questo ha permesso anche una sfoltita alla corrispondenza che giungeva in redazione troppo numerosa. Negli ultimi giorni pero' abbiamo notato una deriva. Avvertiamo che se la cosa prenderà una cattiva piega, chiuderemo all'istante la possibilità di commentare gli articoli. Cordialmente Lorenzo de Vita (Content editor EFFEDIEFFE)
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# RENATO 2008-03-03 09:16
Caro Blondet, tu non ti sei accorto, ma hai pregato e chi ti legge col cuore lo ha sentito.
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# Riccardo 2008-03-03 10:11
Uno dei più toccanti articoli letti su quest'ottimo sito. Dopo le parole di Blondet in questo commento, chi vorrà accusarlo di razzismo o antisemitismo, mostrerà solo la propria malafede e superficialità, poiché è chiaro anche per il selciato che Blondet non è né razzista né antisemita. Un plauso anche al coraggio morale e alla coerenza del lettore citato, Roberto, cui va una stretta di mano e un forte incoraggiamento a proseguire sulla strada della Via, Verità e Vita. Credo che questo lettore sia assai meno 'principiante' di molti cattolici, me compreso. Chapeau.
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# Viandante 2008-03-03 11:29
E' questo lo spirito! Grazie ancora Direttore, forse qualche becero commentatore di articoli, letto in questi giorni, capirà. Grazie anche a Lorenzo De VIta per la precisazione, questo è un sito\\giornale già \"a rischio\", certi commenti, su cui ero già stato polemico, non fanno onore alla splendida \"onestà\" del Direttore e dei Collaboratori. Frutto di gente che non ha capito niente, travisando Con molta stima, anche per Roberto. A.M.
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# Giovanni 2008-03-03 12:29
Grazie per le informazioni. Ormai siete una delle poche fonti che mi sono rimaste. Grazie davvero
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# Michele 2008-03-03 12:29
Grazie
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# Andrea 2008-03-03 13:25
Un articolo che informa, fa riflettere e commuove. Cosa altro chiedere? Complimenti a Blondet!
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# Best 2008-03-03 14:39
Daccordo con Blondet e De Vita, splendido articolo che ci da la misura della degenerazione narcisista e megalomane della lobby che tiene tutti \"per le palle\" e quindi \"cuore e cervello\", comunque questo non è un blog, i disturbatori sono come i virus, cercano di riprodursi e infettare le coscienze razionali ed equilibrate, questo è uno dei pochissimi siti imparziali, coraggiosi e obiettivi, è \"quasi normale\" che venga preso di mira da chi ha fra le priorità quella di censurare, disinformare, imbrogliare, circuire e distorcere. Complimenti senza se e senza ma!
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# Ospite 2008-03-03 14:48
Grazie Blondet per queste preghiere in forma di articoli che aprono uno squarcio sull'eternità nel mio quotidiano. Un abbraccio anche a Roberto. Nicola Forlì
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# M.Meyer 2008-03-03 14:57
Non c'è che dire,sia le fotografie che l'articolo sono commoventi.Ho pianto,purtropp o quando vedo bambini e madri che soffrono,non riesco a trattenere le lacrime.Non dipende da me,infatti vorrei fare qualcosa ma mi pervade un senso di impotenza,nonos tante una cratura o una donna siano sostanzialmente persone che da sole non possono difendersi.Questo vale per tutti.Tanto per essere otimisti,vorreb bero tormentare ancora il Libano.Ogni campagna elettorale è segnata da bombe verso popolazioni inermi.L'unico modo di sistemare questa questione,è riconoscere la Palestina,e formare uno stato d'Israele altrove.Da ciò che si legge anche i bimbi israeliani soffrono questo continuo plagio,vessazio ne,queste idee inculcate fin dalla nascita,non potranno mai vivere in pace neppure loro.Inoltre penso che qui non vi sia più in palio il petrolio,il denaro,ma la sanità mentale,che viene prima di ogni altro diritto e dovere di una generazione.
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# Sergio 2008-03-03 15:22
Bella la lettera, bella la risposta. Anche se ateo, ammiro la vostra fede. Spero che aspetterete sulla porta del Paradiso, sinché non sarò entrato anch'io.
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# ALESSANDRO DI MATTEO 2008-03-03 15:27
Magistrale. Unico. Un esemplare articolo di umanità e carità. Potrei esagerare ma in quell' \"abbraccio\" del quale parla Blondet ho come visto l'abbraccio di un padre verso un figlio. Una tenerezza divina, una \"kenosi\" divina verso la pochezza umana e la grandezza di figli di uno stesso Padre. Un commuovente articolo di amore verso l'ebreo come \"uno di noi\". Figli di uno stesso Dio che si è fatto carne. Grazie ancora, Direttore.
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# Teofilatto 2008-03-03 15:43
Spero solo che la lettera sia vera (scusate la diffidenza, ma non vorrei che qualcuno avesse cercato di tendere un trappolone a Blondet, che comunque non ci è caduto e ha risposto splendidamente) . Mi piacerebbe sapere da quale libro della Weil sono tratte le citazioni. Saluti.
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# Francesco 2008-03-03 15:53
Per Sergio di Sassari: sei sicuro di essere ateo? (ci sono \"credenti\" che non avrebbero scritto quello che hai scritto tu!) Per Roberto non ho che da nutrire una grandissima stima. Nella mia ignoranza e pochezza posso solo dire che troverà in San Paolo (Saul) di Tarso un amico e compagno di viaggio impareggiabile. Grazie a tutti.
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# Abd el Qader 2008-03-03 17:25
La lettera di Roberto mi ha molto toccato. Penso sia la prova tangibile che, nonostante i fanatici da ambo le parti, un accordo in Palestina sia una cosa più che fattibile. Cordiali saluti.
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# Pino 2008-03-03 17:55
Lèggere questo sito è una meraviglia continua. E ringrazio Dio che continuo a meravigliarmi, forse non sono imbambolato del tutto. La testimonianza toccante di Roberto è stata un sorso di aria pura. E l'accoglienza del Direttore è stata tale e sincera che il suo stendere le braccia per accoglierlo è arrivato a tutti noi. Confido nel Volere Celeste affinchè gli occupanti delle euro-onu-media-poltrone che inzuppano il pane nel sangue dei palestinesi abbiano lo stimolo a farsi un bell'esame di coscienza.
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# Mauro 2008-03-03 19:30
Ci vorrebbero più persone come Roberto in Palestina e nella dispora ebraica. Se ci fossero non sarebbe difficile realizzare la splendida utopia di uno stato unico, democratico di ebrei e palestinesi, sulla terra tra il Mediterraneo e il Giordano. Come in Sud Africa, meglio che in Sud Africa. mauro
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# Mario 2008-03-03 19:31
Grazie Blondet! Grazie Roberto! Il vostro dialogo mi ha stretto il cuore di commozione e di gioia! Si vede e si sente che amate e cercate la Verità con tutta la passione del cuore e dell'intelligenza. Dio vi strabenedica!!!
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# alberto 2008-03-03 20:50
bellissimo articolo, commovente davvero. Chiunque segue la Verità che alberga nel cuore di ogni uomo è già sulla via di Cristo. Chiunque rifiuta la Verità nel suo cuore, anche se nominalmente cristiano, cattolico, è lontanissimo da Cristo, perchè Cristo è Verità e Amore e Amore e Verità.
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# Francesca 2008-03-03 21:14
Sottoscrivo il commento di Sergio di Sassari;non sono credente,ma ammiro tantissimo la fede che avete e l'onestà con cui la portate avanti.Sono giovane ma leggo da qualche anno questo sito tutti i giorni,è un pò una \"guida\" che non solo mi informa ma mi conforta anche,perchè mi fa capire che c'è ancora speranza.Se Dio esiste,spero che vi assicuri la salvezza...Buona serata e buon lavoro.
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# Gianluca 2008-03-03 21:20
Grazie
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# MARIA TERESA BONACCORSO 2008-03-04 02:01
Caro Direttore, che pezzo meraviglioso! Grande di testa, grande di cuore. Lei si supera sempre: non soltanto mi ha commossa, ma mi ha comunicato una inesplicabile gioia. Che Dio benedica ogni cosa che fa. Grazie!
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# drea 2008-03-04 10:41
Caro direttore, mi permetto solo di precisare i termini della questione \"Ebrei-Gentili\" come da lei proposti e sentiti: 1) Gli uomini vanno riconosciuti come tali non sobbarcandosi un pesante \"obbligo\" in tal senso che precederebbe ogni altra considerazione (impostazione di tipo massonico), ma in virtù di un'evidenza,che poi si interpreta subito come dovuta all'immagine di Dio presente in essi. Diritti e doveri vanno insieme ! 2) Non \"Ogni povero è Cristo\", se non nei termini di immagine di cui abbiamo detto (economia della Creazione), ma \"Cristo è in ogni povero\" perché sceglie di esserlo nella NUOVA \"economia della Redenzione\". 3) I terribili sbandamenti della mentalità ebraica non vanno letti in termini di \"educazione\", cioè culturali, ma proprio di tragica avversione al disegno di Dio come manifestato in Gesù Cristo. Questo, certo, crea quella \"catena invisibile\" che lei descrive. Con viva cordialità
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# helene 2008-03-06 10:37
si continua a massacrare bambini e donne in palestine e tacere il motivo!Nelle silenzio totale di tutti.Bello il tuo articolo ,ma credimi le parole non bastano piu ,perche ormai siamo tutti complice di questo genocide,pensi veramente che il mondo non sa la trista verita???Si le mass_media non parlano non e perche c'e la censura perche non interessa a nessuno! Questa seconda verita e pui atroce della prima!!!
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# Pierpaolo 2008-03-07 01:34
Prego per la conversione di Roberto.
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# mm 2008-03-07 19:30
Bravo Roberto,bravo Blondet. E un bravo anche a Meyer di Bologna che ci ricorda il dramma di tutti gli innocenti: i bambini israeliani e i bambini palestinesi condannati all'inferno quotidiano su questa terra.
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# Paskal007r 2008-03-07 20:02
La questione della separazione tra religione e stato non è mai scottante come nel caso in cui si cerca di discutere di Israele. Non si fa altro, in fondo, che parlare delle decisioni di uno stato eppure la sua connotazione di stato etnico, lì dove l'etnia non solo si confonde ma addirittura si identifica con un'appartenenza religiosa che paradossalmente è altra cosa, originando una condizione a dir poco unica. Eppure mettere in discussione israele viene tutt'oggi sentito come \"mettere in discussione lo stato degli ebrei\" senza considerare che non solo esistono persone che hanno abbracciato la religione ebraica senza essere affatto imparentati con chi nato da una famiglia esponente di tal culto, ma anche che non tutti gli ebrei risiedono nello stato che invece ne reclama l'identità. Sarebbe ora di fare un operazione di accortezza lessicale e intendere le parole per quello che sono, nè di più nè di meno. Israele è una nazione, con un culto predominante, ed esattamente come l'italia non costringe i suoi cittadini ad abbracciare tale culto, esattamente come l'italia (ma con maggior peso) prevede l'insegnamento religioso nelle scuole dell'obbligo. Una nazione, non un popolo dunque. Sarebbe bello vedere una rubrica dedicata, magari, alle lettere di questi coraggiosi che sfidano le barriere mentali che sbarrano il passo all'integrazione, al dialogo e indirettamente anche ad una risoluzione del conflitto. -------------- Pasquale Franzese
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# ALESSANDRO 2008-03-09 14:38
Roberto è stato sincero come del resto anche Blondet. Roberto mi ha fatto sentire la sensazione di gioia che hanno provato i primi convertiti giudei al cristianesimo : l'aver finalmente trovato in Cristo il compimento delle Scritture. E' una meravigliosa, sincera ed umile scelta che ognuno di noi deve fare. Spesso i Cristiani si sentono quasi \"immunizzati\" dal dover rendere testimonianza alla Verità poichè si avvalgono del Battesimo, della Comunione e della Cresima come fossero dei timbri d'accettazione e/o marchi di qualità per essere automaticamente in Grazia di Dio; quindi migliori degli altri o perlomeno con un sicuro salvacondotto per l'aldilà. Niente di più sbagliato. Niente di più farisaico. Bastasse una messa in latino a ricondurre quanti più peccatori nell'ovile! Bastasse una messa modernista, sciatta e strampalata a far avvicinare il Cristo a noi tutti! La Verità è un'altra : siamo un paese di atei devoti, attaccati come sanguisughe al sangue di San Gennaro o alle sagre paesane - in cui impera un avvilente e farlocco \"volemose bene\" - come quella di Sant'Agata a Catania. Prendiamo esempio da Roberto e dal suo lungo e doloroso cammino di avvicinamento al Cristo e dall'abbraccio sincero, disinteressato e caloroso di Blondet.
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# Tom Bosco 2008-03-10 19:14
Assolutamente splendido. Chi avrà ancora l'ardire e la malafede di tacciare Blondet di \"antisemitismo\"?
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# Marco 2008-04-08 13:23
www.laparola.net > ricerca "Isaia 53" e "Salmo 21" come non riconoscere in Gesù il Messia? "Dio mio perché mi hai abbandonato" è l'inizio del Salmo 21 > Gesà  fino alla fine ha citato le scritture...ed il suo popolo doveva conoscerle...
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