>> Login Sostenitori :              | 
header-1

RSS 2.0
menu-1
TUTTI |0-9 |A |B |C |D |E |F |G |H |I |J |K |L |M |N |O |P |Q |R |S |T |U |V |W |X |Y |Z

Archivio Articoli FREE

Che cos’era il katechon
Stampa
  Text size
Nella seconda lettera ai fedeli di Tessalonica, che sono sotto persecuzione, l’apostolo Paolo li esorta a non credere... «che il giorno del Signore sia imminente. Nessuno vi inganni in alcun modo! Prima infatti dovrà avvenire l’apostasia e dovrà essere rivelato l’uomo iniquo, il figlio della perdizione, colui che si contrappone e s’innalza sopra ogni essere che viene detto Dio o è oggetto di culto, fino a sedere nel tempio di Dio, additando se stesso come Dio».

E poi aggiunge: «Non ricordate che, quando ancora ero tra voi, venivo dicendo queste cose? E ora sapete ciò che impedisce (katechon) la sua manifestazione, che avverrà nella sua ora. Il mistero dell’iniquità è già in atto, ma è necessario che sia tolto di mezzo chi finora lo trattiene. Solo allora sarà rivelato l’empio e il Signore Gesù lo distruggerà con il soffio della sua bocca e lo annienterà».

Il «mistero», l’enigma del Katechon comincia qui. Il contesto apocalittico in cui Paolo lo inserisce, il fatto che ne parli una volta al neutro («qualcosa» che trattiene) e poco sotto come una persona («chi» lo trattiene), hanno fatto versare fiumi d’inchiostro nei secoli, suscitato fiumi di fertili riflessioni, di interpretazioni, di ipotesi e di elucubrazioni: da ultimo quelle ricorrenti di Massimo Cacciari, anche nel suo ultimo saggetto, «Il potere che frena». Dal risvolto di copertina recita «Chi, o cosa, è questa forza che frena al contempo lo scatenamento del male e la vittoria del bene? E come, tale funzione, va interpretata – come espressione diabolica o come forza spirituale?». Per Tomaso d’Aquino, il katechon è il Romanum Imperium, e per estensione analogica ogni Stato che rispetti il diritto romano, ossia il diritto naturale – non leggi inventate dai potenti, bensì la giustizia iscritta nel cuore umano; Carl Schmitt, il grande filosofo della politica, cattolico, ne fa il centro delle sue riflessioni sullo Stato. L’insinuazione di Cacciari, che il katechon trattenga con la sua forza legale anche il trionfo finale del Bene, è parte di una secolare tradizione gnostica anti-romana, e anticristiana. Che nei nostri tempi ha trovato espressione rilevante nel rabbino Jacob Taubes (1923-1987), interlocutore ostile di Carl Schmitt. Nel suo studio «La Teologia politica di San Paolo» (adelphi ovviamente), Taubes deride la Chiesa cattolica che «prega per la salvaguardia dello Stato perché – Dio ne scampi – se esso non tiene si deve fare i conti con il caos o, peggio ancora, con il Regno di Dio». S’intende che Taubes intende invece accelerare quel «regno di Dio» che si rivelerà come liberazione da ogni legge, come caos, come «forze che non siamo in grado di controllare». E sul katechon dice: «colui-che-trattiene, che impedisce al caos di emergere... non è questa la mia concezione del mondo. Come apocalittico, direi: che vada pure a fondo. Non ho alcun investimento spirituale nel mondo com’è». Perenne posizione gnostica ed ebraica. In Taubes, l’ebraismo si conferma come l’anti-Katechon per essenza, ossia la forza dissolutrice in essenza, quella che vuole e prepara avidamente l’avvento di Colui che porterà (per dirla con Cacciari) «la libertà dalla Legge come libertà assoluta», e che è l’Anomos, il Filius Perditionis, il vero ed ultimo «liberatore», superiore al Figlio. L’odio al katechon è dunque radicalmente anti-cristiano: Cristo è venuto a dire che della Legge non è stato abolito «nemmeno uno jota».

Ma tutto questo rischia di farci dimenticare la domanda che si deve porre lo storico: che cosa intendeva Paolo con il katechon? Che significato gli dava lui, ai suoi tempi, verso l’anno 51 dopo Cristo quando scrive la seconda lettera ai Tessalonicesi? E perché ne parla per allusioni e non chiaramente? Concretamente, a cosa di preciso si riferiva? È possibile sciogliere l’enigma, il mistero che ha travagliato i secoli?

È possibile. Lo è grazie agli studi, indagini e geniali interpretazioni delle fonti di Marta Sordi, la compianta romanista della Cattolica, e del suo gruppo di studio. La chiave principale per capire è Tertulliano, l’apologista cristiano vissuto tra il 150 e il 230 circa dopo Cristo. Tutto è chiaramente scritto, se lo si vuol capire.

Nel suo trattato «Apologeticum» a difesa del diritto dei cristiani di professare la loro fede, idealmente pronunciato davanti a magistrati romani, Tertulliano racconta che «al tempo in cui il Cristianesimo entrò nel mondo, Tiberio (imperatore) sottopose al Senato i fatti annunziatigli dalla Palestina, dove si era rivelata la Divinità stessa, e votò egli per primo a favore. Il Senato votò contro, perché quei fatti non aveva esso approvati. Cesare (Tiberio) restò del suo parere, minacciando gli accusatori dei cristiani. Consultate le vostre memorie», conclude; ossia i vostri archivi, e vedrete che è andata così.

Tertulliano sta spiegando come nacque il fatale senatoconsulto (ossia il decreto senatoriale, avente forza di legge) che recitava: «Non licet esse christianos», e formava la base legale per la loro persecuzione. Tiberio, meglio informato della nuova fede che stava tumultuosamente conquistando gli ebrei in Palestina, quasi certamente da un rapporto di Pilato, aveva proposto che essa venisse riconosciuta (religio licita); il Senato aveva votato contro per ripicca, in quanto il riconoscimento di nuove religioni era di sua competenza, non del princeps; sentendosi scavalcato, aveva votato il cristianesimo «religio illicita». A quel punto, Tiberio non aveva potuto far altro che porre il veto imperiale, ossia sospendere l’esecuzione del senatocosulto finché lui regnava. Una tipica situazione politica del tempo: è noto che Tiberio e il Senato si detestavano reciprocamente, e che il potere di Cesare (princeps) era lungi dall’essere illimitato.

Questo passo cruciale di Tertulliano è noto da sempre, ma gli storici (iper-critici, quando si tratta di testimonianze cristiane) l’hanno considerato un’invenzione apologetica del cartaginese, che non poteva aver conoscenza dei fatti avvenuti quasi due secoli prima. Ma perché mai Tertulliano avrebbe dovuto inventarsi una cosa simile? Nemmeno avrebbe potuto: si rivolge a magistrati che esercitano la giustizia nelle provincie (Romani imperii antistites), e dunque sono esperti. Il suo discorso è tecnicamente una orazione forense (Tertulliano era avvocato), e vuol dimostrare che i processi contro i cristiani non hanno fondamento giuridico. Se avesse potuto, avrebbe dimostrato che non esisteva il fatale senatoconsulto; non potendo negarlo, perché era ben noto ai giudici, dimostra che l’imperatore dell’epoca vi era contrario. Si inventava la storia del veto di Tiberio? Ma se è lui stesso che sfida i giudici a «consultare gli archivi», dove troveranno la conferma delle sue asserzioni!

Tanto più che Marta Sordi ha raccolto indizi e fonti indipendenti a conferma. Di una relazione di Pilato a Tiberio scrivono autori cristiani, come al solito non creduti dagli storici; ma che il procuratore abbia dovuto fare una relazione a Roma, non è solo è plausibile, ma assai realistico: dopo la crocifissione di Gesù, la Palestina – sempre sediziosa – ribolliva, e mentre la nuova fede si spargeva come un fuoco nella steppa, il sinedrio aveva avviato processi ed esecuzioni abusive – come quella di Stefano, protomartire, per lapidazione, tipica esecuzione giudaica. Cosa che Roma non poteva tollerare: nelle provincie, i processi capitali e la pena di morte erano prerogativa che i romani si riservavano in esclusiva.

E c’è prova indipendente di tutto ciò. È noto da Giuseppe Flavio che Tiberio nominò un suo plenipotenziario e inviato speciale, L. Vitellio, per risolvere diverse questioni aperte in Medio Oriente, fra cui quella giudaica. Piombato a Gerusalemme nel 36 o 37 d.C., Vitellio prende due provvedimenti immediati: primo, solleva Pilato e lo sostituisce con un suo amico ed accompagnatore di nome Marcello; secondo, destituisce il gran sacerdote Caifa, quello stesso che condannato Gesù nel processo notturno al sinedrio, attestato dai Vangeli. Vitellio non lo destituì per questo, perché l’esecuzione di Cristo era stata la crocifissione romana, ordinata da Pilato quindi «legale», ma sicuramente come mandante delle esecuzioni illegali di Stefano e di Giacomo per lapidazione; con ciò, ponendo temporaneamente fine alle persecuzioni dei giudei. Il diritto, per i romani, era una cosa seria. Lo facevano rispettare.

Ma come poteva sapere questi dettagli Flavio Giuseppe, scrittore ebreo che scrive al tempo di Tito, ossia 50 anni dopo? Probabilmente dai «Commentarii» che Vitellio stesso scrisse sulla sua missione in Oriente, praticamente un diario politico. Attestati da vari autori, i Commentarii di Vitellio non sono giunti fino a noi; ma è sicuro che un così importante uomo di Stato, incaricato di una missione così delicata, avesse tenuto un diario dei fatti sia per il rapporto finale che sicuramente fece a Tiberio, sia per coprirsi le spalle – come suole – per pararsi le spalle da critici e nemici, fossero di corte o senatorii o di una nota lobby. Occorre ricordare che i capi giudei spaventarono Pilato, forzandolo a crocifiggere il «Re dei giudei», minacciando allusivamente di far avere un rapporto contro di lui «a Cesare». Quei Commentarii dovevano essere negli archivi di Stato, ed accessibili agli storici. Lo stesso Tertulliano sembra averli letti.

Tanto più necessario tenere un diario delle sue azioni, per Vitellio, in quanto l’imprevisto senatoconsulto che rendeva illicita la nuova religione, intervenuto probabilmente proprio mentre era in missione, lo rendeva passibile, in pratica, di essersi fatto protettore di una fede «vietata». Il veto (e la protezione) di Tiberio per il momento lo copriva. Ma Vitellio era un potente in carriera in uno dei periodi più complicati, instabili e pericolosi della politica romana. Infatti nel 43, un cinque anni dopo il suo invio a Gerusalemme, lo troviamo console a Roma: e con poteri straordinari. Glieli aveva conferiti Claudio, imperatore, durante la sua assenza – una spedizione in Britannia. Del resto, la sua famiglia – gens Vitellia – era d’alto rango; il figlio di L. Vitellio si farà acclamare imperatore dalle truppe e sarà imperatore per pochi mesi nel 69 d.C.

Curiosamente, è proprio mentre Vitellio-padre è console con pieni poteri nella capitale, che Pietro – sottratto al carcere in Gerusalemme e alle persecuzioni ebraiche, come raccontano gli Atti degli Apostoli – trova rifugio a Roma, e (secondo Eusebio) predica, avendo Marco (futuro evangelista) come interprete simultaneo, «di fronte a certi cesariani», ossia esponenti della casa imperiale; anzi, secondo un apocrifo del II secolo (Atti di Pietro), l’apostolo sarebbe stato ospitato da importanti personaggi di rango senatorio, e in particolare da un tale Marcello: nome nobiliare. E sarà stato quello stesso Marcello che sostituì Pilato a Gerusalemme?

Nulla ce lo conferma. Ma tutto quel che abbiamo visto fin qui ci suggerisce che i potenti circoli dei fiduciari di Tiberio (e Claudio), personaggi molto addentro al potere, stendono la loro mano protettrice sulla «nuova setta» e senza troppo parere, sotto aspetto di neutralità, la difendono dall’odio giudaico. Ciò non è nient’affatto strano, anzi una costante della dominazione romana: appena creata la provincia giudaica, essi avevano «riconosciuto» legalmente i Samaritani, sottraendoli alle angherie della tutela religiosa giudaica (e così assicurandosene la fedeltà).

Certo il senatoconsulto che dichiarava illicita la nuova setta (quella ebraica invece era «licita»), metteva questi potenti protettori in una posizione delicata. Ma perché allora non se ne lavano le mani e se ne tengono alla larga, ma sono apparentemente interessati ad ascoltare i loro missionari e capi e forse addirittura ad ospitarli nelle loro case? Perché questo interesse è indubbio. Luca dedica il suo Vangelo a un personaggio che chiama Teofilo, e già dà il titolo di «kratistos», corrispondente all’appellativo di ossequio con cui ci si rivolgeva agli esponenti di classe equestre (egregius). Paolo, nella Lettera ai Romani, parla di fedeli «nella casa di Narcisso», potentissimo liberto imperiale di Claudio, di fatto un ministro. Ci fu sicuramente qualche conversione eccellente: fu processata, dice Tacito, per adesione a una «superstitio externa», un culto importato (e vietato: non poteva essere che cristianesimo) la gran dama Pomponia Graecina: nientemeno la moglie di Aulo Plauzio, il generale che appunto nel 43 accompagnò Claudio nella spedizione in Briutannia. La dama aveva suscitato sospetti perché aveva cessato di apparire agli spettacoli del circo e alle cene fastose del suo ambiente, conducendo invece una vita ritiratissima: imperdonabile per i romani, che bollavano lo straniarsi dalla vita pubblica come una colpa spregevole, contemptissima inertia.

Ma proprio questo ci suggerisce il motivo profondo per cui Tiberio può aver voluto favorire la religione nuova, e i suoi delegati l’hanno protetta e hanno voluto conoscerne i fondamenti dalla viva voce dei missionari. Ovviamente, la speranza che questa fede in grande avanzata in Palestina, non sediziosa, capace di tramutare il messianismo ebraico in uno spirito meno anti-romano, aveva la sua parte in questo. Ma più fondamentalmente, questi gruppi stavano lottando, nelle alte sfere del potere, contro una concezione politica dell’impero che stava prendendo forza, che aveva potenti fautori nella famiglia stessa di Augusto, e che essi giudicavano indegna del nome romano: la riduzione dell’impero in dispotismo orientale, faraonico, asiatico. Dall’Asia o dall’Egitto infatti venivano le sole esperienze di successo di questa forma di governo, nuova per Roma, e dunque si imponevano da sé. Ma il gruppo tiberiano – sostanzialmente nutrito di filosofia stoica – voleva restaurare le virtù romane tradizionali: pietas, verecundia, frugalità, spirito civico e abnegazione, e farle servire da solida base all’impero; ovviamente, vedeva che era un tentativo quasi disperato, data la corruzione dilagante dei costumi, gli scandali e i lussi che avevano rammollito e corrotto la tempra della classe dominante, e non da ultimo a causa dei riti orgiastici, dionisiaci, isiaci o cibelici ed altre «superstitiones externae», a cui le grandi dame si abbandonavano.

Questi uomini di Stato restauratori videro probabilmente nel cristianesimo una setta «orientale» che però, fatto interessante, predicava ed ordinava castità e frugalità, laboriosità, onestà, rispetto all’autorità; quei giudei pacifici sembrarono loro, probabilmente, molto simili a degli stoici. Che per di più annunciavano imminenti «tempi ultimi», apocalittiche rivelazioni e rivolgimenti, che sempre inquietano ed interessano spasmodicamente i potenti che cercano di scrutare ansiosamente nel futuro, per indovinare il loro.

Sì, davvero Tiberio era ben informato del nuovo movimento, e nulla di più facile che volesse farlo fiorire e favorirlo non solo contro le trame persecutorie ebraiche (come aveva Roma già fatto coi Samaritani), ma anche come parte di un vasto progetto politico di restaurazione «romana» dell’impero; progetto che lo stolido rifiuto del Senato (Senatus mala bestia) intaccò.

Questa ricostruzione sfata alcuni miti, primo fra quelli che il primo cristianesimo avesse conquistato a Roma le infime plebi, il sottoproletariato promiscuo e multinazionale che formicolava nell’Urbe; attrasse invece dapprima ambienti d’alto livello sociale. E mostra un fatto cruciale mai sottolineato, credo, prima di Marta Sordi: che i primi cristiani si trovarono, forse senza capirlo del tutto, presi nel mezzo di uno straordinario conflitto fra due ideologie opposte e nemiche, due visioni inconciliabili della forma da dare all’impero – se una teocrazia orientale o uno Stato legale – che spaccava la più eccelsa classe dominante.

Quanto fosse dura e pericolosa una simile lotta si vide pochi anni dopo: quando Nerone, rivoltandosi dai maestri e tutori che la madre Agrippina gli aveva messo attorno essendo lui troppo giovane e che fecero di fatto da reggenti, se ne liberò con spiccia brutalità: ordinò il suicidio al suo istitutore, il filosofo stoico Seneca, come anche a Petronio detto Arbiter Elegantiae, autore del Satyricon ed uomo di polso sotto l’affettazione di frivolezza, e di Trasea Peto, senatore e stoico; si liberò del prefetto del pretorio Sesto Afranio Burro, soldato dai severi costumi, che era stato tribuno militare con Tiberio; e già che c’era fece ammazzare la madre Agrippina, troppo abile ed intrigante, che pretendeva controllarlo; insomma una epurazione in piena regola, sanguinosa e sistematica, della vecchia guardia austera, che aveva protetto i cristiani: ciò, va’ detto, tra gli applausi del popolino, che chiamava questa vecchia guardia «aerumnosi Solones» (tristi Soloni, sapientoni) e a cui Nerone annunciò come programma del suo governo la «laetitia»: allegria! Canti, suoni e circo con l’imperatore in scena. Poi cominciò la persecuzione, la prima e durissima, dei cristiani: saevos Solones, come recita un graffito inciso sul muro di un’osteria di Pompei, datato al 64 d.C.

Pietro fu suppliziato. Centinaia di cristiani atrocemente appesi. Paolo decapitato insieme al suo fedele compagno di viaggi e cronista, Luca; e ciò – si noti – dopo che Paolo, che s’era appellato a Cesare, e dunque sotto processo, aveva vissuto a Roma sotto blandissima sorveglianza (custodia libera) per due anni, e nel 57 o 58 era stato definitivamente prosciolto, probabilmente dallo stesso Afranio Burro.

Ora, dopo questa ricostruzione, provate a rileggere il passo della Seconda Tessalonicesi dove si parla del Katechon, e l’enigma svanisce. Diventa tutto chiaro. Perché Paolo usa dapprima il neutro («ciò che trattiene la manifestazione» dell’Iniquo) e poi il maschile («chi lo trattiene»): allude nel primo caso al veto imperiale, e nel secondo a Tiberio, che col veto trattiene la persecuzione dallo scatenarsi. Si intuisce anche il motivo per cui è così reticente, e non scrive nero su bianco le cose, ma ricorda ai suoi fedeli tessalonicesi di averne parlato loro a voce: si trattava di arcana imperii, di discorsi assai delicati e tutti interni al potere imperiale; da non esporre in una lettera che per di più era destinata ad essere letta pubblicamente davanti a piccole folle, tra cui non mancavano certo delatori. Fosse stato esplicito, Paolo avrebbe esposto chi, nell’alta cerchia di potere, gli aveva fornito quelle informazioni, e che nel nuovo clima era in pericolo: fra essi non è da escludere Seneca in persona.

Sì, proprio Seneca: il filosofo, ricchissimo, potentissimo personaggio di corte. Non è affatto impossibile. Gli Atti degli Apostoli (18, 12-17) narrano di come Paolo, a Corinto, fu salvato dal linciaggio degli ebrei dal proconsole di Acaia, Giunio Gallione. Orbene, Gallione era il fratello di Seneca. Niente di più facile che avesse dotato Paolo di una lettera di raccomandazione. E quindi, una mattina, il prigioniero semi-libero Paolo sarà apparso nella fastosa anticamera di Seneca, confuso tra la folla di clientes venuti per il consueto ossequio al loro potente protettore, si sarà fatto conoscere; può darsi ne sia diventato cliente, dunque protetto; e ne abbia attratto l’attenzione con il suo vivace ingegno, la nobile intellettualità e il disinteresse (quel cliens non chiedeva favori...), e forse la confidenza. Esistono, tramandate, persino 14 lettere che si sarebbero scambiate Seneca e Paolo; ovviamente considerate apocrife, comportano però dettagli che un falsario non poteva inventare – in una ad esempio Seneca allude alla Domina, la quale è «indignata» con Paolo perché ha abbandonato la sua vecchia fede: allusione a Poppea, moglie di Nerone, che sappiamo sotto influenza dei circoli ebraici nella capitale , e che a Paolo volevano far la pelle. Ma la questione se siano vere o false, ci porterebbe troppo lontano dal nostro argomento.

Che è quello del katechon. Adesso, vediamo meglio che cosa intendeva Paolo: sapeva che sui suoi convertiti pendeva una bufera di sangue e di morte; che si sarebbe scatenata appena un princeps avesse avuto convenienza a dare applicazione al senatoconsulto fatale. Questa era la spada di Damocle che pendeva su tutti loro: la illiceità della fede cristiana sul piano giuridico. Sentiva, Paolo, che i tempi stavano diventando ogni giorno più pericolosi, e prendeva il sopravvento l’ideologia teocratica per cui un imperatore «si sarebbe fatto Dio, fino a sedere sul trono di Dio». Sapeva che la protezione offerta, prima dal veto di Tiberio ed ora (morto Tiberio) da una sorta di volonterosa e tacita disapplicazione dei cesariani amici, non era affatto permanente né solida. Che presto sarebbe stato «tolto di mezzo» chi reggeva quel fragile scudo: evento che egli, e la comunità, vedevano come apocalittica fine dei tempi, avvento dell’Anticristo e tremenda necessaria tribolazione, quando « sarà rivelato l’empio e il Signore Gesù lo distruggerà con il soffio della sua bocca e lo annienterà». E infatti poco mancò che fosse estinto il nome cristiano.

* * *

L’indagine storica di cui sopra ha precisato il soggetto e il significato di katechon, gli ha restituito una precisa e circostanziata identità; l’ha ricondotto alla situazione specifica – e ai limiti – della politica dell’anno 50 d. C. Ciò vuol dire che l’ha «relativizzato»? Che il katechon è per così dire «secolarizzato»? In altre parole: è stata obliterata la sua potente evocazione metapolitica?

No. Lo stesso Paolo, mentre scriveva le sue epistole per istruire i suoi convertiti, era abitato dalla convinzione che l’attualità politica profana non è che l’eco della storia sacra, e in definitiva un episodio della immane Battaglia in Cielo svolta «ab initio», che vide precipitare come stella cadente lo spirito chiamato Lucifer, e da allora «Non Serviam». Le lettere paoline, come l’Apocalisse e gli Evangeli, sono Sacra Scrittura: sono ispirate, e sempre lo Spirito, quando parla, lo fa per immagini ed archetipi perenni. Il Figlio di Perdizione che s’innalza sopra ogni Dio può essere il Nerone che allora infuriava, ma è anche figura dell’Anticristo finale, e di tutti gli anticristi provvisori e parziali nel tempo di mezzo. Parimenti nei Vangeli: quando evoca «l’abominio della desolazione sul luogo sacro», Gesù profetizza la distruzione del Tempio del 70 d.C., ma simultaneamente la profanazione estrema e finale, che noi non abbiamo ancora veduta.

Nell’Apocalisse, la Bestia e il falso Agnello che governa in suo nome sono per Giovanni la cerchia ebraica istigatrice attorno a Nerone, ma non cessano di essere uno schema permanente e ricorrente, che vediamo all’opera ai nostri giorni nelle stanze di comando dell’ultima superpotenza rimasta. Così lo Spirito ci ammaestra a riconoscere il segni dei tempi dal germogliare del fico; un evento che torna ogni primavera, è tornato e tornerà.

Se qualche cosa oblitera la storicizzazione del katechon, mi pare, sono le elucubrazioni gnosticheggianti. Quelle che vaneggiano di una Chiesa che, trattenendolo, terrebbe dentro di sé il male e l’Anticristo. Quelle che incitano a vivere di «pura» fede, sotto la sola legge dell’Amore, rigettando tutto il potere «impuro» di Cesare, lo Stato e il diritto.

Avete paura di vivere di puro amore?, ci dicono questi insinuanti, «non avete il coraggio di affidarvi a Dio solo?». Non sono solo gli gnostici e i paganeggianti, ma molti cattolici «adulti» a professare questa ostilità a Roma, a proclamare che la Chiesa ha tradito Gesù da quando Costantino l’ha dichiarata religione di Stato, e ci incitano a vivere di pura spiritualità, senza appoggi nella legge: dai dossettiani ai neo-catecumenali, questi integralisti di un certo stampo sono legione.

Spero si colga in questo invito una replica di quello che si sentì fare Gesù: «Se sei Figlio di Dio, gettati giù, poiché sta scritto: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con le loro mani». E sappiamo da Lui come dobbiamo rispondere: «Sta scritto: non tentare il Signore Dio tuo». La pretesa umiltà di questi «puri» (catari) è superbia luciferina. Essa si accorda assai bene con la fretta ebraica di toglier di mezzo ogni katechon col pretesto accelerare il Regno di Dio quando, credono loro, si libereranno da ogni legge, e governerà la (loro) licenza. Una fretta sacrilega, che Isaia maledice: «Guai a coloro che dicono: “si affretti, acceleri l’opera sua, sicché possiamo vederla!”» (Is.5,19).

Noi che ci sappiamo fragili e peccatori, non presumiamo di poter vivere in una società da cui Roma sia totalmente cancellata. Non solo ci atteniamo al detto di Gesù: «Date a Cesare», sappiamo che il katechon è un potere a-cristiano. Sappiamo, come ci ha mostrato l’indagine storica, che è un potere non religioso ma politico e radicalmente sovrano: tanto da frenare la «legalità» con la sua mano sovrana, quando la legalità diventa pericolosa alla vita umana. Sappiamo che è via via tolto di mezzo, sempre meno solido nel difendere con la forza legittima il diritto; ma insieme sappiamo che il poco è meno che niente, che non si deve «spezzare la canna fessa» e «spegnere il lucignolo che fumiga», perché dopo quella non c’è la «liberazione» promessa da Colui che ci disse «Sarete come dèi», ma lo scatenarsi dell’orgia omicida che «taglia le gole alle fanciulle» (cito Roberto Calasso, il patron di Adelphi).

Attendiamo e intanto leggiamo con appassionata inquietudine, negli eventi politici, la presenza del katechon e, col cuore stretto, il suo sinistro indebolimento.

In ciò ci sentiamo vicini a Carl Schmitt, peccatore cristiano, che nel suo Diario, alla data del 19 dicembre 1947, annotò: «Credo nel katechon: è per me il solo modo di capire la storia cristiana e trovarne il senso»; per poi aggiungere: «Si deve essere capaci di identificare il katechon per ciascuna epoca degli ultimi 1948 anni. Quel seggio non è mai stato vuoto, altrimenti avremmo cessato di esistere».

Al proposito, riporto un passo di Taubes, il suo interlocutore-nemico che andò a cercare il gran vecchio giurista, a saggiarlo da vicino, a provocarlo sul grande tema: «Una volta Carl Schmitt mi raccontò di essere stato caricato da Goering su un treno notturno insieme ad altri consiglieri di Stato e professori tedeschi, fra cui anche Heidegger, per prendere parte a Roma a un colloquio con Mussolini. E Mussolini gli disse allora, nel 1934: “Salvi lo Stato dal partito!”».


Copyright Associazione culturale editoriale EFFEDIEFFE


 
Guarda commenti | Nascondi commenti

Commenti  

 
# Hermann 2013-03-03 21:00
Pur con tutte le sue manchevolezze e colpe, continuo a vedere nella Santa Chiesa Cattolica, Apostolica e Romana e nella figura del Sommo Pontefice il katechon in questo mondo. Dopo lo scandalo di Porta Pia e la distruzione del legittimo Stato Pontificio, ritengo i Patti Lateranensi e la creazione dello Stato Città del Vaticano l'atto più importante del '900.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# Vitoparisi3 2013-03-04 11:23
Citazione Hermann:
Pur con tutte le sue manchevolezze e colpe, continuo a vedere nella Santa Chiesa Cattolica, Apostolica e Romana e nella figura del Sommo Pontefice il katechon in questo mondo. Dopo lo scandalo di Porta Pia e la distruzione del legittimo Stato Pontificio, ritengo i Patti Lateranensi e la creazione dello Stato Città del Vaticano l'atto più importante del '900.

Patti lateranensi dell'undici febbraio del 1929. Si, proprio dell'undici febbraio.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# Rogerus 2013-03-03 21:09
Molte grazie per questo bellissimo articolo, che aspettavo.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# cgdv 2013-03-03 21:24
Una magnifica ed insuperabile esposizione che contiene tra l'altro un concetto di Carl Schmitt che mi è particolarmente caro: «Si deve essere capaci di identificare il katéchon per ciascuna epoca degli ultimi 1948 anni. Quel seggio non è mai stato vuoto, altrimenti avremmo cessato di esistere».
Il mio pensiero è che da quel momento in poi il "seggio" sia stato progressivament e svuotato e che attualmente e forse definitivamente nessuno lo occupi, così che la nostra civiltà non possa più trattenere l'Anticristo.
Giuliano
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# Anton73 2013-03-03 21:40
Grazie per questa spiegazione davvero esauriente.
La "corda che trattiene" si sta sfilacciando molto in fretta e temo per noi tutti che si spezzerà a breve.
L'attacco alla cristianità è sferrato sotto ogni aspetto: culturale, politico, massmediatico, da fuori e da dentro la Chiesa stessa. Il relativismo annebbia oggi più che mai il cuore e la mente e la Chiesa sembra un faro sotto assedio che tutti vogliono spento.
Quando vado alla S.Messa mi domando guardandomi attorno quanti di coloro che vedo seduti tra i banchi, me compreso, saranno ancora lì quando il katechon si sarà fatto definitivamente da parte.
Che il Signore ci conservi la Fede anche nei tempi bui che verranno.
Scusate il pessimismo cosmico, ma pur nella certezza della vittoria finale di nostro Signore a me gli esami mi hanno sempre generato ansia.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# Boanerghes 2013-03-03 23:08
vedrò di meditare questo grande articolo e di parlarne con i familiari.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# Sergio64 2013-03-03 23:50
Come al solito bellissimo articolo.
Sembra quasi di vedere San Paolo in azione, la storia che diventa viva.
Il direttore riesce a farci percepire una continuità diretta ed immediata tra i fatti di oggi e quelli di duemila anni fa.
Ci fa scorgere il filo che unisce i tanti frammenti della storia umana, e chi agisce dall'Alto e dal basso per dirigerne il corso.
Chi legge questi articoli deve alla fine solo decidere una cosa: da che parte stare.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# SART 2013-03-04 00:03
La CIA ha massacrato un padre ed i suoi due figli, negli USA, perché quel genitore lottava per la verità sui fatti dell'11 settembre:

http://www.presstv.ir/detail/2013/03/03/291728/cia-killed-911-author-in-black-ops-hit/

Chi ama la verità è perseguitato, ed è stato sempre perseguitato, da chi la considera antisemita. Le perseguzioni dei primi cristiani non sono che la primizia di tutte le analoghe perseguzioni che anche oggi seminano morte ovunque.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# antonoi51 2013-03-04 01:17
Eccelente articolo, che il Signore la conservi a lungo.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# flavia-156@hotmail.it 2013-03-04 02:09
Visto che sono stati versati fiumi d'inchiostro nei secoli ne verserò un po' anch'io:seconda ai Tessalonicesi 2,7 "il mistero dell'iniquità (vai al verso 3 [l'apostasia-l'uomo iniquo]è già in atto ma è necessario che sia tolto di mezzo chi finora lo trattiene". Non doveva essere trattenuto lo scatenamento del male o della persecuzione contro i cristiani, ma doveva essere trattenuta l'apostasia di coloro che "non hanno accolto l'amore della verità per essere salvi...ma hanno acconsentito all'iniquità" versi da 10 a 12. Anche l'apostolo Giovanni nella sua prima lettera parla di questa apostasia: 2,18-19 "Figlioli questa è l'ultima ora. Come avete udito che deve venire l'anticristo, di fatto ora molti anticristi sono apparsi...sono usciti da noi, ma non erano dei nostri, sarebbero rimasti con noi; ma doveva rendersi manifesto che non tutti sono dei nostri".
Perciò "il mistero dell'iniquità", "l'apostasia", "l'uomo iniquo", "l'anticristo" sono tutte definizioni di un'unica categoria di persone: coloro che rinnegano il Cristo prendendo piacere nell'iniquità. Se si parte da questo presupposto "chi finora lo trattiene" poteva essere benissimo l'apostolo Paolo stesso che negli Atti degli apostoli dice: 20,29 "Io so che dopo la mia partenza entreranno fra voi lupi rapaci, che non risparmieranno il gregge". Quando sarebbero entrati questi lupi in mezzo al gregge? Dopo la sua partenza. Perciò era Paolo (e per estensione tutti gli apostoli allora in vita) che frenava il diffondersi di questa cancrena.
Comunque quello che avete scritto rispetto al contesto storico in cui visse l'apostolo Paolo è molto interessante e accurato. Però mi viene logico pensare che le sue lettere ispirate dovevano durare nei secoli ed essere una guida spirituale per tutti i cristiani anche quelli delle successive generazioni, non un linguaggio cifrato solo per quelli del suo tempo o comunque per pochi intellettuali.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# gipiel 2013-03-04 10:39
grazie Direttore e grazie a Marta Sordi.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# doctor mellifluus 2013-03-04 10:39
Come sempre,comincia mo col ringraziare il Direttore per il bellissimo articolo,dove,c ol rigore storico,viene costantemente evidenziato il dato "fattualmente" politico. Mi permetto di aggiungere,in questo senso,che l'improvvisa irruzione di L.Vitellio in Palestina (e la conseguente rimozione di Pilato,inviato per essere processato a Roma,dove -per sua fortuna-giunse dopo la morte di Tiberio..)non fu tanto determinata dalla preoccupazione di tutelare i cristiani (anche se Tiberio aveva subito intuito l'importanza di un movimento pacifista in seno all'ebraismo) quanto dalla necessità di esautorare un Procuratore che,poco prima,senza alcuna ragione valida,aveva massacrato dei Samaritani:cioè dei fedelissimi di Roma,in contrasto col resto dei Giudei
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# Vitoparisi3 2013-03-04 10:55
Quando i bersaglieri tolsero lo stato pontificio ai cattolici, prenotarono così facendo gli italiani per le guerre coloniali e per la grande guerra, che gli italiani non avrebbero dovuto combattere se gli stati borbonico e pontificio fossero sopravvissuti. Con la grande guerra, cominciö il processo di morte dell'osservanza dei precetti cristiani.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# musicus barocchus 2013-03-04 11:44
Non si dimentichi inoltre che Pilato era una creatura di Seiano, il potentissimo e sanguinario Prefetto della Guardia Pretoriana fatto rimuovere e giustiziare da Tiberio nel 31 d.C. insieme a molti dei suoi clienti e sostenitori e addirittura a sua figlia, decapitata nonostante la legge proibisse l`esecuzione delle ragazze vergini. Una posizione come si puo´vedere alquanto precaria. Si puo´dire anzi che fino ad allora gli fosse andata di lusso, considerando il polso e la durezza di Tiberio quando si trattava della sicurezza dello Stato. Era probabilmente a questo che la folla alludeva allorche´grido´ a Pilato "Se lo fai, non sei amico di Cesare".
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# Antonio P. 2013-03-04 11:48
Molto interessante, ho pensato molte volte a questi concetti. Anche io sempre creduto che è sbagliatissimo voler accelerare la fine del mondo, ad ogni modo credo che il fattore temporale sia secondario, nel senso che chi combatte il male può a sua insaputa fare in modo che la durata si protragga o si accorci, ma la durata non è lo scopo delle sue azioni è la conseguenza.
Immagino che tanti oltre a me abbiano pensato che effettivamente ci siano ancora individui vivi da 2000 anni.
Ho anche pensato che l'anticristo fosse Pietro e che sia ancora vivo anche perchè era stato crocifisso all'ingiù. Non ho scritto che ci credo, ho scritto che l'ho pensato.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# Gotico 2013-03-04 13:01
Il Katecon oggi è Vladimir Vladimirovich Putin.

Non penso ci siano dubbi.


Il capo della Russia rinata cristiana.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# Vitoparisi3 2013-03-04 16:03
Citazione Gotico:
Il Katecon oggi è Vladimir Vladimirovich Putin.

Non penso ci siano dubbi.


Il capo della Russia rinata cristiana.

Se Vladimir Putin fosse il Kathecon, ricomporrebbe le compagini familiari in senso tradizionale, e non lo fa, ripulirebbe le leggi inerenti al mercato della borsa, orienterebbe l'agricoltura favorendo le aziende familiari ed impedirebbe i mali dell'alcoolismo. Qualcosa, in tal senso, la sta facendo, ma poco, per essere il vero e proprio Kathecon. Solo accorgersi di dover difendere dalla fase degenerativa ultima la società, è già qualcosa, ma non sufficiente per un Kathecon degno di tale livello.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# Catello 2013-03-04 15:53
I trattenuti sono anche coloro che sono stati manipolati col moralismo. Cioè resi cattivi, ridotti in cattività, fatti prigionieri del proprio odio.
In tal senso sarebbe auspicabile una liberazione dei cattivi.
Essi vengono imprigionati per renderli innocui e utilizzabili per abbattere una facile vittima designata.
Purché naturalmente la condanna della vittima sia pressoché unanime, universale, data da tutti per scontata, come una verità definitivamente acquisita. E non ci siano sempre i soliti guastafeste che dicono che forse la vittima è innocente e che forse è stata fraintesa.
Ad esempio a me pare che Berlusconi abbia voluto dire quante volte per contratto la ragazza con la quale voleva essere galante, facendo capire che era bella, sarebbe dovuta venire da lui, allo scopo di poterla rivedere. Mi domando se la parola "venire" solo dalle mie parti abbia anche un secondo significato più strettamente sessuale, e se tutti coloro che hanno commentato la vicenda come disdicevole abbiano pensato solo al primo. Mi chiedo se senza questa strumentalizzaz ione lo 0,4% in favore del PD alla camera non sarebbe stato in favore del PDL, con conseguente acquisizione di un diritto di veto, nei confronti ad esempio di un ulteriore aumento delle tasse, o di patrimoniale, che ci distruggerebber o.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# rogly 2013-03-04 16:05
Grazie, direttore per queste riflessioni oggi quanto mai opportune. Con Carl Schmitt, cerchiamo di capire chi sia il katechon in questo periodo difficile che ci e` dato da vivere nella consapevolezza che la lettura teologica degli avvenimenti correnti ci aiuta a capire i segni dei tempi e vedere anche la nostra storia come pradigma dell'eterna storia della Salvezza. Da cio` che scrive spesso sembra di intuire che un possibile katechon siano i palestinesi ed in generale i popoli arabi. Un altro, come suggerisce il lettore, e` la Russia di Putin con la sua profonda spiritualita` politica. E poi chi altro? Nella nostra Italia e nell'Europa che fu cristiana? Grazie, un cordialissimo ed affettuoso saluto. Roberto Caria
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# Gianni-84 2013-03-04 17:32
A tal proposito riporto una discussione che ho iniziato nell'articolo precedente sul katechon, a proposito di una sua "versione" islamica . L'utente Lucumone è stato molto chiaro e ci tenevo a condividela con tutti voi
# Gianni-84 2013-03-04 13:22
Citazione Lucumone:

Nell'Islam, finché sono in vita uomini che hanno raggiunto la realizzazione spirituale, ovvero gli shaykh delle "vie mistiche" (turuq), e ci si pone sotto la loro guida e protezione, si può stare (relativamente) tranquilli. Comunque alla fine è previsto che anche di questi uomini non resti più traccia, per il semplice fatto che i maestri, non trovando più discepoli veri, decidono di non passare il testimone a nessuno, lasciando di fatto la tariqa senza vertice. Ed è quello che sta accadendo sempre più... segno che i tempi si stanno avvicinando...


Quindi l'ostilità al sufismo e la sua progressiva distruzione rientra in un'ottica escatologica? Si annienta il "katechon" islamico, demolendolo e sostituendolo con una sua parodia (salafismo wahabita) di pura "lettera" ma senza spirito.Tutto questo per accellerare l'avvento del Dajjal? Ho compreso bene?
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# eLahi 2013-03-05 14:41
Citazione Gianni-84:
A tal proposito riporto una discussione che ho iniziato nell'articolo precedente sul katechon, a proposito di una sua "versione" islamica . L'utente Lucumone è stato molto chiaro e ci tenevo a condividela con tutti voi
# Gianni-84 2013-03-04 13:22
Citazione Lucumone:

Nell'Islam, finché sono in vita uomini che hanno raggiunto la realizzazione spirituale, ovvero gli shaykh delle "vie mistiche" (turuq), e ci si pone sotto la loro guida e protezione, si può stare (relativamente) tranquilli. Comunque alla fine è previsto che anche di questi uomini non resti più traccia, per il semplice fatto che i maestri, non trovando più discepoli veri, decidono di non passare il testimone a nessuno, lasciando di fatto la tariqa senza vertice. Ed è quello che sta accadendo sempre più... segno che i tempi si stanno avvicinando...


Quindi l'ostilità al sufismo e la sua progressiva distruzione rientra in un'ottica escatologica? Si annienta il "katechon" islamico, demolendolo e sostituendolo con una sua parodia (salafismo wahabita) di pura "lettera" ma senza spirito.Tutto questo per accellerare l'avvento del Dajjal? Ho compreso bene?


In verità esiste un hadith del Profeta Mohammad (s) che dice: «Presto sarò invitato {a lasciare questo mondo} e risponderò {a questa celeste chiamata abbandonandovi} . Lascio {però} tra voi due preziose cose: il Libro di Dio (Il Corano), corda distesa dal cielo alla terra, e i Miei Parenti, la Gente della Mia Casa (Ahl ul-Bait). In verità, {Dio} il Benevolo, l’Informato mi ha annunciato che queste due cose non si separeranno mai tra loro, finché non mi raggiungeranno allo Stagno {di Kawthar}. Badate dunque a trattarle bene dopo di me. {In un altro hadith troviamo anche la seguente frase: “Finché v’atterrete a queste due cose non vi travierete”}»

Questa tradizione è stata narrata da più di venti compagni del Profeta e da circa centottantasett e narratori di hadith. A tal proposito è possibile consultare il Sahih di Muslim (vol. II, pag. 238), il Musnad d’Ahmad (vol. V, pagg. 181 e 182), il Sahih di Tirmizì (vol. II, pag. 220), l’opera “Nafahàtu-l’azhàr Fi Khulàsati ´Abagàtu-l’anwàr” (vol. I, pagg. 199-210)…

Inoltre esiste un'altra celebre tradizione che è stata narrata anche da molti dotti sunniti, tra i quali ricordiamo: Ibni Gutaibah, Abdu-r-rahmàn Suyúti (nell’opera “Itgàn”), Hafiz Tabaràni (Ibni Mugàzili), Khàrazmi:

«La mia Ahl ul-Bait è come l’Arca di Noè {tra le onde del mare in tempesta}: chiunque salì {su quest’arca} si salvò, chi {invece} l’abbandonò perì…»

Gli infallibili Imam Shi'iti sono stati imprigionati ed esiliati per l’Islam, per difendere e far rispettare i precetti del Corano, e, alla fine, per ostacolare, fermare i tiranni della loro epoca, sono caduti tutti martiri {all’infuori, naturalmente, del XII Imam (aj) l'Imam Atteso}.

Che Iddio ci ponga tra coloro che seguono la retta via
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# umberto64ok 2013-03-04 19:21
Che Putin sia "uno che trattiene" è un dato incontestabile; basti vedere l'odio che suscita con tante sue scelte, odio verso la verità ( pensiamo a come è stato vergognosamente attaccato per le pussy riot e a come viene raccontato il suo appoggio alla Siria).
Grazie al Direttore che ci rende capaci di leggere la Storia con le categorie cattoliche, cioè giuste.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# winston1984 2013-03-04 19:27
“Nella seconda lettera ai fedeli di Tessalonico Paolo li esorta a non credere... «che il giorno del Signore sia imminente…>> “
Eppure nella prima profetizza (4-15) “noi che viviamo e saremo ancora in vita per la venuta del Signore..”
Che la venuta debba essere imminente,
o rimandata sine die prossimamente,
si direbbe epistolato intermittente…
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# antaratman 2013-03-04 20:43
“Per Tomaso d’Aquino, il katechon è il Romanum Imperium, e per estensione analogica ogni Stato che rispetti il diritto romano, ossia il diritto naturale – non leggi inventate dai potenti, bensì la giustizia iscritta nel cuore umano; Carl Schmitt, il grande filosofo della politica, cattolico, ne fa il centro delle sue riflessioni sullo Stato”.

Dunque il Romanun Imperium è divenuto Sacrum, quando la prima Chiesa è entrata a far parte di questo Stato con
diritto basato su quello naturale, quindi il Regno Pontificio si basava su questa Chiesa che portava con sé la giustizia e la verità indicata e predicata da Cristo.
E' molto delucidante il titolo di questo interessante articolo, basato su ricerche storiche accurate:
“ Che cos'era il Katekon”, infatti, era. L'ultimo potere frenante è stato vissuto e rappresentato da Pio XII, che non per nulla è così osteggiato dagli ebrei, nonostante che Golda Meir l'avesse definito un “Giusto”.
La distruzione sistematica della Chiesa negli ultimi 60 anni, ha annebbiato questo Katekon, puntando sulla dissoluzione di tutti i valori di nostra fede cristiana, quindi sui fondamentali sui quali anche lo Stato del Vaticano erede del Romanum Imperium era poggiato. Ha potuto tirare avanti prima di tutto ingannando a tutto spiano i fedeli ignari di quello che succedeva al suo interno, Chiesa compresa, con i martiri passati e odierni, stessa cosa per certi periodi dei secoli passati, contando su personaggi di prima grandezza che hanno dato una testimonianza straordinaria nel mondo intero, pagando più volte con la vita, rimanendo fedeli ai principi fondanti. E ora? In parte l'inganno continua, basta vedere i fedeli che accorrono ancora numerosi in Piazza San. Pietro, ma è vero anche l'opposto: l'emorragia di molti altri fedeli che hanno abbandonato questa chiesa, disgustati e confusi. Rimangono quelle fiammelle già preannunciate alla Sallette che rimarranno fedeli fino alla fine, possiamo contare solo su quelle. Per ora. E' verissimo che ogni epoca ha avuto il suo Anticristo che ha iniziato a mostrare tutta la sua malvagità nel 1717 di cui riecheggia sempre più potente l'urlo ”L'uomo è Dio” tanto caro a Montini e ai suoi successori e ora ripetuto dal guru del comico, non più divertente, il quale a sua volta propone la salvezza enunciando un programma che in buona parte riecheggia il 1789, l'Anticristo della Rivoluzione Francese. Le farneticazioni del guru fanno venire i brividi: preannuncia un Nuovo Governo mondiale e che nel 2018 il mondo verrà spaccato in due blocchi, democrazia diretta a Ovest attraverso la rete, l'opposto per l'Est, nel 2020 scoppierà la terza guerra mondiale, quindi un Anticristo di nuovo alla sua massima potenza, che durerà 20 anni spazzando via tutti i fondamentali (quelli buoni s'intende) dell'Occidente, in primis la religione, ovvio, nel 2040 vincerà la rete, nel 2047 ci sarà la prima elezione? mondiale VIA WEB per un governo GAIA e sarà la felicità globale (ma non è dato di saper per chi). Roba da neuropsichiatri a per casi acuti.
"Il Giornale" del 4 c.m.
E qui entra la predizione della
Apocalisse quando la Bestia si siederà sul Trono e tutti l'adoreranno:
vittoria dell 'Anticristo? Certamente ma questa sarà anche la sua fine. Il Male si sarà esaurito e trionferà finalmente il Bene. Prima sarà durissima.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# webern 2013-03-05 12:08
Direttore,

ho letto con molto interesse il suo articolo e volevo porle alcuni quesiti in merito.
Il katechon, stando alla sua analisi, si verrebbe oggi ad identificare con qualunque ordine politico mondano, a-cristiano e diretto erede dello “ius romanum” che, attraverso la forza legittima del diritto, riesca a fungere da baluardo contro lo scatenarsi delle potenze infere e a ritardare l’avvento del “filius perditionis” e, di riflesso, il Giorno del Giudizio di Dio.
Mi chiedo: se dopo la cacciata dall’Eden, l’uomo perse il governo del mondo consegnandolo nelle mani di Satana, perché mai un’entità di chiara matrice secolare, dovrebbe in qualche modo concorrere al bene dei cristiani? Lo potrebbe fare nella misura in cui le sue istituzioni (politiche, educative, economiche etc.) fossero controllate, o quantomeno influenzate, da cristiani che si rendessero “socialmente attivi”.
Ora, se questo influsso cristiano sui regni mondani è “cosa buona”, idealmente, a rigor di logica, l’instaurazione di un governo teocratico sarebbe da reputare la cosa migliore di tutte. La storia della chiesa insegna però che laddove si sia cercato di stabilire una manifestazione terrena del Regno di Dio, sempre la Parola di Cristo è stata calpestata, perché immediatamente il ricorso alle armi carnali, al “gladium materiale”, per applicare le leggi in vigore, coincideva con l’oppressione e la persecuzione di coloro che detta istituzione considerava eretici o peccatori.
Un esempio eloquente in questo senso è dato dallo Stato Pontificio, ma la Ginevra di Calvino non fu certo da meno, e neppure la Münster degli Anabattisti di Jan van Leiden, prima di essere messa a ferro e fuoco e l’intera popolazione sterminata dalle armate cattoliche del principe-vescovo Waldeck alleate coi luterani. Oggi, in ambito cattolico, vedo troppi nostalgici dell’autorità temporale dei papi, così come, in seno a numerose chiese protestanti sta prendendo piede la “Dominion Theology”, secondo la quale i cristiani, per preparare il ritorno di Gesù, avrebbero ricevuto il mandato divino di assumere il dominio del mondo intero, occupando le istituzioni secolari delle nazioni.
Da quale luogo scritturale ricavino questo comando resta per me un mistero, perché è Cristo stesso, di fronte a Pilato, ad affermare che il suo Regno non è di questo mondo e in quel “Restituite a Cesare, quel che è di Cesare” è sancita l’assoluta alterità della logica del potere mondano rispetto a quello divino. Inoltre, perché Gesù, durante la vita terrena, non colse al volo l’occasione di essere proclamato re (Gv 6, 14-15) e di stabilire una volta per tutte un Regno di pace e giustizia? Forse perché il compito dei credenti non è di cambiare la società attraverso le riforme sociali o l’attivismo politico, ma di predicare il Vangelo della salvezza che è in grado di trasformare la vita di coloro che lo accettano? L’unico mandato specifico ricevuto dai discepoli di Gesù è questo, ed è relativo all’annuncio della Buona Novella (Mc 16,15-16).
Lei Direttore, ha ragione ad ammonire chi vuole accelerare i tempi di Dio. Anche il profeta Amos ci mette in guardia: «Guai a voi che desiderate il giorno del Signore! Che vi aspettate dal giorno del Signore? Sarà un giorno di tenebre, non di luce» (Am 5,18).
Una cosa ho capito, leggendo la Bibbia, che Dio resta immutabile nella sua natura, ma cambia opinione. Quando un giudizio viene da Lui emesso contro una persona, un popolo, una nazione, se degli intercessori si alzano e stanno sulla breccia (e quasi sempre sono chiamati a farlo da Dio stesso!), quel giudizio può essere ritardato, sospeso o revocato. Fermo restando la plausibilità della sua interpretazione – e affermazioni categoriche in un simile contesto sono alquanto rischiose – in questo senso credo si possa invece intendere il katechon: “ciò che trattiene” l’avvento dell’anticristo e il Giudizio divino è l’opera di intercessione dei credenti; “colui che trattiene” è Dio stesso, attraverso l’opera dello Spirito Santo che i credenti invocano.

Un caro saluto
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# musicus barocchus 2013-03-05 15:05
Caro Webern, lei sta´prendendo lucciole per lanterne. Lo Stato Pontificio da lei tanto esecrato costituiva la garanzia dell`inviolabil ita´fisica del Sommo Pontefice e i mezzi materiali per l`adempimento dei propri uffizii. Niente a che vedere quindi con le "citta´dei santi": la Ginevra di Calvino e la Münster degli anabattisti(che poi tutto erano, fuorche´santi). Queste ultime si erano costituite tali proprio in odio alla "Babilonia romana"; esse rifiutavano con l´autorita´papa le tutto cio´che esso rappresentava, vale a dire l`eredita´class ica e romana, compreso quindi anche il diritto romano che della legislazione canonica e´invece la base. Erano insomma molto simili alla Comune di Parigi e alla Russia bolscevica: come queste ultime erano la realizzazione in terra del paradiso proletario vagheggiato da Marx, cosi´quelle avrebbero dovuto( il condizionale e´d`obbligo) essere l`anticipazione della Gerusalemme celeste.Si puo´ osservare inoltre come tutti questi esperimenti avessero come comun denominatore l`idea tipicamente ebraica e segnatamente talmudica del Regno di Dio di cartere non celeste, bensi´completam ente mondano e terrestre. Altro che potere temporale dei Papi! Riguardo alla sua osservazione iniziale, la risposta si trova nella Dottrina della Regalita´social e di Nostro Signore, limpidamente esposta nella "Quas Primas" di Pio XI e pervicacemente combattuta a partire dal Concilio dalla fazione liberale all`interno della Chiesa, Ratzinger e ratzingeriani inclusi. Per finire, giova ricordare l`Introito della Messa del SS. Nome di Gesu´( F. Ex., ovviamente):.( Phil. 2,10).
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# webern 2013-03-06 19:02
Mi dispiace, ma di fronte a Ginevra/Münster e lo Stato Pontificio, non mi riesce, come a lei, di usare due pesi e due misure. Per lei il papato è qualcosa di assolutamente intoccabile e quindi si ostina pertinacemente a voler difendere l’indifendibile , a sostenere l’insostenibile , a giustificare l’ingiustificab ile...
Non voglio ora andare a rimestare in quella cloaca immonda che è la storia dei pontefici romani, non voglio starle ad elencare tutte le menzogne fuoriuscite dalle loro bocche anche quando insegnavano in materia di fede, conducendo milioni di anime alla perdizione... Basterebbe ricordare quello che Gesù ha detto: “Non chiamate alcuno sulla terra vostro padre, perché uno solo è il Padre vostro, quello che è nei cieli” (Mt 23:9), per capire che già l’impiego dell’appellativ o di “santo padre” è una dimostrazione di arroganza, oltre che improprio e antiscritturale .
E mi permetta un'ultima citazione: «Se però il Papa errasse, ordinando i vizi, o proibendo le virtù, la Chiesa è tenuta a credere che i vizi siano cosa buona, e le virtù malvagie, se non si vuole peccare contro coscienza» (Roberto Bellarmino, De Rom. Pontifice, Lib. IV, cap. 23). Che giudizio si può mai formulare verso simili folli parole, espresse peraltro da uno che la chiesa cattolica ha santificato? Solo una mente accecata da legioni di demoni può sostenere che si debba ubbidire, per ragioni di coscienza, ad un pervertitore della Parola di Dio!
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# stefi 2013-03-07 07:45
CARO Direttore BLONDET....PERMETTERE A BIGLINO DI SERVIRSI DELLE SUE PAGINE PER FARE PIBBLICITA ALLE SUE PSEUDO SCOPERTE CHE AFFERMA ESSERGLI STATE CONVALIDATE DA RABBINI CAPI , è PERLOMENO SCONCERTANTE ....D'ACCORDO SULLA DEMOCRATICITà ma fino ad un certo punto...se il mio DIO è UN EXTRATERRESTRE , NON è PROPRIO IL CASO CHE PERDATEMPO NEL CERCARE DI COMPRENDERE LE SACRE SCRITTURE...CROLLANO TUTTE LE CERTEZZE SU CUI SI FONDANO LA MIA FEDE.....ANCHE le apparizioni mariane con gli angeli sono degli extraterresti che appaiono? saluto caldamente.

-------------

Gentile lettore,

si è tratatto di una disattenzione nella moderazione dei commenti, causata dal tanto lavoro, anche dopo il lutto che ci ha colpiti. Domando scusa per aver sottoposto ai lettori tale paccottiglia agghiacciante.

Lorenzo de Vita
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# 9aZ 2013-03-07 15:53
Caro direttore, la storia c'è in quanto esistono gli storici, poichè non si deve confondere il piano delle 'res gestae' (gli uomini amano e odiano, lottano e subiscono, etc.) con il piano della 'historia rerum gestarum'. Inoltre allo storico come raccoglitore di fatti in successione-cronologia- si aggiunge un uomo che estende alla storia, sua contemporanea o di ogni tempo, oltre ad un punto centrale di vista, cioè un atteggiamento- religioso, teologico, politico, psicologico, economico, militare e via elencando-, una vasta rete di interessi. La storia quindi 'dovrebbe' svolgersi secondo questi suoi paradigmi interpretativi. Tanto premesso, la questione del 'katechon',fuor di metafora e intesa laicamente, è, a mio avviso, la questione dell'AUTORITA' (deontica e non epistemica almeno dopo la scienza moderna che va associata al nostro Galileo). Non ho dubbi che oggi è necessario ricostruire socialmente e giustificare intellettualmen te l'autorità in molteplici contesti, ma soprattutto in famiglia e a scuola. Ora l'autorità è una relazione triadica fra un individuo che ha l'autorità, un altro individuo per cui il primo è un'autorità, e una classe di valori in riferimento ai quali il primo è un'autorità per il secondo, allorquando quest'ultimo si assoggetta al primo poichè tende a soprsvvalutare i valori di cui l'altro è portatore nella convinzione che chi rappresenta un alto valore non può essere privo di valore.Se non si svolge questa operazione nessuno può costituirsi autorità al cospetto di un altro per la semplice ragione che è riconosciuto come autorità anche in senso istituzionale.La questione fondamentale è dunque la cultura che pone la sfida dell'educazione.
Da ultimo, il conflitto tra teocrazia orientale e Stato legale nel linguaggio di L.LaRouche, economista americano, diventa lo scontro tra il modello oligarchico, superstizioso, edonistico, persiano-orientale e il modello repubblicano che ha la sua radice nella cultura classica e giudeocristiana e il suo fondamento nel sistema ecumenico di giustizia sotto la regola suprema della ragione, per me (della Parola che si è fatta carne in Gesù il Cristo, per Lei). Comunque sia grazie del Suo articolo. Carlo Ghiringhelli
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 

Aggiungi commento


Libreria Ritorno al Reale

EFFEDIEFFESHOP.com
La libreria on-line di EFFEDIEFFE: una selezione di oltre 1300 testi, molti introvabili, in linea con lo spirito editoriale che ci contraddistingue.

Servizi online EFFEDIEFFE.com

Archivio EFFEDIEFFE : Cerca nell'archivio
EFFEDIEFFE tutti i nostri articoli dal
2004 in poi.

Lettere alla redazione : Scrivi a
EFFEDIEFFE.com

Iscriviti alla Newsletter : Resta
aggiornato con gli eventi e le novita'
editorali EFFEDIEFFE

Chi Siamo : Per conoscere la nostra missione, la fede e gli ideali che animano il nostro lavoro.



Redazione : Conoscete tutti i collaboratori EFFEDIEFFE.com

Contatta EFFEDIEFFE : Come
raggiungerci e come contattarci
per telefono e email.

RSS : Rimani aggiornato con i nostri Web feeds

effedieffe Il sito www.effedieffe.com.non è un "prodotto editoriale diffuso al pubblico con periodicità regolare e contraddistinto da una testata", come richiede la legge numero 62 del 7 marzo 2001. Gli aggiornamenti vengono effettuati senza alcuna scadenza fissa e/o periodicità