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Il vero Francesco: ricchezza liturgica e somma riverenza
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Proponiamo questa lettura tratta dall’ottima rivista mensile Presenza divina (che ringraziamo), che spiega soavemente come la ricchezza del culto cattolico, dei suoi paramenti come della sua liturgia (antica), siano un tesoro prezioso che veicola ben più alti doni spirituali, utili alla battaglia terrena in vista del premio finale. 

Per esprimere l’altissima dignità del sacerdote, San Francesco di­ceva spesso che se gli fosse capitato di incontrare un Sacerdote ed un Santo del cielo, avrebbe salutato prima il Sacerdote correndo a baciar­gli le mani (F.F. 790), ed ai suoi frati raccomandava di «chinare il capo davanti a loro e baciare le mani; se poi li vedevano a cavallo, esigeva si baciassero addirittura gli zoccoli del cavallo cui stavano in grop­pa» (F.F. 1468). Comandava tanta riverenza verso i Sacerdoti «non per loro stessi - diceva - ma per il loro ufficio di ministri del Santissimo Corpo e Sangue del Signore Gesù Cristo» (F.F. 194). Né gli Angeli, né i Santi del Paradiso, infatti, ebbero da Dio il potere di consacrare il Corpo e il Sangue di Gesù, di immolarLo sull’altare rinnovando il Sa­crificio del Calvario. Ogni volta che un Sacerdote si appressa all’altare per celebrare la Santa Messa, egli fa discendere Gesù dal Cielo, Lo tiene tra le sue mani, Lo immola sull’altare divenuto un vero monte Calvario. «L’umanità trepidi», esclama ancora San Francesco dinanzi a tanto mistero, «l’universo intero tremi, il cielo esulti, quando sull’al­tare nelle mani del Sacerdote è il Cristo, Figlio di Dio vivo» (F.F. 221). Poiché dunque nel Santo Sacrificio si compie lo stesso Sacrificio che Gesù compì sul Calvario offrendo Se stesso, vero Sacerdote, all’Eter­no Padre per mezzo dell’uomo che compie le funzioni di Sacerdote, la celebrazione richiede che «i calici, i corporali, gli ornamenti dell’al­tare e tutto ciò che riguarda il Sacrifìcio divino devono essere prezio­si» (F.F. 241).

Nello stesso senso, tra gli insegnamenti di morale ed ascetica cri­stiana tratti da un manoscritto risalente al 300 circa (Ammaestramento delli semplici sacerdoti, sac. Luigi Lenzotti), leggiamo come non solo debba essere consacrata la persona del Sacerdote, ma anche l’altare e la chiesa, e i paramenti stessi che indossa il Sacerdote durante la cele­brazione devono essere benedetti, non perché le cose inanimate possa­no ricevere grazia, ma affinché, attraverso la loro consacrazione, ricor­dino ad un tempo al Sacerdote la sua vocazione alla santità, ad imita­zione della santità di Cristo ed, alimentando in lui i medesimi senti­menti di Gesù, gli significhino come egli deve quasi trasformarsi in una nuova creatura per compiere quell’azione così sublime e divina; e nel medesimo tempo stiano a rappresentare la santità della Chiesa e del sacramento stesso che non vengono mai meno anche qualora mancas­se la santità di coloro che vi partecipano.

Così la tonsura clericale a modo di corona sul capo indica che il Sacerdote è segnato con un sacerdozio regale; scoprire il capo dai ca­pelli sta a significare la chiarezza della contemplazione e la purezza delle intenzioni, nonché la necessità di svuotare se stesso da ogni at­taccamento mondano, simboleggiato appunto dalla privazione dei ca­pelli, considerati un ornamento superfluo del corpo.

Seguendo sempre il suddetto manuale di istruzione, apprendiamo che il prete deve avere i piedi calzati in scarpe di pelle di animale, a significare che deve calzare i suoi affetti nella memoria dei buoni esempi dei Santi defunti, allontanandoli dalle sollecitudini terrene. Mentre poi indossa i paramenti sacri, il sacerdote per ognuno di essi deve recitare una preghiera che sta a sottolineare il particolare significato di ogni elemento di questo abbigliamento. Sulle spalle pone l’amitto che è un pezzo di tela di forma rettangolare con una piccola croce ricamata nel centro e con due nastri ai due angoli superiori che servono come legac­ci da incrociare sul petto e fissare intorno alla vita. Nell’amitto è signi­ficata la fortezza della pazienza, che rende capace di abbracciare la propria croce alla sequela di Gesù. Il sacerdote prima bacia la croce, poi pone l’amitto sulle spalle facendolo passare un attimo sul capo e pronuncia queste parole: «Ponete sul mio capo, o Signore, l’elmo del­la salute, affinché io respinga gli assalti del demonio».

Sopra l’amitto indossa il camice o alba, che è una lunga veste di tela bianca che copre tutta la persona. Essa rappresenta il compimento delle opere buone e, per la sua bianchezza, sta a significare che le ope­re devono essere sincere e pure per la santa e retta intenzione e per la perfezione della carità. Mentre indossa il camice, il Sacerdote così pre­ga: «Rendetemi candido, o Signore, e purificate il mio cuore, affinché io, fatto candido nel Sangue di Gesù, possa godere dei gaudi eterni».

Il cingolo è un cordone con due fiocchi alle estremità, che serve a stringere il camice ai fianchi, a simboleggiare che, come il camice sen­za di esso non si congiunge al corpo, così le buone opere non si posso­no realizzare senza la custodia delle passioni. Mentre il Sacerdote met­te il cingolo dice: «Cingetemi, o Signore, col cingolo della purezza e spegnete in me la fiamma del vizio, affinché in me sia la virtù della continenza e della castità».

Il manipolo è una striscia di stoffa ricamata, che si allarga legger­mente verso le due estremità che terminano con una frangia. Esso si può paragonare ad uno scudo contro le tentazioni. Il Sacerdote prima lo bacia, poi lo poggia sul braccio sinistro e, mentre un aiutante ne annoda i legacci, recita questa preghiera: «Possa io meritare, o Signo­re, di portare il manipolo delle lacrime e del dolore, affinché con gioia io riceva il premio delle mie fatiche».

La stola è una striscia di stoffa somigliante al manipolo ma molto più lunga, che si pone intorno al collo mentre i lembi si lasciano scen­dere sul petto incrociati e fermati alla vita con le estremità del cingolo: essi simboleggiano la croce che, portata nel cuore, estende i suoi brac­ci all’esterno manifestandosi nelle opere. Il Sacerdote prima di indos­sarla bacia la croce che sta nel mezzo e poi pronuncia la preghiera seguente: «Rendetemi, o Signore, la stola dell’immortalità, che ho per­duto nella prevaricazione del primo padre Adamo, e sebbene io sia indegno di avvicinarmi al vostro santo Mistero, possa tuttavia merita­re il gaudio eterno».

La pianeta, infine, è una ricca veste aperta ai fianchi che scende in due parti uguali sul davanti e sul retro della persona fin quasi al ginoc­chio. I ricami formano sul davanti una larga croce che, passando sulle spalle, percorre tutta la parte posteriore. Essa sta a significare che il Sacerdote, avendo in sé sentimenti di compassione e pietà verso tutti i peccatori, si fa carico della moltitudine dei peccati, offrendo le pre­ghiere, le sofferenze e soprattutto la Santa celebrazione per la salvezza eterna dei fedeli. Mentre il Sacerdote indossa la pianeta, rivolge a Dio la preghiera: «O Signore, che diceste: “Il mio giogo è soave e il mio peso è leggero ” fate che io possa portare questo in modo da consegui­re la vostra grazia».

Tutti i paramenti sacri, inoltre, rimandano simbolicamente anche agli oggetti della passione di Gesù e ricordano al sacerdote che, nell’appressarsi all’altare, egli si sta appressando alla croce di Cristo af­finché, a Lui conformato, sia insieme il Sacerdote che offre il Sacrifi­cio e l’Ostia offerta.

Così l’amitto rappresenta il velo con il quale i soldati coprirono gli occhi di Gesù mentre gli domandavano: «Indovina chi ti ha percos­so?» (Le 22,64); l’alba raffigura la veste che gli fece indossare Erode per scherno (Le 23,11); il cingolo, il manipolo e la stola adombrano rispettivamente i legacci con i quali fu legato Gesù alla colonna e quando fu catturato nell’orto; la pianeta simboleggia la veste rossa che gli fe­cero indossare i soldati per schernirLo quale re (Me 15,19); il calice rappresenta il sepolcro nel quale Gesù Cristo fu posto; la patena che si pone sul calice significa il coperchio del sepolcro; il corporale, la pic­cola tovaglia inamidata che si estende nel mezzo dell’altare, rimanda al sudario nel quale fu avvolto il corpo di Gesù.

Quanta sarà allora la devozione e la riverenza con cui dobbiamo assistere alla Santa Messa, perché essa si celebra in memoria della pas­sione di Gesù. Allorché il prete sale all’altare, animati da queste sante riflessioni, facciamo nostra la raccomandazione dell’autore del già ci­tato manuale: «Tu entra nel tuo cuore e nella tua mente, cacciane fuori ogni pensiero vano, indirizza il tuo cuore a Dio e pregarLo che coman­di all’Angelo custode di conservare la purezza della tua mente», per conseguire quei frutti divini di grazie che il Signore nella Santa cele­brazione ci ha riservato, facendoci gustare fin d’ora la gioia che piena­mente otterremo nella vita eterna. «Ognuno dunque esamini prima se stesso, e così mangi di quel pane e beva del calice; perché chi mangia e beve indegnamente, senza discernere il Corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna» (I Cor 11,28-29).

Fonte >  Presenza divina (rivista mensile)



 
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Commenti  

 
# Militiaceleste1 2013-10-11 16:07
Grazie per l'articolo. Se ci definiamo trdizionalisti, in un mondo in cui l'aggettivo "cattolico" ha perso connotazione (tutti sono cattolici, a sentire certi giornali....L'italia è un paese cattolico e bla bla..)siamo tali in quanto crediamo che sia stata consegnata agli apostoli la Presenza Reale. Questa è la tradizione cattolica, non il folklore, ne, tanto meno, le fumoserie luciferine di certi autori definiti "tradizionalisti " (tipi nazistoidi, massoni alla Guenon ecc.).
Ebbene, se siamo tradizionalisti ci dobbiamo impegnaare di più a conoscere la S. Messa. Il cattolicesimo ha dei misteri, non dei segreti, su questo è valido quanto ha detto Umberto Eco; le gnosi vantano dei segreti, noi abbiamo il dono il Mistero della Santa Messa. Facciamola conoscere di più, anche con degli opuscoli o dei libri.
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# Camerata 2013-10-21 11:52
Caro Militiaceleste, voglio solo puntalizzare che vi sono "nazistoidi" stupidi ma anche "nazistoidi" che sono cattolici a tutti gli effetti. Simpatizzare per una certa corrente di pensiero non é sempre sinonimo di errore. Anche se un Papa ha (giustamente) condannato una certa ideologia bisogna pur sempre distinguere il male minore (dell´epoca) e le varie correnti "nazistoidi" che esistevano e esistono tutt´ora. A mio giudizio alcune di queste ("correnti") sono apprezzabili.
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# frankie 2013-10-11 19:05
scusate l'OT ma ho provato a commentare l'articolo sul PAPA contro l'antisemitismo sul corriere delle sera, dicendo che pregavamo per la conversione degli ebrei.... mi hanno censurato tutte le volte....
ma poco, poco, la conversione degli ebrei é un tabù come le altre ideologie che vorrebbero imporre tramite i media??
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# annilus 2013-10-11 21:25
credete sul serio che si possa proporre a Bergoglio l'idea che è lui che dovrebbe prendere esempio da San Francesco e non viceversa?

Mica possiamo interpretare San Francesco scollagato dal contesto odierno.... ecchediamine, San Francesco va analizzato e compreso secondo la corretta interpretazione dello stesso a partire dal dogma pastorale del Vaticano II...e soprattutto alla luce del magistero informale e straccio di bergoglio ... mica viceversa.... mica vorrete passare per tradizionalisti ... ooo mica siete gente che conta i rosari no???

più giorni passano più sono schifato.....
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# maria longo 2013-10-12 11:45
coraggio fratello, a noi piccoli compete pregare per i nostri ministri e in specie per il Papa. Gesù guida la sua barca con mano salda anche se noi non siamo in grado di capire...affidiamoci al Padre.
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# astrorosa1 2013-10-12 11:49
Il Santo Padre Bergoglio è affetto da due sciatiche debilitanti ed ha un solo
polmone a seguito d'una malattia.
Non può quindi genuflettersi senza dolori che non auguro a nessuno
e porta scarpe ortopediche.
Deve parlare lentamente per via dell'unico polmone.
Ciò premesso ricordo che le manifestazioni esteriori hanno un valore
simbolico importante ma non determinante
quanto i valori evangelici d'amore verso il prossimo e verso se stessi.
Ha cosa serve un cerimonia perfetta
se il sacerdote opera una messa in scena per farsi lodare o per fare soldi?
Quindi valutiamo l'amore non l'apparenza.
Il Santo Padre Bergoglio ha cercato nel corso della sua vita l'unione tra gli uomini indipendentemen te dalla loro fede.
Siamo in guerra, una guerra spietata contro satana, il quale è nel cuore
dell'umanità e si allontana dall'uomo
solo se egli attua una vita santa di sottomissione alla volontà di DIO.
Il nostro nemico è potente, astuto, scaltro ed invisibile ma si fa udire
da tutti i veggenti che lo debbono
allontanare con preghiere digiuni (e malattie date per il loro bene spirituale) o sono innocenti bimbi
o innocenti santi.
DIO Padre permette al demonio d'operare
per far capire ad ogni uomo il bene ed
il male secondo una logica divina, all'uomo impossibile da comprendere.
Il Cardinal Bergoglio è vissuto in una Argentina dei generali detentori d'un potere assoluto subordinato a forze internazionali di cui gli USA sono detentori.
Per questa ragione il Cardinal Bergoglio ha scelto il dialogo con tutte le parti in gioco anche
demoniache, quali la massoneria.
Ricordo che Gesù insegnava al tempio
di Gerusalemme come maestro odiato e calunniato ed ha pagato come sappiamo
le tasse al tempio "date a Cesare quel che è di Cesare ed a DIO quel che è di DIO" (ricordo che la richiesta di pagamento proveniva da un emissario
del tempio non da un romano)
Domando è più giusto venerare un maestro nella presentazione della dottrina esteriore o Praticando la stessa secondo le regole morali fondamentali
dell'amore del prossimo come sé stessi?

Ebbene pochi Papi (e nessun cardinale) si sono esposti
al giudizio dell'amore verso il prossimo come il Santo Padre Bergoglio.
Coloro che giudicano tali atteggiamenti
impropri agiscono egoisticamente non condividendo con altri la gioia di vivere.
E' quel famoso morire a sé stessi
applicato, distruggere cioè il proprio
orgoglio e la propria superbia.
Certo i Santi che l'hanno applicato
sono stati tutti crocifissi da calunnie
infami (Padre Pio aveva relazioni femminili improprie) per poi essere elevati agli altari.

Essere cristiani, a mio modo di concepire, significa credere nella vita eterna, una vita in cui Gesù si visualizzerà materialmente oltre che
spiritualmente al nostro cospetto per giudicare la nostra vita
nell'amore eterno di DIO verso il prossimo carità applicata.
Ora pensate che, Gesù, si manifesterà
con vestiti sontuosi o come semplicemente è vissuto con una tonaca
bianca, un cordone o fascia, senza mantello in quanto nel suo regno il freddo è solo per coloro che sono vissuti senza amore sulla terra?

Spero di non averne bisogno quando
verrà il mio giudizio.
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# stefi 2013-10-12 16:28
che strano che il giovedì santo si sia inginocchiato ben 6 volte a baciare i piedi dei ragazzi nella lavanda dei piedi e quando è andato sulla tomba di GiovanniIII ancora si è inginocchiato....solo quando è davanti al Santissimo , nell'Elevazione, ha tutti i dolori...con un profondo inchino potrebbe dimostrare a tutti noi il suo rispetto.
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# stefi 2013-10-12 16:31
Gesù non avrà vestiti come l'uomo pensa, ma vesti di LUCE , COME QUELLA CHE AVEVA ADAMO QUANDO FU CREATO E CHE PERSE QUANDO DISUBBIDì...quella VESTE Gesù RIPRESE PER SEMPRE ALLA RESURREZIONE E CON QUELLA TORNERà.
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# Chiara 2013-10-12 11:26
Qui conviene diventare sempre più dei gran contatori di preghiere ... e vigilare
Grazie per l'articolo
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# cgdv 2013-10-12 11:47
Spero sia noto a tutti che San Francesco si rimise completamente al Papa della Chiesa di Roma Innocenzo III. A parte la Storia, qualcuno potrebbe immaginarsi cosa sarebbe successo se Francesco sottoponendo al Papa, che aveva appena indetto la "crociata contro gli albigesi", la prima regola del suo ordo fratrum minorum egli vi avesse intravvisto minimamente una traccia dell'eresia catara? Questa era fondata pur encomiabilmente sull'esercizio di povertà, umiltà e carità ma stava scardinando la società medioevale perché su tale fondamento avveniva il dilagare dell'eresia. Che aveva assunto come avviene di norma anche ben altri risvolti dottrinali e politici ma era più vicina alla povera gente di quanto non lo fossero gli alti prelati della Chiesa di Roma.
In Linguadoca, terra principalmente infestata dall'eresia, era già stato inviato San Domenico di Guzmàn con i suoi frati predicatori per combatterla, cercando così di evitare l'uso delle armi e del rogo (cosa che non fu possibile visto che vi si erano coinvolti in contrasto al regno di Francia i piccoli ed i grandi feudatari). In questi frangenti "...il Papa aveva intuito che per contrastare il fiorire di movimenti religiosi popolari che spesso diffondevano idee eretiche, come i patarini e i catari, occorreva incoraggiare la predicazione popolare dei gruppi religiosi fedeli al Papa e alla Tradizione della Chiesa. Questa intuizione fu ripresa dal successivo Concilio Lateranense IV che legittimò gli Ordini mendicanti e diede impulso alla predicazione popolare sotto il controllo della Chiesa." (Wikipedia).

Ben fa quindi "Presenza divina" a ricordare ed a far conoscere a tutti come San Francesco non fosse in alcun modo mosso dal benché minimo spirito di contestazione nei riguardi della Tradizione della Chiesa in particolare e soprattutto riguardo alla magnificenza dei riti. Come in modo surrettizio si tende a far credere ai giovani ed ai meno giovani quando si accampano visioni di vita povera, umile e caritatevole.
Giuliano
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# fra_se 2013-11-09 23:41
Finalmente un Papa che cerca di distogliere la Chiesa dell'idolatria del vitello d'oro. Non d'oro la sua croce, non porpurei i suoi calzari. semplice come semplice dovrebbe essere la vita che ci si suggerisce Cristo. "Salomone in tutto il suo splendore non fu più elegante di un giglio di campo".
E ci viene a ricordare di essere semplici. Il primo passo per combattere gli adoratori del vitello d'oro si fa cessando di usare l'oro.
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# Centuri 2014-02-01 19:41
Il problema di Bergoglio non è la FORMA ma la SOSTANZA!
Che lui indossi le scarpe economiche e faccia indagini sullo IOR mi sta bene!
Ma non mi sta bene che non condanni i gay (tanto per limitarmi a un solo esempio).
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