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Gnocchi e Palmaro, quelli che… il Papa lo amano davvero
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Due premesse, per evitare equivoci. Primo: non ho creato io l’Universo e nemmeno la Chiesa, dunque certamente ne so meno dell’Autore di entrambi. Secondo: non ho titoli particolari per dare consigli allo Spirito Santo. Mi darà poi atto il lettore di non avere detto più nulla su Papa Francesco dopo la sua elezione e lo sbigottimento iniziale, che mi colse quella sera di fronte a uno stile che mi lasciò tramortito (e sono passati quasi nove mesi, durante i quali la situazione non è certo migliorata e comincio a riprendermi un po’ solo in questi ultimi giorni). Ma lo confessai subito: la colpa era solo del mio peccato e chiedevo al nuovo Papa di confermarmi nella Fede. Poi ho taciuto. Lui no.

Ricordo bene la tirata d’orecchi che il Direttore Blodet aveva dato a tutti i tradizionalisti, sconcertati o, meglio, scandalizzati dai segni «pauperisti» del nuovo Pontefice. In realtà non sentii quel rimprovero rivolto anche a me: io non sono tradizionalista, sono cattolico. Il tradizionalista accetta di porsi sullo stesso piano del modernista e dà una qualche legittimità aggiuntiva a quest’ultimo: io mi pongo semplicemente sul piano del «depositum fidei», per cui da una parte c’è la retta dottrina in cui credono i cattolici, dall’altra parte c’è la falsa dottrina in cui credono gli eretici. Tertium non datur. Stare dalla parte della Tradizione significa semplicemente essere cattolico, perché la Fede non è «cosa nostra», la Fede ci è stata trasmessa. Gli «ismi» sono già una concessione all’eresia. Spiego con un esempio: definire la Fraternità San Pio X «lefebvriana» o tradizionalista, significa fare loro un torto, cioè includerla nel novero di coloro che debbono essere vagliati nella loro Fede. La Fraternità San Pio X è semplicemente cattolica, «il di più viene dal demonio».

Tornando al tema, dopo la reprimenda del Direttore, mi sono astenuto anche per non essere confuso: di Papa Francesco non mi ha scandalizzato, semmai un po’ fatto teneramente sorridere, che Egli abbia deciso di rinunciare alla mozzetta, alla croce, all’anello piscatorio in oro, alle scarpe rosse ed agli altri segni di una sovranità «rinascimentale»… che per il suo viaggio in Brasile si sia portato da solo la borsa nera, anzi che affidarla al Segretario, costituisce una notizia solo per cronisti feticisti… che Papa Francesco abbia scelto al posto della papamobile una «Fiat Idea», con cui fendere la folla, è solo una conferma che dalle belle macchine non è affascinato (la sua scorta forse ha passato qualche attimo di panico, e questa è un’imprudenza che il Pontefice poteva forse loro risparmiare). Non è una notizia neppure che egli abbia deciso di andare al Quirinale non su una delle molte vetture del parco auto del Vaticano, ma su di una altra comune macchina blu, a patto che - naturalmente - non l’abbiano comperata nuova: l’auto meno costosa che puoi usare e quella che già possiedi.  Nemmeno mi scandalizza il fatto che Egli abbia deciso di continuare ad usare la sua vecchia mitria e la sua vecchia casula di quando era vescovo e cardinale a Buenos Aires: l’unica cosa che ho da ridire è che esteticamente sono davvero brutte, ma se non sbaglio ora l’ha abbandonata, senza, in verità, che il miglioramento sia granché apprezzabile.

Riguardo a queste ed altre cose secondarie me ne faccio una ragione, solo non vorrei che dietro tutto ciò ci fosse l’idea che il buono deve essere necessariamente brutto, né che il povero debba essere necessariamente dimesso, insomma l’idea che la povertà evangelica si debba coniugare con una certa «anti-estetica della modernità», come spesso capita di vedere nella nuova liturgia, nei nuovi paramenti liturgici, nella nuova musica e - con qualche eccezione - nella nuova architettura liturgica. Al contrario i poveri, quelli veri, hanno un istinto naturale per ciò che è bello, come dimostra l’estetica di certi paesini arroccati in cima alle montagne in cui accanto alla semplicità e spesso alla essenzialità delle case stanno squarci nelle medesime di armonica bellezza e Chiese, magari tirate su a moccoli, rosari e sudore, di sorprendente magnificenza.

Mi limito poi a prendere atto, senza particolari moti d’animo, che Papa Francesco decida di chiamare al telefono molte persone, illustri o sconosciute: è vero che «quanto a noi la nostra patria è in cielo» e che la Scrittura e la Liturgia ne parlino come di un banchetto celeste, ma non so se sia stato in chiave escatologica che il Papa abbia deciso di telefonare persino a Carlo Petrini, fondatore di Slow Food e di Terra Madre.

Tutto questo e molto altro appartengono però allo stile dell’uomo, al suo carattere effervescente, alla socialità spiccata del suo temperamento e finché rientrano in questo ambito – ripeto - le posso condividere o meno, mi possono più o meno piacere, ma non hanno incidenza su quella che è la dimensione della Fede. Evidentemente c’è/c’era nel cardinal Bergoglio l’idea che per ridestare la Fede occorra, e forse basti, un po’ di semplicità, che, insomma, basti rimuovere quelle che egli ritiene come incrostazioni del potere mondano, che sia sufficiente una buona parola e i cristiani torneranno all’ovile: lentamente, ma torneranno. Gli uomini come degenti di un ospedale da campo, da curare con la «medicina della misericordia».

È un po’ la stessa convinzione/illusione che si legge nella allocuzione «Gaudet Mater Ecclesia», con cui Giovanni XXIII aprì il Vaticano II:

«Aprendo il Concilio Ecumenico Vaticano II, è evidente come non mai che la verità del Signore rimane in eterno. Vediamo infatti, nel succedersi di un’età all’altra, che le incerte opinioni degli uomini si contrastano a vicenda e spesso gli errori svaniscono appena sorti, come nebbia dissipata dal sole. Non c’è nessun tempo in cui la Chiesa non si sia opposta a questi errori; spesso li ha anche condannati, e talvolta con la massima severità. Quanto al tempo presente, la Sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia invece di imbracciare le armi del rigore; pensa che si debba andare incontro alle necessità odierne, esponendo più chiaramente il valore del suo insegnamento piuttosto che condannando. Non perché manchino dottrine false, opinioni, pericoli da cui premunirsi e da avversare; ma perché tutte quante contrastano così apertamente con i retti principi dell’onestà, ed hanno prodotto frutti così letali che oggi gli uomini sembrano cominciare spontaneamente a riprovarle, soprattutto quelle forme di esistenza che ignorano Dio e le sue leggi, riponendo troppa fiducia nel progressi della tecnica, fondando il benessere unicamente sulle comodità della vita. […] la Chiesa Cattolica, mentre con questo Concilio Ecumenico innalza la fiaccola della verità cattolica, vuole mostrarsi madre amorevolissima di tutti, benigna, paziente, mossa da misericordia e da bontà verso i figli da lei separati. All’umanità travagliata da tante difficoltà essa dice, come già Pietro a quel povero che gli aveva chiesto l’elemosina: "Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!" [8]. In altri termini, la Chiesa offre agli uomini dei nostri tempi non ricchezze caduche, né promette una felicità soltanto terrena; ma dispensa i beni della grazia soprannaturale, i quali, elevando gli uomini alla dignità di figli di Dio, sono di così valida difesa ed aiuto a rendere più umana la loro vita; apre le sorgenti della sua fecondissima dottrina, con la quale gli uomini, illuminati dalla luce di Cristo, riescono a comprendere a fondo che cosa essi realmente sono, di quale dignità sono insigniti, a quale meta devono tendere; infine, per mezzo dei suoi figli manifesta ovunque la grandezza della carità cristiana, di cui null’altro è più valido per estirpare i semi delle discordie, nulla più efficace per favorire la concordia, la giusta pace e l’unione fraterna di tutti.

Dopo gli scandali di curia, che hanno certamente raffreddato la Fede di molti e consolidato il pregiudizio anticattolico di altrettanti, c’è in questo Papa l’idea, anzi l’ansia della necessità di riprendere un contatto diretto, quasi fisico con le masse, di essere - come ebbe a dire in quel breve discorso di apertura sulla loggia di San Pietro - «vescovo e popolo, popolo e vescovo». Ciò ha fatto sì che un Papa, alla vigilia della Sua elezione incluso all’interno del gruppo dei «cardinali progressisti» e che nello scorso Conclave pare fosse il candidato proposto dal cardinal Martini, diventasse un’icona anche per una parte di coloro che a diverso titolo e in diverso modo sono talvolta, magari con approssimazione, ascritti al campo ecclesiale della «Tradizione» ed a quello politico della cosiddetta «destra».

A vario titolo quasi tutti costoro hanno sottolineato il carattere sociale del magistero di Francesco, che lo ricollegherebbe ad una Tradizione che ebbe in San Giovanni Bosco ed in Leone XIII due campioni insuperati. Vittorio Messori, a due mesi dalla sua elezione al soglio pontificio, spiegava ai lettori del Corriere della Sera che «il «cattolicesimo sociale« nasce e vigoreggia nel XIX secolo e poi nei primi decenni del XX ad opera di preti e di laici bollati dai «progressisti« come «intransigenti«, «papisti«, reazionari». L’impegno straordinario a favore di ogni miseria umana, che muove la Chiesa a partire dal pontificato di Pio IX e continua poi sino a Pio XII, contrassegna proprio i seguaci della più rigorosa ortodossia, i credenti che si professano fedeli alla più stretta obbedienza alla Gerarchia e, soprattutto, al papato. …. Mentre i governi liberali, spesso ispirati dalla massoneria, non solo poco si curano dei poveri, ma tassano loro persino il pane («il macinato«) e sequestrano i figli per anni e anni di servizio militare, mentre il nascente socialismo distribuisce parole e opuscoli, preoccupandosi più della ideologia che della miseria concreta, ecco i cattolici «papisti«, i disprezzati «clericali reazionari« scendere in campo ad aiutare di persona affamati, malati, ignoranti, abbandonati. Non solo lavorando ma alzando la voce contro tanto bisogno che i ricchi vogliono ignorare. Ebbene, Papa Francesco è tra gli eredi di questa lunga e ammirevole Tradizione di cattolicesimo detto sociale» . […] C’è un altro «marchio cattolico« che contrassegna i preti e i laici dell’impegno sociale che dicevamo: la devozione mariana. […]Anche in questo Papa Francesco mostra la sua continuità con i fratelli nella fede che hanno scalato le vette della santità sporcandosi fino in fondo le mani nei bassifondi della società : tutti, senza eccezione , sono stati ardenti fautori di quella che sempre e solo hanno chiamato «la Madonna«. […] Quanto all’inedito nome che ha voluto assumere: si è spesso dimenticato che la singolarità di Francesco - quella che non ebbero tanti altri predicatori medievali e no – è l’obbedienza docile alla Gerarchia, la venerazione per il papato, l’orrore per l’eresia. L’uomo di Assisi fu un cattolico obbediente, non un rivoltoso o anche solo un critico della Chiesa istituzionale.

Prima di lui, Marcello Veneziani, in un bell’articolo di metà marzo, ricordando la provenienza argentina del Pontefice ha attinto al proprio humus politico e culturale per spiegare l’animo «populista e giustizialista» di Papa Francesco:

«Con rispetto parlando, Papa Francesco ha inaugurato la svolta populista della Chiesa. […] Sì, magari qualcuno storcerà la bocca per l'accostamento irriverente: ma che c'entra il populismo, è una categoria politica, forse mediatica, non religiosa. Odora troppo di Grillo e Berlusconi. E invece la matrice originaria del populismo è cristiana, evangelica, francescana. Deriva dal Popolo di Dio, dall'uguaglianza delle anime davanti a Lui, dal paradiso per tutti gli uomini di buona volontà, dal primato dei poveri e dei bisognosi. Sul versante opposto c'è la visione aristocratica e selettiva della vita, del potere, della società. Non a caso i primi movimenti politici del novecento che si ispirarono alla dottrina sociale della Chiesa si chiamarono popolari. Certo il popolarismo non è il populismo, ma a volte quanto gli somiglia... Per superare la crisi della Chiesa, la scristianizzazione del mondo esterno e il degrado del suo mondo interno, si apre la scommessa populista e pauperista. Forse non basterà per rievangelizzare il mondo e risanare le piaghe della Chiesa, ma serve a rianimare la devozione popolare, sia nel povero sud del pianeta che nell'Europa ripiombata tra gli spettri della miseria. Quella è la via che vuol perseguire questo Papa «populista». O se volete una definizione più vezzosa, chiamatelo papulismo. Per carità, Papa Francesco piace davvero alla gente. È un pretone alla mano, nonostante sia gesuita, è comunicativo e gestuale, parla il linguaggio dei parroci d'una volta, esprime una fede elementare in Dio e nella Madonna, parla del Diavolo e dei poveri. Il suo linguaggio ricorda i preti dell'infanzia, le bizzoche del catechismo, ma ricorda anche la Madonna dei poveri come chiamavano in Argentina Evita Perón. Nel suo richiamo ai poveri ci sarà forse una reminiscenza della sua gioventù argentina, oltre che un ricordo dell'emigrazione dei suoi genitori».

Dopo di lui anche Franco Cardini, medievalista di mai rinnegate ascendenze «social-nazionali», sottolineava le origini e la matrice popolare della formazione dell’ex arcivescovo di Buenos Aires: «Il mite Bergoglio, in realtà, è un duro: nel suo paese lo sapevano bene. Forse non è sfuggito proprio a tutti quelli che l’8 luglio hanno seguito la «diretta» di RAI 1 che, all’arrivo del Papa, una voce scandiva da un altoparlante, in perfetto italiano ma forse con una lontana inflessione iberica, lo slogan «Si sente, si sente, il Papa è qui presente!». Può darsi che agli italiani che non sanno nulla dell’Argentina quella frase sia apparsa «innocente». Ma quanti della nostra sorella latinoamericana conoscono viceversa qualcosa avranno senza dubbio colto l’allusione: così, l’8 luglio 2013, si è salutato l’arrivo di quell’argentino oriundo piemontese, esattamente con lo stesso slogan con il quale, nel 1974, la folla di Buenos Aires aveva accompagnato all’estrema dimora un altro argentino d’Italia, l’oriundo veneto Juan Domingo Perón: Se siente, se siente, Perón está presente!».

Analoga chiave di lettura viene offerta in un primo tempo dal direttore Blondet, quando scrive:

«Jorge Maria Bergoglio è un peronista. Come tanti sudamericani e tutti gli argentini di destra o sinistra non importa, è intriso della mentalità e degli stili impressi dalla lunga, cordiale dittatura di Jean Domingo Peròn e dalla sua adorata consorte, Evita, oggetto di indiscussa iperdulìa. Peròn, cattolicissimo, vinse le sue prime elezioni con lo slogan «Dios, Patria y justicia Social»; la sua idea di economia era ispirata alla dottrina sociale della Chiesa, e «caratterizzate da una forte critica al capitalismo e alle sue strutture d’ingiustizia, sfruttamento e oppressione sociale, senza per questo cadere in derive comuniste»: stesse idee ancor oggi nutrite e praticate da Bergoglio. Da studente si fece punire per essere andato in classe con il distintivo peronista in vista; da giovane prete, divenne padre spirituale della formazione peronista Guardia de Hierro, fautrice di una terza via tra le due violenze peroniste, filocomunista-montoneros e destrista Tripla A – già, perché il peronismo in Argentina è «tutto», un mistico tutto che comprende Evita e la giustizia sociale come sogno, e mantiene e contiene il nero e il rosso... e l’anti-americanismo, l’anticapitalismo come tratto comune. Già. Provate a vedere Bergoglio in chiave peronista, e tutto diventa più chiaro: la sua informalità e il suo autoritarismo cordiale e paternalista, la sua «modernità» apparente unita a vera fede senza rispetti umani. Peronismo è stato il suo primo gesto di richiesta di benedizione: gesto – come insuperabilmente sottolinea Andrae Virga – «di un capo carismatico che, con l’appoggio delle masse, intende rovesciare le vecchie élites ramificate, in favore di una struttura di potere più piramidale». Si capiscono e condonano anche certi suoi pressapochismi e ineleganze plebee: in ogni peronista cova una simpatia caratteriale per i descamisados. In questo, rincresce riconoscerlo, è ovvio che uno come lui, che ha passato la vita nella specialissima esperienza argentina, non ha alcuna particolare simpatia per i fautori della Messa in latino, fra cui mi pongo. […] Per un sudamericano cattolico, la richiesta della Messa in latino evoca i generali liberisti e filo-amnericani, la Tripla A; evoca il «dottor Plinio» Correa De Oliveira, la sua Tradiçao Familia Propriedad che – pur con tutti i suoi meriti di banditrice della «dottrina contro-rivoluzionaria» – sul piano sociologico, economico e politico, in Latino America è strumento delle classi possidenti, latifondiste, subalterne agli interessi delle multinazionali Usa, e feroci protettrici dei propri privilegi».

Considerazioni non dissimili quelle di Luigi Copertino:

«Che Papa Francesco possa suscitare perplessità per la sensibilità di certi cattolici non abituati al «fuoco» del Cattolicesimo latino-americano, così popolare, così mariano, così missionario, così «ispanico», è evidente. Perplessità le ha, inizialmente, suscitate anche nello scrivente, benché per cose di secondo piano. …Perplessità che tuttavia sono state poi dissipate. Un po’ alla volta si fece più chiaro quale fosse il pensiero di Papa Bergoglio. Sul tema della «Chiesa povera», per restare in argomento. Se inizialmente sembrò un richiamo «pauperistico» e perciò utopistico, in realtà – forse alcuni hanno iniziato a capirlo solo in questi giorni della sua visita ad Assisi dove ha distinto tra «mondanità» perenne tentazione per la Chiesa ed uso dei beni materiali – Papa Francesco non ha mai invocato lo smantellamento dei beni ecclesiastici. Egli invece va invocando la povertà ecclesiale ossia quella dei membri della Chiesa e soprattutto della gerarchia. Le ricchezze della Chiesa, infatti, sono, insieme ai mezzi per mandare avanti le innumerevoli iniziative di carità per «sfamare gli affamati, dissetare gli assetati, vestire gli ignudi», le chiese, le abbazie, le opere d'arte: tutto quel che nei secoli di grande e di bello la Chiesa ci ha donato. Sono i sacerdoti e gli abati (e i laici) a dover praticare la povertà personale, per dare esempio, anche quando, e soprattutto se, sono al tempo stesso detentori di beni templari, liturgici ed artistici. I quali, del resto, – questo è il punto – non sono cose loro ma di Dio ed al servizio della Gloria di Dio. Nella Chiesa, Maestosità ed Umiltà di Dio si danno sempre congiuntamente, mai contraddittoriamente. Detto questo però bisogna aggiungere che se lo stracciarsi le vesti viene (è il caso anche di molti cattolici) da chi confonde tradizionalismo e liberismo, da chi mette insieme fede e capitalismo, Dio e globalizzazione finanziaria, ben venga, allora, una scossa come quella che Papa Bergoglio sta dando alla Chiesa: se non altro per ricordare, a coloro che confondono Tradizione e conservazione delle iniquità sociali, che nel XIX secolo, e per buona parte del XX, i cattolici intransigenti erano su posizioni anti-liberali, in politica, ed anti-liberiste, in economia, e non solo, dunque, anticomuniste. Don Bosco faceva il prete sindacalista, certo in modo squisitamente cristiano, per tutelare i suoi ragazzi quando li affidava come apprendisti a qualche imprenditore nella Torino della borghesia liberale ed affaristica di Cavour e soci. Il mondo, oggi, si sta nuovamente riempiendo di tante e tanto grandi ingiustizie sociali, persino nelle nostre contrade dove credevamo di averle definitivamente superate. Sicché se a difendere i poveri, i disoccupati, i lavoratori, i padri e le madri di famiglia che non riescono più a sfamare o assicurare un futuro ai figli, perché la finanza apolide e globale così ha deciso, rimane solo il Papa, come già fu nel XIX secolo, la Chiesa non solo ne guadagnerà di immagine ma dimostrerà quel che Essa è sempre stata ossia l’unica vera Madre protettrice della povera gente. Lo scrivente non è scandalizzato affatto da tutto questo, anzi è ancor più orgogliosamente cristiano e non può che gioire se tanto fariseismo e moralismo ipocrita vengono messi a nudo anche fra i cristiani.

Sono argomentazioni, queste, con cui per un verso non si può che concordare: la necessaria opzione preferenziale per i poveri da parte della Chiesa ha radici profonde, medievali e diventa «programma politico» proprio nella Modernità. La Chiesa del secolo XIX propone una critica radicale alle ideologie della modernità a partire da quella liberale, liberista, libertaria ed è sulla base delle identiche premesse materialistiche liberali che essa contesta la falsa emancipazione sociale proposta dalle ideologie socialiste ed è in base a questa medesima critica che essa condanna il modernismo, come forma di infiltrazione teologica all’interno del pensiero cattolico delle idee liberali. In effetti occorre riconoscere con soddisfazione e ammirazione quanto il Papa ha detto nella recentissima esortazione apostolica «Evangelii Gaudium». Vi sono in questo documento autentiche staffilate nei confronti del primato dell’economia e della bruttezza e tristezza che esso ingenera nella vita degli uomini e della società. Sono passi che, oltre a scaldare il cuore dei credenti, pongono il papato in questo momento come autorità politica (e non solo morale!) in grado di opporsi al demoniaco sistema di potere globalizzante in atto ed in grado non lasciare all’Islam il monopolio della resistenza al processo di globalizzazione occidentalista.

Riportiamo a beneficio del lettore qualche stralcio della critica a tratti persino feroce che Francesco I indirizza al nuovo ordine mondiale, basato sulla finanza, sullo sfruttamento, sulla iniquità (anzi sulla inequità, come più volte, magari per un refuso voluto, è scritto nel documento), sulla illusione e - al contrario di ciò che ci viene ripetuto sui giornali moderati e progressisti dei salotti buoni e di quelli meno buoni - sulla reale incapacità che «la mano invisibile del mercato» lasciata a se stessa ha di generare un reale progresso e di realizzare davvero il bene comune:

«L’umanità vive in questo momento una svolta storica che possiamo vedere nei progressi che si producono in diversi campi. Si devono lodare i successi che contribuiscono al benessere delle persone, per esempio nell’ambito della salute, dell’educazione e della comunicazione. Non possiamo tuttavia dimenticare che la maggior parte degli uomini e delle donne del nostro tempo vivono una quotidiana precarietà, con conseguenze funeste. Aumentano alcune patologie. Il timore e la disperazione si impadroniscono del cuore di numerose persone, persino nei cosiddetti paesi ricchi. La gioia di vivere frequentemente si spegne, crescono la mancanza di rispetto e la violenza, l’iniquità diventa sempre più evidente. Bisogna lottare per vivere e, spesso, per vivere con poca dignità. Questo cambiamento epocale è stato causato dai balzi enormi che, per qualità, quantità, velocità e accumulazione, si verificano nel progresso scientifico, nelle innovazioni tecnologiche e nelle loro rapide applicazioni in diversi ambiti della natura e della vita. Siamo nell’era della conoscenza e dell’informazione, fonte di nuove forme di un potere molto spesso anonimo […] Così come il comandamento «non uccidere» pone un limite chiaro per assicurare il valore della vita umana, oggi dobbiamo dire «no a un’economia dell’esclusione e della iniquità». Questa economia uccide… oggi tutto entra nel gioco della competitività e della legge del più forte, dove il potente mangia il più debole. Come conseguenza di questa situazione, grandi masse di popolazione si vedono escluse ed emarginate: senza lavoro, senza prospettive, senza vie di uscita. Si considera l’essere umano in se stesso come un bene di consumo, che si può usare e poi gettare. Abbiamo dato inizio alla cultura dello «scarto» che, addirittura, viene promossa. Non si tratta più semplicemente del fenomeno dello sfruttamento e dell’oppressione, ma di qualcosa di nuovo: con l’esclusione resta colpita, nella sua stessa radice, l’appartenenza alla società in cui si vive, dal momento che in essa non si sta nei bassifondi, nella periferia, o senza potere, bensì si sta fuori. Gli esclusi non sono «sfruttati» ma rifiuti, «avanzi». In questo contesto, alcuni ancora difendono le teorie della «ricaduta favorevole», che presuppongono che ogni crescita economica, favorita dal libero mercato, riesce a produrre di per sé una maggiore equità e inclusione sociale nel mondo. Questa opinione, che non è mai stata confermata dai fatti, esprime una fiducia grossolana e ingenua nella bontà di coloro che detengono il potere economico e nei meccanismi sacralizzati del sistema economico imperante […] Una delle cause di questa situazione si trova nella relazione che abbiamo stabilito con il denaro, poiché accettiamo pacificamente il suo predomino su di noi e sulle nostre società. La crisi finanziaria che attraversiamo ci fa dimenticare che alla sua origine vi è una profonda crisi antropologica: la negazione del primato dell’essere umano! […] Mentre i guadagni di pochi crescono esponenzialmente, quelli della maggioranza si collocano sempre più distanti dal benessere di questa minoranza felice. Tale squilibrio procede da ideologie che difendono l’autonomia assoluta dei mercati e la speculazione finanziaria. Perciò negano il diritto di controllo degli Stati, incaricati di vigilare per la tutela del bene comune. Si instaura una nuova tirannia invisibile, a volte virtuale, che impone, in modo unilaterale e implacabile, le sue leggi e le sue regole. Inoltre, il debito e i suoi interessi allontanano i Paesi dalle possibilità praticabili della loro economia e i cittadini dal loro reale potere d’acquisto. A tutto ciò si aggiunge una corruzione ramificata e un’evasione fiscale egoista, che hanno assunto dimensioni mondiali. La brama del potere e dell’avere non conosce limiti. In questo sistema, che tende a fagocitare tutto al fine di accrescere i benefici, qualunque cosa che sia fragile, come l’ambiente, rimane indifesa rispetto agli interessi del mercato divinizzato, trasformati in regola assoluta… Dietro questo atteggiamento si nascondono il rifiuto dell’etica e il rifiuto di Dio… In tal senso, esorto gli esperti finanziari e i governanti dei vari Paesi a considerare le parole di un saggio dell’antichità: « Non condividere i propri beni con i poveri significa derubarli e privarli della vita. I beni che possediamo non sono nostri, ma loro »…  Una riforma finanziaria che non ignori l’etica richiederebbe un vigoroso cambio di atteggiamento da parte dei dirigenti politici, che esorto ad affrontare questa sfida con determinazione e con lungimiranza, senza ignorare, naturalmente, la specificità di ogni contesto. Il denaro deve servire e non governare! Il Papa ama tutti, ricchi e poveri, ma ha l’obbligo, in nome di Cristo, di ricordare che i ricchi devono aiutare i poveri, rispettarli e promuoverli. Vi esorto alla solidarietà disinteressata e ad un ritorno dell’economia e della finanza ad un’etica in favore dell’essere umano… Oggi da molte parti si reclama maggiore sicurezza. Ma fino a quando non si eliminano l’esclusione e l’iniquità nella società e tra i diversi popoli sarà impossibile sradicare la violenza. Si accusano della violenza i poveri e le popolazioni più povere, ma, senza uguaglianza di opportunità, le diverse forme di aggressione e di guerra troveranno un terreno fertile che prima o poi provocherà l’esplosione. … la disparità sociale genera prima o poi una violenza che la corsa agli armamenti non risolve né risolverà mai. Essa serve solo a cercare di ingannare coloro che reclamano maggiore sicurezza, come se oggi non sapessimo che le armi e la repressione violenta, invece di apportare soluzioni, creano nuovi e peggiori conflitti. Alcuni semplicemente si compiacciono incolpando i poveri e i paesi poveri dei propri mali, con indebite generalizzazioni, e pretendono di trovare la soluzione in una «educazione» che li tranquillizzi e li trasformi in esseri addomesticati e inoffensivi. Questo diventa ancora più irritante se gli esclusi vedono crescere questo cancro sociale che è la corruzione profondamente radicata in molti Paesi – nei governi, nell’imprenditoria e nelle istituzioni – qualunque sia l’ideologia politica dei governanti».

E tuttavia, come ha ben notato il direttore Blondet, è come se a fianco di questo Papa, o dentro di lui, ve ne fosse un altro, uno che con questa Tradizione ha poco a che fare, uno non tanto giustizialista, ma quasi giacobino, uno non buono, ma buonista, una specie di «doppio» che in taluni casi prevale: sempre in taluni circostanze sembra esserci, a fianco di quella umile, semplice e spontanea, una personalità estetizzante, provocatoria, talvolta al limite del narcisismo, spregiudicata e al contempo intellettualmente fragile, culturalmente ambigua, teologicamente contraddittoria. È come se l’altra faccia di Francesco I sia quella di Narciso-Vanesio I. Ed è questa l’immagine che il potere preferisce e propaganda.

È il Pontefice che sembra elogiare il primato della coscienza sulla verità, quello che condanna il proselitismo, quello secondo cui «la dinamica di lettura del Vangelo attualizzata nell’oggi che è stata propria del Concilio è assolutamente irreversibile», quello che entusiasma il pensiero laicista, che esalta i teologi progressisti e modernisti, che scatena tutti i novatori temporaneamente sedati dal breve pontificato di Benedetto XVI. C’è chi invoca un Vaticano III, chi pensa che sia già iniziato con la «teologia della prassi» del nuovo Pontefice, che sia in atto una sorta di concilio permanente secondo il desiderio del cardinal Martini in questa specie di «primo pontificato in streaming».

Talune affermazioni del Pontefice hanno lasciato tutti sconcertati, persino coloro che le condividono, al punto che Eugenio Scalfari nella puntata di «Otto e mezzo» del 16 settembre - cito testualmente - gongola:

«Quello che mi ha colpito di più sono due cose: […]il Papa dice che la verità non è assoluta, ma una verità di relazione: cioè i cattolici giudicano dal loro punto di vista… quelli che hanno fede… ma, nel quadro della fede però il loro giudizio è dal loro punto di vista. Parliamo del rapporto fede-ragione che è uno dei cardini dell’architettura religiosa. Questa è una cosa. La cosa importante che lui dice è che i non credenti debbono obbedire alla propria coscienza e questa è la sfida dei non credenti. Loro non hanno una verità rivelata perché non credono. Lei è un non credente? - gli domanda Lilli Gruber. Risponde Scalfari: «Io sono un non credente. Non solo sono un non credente, ma non cerco Dio, no non cerco Dio…. so che la nostra mente non arriva a darsi ragione dell’esistenza di una trascendenza e quindi la nostra mente ha il pensiero di Dio, ma non lo configura. […] Allora papa Francesco accetta che la verità anche per i credenti è sempre una verità in relazione al loro giudizio. Per i non credenti la verità è la propria coscienza e quindi l’autonomia. E quindi se il suo predecessore disse che il relativismo era il nemico principale della fede, lui non dice questo, dice l’incontrario. Questo è quindi uno degli aspetti principali. L’altro degli aspetti principali è quando lui risponde a una mia domanda: quando la nostra specie finirà non ci sarà più nessuno in grado di pensare Dio e quindi Dio sarà morto. Allora lui dice: Dio è una realtà (è ovvio è il Papa ci mancherebbe pure …!). Quando la nostra specie finirà, perché effimera, a quel punto la luce di Dio entrerà tutta in tutti --- dice esattamente così: entra tutta in tutti, il che vuol dire che Dio diventa non più trascendente ma immanente, cosa che probabilmente sfugge a chi non segue bene queste cose, ma il Papa dice che alla fine dei tempi la luce, perché Dio è luce, la luce di Dio entra tutta in tutti: vuol dire che Dio si identifica con le anime, tutta in tutti e questa è l’immanenza, non è più la trascendenza».

Con buona pace di tutti i «normalisti», l’ermeneutica di Scalfari è fondata ed è parso ad un certo momento davvero che, per dirla con il Catechismo della Chiesa cattolica si stesse realizzando «la forma di una impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell'apostasia dalla verità».

Confortata dal nuovo corso, la «Chiesa della misericordia», da Francesco I evocata a più riprese, pure - ne sono sicuro - contro il suo intendimento, si mostra da subito attraverso i suoi «funzionari ecclesiastici» di una ferocia implacabile (la vicenda dei francescani dell’Immacolata è un’autentica vergogna!) e trova subito zelanti interpreti «a teologia variabile» più papisti del Papa (è la triste sorte toccata a Palmaro e Gnocchi). Ovunque si respira, a partire dalle parrocchie, un’aria da resa dei conti finale contro tutti coloro che, in ambito ecclesiale, partendo dalla Tradizione, si sono resi protagonisti e interpreti di una forma di «critico amore» verso tutte le ambiguità che negli ultimi cinquant’anni hanno portato troppo spesso alla perdita del cuore della fede.

Questo clima plumbeo si è accompagnato nei mesi scorsi ad un conformismo codino, che ha impedito a chi ne è stato interprete persino di chiamare le cose col loro nome, sicché per tutti costoro le contraddizioni del Papa (rilevate testualmente dallo stesso Scalfari) non esisterebbero, le ambiguità sarebbero stati solo fraintendimenti del suo autentico pensiero, come se l’infallibilità papale garantisca il magistero persino via Twitter, quasi che il cinguettio digitale non sia quello di un social network, ma quello della colomba dello Spirito Santo.

Per fortuna, improvvisamente, tra il coro degli osanna e le adulazioni dei «cortigiani della nuova curia anticuriale», mentre «fior di monsignori paraculo» tentano subito di rifarsi una verginità ed una credibilità, persino acquistando vecchie auto per ostentare farisaicamente una improbabile sobrietà capace di conformarsi al nuovo «corso bergogliano», si è levata solitaria, innocente, rivoluzionaria, infantile e perciò evangelicamente vera e «scandalosa» la voce di chi (Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro), evidentemente il Papa lo amano davvero. Avere il coraggio da soli e «a mani nude» di dire, anzi di scrivere «Questo Papa non ci piace» e di farlo non a difesa di interessi di bottega, di politica ecclesiale, di lobbies teologiche, ma proprio a difesa del Papa e della Verità della Chiesa, dimostra che ci si può arrabbiare e ci si arrabbia davvero solo per amore.

È stata la voce che ha rotto un silenzio cupo e ipocrita, è stata una voce simile a quella del bambino della favola della «Re nudo», è stato lo scandalo di chi ha gridato il suo dolore per tutto ciò che non capisce e per tutto ciò che lo ha ferito, senza infingimenti o perplessità, senza circolocuzioni, senza ipocrisie, senza paludamenti curiali, senza sottigliezze clericali, senza astuzie intellettuali, col coraggio del cuore puro, col linguaggio evangelico del «sì sì, no no».

E infatti hanno evangelicamente pagato subito, senza neanche preavviso: licenziati in tronco da radio Maria, il cui direttore, se possibile, ha dimostrato ancora una volta come le radici dorotee, cioè democristiane, siano talvolta ben più profonde delle tanto sbandierate radici cristiane. Non bastasse i due (Gnocchi e Palmaro , intendo!) sono stati subissati da critiche di vaticanisti di professione, pronti ad estrarre il cartellino giallo e persino quello rosso, nella veste per qualcuno inedita di «zuavo pontificio». Intorno a loro un silenzio assordante e un vuoto pieno di timor panico, a fugare anche solo il sospetto di connivenza con i due reprobi.

Peccato che da qualche tempo a questa parte sia stato lo stesso Papa Francesco a rendersi conto di averle talvolta sparate un po’ grosse: può darsi sia stato lo stesso Benedetto XVI ad invitarlo ad una maggiore prudenza, può darsi sia stato qualcuno dei suoi collaboratori a fargli notare che il suo pensiero era stato equivocato in qualche caso era proprio erroneo. Si dice che siano state anche le critiche appassionate e sincere di Gnocchi e Palmaro (cui il Papa ha telefonato per informarsi del suo stato di salute) a farlo riflettere. Ipotesi non confermate: certo è che le molte preghiere che accompagnano questo Pontificato, tra cui di certo quelle intense di tutti coloro che credono nella Chiesa di sempre, non possono che aver aiutato a far capire al Papa la necessità di confermare nella Fede e di confermare la Fede, della quale egli non è padrone, ma depositario.

Dicevamo di un «qualche» cambio di direzione, di puntualizzazioni, di precisazioni: segno che, alla faccia di tutti i normalisti che oggi dicono «avete visto, avevamo ragione noi, ve l’avevamo detto che il pensiero del Papa era in realtà in linea con la dottrina della Chiesa», qualche cosa di storto c’era. E dunque erano Gnocchi e Palmaro ad aver visto giusto, era loro la ragione per aver lanciato l’allarme. Se non ci fosse stato equivoco, non ci sarebbe stato bisogno di chiarimento: invece l’equivoco c’è stato (eccome se c’è stato!), tanto che da parte vaticana si è riconosciuto esserci stati - cito testualmente - «qualche equivoco, un errore o imprecisione» e infine una critica allo «spirito di mondanità che ci porta a questa voglia di essere progressisti, al pensiero unico».  È stato Sandro Magister ad informarci di almeno quattro episodi che starebbero a indicare un cambio di direzione nella predicazione del Pontefice e nella strategia comunicativa di «oltre Tevere».

Partiamo dal ritiro - in data 15 novembre - della trascrizione del colloquio tra Eugenio Scalfari ed il Papa dal sito del Vaticano, con la motivazione ufficiale che «c’era qualche equivoco e dibattito sul suo valore» Segue la lettera inviata a monsignor Marchetto a proposito della interpretazione del concilio Vaticano II (ricordiamo che monsignor Marchetto è stato il primo a dare il via ad una lettura critica del concilio Vaticano II, in opposizione a quella celebrativa e tutta apologetica proposta dalla «scuola di Bologna» di Alberigo e Melloni). Con questa lettera Papa Francesco corregge per sua esplicita ammissione l’ intervista da lui rilasciata a "La Civiltà Cattolica» ed ha voluto che questa lettera fosse letta in pubblico. Eccone il testo:

«Caro Mons. Marchetto, con queste righe desidero farmi a Lei vicino e unirmi all’atto di presentazione del libro: «Primato pontificio ed episcopato. Dal primo millennio al Concilio ecumenico Vaticano II». Le chiedo che mi senta spiritualmente presente. La tematica del libro è un omaggio all’amore che Ella porta alla Chiesa, un amore leale e al tempo stesso poetico. La lealtà e la poesia non sono oggetto di commercio: non si comprano, né si vendono, sono semplicemente virtù radicate in un cuore di figlio che sente la Chiesa come Madre; o per essere più preciso, e dirlo con »aria» ignaziana di famiglia, come «la Santa Madre Chiesa gerarchica». Questo amore Lei lo ha manifestato in molti modi, incluso correggendo un errore o imprecisione da parte mia, – e di ciò La ringrazio di cuore –, ma soprattutto si è manifestato in tutta la sua purezza negli studi fatti sul Concilio Vaticano II. Una volta Le ho detto, caro Mons. Marchetto, e oggi desidero ripeterlo, che La considero il migliore ermeneuta del Concilio Vaticano II. So che è un dono di Dio, ma so anche che Ella lo ha fatto fruttificare. Le sono grato per tutto il bene che Lei ci fa con la sua testimonianza di amore alla Chiesa e chiedo al Signore che ne sia ricompensato abbondantemente. Le chiedo per favore che non si dimentichi di pregare per me.?Che Gesù La benedica e la Vergine Santa La protegga. Fraternamente, Francesco Vaticano 7 Ottobre 2013».

Ricevendo il 31 ottobre il cardinale Darío Castrillón Hoyos, il Papa gli ha assicurato di “non avere problemi con il rito romano straordinario e con quanti lo seguono, secondo lo spirito indicato nel motu proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI”). Ma forse la svolta più significativa del pontificato, salvo sorprese che, dati i precedenti, sono tutt’altro che da escludersi, è venuta dalla «Meditazione mattutina nella Cappella della Domus Sanctae Marthae di Lunedì, 18 novembre , in cui il Papa, secondo quanto riferisce l’Osservatore Romano, se la sarebbe presa con «lo spirito del progressismo adolescente» secondo il quale, davanti a qualsiasi scelta, si pensa che sia giusto andare comunque avanti piuttosto che restare fedeli alle proprie tradizioni. Dopo aver ricordato le conseguenze per quella parte del popolo d’Israele che aveva accettato questo «pensiero unico» e si era lasciato andare a gesti sacrileghi, Papa Francesco ha sottolineato che simili atteggiamenti si riscontrano ancora «perché lo spirito della mondanità anche oggi ci porta a questa voglia di essere progressisti, al pensiero unico». Anzi: come capitava allora, quando chi era trovato in possesso del libro dell’alleanza veniva condannato a morte, succede così anche oggi in diverse parti del mondo «come abbiamo letto sui giornali in questi mesi». Negoziare la propria fedeltà a Dio è come negoziare la propria identità. E a questo proposito il Pontefice ha ricordato il libro Il padrone del mondo di Robert Hugh Benson, figlio dell’arcivescovo di Canterbury Edward White Benson, nel quale l’autore parla dello spirito del mondo e «quasi come fosse una profezia, immagina cosa accadrà. Quest’uomo, si chiamava Benson, si convertì poi al cattolicesimo e ha fatto tanto bene. Ha visto proprio quello spirito della mondanità che ci porta all’apostasia». Farà bene anche a noi, ha suggerito il Pontefice, pensare a quanto raccontato dal libro dei Maccabei, a quanto è accaduto, passo dopo passo, se decidiamo di seguire quel «progressismo adolescenziale» e fare quello che fanno tutti. E ci farà bene anche pensare a quanto è accaduto dopo, alla storia successiva alle «condanne a morte, ai sacrifici umani» che ne sono seguiti. E chiedendo «Voi pensate che oggi non si fanno sacrifici umani?», il Papa ha risposto: «Se ne fanno tanti, tanti. E ci sono delle leggi che li proteggono».

Aggiungiamo poi che, nell’Evangeli gaudium, quasi dimentico di ciò che aveva scritto a Eugenio Scalfari ed in cui, con grande soddisfazione dell’ex direttore di Repubblica, sembrava adombrare l’idea di un primato della coscienza (e quindi dell’idea che la forma) sull’essere e la realtà, Francesco scrive: «Esiste anche una tensione bipolare tra l’idea e la realtà. La realtà semplicemente è, l’idea si elabora. Tra le due si deve instaurare un dialogo costante, evitando che l’idea finisca per separarsi dalla realtà. È pericoloso vivere nel regno della sola parola, dell’immagine, del sofisma. Da qui si desume che occorre postulare un terzo principio: la realtà è superiore all’idea […] La realtà è superiore all’idea. Questo criterio è legato all’incarnazione della Parola e alla sua messa in pratica: « In questo potete riconoscere lo Spirito di Dio: ogni spirito che riconosce Gesù Cristo venuto nella carne, è da Dio » (1 Gv 4,2). Il criterio di realtà, di una Parola già incarnata e che sempre cerca di incarnarsi, è essenziale all’evangelizzazione. Ci porta, da un lato, a valorizzare la storia della Chiesa come storia di salvezza, a fare memoria dei nostri santi che hanno inculturato il Vangelo nella vita dei nostri popoli, a raccogliere la ricca tradizione bimillenaria della Chiesa, senza pretendere di elaborare un pensiero disgiunto da questo tesoro, come se volessimo inventare il Vangelo. Dall’altro lato, questo criterio ci spinge a mettere in pratica la Parola, a realizzare opere di giustizia e carità nelle quali tale Parola sia feconda. Non mettere in pratica, non condurre la Parola alla realtà, significa costruire sulla sabbia, rimanere nella pura idea e degenerare in intimismi e gnosticismi che non danno frutto, che rendono sterile il suo dinamismo».

Sembra dunque che lo stesso Pontefice si sia reso conto di quanto una certa frettolosa imprudenza nel comunicare possa produrre smarrimento tra i fedeli ed equivoci nei confronti di chi nella Chiesa non si riconosce, o ingiustificata arrendevolezza nei confronti dei nemici della Chiesa stessa. Ecco perché tra tutte le posizioni che sono emerse in questo periodo credo davvero che quella di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro sia stata quella più limpida, giusta e coraggiosa, giacché senza far mancare il giusto appoggio a quella sollecitudine sociale che il Papa ha mostrato da subito, essi hanno avuto il coraggio di dire al Papa le cose su cui aveva sbagliato, invitandolo implicitamente a fare attenzione alla possibili strumentalizzazione del suo pensiero e del suo agire.

Io credo che occorra su questa medesima linea continuare a pregare per il Papa, ma ritengo che occorra anche continuare ad essere con lui molto onesti, molto franchi, se davvero si intende - per il pochissimo che ognuno di noi può fare - aiutarlo a condurre la barca di Pietro.  Troppi sono i cortigiani che lo inviteranno a procedere «in avanti», che lo solleciteranno a sfidare la paura, che lo solleticheranno con l’adulazione del consenso del popolo. Per parte nostra noi chiediamo al Papa ancora e solo di confermarci nella Fede disempre, certo secondo il Suo stile, nel rispetto della Sua personalità e del suo carisma, ma secondo quanto ci è stato trasmesso. Ed al Papa vorremmo oggi fare presente che se è bastato un attimo, una frase, uno stralcio di un’intervista a far passare l’idea che il Papa stesse per accantonare la Verità e potesse entrare in contraddizione con i suoi predecessori, ci vorranno molte, molte, molte settimane perché quegli stessi mezzi di comunicazione possono invece riconoscere il contrario. In questo senso credo che le osservazioni di Gnocchi e Palmaro a proposito del rischio massmediatico debbano indurre il Papa ad avere più fiducia in chi magari «pregando, conta le preghiere» (come egli avrebbe rimproverato i «tradizionalisti» ed i seguaci della fraternità San Pio X, che al precedente Pontefice hanno recapitato un «bouquet»con centinaia di migliaia di rosari) rispetto a coloro che contano il suoi followers su Twitter.   Speriamo qualcuno avverta il Papa che, dopo le più recenti puntualizzazioni, due sono i rischi che corre il suo Pontificato: un cambio di atteggiamento da parte dei media, che dopo averlo adulato, lo sottoporranno ad un «trattamento critico» sottolineando che, dopo le promesse di apertura alla modernità dei suoi primi gesti da Pontefice, egli non sia coerente con quelle premesse e si sia fatto risucchiare all’interno di posizioni conservatrici. 

Altra possibilità è che l’enfasi circa il suo Pontificato da parte dei mass media continui, ma sia rivolta esclusivamente a tutti quegli aspetti  -magari secondari  - del Suo Magistero che appaiano come innovativi, per segnare tutte le discontinuità rispetto al passato e quindi, analogamente a ciò che è avvenuto con il concilio Vaticano II, sostituire il Pontificato reale con «la rappresentazione del Pontificato», facendo cioè dire e pensare al Papa cose che coincidono invece con le aspettative di chi le riferisce.

Sono convinto poi che da parte dei suoi adulatori della prima ora gli verrà rimproverata in un secondo momento una fragilità intellettuale, una labilità espressiva, una certa incapacità di essere coerente con le sue stesse premesse, una incapacità di tenere un discorso filosofico ad un livello adeguato, per farlo scivolare verso preoccupazioni pastorali o di voler operare quello stesso proselitismo, che egli in realtà dice di non voler praticare.

Nella migliore delle ipotesi i «salotti buoni», così impregnati di pensiero laico, lo guarderanno con una certa sufficienza, come si guarda uno che viene «dall’altra parte del mondo», da una provincia remota e arretrata dell’Impero e pretende di catturare gli animi oramai consumati di chi è abituato alla più raffinata e scettica delle speculazioni intellettuali.

Temo per il Papa che, terminata la luna di miele con questo stanco Occidente, si ripeta per lui l’amara esperienza toccata all’apostolo Paolo ad Atene e descritta nel capitolo 17 degli atti degli apostoli:

«Con lui discutevano pure alcuni filosofi epicurei, e stoici. Alcuni dicevano: "Che vuol dire questo cianciatore?". E gli altri: "Egli pare essere un annunziatore di divinità straniere", perché annunziava loro Gesù e la risurrezione. Così lo presero e lo condussero nell'Areopago, dicendo: "Potremmo sapere qual è questa nuova dottrina che tu proponi? Poiché tu rechi cose strane ai nostri orecchi, vogliamo dunque sapere che cosa significano queste cose". Or tutti gli Ateniesi e i forestieri che dimoravano in quella città non avevano passatempo migliore che quello di dire o ascoltare qualche novità. Allora Paolo, stando in piedi in mezzo all'Areopago, disse: "Ateniesi, io vi trovo in ogni cosa fin troppo religiosi. Poiché, passando in rassegna e osservando gli oggetti del vostro culto, ho trovato anche un altare sul quale era scritto: AL DIO SCONOSCIUTO. Quello dunque che voi adorate senza conoscerlo, io ve lo annunzio. Il Dio che ha fatto il mondo e tutte le cose che sono in esso, essendo Signore del cielo e della terra, non abita in templi fatti da mani d'uomo, e non è servito dalle mani di uomini come se avesse bisogno di qualcosa, essendo lui che dà a tutti la vita, il fiato e ogni cosa; or egli ha tratto da uno solo tutte le stirpi degli uomini, perché abitassero sopra tutta la faccia della terra, avendo determinato le epoche prestabilite e i confini della loro abitazione, affinché cercassero il Signore, se mai riuscissero a trovarlo come a tastoni, benché egli non sia lontano da ognuno di noi. Poiché in lui viviamo, ci muoviamo e siamo, come persino alcuni dei vostri poeti hanno detto: "Poiché siamo anche sua progenie". Essendo dunque noi progenie di Dio, non dobbiamo stimare che la deità sia simile all'oro o all'argento o alla pietra o alla scultura d'arte e d'invenzione umana. Ma ora, passando sopra ai tempi dell'ignoranza, Dio comanda a tutti gli uomini e dappertutto che si ravvedano. Poiché egli ha stabilito un giorno in cui giudicherà il mondo con giustizia, per mezzo di quell'uomo che egli ha stabilito; e ne ha dato prova a tutti, risuscitandolo dai morti". Quando sentirono parlare di risurrezione dei morti, alcuni lo beffavano, altri dicevano: "Su questo argomento ti ascolteremo un'altra volta". Così Paolo uscì di mezzo a loro».

In questa medesima strategia di «manipolazione» del Papato infine il pericolo è che le forti prese di posizione di Francesco I in ambito politico e sociale siano contrabbandate in maniera tale da avvalorare - Suo malgrado - l’immagine di un «Papa comunista», quindi automaticamente di un «Papa progressista e modernista», laddove invece egli sembra riprendere e attualizzare la dottrina sociale della Chiesa.

Di qui l’importanza che egli tenga conto delle osservazioni di chi si esprime criticamente nei confronti delle sue prese di posizione «filosofiche» e «teologiche». Ove egli in questo ambito non si attenga nella sostanza a quello che è l’insegnamento tradizionale della Chiesa e non usi le evangeliche «astuzia e prudenza», rischierà di trovarsi a veder demolito alla sera ciò che ha costruito alla mattina e di veder vanificato anche il suo sforzo di riaffermare la Giustizia, ove essa non si accompagni ad un identico sforzo di riaffermare la Verità tutta intera.

Non saranno mesi facili quelli che attendono il Papa, ma a Lui ricordiamo che i cattolici fedeli alla dottrina trasmessaci dalla Tradizione sono certo un po’ di irruenti e magari «ruvidi», ma che gli vogliono bene e gliene vogliono anche, anzi, ancor di più quando li sente protestare, così come vogliono bene alla Chiesa, al di fuori della quale non riuscirebbero a vivere. Al Papa auguriamo di avere al suo fianco molti collaboratori che, amandolo, abbiano sempre il coraggio di esprimere il loro pensiero, piuttosto che nuovi cortigiani disposti ad assecondarlo «a prescindere», costringendolo poi magari a imbarazzanti retromarce o puntualizzazioni postume.

Per concludere invece sulla vicenda Gnocchi-Palmaro, una riflessione per padre Livio Fanzaga.

Dato che la radio che egli dirige è la radio che più di ogni altra fa eco alle presunte apparizioni di Medjugorje, padre Livio, che su questo fenomeno ha preso una posizione non certo in linea con quella ufficiale della Chiesa (la quale, ricordiamolo, al momento afferma che il fenomeno non consta di soprannaturalità), dovrebbe trarre con coerente lucidità verso se stesso le stesse conclusioni che ha tratto per i due presunti «ribelli» al Papa, visto che proprio Papa Francesco ha di recente pronunciato, riguardo a simili presunti fenomeni soprannaturali, queste testuali parole: «La curiosità ci spinge a voler sentire che il Signore è qua oppure è là; o ci fa dire: "Ma io conosco un veggente, una veggente, che riceve lettere della Madonna, messaggi dalla Madonna". E il Papa commenta: "Ma, guardi, la Madonna è Madre, eh! E ci ama a tutti noi. Ma non è un capoufficio della Posta, per inviare messaggi tutti i giorni". "Queste novità allontanano dal Vangelo, allontanano dallo Spirito Santo, allontanano dalla pace e dalla sapienza, dalla gloria di Dio, dalla bellezza di Dio". Perché "Gesù dice che il Regno di Dio non viene in modo da attirare l'attenzione: viene nella saggezza". "Il Regno di Dio è in mezzo a voi!", dice Gesù: è "questa azione dello Spirito Santo, che ci dà la saggezza, che ci dà la pace. Il Regno di Dio non viene nella confusione, come Dio non parlò al profeta Elia nel vento, nella tormenta" ma "parlò nella soave brezza, la brezza della sapienza".

Come ha riportato sempre Sandro Magister nei giorni scorsi è tra l’altro circolato il testo di una direttiva inviata il 21 ottobre dal prefetto della congregazione per la dottrina della fede, Gerhard Ludwig Müller, ai vescovi degli Stati Uniti, tramite il nunzio apostolico in quel paese, Carlo Maria Viganò:

«Reverendo Monsignor Jenkins, Le scrivo su richiesta di Sua Eccellenza Reverendissima Gerhard Ludwig Müller, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il quale richiede che i Vescovi degli Stati Uniti siano avvisati, un’altra volta, dei seguenti fatti (con riferimento alla mia lettera del 27 febbraio 2013, con lo stesso numero di protocollo). Sua Eccellenza desidera informare i Vescovi che uno dei cosiddetti veggenti di Medjugorje, il signor Ivan Dragicevic, sarà presente ad alcuni incontri in alcune parrocchie del Paese, durante i quali illustrerà fatti riguardanti il fenomeno di Medjugorje. È stato anche anticipato che il Signor Dragicevic avrà le «apparizioni» durante questi incontri. Come lei sa bene, la Congregazione per la Dottrina della Fede sta indagando su alcuni aspetti dottrinali e disciplinari del fenomeno di Medjugorje. Per questa ragione, la Congregazione ha affermato che, riguardo la credibilità delle «apparizioni» in oggetto, tutti debbano accettare la dichiarazione, datata 10 aprile 1991, dai Vescovi della ex Repubblica Jugoslava, che dice: «Sulla base delle ricerche che sono state condotte, non è possibile affermare che ci siano state apparizioni o rivelazioni soprannaturali». Ne deriva, perciò, che i chierici e i fedeli non possono partecipare ad incontri, conferenze, o celebrazioni pubbliche in cui la credibilità di queste «apparizioni» venga data per certa. Con lo scopo, quindi, di evitare scandali e confusione, l’Arcivescovo Müller richiede che i Vescovi siano informati del caso appena possibile. Colgo questa opportunità per presentare i miei sentimenti di profonda stima, e rimango sinceramente Vostro in Cristo. Carlo Maria Viganò, Nunzio Apostolico».

Come è scritto nel Vangelo, se «con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio», l’ineffabile direttore di radio Maria, se fosse coerente, dovrebbe licenziare se stesso, in tronco e con la stessa sensibilità e delicatezza con cui ha sbattuto alla porta, senza preavviso e dopo molti anni di collaborazione gratuita, Gnocchi e Palmaro.

Ma questo certamente nessuno – Gnocchi e Palmaro in primis – lo vuole: la Chiesa della Tradizione è da sempre davvero anche la Chiesa della Misericordia.

Domenico Savino




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Commenti  

 
# ALANODELLAROCCA 2013-11-30 15:22
Sono stato ad un corso di aggiornamento per la mia professione, si parlava di psicologia e comunicazione, e mi ha colpito molto questa concetto, che tutti noi possiamo sperimentare nella sua verità (vedi operazione "accettazione dell'omosessualità"), vale a dire che "per modificare una credenza occorre modificare il linguaggio e la visualizzazione "(é il concetto cattolico: lex orandi, lex credendi. Bergoglio ha questo compito: modificare la credenza cattolica in una sorta di melassa cristiana manipolabile ad usum delphini, secondo i voleri cioè del nuovo ordine mondiale giudaico-massonico.
Una delle cose inaspettate di questa situazione è il giganteggiare teologico, dottrinale e morale di Gnocchi e Palmaro, una vera benedizione e sollievo per i cattolici senza se e senza ma
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# Rogerus 2013-11-30 16:16
Grazie di questo bell' articolo, che coglie davvero bene alcuni punti significativi. Speriamo che le cose si sviluppino nella direzione migliore,
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# NominorLeo7 2013-11-30 16:44
Recentemente mi rammaricavo col carissimo Direttore per il rarefarsi delle collaborazioni di Savino. Mi sento ristorato, risarcito. Mi sforzo di parlare sempre non di "questo papa", ma "del papa". Mi associo alla simpatia per Gnocchi e Palmaro.
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# Emanuelesparano 2013-11-30 17:27
Se le parole fossero proiettili, ci avresbbe crivellato.
Lei ed MAURIZIO BLONDET nulla avete in comune nel tema.
Il Direttore sul Pontefice ha espresso con parole sue, la difficoltà alla piena comprensione di un figlio verso il Sommo Padre Spirituale, difficolta da cui non sono distante.
Lei ci ha inondato di chiacchiere ci ha soffocato di citazioni per poi non dire nulla! Tranne la solita lagna su Gnocchi e Palmaro, che sono martiri di nulla, se non della loro Vanità intellettuale, non sono Cristeros.
Non si può dire, questo Papà non mi piace. Che cosa è un calippo!?!
Lo possono fare tutti ma non i Cattolici. Hanno sbagliato.
Come si può citare San Matteo, Si si no no, ed asfissiarci con altri, i soliti, intellettuali cui alla fine non si capisce che posizione davvero abbiano, ma si comprende bene che attendono di capire dove tira il vento per aprire i loro Genoa di parole.
Questo Papa come altri o lo capisci e allora lo segui, oppure se di cuore non comprendi rimani nel deposito della fede e preghi, Ci disse: "chi può capire capisca" voi non fate finta di aver capito, non confodete i Fratelli e Sorelle nella Fede, di confusione oggi si muore.
Il Direttore ci ha invitato al Rosario, io lo seguo.
Emanuele
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# Karl 2013-11-30 23:26
"Lei ci ha inondato di chiacchiere"

Concordo. Un alluvione di chiacchere, e lo stesso dicasi per l'articolo successivo di Buttafuoco.

E' il momento della preghiera (Rosario quotidiano) e della sequela, a questo Papa. Non delle chiacchere.
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# rasko 2013-12-03 17:14
Concordo pienamente anch'io con Emanuelesparano ,basta discorsi ampollosi e alquanto sterili,preghia mo e sosteniamo il Santo Padre con la preghiera e soprattutto facciamoci tutti quanti un bel bagno di umilta'.
W il Papa.
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# initiumit 2013-11-30 19:14
Grazie Savino per l'articolo veramente cattolico apparso sul presente sito. lei mi rinfranca con questo scritto. Ancora grazie.
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# initiumit 2013-12-03 06:46
Perché la redazione ha amputato una parte del commento?
Forse Nitoglia è intoccabile?
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# Pietro G 2013-11-30 19:48
Condivido le affermazioni di Savino e ho notato anch'io come, dopo le discutibili uscite iniziali, ci sia ora maggior prudenza da parte del Papa ad esprimersi sui temi trattati nel colloquio con Scalfari e nell'intervista.
Resta però sempre il pericolo di fraintendimenti e quindi di confusione. La fede, invece, ha bisogno di chiarezza.
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# pierocanonico 2013-11-30 21:49
Un articolo pieno di chiacchiere vuote e mezze verità. Si domandi Savino se i suoi martiri del nulla, che non sono stati licenziati da nessuno perché non erano dipendenti, hanno proferito per es. un sospiro sulla Siria in questi anni, preferendo il comodo esercizio dell'arringa strumentale sui valori non negoziabili, lasciando al Papa di fare il loro mestiere di laici, di impedire la distruzione della culla del Cristianesimo.
Tutte le apparizioni erano presunte, prima della loro fine, caro scopritore dell'acqua calda.
P.livio "non fa eco" ma diffonde da sempre direttamente i messaggi, prima dalla parrocchia, ora dalla veggente residente in Italia, col permesso canonico del proprio Vescovo, e così per tutte le sessanta Radio maria del mondo, in continua crescita senza pubblicità e col sostegno della povera gente (mi indichi un altro caso simile, nemmeno questo sito cui io sono abbonato nonostante queste ricorrenti cadute di tono), e regolarmente viene ricevuto e incoraggiato dal Papa.
Senza entrare sul problema Medugorje (se vuole le invio la mia tesi di licenza in diritto canonico summa cui laude in merito), che Lei affronta con superficialità inaccettabile, Lei, ed anche Blondet, dovrebbe rallegrarsi che P.Livio - che sempre premette di non saperne molto di politica - stia riposizionandos i sull'attenzione alla Russia Cristiana, anziché sull'Occidente pro-Nato tanto caro nei fatti in questi anni a questi utili idioti professorini dei valori non negoziabili, utili per il "solve et coagula" dei poteri forti, che sa bene come usare i tradizionalisti e progressisti sedicenti e fomentare le divisioni dentro la Chiesa
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# cgdv 2013-12-01 12:41
Complimenti per la licenza ma, pur senza dubitare dell'efficacia del digiuno indetto dal Pontefice, sosterrò sempre che è stato più efficace Putin.
Giuliano
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# Giulio 2013-12-01 22:34
Concordo.
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# rasko 2013-12-03 17:18
Io sostengo che senza il l' intervento di Dio invocato dal Papa con la giornata di digiuno ,Putin che pur ritengo sia un gigante politico non avrebbe potuto fare nulla.
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# cgdv 2013-12-04 13:17
Bravo Rasko mi ha convinto! Ci fosse stato questo Papa ai tempi in cui facevano fuori senza contrasto Milošević, Saddam e Gheddafi, nonché innumerevoli altri dei loro popoli!!
Giuliano
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# romina2004 2013-12-01 00:34
Temo che il Papa non capisco: nella sua lunghissima buro-esortazione vi sono affermazioni discutibili e subdolamente pericolosissime . Ad esempio sui maggiori poteri alle conferenze episcopali-che invece andrebbero soppresse- e sull'eucarestia. Pure sulla coscienza non torna indietro, nessun cenno alla retta coscienza o al diritto naturale. Rischiamo di trovarci una Chiesa come le squadre di calcio senza difesa; possono divertire, attirare spettatori, vincere partite, persino una coppa, ma alla lunga la bacheca è vuota o quasi e la gente si allontana. Le grandi squadre hanno sempre ottimi reparti di difesa e/o centrocampo. Se mi passate il paragone ardito, no ad una chiesa "zemaniana" o simile!
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# cgdv 2013-12-01 11:13
Senz'altro un articolo bello ed interessante. Che però arriva quando ho deciso di non interessarmi più alle vicende di Papa Francesco. Tanto, se tutto va bene ne sarò felicissimo mentre se non va è inutile che mi arrovelli. Anche se in realtà credo di aver capito a sufficienza quello che mi accade intorno. Comunque ringrazio Savino per le citazioni, che ovviamente in base a questo proponimento non conoscevo, nonché per le sue considerazioni.
Giuliano
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# gianfranco56IT 2013-12-01 12:49
Mi unisco al ringraziamento di Savino per le sue belle parole che condivido pienamente.
Spero che Gnocchi & Palmaro siano "riabilitati" a Radio Maria con un ravvedimento operoso del suo direttore.
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# sentinella1 2013-12-01 14:55
Bravissimo Savino! Condivido in pieno la sua analisi. Onore a G&P!
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# orion70 2013-12-01 17:02
A tutti i critici di questa bella summa di Savino: rileggetevela, e ne capirete il messaggio e l'intima coerenza. Cosa che invece spesso non può dirsi rileggendo i discorsi del Papa! Il quale è e resta il nostro faro in Terra, senza dimenticarsi però che Chi comanda sta più in alto.

Scusate l'afflato pessimista, ma non sognate anche voi un Papa di meno parole e più fatti? Esempi? Silenzi? Questo è il mondo della contraddizione, del troppo detto, e del buonismo un po' piacione, e a molti può (erroneamente?) sembrare che Francesco ci vada un po' a ruota.
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# astrorosa1 2013-12-01 19:19
Non comprendo bene le critiche rivolte al presente articolo.
Quando si esprime una opinione, ritengo giusto includere le considerazioni o valutazioni d'altri pensieri motivati
dagli stessi dubbi o convinzioni.
Anzi è estremamente positiva la valutazione che ne deriva.

L'attuale pontefice deve procedere
con molta attenzione cercando di prendere
il pecorone smarrito e non lasciando
le 999999999.. senza la dovuta attenzione.
Preghiamo il rosario della misericordina
come simpaticamente ci ha chiesto Papa
Francesco perchè DIO PADRE DIO FIGLIO
DIO SPIRITO SANTO E LA SANTA MADRE illuminino il suo sentiero.
Personalmente non sono in grado
d'esprimere un giusto parere,
sicuramente
il Suo intervento per il digiuno ha salvato l'umanità da una guerra.
A proposito del rosario della Divina
Misericordia ogni volta che lo recito
mi sembra di far crocifiggere Gesù
allor quando sono indegno dell'amore
spirituale di DIO.
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# BERTIEBOY 2013-12-01 23:12
Articolo bello e riflessioni condivisibili ed esposte con pacatezza.
Al contrario delle critiche feroci,
in alcuni commenti, tra l'altro non ben argomentate
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# Boanerghes 2013-12-02 00:42
Sono dello stesso avviso di cgdv 2013-12-01 11:13.
L'articolo è molto pertinente ed equilibrato, rappresenta abbastanza bene quello che è anche il mio pensiero, e ringrazio FDF perché ci da la possibilità di vedere espresse le nostre posizioni, per il tramite di mani sapienti di uomini preparati come il dottor Savino.
Ad ogni modo di parole se ne sono scritte e dette tante, in questi mesi di lutto causa la ritirata del romano pontefice, abbiamo fatto il pieno di fatti e situazioni ad un ritmo mai visto precedentemente , è come se avessimo fatto il vaccino e quindi sappiamo bene che ormai è solo tempo di silenzio e preghiera.
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# Annhilus 2013-12-02 04:47
La feccia progressista (il progressismo come diceva Siri è solo una maschera del modernismo) ovviamente bazzica anche effedieffe e le critiche scomposte all'articolo in alcuni casi lo evidenziano (ora vediamo chi ha la coda di paglia ahahahaha).

Per molti cattolici oggettivamente un pò ottusi non è facile fare l'opportuno distinguo tra papato inteso come funzione
e papa inteso come uomo che di volta in volta è chiamato a svolgere quella funzione.

Il papato è sempre uguale, in tal senso al papa è dovuto il massimo rispetto vista anche la grazia di stato che al papato è ascritta, ma il papa è sempre un uomo differente dal precedente e a parte l'agire ex-chatedra può (e quindi lo fa) errare come tutti gli uomini. Un papa può peccare, può perfino finire all'inferno, se quindi veramente lo si ama bisogna avere anche il coraggio di dirgli: caro papa, quello che fai non ci piace, non va bene!!! Questo hanno fatto Gnocchi e Palmaro quando hanno detto "questo" papa non ci piace (non il papa non ci piace, che è differente e tanto).

Quando bergoglio nel suo primo venerdì santo ha lavato i piedi ad una pregiudicata musulmana ha compiuto un abuso liturgico venendo meno ad un suo preciso dovere, (ripetendo l'errore ogni volta che per voglia di distinguersi rompe l'etichetta della ritualità tradizionale), se vuole agire in modifica alle regole liturgiche, visto che è lui il papa, le cambi e poi lavi i piedi a chi vuole, ma non può (NON PUO) violare le regole senza prima cambiarle perchè così apre ad una prassi di disobbedienza che ha letteralmente devastato la chiesa; quando ha affermato che il ramadan da frutti spirituali ha affermato una eresia (politeista) ed insieme una apostasia, perchè il culto ad un falso dio qualunque esso sia è peccato contro il primo comandamento.

Premesso questo ed espresso il mio apprezzamento per l'articolo voglio
far riflettere anche su due questioni:

1) Fanzaga in merito a questioni puramente e direttamente dottrinali va perorando eresie da anni e nessuno fa o dice nulla (papi e prefetti compresi) perchè la sua radio muove un sacco di talleri e migliaia di vecchiarelle e beghine pendono dalle sue vaneggianti esegesi mariano/apparizioniste.

2) Gnocchi e Palmaro hanno semplcemente e puntualmente espresso tutti concetti assolutamente ortodossi e dottrinalmente oltre che logicamente ineccepibili e siccome nessun dogma o precetto o catechismo dice che il singolo uomo eletto papa debba piacerci per forza, rilevo tra i due veri cattolici ed il proto-evangelico fanzaga una differenza abissale.

Ora chiudo venendo al dunque:
Non credo sia facilmente liquidabile con un semplice presupposto di inesperta e leggera inadeguatezza culturale o caratteriale l'agire di questo papa. I suoi errori palesi e che perdurano in gran parte (compreso lo scandalo dei FFI) che poi vengono seguiti
da dietrofront e correzioni assai discutibili anch'esse non possono essere sottovalutate. Volenti o nolenti quello che il papa ha fatto e sta facendo incide sulla realtà e porta conseguenze non indifferenti. Io prego per lui e per la chiesa ma non ritengo affatto utile nè auspicabile minimizzare, la chiesa stà andando a rotoli e oramai da anni, Bergoglio ha letteralmente paralizzato anche tutta la struttura e gli uffici di curia vaticana e scempi gmg a rio e dichiarazioni aeree filogay a parte, non mi pare proprio che sia chiaro dove vuole andare a parare che in altre parole significa che non si capisce dove vuole portare la barca di Pietro... ammesso che almeno lui lo sappia...
perchè leggendo la sua ultima esortazione apostolica in me sorgono solo
dubbi e timori, pagine e pagine di nulla infarcito di buonismo prosaico e democraticismo egualitarista banale e stantio. D'altro canto bergoglio afferma che "questo è il miglior momento della chiesa cattolica"... affermazione che ovviamente mi lascia interdetto forte.
Io invece sono sempre più preoccupato e il Rosario e la preghiera sono le uniche cose che trovo veramente utili, tristemente lo propone il direttore stimatissimo che è anch'egli cosciente del gravissimo momento, non certo dello stesso avviso è la pretagna progressita e la sordida sequela relativa. Questi sono fatti e non possiamo far finta di niente.
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# EMERICH 2013-12-02 11:29
Sto' applaudendo , e in piedi !
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# Militiaceleste1 2013-12-02 11:37
certo è che le molte preghiere che accompagnano questo Pontificato, tra cui di certo quelle intense di tutti coloro che credono nella Chiesa di sempre, non possono che aver aiutato a far capire al Papa la necessità di confermare nella Fede e di confermare la Fede
CONCORDO: dobbiamo stargli vicino non esaltando certe scelte da rotocalco, ma come poteva starli vicino un credente cattolico romano di qualche secolo fa, quando non c'erano i mass media e molti santi non sapevano nemmeno quale fosse la faccia del papa. Ogni giorno, al mettino ad esempio, una preghiera con indulgenza parziale che così recita: PREGHIAMO PER IL SANTO PADRE, IL PAPA.., IL SIGNORE GLI DIA FELICITA' GRAZIE (aggiungo: e assistenza da parte dello Spirito Santo) E NON LO CONSEGNI NELLE MANI DEI NEMICI, un Pater, un'Ave, un Glora.
Gli amici "tradizionalisti " possono anche coltivare una devozione per santi pontefici come S.Pio V, S.Pio X, (il beato) Pio XII- Eccetera!
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# Annhilus 2013-12-10 12:17
Se invece di sollevare polemiche e proteste tutti fossero rimasti zitti (pregando in silenzio a casa loro) e nessuno avesse scritto o detto nulla sulle scempiaggini di bergoglio col piffero che ritrattavano. La correzione fraterna è un dovere di carità e una delle opere di carità spirituale è proprio l'ammonimento di chi sbaglia.
La verità non va taciuta ma gridata dai tetti e se si ama il papa a maggior ragione bisogna aiutarlo e riprenderlo quando cade in errore (perché anche un papa può sbagliare, e sarebbe ora di capirlo). Tacere non aiuta nessuno.
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# paolaerre46 2013-12-02 14:21
Amo la sintesi, e la sintesi è questa: ognuno dopo questo lunghissimo articolo si è tenuto le proprie idee. Chi era a favore dell'operato papale è rimasto tale, chi era contro altrettanto. Ognuno ha voluto cogliervi quello che desiderava. La mia sintesi è sempre questa: Bergoglio è un gesuita e con questo intendo dire: trovatemi in tutta la loro storia uno che non sapesse "bene'' quello che stava dicendo. Il resto è fumo.
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# memorare 2013-12-02 19:36
Grazie Dr. Savino per l'intelligenza delle sue argomentazioni e per il tono rispettoso e pacato. Lei ha espresso egregiamente quello che molti di noi pensano delle ultime vicende riguardo Gnocchi e Palmaro, i Francescani dell'Immacolata e le esternazioni imprudenti del Santo Padre.
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# Mec1961 2013-12-02 21:23
Ottimo Articolo. Equilibrato rispettoso ma senza concessioni alla ruffianeria.

Complimenti.
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# flaviofabbri 2013-12-03 14:54
"Spiego con un esempio: definire la Fraternità San Pio X «lefebvriana» o tradizionalista , significa fare loro un torto, cioè includerla nel novero di coloro che debbono essere vagliati nella loro Fede. La Fraternità San Pio X è semplicemente cattolica, «il di più viene dal demonio»"

La Fraternità San Pio X non e' in comunione con la chiesa Cattolica. Punto. E questo non cambia a seconda che noi la definiamo "tradizionalista " o "cattolica" o in altra maniera.

Grazie per la lezione di relativismo.
Non leggo oltre.
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# rasko 2013-12-03 17:26
Solo per non essere frainteso ci tenevo a dire che io non critico l'articolo di Savino a livello concettuale o contenutistico, semplicemente lo ritengo inutile,forse e' arrivato troppo tardi,ora e' il momento di pregare e sostenere il Santo Padre con la preghiera.
Un abbraccio a tutti in Cristo Gesu'
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# Annhilus 2013-12-10 12:02
Citazione rasko:
Solo per non essere frainteso ci tenevo a dire che io non critico l'articolo di Savino a livello concettuale o contenutistico, semplicemente lo ritengo inutile,forse e' arrivato troppo tardi,ora e' il momento di pregare e sostenere il Santo Padre con la preghiera.
Un abbraccio a tutti in Cristo Gesu'

Bergoglio è papa da 6 mesi, quando lo doveva scrivere l'articolo: la sera dell'elezione?
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# Vox Populi 2013-12-04 05:38
Si chiama "correzione fraterna".

Un grazie all'ottimo dott. Savino
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# Olaf 2013-12-04 19:18
Ringrazio di cuore l’autore di questo articolo per avermi fornito molti spunti interessanti su cui riflettere, citando estratti di articoli e Documenti ricchi di bellissima e pregnante fedeltà alla Dottrina ed alla Verità di sempre. D’altro canto, come Lo stesso suggerisce che tra cattolici è buona cosa fare, vorrei nel mio piccolo, poter esprimere alcune considerazioni cercando di seguire la logica, appunto, del “si si, no no”. Salto l’ennesimo rimando all’intervista a Repubblica perché ormai non se ne può più. Quello che mi risulta difficile da capire è come un esperto di comunicazione possa ancora cadere nella rete degli inganni “repubblichini” e della stampa laicista, sempre intenti a dividere il mondo cattolico: pompando ora la posizione dei tradizionalisti ; ora fornendo una stampella ai progressisti enfatizzando-falsificando-mistificando parole e gesti del Pontefice facendolo, appunto, apparire come dotato di “doppia personalità”. Ciò che conta del Papa sono i Suoi atti ufficiali e la Sua grandissima e granitica devozione alla Madre di Dio. Non capisco poi perché chi difenda il Santo Padre debba essere necessariamente un lacché, mentre invece chi lo attacchi (seppur “amorevolmente” ) è certamente mosso da Spirito di Verità. Papa Bergoglio non si è mai mostrato come “l’oracolo” della verità, ma ha sempre ammesso con estrema semplicità di essere un comune peccatore e come tutti soggetto all’errore. Forse dobbiamo riformulare il dogma dell’infallibil ità che, a parte le condizioni già fissate andrebbe esteso anche alle condizioni “non ex-cathedra”: in questo caso quindi interverrebbero Gnocchi e Palmaro ad ispirare il vero discernimento.

Ma veniamo al conquibus. A me Gnocchi e Palmaro piacciono moltissimo. Hanno una grande fede ed un sincero amore per la Chiesa e il Suo Capo, Cristo. Ma secondo me il loro articolo è stata una gran debacle. Non dico che non si possano muovere critiche a “Pietro uomo”. San Paolo fu il primo ad opporvisi a viso aperto (a Pietro quello “vero”). Ma un conto è affermare: “Caro Papa ti vogliamo bene ma aiutaci a capire il senso di queste tue parole”, un altro è tirare una staffilata dal titolo “Questo Papa non ci piace”. Che poi tale articolo possa aver portato dei frutti positivi, ben vengano. Il Signore miete dove non ha seminato. Ma il tono e il taglio dell’articolo non erano certamente filiali, ma avevano il sapore farisaico di chi si pone superbamente tra i “perfetti”, inutile girarci intorno. Ed è brutto vedere due giornalisti cattolici attaccare in maniera così decisa e sistematica il proprio Papa. Che poi l’intervista fatta a Scalfari sia stata cancellata e Francesco abbia “rettificato” può anche essere merito di quell’articolo, come anche no. Ricordo che mons. Ricca fu dapprima nominato dal Papa prelato dello Ior. Poi qualcuno evidentemente facendogli notare alcuni suoi“vizietti privati”, l’alto prelato è stato subito rimosso. E non mi risulta che G&P c’entrino qualcosa. Ma il punto è: perché anziché sussultare per ogni battito di ciglio di Papa Francesco non prendiamo tutti la coroncina del Santo Rosario e preghiamo per lui, come egli ci chiede da dieci mesi?

Saluti.
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# Annhilus 2013-12-10 12:11
Non è che Gnocchi e Palmaro possono andare a tappare tutte le falle aperte da bergoglio. Che dovevano fare sul caso di Ricca secondo lei scusi?

L'articolo di Gnocchi e Palmaro ha costretto il dietrofront sulle squallide pubblicazioni su repubblica ed hanno contribuito a riabilitare il papato dopo l'intervista a civiltà cattolica.

Questi due coraggiosi hanno avuto il merito di sollevare questioni evidenti e il mondo tradizionale li ha seguiti e sostenuti in larghissima parte; negare il loro contributo a questo dietrofront vaticano è semplicemente ridicolo.

Pregare per il papa va benissimo, ma non basta affatto. Hanno fatto molto di più Gnocchi e Palamro per il Papa e la Chiesa con il loro articolo che mille rosari di ipocriti e lecchini.

Se bergoglio invece di sparare bergogliate a nastro prima di parlare e scrivere badasse ad essere ortodosso e a non essere frainteso (come dicono i suoi difensori d'ufficio) nessuno "sussulterebbe", e purtroppo fesserie come quelle a lampedusa sui frutti spirituali del ramadan o quella sui gay, non sono battiti di ciglia ma veri autogol per tutta la chiesa.

Saluti in fede
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# Olaf 2013-12-11 19:15
"Non è che Gnocchi e Palmaro possono andare a tappare tutte le falle aperte da bergoglio. Che dovevano fare sul caso di Ricca secondo lei scusi?"


Niente dovevano fare, non è compito loro. Era solo un esempio per dire che capita agli esseri umani di sbagliare. Per fortuna qualcuno in Vaticano ha avuto il buon senso di informare per tempo il Papa sulla sua scelta e (cosa più importante) il Santo Padre gli ha dato ascolto.


"L'articolo di Gnocchi e Palmaro ha costretto il dietrofront sulle squallide pubblicazioni su repubblica ed hanno contribuito a riabilitare il papato dopo l'intervista a civiltà cattolica."



Forse. Ad ogni modo cercherei di considerare anche il rovescio della medaglia: quanti cattolici invece si sono allontanati dalla Chiesa a seguito di quell'articolo (Questo Papa non ci piace!)? Quante piccole fiammelle di Fede ha contribuito a spegnere? Il capo "può" (e virgoletto il può)scivolare nell'errore, ma l'accusarlo pubblicamente davanti ai propri soldati porta effetti devastanti nel morale delle truppe. Il Generale lo si riprende amorevolmente in disparte per non dare scandalo, altrimenti anziché la Chiesa amiamo il nostro ego e la nostra superbia. Lasciamo perdere cosa fece San Paolo, nessuno di noi lo è. E comunque l'Apostolo non minò mai l' autorità petrina: non disse davanti a tutti "questo Pietro non ci piace"!


"Questi due coraggiosi hanno avuto il merito di sollevare questioni evidenti e il mondo tradizionale li ha seguiti e sostenuti in larghissima parte; negare il loro contributo a questo dietrofront vaticano è semplicemente ridicolo."


"Il mondo tradizionale" come dice lei, non è la Chiesa. Coraggiosi, io credo fermamente, sono piuttosto coloro che pur di non rinnegare la propria Fede si fanno macellare. A quel tassista cristiano che in Egitto hanno tagliato la testa, credo che gliene fregasse poco o niente di Scalfari e di Repubblica. Comodo fare il tradizionalista davanti a un pc e pontificare sul Vicario di Cristo. Ma poi scusi, se ho ben capito secondo voi i luoghi corretti dove giudicare la liceità di un papato in materia di Dottrina e Fede sarebbero il Foglio e la Repubblica?! Era più pittoresco il portone della chiesa di Wittenberg...


"Pregare per il papa va benissimo, ma non basta affatto. Hanno fatto molto di più Gnocchi e Palamro per il Papa e la Chiesa con il loro articolo che mille rosari di ipocriti e lecchini."


Quindi la recita del Santo Rosario da sola non basterebbe ma occorrerebbe piuttosto dare supporto agli articoli di G&P? Deve essermi sfuggito qualcosa dei messaggi della Madonna di Fatima. E poi scusi, pregare per il Papa senza criticarlo sarebbe un pregare "ipocrita e lecchino"?



"Se bergoglio invece di sparare bergogliate a nastro prima di parlare e scrivere badasse ad essere ortodosso e a non essere frainteso (come dicono i suoi difensori d'ufficio) nessuno "sussulterebbe", e purtroppo fesserie come quelle a lampedusa sui frutti spirituali del ramadan o quella sui gay, non sono battiti di ciglia ma veri autogol per tutta la chiesa."



Non è ribattendo con le "gnocchiepalmara te" che si replica, semmai, alle "bergogliate" (che Dio mi perdoni). Chissà perchè poi tutti i tradizionalisti o sedicenti tali, si aspettano dal papa comportamenti o esternazioni più simili a un dhalai lama o a un santone orientale tipo confucio o saibaba; di quelli che hanno sempre la verità in tasca o la massima giusta al momento giusto, e non come il nostro povero Pietro dei Vangeli. Il Papa cattolico è un uomo come noi e come noi può peccare ed anche inciampare in una intervista (secondo me non l'ha fatto, ma tant'è). Ciò che lo rende infallibile ed ontologicamente diverso dai sopracitati santoni orientali è l'aiuto dello Spirito Santo che lo sostiene solo a certe condizioni: e Cristo ha voluto così (ma G&P no. Pazienza...). Dico questo anche perché le critiche che lei muove ad alcune esternazioni di Francesco, sono artefatte ed egli voleva dire assolutamente un'altra cosa (lo si capisce benissimo leggendo per intero cosa ha detto Bergoglio riguardo ai gay, al proselitismo, ecc - sul ramadan mi coglie impreparato).

Saluti.
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# montecrap 2013-12-12 09:41
Gentile Olaf,

guardi che quelli che lei chiama " tradizionalisti o sedicenti tali" non si aspettano affatto "dal papa comportamenti o esternazioni più simili a un dhalai lama o a un santone orientale", ma che il Santo Padre si comporti da Pietro e non da Simone.

Si legga bene l'Evangelii gaudium e vedrà purtroppo la piena consonanza con le "famose" interviste. Quindi ben vengano Gnocchi e Palmaro, come De Mattei per i FFI, perchè la situazione sta precipitando. Avere interi prosciutti davanti agli occhi non cambia la realtà: il Santo Padre deve avere un paraler sì sì no no, altriemnti cambi mestiere. Riprendendo il suo esempio del generael, cosa penserebbe Lei del suo comandante che nel pieno della battaglia disorientasse i suoi soldati con ordini confusi e "interpretabili".

Con cordialità, Edoardo.
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# Olaf 2013-12-12 18:04
"guardi che quelli che lei chiama " tradizionalisti o sedicenti tali" non si aspettano affatto "dal papa comportamenti o esternazioni più simili a un dhalai lama o a un santone orientale", ma che il Santo Padre si comporti da Pietro e non da Simone."

Purtroppo nei Vangeli, salvo mi sia sfuggito qualcosa, Simone si comporta talvolta da Pietro, talvolta da Simone (a seconda delle circostanze definite poi nel dogma dell'Infallibilità Papale): così è, se vi pare (diceva Pirandello)! Capisco che la figura di un Pastore sempre saggio e autoritario sia molto più allettante di un semplice uomo incline all'errore e continuamente bisognoso dell'aiuto dall'Alto, ma è proprio in virtù, e per la certezza di "quell'aiuto divino" che non mi preoccupano più di tanto le esternazioni non ex-cathedra di qualsiasi Papa.


"Si legga bene l'Evangelii gaudium e vedrà purtroppo la piena consonanza con le "famose" interviste. Quindi ben vengano Gnocchi e Palmaro, come De Mattei per i FFI, perchè la situazione sta precipitando. Avere interi prosciutti davanti agli occhi non cambia la realtà: il Santo Padre deve avere un paraler sì sì no no, altriemnti cambi mestiere. Riprendendo il suo esempio del generael, cosa penserebbe Lei del suo comandante che nel pieno della battaglia disorientasse i suoi soldati con ordini confusi e "interpretabili"."


Confesso che tutta-tutta la Evangelii Gaudium non me la sono letta, anche se con la crisi che c'è tempo libero ne ho più di prima. Gnocchi, Palmaro, e De Mattei sono una grande ricchezza per la Chiesa. Dei doni, se vogliamo. Secondo me però sono troppo precipitosi nel giudizio e troppo troppo sicuri del loro sapere e delle loro certezze (certezze da non confonere con la Fede che è altro), ma tant'è.
Ad ogni modo della Evangelii Gaudium credo che lei critichi il passo dove il papa intende affrontare una riforma della Curia che dia più spazio alle conferenze episcopali locali. Che dirle, aspettiamo di vedere cosa ne viene fuori. Cristo è Colui che fa nuove tutte le cose; perché la Chiesa non si può rinnovare tenendosi al contempo ancorata alle Sue origini e alle Sue tradizioni? Basta con la psicosi da post-Vaticano II. I bubboni scoppiati con l'ultimo Concilio sarebbero comunque emersi e forse più purulenti e dannosi che mai. Forse il Concilio ha avuto il merito di contenerli e di rilevarli in tutta la loro pericolosità. La Chiesa non inizia col Concilio Vat.II e neanche finisce con CV II. Stiamo tranquilli: non prevalebunt!

Saluti.
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# frank10 2013-12-12 19:09
"Stiamo tranquilli: non prevalebunt!"
Guarda però che nell'intera storia della Chiesa di fronte agli innumerevoli errori teologici e comportamentali , non è mai apparso Gesù in persona a dire questo è sbagliato, quello no etc
Si è progrediti sempre nella verità grazie a uomini che spesso criticavano altri sacerdoti/vescovi/perfino papi.
Del resto quasi tutti gli eretici erano ecclesiastici, sacerdoti e vescovi, un tempo come anche ora (Rahner, Chardin etc)
Quindi tranquilli se ognuno fa la sua parte, compresa quella della critica pubblica a comportamenti dubbi pubblici.
Quindi direi: ben vengano le critiche fondate (e su Bergoglio ci sono stati motivi) e se qualcuno ha parlato avventatamente, si corregga e stia più attento in futuro.

Ecco perché: "Quindi la recita del Santo Rosario da sola non basterebbe", non basta, no.
La preghiera non serve a nulla se:
1) non contribuisce a cambiarci nelle idee sbagliate
2) non ci porta a comportamenti diversi da quelli di prima
La preghiera è la base per l'azione successiva. E soprattutto in questi tempi di enorme confusione, in particolare nella Chiesa, l'azione coincide con l'ammonimento fraterno a possibili e facilissime deviazioni dalla retta dottrina.
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# montecrap 2013-12-13 08:36
Gentile Olaf,

confermo quanto dice: "nei Vangeli, salvo mi sia sfuggito qualcosa, Simone si comporta talvolta da Pietro, talvolta da Simone". Già. Però quando è Simone a parlare viene subito ripreso, o in modo molto molto forte ("vade retro satana"...), sia da nostro Signore che dagli altri apostoli (mettendo nel conto pure san Paolo).

A mio modo di vedere i problemi sono due:
- innanzitutto l'imprudenza con cui il Santo padre si muove (io come padre sono chiamato ad essere prudente per il bene dei miei figli, quindi a maggior ragione il Pontefice deve essere sommamente prudente)
- va bene l'infallibilità ex cathedra, ma le interviste famose vengono recepite dalla gente comune molto di più di una enciclica perfetta (pensi alla cassa di risonanza diversa che hanno i due tipi di documento).

Il Concilio, divenuto dogma (provi a parlarne con qualche sacerdote diocesano, e si sentirà dire che prima del CVII le cose non andavano, ma poi.....) è senza dubbio un ginepraio, ma non la causa di quanto sta accadendo, piuttosto il sintomo.
Le faccio un esempio: io vivo vicino ad Este, provincia di padova. Da un paio di mesi è cambiato il parroco del Duomo. Ebbene, questo "amministratore parrocchiale" ha deciso di eliminare il coro di gregoriano perchè ha "l'impressione che il vostro repartorio e la struttura del vostro coro si rivolga alla tradizione del passato e sia poco disponibile a guardare al futuro per cui credo non sia opportuno continuare nell'animazione della liturgia".

Cordialmente, Edoardo.
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# Olaf 2013-12-13 11:42
Caro Edoardo,

magari qualche persona vicina al Santo Padre gli ha fatto notare l'ambiguità di certe sue dichiarazioni, oltre ovviamente all'articolo di Gnocchi e Palmaro che sicuramente lo avranno scosso (visto che si è anche preso la briga di telefonare ai due bravi giornalisti e spero chiarire l'intento delle sue dichiarazioni). Ad ogni modo c'è un filmato in cui si vede Francesco che discute animosamente con il direttore di un giornale (civiltà cattolica credo). Magari il Papa avrebbe gradito che gli fosse trascritto il testo dell'intervista prima di venir pubblicata, ma ovviamente non lo possiamo sapere. Io dico, guardiamo anche a tutte le cose belle ed edificanti che Bergoglio dice (che sono il più) anziché concentrarsi sempre e solo su piccole esternazioni poco chiare e forse ambigue.

Ma al di la di tutte le discussioni, il fatto che ci dovrebbe tenere tutti col rosario in mano non è l'intervista a repubblica, ma la guerra che si sta preparando tra Roma e il sinodo dei vescovi tedeschi. Stiamo attenti che qui si profilano gli estremi per una nuova scissione. Il card. Kasper si è messo come testa di ponte per i "riformisti" tedeschi, contro l'Autorità e il Magistero Petrino difeso dal Prefetto Muller. Il fatto che dietro a Muller ci sia Francesco e che dietro Francesco ci sia Benedetto XVI è un fatto riconosciuto da molti. Si profilano gli estremi di un duello a distanza Ratzinger-Kasper che si annunciava da tempo e il Papa Emerito sapeva non avere più le forze per condurlo in prima persona, è mia opinione. Speriamo che tutto rientri e che al sinodo si trovino soluzioni in linea col Magistero, altrimenti ragazzi, rosari alla mano perché saranno "Vescovi contro Vescovi"...

Saluti.
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# montecrap 2013-12-13 21:12
Gentile Olaf,

la ringazio perla risposta e soprattutto per la interessantissi ma chiave di lettura di quanto sta succedendo in Germania.

Se posso, suggerisco la lettura di questo articolo:

http://www.chiesaepostconcilio.blogspot.it/2013/12/don-ariel-uno-scisma-di-fatto.html


Cordialmente, Edoardo.

PS: il Santo Padre è sempre nelle mie preghiere, anche se talvolta mi fa "disperare".
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# Annhilus 2014-01-14 19:17
Citazione Olaf:
"Non è che Gnocchi e Palmaro possono andare a tappare tutte le falle aperte da bergoglio. Che dovevano fare sul caso di Ricca secondo lei scusi?"


Niente dovevano fare, non è compito loro. Era solo un esempio per dire che capita agli esseri umani di sbagliare. Per fortuna qualcuno in Vaticano ha avuto il buon senso di informare per tempo il Papa sulla sua scelta e (cosa più importante) il Santo Padre gli ha dato ascolto.
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ma lo vede che parla a vanvera... non hanno fatto niente infatti... ma è lei che li rimproverava di non entrarci con questa ennesima sbandata di bergoglio

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"L'articolo di Gnocchi e Palmaro ha costretto il dietrofront sulle squallide pubblicazioni su repubblica ed hanno contribuito a riabilitare il papato dopo l'intervista a civiltà cattolica."



Forse. Ad ogni modo cercherei di considerare anche il rovescio della medaglia: quanti cattolici invece si sono allontanati dalla Chiesa a seguito di quell'articolo (Questo Papa non ci piace!)? Quante piccole fiammelle di Fede ha contribuito a spegnere? Il capo "può" (e virgoletto il può)scivolare nell'errore, ma l'accusarlo pubblicamente davanti ai propri soldati porta effetti devastanti nel morale delle truppe. Il Generale lo si riprende amorevolmente in disparte per non dare scandalo, altrimenti anziché la Chiesa amiamo il nostro ego e la nostra superbia. Lasciamo perdere cosa fece San Paolo, nessuno di noi lo è. E comunque l'Apostolo non minò mai l' autorità petrina: non disse davanti a tutti "questo Pietro non ci piace"!

Perché lei c'era al concilio di Gerusalemme??? ahahaha per come risulta a me e a tutti invece accusò pietro davanti a tutti di aver sbagliato e di essersi comportato da ipocrita, perché amava pietro e non era certo cesaropapista riguardo poi le fiammelle spente al sapor di melassa, non hanno spento nulla per il semplice fatto che se uno si fa spegnere la fede da gnocchi e palmaro che criticano il papa. figuriamoci se a criticarlo arriva odifreddi o persino Luxuria.... cerchi di non essere ridicolo...


"Questi due coraggiosi hanno avuto il merito di sollevare questioni evidenti e il mondo tradizionale li ha seguiti e sostenuti in larghissima parte; negare il loro contributo a questo dietrofront vaticano è semplicemente ridicolo."


"Il mondo tradizionale" come dice lei, non è la Chiesa. Coraggiosi, io credo fermamente, sono piuttosto coloro che pur di non rinnegare la propria Fede si fanno macellare. A quel tassista cristiano che in Egitto hanno tagliato la testa, credo che gliene fregasse poco o niente di Scalfari e di Repubblica. Comodo fare il tradizionalista davanti a un pc e pontificare sul Vicario di Cristo. Ma poi scusi, se ho ben capito secondo voi i luoghi corretti dove giudicare la liceità di un papato in materia di Dottrina e Fede sarebbero il Foglio e la Repubblica?! Era più pittoresco il portone della chiesa di Wittenberg...

ma perché scusi, lei da cove scrive da un taxi egiziano??? il mondo tradizionale non è la chiesa ??? lo dice lei... invece lo è e a pieno diritto, non è tutta la chiesa, ma è chiesa eccome e non è certo lei a potr dire il contrario.


"Pregare per il papa va benissimo, ma non basta affatto. Hanno fatto molto di più Gnocchi e Palamro per il Papa e la Chiesa con il loro articolo che mille rosari di ipocriti e lecchini."


Quindi la recita del Santo Rosario da sola non basterebbe ma occorrerebbe piuttosto dare supporto agli articoli di G&P? Deve essermi sfuggito qualcosa dei messaggi della Madonna di Fatima. E poi scusi, pregare per il Papa senza criticarlo sarebbe un pregare "ipocrita e lecchino"?

Pregare per il papa e fargli mancare all'occasione la carità della correzione fraterna sarebbe esattamente questo:
ipocrita e lecchino.



"Se bergoglio invece di sparare bergogliate a nastro prima di parlare e scrivere badasse ad essere ortodosso e a non essere frainteso (come dicono i suoi difensori d'ufficio) nessuno "sussulterebbe", e purtroppo fesserie come quelle a lampedusa sui frutti spirituali del ramadan o quella sui gay, non sono battiti di ciglia ma veri autogol per tutta la chiesa."



Non è ribattendo con le "gnocchiepalmara te" che si replica, semmai, alle "bergogliate" (che Dio mi perdoni). Chissà perchè poi tutti i tradizionalisti o sedicenti tali, si aspettano dal papa comportamenti o esternazioni più simili a un dhalai lama o a un santone orientale tipo confucio o saibaba; di quelli che hanno sempre la verità in tasca o la massima giusta al momento giusto, e non come il nostro povero Pietro dei Vangeli. Il Papa cattolico è un uomo come noi e come noi può peccare ed anche inciampare in una intervista (secondo me non l'ha fatto, ma tant'è). Ciò che lo rende infallibile ed ontologicamente diverso dai sopracitati santoni orientali è l'aiuto dello Spirito Santo che lo sostiene solo a certe condizioni: e Cristo ha voluto così (ma G&P no. Pazienza...). Dico questo anche perché le critiche che lei muove ad alcune esternazioni di Francesco, sono artefatte ed egli voleva dire assolutamente un'altra cosa (lo si capisce benissimo leggendo per intero cosa ha detto Bergoglio riguardo ai gay, al proselitismo, ecc - sul ramadan mi coglie impreparato).

Saluti.



Sul ramadan è impreparato perché è una eresia palese bella e buona che non consente arrampicate sugli specchi, riguardo poi al fatto che come lei stesso dice "il papa è uomo come tutti" non sia ipocrita, se è uomo come tutti e sbaglia come tutti, può e deve come tutti essere ripreso e anche ammonito, alla bisogna, perché farlo è carità vera e non farlo e ipocrisia e siccome lo Spirito Santo ci assiste ma non ci costringe perché non vuole, è ovvio che anche un papa rischia di peccare e può finire dannato, per evitare questo è bene alla bisogna anche la critica dura
se il fine è la Gloria di Dio.

Saluti a Lei
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# PL 2013-12-20 11:04
Voglio solo aggiungere che a me Papa Francesco piace molto. In tutto quello che ha fatto e detto fino ad ora non trovo nulla da criticare. Io mi considero tradizionalista , secondo la tradizione che inizia della predicazione degli apostoli. Nessuno di loro vestiva vesti lussuose e frequentava i palazzi eleganti. Gesù stesso frequentava le periferie della sua gente. Auspico che Papa Francesco abbia vita e forza per continuare l'opera iniziata.
Sia gloria a Dio

Pierluigi Lenzi
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# Annhilus 2014-01-14 18:57
Citazione PL:
Voglio solo aggiungere che a me Papa Francesco piace molto. In tutto quello che ha fatto e detto fino ad ora non trovo nulla da criticare. Io mi considero tradizionalista , secondo la tradizione che inizia della predicazione degli apostoli. Nessuno di loro vestiva vesti lussuose e frequentava i palazzi eleganti. Gesù stesso frequentava le periferie della sua gente. Auspico che Papa Francesco abbia vita e forza per continuare l'opera iniziata.
Sia gloria a Dio

Pierluigi Lenzi



Se è per questo neppure nessuno di loro si è mai sognato di dire chi sono io per giudicare un gay, anzi San Paolo fu piuttosto chiaro al riguardo, nessuno di loro ha mai fumato canne né ha mai pregato davanti a palloni plastica, nessuno di loro ha lavato piedi donne pregiudicate e infedeli né ha sperperato decine di milioni di euro (oltre 28 milioni) per pagliacciate a Copacabana con distribuzione dell'Eucarestia nei bicchieri di plastica e lambade di vescovi e monsignori e quando Cristo si fece lavare i piedi con una bottiglietta di olio che costava come
un casa da una donna di malaffare che fu criticata dagli apostoli, Cristo zittì gli apostoli rimproverandoli per il loro squallido perbenismo pauperista tipico di ogni vero fariseo. Risulta poi dai Vangeli stessi che Cristo andava a casa di tutti, pezzenti e signori, ricchi e poveri, cattivi e buoni ma non andava certo in giro come un pezzente qualunque, ma con vesti di valore, e quando si trovò di fronte a quelli che facevano della casa di Dio un mercato li prese a cinghiate invece di promuoverli allo ior.

Sempre sia gloria a Dio
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# Marco2012 2013-12-20 11:55
Penso che per i Cristiani Cattolici Romani sia tempo di fare Chiesa e scrivere, magari, un po' meno sulla Chiesa. Basterebbe che ognuno pensasse e praticasse "bene" la propria fede per fare un po' piu' di Chiesa.
Opinioni e/o giudizi sui papi non aiutano, purtroppo, a migliorare la Chiesa, alla fine rimangono solo mere opinioni ed ognuno potrebbe esprimere un'opinione differente. Abbiamo solo un "Papa" e sappiamo chi e' (ma lo sappiamo davvero?), tutti gli altri sono "vicari", un vicario non e' l'Originale ed un cattolico, magari uno con la "c" maiuscola, sa di dover guardare all'Originale. Tertium non datur.
L'articolo e' comunque interessante e ringrazio l'autore.
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# alphiere12 2013-12-21 18:51
e SE AVESSE Ragione Padre Kramer?
Se BXVI NON avesse abidacato volontariamente , quindi validamente? sE "Zio Ciccio" Bergoglio fosse solo (magari in buona fede) un USURPATORE.
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# Annhilus 2014-01-14 19:02
Fare chiesa non significa niente. Essere chiesa ha senso. Se per essere chiesa serve il papa allora il papa deve fare il papa, i vescovi debbono fare i vescovi, i preti debbono fare i presti e i laici debbono fare i laici. Se la chiesa è quella cattolica, sennò ognuno fa quello che gli pare e con la scusa che tanto guarda all'originale e non ai vicari si diventa tutti protestanti, altro che menare il can per l'aia.
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