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Non c’è che dire
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Quando parlo di crisi, sia chiaro che mi riferisco solo in seconda battuta a quella che si preannuncia con il suo aspetto principale di carattere finanziario, e che si continua a dire scoppierà apertamente verso la seconda metà dell’anno.
La crisi decisamente più grave non è invece solo economica.
Se analizzassimo la politica estera della UE, dove è venuta meno anche la sempre più debole anomalia francese (eredità del gollismo), constateremmo che è nel loro piegarsi supinamente agli interessi USA il senso di una vera decadenza (certo ancora aurea) che ormai attanaglia i nostri Paesi.

Buona certo, ma solo temporanea, la decisione di Germania e Francia di opporsi all’entrata di Georgia e Ukraina nella NATO patrocinata dagli Stati Uniti (ma vengono ammessi altri Paesi est-europei), contraccambiata comunque dalla spiacevole decisione russa di lasciar passare sul suo territorio aerei, convogli, rifornimenti dell’organizzazione militare atlantica (subordinata agli interessi strategici americani) verso l’Afghanistan.

Senza dubbio, nell’ambito del declino europeo, l’Italia è in prima fila; e la crescita zero, l’inflazione (ridicolmente sottovalutata dall’ISTAT) in aumento, ecc. sono il sintomo più superficiale di una vera deficienza culturale; e quando uso tale termine non mi riferisco esclusivamente a ciò che i soliti «umanisti» intendono, bensì proprio al fatto che manca una cultura scientifica, moderna, poiché il Paese non sa affrontare né i problemi della nuova rivoluzione industriale né quelli
 - connessi ma non derivati immediatamente dai primi - di una ormai irrisolvibile incapacità  di tenere il passo con i Paesi emergenti nel mondo in questa nuova epoca tendenzialmente (non ancora attualmente) policentrica.

Solo gli sclerotici avanzi del vecchio «comunismo» credono che chi inneggia allo sviluppo, lo pensi quale panacea di tutti i mali e innesco della «rivoluzione» (quella per antonomasia); chi sa ragionare, comprende invece molto bene che lo sviluppo non porta ad alcuna rivoluzione (di «quel tipo»), ma è decisivo per assolvere il compito oggi più urgente: indebolire la predominanza centrale degli USA.
Chi crede che questa finirà per collassare a causa della crisi finanziaria (magari seguita da quella reale) è un superficiale ed un illuso.
Gli USA potrebbero divenire perfino più forti in seguito ad una crisi - se fosse soltanto economico-finanziaria - di intensità anche superiore a quella di altri Paesi avanzati o in netta ascesa (quali nuove potenze, pur ancora in pectore); così come del resto accadde dopo la «grande depressione» (1929-33).
Di questo comunque in altra occasione.

Qui interessa rilevare la gravità della situazione esistente oggi in Italia, scoppi o non scoppi, con maggiore o minore virulenza, la crisi (economica) incipiente.
Non sono in grado di fare il profeta su ciò che accadrà prossimamente, ma sento «a naso» che già fra 2-3 d’anni, o pochissimo di più, ci troveremo in un panorama sociale e politico abbastanza diverso (non sono però al momento prevedibili le caratteristiche del cambiamento, e i suoi sbocchi). Si «avverte qualcosa di nuovo» (non proprio piacevole) nell’aria, pur se è ancora largamente incerto quanto accadrà.
In tale panorama, sono convinto che la sinistra (soprattutto quella detta «radicale») giocherà un ruolo ultranegativo se non ci si deciderà a spazzarla via.
La sua mentalità del «politicamente corretto» - lassismo, permissivismo, antimeritocrazia, assistenzialismo, egualitarismo livellatore di ogni merito e impegno (egualitarismo che non ha nulla a che vedere con l’eguaglianza degli individui in tema di possibilità), ecc. - affonderà del tutto il Paese.
Anche perché esiste una mistura devastante.

Da una parte, abbiamo i vecchi piciisti (a partire dal capo dello Stato) che si sono convertiti alla globalizzazione liberista, e che temono la pretesa chiusura «egoistica» dei Paesi alla ricerca di una via per salvarsi dalle difficoltà generali incombenti.
Gli stessi personaggi, o comunque quelli a loro politicamente connessi, sono però nello stesso tempo favorevoli ad uno statalismo di piena inefficienza.
Non quello statalismo che implica un’azione decisamente contrastante con la globalizzazione, e dunque capace di incrementare la potenza del proprio sistema-Paese con allargamento della sua sfera di influenza; il che sarebbe, quanto meno oggettivamente, un colpo portato alla predominanza statunitense.

No, non questo statalismo; invece quello assistenziale che alimenta la finanza (succube di quella americana alla guisa di ciò che accadde nell’infausta Repubblica di Weimar), l’industria più arretrata e meno competitiva (sul piano generale, appunto, del sistema-Paese) e una «nebulosa» sociale costituita dal lavoro dipendente del settore pubblico e da tutti quegli informi ceti che vivono, in qualche modo, sul «magna magna» generalizzato legato alla spesa statale, diramatasi in mille rivoli per mantenere, sempre più a stento, almeno un quarto della popolazione italiana a sbafo della rimanente.
E’ evidente che questi gruppi politici e questi ceti parassitari dovrebbero essere spazzati via: i primi subito, i secondi con gradualità.

Tuttavia, a fronte di una sinistra sanguisuga (nelle sue varie sfumature e gradazioni), sembra esistere per il momento soltanto una destra che lo è altrettanto.
Non dico che i loro programmi siano esattamente eguali (pur non essendo troppo dissimili); tuttavia, eguale è l’incapacità di un minimo di visione rivolta almeno al medio periodo.
Sulla crisi incipiente, non si sente proferire parola.
Sui responsabili primi della stessa - la globalizzazione liberistica e, nel nostro Paese, una finanza e una grande industria «da incubo» - non si alza il benché minimo velo.
Si sente cianciare di un improbabile - perché non pensato nei suoi strumenti dotati di qualche efficacia - controllo dell’inflazione, di aumento di salari e pensioni (giustissimo in sé, ma dovrebbe essere spiegato come non farlo restare un libro dei sogni), di un «non incremento» della pressione fiscale (quando almeno l’elettorato di destra si aspetta qualcosa di più incisivo), di sicurezza, di immigrazione, ecc.
Sulle misure strategiche decisive (da almeno suggerire), nessuno proferisce verbo.

L’unico meno inintelligente appare essere Tremonti, che tuttavia non mi sembra proporre gran che. Il richiamo ai valori è generico e di per sé non aumenta la torta da distribuire.
Più convincente la critica demistificante rivolta alla globalizzazione; critica tuttavia condotta non alla maniera di un List - che, all’epoca del predominio industriale inglese, proponeva politiche di difesa dell’industria nascente tedesca; cioè, in quel contesto storico, delle branche produttive più moderne e avanzate - bensì, al contrario, pensando alla protezione della nostra economia dai prodotti cinesi, ma quelli della prima «rivoluzione industriale» (tessili, forse macchine utensili, e poco più).
Abbastanza risibile appare poi l’enfasi posta sul «terzo settore» (finto no profit, settori dell’economia «etica», ecc.), quanto di più interstiziale e di meno incisivo ci sia in termini di sviluppo e di acquisizione di potenza (non esclusivamente economica) ai fini della competizione, di cui però si fa il panegirico (solo a parole).

C’è da essere assai preoccupati; chiunque ci governerà - e speriamo non siano tutti e due gli schieramenti insieme come in Germania - ha ottime probabilità di condurci al dissesto, nel cui ambito una certa quota della popolazione si arricchirà sfacciatamente, mentre quella stramaggioritaria sarà «messa in mutande».
D’altra parte, siamo seri: non è che l’astensione cambi qualcosa.
Io mi astengo, ho firmato anche per l’astensione, però resto sorpreso quando sento parlare di astensionismo «attivo».
Cerchiamo di essere seri: astenersi è giusto per non avallare questa carnevalata della «democrazia», ma non pone nemmeno le iniziali basi di una rivolta della popolazione che, per combinare qualcosa, dovrebbe trovare una direzione in gruppi dotati di precise e assai energiche strategie, con obiettivi prioritari, secondari, ecc.

Mettiamoci in testa che, questa volta, se dovesse esserci un qualche aumento dell’astensione, si tratterà di elettorato tradizionalmente di destra, deluso dalla sciatteria e mancanza di idee di Berlusconi & C.
I «coglioni» di sinistra (moderata o estrema che sia) correranno a votare.
Intanto, perché per alcuni vale un sedicente impegno puramente «identitario».
Il PD potrebbe proporre apertamente la redistribuzione dai salari ai profitti, e «questi» si recherebbero egualmente alle urne per scongiurare il «peggio»; se la sinistra perfino proponesse di metterli direttamente in una pentola a cuocere per offrire un saporito «bollito misto» ai Montezemolo, Bazoli, ecc., «questi» correrebbero a votare affinché «non vinca Berlusconi».

Ci sono però anche molti furbastri che non saprebbero vivere senza la spesa statale; e questa non si può più alimentare senza effettuare un forte prelievo fiscale, che tolga a tutti per dare solo a quelli mantenuti - direttamente o tramite mediazioni - dallo Stato assistenziale.
Quindi, la sinistra conterà sempre sul magazzino di voti dei nullafacenti, degli imprenditori decotti, dei finanzieri imbroglioni, ecc.
Conterà sempre sull’indefesso appoggio dei vertici confindustriali e bancari, su quello dei sindacati e dei «magnoni» del settore pubblico.

Chi si astiene fa certamente la scelta giusta; deve tuttavia ricordarsi che si troverà assieme ai delusi da una destra inetta e incapace di essere coerente con la sua ideologia.
Personalmente, questa «commistione» non mi preoccupa affatto; mi inquieta solo che certuni possano credere ad un (comunque decisamente improbabile) aumento consistente dell’astensione, in quanto sintomo di una svolta in grado di accumulare forze per quella che si pretende ancora di denominare «sinistra»: naturalmente definita alternativa o antisistema o anticapitalistica.
Mi dispiace, si va accumulando molto malcontento, ma non nel senso voluto da personaggi ancorati ad una visione molto novecentesca (e primonovecentesca) delle strutture capitalistiche.

Il panorama, come ho già detto, muterà probabilmente in periodi non troppo lunghi, ma attendiamoci molte sorprese; non le solite «bischerate» dei sinistri che si credono alternativi.
Occorrerebbero soluzioni assai diverse dalla farsa elettorale.
I tempi di crisi matureranno; tuttavia, e direi per fortuna tenendo conto di quale livello mentale essi dimostrano di avere, non se ne avvantaggeranno i «sinistri», tanto meno quelli che continuano a pestare acqua nel mortaio della loro vecchiezza dogmatica.
Questi «sinistri», come recitava uno slogan dei sessantottardi, «pagheranno caro, pagheranno tutto».
E sarà il primo passo, indispensabile, verso «la riapertura di un futuro».
Gli sciocchi si sbracciano già ora per vaticinare in quale direzione esso si aprirà.

Faranno una brutta fine; il futuro non si profetizza, si segue con spirito completamente nuovo.
Come in un racconto di Kafka, mentre si salgono i gradini di una scala, questi crescono di numero sotto i piedi e non si vede fin d’ora in quale «pianerottolo» condurranno.

Professor Gianfranco La Grassa
www.lagrassagianfranco.com


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Commenti  

 
# Claudio 2008-04-03 09:46
Alla luce di quanto detto sulla nostra sinistra (di nome e di fatto, ma nel senso di "paurosa"), vorrei sottoporre ai lettori più volenterosi un INTERESSANTISSI MO articolo di Alleanza Cattolica sull'ideologia di ispirazione teosofica detta "fabianesimo", cui la stessa sinistra si ispirerebbe grazie alle influenze del pensiero laburista, che da tale ideologia storicamente procede: http://www.alleanzacattolica.org/idis_dpf/voci/f_fabianesimo.htm Di cui qui sotto riporto l'estratto più strettamente pertinente col tema in questione: "Poiché il crollo del mito sovietico ha rimesso in gioco tutte le utopie socialiste, esse vengono ora veicolate proprio dai partiti che a tale mito facevano riferimento: [...] a fronte del reiterarsi di governi "tecnici" alla guida della Repubblica Italiana, è lecito evocare a suo proposito l'incubazione e l'incipiente realizzazione di un'ipotesi fabiana, "pragmatica" e di basso profilo ideologico, di Welfare State tecnocratico ad altissimo tasso di pressione fiscale e amministrativa, caratterizzato all'interno da una promossa e crescente atrofia del corpo sociale e all'esterno dalla riduzione a livello di sopravvivenza della sovranità  statuale in un più ampio disegno mondialista."
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# P.L. 2008-04-03 10:05
Il Prof. La Grassa scrive articoli bellissimi. E' un piacere leggerla. Lei con Blondet siete gli unici fari rimasti in questo marciume di paese
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# stefan 2008-04-03 13:11
Il professor La Grassa merita sempre un commento, se non altro per la passione civile dei suoi articoli. A riprova di quanto dice il professore, provate a viaggiare in metro o in autobus in una città  come Milano, potrete incontrare dei volti che si potevano ammirare alla bellissima mostra di Flavio Carbone di qualche anno addietro "il volto e l'anima" svoltasi a Palazzo Reale di Milano, in molti ritratti si osservava il disfacimento morale e fisico di un'epoca, lo stesso accade in quei mezzi pubblici. Se poi volete provare l'ebbrezza del voltastomaco provate a passeggiare nelle vie della Milano "In ", si possono osservare i sinistri arricchiti, exsindacalisti e altro, di solito questi vestono con la sciarpa rossa al collo, anche d'estate, si vede che soffrono di torcicollo, con grosso cane al seguito pipa in bocca, giornale sotto braccio, potete immaginare quale,come si conviene ad un illuminato intellettuale. A volte sotto elezioni si può incontrare anche qualche amministratore delegato di banca, dallo stipendio democratico di dieci milioni di euro annuo, quale compenso alla sua fedeltà  politica e di casta; passeggia vestito in modo "casual" con camica di fine seta, senza cravatta però. Logicamente questi signori a Milano hanno abitazioni di pura rappresentanza di solito i loro possedimenti si trovano a Londra o Parigi o chissà  dove, in Italia non c'è abbastanza sicurezza e poi è meglio non far vedere "cuore che non vede, cuore che non duole". Queste sono le misere considerazioni degli uomini del"sottosuolo" che ogni giorno si recano al "lavoro" lavoro tanto per dire, di solito sono attività  economiche senza futuro delle quali Milano è piena,che a fine mese, a fronte di un misero reddito pagano allo Stato il 40% di imposte per il mantenimento dell'esercito del "salame" e del " pappone buono anzi, del buon pappone". Professore è proprio vero"non c'è che dire" Cordiali saluti
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# andrea_christ_augusto_xiaoping 2008-04-03 13:18
Blondet... mi spieghi solo una cosa... l'ho tanto sentita difendere la chiesa ed il cristianesimo... ma mi spieghi allora come mai all'interno dell'opus dei viene adorato lo stesso triangolo con l'occhio simbolo dei massoni illuminati e addirittura insegnano ai novelli adepti delle tecniche per riconoscere Dio a dir poco esilaranti come il fissarsi gli occhi dinanzi allo specchio e avvicinarsi fino a cogliere l'unità  ed unicità  dell'occhio... Blondet me lo spieghi perchè lei è una persona intelligente...
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# Claudio 2008-04-03 14:36
@andrea_christ_ augusto_xiaopin g Potrebbe, gentilmente ed a miglior aiuto per tutti quanti noi lettori, offrirci lei, innanzitutto, gli estremi bibliografici delle informazioni che riporta?
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# Andrea Ventura 2008-04-03 14:40
Trattasi di una crisi epocale e non solo di sistema. Il liberalismo terminale a chi lascerà  la impoverita eredità  del capitalismo ? Sarà  possibile una rivoluzione dall'alto come si realizzò con l'intervento dello stato nell'economia negli anni trenta e quaranta ? Ora l'unico attore è il capitale finanziario, non ne scorgo altri, e il ruolo della politica è ininfluente. Siamo solo consumatori e rappresentiamo solo un potenziale problema di ordine pubblico. Vedremo ...
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# alberto 2008-04-03 14:56
non so davvero a cosa si riferisca Andrea di Gerusalemme. Anch'io infatti non condivido vari aspetti dell'Opus Dei, mentre ne apprezzo altri,ma l'adorazione del triangolo o l'esperimento allo specchio non mi risultano davvero! io vorrei sapere se l'utente dice queste cose per esperienza o per sentito dire o certe letture
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# lorenzo mattioli 2008-04-03 15:13
pultroppo temo che oltre ad aver preso nel segno , il prof. ci si stia anche illudendo che grillo (che io stimo e critico) non servira altro che a sfogare quegli istinti omicidi che gran parte dei rivoltosi ha verso "la casta"....un po come al tempo della lega. per ora solo gandi riusci a fare una rivoluzione pacifica....ma aveva anche tutte le carte a suo favore T_T.
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# Petrus 2008-04-03 15:34
L'articolo rafforza l'idea che segue: da una parte un'Italia che voterà , ed è l'Italia delle masse informi, ingenue, sprovvedute ed ignoranti; dall'altra un'Italia che non voterà , ed è l'Italia di coloro i quali, contro ogni casta e contro ogni farsa elettorale ed intellettuale, si arrogherà  il diritto ed il dovere di deridere il popolo e la plebaglia, così meschinamente succubi del potere costituito. Ebbene, una volta accettata tale umiliazione morale, causata da chi pontifica senza mettersi in gioco, senza elevarsi al piano della Metapolitica e della Cosmologia sacra, cosa resta di simili articoli e simili analisi? Dov'è il principio spirituale trascendente in codeste riflessioni? Quale orientamento o, per meglio dire, quale Oriente si propina agli intelletti dei Cattolici svegli? Tutti o quasi sono dell'avviso che la stagione politica italiana sia indegna,indecor osa, a tratti grottesca, imbarazzante e squalificante agli occhi del mondo. Tuttavia non possiamo sottrarci alle magagne dell'attuale periodo storico, a meno che non si marci uniti per la restaurazione dell' Impero (potere temporale) sotto l'autorità  Spirituale (Sacerdozio). Diversamente non vi sono, per un vero Cattolico, parentesi democratiche che reggano l'urto dei Tempi Ultimi, prossimi venturi. Allora è bene crescere intellettualmen te, cioè spiritualmente; è bene comprendere che se la politica non porterà  buoni frutti tanto meno ne porta la critica che non è volta a preservare un Principio Spirituale (in questo caso la Metapolitica coadiuva la Metafisica) ma anzi agita le passioni dei delusi e di tutti coloro che si arrendono all'impietoso incedere del Satan. In parole povere: questi sono i nostri Tempi(i tempi dell'abominio della desolazione) e dobbiamo cercare di parteciparvi attivamente, fino alla seconda venuta del Cristo transtorico, vero ed unico Restauratore universale. Scordiamoci che le cose cambino grazie alla teoresi critica di governi e democrazie. Certo, nessuno deve rinunciare alla trasformazione interiore! La soluzione può venire solo dall'edificazione interiore del Regno di Dio - in interiore hominis habitat Veritas -, fino al giorno della parousia finale dell' IperXristòs. Cordiali saluti Petrus
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# Lorenzo Malchiodi 2008-04-03 16:13
Egregio La Grassa. Mi sembra che ci sarà  abbastanza astensionismo anche a sinistra, da quello che sento dire nell'azienda metalmeccanica dove lavoro (e se lo stesso Veltroni ha fatto un appello contro l'astensionismo forse c'è una ragione). Ma sull'astensionismo sono più pessimista di lei. Credo che alla fine sia una fregatura per tutti: mi pare che, perché sia efficace, dovrebbe astenersi una percentuale impensabile. In USA e anche in paesi come l'Iran era abbastanza diffusa la linea dell'astensionismo come scelta politica consapevole e coerente, ma in tutti e due i casi è stata un fallimento totale. I vincitori fanno presto a salire sul loro carro e a dimenticarsi degli astenuti - e chi s'è visto s'è visto. L'effetto MORALE dell'astensionismo sulla classe politica credo sia da escludere, è utopia pensare che possa esserci. Occorre considerare solo l'effetto legale, ma può esserci? Lei, in occasione di queste elezioni, quali altre forme di protesta propone? Lancio una modesta proposta: astensionismo sciopero generale fatto proprio il lunedì delle elezioni.
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# licio 2008-04-03 17:02
Se la triplice sindacale, per un miracolo, divenisse anche patriottica... Ma basterebbe forse almeno una delle tre per organizzare uno sciopero del voto... Quello forse potrebbe rappresentare una svolta epocale... Ma sto solo sognando...non esiste in italia un sindacato patriottico!!!
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# Luca 2008-04-03 17:34
Con tutto il rispetto prof. La Grassa un'uomo deve saper segliere da che parte stare, troppo facile astenersi dalla decisione non basta criticare o dare alla luce le magagne di questo paese, bisogna indicare la strada più corretta o meno ripida che possa porta alla svolta di un risanamento prima mentale e poi politico in questo paese di pagliacci.....
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# Carmelo. 2008-04-03 20:10
"Chi crede che questa finirà  per collassare a causa della crisi finanziaria (magari seguita da quella reale) è un superficiale ed un illuso. Gli USA potrebbero divenire perfino più forti in seguito ad una crisi". Caro La Grassa, mi raccomando,ques to non lo dica a Blondet.
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# Sergio De Biasio 2008-04-03 21:02
Egr. Prof. La Grassa, Lei si astiene ma ritiene nel contempo l'astensione inutile . Altri spronano a votare, magari turandosi il naso e ben di più ma comunque votare per....fare i cambiamenti da dentro . Io continuo a veder crescere i risultati numerici sul blog che abbiamo lanciato non più di un mese fa proprio sul tema dell'astensionismo attivo e ricevo richieste via mail, telefoniche e per strada da gente che mi chiede come fare per essere effettivamente "astenuti militanti" perché non vogliono più semplicemente "andare al mare" ma vogliono lasciare un segno del loro pensiero, della loro critica, critica feroce e consapevole ma costruttiva . La consapevolezza, ecco, a mio modesto parere è questo il concetto che anima questo nuovo tipo di astensionista . Essere consapevoli significa aver già  superato il muro del semplice rigetto ed aver intrapreso la strada del volersi mettere in gioco per un radicale cambiamento . Nel nostro blog abbiamo iniziato 30gg fà  con questo concetto : ogni grande viaggio inizia con un piccolo passo . Per molti, da destra a sinistra questo piccolo passo è già  una realtà  . Al di là  pertanto di discorsi utopistici e di fantasie rivoluzionarie per le quali ci vogliono i "rivoluzionari", il peso attuale dell'astensione sarà  forse marginalizzato nei discorsi dei leader e volutamente lasciato fuori dai grandi discorsi ma se questo peso diviene la base per un movimento civile subito dopo il voto allora - ne sono certo - l'interpretazione dell'astensione muterà  . Cordialmente la saluto.
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# JvB 2008-04-03 22:15
Rispondo a andrea_christ_a ugusto_xiaoping ------------------------------ Non è ben chiaro perché sono in molti a prendersela con il simbolo dell'occhio circoscritto dal triangolo. Esso è simbolo cristianissimo in quanto immagine della SS Trinità  ed al contempo dell'Unicità  di Dio. E' presente in molte chiese ed il fatto che sia anche nelle logge massoniche deriva dall'essere le medesime le discendenti di una delle antiche arti del periodo medievale. Basta venire nella mia città  per trovare a Orsamichele l'edicola dei Quator Coronati, appunto i santi protettori dell'arte dei costrutori. Che poi la massoneria abbia modificato le sue posizioni non può smentire questi dati di fatto, ma questa è tutta un'altra ed assai più complicata storia.
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# alberto 2008-04-04 16:38
condivido le analisi davvero lucide ed ispirate di petrus di Olbia. La politica senza un riferimento "sacro", non vale nulla. Qualche eccezione per fortuna c'è, ma la crisi è più che evidente. I politici dovrebbero far uso di uno strumento davvero prezioso ed unico: la Dottrina sociale della Chiesa. Lì' troverebbero tutti i principi regolatori dell'azione politica per edificare davvero una società  ad immagine di quella divina. Quel documento davvero ispirato e provvidenziale pone risposte a tutte le domande di attualità  politica. Ovviamente consideriamo la vera politica( Autorità  spirituale e Potere Temporale, Dante docet)ma è assurdo e fantascientific o la riproposizione di modelli sacri oramai superati e irrealizzabili. Il male minore secondo me è agire in questa malata democrazia, per chi ha la vocazione e l'elezione sul piano politico e sociale, ispirandosi al Magistero, accanto ad una disciplina reale sul piano spirituale- intellettuale.
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# Riccardo 2008-04-05 02:06
Mi rammarico di poche cose. Che il popolo non è armato. Che se anche lo fosse, non essendo più un popolo, sarebbe solo una turba di malfattori, mattoidi, cani sciolti incocainati (con bambazza da quattro centesimi), isteriche fuori di testa per diete e anfetamine, bulletti con il quoziente intellettivo di una cozza...vedo in giro quaranta-cinquantenni, tatuati come galeotti, col piercing e l'orecchino, massacrati di raggi UVA, travolti dai debiti per via del videopocker o perchè hanno lasciato casa e famiglia per mettersi con una domenicana diciottenne o con una cubista moldava...e tu armali pure: questi vanno a rapinare le casse di un'esselunga, altro che a fare la rivoluzione. Che nulla, ma proprio nulla riesce a farci dire: basta! Che ognuno, in cuor suo, spera ancora di rientrare tra quelli che se la caveranno e non se la sente "ancora" di correre rischi. Potrei scommettere che non se la sentirà  né domani né dopodomani, né tra un mese né tra un anno... Che a nessuno, o quasi, pare entrare in testa che oggi tutto riguarda tutti. Che ciò che si decide per il Libano o per l'Ossezia riguarda casa propria non meno del termovalorizzat ore che, invece, chiunque pare pronto a contestare.La suola che ci schiaccia la faccia è globale, ma che la nostra visione è rimasta quella del cafone che pensa di risolvere tutto se si fa amici il prete, il farmacista, il maresciallo e il notabile del paese. Che in questo sistema non c'é nulla da riformare, non ci sono margini di speranza né via d'uscita praticabili se non quella di essere pronti a rischiare la pelle. Che Dio non ci aiuterà  perché non lo meritiamo. Non pretendo di avere le idee chiare in merito ai processi mentali di Dio né tantomeno alle sue intenzioni. Ma ho l'impressione profonda, viscerale, che i vigliacchi non piacciano troppo neppure a lui.
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# Rodolfo 2008-04-05 09:30
Non ci rimane che tornare all' Ancien Re'gime. Tutto cio' che si puo' desumere dall'analisi di La Grassa porta ad un'unica conclusione: la rivoluzione mondiale (quella permanente di Hegel, Marx e Trotsky), e' stata ereditata dagli USA dopo il crollo dell'URSS. L'egualitarismo assoluto degli USA non e' poi molto diverso da quello URSS. Lo hanno ben capito le vecchie e'lites social-comuniste che sono transitate dalla Lumumba al CFR. Che una rivoluzione valga l'altra e' anche opinione dei neocon, tutti rigorosamente con passato trotskista, il cui fondatore aderi' alla Quarta Internazionale. Fine della grande illusione "democratica". Si ritorna alla Rivoluzione Francese, alla Realta' e al Trascendente.
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# Bebo 2008-04-09 17:26
E' la prima volta che entro nel vostro sito e che le leggo le oscenità  di tale La grassa. Incitare all'astensionismo dovrebbe essere vietato dalla Costituzione, perchè significa non avere il senso della comunità  e della convivenza civile. "Cerchiamo di essere seri" scrive il professore "astenersi è giusto per non avallare questa carnevalata della «democrazia», ma non pone nemmeno le iniziali basi di una rivolta della popolazione che, per combinare qualcosa, dovrebbe trovare una direzione in gruppi dotati di precise e assai energiche strategie, con obiettivi prioritari, secondari". Non mi piace chi chiama carnevalata la democrazia, è ontologicamente pericoloso. Mi piacerebbe sapere dalla'stensionista due cose: quale idea di economia e di società  abbia in mente, soprattutto per i giovani annientati dalla precarietà  e per un paese nel quale il 10% di famiglie possiedono il 45 della ricchezza nazionale; quale orientamento politico dovrebbero avere quei gruppi strateggici di cui parla. Chi attacca insieme la globalizzazione liberista e i papponi del pubblico, la destra e la sinistra, i comunisti e gli americani, deve avere una tale confusione in testa che la metà  basta e avanza. Invece ha la possibilità  di scrivere e di suscitare un commento come quello di tal Riccardo: "Peccato che il popolo non sia armato...."
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# HAMBEDAY 2008-04-13 14:17
Ma Professore, Lei soffre di amnesia? Non ricorda le sue origini "filosofiche" che hanno le radici, mai tra l'altro sconfessate, nel marxismo più>puro
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