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Due santi amici degli ebrei
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I media israeliani: si canonizzano due Papi che possono essere annoverati fra quelli che hanno fatto di più per migliorare i rapporti fra cristiani e il popolo dell’Alleanza

I giornali israeliani di questi giorni contengono commenti positivi sulla celebrazione che avrà luogo domenica mattina in San Pietro, sottolineando che verranno elevati agli onori della canonizzazione due pontefici che certamente possono essere annoverati fra quelli che hanno fatto di più per migliorare i rapporti fra cristiani - cattolici in particolare, ovviamente, e il popolo dell’Alleanza.

“Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, che saranno fatti santi domenica - scrive Ynews - hanno fatto così tanto per mettere fine a duemila anni di antisemitismo cattolico che un’organizzazione dei diritti umani ebraica li  chiama ‘eroi del popolo ebraico’”.

Giovanni XXIII è ricordato con affetto dalla comunità ebraica della Capitale, la più antica della “Diaspora”, così antica da godere di una proprio particolare tradizione liturgica ben anteriore alla distruzione del “Tempio” nel 70 d.C. a causa di un episodio particolare: quando passando in automobile davanti alla sinagoga, sul lungotevere, si fermò, e salutò e parlò con le persone che stavano uscendo dal tempio.

 Di Roncalli si ricorda il ruolo, quando era nunzio a Istanbul, per ottenere visti, e falsi certificati di battesimo per gli ebrei che provenivano dai Balcani e fare in modo che potessero raggiungere la Turchia prima e poi la Palestina, allora sotto controllo britannico. Da Papa fece cancellare la frase “perfidi giudei” dalle preghiere del Venerdì Santo. “Durante la guerra l’arcivescovo Angelo Roncalli è stato importantissimo nel salvare la vita di un grande numero di ebrei bulgari, ungheresi e di altre nazionalità” ha dichiarato Menachem Rosensaft professore alla Columbia e Cornell University, e figlio di due sopravvissuti all’Olocausto.

 E soprattutto nel mondo ebraico gli si attribuisce il merito di aver lanciato il Concilio Vaticano II che produsse la “Nostra aetate”, quello che la stampa israeliana definisce oggi “una pietra miliare” per aver ripudiato “il concetto antico di duemila anni della responsabilità collettiva per la morte di Gesù”. “Nostra Aetate ha introdotto cambiamenti sorprendenti nelle relazione ebraico-cattoliche nel mondo - la citazione è del rabbino David Rosen, direttore internazionale del Comitato ebraico americano per gli affari inter-religiosi - anche se il grado di approfondimento dipendeva dal fatto se i cattolici e gli ebrei vivevano o no fianco a fianco”.

 Giovanni Paolo II - ricorda la stampa di Israele - è stato il primo papa, dall’evo antico, a mettere piede in un sinagoga, il Tempio maggiore di Roma. Accadde nel 1986, e in quell’occasione definì gli ebrei “i nostri amati fratelli maggiori”. Wojtyla, cresciuto in Polonia con amici ebrei, fu il Papa che stabilì rapporti diplomatici fra la Santa Sede e lo Stato di Israele. E nella sua visita a Gerusalemme si recò al “Muro Occidentale”, il cosiddetto “Muro del Pianto”, e infilò fra le pietre - un gesto comune per i fedeli ebrei - un foglietto di carta, in cui si diceva “profondamente rattristato dal comportamento di quanti nel corso della storia hanno provocato sofferenze ai vostri figli”. “È un gesto che non sarà mai dimenticato” ha detto il rabbino Abarham Cooper, del Centro Simon Wiesenthal. Fra l’altro Wojtyla nel suo testamento ha ricordato l’ex rabbino capo di Roma, Elio Toaff.

 Anche papa Francesco ha rapporti di amicizia consolidati con il popolo ebraico. Fra l’altro è coautore di un libro con il rabbino argentino di Buenos Aires Abraham Skorka. “Sta solidificando il lascito spirituale e umano dei suoi due predecessori - ha detto Rosensaft - canonizzando non solo Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, ma, e questo è forse più importante, i valori che incarnavano”.

Marco Tosatti

Fonte > 
Vaticaninsider

 

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Commenti  

 
# urbano 2014-05-04 18:30
I nostri fratelli maggiori. Questo termine mi fa venire in mente la parabola del figliol prodigo, dove il fratello maggiore non entra a far festa. Con piacere continuero' a chiamarli fratelli maggiori.
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# Il Trovatore. 2014-05-04 23:56
Buona questa.
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# ALANODELLAROCCA 2014-05-05 10:35
Non è un'interpretazione personale, é una delle possibili chiavi di lettura teologiche della parabola.
Il figlio maggiore entrerà alla fine a far festa? La parabola non lo dice... Di certo c'é che il fratello maggiore ha mantenuto la sua posizione intransigente e, pur di non entrare alla festa preparata dal Padre, ai nostri giorni si è andato a procurare da solo il capretto per far festa con i propri amici, ideando una ricorrenza che ogni anno lo fa sentire finalmente al centro dell'attenzione degli altri uomini...
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# ogogoro 2014-05-04 22:21
Io sono figlio unico!
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# EMERICH 2014-05-05 17:00
Citazione ogogoro:
Io sono figlio unico!

Pure io
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# Pietro G 2014-05-05 18:08
La beatificazione di Pio XII che fine ha fatto? I "fratelli maggiori" hanno posto il veto?
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# Centuri 2014-08-17 19:21
Sicuramente, come per Isabella di Castiglia.
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# bizza 2014-05-05 20:23
Allegri, quando i giudei si convertiranno sarà la fine del mondo.
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# MS 2550 2014-05-05 22:09
Bizza, ne abbiamo di tempo da aspettare!
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# littoria3 2014-05-05 23:18
Ma Cristo, non vaveva detto che i giudei, avevano come padre il diavolo???? e per quiesto lo volevano uccidere, come poi avvenne !, mio padre era cattolico e non era un giudeo percui loro, i giudei non sono miei fratelli, ne maggiori e ne minori.. aspettiamo che un altro presidente/papa vaticano, annulli pure queste parole di Gesù, per far contenti ulteriormente i giudei. Evidentemente il padre del polacco vestito di bianco, era giudeo.
Ave
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# maurn 2014-05-13 00:56
Credo che parlasse dei farisei
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# sivispacemparabellum 2014-05-06 13:26
Quelli al massimo faranno finta di convertirsi ... sono marrani.
sivispacemparab ellum
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# paolobencovich 2014-05-12 17:58
Qualcuno mi dovrebbe spiegare come si possa essere santi e contemporaneame nte amici degli ebrei.
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# laviga 2014-05-30 22:42
"Felici, piangenti per l’immensa gioia, i nostri si radunarono quindi dinanzi alla tomba del nostro salvatore Gesù, per rendergli omaggio e offrirgli il loro ringraziamento…
E non fu soltanto lo spettacolo dei cadaveri smembrati, sfigurati, irriconoscibili , a lasciar sbigottito l’osservatore; in realtà, incuteva sgomento anche l’immagine stessa dei vincitori, grondanti di sangue dalla testa ai piedi, sicché l’orrore s’impadroniva di tutti quelli che li incontravano"

Guglielmo di Tiro

15 luglio 1098 Riconquista di Gerusalemme.
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