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Al lettore venuto dalla Luna
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Riceviamo con gioia e umiltà queste osservazioni dal lettore Gilles:

«Senza nulla togliere al lavoro di Blondet, come sempre di livello, vorrei provare a porre la questione da un diverso punto di vista, se mi è concesso. Questo soprattutto dopo aver avuto modo di conoscere il pensiero del povero John Kleeves, che ha espresso in maniera argomentata e, a mio avviso, convincente, le proprie idee su ciò che chiamiamo Usrael’, idee che in fondo corrispondono a quelle che ho sempre avuto anche io. Dice Kleeves, sostanzialmente, che gli ebrei sono il parafulmine degli USA, nel senso che sono perfetti per svolgere il lavoro sporco al posto degli USA stessi e per questo è stato creato e favorito il mito della razza eletta che, proprio in quanto tale, è autorizzata a svolgere qualsiasi tipo di azione per il proprio sostentamento e la propria sopravvivenza, anche e soprattutto quelle azioni più impopolari e contrarie alla convivenza con gli altri popoli, che gli USA non possono e non vogliono compiere. In questo senso, abbiamo visto, lolocausto, a prescindere dall’entità dei numeri, non sarebbe altro che il necessario presupposto di tutte le azioni di Israele, buone o cattive che siano. Anche dal punto di vista della presenza fisica, gli ebrei non sarebbero altro che la testa di ponte degli USA nel Medio Oriente, uno strumento per tenere a bada, militarmente, lintera regione, specie per motivi economici, viste le riserve di petrolio. Senza dilungarmi troppo su questi aspetti forse bisognerebbe porsi alcuni interrogativi.

- Premesso che Israele è un Paese di circa 6/7 milioni di abitanti
, dei quali una grande parte formata da ebrei russi immigrati negli ultimi decenni, è verosimile che un Paese di questa consistenza sia in grado di avviare, progettare e gestire un programma nucleare con un armamento di 200/300 bombe atomiche? Non è forse il caso di considerare che Israele sia stato armato dagli USA per scopi e finalità che alla fine sono quelli degli USA stessi?

- Come si concilia il fatto che lo stesso Israele in passato abbia fatto di tutto per consentire l
immigrazione degli ebrei russi e di altre provenienze, con lo scopo di accrescere il numero della popolazione, soprattutto a scopi militari, con la odierna negazione della cittadinanza per motivi razziali agli stessi russi a suo tempo accolti a braccia aperte?

- Non potrebbe essere che tutte le questioni relative agli ebrei
, queste leggi antidemocratiche, larroganza sempre maggiore verso i palestinesi, e tutto il resto, è in funzione del mantenimento dellodio contro gli ebrei stessi, che in sostanza fa il gioco della strategia della tensione continua che gli USA perseguono?

A parte le leggende sul popolo eletto
, non sono quindi molto convinto che gli USA siano sotto il gioco della minoranza ebrea e facciano tutto ciò che questa vuole; credo molto più verosimile il contrario, cioè che il piccolo popolo sia lo strumento degli USA. Ma nella sostanza si tratta di vedere chi è il vero utilizzatore finale di certe politiche, a che scopo e a vantaggio di chi realmente vanno certe azioni così scopertamente impopolari».


Perchè la nostra gioia? E’ molto lusinghiero apprendere che questo sito è letto persino sulla Luna. Perchè è evidente che Gilles vive e lavora su quel corpo celeste dove, benchè vicino, le notizie dalla Terra giungono lacunose. Non se la prenda, anche la maggior parte degli abitanti della terra ignorano la maggior parte delle informazioni su Israele; e non per problemi di distanza siderale, ma di stampa servile. Proverò a metterlo al corrente di quel che quaggiù chi si dà la pena di informarsi conosce ormai da anni.

«Premesso che Israele è un Paese di circa 6/7 milioni di abitanti, dei quali una grande parte formata da ebrei russi immigrati negli ultimi decenni, è verosimile che un Paese di questa consistenza sia in grado di avviare, progettare e gestire un programma nucleare con un armamento di 200/300 bombe atomiche?».

A dire il vero, non ho molte speranze di vincere il suo scetticismo, per mia ignoranza: confesso di non sapere quel che si intende sulla Luna per «prove» e «documentazione soddisfacente». Metto le mani avanti perchè il nostro lettore lunare, replicando ad un commento, scrive:

«Qui nessuno ha prove certe di nulla, per quanto riguarda fatti ed evidenze storiche, a meno di non avere entrature particolari in servizi segreti o non fare parte direttamente della ristretta elite che comanda in USA e Israele».

Evidentemente sulla Luna, in fatto di prove, si è molto più esigenti che da noi. Non gli basterà certo sapere che un ingegnere nucleare israeliano di nome Mordechai Vanunu, che lavorava nella centrale atomica di Dimona, nel 1986 rivelò al Sunday Times l’esistenza delle bombe atomiche israeliane, e per questo fu rapito da agenti del Mossad in Italia, portato in Israele e condannato a porte chiuse a 18 anni di carcere.

Nè certo lo soddisferà apprendere che un famoso giornalista ebreo-americano di nome Seymour Hersh, premio Pulitzer, illustrò il programma nucleare sionista in un libro di ampia diffusione e per gli standard terrestri molto documentato (com’è solito fare Hersh) intitolato The Samson Option, Random House, 1991.

Men che meno lo convincerà sapere che Israel Shahak (e chi è?, si domandano sulla Luna) scrisse nel 1996 Open SecretsIsraeli nuclear and foreign policies, Londra 1997, in cui rivangava tutta la storia di come Israele si procurò la bomba. Nè considererà credibile il giornalista israeliano Benny Morris, che nel suo voluminoso MossadLe guerre segret di Israele, BUR, spiega per l’ennesima volta come gli israeliani si fecero la Bomba prima facendosi aiutare dai francesi a fabbricare la centrale di Dimona, poi trafugando, con l’aiuto di complici ebraico americani, «una novantina di chili di uranio arricchito, sufficiente a fabbricare sei bombe atomiche», dall’impianto di lavorazione NUMEC in Pennsylvania. Evento questo per cui Rafi Eitan, uno dei leggendari capi del Mossad, che aveva visitato il NUMEC, fu dichiarato per decenni persona non gradita negli Stati Uniti.

Sulla Luna si dubita di questi testi scritti da privati e giornalisti. Vediamo dunque gli enti ufficiali o ufficiosi.

La Federation of American Scientists, nel 2006, valutava che Israele «poteva aver prodotto abbastanza plutonio per almeno 100 testate nulceari. Ma probabilmente non più di 200». (Nuclear Weapons)

Il Bulletin of the Atomic Scientist del 2002 attribuisce allo Stato ebraico fra 75 e 200 atomiche. (Israeli nuclear forces, 2002)

Il SIPRI, Stockholm International Peace Research Institute, qui sul nostro pianeta ritenuto un osservatorio molto autorevole, nel 2008 attribuiva ad Israele una riserva di plutonio tra i 340 e i 560 chili, e con assoluta sicurezza almeno 80 testate, di cui 50 piazzate su missili balistici intercontinentali, e il resto da lanciare con aerei SIPRI Yearbook 2008: Armements, Disarmament and International Security.

Poi ci sarebbe Janes, la rivista britannica che qui sulla Terra viene consultata come una Bibbia per quanto riguarda gli armamenti e le forze armate mondiali. Il Janes Defense Weekly nel 2010 attribuisce a Sion tra le 100 e le 300 testate atomiche, e valuta che Israele sia ormai la sesta potenza atomica mondiale. (Analysts: Israel viewed as world's 6th nuclear power)

Ma sono forse queste prove sufficienti, per i lunari? No. Sulla Luna, se non avete entrature nei servizi segreti o non fate parte della ristretta elite che comanda USA e Israele, state parlando a vànvera, e non dovreste dir nulla sull’armamento atomico israeliano. Lo scetticismo impera, sulla Luna.

Infatti:

«Come si concilia il fatto che lo stesso Israele in passato abbia fatto di tutto per consentire limmigrazione degli ebrei russi e di altre provenienze, con lo scopo di accrescere il numero della popolazione, soprattutto a scopi militari, con la odierna negazione della cittadinanza per motivi razziali agli stessi russi a suo tempo accolti a braccia aperte?».

Sulla Luna si crede fermamente nella razionalità del popolo eletto, e ci si rifiuta di ammettere che esso cada in contraddizione con se stesso. Hanno fatto a suo tempo un accordo con Gorbaciov (promettendo in cambio di ottenere da Washington per l’URSS lo status di nazione più favorita sul piano commerciale) facendo immigrare in Israele 2 milioni di ebrei russi con le famiglie. Come mai adesso negano la cittadinanza ai figli di questi immigrati, per il fatto che le loro mamme non sono ebree?

Ebbene, confesso, non so rispondere. Nei misteri della psiche ebraica, un goy si perde. Bisognerebbe chiederlo ai rabbini che vegliano occhiuti sulla purezza razziale di questi figli, e che si oppongono a conversioni di comodo per far ottenere loro la cittadinanza, visto che vengono obbligati ad arruolarsi nel glorioso Tsahal, un esercito di una patria che li rifiuta. Noi possiamo solo rimandare i lettori della Luna agli articoli di giornali (ebraici) che trattano il problema, che è annoso, ma che è diventato caldo negli ultimi mesi, perchè i rabbini sefarditi hanno provato a dare la cittadinanza a questi sangue-misto, ma hanno raccolto i fulmini dei rabbini askenaziti. (Lithuanian rabbis protest conversions) (Sephardi chief rabbi under fire for 'lenient' approach to IDF conversions) (‘Yated Ne’eman’ slams Amar for accepting IDF conversions)

Ma mi rendo ben conto che sulla Luna, Haaretz e il Jerusalem Post non sono ritenuti testimoni affidabili per quanto riguarda il mondo ebraico e le sue paturnie interne. Figurarsi quindi se il lettore prenderà per accettabile la testimonianza del sottoscritto che, più volte inviato in Israele negli anni passati, ebbe a conoscere personalmente – da prelati cattolici – un dettaglio della dolorosa questione degli immigrati di sangue misto e perciò privati della cittadinanza: quando alcuni di questi apolidi morivano (i figli magari in operazioni dell’esercito in cui erano arruolati, le madri per altri motivi) i parenti bussavano alla porta delle istituzioni della Chiesa cattolica e di quella ortodossa presenti a Gerusalemme implorando di far seppellire i loro morti nei cimiteri cristiani, perchè i rabbini rifiutavano loro la sepoltura nei cimiteri ebraici e kosher.

In realtà, venni a sapere altre cose dolorosissime: come queste famiglie (miste per i rabbini) non solo venivano discriminate in modo odiosi a livello ufficiale e ufficioso, ma erano angariate dagli stessi vicini di casa: scritte ingiuriose sui muri di casa (contro la puttana goy che era la mamma non-ebrea) sputi quando passavano, sassi contro le finestre... C’erano famiglie costrette a vivere nell’oscurità, perchè avevano messo alle finestre, in modo permanente, dei cartoni al posto dei vetri.

Capisco l’obiezione che nasce dalla Luna: ma come mai questi poveracci, così angariati, restavano in Israele? Il fatto è che tutti avrebbero voluto andarsene, emigrare in USA e in Europa; ma non potevano perchè alle madri e ai figli era negato il passaporto isareliano. E avevano perduto il passaporto sovietico avendo rinunciato a quella cittadinanza.

A dire il vero, avrei un testimone di questi fatti. Ephraim Sevela, che su questa condizione atroce dei mezzo-sangue russi ha scritto un libro, Farewell Israel!, di cui ho un’edizione, Gateway Editions, South Bend, Indiana, del 1977. Sevela era stato un regista cinematografico abbastanza famoso in URSS; sionista convinto, decise di emigrare in Israele con sua moglie non-ebrea, e si trovò personalmente nell’inferno rabbinico che ho sopra descritto in breve. Lui lo racconta per 294 pagine.

Ma siamo giusti, che valore può avere, per gli scettici lettori sulla Luna, la testimonianza di un Sevela? Il suo libro è introvabile persino sulla Terra, figurarsi lassù. Nelle biblioteche della Luna sono arrivati solo i libri di John Kleeves (alias Stefano Anelli, purtroppo recentemente suicida) e quelli sono i soli documenti a cui sulla Luna ci si affida per valutare la posizione di Israele.

Infatti scrive il nostro lettore lunare:

«Il povero John Kleeves ha espresso in maniera argomentata e, a mio avviso, convincente, le proprie idee su ciò che chiamiamo Usrael’, idee che in fondo corrispondono a quelle che ho sempre avuto anche io. Dice Kleeves, sostanzialmente, che gli ebrei sono il parafulmine degli USA, nel senso che sono perfetti per svolgere il lavoro sporco al posto degli USA stessi (...). Anche dal punto di vista della presenza fisica, gli ebrei non sarebbero altro che la testa di ponte degli USA nel Medio Oriente, uno strumento per tenere a bada, militarmente, lintera regione, specie per motivi economici, viste le riserve di petrolio».

Insomma, Israele è strumentalizzata dagli USA, è una testa di ponte della politica imperiale americana in Medio Oriente. E’ la tesi marxista – infatti Stefano Anelli-Kleeves era un marxista, a dirla tutta un comunista emiliano – e più precisamente è la tesi di Noam Chomsky che, oltre che marxista, è un vecchio ebreo sentimentale che sogna di essere sepolto in Israele, e cerca di salvare Israele dicendolo uno strumento degli americani, perchè la verità sarebbe per lui troppo dura.

I professori John Mearsheimer a Stephen Walt sostengono la tesi opposta nel loro poderoso saggio La Israeli lobby e la politica estera americana, Mondadori, 2007: secondo loro, è la lobby ebraica che distorce la politica estera USA in un senso che è dannoso per gli stessi interessi imperiali americani.

L’America infatti avrebbe ogni interesse ad andare d’accordo coi Paesi petroliferi e no (si pensi all’Egitto e al Pakistan, così popolosi) e specialmente a trovare un accordo con l’Iran (che fra l’altro può essere cruciale per pacificare l’Iraq a maggioranza sciita, e non è affatto amico dei Talebani sunniti). Ed effettivamente, per decenni (fino ad Eisenhower e Kennedy) esistette una politica filo-araba americana; i Talebani stessi erano stati usati, armati e finanziati da Washington in funzione antisovietica in Afghanistan, e ancora poche settimane prima dell’11 settembre 2001, elementi del governo talebano erano in Texas a trattare coi petrolieri per la costruzione dell’oleodotto che avrebbe dovuo portare il greggio del Caspio al mare, passando per il territorio afgano.

Walt e Mearsheimer documentano piuttosto bene l’azione dietro le quinte della lobby ebraica in USA, l’intimidazione che esercitano sui membri del Congresso e del Parlamento, e la loro infiltrazione nel governo stesso.

Fatto singolare, anche Zbigniew Brzezinski, l’antico consigliere per la sicurezza nazionale di Carter e membro potente del Council on Foreign Relations dei Rockefeller, condivide la tesi di Walt e Mearsheimer e non quella di John Kleeves, certo con grande scandalo sulla Luna: l’America non strumentalizza Israele, ma è strumentalizzata dalla lobby ebraica a favore di Israele, contro i propri interessi.

Anch’io, nel mio piccolo, ho documentato questa azione nel mio Chi comanda in America. E potrei citare a sostegno anche il libro di Paul Findley, They dare to speak out, Chicago, 1989. Findley è un ex parlamentare che ha provato sulla propria pelle la forza della lobby ebraica: avendo incontrato Arafat e dimostrato qualche interesse per la causa palestinese, perse il seggio in cui l’elettorato l’aveva riconfermato per 22 anni, per le trame che riuscì a montargli contro l’AIPAC, la ADL, il B’nai B’rith. Fra l’altro, scoprì che il suo collegio elettorale era stato ridisegnato da un giudice, in modo da comprendere una maggioranza di elettori che non lo conoscevano, e da escludere quelli che gli erano affezionati.

Fra l’altro, nel libro di Findley (un best seller del Washington Post per sei settimane) si trovano dichiarazioni sul rovinoso potere della lobby ebraica sopra il governo USA, dettate da personaggi come William Fulbright, Philip Klutznick, George Ball, Zbigniew Brzezinski, Jesse Jackson, e insomma alcune delle figure storiche dell’Establishment imperiale americano.

Naturalmente non mi aspetto, caro lettore, che lei giudichi questa una documentazione sufficiente. Immagino che nelle biblioteche lunari non sia ancora arrivato il libro di Walt e Mearsheimer, o che le credenziali di questi due professori (uno docente di Scienza della politica all’Università di Chicago, l’altro di Relazioni internazionali alla J.F. Jennedy School of Government ad Harvard: qui sulla Terra li consideriamo interni alla elite che comanda in USA) non sembrino di pari valore di quelle del fu Stefano Anelli, detto John Kleeves.

Mi scuso profondamente di non averla convinta. Magari potrei un po’ rimproverarle il tono di degnazione con cui tratta i miei articoli, che rivela in lei l’implicita convinzione che Blondet scriva a casaccio, per sentito dire e senza prove nè documentazioni, superficialmente o magari per partito preso, insomma una specie di Emilio Fede. Ma mi rendo conto che sulla Luna vigono regole di buona educazione diverse che da noi.

Scenda giù, ogni tanto.


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