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Le «riforme» da fare, e che Chihuahua non fa
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Poiché ho sempre più lettori più bravi di me (del che si rallegra la mia vecchiezza), ‘Nieuport’ ha illustrato con precisione i meccanismi «legali» che i politici hanno messo in atto per rendere possibili sprechi e ruberie impunite nei grandi comuni, e specificamente le «istituzioni» che hanno avviato Roma capitale verso Ciudad Juarez, Stato del Chihuaha, Mexico. Poiché ha postato il suo commento sotto il mio articolo, mentre merita miglior risalto, lo riporto qui.

«Quello che succede ora è il risultato, nemmeno paradossale o estremizzato, di quello che si è voluto realizzare, a sommo studio, e proprio per questo fine, dai partiti, e soprattutto dall’allora PCI. Una volta i Comuni potevano spendere solo in base ai Testi unici legge comunale e provinciale del 1915 e del 1934 (leggi splendide, rigorose e chiare) che distinguevano fra spese obbligatorie e facoltative. Ogni loro delibera di spesa passava al vaglio della Giunta Provinciale Amministrativa, che controllava e se del caso bocciava, poi sostituita dal Comitato Regionale di Controllo, anche questo un ente serio. Tutti gli atti dei Comuni dovevano essere controllati dal Segretario Comunale, dipendente dello Stato, con il compito di assicurare la legittimità e la correttezza di ogni spesa. Infine, gli atti dovevano essere controfirmati dai dirigenti, che rappresentavano un elemento di competenza e di stabilità rispetto ai politici, né dovevano temerli, dato che il loro stipendio era fisso e la loro carriera determinata da concorsi pubblici. Tutto il sistema è stato volutamente smantellato, in nome dell’autonomia e della democrazia, in realtà per avere mano libera, con una serie di riforme che hanno avuto come capo il nefasto Bassanini. Quindi, ora gli enti locali possono spendere come gli pare, e magari trascurare l’assistenza ai poveri e le fognature, ma finanziare uno spettacolo di cantanti o un progetto in Africa, nessun ente di controllo è imposto sopra di loro, il Segretario comunale non c’è più, al suo posto c’è il city manager scelto dal sindaco a piacer suo, e strapagato. I dirigenti hanno ora stipendioni, ma determinati da premi di risultato aleatori, e sono scelti a chiamata, non ci sono più concorsi quindi, se non disonesti, sono ricattabili. Infine per la solita idolatria di tutto quello che è privato, tanti servizi che il comune faceva direttamente con i suoi uffici, a costo contenuto, come ad esempio il mercato, la nettezza urbana, la manutenzione stradale, la gestione delle case popolari ecc. sono stati affidati a società private costituite ad hoc, con lo scopo di liberarsi dalla procedure obbligatorie per gli acquisti degli enti pubblici, e di poter dare ai dirigenti gli stipendi che gli pare. Tutto ciò è stato fatto perché allora il PCI voleva amministrare con le mani libere, così è riuscito a fare. C’erano città, come Firenze, dove tutti gli appalti e i lavori erano assegnati solo ad aziende collegate alle Coop, dove se non eri del giro del partito non potevi nemmeno aprire una finestra. Ma questo andava bene a tutti, la politica ha assunto il controllo della spesa pubblica in ogni luogo, con i canali più adatti: in certi comuni era il PCI, poi PDS, poi PD, in altri la DC e poi la Compagnie delle Opere, in altri la massoneria, in altri la Mafia, e a Roma, scopriamo, ma lo si è sempre saputo, altri giri. Ma vi pare che uno come Poletti queste cose non le sa da 30 anni? Quanto ad Alemanno, come sempre l’arte anticipa la realtà: basta vedere il film Caterina va in città per capire tutto».

Magistratura, stessa deriva



Forse non è chiaro a tutti che non sempre la Magistratura ha avuto quella istituzione detta «promozione automatica per mera anzianità», privilegio vergognoso per il quale i peggiori farabutti, deficienti o militanti estremisti arrivano meccanicamente ad essere giudici di Cassazione, dove – con stipendi strapagati da noi contribuenti – fanno moltiplicati per mille i danni che facevano da sostituti procuratori.

No. Prima del favoloso ’68, il giovin magistrato, per salire di grado e stipendio, doveva sottoporsi a periodici concorsi interni; concorsi dove a giudicarlo erano i magistrati delle giurisdizioni superiori. Anziani giuristi di superiore dottrina ed esperienza di vita avevano dunque un potere di «maestri d’arte» sugli inesperti, di selezione e in qualche modo sanzionatorio sulle teste calde, i superficiali politicizzati, i semplicemente incapaci e fancazzisti. Questo sistema fra l’altro – molto importante – garantiva la «sostanziale unità di ispirazione complessiva della giurisprudenza» (1) italiana nel succedersi delle generazioni dei giudici, e la relativa continuità e stabilità del diritto: finire sotto processo non era ancora ficcarsi nel mondo dell’arbitrio, delle sentenze «creative» e rivoluzionarie, dell’incertezza sul vedere riconosciute le proprie ragioni e puniti i colpevoli, che è attualmente il ‘fare giustizia’.

Proprio contro questa unità della giurisprudenza si scagliarono i comunisti potentemente affiancati dalla ‘borghesia progressista’ e illuminata, tanto ben rappresentata allora da Repubblica e l’Espresso. Il PCI, all’apice dei voti, e i loro ricchi compagni di strada (un nome a caso: Eugenio Scalfari), erano ovviamente per la «rottura», e ostilissimi alla «continuità». Gli anziani ‘maestri d’arte’ del giure, i magistrati superiori, furono attaccati e screditati come conservatori oscurantisti, collusi coi poteri costituiti e gli interessi del capitalismo o – ancor peggio – servitori della «ragion di Stato», identificata con i delittuosi «arcana imperii». Erano insomma il freno della rivoluzione che doveva per forza vincere.

Perché la giustizia doveva diventare «di classe», e frotte di giovini, magari simpatizzanti per Capanna e le nascenti Brigate Rosse, entrarono a frotte nella magistratura per fare la revoluciòn con lo stipendio pubblico. La Rivoluzione Culturale maoista in Cina dava un esempio irresistibile: i professori angariati, intimiditi, umiliati e pestati dagli studenti-guardie rosse, costretti a confessare pubblicamente i loro delitti con in testa un cappello d’asino, ebbero varie repliche in Italia, metaforicamente o no, nelle università e nelle scuole («No alla selezione! il 18 politico!», «Okkupazione!»), ed ovviamente nell’ordine giudiziario. La «contestazione» colpì anche i vecchi giuristi superiori, strappò loro il potere di promuove gli inferiori. Ciò nel momento preciso in cui anche le università venivano travolte dallo stesso sessantottismo, e sfornavano laureati in legge che non sapevano nulla del diritto, ed erano passati col 18 politico . Voto più che sufficiente per vincere o’ concuorso, e diventare accusatore pubblico (procuratore) col potere di incarcerare, intercettare, comandare la polizia, essa sì privata di ogni autonomia nelle indagini.

Magistrati che nulla ha mai preparato a diventare investigatori, ma pieni di idee generali marxiste su quel che deve essere la giustizia in una società socialista: le categorie giuridiche non sono altro che categorie «politiche», anzi il privato è politico, tutto è politica, e via propagandeggiando. Nella pratica, significava questo: il giovin magistrato deve piegare e distorcere il sistema giudiziario a favore della «classe operaia», delle «masse sfruttate». Tipica sentenza di quei tempi, un macellaio fu obbligato a riassumere il garzone di bottega, che lui aveva licenziato perché andava a letto con sua moglie. La giusta causa del licenziamento non venne riconosciuta; il magistrato vide invece nel macellaio il tipo del capitalista sfruttatore, nel garzone il proletario sfruttato, dunque da proteggere dalla «violenza della borghesia».

L’interpretazione della legge doveva essere necessariamente «di parte», perché lo scopo non era quello di garantire un processo oggettivo — la resa di giustizia equanime fra le parti litiganti da parte di giudicanti in posizione neutrale; lo scopo era di agevolare la presa del potere da parte del «proletariato», e più precisamente dalla auto-nominata «avanguardia del proletariato», che era il PCI. Anche se poi altre forze extraparlamentari, e magari armate, pretesero di essere la vera «avanguardia proletaria», il che complicò non poco il quadro.

Proprio nel clima del ’68 delle leggi, approvate da parlamentari e Governi spaventati dai rivoluzionari in toga (inamovibili dopo o’ concuorso), ricattati o complici, hanno introdotto l’avanzamento automatico delle carriere magistratuali, abolendo le difficoltà dei concorsi con scrutini ed esami. Nello slancio rivoluzionario che avrebbe portato a Mani Pulite di lì a pochi anni, i togati si accaparrarono poteri cui non avevano diritto, ma che sono appunto bottino della rivoluzione: fra cui le carcerazioni preventive di innocenti, l’abolizione del concetto di «innocente fino a prova contraria» quando l’arrestato è un avversario politico, le intercettazioni a tappeto e le sentenze militanti ed ingiudicabili: si noti che due terzi degli accusati (e incarcerati) durante al tempesta di Mani Pulite sono stati poi assolti, o addirittura prosciolti per non aver commesso il fatto, nei gradi superiori di giudizio.

Tutti i ceti rivoluzionari, una volta accomodatisi al potere, diventano burocrazie. Anche la nostra magistratura lo ha fatto, e come tutte le burocrazie pubbliche si sono ossificate nei privilegi: intoccabile, ingiudicabile, perché è legittimata dall’aver compiuto la revolucion — anche se a metà. Nessuno osi evocare la necessità di una riforma che le rimetta negli argini: come tutti gli statali privilegiati, sono capaci di difendere con tutti i mezzi – «legali» ed illegali – i loro privilegi, le loro inefficienze, incompetenze ed inadempienze, la loro funzione di sabotaggio della società italiana e della sua modernizzazione. Tutti i privilegi che loro chiamano «indipendenza della magistratura», nome nobile di una realtà antica, e abolita.

La sindacalizzazione dei dipendenti pubblici

Oggi sembra impossibile. Ma ci fu un tempo in cui ai dipendenti pubblici era vietato di costituirsi in sindacato; lo Stato infatti non era in nessun modo concepibile come «la controparte», l’«antagonista» dei lavoratori, da essi dialetticamente separato – come l’imprenditore privato – dal contrasto d’interessi. La controparte dei pubblici dipendenti sarebbe la cittadinanza tutta, i contribuenti che pagano gli stipendi a loro; assurdo trattarla da controparte antagonista, contro cui per esempio scioperare per strappare aumenti. Il divieto di sindacalizzazione comportava il divieto di sciopero, o almeno la sua stretta regolamentazione nell’interesse dei servizi pubblici; oggi i pubblici servitori godono di inamovibilità e non licenziabilità, privilegi che i lavoratori nel privato non hanno, e che ne attesta la natura giuridica diversa dal privato. Lo sciopero dà a loro un vantaggio indebito, appunto perché lo Stato non essendo la controparte ma rappresentato da politici che non spendono denaro proprio, non resiste alle rivendicazioni e ai mezzi di pressione che i suoi «lavoratori» utilizzano alla stregua dei privati. Inoltre e peggio, mette in mano loro un potere di ricatto enorme, potendo essi paralizzare i servizi pubblici a danno dell’intera popolazione — la quale è estranea alla vertenza (2).

Naturalmente i magistrati in blocco sono corsi fra i primi a sindacalizzarsi: gettando alle ortiche la loro imparzialità (ossia l’autorità che gli veniva dal servire la verità), e sancendo la loro divisione interna in correnti politicizzate che si sono ormai cristallizzate in gruppi ideologicamente coesi e strutturalmente organizzati, che competono per il potere nel Consiglio Superiore della Magistratura, dove i magistrati eleggono i due terzi dei membri, mentre l’altro terzo è designato dai politici, ossia dai partiti. È dunque la completa partitizzazione del CSM, che da organo costituzionale è stato trasformato in sindacato corporativo: le correnti magistratuali si combattono fra loro (per farlo meglio hanno adottato per le votazioni interne il sistema proporzionale; quello maggioritario vigente in precedenza favoriva troppo l’unità e l’indistinzione dell’ordine giudiziario), però quando si tratta di difendere gli stipendi, i privilegi e gli indebiti poteri, sono tutti ferreamente uniti.

Notoriamente, il CSM si sente non già come il vertice di uno dei tre ordini dello Stato (legislativo, esecutivo e giudiziario), bensì come un potere antagonista rispetto al Governo e Parlamento, contro i quali entra senza esitare in conflitto per ampliare i poteri indebiti che la Costituzione non gli assegna. Così, difende come CSM magistrati criticati dai politici o dall’opinione pubblica, e dà pareri su progetti di legge in discussione alle Camere, quando gli pare che intacchino i privilegi dei giudici. Pareri non richiesti, che sono una forma di pressione e intimidazione ai legislatori, ovviamente illegittima. Sono la terza Camera, non prevista dalla Costituzione più bella del mondo.

Con questo status quo che difendono ferocemente, i giudici hanno perso la minima credibilità istituzionale; ma a loro non importa. Hanno barattato l’autorità con il potere, che rende molto di più.

Il potere della Triplice, incostituzionale



Sembrerà incredibile, ma c’è stato un tempo in cui i sindacati erano ciò che li contempla la Costituzione (più bella del mondo): libere associazioni private intese a tutelare gli interessi dei lavoratori propri affiliati, degli iscritti a quel sindacato. Per dire quel che è diventato, lascio la parola a Gino Giugni, il ‘giurista’ della mistica sindacale, l’autore del celebrato Statuto dei Lavoratori: «Il movimento sindacale italiano, uscito dall’esperienza trionfale dell’autunno caldo del 1969, ha ottenuto l’apertura della trattativa con il Governo in ordine a problemi generali di politica economica e sociale: politica dell’abitazione, dei trasporti, sanitaria e fiscale» (3).

Insomma, un contro-Governo che si confronta da pari a pari col Governo (4). Un contro-Governo, in qualche modo un altro ‘partito politico’ che naturalmente non esce da elezioni, di cui nessuno controlla la rappresentatività reale. Eppure, che si assume la pretesa di definire gl’interessi della collettività, cosa per la quale non ha alcun mandato legale. Ha un mandato «rivoluzionario» che ha strappato durante ‘l’autunno caldo del 1969’, ossia la catena rovinosa di scioperi politici eccitata dal PCI, in cui il sindacato rivoluzionario (la CGIL) tentò d’imporre il concetto del salario come variabile indipendente dall’economia...

La Costituzione prevede il diritto del lavoratore ad associarsi; ma lo concepisce come diritto del singolo, suo patrimonio di libertà. Con la mutazione rivoluzionaria, la «libertà» sindacale viene strappata dal sindacato al singolo cittadino: il sindacato se lo arroga in proprio «come un diritto che concepisce suo fin dall’origine».

Il nuovo sindacato si sostituisce al singolo nella titolarità concreta del diritto; diventa una istituzione totale extra-costituzionale, la comica e tragica contraffazione del totalitarismo hegeliano («tutto il reale è sindacale»), e con ciò toglie al lavoratore, paradossalmente, qualsiasi forma di garanzia: il neo-sindacato non deriva dal singolo e dalla sua autonomia (libertà) il proprio diritto, ma dal fatto di pretendersi come la personificazione della «classe», che esercita la sua egemonia anche sui lavoratori non-associati, e creatore di un nuovo diritto extra-legale ed extra-costituzionale. Difatti rifiuta l’obbligo di registrazione previsto dalla Costituzione, rifiuta il codice civile (non pubblica i suoi bilanci, com’è obbligatorio a qualunque altra associazione che prenda denaro dalla collettività), dichiara ‘giuridici’ i suoi atti al di fuori da qualunque schema di diritto comune, com’è logico per un mostro che si sente l’organizzatore del ‘conflitto di classe’ contro la ‘società borghese’, il nemico di classe.

Molto tipico è il fatto che, in questo nuovo diritto, la firma di un contratto lega sì la controparte (i datori di lavoro), ma non lega il sindacato totalitario, non lo obbliga a rispettarlo; anche in vigenza del contratto, il sindacato può ordinare una vertenza, riaccendere il conflitto su qualunque pretesto. Ancora Gino Giugni spiega il perché: «Il contratto viene firmato per far cessare il conflitto in atto, non per garantire le aziende da quelli possibili del futuro».

Il risultato di questi trionfi della revoluciòn sindacale è sotto gli occhi di tutti. Con gli anni, la Triplice ha perso la classe operaia e i lavoratori in genere, che non essendo rappresentati dal sindacato totale l’hanno superato a destra (creandosi sindacati autonomi) o a sinistra (CUB, spontaneismo); non s’è accorta della mutazione globale che parificava di fatto i nostri salariati a quelli cinesi, e chiedeva una concorrenza al ribasso sul piano mondiale; ha abbandonato tutti i precari e le partite Iva al proprio destino, ai tagli salariali, alla tassazione strangolatrice. Ma se ne infischia, la Triplice, perché è diventata un apparato burocratico elefantiaco, che risucchia un miliardino di euro l’anno dal pubblico, senza renderne conto alcuno (con grandi possibilità per i pagamenti in nero, tangenti e mazzette). E soprattutto, perché ha preso la difesa sindacale dei dipendenti pubblici – ossia di quelli a cui la sindacalizzazione dovrebbe esser vietata – specie dei più fancazzisti ed inadempienti. E in questo ottiene ancora facili vittorie, visto che la «controparte» non resiste a concedere aumenti indebiti, dato che è lo Stato, che non paga con soldi suoi, ma nostri. Accade così che i pubblici dipendenti hanno paghe del 30% superiori ai loro parigrado privati, e anzi continuano a pretendere aumenti e scioperare, anche se la maggioranza della popolazione lavoratrice i salari se li vede tagliare, o azzerare del tutto dalla chiusura delle aziende, licenziamenti e disoccupazione.

Ora, ci sarebbe da parlare delle Regioni, a cui i comunisti (riforma dell’articolo 5 della Costituzione più bella del mondo) hanno dato il potere di spesa senza responsabilità e senza limiti, l’autonomia quasi sovrana coperta a piè di lista dalle casse pubbliche. O del disastro chiamato Pubblica Istruzione, dove gli insegnanti hanno adottato il metodo di incitare gli studenti alla okkupazione — residuo archeologico del formidabile ’68, in modo da evitare furbescamente lo sciopero della categoria parassitaria, e dunque avere lo stipendio tagliato; invece lo prendono pieno, anche se i loro studenti rendono inagibili le aule. Dovrei parlare delle Università, «autonome» al punto che un rettore (romano) può distribuire cattedre a mogli, figli e fidanzate dei figli, senza che alcun controllore sia in diritto di eccepire; mentre questa autonomia viene misteriosamente meno quando, ad esempio, il Politecnico di Milano prova a decidere di tenere le lezioni in lingua inglese per dare ai suoi studenti un’opportunità in più nel mondo globalizzato; allora qualche scontento ricorre al Tar del Lazio, e questo organo di giustizia amministrativa dà ordini al Politecnico: una volta esisteva la «libertà accademica», per cui la libera università poteva insegnare come e in quale lingua le pareva opportuno. Adesso il fantastico Tar del Lazio può sopprimere tale libertà accademica dando soddisfazione a un fancazzista che non vuole sforzarsi nello studio. La libertà accademica era un residuo del Medioevo... adesso siamo nella modernità.

Chiudo la parentesi, e tralascio Regioni e docenze. Ho portato qualche esempio che basta, credo a illustrare il motivo vero e radicale per cui la corruzione divora il Comune di Roma, per non parlare delle Regioni, e tutti gli a spetti della Pubblica Amministrazione, infestando tutti come i pidocchi sulla testa di zingari romeni da ‘accogliere’.

Il vero e radicale motivo è lo sgangheramento delle istituzioni, prodotto, come ha lucidamente illustrato il lettore Nieuport, dalla pulsione rivoluzionaria del PCI nei suoi anni d’oro (per gli altri, di piombo). Ed innaffiato di enormi masse di denaro pubblico.

È quel che diceva Churchill: «Attenti, noi possiamo plasmare le nostre istituzioni, ma poi le istituzioni plasmano noi». La riforma necessaria sarebbe riportare le istituzioni al loro stato di sanità e imparzialità originario; ma sarebbe come riuscire a ficcare nella bottiglia il cattivo genio che abbiamo liberato; troppi lo vogliono libero, pensano di guadagnarci qualcosa dalla putrefazione delle istituzioni.

In Italia la separazione dei poteri non esiste più, confusi poteri indebiti «rivoluzionari» di una rivoluzione fallita, di fatto si sostituiscono a quelli legittimi, e producono una legislazione che rende legale ciò che è illegale o financo delinquenziale. Fra i tre ordini se ne sono inseriti altri che la Costituzione (più bella del mondo) non contempla. Ciascuna istituzione legale o illegittima s’è accaparrata con la forza della revoluciòn una sua «autonomia» particolarista ed antagonista per cui – essenzialmente – non rende conto del denaro pubblico che spreca o malversa. Si aggiunga che è scomparsa persino la nozione più vaga di «diritto naturale», ossia dell’esistenza di princìpi eterni ed universali a cui il diritto positivo, le leggi elaborate dal legislatore, devono in qualche modo rifarsi. Adesso vige indiscusso il «positivismo giuridico»: qualunque legge, emanata nei modi previsti, è «giusta» ed a quella si attiene il magistrato.

E poi. Quattro suore di clausura che vivono fabbricando ostie per la Messa devono pubblicare il bilancio, e sono soggette alle ispezioni della Guardia di Finanza e dei NAS, nel caso che violino le «normative europee» di qualunque genere; la Cgil che incamera 600 milioni di euro l’anno, nisba. Cosa faccia con quei soldi, che sono pari al bilancio di un Paese africano, non abbiamo il diritto di saperlo. Come s’è visto a Roma, criminali pregiudicati sono preferiti alle persone oneste per l’assegnazione di servizi comunali, in quanto «hanno fatto un percorso di riabilitazione». Sono tutte patologie che nascono dallo scardinamento delle istituzioni, e da persone plasmate da questo sfascio.

Che cosa può trattenere un pubblico dirigente ed un politico con le mani in pasta dal servirsi da sé della cassa, malversare, sprecare, aiutare gli amici pregiudicati, o magari – Dio lo voglia – resistere al malaffare che gli sale fino alle orecchie come una marea di liquami? Che cosa? Non possono essere che o la moralità che gli viene da una fede religiosa, o il senso dello Stato, diciamo l’orgoglio di servire una patria fino al sacrificio personale.

Tutto questi motivi spirituali sono stati eliminati dal progressismo egemone. Non siamo più cattolici. La patria è qualcosa che si deride. Il senso dello Stato è incenerito una volta per tutte dagli esempi delle «istituzioni» scardinate e forzate (come casseforti) e rese una maceria della legittimità, e dalle violazioni della volontà popolare, ormai annose ed impunite, divenute «la nuova normalità».

E allora, di grazia, perché mai non dovrebbero intascare qualcosa di quel fiume di denaro che li inonda, grazie ad apposite leggi tributarie, fino alle orecchie?





1) Proprio l’esperienza di vita insegnava ai maestri di Cassazione, a poco a poco, che le leggi positive non esauriscono del tutto la giustizia. E la formazione in diritto romano li ancorava almeno un poco ad un’idea del diritto naturale, di princìpi di giustizia ed equità superiori alle leggi vigenti, e di cui tener conto nel giudizio. Oggi il positivismo giuridico è assoluto dominio del giure, e i giovani magistrati incompetenti e superficiali usciti da o’ concuorso nemmeno si pongono il problema del giusto. Sono le leggi vigenti, concotte e malcotte da parlamenti sotto schiaffo di poteri estra-costituzionali, l’ultima istanza.
2) «Lo Stato non è un’impresa qualsiasi; è la organizzazione suprema, necessaria alla società, per assicurare le condizioni fondamentali indispensabili della vita sociale» (O. Raneletti, il sindacalismo nella pubblica amministrazione, Rivista di diritto pubblico, 12 gennaio 1920). Come si intuisce, questo passo riflette la dottrina dello stato che adotterà il Fascismo. Però è il caso di ricordare che nel 1995 il popolo italiano, per referendum e a grandissima maggioranza, si pronunciò per il divieto di sindacalizzazione dei pubblici dipendenti. Allo stesso modo, per referendum, espresse la volontà di rendere il giudice responsabile civile delle sue sentenze, e votò a favore della separazione delle carriere: e ciò con maggioranze del 90 per cento, che scavalcavano gli steccati partitici. Segno che la popolazione ancora aveva in sé un’idea di diritto come giustizia, dunque del diritto naturale. Tutti questi referendum che furono violati e non applicati dai politici, governanti e d’opposizione, sostenuti dai sindacati e dalle cosche pubbliche. La demoralizzazione – in senso proprio: la perdita di moralità, il cinismo, – del popolo italiano fu resa immedicabile credo, da quel passaggio di violazione della volontà popolare.
3) G. Giugni, Stato sindacale, pansindacalismo, supplenza sindacale, in Politica dl Diritto, 1970. Mi rifaccio qui all’ampio e profondo saggio di Bruno Montanari, docente all’università di Bari, «Un nuovo protagonista: il sindacato», nel volume collettivo «Dov’è finito il ‘68», Edizioni Ares, 1979.
4) Nel gergo social-burocratico, si dice «il Governo deve consultare le parti sociali». Ossia concordare le leggi con Cgil Cisl e Uil. Matteo Renzi non ha consultato le parti sociali, dunque non è di sinistra; è l’erede di Berlusconi (che consultava però le parti sociali, mai avendo sfidato il potere costituito dei fancazzisti pubblici, altresì detto Triplice).



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Commenti  

 
# Benildo 2014-12-08 09:16
Il "senso dello Stato" esplose positivamente nell'Italia del post-Concordato, cioè degli anni '30: opere imponenti, spesso innovative nella concezione, realizzate in tempi brevissimi, spesso risparmiando sulle previsioni di spesa.
A me pare che questa situazione -inverosimile, ma del tutto reale- fosse dovuta al fatto di ritrovarsi fra le mani un "giocattolo" potentissimo (lo Stato moderno), nel momento in cui le cosche -a cominciare dalla cupola massonica- si erano forzosamente ritirate dagli "affari".
Voglio dire che molti si divertivano, nel lavorare molto, in modo pulito e nel vedere quasi subito i frutti concreti del proprio lavoro.

Nel sistema attuale, l'unico riferimento che può reggere -e che a volte regge- è il legame profondo fra l'autorità delle Istituzioni (locali o nazionali) e l'Autorità come carattere del Governo Divino.
Il Papa non ci crede? questo Papa no, purtroppo; alcuni Italiani sì.
Ad alcuni piace lavorare in modo pulito e costruttivo - Ne conosco parecchi, di solito di estrazione popolare
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# Centuri 2014-12-08 10:01
La parte peggiore d'Italia sono quelli che prima votavano Berlusconi e adesso sono saliti sul carro di Renzi.
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# 9zZ 2014-12-08 13:28
Citazione Centuri:
La parte peggiore d'Italia sono quelli che prima votavano Berlusconi e adesso sono saliti sul carro di Renzi.

La parte peggiore d'itaglia sono tutti quelli che ancora non hanno capito che è indifferente votare per chiunque, e si ostinano con le discussioni da bar, tipo Inter-Milan mentre ci tengono tutti con la fronte al muro e le terga ben esposte, facendo di noi ciò che vogliono quelli del piano di sopra e derubandoci di ogni cosa, anche e soprattutto del voto.
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# aristidedonadio 2014-12-08 11:34
Gentilissimo direttore,
Complimenti per il meraviglioso articolo!!!!! Le sue parole ,dense di verità e saggezza sono un faro per tutte le persone oneste e pulite .Sono d'accordissimo con lei. Viviamo in una società senza diritto, senza giustizia, senza libertà. Il tarlo principale,come giustamente ha esposto nel suo articolo, e' la magistratura "politicizzata e di parte" (ovviamente di sinistra).
Dobbiamo solo pregare e lottare con le idee e con i valori veri.
Oggi ricorre la festività dell' Immacolata, rivolgiamo le nostre preghiere a Lei e affidiamoci alla sua misericordia.
Buona domenica a lei dott. Blondet , a tutti gli splendidi collaboratori e a tutti i lettori di questo meraviglioso giornale
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# Paulus 2014-12-08 12:38
Non ho parole: non si potevano denunciare in modo più chiaro queste piaghe dell'Italia odierna, tutte derivanti dall'utopia marxista. Meno male che c'è Blondet!
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# 9zZ 2014-12-08 13:24
Bravissimo, Direttore! E bravo il lettore.
Questo articolo, come quello sul marcio di Roma (che ora costringerà qualcuno agli straordinari per trovare il modo di insabbiare), marcio comune a tutt'itaglia, unito anche alle cose che Lei ben conosce ed ha avuto il coraggio di scrivere nel tempo, stridono, a mio modesto parere, con l'articolo nel quale auspicava la creazione e, ahimè, la sua imposizione con la relativa legittima repressione delle minoranze che vi si opponessero, di un "interesse nazionale".
Non esistendo e non potendo esistere, come tutto è lì a dimostrarlo ogni giorno, una nazione non vedo come possa esistere ed essere imposto un "interesse nazionale", sia pur utile e necessario a qualsisi Stato che appaia un minimo reale e serio.
Questo il chiarimento dovuto sul mio intervento di allora, che non necessitava di altro se non dell'attesa di altri Suoi stupendi articoli.
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# Paulus 2014-12-08 16:13
Lei continua a insistere che l'Italia non esiste come nazione e fa capire di appartenere a una minoranza antinazionale. Bene, allora chieda la cittadinanza maltese, che si può comprare per una modica somma. Dal canto mio, continuo, nonostante tutto, a considerare l'Italia la mia Patria.
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# 9zZ 2014-12-09 15:51
Citazione Paulus:
Lei continua a insistere che l'Italia non esiste come nazione e fa capire di appartenere a una minoranza antinazionale. Bene, allora chieda la cittadinanza maltese, che si può comprare per una modica somma. Dal canto mio, continuo, nonostante tutto, a considerare l'Italia la mia Patria.


Io voglio solo quello che spetta di diritto al mio popolo, quello del Nord: l'autodeterminazi one che così ferocemente è negata dagli Stati centralisti come l'itaglia e dalle persone come lei.
Non vedo per quale ragione dovrei andarmene dalla mia terra, che ha bisogno assoluto di quella che lei sostiene essere una minoranza, ma che tale non è.
Lei fa bene a considerare l'itaglia la sua patria. Ce ne sono tanti come lei, che continuiamo a mantenere e dai quali siamo stati occupati (non parlo a livello personale, ovviamente).
Il mio popolo ed io stesso non possiamo riconoscerci in questa melma: siamo diversi e forzatamente e violentemente mischiati ad essa. Ha presente la Svizzera? E' a pochi chilometri da noi, un altro mondo. Un mondo che noi riteniamo di avere il diritto di avere.
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# Paulus 2014-12-09 19:15
Guardi che la mia famiglia è piemontese dal XIII secolo e dallo stato italiano non ho mai preso una lira o un euro, avendo io lavorato sempre all'estero. Conoscendo bene il Piemonte, posso dire che ha una sua identità etnica, che però ha poco a che fare con quella dei liguri, lombardi, veneti, emiliani ecc., per cui non mi pare che esista un "popolo del Nord" se non nelle fantasie del primo leghismo: si tratta comunque di un insieme di minoranze, a una delle quali lei appartiene (da quanto ho capito è quella lombarda).
Per quella che lei chiama ingiuriosamente itaglia hanno poi combattuto mio nonno, mio padre e i miei zii, uno dei quali ha offerto la vita per essa. Che lei voglia e non voglia, lei comunque sarà sempre considerato italiano quando si troverà all'estero, perché l'Italia, creata soprattutto dai miei antenati e probabilmente anche dai suoi (se non è di origine terronica)conti nua comunque a esistere come entità unificante e idea comune nonostante la sua nascita poco felice (al Sud venne commesso un vero e proprio genocidio), una guerra sanguinosa e inutile, un'altra guerra persa in modo vergognoso, la successiva e perdurante occupazione militare, le malefatte dei politici e ora la sottomissione alla dittatura europea dell'euro.
Lei vede poi come modello la Svizzera, e anch'io ne ammiro le istituzioni, tanto che qualche giorno fa ho proposto, scherzosamente ma non troppo, di cooptare gli assessori del Canton Ticino al posto dei nostri ministri. Però esse non sono esportabili in Italia (pardon, Penisola appenninica sotto occupazione meridionale) per evidenti ragioni storiche e geografiche, per cui lei deve giocoforza accettare questo stato di cose, visto anche che Salvini (per il quale comunque voterò la prossima volta), ha lasciato perdere il secessionismo. Ciò detto, spetta a me e a tutti, compreso lei, lottare per spazzar via la melma di cui parla, anzichè perdersi in sterili affabulazioni. Peraltro per ottenere la cittadinanza svizzera ci vogliono molti più soldi che per comprare quella maltese.
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# xorxi_ronco 2014-12-10 00:57
Citazione Paulus:
Lei continua a insistere che l'Italia non esiste come nazione e fa capire di appartenere a una minoranza antinazionale. Bene, allora chieda la cittadinanza maltese, che si può comprare per una modica somma. Dal canto mio, continuo, nonostante tutto, a considerare l'Italia la mia Patria.

Lo stato italiano come istituzione marcia, corrotta decadente DEVE ANDARSENE DALLA MIA TERRA, LA VENETIA, ED IL POPOLO VENETO DEVE TORNARE AD AUTOGOVERNARSI.
In Veneto, i capò locali messi a governare dalla mafia itlo-romana hanno dato prova di decadenza morale e rubato dalle casse pubbliche. Ma in Veneto, tanti bravi amministratori, a partire da Zaia, Bitonci ecc. hanno perseguito l'ideale di onestà e rettitudine millenario della nostra terra governando nel rispetto delle leggi e spendendo i danari pubblici con accortezza, rigore e parsimonia.
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# Paulus 2014-12-10 10:06
Però Zaia è sotto l'attacco dei giudici "taliani" (per lo più meridionali)per la storia del Mose. Non mi pare poi che Felicetto Maniero e la mafia del Brenta perseguissero un ideale di onestà e rettitudine.
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# 9zZ 2014-12-08 13:52
Nello specifico dell'articolo posso dire che balza evidente sia dal commento riportato, sia da quelli attuali, quanto sia cambiata nel tempo la situazione in itaglia.
A mio avviso esiste un ben preciso spartiacque. A mio parere si tratta del trattato stiplulato e firmato tra USA e mafia al momento dello sbarco in Sicilia.
Quando la vorremo capire che in itaglia governa la mafia per via di quella firma, come ben sanno tutti all'estero?
E che il partito della sinistra è quello che più facilmente si è prestato, (dovrei citare Dante, ma lui parlava dell'Italia, come donna di bordello) ad attuare i voleri di chi ci comanda? In tutto, fino all'invasione straniera così ben facilitata ed assistita, assecondata in questo difficile compito ovviamente dalla finta "opposizione".
Riforme necessarie? Utili?
Non le vedremo MAI!
Almeno fino a quando non verrano, per interessi diversi, ma di certo
non nostri,ordinate ai nostri politici buffoni.
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# xorxi_ronco 2014-12-10 00:59
Esatto. Anche il ns. Stimatissimo Direttore spesso ignora questo importantissimo aspetto poco noto.
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# gianluigisassu 2014-12-08 14:16
Direttore, l'accenno al "positivismo giuridico" - che è davvero uno dei grandi mali del nostro tempo - meriterebbe un approfondimento e magari un articolo a sè stante.
L'accenno ai pidocchi sulla testa degli zingari è invece una gratuita caduta di stile, un clamoroso autogol grazie al quale Lei e la sciagurata "destra" vi autoemarginate. Così si ottengono consensi nei Bar Sport di Lumezzane, ma a livello mondiale si conta zero. E senza alcun motivo: il razzismo infatti non è cattolico (anzi è addirittura una eresia) e neppure fascista (persino dopo le leggi razziali Bottai, uno dei promotori delle stesse, sottolineava il loro carattere non razziale).
A proposito di fascismo: la migliore soluzione ai problemi da lei elencati è stata data proprio dal corporativismo fascista, il quale applicò un semplice ragionamento. Il lavoro è un bene pubblico (come dicono i marxisti, pensate un po'); QUINDI, la sua tutela è un pubblico interesse; QUINDI, la tutela sindacale del lavoro va affidata a organismi di diritto pubblico (le Corporazioni) e non a organismi di diritto privato come i sindacati. La sindacalizzazio ne post 1968 rappresenta invece una vera involuzione feudale, con associazioni private che si arrogano funzioni pubbliche.
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# Paulus 2014-12-08 16:31
Guardi che i primi razzisti sono gli zingari, i quali sostanzialmente disprezzano i non zingari e non si mischiano con loro per manterere la loro purezza razziale: ecco perché sono sopravvissuti come gruppo etnico per tanti secoli (erano originariamente una sottocasta del Punjab, separata dalle altre). Vi sono naturalmente delle eccezioni soprattutto fra gli zingari italiani, che originariamente facevano i cavallari, calderari e giostrai, anche se fra di essi fioriscono ora i Casamonica, mentre quelli originari dei Balcani si dedicano soprattutto ai furti ai danni dei non zingari, che loro considerano perfettamente leciti.
Per quanto riguarda le corporazioni fasciste sono invece perfettamente d'accordo.
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# Benildo 2014-12-08 21:33
Il Corporativismo fascista fu un glorioso esperimento neo-medievale. Appena mandato in soffitta l'apparato ottocentesco (retorica anticattolica e gestione degli affari da parte delle Logge di "Illuminati"), fu subito evidente -ai più intelligenti, certo- che l'unico modello a cui ricollegarsi era quello di sette secoli prima: corporazioni delle arti e mestieri, torri civiche (e broletti al Nord), identità rionali ecc.
Un esempio significativo: a Palmi (RC), duramente colpita da terremoti antichi e poi da quello di Messina del 1908, si realizzò ex novo una grande chiesa concattedrale (1932), e si pensò a un'imponente Torre Civica/Campanile, accanto alla chiesa, completata poi nel Dopoguerra. Le due funzioni UNITE, in un edificio che per sua natura lancia il messaggio "Se verrà un altro terremoto, non crollerò"
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# gianluigisassu 2014-12-08 23:13
Se "i primi razzisti sono gli zingari", lei vuole essere il secondo?
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# Paulus 2014-12-09 09:20
Sto semplicemente constatando una realtà sgradevole e non ammessa dalla "political correctness" oggi dominante. D'altronde esistono altri popoli razzisti nel senso che ho descritto.
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# Benildo 2014-12-09 10:26
A Roma, in particolare, si muovono non solo in base al disprezzo totale per le vittime (popolo inferiore), ma anche in base a un effettivo e capillare controllo del territorio. Questo sì, squisitamente mafioso.
Quando avevo vent'anni, pensavo che anche per loro valesse il "c'è il buono e c'è il corrotto". Quando avevo vent'anni.
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# Paulus 2014-12-09 19:28
Quando avevo io vent'anni, c'erano ancora gli zingari violinisti e le zingare che leggevano la mano. Ora non fanno nulla se non rubare e mendicare (usando bambini chiaramente addormentati con il sonnifero per impietosire i passanti). La refurtiva e il ricavato delle elemosine vengono poi consegnati al capo clan, che esercita il controllo del territorio (un italiano che osasse mettersi a chiedere l'elemosina nei loro posti strategici verrebbe immediatamente cacciato via). E poi le anime belle, naturalmente antirazziste, parlano di "cultura Rom". Ci considerano inferiori perché ci sottoponiamo alla disciplina del lavoro, da loro considerata umiliante.
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# Ferdinand 2014-12-11 20:13
Chi difende i Rom e la cultura rom è ,in particolare l'opera nomadi, organizazzione vaticana per difendere gli zingari. Le varie sedi dell'opera nomadi sono locate nei vescovadi.
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# gianluigisassu 2014-12-11 16:19
per contestare un errore bisogna cadere in un altro errore?
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# Sergio64 2014-12-08 16:30
Credo che il direttore Blondet abbia già scritto le stesse cose in passato, almeno un centinaio di volte.

Il fatto che la ripetizione indefessa degli stessi argomenti resti sempre attuale la dice lunga sull'immutabilità della scena politica ed istituzionale dell'Italia.

Giovani: votate con i piedi, andate via, non rimanete a lavorare per paghe da fame e pagare la pensione di noialtri che restiamo qua, che non abbiam saputo lasciarvi un Paese migliore.

Tornate solo per le vacanze, sino a quando almeno il nostro paesaggio non sarà completamente devastato dalla speculazione edilizia.
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# Paulus 2014-12-08 19:06
Giovani, non andate via, sarete sempre trattati come Dagoes, Wops, Itaka, Macaroni, Ritals, Gringos e poi, dopo una decina d'anni, vi sentirete stranieri in patria quando vi tornerete per le vacanze. Rimanete qui, dove le opportunità di imprendere non mancano, nonostante le tasse e la burocrazia.
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# 9zZ 2014-12-09 15:53
Citazione Paulus:
Giovani, non andate via, sarete sempre trattati come Dagoes, Wops, Itaka, Macaroni, Ritals, Gringos e poi, dopo una decina d'anni, vi sentirete stranieri in patria quando vi tornerete per le vacanze. Rimanete qui, dove le opportunità di imprendere non mancano, nonostante le tasse e la burocrazia.


Lei è una contraddizione vivente.
ià dimenticata la Malta di poco sopra?
La sua "patria" costringe a questo i nostri elementi migliori. Ma lei ne è felice.
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# Paulus 2014-12-09 19:45
Ci risiamo. Le consigliavo scherzosamente di prendere la cittadinanza maltese visto che lei disprezza l'Italia, che - voglia o non voglia - continua a essere la patria anche sua. Siccome poi ho vissuto una vita all'estero, so come sono visti genericamente gli italiani, per cui sconsiglio i giovani di andarsene, a parte la perdita dell'appoggio della famiglia e dei suoi beni, che difficilmente viene compensata dai guadagni. E' quindi meglio che gli elementi migliori rimangano qui e si dedichino ad attività produttive (ciò vale soprattutto per il Nord, dove esiste ancora una cultura imprenditoriale ).
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# Benildo 2014-12-10 10:15
In quali Paesi sono usati quegli epiteti spregiativi? Ritals e Macaroni in Francia, mi risulta.
Grazie
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# Paulus 2014-12-10 13:56
Esatto. Wops (dal napoletano 'uappo') e Dago (a quanto pare dallo spagnolo Diego) negli Stati Uniti, Itaka in Germania (da Italiener) e Gringo in Spagna e paesi ispanici (ma a onor del vero comprende tutti gli stranieri). Nei paesi di lingua tedesca ve ne erano altri, ma non vengono più usati. Naturalmente ovunque l'italiano è associato con la Mafia.
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# Benildo 2014-12-10 16:31
Thank you very much / Merci beaucoup / Muchas gracias / Danke schön !
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# cgdv 2014-12-08 17:01
La presenza in Italia del più forte partito comunista del "free democratic world"
(patente data a Fulton nel 1946 da Churchill al blocco delle nazioni alleate, in realtà sottoposte, agli Stati Uniti), in quanto partito antinazionale e traditore per definizione, ha condizionato in modo drammaticamente negativo ogni aspetto della società civile. Tuttavia nella Repubblica Italiana nata dalla Resistenza non dobbiamo dimenticare anche i traditori cattolici della DC, con i quali è stato messo in piedi nel tempo l'indegno consociativismo che ha portato allo stato di cose così ben individuato nell'articolo. Visto che sappiamo benissimo chi lo ha voluto, dovremo però chiederci in eterno perché lo abbiamo permesso.
Giuliano
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# OrazioC. 2014-12-08 17:06
Tutto lineare chiaro....
Ma sui comuni e sugli organi burocratici non ci siamo... E' vero che nei tempi vi erano degli organi come il CO.RE.CO. che avevano il compito di vigilare e vigilavano... me li ricordo ancora!
Ma ora, il sindacato non tutela nemmeno più i dipendenti pubblici, altro che favoritismi.
Anche in questo settore hanno e continueranno a perdere iscritti. Non mi riferisco ai "benefici" spiccioli, ma anche per i ritorni che tali organizzazioni hanno a livello politico/economico, ovvero hanno abbandonato tutti, e dico tutti, al loro destino, in quanto hanno trovato chi "paga meglio".
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# milvus 2014-12-08 18:37
..." la Cgil che incamera 600 milioni di euro l'anno, nisba. Cosa faccia con quei soldi, che sono pari al bilancio di un paese africano, non abbiamo il diritto di saperlo...": se proviamo ad ascoltare il latrato del nostro Rex, o pastore tedesco, ci dirà che sono 600 milioni di grammi, non di euro... I giudici non essendo indipendenti in Chihuahua-Roma perchè potrebbero perdere la vita, si sono fatti cooptare dai governi che li controllavano e li discriminavano, facendo giustizia illegittima e discriminatoria , più tardi si democratizzò tutta la Giustizia ponendo il Giudice come una qualunque persona non qualificata. di conseguenza anche gli avvocati, il Consiglio dei Magistrati, tutti stanchi e preoccupati per la vita, abusati nel potere giudiziale per paura di giudicare le malefatte dei politici che ci tocca sopportare.
Tutti però hanno messo a rischio il Paese intero. I fatti attuali di Roma-Chihuahua portano alla luce attività antidemocratich e, che solo gli ingenui potevano ritenerle democratiche e hanno adoperato la democrazia per distruggerla con le loro mani...ex-pulite.
Il cittadino onesto e non ha bisogno di avere una giudice indipendente da quando si alza a quando va a dormire, nel quotidiano vivere civile, un giudice che non si limiti a dettare sentenze criptiche incomprensibili , ma che associ i fatti veri al diritto fondamentale. Non si sa quale coscienza possa avere un giudice con un debito cosi grande verso la società. Al punto in cui siamo arrivati, peggio del Messico, sono loro che hanno la responsabilità della crisi, perchè neanche si sono degnati di fare vera opposizione al governo eletto, non hanno mai avuto il senso della Repubblica che volevano come politici. I giudici non sono incaricati di prevenire il delitto pubblico o privato, loro arrivano dopo ed applicano le leggi che hanno in mano. Dopo ci saranno stili, gradi, docenze. Rispetto a pedofili, stupratori, omosessuali, e fauna varia, non possono dare giudizi come fossero dei medici che emettono diagnosi. Non può un giudice decidere se certe persone sono recuperabili o non c'è più nulla da fare, e , se non lo sanno non possono andare in giro come fossero persone sane, è come voler seminare bombe a grappolo o a tempo per le strade delle città. Hanno parlato di riforma, ma solo per sveltire un divorzio, perchè le riforme sono inaccettabili e pericolose, come del resto la possibilità del corrotto di fare appello alla sentenza contro di lui, tanto restano intoccabili a vita. Così i procuratori fanno girare le cause passandole ad un altro, le amministrazioni permettono nominare 1000 impiegati mascherati da posti di lavoro senza concorso. Il giudice che investiga è punito, quello che copre è premiato . Eppure ci furono giudici ineccepibili, meritevoli, onesti ridotti ad archiviare, perchè ciò che loro investigano i governi di sinistra non vogliono che sia investigato, gli tolgono il lavoro perchè il potere politico ed economico vigente non vuole venga tacciato da corruttore e corrotto.
Sinaloa-Medellìm-Roma: qualche tempo fa certi ristoranti capitolini furono chiusi perchè reazionari che operano a favore dell'imperialismo sotto ordini dei mezzi egemonici, non volevano far sapere che complici dell'ex PCI appoggiarono il neoliberalismo berlusconiano fin dal 90, ma certo che di fronte ad una situazione di degrado e campagna contro la mafia immigratoria, il Sindaco di Roma dovrà chiarire qualche punto oscuro o qualche accusa, se nella costruzione di opere pubbliche si usa mano d'opera straniera, si pagano tangenti, o se grandi guadagni e spese finte servono al lavaggio di soldi non tassati.
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# licio 2014-12-08 18:42
"SE LO STATO ITALIANO VOLESSE DAVVERO SCONFIGGERE LA MAFIA, DOVREBBE SUICIDARSI !..." Leonardo Sciascia
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# 9zZ 2014-12-08 19:54
Citazione licio:
"SE LO STATO ITALIANO VOLESSE DAVVERO SCONFIGGERE LA MAFIA, DOVREBBE SUICIDARSI !..." Leonardo Sciascia


Parole che dovrebbero essere scolpite nelle nostre teste e che invece sono sistematicament e dimenticate o quantomeno non considerate nella loro gravità.
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# Hermann 2014-12-08 21:11
Sto riflettendo in termini numerici: dal 1922 al 1945 ci sono 23 anni, dal 1945 al 1968 altri 23 anni. Dal 1968, inizio dello sfacelo morale, materiale e spirituale, al 1991, quando fu "improvvisamente " scoperta "mani pulite", altri 23 anni. Dal 1991 al 2014, anno in cui come si vede la crisi in tutti i settori e' al suo culmine, ancora 23 anni. Evidentemente la Storia ha stabilito un termine preciso per far terminare o iniziare un periodo, un'epoca.
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# Paulus 2014-12-09 07:19
Come ho già detto, nessuno mi toglie dalla testa che siamo di fronte a una nuova "Mani pulite", anch'essa pilotata dall'esterno: stavolta però verrà spazzata via l'intera classe politica, ormai completamente screditata.
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# PIERO61 2014-12-08 21:19
salve
...lasciando perdere il degrado, morale e materiale, in cui versano le FF.AA...uguale e identico alla magistratura sia a livello "carrieristico" che di preparazione professionale...
nessuna meritocrazia...tutto appiattito, verso il basso e questo ha prodotto Capi di Stato Maggiore (Ammiragli) che si lamentano della non perfetta "tostatura" delle mandorle servite ai briefing (se poi negli spogliatoi di sottufficiali e truppa, i muri sono mangiati dall'umidità e scarafaggi e topi sguazzano, chissenefrega) o Capi di Stato Maggiore (sempre Ammiragli) che dicono ai cadetti ufficiali di ispirarsi, nei loro compito, a Bob Dylan è ovvio che, un numero sempre maggiore di militari si senta in "dovere" di farsi tatuaggi, piercing, arrivare in caserma o sulle navi abbigliati con pantaloni a vita bassa o magliette con il "CHE", di travestirsi e "battere" (beccato dai carabinieri non è stato minimente punito dal suo comando) sugli arenili, di denunciare (per "sequestro di persona") ufficiali che richiedevano una presenza extra sull'orario lavorativo (presenza extra, tra l'altro pagata come straordinario)...
saluti
Piero e famiglia
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# Borut 2014-12-08 22:45
E se tutto questo sfascio fosse stato premeditato e ben orchestrato da coloro che, con il beneplacido del nostro Presidente e non (rammentiamo il Britannia), spingono verso uno stato sovranazionale? Il tutto si presenterebbe sotto una luce diversa. Ecco il perchè la Chiesa cattolica è sotto attacco e le Istituzioni sono volutamente infestate de ladroni amorali. Un giorno ci sveglieremo e queste persone ci presenteranno una soluzione, che 30 anni fà avremmo energicamente rifiutato, ma oggi saturi dell'immoralità dilagante, acceteremmo incondizionatam ente. Pensateci......
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# raff 2014-12-09 00:51
Il ‘68 è stato un grande movimento di popolo alla cui testa marciavano…i nemici del popolo.
“Lo stato borghese si abbatte e non si cambia” gridavano nelle piazze i sessantottini, senza rendersi conto che era iniziato l’assalto finale di un’elite borghese multinazionale e finanziaria contro gli stati nazionali, ultimo ostacolo da abbattere per affermare la supremazia del denaro e del mercato globale.
Questa elite globalista, che pure emerge dalla classe borghese, non esita a mettersi contro una gran parte della stessa borghesia nazionale, per affermare il primato dell’economia sulla politica e su tutte le istanze sociali, sui diritti dei lavoratori e gli interessi territoriali di molti imprenditori e realizzare con ciò la vittoria finale del capitalismo assoluto.
Il 68 è, se vogliamo, il primo esempio di “rivoluzione colorata”, operata in Europa da parte di quello che oggi chiamiamo l’impero del caos, non a caso scoppia nella Francia di De Gaulle dove ancora resiste un’idea forte di stato nazionale e si estende rapidamente all’Italia dove l’idea di rivolta contro lo stato “borghese” trova il terreno fertile di una “cultura” della Resistenza e dell’”internazi onalismo proletario”, ampiamente arato da intellettuali di “sinistra” di provenienza sia dal PCI, che dai movimenti cattolici.
Non si può dire che il 68 sia una rivoluzione fallita. In realtà il 68 ha realizzato negli anni seguenti tutti gli obiettivi che le elites mondialiste si erano prefisse, la cessione di parti della sovranità nazionale e soprattutto della sovranità monetaria, oltre alla riforma delle strutture statali in senso liberista, da cui nascono quelle situazioni di degrado, così ben descritte nell’articolo del Direttore.
Per quanto riguarda gli aspetti “morali” della questione, mi viene in mente un proverbio che mia madre mi ripeteva spesso: l’occasione fa l’uomo ladro.
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# Annhilus 2014-12-09 08:45
E' gratificante leggere un articolo come questo per l'analisi lucida e puntuale che presente. Quello che però manca, non è poco.
Tutti i sintomi della malattia sono elencati e precisati, ma la malattia non viene evidenziata.

La democrazia è il vero male, o in termini più precisi, l'ideologia progressista-liberista del capitale plutocratico che si maschera dietro questa impostura per fare quello che vuole scaricando la responsabilità sul "popolo sovrano" e sui camerieri stagionali che finge di "eleggere", col "diritto di voto".

La democrazia altro non è che un regime di mascheramento in cui la corruzione è puro e semplice strumento manovra ordinario. Una democrazia è tanto più corrotta quanto più è matura e l'italia
nonostante sia partita in terza fila
ha bruciato le posizioni, ora è e resterà tra le posizioni di testa fino all'inesorabile schianto.
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# Catone 2014-12-09 09:59
Pongo una domanda semplice semplice ai nostri "conquistatori", gli americani. Accettiamo che abbiate vinto la guerra e siete i padroni a casa nostra.
Accettiamo il sistema che ci avete imposto e che ci rende schiavi delle banche.
Accettiamo la vostra malata visione del mondo che chiamate "american way of life".
Poniamo però una domanda: perché ci avete messo nelle mani di questi delinquenti? In Germania non è così, eppure i tedeschi la guerra l'hanno persa pure peggio di noi.
Perciò, cari americani (o meglio, cari "chi comanda in America"), vi chiediamo una pietà: selezionate un bel generale nostrano stile "Pinochet", fate uscire i carri armati dalle caserme e liberateci da questo marciume! Chiudete politici, sindacalisti e manutengoli vari in un bello stadio. Lanciateli anche da un aereo se vi viene meglio: ma metteteci 3-4 padroni seri, in modo che il popolo italiano sia condannato solo a pagare gli "eterni interessi" alle banche e non anche il costosissimo "pizzo" a questi disgraziati.
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# Hermann 2014-12-09 10:57
Quello che sta succedendo in Italia è voluto, pianificato, programmato: un film dal titolo "Come rendere superfluo ed inutile il voto" oppure "Democrazia senza elezioni", l'ennesimo esperimento che si realizza in questo irrecuperabile Paese.
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# Nova 2014-12-09 12:19
E' in corso l'incentivazione e l'obbligo per i Comuni di unirsi in quella che in definitiva sarà una 'fusione'.
Si tratta di costringere Comuni con amministrazioni di colore eterogeneo (di destra, di sinistra, civiche) ad eleggere un unico presidente che amministrerà l'Unione di Comuni.
Pertanto i Comuni, che fin dal Rinascimento sono la base fondante dell'Italia (a differenza ad esempio dalla Russia), e le Province verranno abolite ma gestite da eletti di 'secondo livello' appartenenti alla casta politica.
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# Rafael 2014-12-09 11:49
Con l'Unita' d'Italia del 1861 si voleva la sabaudizzazione del meridione,ma dopo 150 anni di unificazione bisogna prendere atto che il vincitore si e' ammalato della "malattia" del vinto e ne e' uscito sconfitto.

Una idea determinante radicata nella cultura del Sud e' che un uomo rispettabile e' colui che riesce a vivere sulla spalle degli altri. E' l'ossatura della civilta' classica. Ulisse e' un avventuriero,un vagabondo,un ladro, vive con spada e astuzia,depreda la ricchezza altrui. Una simpatica canaglia, sfrutta l'inganno in mezzo agli ingannatori. Pero', e' geloso della moglie e della sua isola e uccide i pretendenti. Il prototipo di mascalzone latino.

Tutto il mondo mediterraneo e' permeato di questa cultura.Una persona che guadagna il suo sostentamento con il sudore del lavoro e' un povero disgraziato. E' una idea personalistica di capitalismo,di Stato Moderno, avulsa da etica protestante , teoria economica e diritto.

Non si possono usare curve e diagrammi, indici economici,inari dimento fonte prelievo fiscale , codici di diritto per spiegare la situazione italiana. L'univa visione del nostro stato e' che comunque alla fine il parassita muore insieme al corpo che ha distrutto.
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# tobia 2014-12-09 16:34
nella cultura levantina vi è il disprezzo per il lavoro fisico...la pesona di rispetto è colui il quale riesce a vivere senza lavorare...nella cultura europea è l'esatto contrario.
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# tobia 2014-12-09 16:31
Questa è l'italia!!!Come disse Goebels"Mussolini è l'ultimo antico romano,dietro di lui un popolo di zingari marcisce nella polvere"
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# arduino 2014-12-09 17:26
Caro Direttore,
Anche a seguito dei frequenti commenti e riferimenti dei lettori, sotto le più svariate angolature, al fenomeno "68", direi che un articolo (o meglio una serie di articoli) su questo argomento e sul successivo cosiddetto "terrorismo", sia ormai improcrastinabi le.
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# PIERO61 2014-12-09 21:07
salve
vado fuori tema; era una vita che non seguivo un tg e, mi capita il tg2...avete visto lo scempio che questo Papa ha portato nei giardini vaticani ?
averva ragione il Sgt Mj Hartman: sei così brutto che sembri un capolavoro di arte moderna...al peggio non c'è mai fine
saluti
Piero e famiglia
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# EdoardoCas 2014-12-09 22:47
Ma dove vogliamo andare quando il Sindaco di Roma è una, ad essere benevoli, nullità come Marino? E prima di Lui Alemanno? E prima ancora Veltroni? O vogliamo parlare di Rutelli?

Milano dopo personalità di almeno un minimo di spessore si ritrova Pisapia.....

Renzi sarebbe uno statista?!?

Immagino che i magistrati siano quasi tutti al livello di quello descritto in un altro meraviglioso articolo del Direttore.

Qua comandano i sub normali che si sentono padri eterni.
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# xorxi_ronco 2014-12-10 01:06
Francamente il mio stipendio di dirigente pubblico è fermo immutato da 10 anni (è pubblico ed accessibile sul sito del mio datore di lavoro - sezione "trasparenza"). Non ho avuto passaggi di carriera e non ricevo "benefici" particolari.
Questo significa che i sindacati non sono poi stati così efficaci in tutti questi anni!
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# Viktor-SS 2014-12-11 12:44
Direttore, ma Ingroia dove ha studiato prima di "laurearsi" in giurisprudenza?
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