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Israele in guerra. Con se stesso
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Una scolaretta ebrea di 7 anni viene presa a sputi, minacciata fisicamente e trattata al grido di «puttana» mentre si reca a scuola. Questo episodio di antisemitismo feroce non avviene in una città dei goym, ma è accaduto a Beith Shemes, quartiere ultra-ortodosso a pochi chilometri da Gerusalemme. E gli sputacchiatori violenti sono ebrei, anzi super-ebrei, «haredim», tutti riccioloni unti, cappelloni neri e filatterii. «Ho paura che mi facciano del male», ha detto la bambina, Naama Margolese alla TV Channel 2.

E allora, per la prima volta, il servizio televisivo, con quella bambina bionda (venuta alla «Terra Promessa» dagli USA coi genitori) che esprime la sua paura, ha creato un movimento di revulsione nell’opinione pubblica israeliana, facendo emergere una verità censurata e taciuta: le violenze e le prepotenze degli ebrei «religiosi» (delle varie sette haredim) che esercitano su altri ebrei con totale immunità.

«Questo è un gruppo terrorista», ha detto la madre della bambina, Hadassa Margolese: «Se queste cose avvengono oggi e le autorità non fanno niente, cosa avverrà fra dieci anni?». E tutti hanno potuto vedere che la mamma Hadassa non è affatto un’ebrea secolarizzata; anzi veste da ebrea «religiosa», col fazzolettone in testa e la gonna lunga. Però lei e sua figlia non sono abbastanza kosher per i settari che dominano Beith Shemesh, un sobborgo con 87 mila abitanti.



Sono venuti alla luce episodi di segregazione odiosa, che superano l’incredibile e il ridicolo, ben noti ai giudei, ma non alle opinioni pubbliche occidentali. A Beith Shemesh, gli ultra-religiosi hanno elevato segnali stradali che obbligano le donne a camminare su un marciapiede, e gli uomini nell’altro. Altri segnali stradali ingiungono alle donne di non sostare davanti ad una sinagoga. Di recente i fanatici hanno manifestato con violenza contro un centro ospedaliero che portava l’insegna «Clinica per donne», sostenendo che la scritta «donne» esposta in pubblico è «immodesta».

Ovviamente, hanno imposto bus pubblici segregati, per donne ed uomini. Ignare turiste che hanno preso l’autobus sbagliato si sono trovate coperte di sputi, e cacciate fuori con le cattive. Preti cattolici sempre più spesso denunciano di non poter apparire per strada, senza essere sputacchiati e insultati. Il ministro della Sicurezza Interna Itzak Aharonovitch ha dovuto ingiungere alla Polizia di «agire con fermezza contro le violenze di cui sono fatte mira le donne nella pubblica strada».

Una troupe di Channel 2 che s’è avventurata a Beith Shemesh domenica, ossia due giorni dopo la trasmissione sulla bambina sputacchiata, è stata malmenata dalla folla «religiosissima» che ha distrutto a colpi di pietra l’auto, ferito un reporter e rubato il materiale di ripresa.

Dopo la trasmissione e la sensazione che ha suscitato, il premier Netanyahu ha alzato la voce in condanne verbali contro gli oltra-ortodossi, esprimendo preoccupazione per gli attacchi «contro i diritti civili». Condanne che lasciano il tempo che trovano: i fanatici religiosi costituiscono circa il 10% della popolazione, ma sono una forza elettorale che vota massicciamente secondo gli ordini dei loro rabbini. E il più grosso partito nella coalizione di Netanyahu è lo Shas, una setta fanatica il cui rabbino-capo dichiara che «gli altri esseri umani sono stati creati per servire gli ebrei. Fuori di questo, non hanno un posto nel mondo».



Israeliani secolari protestano contro gli ebrei ultra ortodossi nella città di Beit Shemesh, 26 dicembre 2011



Il ministero dell’Abitazione di Netanyahu sta costruendo molte più abitazioni per gli ultra-ortodossi che per il resto della popolazione (disparità che ha suscitato proteste di piazza a Tel Aviv) secondo un piano deliberato che mira a creare «città segregate per soli haredim» specie nei territori occupati presi ai palestinesi, ma che realizza una società dove degli ebrei si segregano in ghetti, non già per non vivere accanto a goym inferiori, ma perchè considerano gli altri ebrei non abbastanza «puri». (‘Segregated country’: Israel envisions Orthodox-Jewish-only ‘cities’ in Palestinian area)

La Knesset (il parlamento) ha da poco varato una legislazione francamente razzista, che comprende l’autorizzazione dei «comitati per la purezza di quartiere», piccole commissioni di fanatici askenazi che decretano l’ammissione o l’espulsione nei loro quartieri di «persone indesiderate»: ovviamente gli arabi e gli immigrati negri (c’è una campagna contro questi immigrati, condotta dal governo) ma anche «ragazze-madri, coppie omosessuali, invalidi (sic) e sefarditi» (1). (NGOs to petition against ‘racist laws’)

Emerge che anche i poliziotti che s’avventurano in quei quartieri vengono intimiditi e qualche volta picchiati. Senza reagire, perchè non si spara contro «fratelli ebrei» come si spara sui goym...

Accade sempre più spesso che i «coloni» se la prendano anche con il glorioso Tsahal. A metà dicembre, l’esercito ha smantellato un piccolo «avamposto» illegale o non autorizzato che i fanatici avevano costruito nei Territori, perchè non poteva essere difeso. I coloni hanno risposto con inaudita violenza, assediando una base militare nei Territori, appiccando il fuoco agli automezzi, e persino cercando di lapidare i soldati, secondo il rito esecutorio ben documentato nella Torah. «Non ho mai visto un simile odio di ebrei contro i soldati», ha detto il generale maggiore Avi Misrahi.

Eppure quasi ogni giorno i coloni litigano coi soldati e i poliziotti, li malmenano, tirano pietre per i più futili motivi, anche se il governo e il parlamento sostengono i coloni nei loro insediamenti formalmente illegali.

Il fatto è che i governi israeliani hanno sempre avuto il fine deliberato di impossessarsi di tutta la terra d’Israele, secondo il dettame «religioso» sotteso all’ebraismo (una «religione» la cui promessa non riguarda l’aldilà, ma il possesso di un pezzo di terra). Solo che la politica ufficiale è di farlo a poco a poco, nel modo «giusto» per non sollevare troppe critiche a livello internazionale. I fanatici e i «coloni» (le due categorie si sovrappongono) dell’opinione pubblica internazionale se ne infischiano, e non hanno alcun rispetto nemmeno per lo Stato israeliano, in quanto non è lo Stato messianico della Promessa; per loro, l’occupazione di ogni pollice di terra deve avvenire «al più presto», per «accelerare» i tempi messianici, ossia il dominio totale di Giuda sul mondo. E non si fanno scrupolo di picchiare e lapidare i soldati, per poco che si oppongano al loro messianico programma, maledicendoli e augurando loro «la fine di Sharon» (Ariel, colpito da ictus, secondo loro, come punizione per aver evacuato Gaza, sacra terra ebraica).

Recentemente un giornalista ha chiesto ad un comandante di brigata se è disposto ad agire contro quei violenti (per lo più armati di armi da guerra) come agisce contro i palestinesi. La risposta: «Non si aspetterà che io apra il fuoco su un ebreo.... certo non intendeva questo». (IDF on settler stone-throwers: You wouldn’t expect us to shoot a Jew?)

Solo a tratti, da ultimo, il governo avverte il pericolo della continua erosione dell’autorità civile e militare in Israele, per causa di centinaia di migliaia di fanatici che lo stesso governo ha favorito e protetto.

«Il Golem s’è rivoltato contro il suo creatore», ha commentato Adam Keller, esponente del movimento pacifista Gush Salom. La lotta interna avviene anche nella Diaspora, dove gli ebrei moderati o critici delle politiche razziste di Israele vengono schedati dai fanatici «religiosi» come «self-hating Jews».

I fanatici si rivoltano contro il loro migliore complice? Lo sbocco del messianismo armato può essere quello degli ebrei «puri» che sparano contro i soldati ebrei «impuri», anche se questi non rispondono al fuoco? Israele diventa ogni giorno di più «un regno diviso», secondo il detto evangelico?



Ultra-ortodosso ebreo grida contro una giornalista durante la protesta nella città di Beit Shemesh, 26 dicembre 2011



Si vedrà. Per intanto, vale la pena di notare la monotona ricorrenza del settarismo e dei suoi effetti nel popolo ebraico. Già la «comunità di Qumram» del primo secolo avanti Cristo, quella che ha lasciato i famosi manoscritti, era composta da questo stesso tipo di fanatici religiosi. Costoro fondarono quella comunità auto-segregata, e ossessionata dai continui lavaggi per purificazione, che non riteneva più «kosher» nemmeno il Tempio, in quanto era stato ricostruito da Erode il Grande (un non-ebreo di razza) anzichè da un discendente di Davide. Essi consideravano impuro il Tempio, e tutti gli altri ebrei che ci andavano. Il che rende assurda l’idea, tanto volentieri diffusa dalla pseudo-archeologia mediatica, che Gesù fosse un esseno: era accusato di pranzare con «pubblicani e prostitute», mentre gli esseni si rifiutavano di pranzare persino con dei farisei, i quali, benchè preoccupatissimi di non perdere l’impurità rituale, non erano abbastanza kosher per quei fanatici settari.

Ancor più agghiacciante il fenomeno che Giuseppe Flavio descrive: durante l’assedio romano a Gerusalemme nel 70 dopo Cristo, quando il cibo nella città santa mancava atrocemente (e si ebbero episodi di cannibalismo per fame) le varie sette avversarie si distruggevano reciprocamente le scorte di viveri; gli Zeloti, nominatisi difensori della propria gente, ed assumendosi un compito di psico-polizia, sfoltiva il popolo ebraico assediato commettendo assassinii e stupri motivati da settarismo «religioso».

Si noterà infine che nessuna «evoluzione» nella religiosità ebraica sbocca mai in qualche forma di maggior tolleranza, universalismo e benevolenza di larghe vedute, ma al contrario, in forme di atavismo più retrive, di un primitivismo sempre più paranoicamente discriminatorio. Essere «religioso» per un ebreo significa «escludere», negare ad altri la purità – e quindi la partecipazione alla Promessa. Curioso fenomeno. (The eight-year-old girl called a whore by Israel's Jewish religious hardliners)




1) Non è il caso di dire come sono trattati gli immigrati clandestini, circa 50 mila, per lo più neri africani che vengono dal Sudan e dall’Eritrea a fare lavori servili, crudelmente sfruttati: «una catastrofe nazionale», l’ha definita Netanyahu, in quanto mettono in pericolo «il carattere ebraico dello Stato» (che sarebbe come dire: gli immigrati mettono a rischio il carattere ariano della Germania o dell’Italia…). Netanyahu ha prontamente rafforzato il programma di espulsione forzata di questi lavoratori indesiderati, nonchè l’estensione del Muro, con le sue torrette, filo spinato e allarmi elettronici, al valico con l’Egitto, da cui pare entrino i clandestini. La popolazione ebraica esige misure sempre più severe. Forse la cosa potrebbe interessare i Gad Lerner, sempre pronti ad accusare i pretesi sentimenti anti-immigrati degli italiani. Immagino che, così informato, dedicherà una puntata del suo «Infedele» a denunciare il razzismo ebraico in Israele.



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