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Ultime sull’Afghanistan. Per Frattini.
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«Un attacco spettacolare su Kabul» da parte dei talebani è atteso nei prossimi mesi: così un rapprto dello spionaggio del governo collaborazionista di Karzai, di cui il Washington Times ha potuto avere copia (1). Ci si attendono attentati suicidi fatti da  «donne già presenti a Kabul»; inoltre i ribelli avrebbero «reclutato cittadini USA, britannici e tedeschi» (probabilmente islamici) capaci, per le loro abilità linguistiche, di mescolarsi agli occidentali e ai luoghi da loro frequentati, per conoscere le mappe degli edifici e delle attività che vi si svolgono.

Frattanto a Kandahar i talebani hanno preso il controllo della strada che circonda ad anello la città; il corrispondente del Washington Times ha visto donne, bambini e vecchi lasciare in massa la città su biciclette, moto e muli in direzione delle montagne, in previsione di una dura battaglia tra i ribelli e le forze NATO affiancate dall’esercito «regolare» afghano.
A Kandahar vige già, per ordine del governo collaborazionista, il coprifuoco. Forze della coalizione occidentale hanno preso posizione sui tetti della città.

Di fatto, le operazioni dei talebani a Kandahar sono diventate più intense e più audaci: la settimana scorsa hanno attaccato in forze la locale prigione, liberando forse un migliaio di loro compagni detenuti, e costringendo le forze NATO e afghane a inviare rinforzi. Un tecnico occidentale che lavorava al mantenimento delle strade è stato rapito e non più ritrovato.

L’attacco al carcere di Kandahar è servito anche a dividere le forze d’occupazione mentre i talebani compivano l’occupazione della cittadina di Arghandab (da cui erano stati cacciati l’anno scorso), dove pare siano i detenuti liberati, oggi di nuovo combattenti, e facendo saltare strade e ponti. Da allora le forze NATO sostenute da elicotteri in funzione di artigiaria, stanno battendo le sospette posizioni dei talebani. Il contingente canadese dell’ISAF, prima dedicato a pattugliamenti, ha dovuto essere impiegato nei combattimenti.

William Wood, l’ambasciatore americano a Kabul, fa l’ottimista: dice che a Kandahar «i talebani possono sollevare molta polvere in ogni momento, ma non possono tenere la posizione», ossia occupare la città.

Ma non è affatto detto che l’occupazione di Kandahar sia nelle mire degli strateghi ribelli. Nel marzo scorso Mullah Bradar, uno dei comandanti superiori dei talebani, aveva annunciato che l’offensiva di primavera sarebbe stata a base di «tecniche nuove», e aveva invitato gli afghani che lavorano per il governo Karzai e per gli occidentali a lasciare il loro posto, altrimenti sarebbero stati uccisi. E secondo «Syed Saleem Shahzad» (pseudonimo di qualcuno che scrive su Asia Times, ha contatti coi talebani e pare riportare le visioni dell’ISI, i servizi del Pakistan), le nuove tecniche consisterebbero in questo: mentre l’azione a Kandahar è in corso, i talebani aprirebbero un fronte a sorpresa nell’Afghanistan orientale con lo scopo di «disperdere il più possibile» sul vasto territorio le forze NATO, da sempre insufficienti – come i talebani hanno ormai ben compreso (2).

Mordi e fuggi. Attacchi simultanei e spettacolari  in aree disparate per dividere le forze del nemico, attentati suicidi a Kabul per tenere sulla corda gli occupanti. Una specie di offensiva del Thet vietnamita.

Lo pseudonimo dell’ISI ha intervistato l’ex ministro degli Esteri talebano, Ahmad Wakil Muttawakil (3): costui gli ha detto che lo scopo delle operazioni a Kandahar è «seminare il terrore», specie sulla popolazione locale, «per  imporre la loro volontà» sulla gente. Ciò è confermato anche dal Washington Times.

Riporta il racconto di un uomo di Khost che lavora come interprete per l’ISAF: «Al mio migliore amico hanno chiesto di andare a fare da interprete a Paktika. Gli ho consigliato di non andare. Ma lui aveva bisogno dei soldi e non mi ha ascoltato. Poco più di una settimana fa è stato catturato dai talebani. Gli hanno buttato acido sul corpo e poi gli hanno sparato in bocca».  E’ chiaramente un messaggio, ha detto l’uomo, che i talebani «non la fanno passare liscia a nessun afghano che lavora con le forze occidentali. Ma noi abbiamo bisogno di  guadagnare altrimenti le nostre famiglie muoiono di fame, e inoltre molti di noi non vogliono il ritorno dei talebani. Ci assumiamo  il rischio, e moriremo senza rimpianti».
Lo stesso atteggiamento di tanti eroici militari sud-vietnamiti, che combatterono al fianco degli americani perchè non volevano i comunisti, e ne furono abbandonati.

E' cronaca della guerra in Asia, senza regole nè limiti, irregolare e senza respiro. In cui Frattini ha gettato i nostri soldati, senza caveat, irresponsabilmente.

«LA NATO e gli USA sottovalutano quel che i talebani sono capaci di fare», ha detto al Washington Times un funzionario della sicurezza afghana. Stesse parole ripetevano i comandi sud-vietnamiti: non sapete di cosa sono capaci i vietcong, di cosa è capace Ho Chi Minh.

Un uomo d’affari locali ha detto al giornalista americano: «molti che hanno i soldi stanno scappando da Kabul», e molti anche dall’Afghanistan, «per paura degli attentati che sanno poter esplodere ad ogni momento». I terroristi suicidi, ha detto, «sono già in città». E magari parlano un ottimo inglese perchè sono cresciuti in USA o Londra, e si offrono di fare da interpreti. La guerra in Asia: dove l’occidentale, come diceva Kipling, è cieco e sordo. E ingannato.

I talebani continuano a tentar di bloccare la lunga via dei rifornimenti agli occidentali dal Pakistan, che passa per il Khyber Pass. Qualche giorno fa sono riusciti a far sparire quattro motori di elicotteri, del valore di 13,2 milioni di dollari, che erano trasportati da una ditta di autotrasporti pakistana dalla base americana di Bagram presso Kabul; e nemmeno i comandi USA sanno dire se i motori sono stati perduti in Afghanistan o in Pakistan. Ma «Syed Saleem Shahzad» ha visto nel mercato all’aperto di Peshawar, Karkhano, vendere mappe tattiche NATO ed equipaggiamento militare, ovviamente saccheggiato dagli autocarrri della logistica.




1) Sara Carter, «Taliban offensive feared in Kabul», Washington Times, 18 giugno 2008.
2) Syed Saleem Shahzad, «Taliban raise a storm in Kandahar», Asia Times, 20 giugno 2008.
3) Muttawakil si è arreso alle truppe occidentali nel 2001, dopo il rovesciamento del regime talebano. E’ stato in prigione per qualche anno. Oggi, libero, continua a vivere a Kandahar.

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