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Il Libro dei Salmi
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I salmi glorificano Dio e ne manifestano la potenza e la giustizia, la grandezza e la santità

Alla Bibbia Martini-Sales andiamo oggi ad aggiungere il Libro dei Salmi (o Salterio di re Davide, dal gr. ψαλτήριον, che in senso proprio indica quello strumento musicale a corde detto nebel dagli ebrei, e che per traslato significa la “collezione dei salmi”). Secondo la disposizione originale dell’opera, divisa in sette volumi per l’Antico Testamento, i Salmi sono il V° volume, e furono pubblicati nel 1934, poco prima della morte di p. Marco Sales.

EFFEDIEFFE ha già pubblicato il VI° e il VII° (Sapienziali e Isaia). Con i Salmi concludiamo il trittico pre-cristiano di cui parlammo precedentemente (all’atto della pubblicazione del Libro di Isaia). Nulla meglio dei Salmi – dopo i Sapienziali ed Isaia profeta – sancisce la fase anticipatoria dei doni della grazia interamente consegnati nel Nuovo Testamento.

Con il Libro dei Salmi torna il commento di padre Sales, sempre asciutto e puntuale. Come una rocca inconquistabile, l’esegesi di Sales contiene la più sana e tradizionale dottrina.

Contenuto generale

I Salmi, insegna il Sales, sono un profluvio di tesori e di ricchezze, di immagini dalle profondità meravigliose. Sono come un “orto rigogliosissimo” (S. Atanasio, Ad Marcellin. 2), in cui sono raccolti i frutti di tutti gli altri libri sacri.

Non si può trattare dell’argomento e del fine del Salterio come si fa per gli altri libri della Scrittura, poiché ogni salmo ha il suo argomento e il suo fine particolare, e nel Salterio “si trova riunito tutto quello che rende preziosi alla fede tutti gli altri libri sacri” (Introduzione generale, pag 23).

«(Come dice Sant’Ambrogio) se la Storia sacra istruisce, se la legge divina i precetti di vita, se la profezia annunzia il futuro, se la sapienza persuade ed edifica, tutto questo lo fanno i salmi di David».

Poesia essenzialmente religiosa, i salmi sono pieni di Dio, e ci mettono sott’occhio la fede, la pietà, le speranze d’Israele, attraverso i secoli.

Contenuto dottrinale

  Copertina dei Salmi
Nel Nuovo Testamento sono citati 78 versetti di circa 40 salmi (Matt. XXI, 16; XXII, 43; Marc. XII, 10, 36; Luc. XXIV, 44; Giov. X, 34: XIII, 18; XVII, 12, ecc.) e nei Vangeli si afferma esplicitamente che David parlò nei suoi salmi per ispirazione dello Spirito Santo (Matt. XXII, 43 e luoghi paralleli; Atti I, 16; IV, 25, 26; Ebr. III, 7). Su questo punto la tradizione cristiana è unanime, poiché dai primi giorni della fede fino a noi, i discepoli di Gesù, in pubblico e in privato, usarono sempre per le loro preghiere il Salterio come un libro ispirato o dettato dallo Spirito Santo.

Nei Salmi si trovano espressi, con linguaggio pieno di vita e di attualità, i più bei sentimenti di adorazione e di lode a Dio, di timore filiale e di amore, di riconoscenza e di pentimento, di speranza di misericordioso perdono e di aiuto nei più vari bisogni sia individuali sia collettivi. Essi sono fonte ricchissima di dottrina genuina e salutare. Nessun libro dell’Antico Testamento contiene più verità teologiche e morali dei Salmi; non a caso nessun libro è, più dei Salmi, frequentemente citato nel Nuovo Testamento da N. S. e dagli Apostoli.

Benché i Salmi non siano tutti propriamente inni e preghiere, sono però tutti “ordinati a lodare Dio e ad elevare la mente a Dio”, scriveva S. Girolamo. Perché della tenera ed universale bontà di Dio e specialmente intorno all’atto della creazione come condivisione delle beatitudini che l’Onnipotente elargisce alle sue creature, si incentra tutto il Salterio. Ma non solamente.

Il centro – insieme a Dio – ne è anche l’uomo, nella sua grandezza e nella sua debolezza, nelle sue infedeltà e nei suoi pentimenti, nel suo bisogno di aiuto e nelle sue speranze, nei suoi slanci di amore verso l’Eterno. I disegni che l’uomo forma, difatti, tornano sempre e in ultima analisi alla maggior gloria di Dio, anche quando l’uomo nella sua malizia vorrebbe dirigerli contro Dio.

La provvidenza di Dio ci viene insegnata dai Salmi sopra ogni cosa. A tutto questa provvidenza si estende e tutto abbraccia (Matt. VI, 26) e nel governo delle cose porta infallantemente soccorso agli indigenti, che Dio ha riconosciuto “inclinati al male fin dall’adolescenza” (Gen. VIII, 21), avendo pietà dell’uomo caduto.

In conseguenza l’uomo deve confidare nella provvidenza amorevole e fedele di Dio, e non già in sé stesso e negli aiuti umani.

Ma la magnificenza di questa provvidenza sta racchiusa – come insegna il salmo 100 – nel fatto che non apparteniamo interamente a Dio solamente perché Egli è il nostro Creatore, ma anche perché di noi, Egli, ha fatto il suo popolo (Esod. XIX, 5; Deut. XXXII, 6, 18) e le pecore del suo pascolo o della sua pastura. Nel Salmo 100 viene fatto ben risaltare il progetto sempre costante, unitario ed infallibile di Dio, che si sviluppa senza interruzioni e cedimenti (la sua verità, cioè la sua fedeltà nel mantenere le promesse, di generazione in generazione, Salm. XCIX, 5).

Dall’Antico, di cui noi siamo gli eredi spirituali, nel Nuovo, Dio compie infallibilmente quanto ha promesso. Perché tu, o Signore, duri in eterno: - e la tua memoria va di generazione in generazione (Salm. CI, 13).

Si aggiunga inoltre che Dio è onnipotente tanto che all’istante produce l’effetto voluto — come indicano le parole: fiat lux (Gen., I, 3) e la conseguente: facta est lux (e la luce fu), e questa stessa verità è insegnata nel salmo XXXII, 9: Quóniam ipse dixit, et facta sunt: ipse mandávit, et creata sunt (perché Egli disse, e le cose furono fatte: - comandò, e furono create).

“La cosa – arguisce Sales (n. finale al salmo XCIV) – non può fare a meno di ispirare a tutti serie e salutari riflessioni sul dovere di mostrarsi docili a Dio, e di sottomettersi in tutto ai suoi ordini, pena di incorrere i castighi più gravi”.

Purtroppo questa mirabile armonia del creato, questa vocazione soprannaturale è rotta dal peccato, che è disordine e ribellione al Creatore. La verità di questa caduta viene soventemente ribadita nel Salterio:

L’uomo fu fatto grande da Dio (VIII, 5-7) ma a causa del peccato (L, 7; XVIII, 13) vive quaggiù una vita di miserie (XXXVIII, CI), che, compresa la morte, ne sono la punizione (XXX, 11, ecc.). Colla morte però non tutto è finito, Dio redimerà il giusto dalla potenza dello sheol e lo prenderà con sé (XLVIII, 15-16); gli empi dopo la morte non avranno più felicità, ma il giusto sarà sempre con Dio, e avrà parte alla sua gloria (LXXII, 17-23).

Perciò sovente il Salmista si augura che esso (peccato e ribellione) abbia a scomparire dalla terra assieme a tutti gli iniqui. Chi si ribella al Creatore merita di perdere l’essere dovuto al Creatore.

Ecco in qual senso da parte della Chiesa – e ciò vale per tutto l’Antico Testamento – si può e si deve desiderare e invocare l’umiliazione dei nemici di Dio, e come le tante “imprecazioni” contenute nei Salmi possano considerarsi come una lieta profezia del trionfo finale di Gesù Cristo sopra tutti i suoi nemici. L’odio di Davide contro i nemici di Dio è ispirato dall’amore del sommo bene.

Cristo e i salmi

L’amore alla legge e la speranza del Messia costituivano come l’essenza del Giudaismo; ecco perché il salmo I, che tratta della legge, e il salmo II, in cui si parla del regno universale del Messia, furono posti come prefazione a tutto il Salterio.

È verità indubitata che nei salmi si parla del Messia, come affermano unanimemente la tradizione giudaica contenuta nel Talmud, o nei Targums, l’insegnamento di N. S. Gesù Cristo e degli autori del Nuovo Testamento, la tradizione cristiana dei Padri, dei Dottori e di tutti gli interpreti cattolici, e il contenuto stesso di parecchi salmi.

Se è certo che si hanno salmi di lode, di preghiera, ecc., e che non tutti parlano del Messia, è pure certo che i salmi messianici costituiscono una parte assai notevole del Salterio, tanto che il Nuovo Testamento ne cita 24 e la Chiesa e i Padri molti altri ancora.

I due aspetti più confacenti a questa interpretazione messianica del Salterio sono dapprima il fatto che esso ci parla di una salvezza che va di pari passo con l’allegrezza, con un cuore dilatato dall’amore e dalla gioia (anticipazione dello spirito del Nuovo Testamento) e poiché [il Salterio] annunzia l’universalità del regno di Dio, aspetto inconfondibile del regno di Gesù Cristo nella sua Chiesa.

In modo speciale nei salmi va sempre più precisandosi la promessa e la figura del Redentore. Non solo sarà un discendente di David (LXXXVIII; CXXXI, 11-13), ma riunirà in sé la dignità di re e di sacerdote (II; CIX), e pur essendo vero uomo, sarà anche figlio naturale di Dio (II, 7) e perciò Dio (XLIV, 7). La sua Passione e la sua morte vengono descritte coi più minuti particolari nel salmo XXI. Uno dei suoi amici lo tradirà (XL, 10), gli altri lo abbandoneranno (LXVIII, 21), Dio stesso si mostrerà severo verso di Lui (LXVIII, 27), vittima di propiziazione per i nostri peccati (1 Gv. 4, 10). Gli uomini a loro volta non gli risparmieranno i disprezzi, gli insulti, i maltrattamenti (LXVIII, 5 e ss.; XXI, 2 e ss.), lo metteranno in croce (XXI, 17) se ne spartiranno le vesti, e tireranno a sorte la tunica (XXI, 19). Ma Dio lo risusciterà da morte, e non permetterà che veda la corruzione del sepolcro (XV, 10).

Il salmo CIX, al dominio universale del Messia di cui parla il salmo II, unisce il carattere sacerdotale, onde con ragione fu detto il “Salmo messianico per eccellenza”. Questo Salmo non è solo un canto, ma anche una profezia, una “pittura del Messia glorificato” commenta Sales. In un’estasi profetica David intende la voce di Iahveh che conferisce al Messia il duplice onore, regale e sacerdotale. È Dio Padre che parla al Verbo incarnato. E «giustamente – ricorda Sales – viene considerato come uno dei più meravigliosi di tutto il Salterio».

Ebrei usurpatori

L’occhio profetico di Davide aveva dunque in vista il futuro Messia ch’egli canta in molti suoi salmi.

Se gli Ebrei avessero meglio studiato i loro santi libri e prestato fede alla divina rivelazione, avrebbero compreso le parole del profeta Isaia: «Dio stesso verrà e vi salverà» (Is., XXXV, 4). — «Una vergine concepirà e partorirà un figliuolo che sarà chiamato Emmanuele» (Is., VII, 14); «perché un piccolo fanciullo ci è nato, e un figlio ci è stato dato, e sarà chiamato l’ammirabile, il Consigliere, Dio, il Forte, il Padre del secolo futuro, il Principe della Pace» (Is., IX, 6).

È ancor celebre quel passo, preso dal salmo CIX, che deve assolutamente essere interpretato del futuro Messia, e niente affatto del re del popolo ebreo. Lo stesso divin Salvatore lo prova domandando agli Ebrei: «Come mai si dice che il Cristo è il figliuolo di Davide, poiché Davide medesimo si esprime così nel libro dei salmi: “Il Signore ha detto al mio Signore: Siedi alla mia destra sino a che Io faccia de’ tuoi nemici sgabello dei tuoi piedi?”. Se dunque Davide lo chiama Signore, come mai egli è suo figliuolo?» (Mt. XXII, 43).

Come sappiamo, i farisei non seppero opporre che un freddo silenzio.

Ma ancora il salmo II li accusa: «Il Signore mi ha detto: Tu sei il mio Figliuolo; Io oggi ti ho generato». Queste parole, per tradizione pure rabbinica, sono rivolte a colui che è detto il Cristo del Signore. Davide non poteva dire di sé ch’egli fosse il figliuolo del Signore «generato» da Lui oggi. Il verbo jalad in ebraico significa propriamente generare e non creare. La parola «oggi» conferma questa esegesi, perché nell’eternità non vi è né passato né futuro; essa è un «oggi» perpetualmente permanente.

Da tutti questi testi e da una quantità di altri simili, gli Ebrei avrebbero potuto e dovuto concluderne che il Messia promesso doveva essere in pari tempo Dio e Uomo; come Dio, sarebbe il Signore di Davide, e come Uomo, il figliuolo di Davide. Ma per la loro incredulità e ambizione hanno disconosciuto il carattere spirituale e divino del Messia promesso e del suo regno, sostituendo la loro nazione al regno di Dio, pervertendo così l’intera rivelazione divina.

L’aiuto di Dio contro i nemici


Tutto il Salterio (e specialmente il salmo 129: Il giusto perseguitato ma non vinto) può facilmente applicarsi alla Chiesa di Gesù Cristo e a tutti i giusti, «esposti sempre nella vita presente alle persecuzioni dei tristi» (Sales).

In questo caso possiamo applicarlo alle persecuzioni che sempre la sinagoga porterà contro la Chiesa di Cristo, almeno fino alla fine dei tempi.

Giova notare come i Salmi del re Davide perseguitato, come a tipo o figura del Messia paziente, si adattano a tutti i cristiani, poiché tutti abbiamo nemici quali il demonio, il mondo, ecc., che cercano di trascinarci alla perdizione (Salmo III-IV-V, ecc.).

Si noti dunque che tutto quello che in senso letterale si applica alle vicende temporali di David (persecuzioni, guerre, nemici) può in senso spirituale ugualmente convenire alle tentazioni, ai combattimenti, ai nemici invisibili di ogni anima, la quale combatte nel certame della fede (I Tim. VI, 12), e anche a Gesù Cristo, venuto a combattere contro il demonio e a scacciarlo dal suo regno (ved. Commento di Sales al Salmo XVII, pag. 87 della nostra edizione).

I nemici, dei quali David sostenuto da Dio riportò vittoria, rappresentano dunque i nemici di Gesù Cristo e dell’anima cristiana. Le vittorie del Salmista sono figura delle vittorie di Gesù Cristo e della sua Chiesa.

Importanza dei salmi

Da quanto abbiamo ricordato apparisce subito la grande importanza dei Salmi nell’intera economia del cattolicesimo.

Sales ricorda che non solo essi furono il libro della preghiera pubblica e privata dell’antica sinagoga, ma “consegnati da Gesù Cristo e dagli Apostoli alla Chiesa diventarono come il manuale della pietà cristiana”.

Dopo aver risuonato sulla bocca stessa di Gesù Cristo, di Maria SS. e degli Apostoli, echeggiarono sulle labbra dei primi cristiani (I Cor. XIV, 26; Efes. V, 19; Col. III, 16), furono ripetuti nelle catacombe, formarono le delizie dei santi di ogni tempo e servono tuttora ad esprimere i grandi sentimenti dell’anima cristiana.

Si noti, come ultimo esempio, questo passaggio dei Salmi dal quale la teologia cattolica ha potuto desumere la verità riguardante la visione dell’essenza divina nella vita futura:

Quóniam apud te est fons vitae: et in lumine tuo vidébimus lumen.

“Perché presso di te è la sorgente della vita, - e nella tua luce noi vedremo la luce” (salmo XXXV, 10)

In senso spirituale si allude qui alla vita soprannaturale che viene da Dio come da sorgente, ed ha il suo termine nella visione beatifica, nella quale per mezzo del lume della gloria vedremo la luce, ossia la divina essenza com’è in sé stessa.

A Fatima, Lucia poté dire di aver sperimentato come un’anticipazione di questo fenomeno.

Vulgata

Per l’esemplarità di molti passi del Salterio, era necessario incorporare la vulgata latina nella presente riedizione. Se nei restanti volumi della Bibbia la scelta di togliere il latino ci era apparsa obbligatoria onde evitare che i volumi risultassero troppo imponenti (avendo noi ingrandito il carattere dell’opera originale), in questo V° libro dell’Antico Testamento si conterrà anche la lingua latina a fianco dell’italiano (ogni pagina sarà divisa tra le due lingue). Il lettore potrà così godere di tutte e due le versioni.

Conclusione


Seguendo la ferma guida del bravo padre Sales, il lettore, con i Salmi ben commentati, potrà conoscere la parte più intima della religione d’Israele, che fu degna preparazione ai grandi precetti del Vangelo e che Dio predispose per noi affinché per il popolo una volta eletto fosse pietra d’inciampo.

A noi, così, viene dato di comprendere la definizione più classica della virtù di religione, dagli scolastici considerata come virtù annessa alla giustizia, ovvero quella virtù “che inclina l’uomo a prestare il culto dovuto a Dio, primo principio di tutte le cose”.

Solamente dopo fatto questo, l’opera dell’uomo sarà anch’essa frutto della giustizia divina, sì che vostr’arte a Dio quasi è nepote (Inf. canto XI).

Lorenzo de Vita



(Il Libro dei Salmi, 478 pp. formato grande con bandelle)
 
21,00 euro
23,00 euro
(sconto riservato ai lettori EFFEDIEFFE fino al 28 gennaio)



EFFEDIEFFE.com


 
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Commenti  

 
# cgdv 2019-01-20 09:56
Lorenzo de Vita ci sottopone una bella ed esauriente presentazione del Libro dei Salmi, edito e commentato secondo la più rigorosa Tradizione cattolica.
Giuliano
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# Centuri 2019-01-23 19:18
Una nuova perla nella nostra casa.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 

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