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Padre Pio e la Messa
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«L’ultima messa di Pare Pio»: anche questo si trova su youtube ed è straziante vedere l’ultimo grande Santo della storia immortalato sulla pellicola; duole il cuore a immaginare la sua contrarietà nel vedere ripresa da una videocamera quella folla di fedeli, assetati di fenomeni e di miracoli, assistere alla sua ultima grande via crucis (morirà il giorno dopo).
Dettagli non trascurabili, testimonianze.
Osservando bene tutta la funzione non si può non notare che alcune cose non quadrano; benché la lingua sia il latino, e dunque in linea con il messale di San Pio V, alcuni gesti molto importanti appartengono chiaramente al nuovo rito.
Per inquadrare in pieno il clima che fa da contorno all’ultima Messa del frate Francesco - datata 22 settembre 1968, giorno precedente alla sua morte avvenuta nella ricorrenza di San Michele Arcangelo - riportiamo la testimonianza di uno dei suoi più cari figli spirituali, l’avvocato Antonio Pandiscia; il quale, in un intervista al periodico Pontifex, afferma «Padre Pio chiese una dispensa che gli venne accordata».

Un permesso chiesto, chiarisce Pandiscia «non per ragioni di ribellione verso il Concilio: padre Pio fece dell’obbedienza la sua bandiera e quindi un atto di ostilità da parte sua non era immaginabile, anche se alcuni aspetti del Vaticano II lo lasciarono freddo e perplesso».
«Mi confidò: ‘Io ho sempre seguito quel messale, per quale ragione oggi devo cambiare?’», rivela il biografo, secondo il quale padre Pio preferiva il vecchio rito «perchè riteneva che la tradizione sacra della Chiesa fosse da salvare e tutelare. Considerava infatti il latino una lingua meravigliosa: il linguaggio universale della Chiesa, il collante, e pensava che cambiarlo forse avrebbe causato lacerazioni».
Dunque alla riforma liturgica «non si oppose, ma non ne fu entusiasta».
A conferma della profonda fede tradizionale del Santo di Pietralcina sta la testimonianza di un suo fedele, al quale il padre impose di recitare il giuramento antimodernista, introdotto da San Pio X e lasciato nel dimenticatoio dai suoi predecessori.

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La sofferenza di padre Pio come alter Christi durante la Santa Messa

La testimonianza che segue è del padre Pellegrino Funicelli: «Egli entrava spesso e volentieri nelle discussioni sui problemi della Chiesa universale ed esprimeva liberamente il proprio parere. Però tagliava corto, quando aveva conosciuto le decisioni della Santa Sede e del Papa. Nel 1951 ero stato messo a San Giovanni Rotondo a fare pressappoco il sagrestano, cioé il prenotatore per la confessione delle donne, e mi seccai non poco, quando mi sentii dire dal superiore che avrei dovuto fare il giuramento antimodernistico, richiesto allora solo ai superiori e ai professori di filosofia e di teologia. Davanti a padre Pio dissi che avrei fatto il giuramento, ma aggiunsi che, per renderlo nullo, avrei, nell’emetterlo, incrociati l’indice e il medio e sollevato un piede. Padre Pio mi disse di non fare spirito di gallina, di non essere testardo come il cavallo di fra’ Corrado, di non comportarmi come un cagnolino litigioso. Dopo aver riconosciuto i miei torti, gli chiesi scusa e gli dissi: ‘Padre, lei però, tra ieri e oggi mi ha dato quattro o cinque titoli di animali: mi crede proprio un piccolo giardino zoologico ambulante?».
Mi rispose: «Hai ragione; ti chiedo perdono. Però tu guarda quanti animali bisogna scomodare per costringere un mulo a non tirare calci contro la Santa Madre Chiesa».
Era delicatissimo con la Chiesa.

La dispensa del Vaticano 

Nel 1966/67 padre Pio ottenne il permesso della Santa Sede di celebrare seduto e in latino.
La Santa Sede però mise due condizioni: celebrare con la faccia rivolta al popolo e, solo nella dossologia della Preghiera Eucaristica, adottare il rito nuovo.
Ancora non si comprende il motivo per cui, accordata la dispensa all’anziano padre, che evidentemente non poteva, sia per l’età che per le sue condizioni fisiche, imparare la nuova messa, lo si sia costretto ad eseguire - proprio nell’atto centrale del rito, cioè l’eucarestia - la consacrazione dell’ostia e del calice secondo il nuovo rito ed a voltare inoltre, per la prima volta nella sua esistenza, le spalle al crocifisso.
Visto che il messale di San Pio V, la cosiddetta Messa tridentina, non è stato mai abolito né abrogato, per quale ragione si è inserita questa puntigliosa clausola?

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L'amore sconfinato di padre Pio per il Santissimo Sacramento

Chiunque abbia qualche minima nozione di ritualità e conosca bene l’importanza degli effetti ed il simbolismo di certe «manipolazioni» non può che storcere il naso dinanzi a questa violenza e ultima grande crocifissione imposta al santo padre.
Dalle immagini emerge un frate piagato, sofferente, quasi fuori di sé che crolla più volte durante la Messa.
Viene spontaneo chiedersi se tanta sofferenza non sia forse strettamente legata al fatto che il frate, nella sua immensa sapienza, non poteva non conoscere quello che gli stavano obbligando a fare: lo sponsor della nuova chiesa.
Per quanto riguarda la concessione del latino, come lingua per celebrare, la sua importanza è relativa, poiché, se da una parte è vero che l’uso di una lingua universale è la garanzia dell’unità della Chiesa - che non a caso è stata annientata dal nuovo rito, e che le parole latine portano con loro dei significati diversi e profondi nonché fungono spesso come vere e proprie formule sonore evocative, corrispondenti ai mantra della tradizione orientale - dall’altra sarebbe stato meno grave imporre l’italiano ma non le spalle al crocifisso.

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Padre Pio come Sant'Antonio con il Bambinello durante la veglia del santo Natale


Lo stesso Papa Bendetto XVI  ha sempre puntualizzato e messo per iscritto nelle sue opere di liturgia, l’importanza fondamentale di questo gesto (non voltare le spalle all’altare corrispondente al gesto simbolico di condurre a Dio le anime dei fedeli pregando insieme Nostro Signore ndr), la sovversione del quale, secondo i più autorevoli studiosi ed esperti, non può che corrispondere ad un’azione di vera e propria chiusura verso il cielo, e quando qualcosa si chiude verso il cielo, si sa, essa rinuncia anche ad una certa protezione (la cosiddetta grande muraglia del mondo orientale),
aprendosi alle influenze del mondo infero.
Osservando bene la chiesa attuale non negherei una certa correlazione tra i casi di pedofilia,
le richieste di matrimonio dei sacerdoti, gli intrallazzi economici e le infiltrazioni massoniche negli alti gradi del Vaticano con l’abbandono del rito e della protezione che questo assicura.

L’obbedienza e la sapienza alla luce del Concilio Vaticano II

Dopo le due grandi persecuzioni ai danni di padre Pio certamente questa ultima azione del Vaticano è stata la più discutibile, poiché illegittima (1) e vile perché ha strumentalizzato un Santo approfittando del fatto che, da vero imitator Cristi, padre Pio poneva l’obbedienza come valore supremo.
Il padre leggeva nei cuori delle persone e soffriva per le sorti della Chiesa romana, ma allo stesso tempo credeva e sperava nell’obbedienza sia come via d’ascesi e superamento dell’ego - in linea con il vero spirito cavalleresco cristiano - che come strategia per non intaccare l’unità della Chiesa.
Malgrado ciò quando si incontrò con monsignor Lefevbvre (2) il santo frate non esitò, con gesto di riverenza e rispetto, a baciargli la mano, benedicendo in tal modo l’opera che sarebbe nata, di lì a poco, con il solo fine di conservare la tradizione cattolica.
Il Concilio Vaticano II, sia per alcuni principi affermati che per delle strumentalizzazioni a cui si è prestato, ha realmente chiuso le porte della cupola di San Pietro verso il cielo ed aperto quelle degli inferi?
Si tenga presente che anche il conciliarista Paolo VI, rammentando il sogno di un suo grande predecessore Leone XIII, disse «il fumo di satana è penetrato nel tempio di Dio».
Perché dinanzi a tale evidenza fu eliminato l’esorcismo-invocazione a San Michele Arcangelo da recitare al termine di ogni santa Messa e che lo stesso Leone XIII aveva inserito per scongiurare una grande crisi (3)?

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Il cavaliere di Cristo

Quale futuro

Non è nostra intenzione porre nessuno attacco alla Chiesa, né tantomeno strumentalizzare la figura del Santo Pio.
Quanto detto vuole solo rendere testimonianza al vero e ricordare a quanti hanno fede - vi è sempre una piccola anima bianca, forte e silenziosa, che custodisce la sapienza dei padri della Chiesa, della preghiera del cuore, della Messa tradizionale e che fino alla fine dei tempi resterà fedele alle parole di San Paolo, secondo cui «vi ho tramandato ciò che anch’io ho ricevuto»; è quest’anima che assicura la validità della promessa fatta da Nostro Signore a Pietro «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa». (Matteo 16,18).

Per un cattolico la ricerca dei mezzi per la liberazione spirituale è oggi più difficile che mai: le porte del cielo si sono come ristrette a tal punto da sembrare scomparse ma, come indicava il Santo don Bosco, parafrasando un suo sogno, alla fine del mondo sotto un’enorme inondazione tutto crollerà e niente si salverà eccetto quelle navi che saranno ancorate alle colonne di Maria e del Suo Figliuolo.
Il Santo Rosario e l’Eucarestia sono lo scudo e la lancia del cristiano per aprire in ogni momento dei varchi verso il cielo, vivendo oggi più che mai, dentro e fuori di sé, una lotta profonda e lasciando da parte la morale umanitaria e scialba di un cattolicesimo modernista che parla a nome di Dio, ma serve solo la sua scimmia (4).

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Monsignor Lefebvre e padre Pio
Monsignor Lefebvre raccontò che padre Pio bloccandolo nell’intento di baciargli la mano disse «Sono io che bacio voi».


Gaspare Dono



1) L’illegittimità della richiesta sta nel fatto che non vi era bisogno di nessuna richiesta in quanto la Messa tridentina non è mai stata abrogata; questo caso come tanti altri è conseguenza naturale delle confusioni create dal Concilio.
2) Ordinato vescovo da Pio XII e inviato missionario in Africa, in seguito alle richieste di diversi seminaristi - i quali lamentavano l’assenza di luoghi di formazione - e della preoccupazione dei fedeli, verso le svolte protestanti della chiesa post-conciliare, fondò la comunità di San Pio X.
3) In merito a tale crisi si veda «Il quarto mistero di Fatima», di Antonio Socci, Rizzoli, 2006, nel quale il giornalista toscano svolge una rigorosa inchiesta, in base alle testimonianze dei protagonisti, delle apparizioni della Madonna a Fatima, e di una parte del terzo segreto - riguardante la Chiesa - mai svelato dal Vaticano.
4) Nel linguaggio popolare Satana - proprio per la sua azione di parodia di tutto ciò che riguarda il sacro - è spesso rappresentato come la scimmia di Dio.


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Commenti  

 
# Guadalupi Gaetano N. 2019-01-05 11:55
sono turbato e preoccupato per il futuro della chiesa ,quindi per tutta l'umanità, priva di protezione cristiana per le anime . Purtroppo abbiamo al vertice del Vaticano UN LUPO travestito da Agnello che sta trascinando molti cristiani verso l'antico NEMICO (satana) ci hanno fatto sempre credere che il cardinale Marcel Lefebvre era il nemico mentre LUI era quello che voleva salvare la chiesa di CRISTO GESU , e il cosiddetto Papa buono era un Massone e ha cercato di distruggere la chiesa. Per fortuna la Madonna a Fatima ha promesso " alla fine il mio cuore IMMACOLATO TRIONFERA'
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