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Bogus Outrage: Perchè alcuni vengono tacciati di filo-Nazismo, mentre altri no
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Gianni Alemanno, il sindaco di Roma, è finito nei pasticci un’altra volta per aver fatto osservazioni che sono state interpretate come filo-fasciste . Poco dopo la sua ascesa al Campidoglio, a maggio, Alemanno fu beccato da un giornalista inglese mentre diceva che non tutto ciò che aveva fatto Mussolini era negativo : il titolo di tale articolo attribuiva al neosindaco osservazioni che egli non aveva fatto. La stessa cosa è successa ora con un intervista apparsa sul quotidiano liberale milanese “Corriere della sera”. Alemanno diceva, in tale articolo, che alcune persone appoggiarono il fascismo in buona fede, e che il regime stesso non era “il male assoluto”. Ciò che fu davvero male assolto, disse, furono le leggi razziali del 1938 e le concessioni in tal modo fatte al Nazismo.
 
La rissa sulle frasi di Alemanno è divenuta ancor più pepata quando il ministro della difesa, Ignazio la Russa, ha detto – ad una cerimonia di commemorazione dei caduti nella lotta ai nazisti dopo il 1943 – che coloro che rimasero leali all’Asse credevano in buona fede di combattere per la loro nazione. Le osservazioni di questi due politici che aderiscono ad Alleanza Nazionale, il partito creato da Gianfranco Fini come successore del Movimento Sociale Italiano (fondato nel 1948 sulle rovine del regime di Mussolini), ha spinto il precedente sindaco di Roma, Walter Veltroni, a rassegnare le dimissioni dal consiglio del Museo della Shoah della capitale italiana, il cui capo è lo stesso Alemanno.

Simili litigi dimostrano, ovviamente, come resti pesantemente dominante il pensiero di sinistra in Italia. E’ roba facile essere un post-comunista – nessuno ti chiede cose riguardo a Stalin, tanto per fare un esempio – ma essere un post-fascista significa restare marchiati a vita. Per caso, incontrai Alemanno a luglio, quando lo intervistai per The Spectator  e, nel corso dell’intervista, fu immediatamente chiaro non solo che era decisamente stufo di difendersi dalle accuse tutto il tempo, ma anche che era molto più vicino al neoconservatorismo piuttosto che al fascismo. Alemanno aveva addirittura creato un gruppo chiamato Kadima World Italia – che lui presiede – il cui scopo (come si intuisce dal nome) è il supporto delle politiche del partito politico israeliano fondato da Ariel Sharon . Alemanno mi disse, nel corso dell’intervista, che “difendere Israele è difendere l’occidente”, il che denota che ovviamente, come molti politici della destra italiana, è profondamente turbato dall’ascesa dell’Islam e, in quanto tale, un naturale alleato di Israele e di quegli ebrei che sentono come loro principale nemico il mondo musulmano.

Alemanno, così, avrebbe completamente abiurato il suo iniziale supporto per il post-fascismo. (Ha guidato la sezione giovanile del partito prima che fini democratizzasse il partito stesso, difatti Fini era il suo predecessore alla guida di tale ala giovanile). Sua moglie, Isabella Rauti, la figlia del veterano della destra Pino Rauti, le cui linee politiche erano decisamente molto vicine a quelle di destra, ha anch’essa aderito al partito Alleanza Nazionale di Fini, abbandonando il giovane legame con Fiamma Tricolore, il partito nato dalle ceneri del MSI. Ma la cosa più truculentemente disgustosa su questa falsa ed ipocrita indignazione in merito ai supposti legami col fascismo è che le stesse persone che l’hanno espressa non l’hanno mai mostrata verso certi altri politici europei, anche quando ci sono basi molto più valide per tale indignazione rispetto a questo caso.

Mi riferisco al rilevante politico estone ed ex primo ministro dell’Estonia, Mart Laar. Laar è “l’eroe del villaggio” a Washington, ove è ospite frequente dei think-tank conservatori come la Heritage Foundation e l’American Enterprise Institute. E’ ritenuto l’autore della trasformazione economica dell’Estonia, e si presenta come “Friedmaniano” (nonostante avesse letto solo un libro di economia quando introdusse la “terapia shock” in Estonia, “libertà di scelta” di Friedman), Ma è allo stesso tempo un forte sostenitore di quei partigiani estoni che affrontarono l’Armata Rossa, i Fratelli della Foresta , e delle Waffen SS in cui, al di fuori dei loro ranghi, essi furono addestrati.

Come Mark Almond ha documentato in una grossa pubblicazione intitolata “All’ombra del Soldato di Bronzo ” (che si riferisce al monumento memoriale rimosso recentemente dalle autorità dal centro di Tallinn), Laar (che, per puro caso, svolge il ruolo di consigliere del presidente Georgiano Mikhail Saakashvili) è l’autore di un famoso ed elogiativo libro sulla resistenza anti-sovietica in Estonia, che fu messa in piedi dalle Waffen SS. Laar si è anche opposto alla decisione presa nel 2004 di rimuovere un monumento commemorativo delle SS dal villaggio di un cimitero, che dà un’immagine di un soldato estone vestito con l’uniforma tedesca.
 
Poi non c’è stata alcuna protesta in merito al fatto che il presidente lituano, Valdas Adamkus – che, come i suoi parigrado lettone ed estone è cresciuto come cittadino nord-americano – abbia personalmente combattuto nell’esercito tedesco contro l’Armata Rossa e che se ne vanti sul suo sito. Silenziosa, come se non bastasse, anche la reazione quando il governo lettone ha predisposto la creazione, nel villaggio di Lestene, di un imponente cimitero con migliaia di lapidi commemorative dei membri della divisione Lettonia delle SS che combattè i Sovietici. Lettonia ed Estonia, infatti, sono state “condonate”  dall’accusa, tipica dell’Europa occidentale, di “Revisionismo” erigendo nelle rispettive capitali i “musei dell’occupazione” che propagano due gravi fasità allo stesso tempo. Per primo, proclamano, grazie al loro evidente titolo, che I paesi baltici furono “occupati” dall’Unione Sovietica quando in realtà furono annessi dalla stessa e sempre in essa incorporati – una importantissima differenza – e, per secondo, come conseguenza, implicano che le rispettive nazioni furono soggiogate dalla nazione russa quando, in realtà, molti membri delle etnie lettone ed estone furono degli entusiasti bolscevichi, così come il comunismo fu ovviamente un credo politico sostento da persone di tutte le nazionalità, e non solo dai russi. Molti di loro sono arrivati ad esercitare il potere nel sistema sovietico. In più, questi musei non fanno menzione di ciò che molte persone considerano un fatto saliente sul Nazismo, cioè che era un’ideologia politica razzista basata sul genocidio.

Malgrado tali provocazioni, non sentite mai persone ad esprimere preoccupazione per l’inclusione di tali stati nelle strutture dell’Unione Europea e dalla NATO. Può essere perchè geopoliticamente è imperativo averli con sé, e che sfruttare ogni possible memoria storica anti-russa, per quanto estrema sia – con lo scopo di usare questi paesi come punto avanzato nell’accerchiamento NATO della Russia – è considerato essere molto più importante di ciò che, altrimenti, sarebbe il tabù del politicamente corretto?

John Laughland

Tradotto da un lettore di EFFEDIEFFE.com


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