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Politica cattolica o meccanica del disordine

In Rosmini inattuale, pregevole saggio uscito in questi giorni dai torchi della veneziana Mursia, Pier Paolo Ottonello, il più autorevole studioso e interprete del grande roveretano, sostiene che il vero, innominabile padre della Rivoluzione Francese fu il il marchese de Sade.

Scrive Ottonello:

«Figlio principale di Rousseau, Sade nell’‘83 dichiara di averlo assunto come la sua Imitazione di Cristo, imitazione di Rousseau che egli inizia innestando il primato dellimmaginario sulla ragione, e poi compie, mediante il primato dellatto sullimmaginario. ... Figlio del razionalismo ne smaschera la verità occulta, fino a consumarvelo, rovesciandolo nell'irrazionalismo del crimine puro».

Padre Antonio Rosmini
  Padre Antonio Rosmini
Antonio Rosmini, nella Filosofia del diritto, aveva formulato peraltro un giudizio inequivocabile sulle dimenticate cause antropologiche della Rivoluzione Francese:

«Cè nel fondo di ogni popolo della terra una parte irrequieta perché straziata dai propri vizi, una parte empia. Questa è del continuo agitata da bisogno furente:

di soddisfare le smodate passioni: ondè gente di partiti e rapine;
di soddisfare allintera voglia generale di morte, di scompiglio e mal fare;
di sfogare la rabbia dentro ingrossata contro la verità, la religione, Cristo».

L’arcipelago della tenebrose passioni non potrebbe devastare la società senza il potente sussidio di una filosofia invertita e perciò capace di giustificare il disordine e di assolvere la ferocia:

Padre Antonio Rosmini
   Il monumento a Padre Antonio Rosmini nel corso a lui dedicato, a Rovereto
«Capitanarono questa canaglia i così detti filosofi, cioè i filosofi senza logica del secolo XVIII; e giovandosi del reale bisogno di progresso che aveva la civil società, presero ad incitarla che soddisfacesse a quella triplice maligna tendenza con promessa daddurla così al progresso bramato chella non sapeva formulare, né dargli forma esterna, né esterna esecuzione. La società di affidò ai primi capitani, che le si offersero, dirò anche agli unici. Sventura! erano dei sofisti, degli empi! Così la causa del progresso si trovò orribilmente involta in quella delle passioni popolari, atee, anarchiche: mille idee si rimescolarono, surtarono, ne nacque il caos».

La fede cattolica è incompatibile con la filosofia della rivoluzione. Il tentativo di adattare la Cristianità all’ideale illuministico è destinato a naufragare nel sadismo, che ieri ghigliottinava le carmelitane di Compiègne, oggi esige il tradimento dei valori non negoziabili.

In Antimoderne, il primo e migliore Jacques Maritain aveva affermato il dovere di resistere alle mortifere suggestioni rivoluzionarie:

«Bisogna odiare il mondo moderno in considerazione di ciò a cui esso mira come gloria che gli è propria ed esclusiva: lindipendenza nei confronti di Dio. Odiamo, dunque, liniquità rivoluzionaria borghese, che avvolge e vizia oggi la civiltà, come odiamo liniquità rivoluzionaria proletaria, che vuole annientare la borghesia. È per Dio, non per la società moderna che vogliamo lavorare».

In linea con il severo giudizio di Rosmini sulle radici sofistiche della Rivoluzione Francese, l’Antimoderne maritainiano indicava la via dell’intransigenza, che il cattolicesimo politico avrebbe dovuto percorrere. Purtroppo Maritain, nel 1927, capovolto il proprio pensiero, si è fatto banditore del compromesso con quella democrazia moderna che Pio XII, nel 1944, definirà controfigura del peggiore assolutismo.

Jacques Maritain
  Jacques Maritain
Nel saggio La tragedia delle democrazie, Maritain sostiene che,

«Il problema non verte sul cristianesimo come credo religioso e come via verso la vita eterna, ma sul cristianesimo come fermento della vita sociale e politica dei popoli, e come portatore della speranza temporale degli uomini; non sul cristianesimo come tesoro di verità divina custodito e diffuso dalla Chiesa ma sul cristianesimo come energia storica che opera nel mondo. Non nelle altezze della teologia, ma nella profondità della coscienza profana e nellesistenza profana agisce così il cristianesimo e talvolta assumendo anche forme eretiche e perfino forme di rivolta nelle quali sembra rinnegarsi».

Nel 1956, Antonio Messineo aveva intuito chiaramente che l’ambigua filosofia della storia elaborata da Maritain trascinava il paradosso della cristianità profana:

«Sul piano della storia non opererebbe il Cristianesimo in quanto religione rivelata e trascendente, non il Vangelo nella sua purità originaria di parola divina trasmessa alluomo, non lordine della grazia e delle realtà superiori in esso contenute, ma un cristianesimo e un Vangelo vuotati del loro contenuto soprannaturale e naturalizzati, temporalizzati. ... Questi sarebbero, come li chiama Maritain, riflessi evangelici sul temporale. Sul significato di questa frase non può correre dubbio. Con essa si vuol dire che il Vangelo, nella sua essenza di lievito divino e soprannaturale, non fermenta direttamente la società e non entra tra i componenti della civiltà, di nessuna civiltà. Sul piano umano, in sua vece, agisce un surrogato che si ottiene mediante la perdita del suo carattere originario, mediante la trasformazione dei suoi princìpi in princìpi umani, temporali e limitati, di contenuto profano».

Dalla distorsione maritainiana del pensiero cattolico ha origine l’avventuroso progressismo, che ha trascinato la DC al compromesso con i partiti di matrice illuministica e marxistica prima di affondarla nella forzata condivisione del pensiero sadico, che è attestata dalla firma cattolica (Giulio Andreotti, Tina Anselmi e Giovanni Leone) in calce alla infame legge sull’aborto.

Il presidente della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, e il segretario del CISL, Raffaele Bonanni, credono che la sollecitudine sociale giustifichi la declinazione dei princìpi indeclinabili e l’accordo con il partito degli eredi di de Sade. Il cardinale Angelo Bagnasco li ha sconfessati seccamente. Ma più severamente ancora li smentisce la scena storica in atto, scena che rappresenta l’agonia del moderno, ovvero l’estrema degradazione libertina e truffaldina della mitologia liberal-democratica.

Piero Vassallo



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