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Perché l’ICI prima casa è un furto di Stato
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«Chi si ricorda quanto pagava di ICI sulla prima casa prima che fosse cancellata? La reintroduzione dellImposta Comunale sugli Immobili (o come verrà chiamata) viene data per certa tra i primi provvedimenti del governo guidato da Mario Monti. Come una clava che già pende sulla testa delle famiglie italiane. La UIL si è presa la briga di andare a spulciare tra i dati catastali in tutti i capoluoghi di provincia e ha calcolato quanto ciascun proprietario dovrà versare al fisco. Ciò che emerge è che a Perugia e a Terni si pagherebbe meno che negli altri capoluoghi. I criteri. Secondo lindagine del Servizio politiche territoriali del sindacato la nuova Ici’, qualora venisse realmente reintrodotta, costerebbe mediamente 136 euro lanno ad ogni famiglia italiana (185,40 euro per un casa accatastata in A/2 e 86,62 euro per una casa in A/3). Lindagine ha preso a campione il costo annuo dellimposta riferita alla media di un appartamento di 80 mq., di categoria A/2 (abitazione civile) e A/3 (abitazione economica e popolare) che è il taglio medio delle città capoluogo, analizzandone le rendite catastali rapportate a 5 vani e siti in zona censuaria semiperiferica. Le aliquote e la detrazione sulla prima casa, prese in considerazione, sono quelle deliberate dai Comuni per il 2011» (Monti: ipotesi Ici sulla prima casa, costerà 80 euro a famiglia a Perugia e 65 a Terni).

Per anni le famiglie italiane sono state costrette a versare questo contributo a dir poco illegittimo.

Il governo Prodi, prima, ed il governo Berlusconi, poi, e definitivamente, hanno eliminato l’imposta comunale gravante su terreni ed immobili.

Ora, la sua inevitabile reintroduzione.

Sappiamo dai tagli operati che gli Enti pubblici territoriali non avranno le solite sovvenzioni di Stato. Buon modo per recuperare liquidità è pertanto quella di spremere limoni già secchi!!!

L’ICI prima casa costituisce tuttavia un atto immorale – uno dei tanti – dei poteri forti volti a disintegrare sempre più i nuclei famigliari e a penalizzare il fulcro ed il centro della vita.

Semplici considerazioni sui contenuti delle disposizioni normative facenti parte della costituzione italiana, ci possono aiutare a riflettere sulla portata di tale continua reiterata illegittimità.

Il secondo comma dell’articolo 1 della carta costituzionale afferma: «La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della costituzione». Affermazione dal sapore tautologico e beffardo, se si confronta con la realtà attuale della politica e dell’economia globale che ci investe.

Al governo, un tizio da nessuno eletto, ossequiante dei poteri forti che decidono le sorti di popoli e di nazioni, nella disgregazione sociale ed economica funzionale ad intereressi superiori ed oscuri, fautrice di una vera schiavitù, per lo più inconsapevole e mascherata di democrazia ilare ed illusa, di ingenti masse.

All’articolo 2 si legge:

«La repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede ladempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale», da leggersi in combinato disposto con l’articolo 29 e con il 31: «La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio», da cui «La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose».

Ebbene, chiunque volesse leggere il dettato normativo disegnato dai costituenti alla luce delle vere e volute necessità e difficoltà economiche che una famiglia ordinaria incontra nel cammino della propria esistenza, soltanto per cercare di ottenere il luogo della propria dimora, si potrebbe facilmente rendere conto della disapplicazione di fatto dei principi fondamentali dell’ordinamento giuridico.

Non occorre l’atteggiamento del censore per accorgersi come la finanza (italiana ed estera) abbia operato nel dettaglio contro la famiglia a 360 gradi: il costo degli immobili, i relativi mutui per l’acquisto. Frenare le speculazioni finanziarie sull’immobile e sull’usura praticata dalle banche con la veste di legittimo prestito ad interesse, dovrebbe essere il primo compito di qualunque governo, se volesse davvero tradurre in realtà il pletorico asserto costituzionale favorevole alla famiglia.

Dove risiede invece questa sbandierata tutela?

Le necessità primarie dell’essere umano sono quelle di mangiare (e bere), dormire, vestirsi degnamente ed avere un tetto sotto cui stare e nel quale vivere. Un individuo che formi una famiglia abbisogna che quest’ultimo aspetto venga tutelato con ancora maggior vigore, viste le contingenti fragilità della giovane prole. Anche gli uccelli del cielo nidificano per accudire e far crescere i propri piccoli. Dimenticare questo è pura barbarie. Sulla carta, nessuno lo nega; anzi, ci si riempie la bocca di slogan elettorali e promesse di battaglie chimeriche mai intraprese.

Ma i fatti smentiscono i proclami. Le banche lucrano su mutui, prestando soldi che effettivamente non hanno (riserva frazionaria, si presta dieci volte l’ammontare del depositato) ottenendo di solito quasi il doppio del prestato, proporzioni di guadagno a dir poco immorali, ma che costituiscono l’unica via possibile (per la comune famiglia, senza redditi berlusconiani o proprietà ereditate) per riuscire a comprare una dimora recente, che dovrebbe costituire un diritto. Lo è per diritto naturale; dovrebbe esserlo per la costituzione.

In questo quadro, si incardina l’imposta sull’immobile. L’ICI è un appropriarsi di un bene primario, tassandone la proprietà. Se l’abitazione, la prima casa (ossia quella destinata a dimora abituale) deve essere oggetto di imposta, allora il diritto di proprietà a tutela della famiglia, ne subisce uno svilimento ed un impoverimento concettuale, che va ben al di là dell’importo oggetto di pagamento.

Non è forse superfluo riportare quanto Pio XII nel 1944, riprendendo il perenne Magistrato ecclesiastico:

«… la Chiesa ha sempre riconosciutoil diritto naturale di proprietà e di trasmissione ereditaria dei propri beni’ (Enciclica Quadragesimo anno) non è tuttavia men certo che questa proprietà privata è in particolar modo il frutto naturale del lavoro, il prodotto di una intensa attività delluomo, che lacquista grazie alla sua energica volontà di assicurare e sviluppare con le sue forze lesistenza propria e quella della sua famiglia, di creare a sé e ai suoi un campo di giusta libertà, non solo economica, ma anche politica, culturale e religiosa. La coscienza cristiana non può ammettere come giusto un ordinamento sociale che o nega in massima o rende praticamente impossibile o vano il diritto naturale di proprietà, così sui beni di consumo come sui mezzi di produzione…» (radiomessaggio di Sua Santità Pio XII nel V anniversario dall’inizio della guerra mondiale venerdì, 1 settembre 1944).

Stefano Maria Chiari



La presente traduzione è da noi commissionata a traduttori di nostra fiducia ed effettuata appositamente per EFFEDIEFFE. Diffidiamo dal copiare su altri siti, blog, forum e mailing list i suddetti contenuti


 
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Commenti  

 
# Francesco 2011-11-16 17:55
Bentornato!
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# gianfranco56IT 2011-11-16 20:38
Tutto condivisibile salvo il punto dove si afferma che "una dimore decente è un diritto naturale".
Questo non è condivisibile.
La casa, come qualsiasi altro bene è sempre frutto del lavoro dell'uomo.
In nature le case non esistono è sempre qualcuno, con il proprio lavoro che le tira su.
Che sia impresa o Stato o singolo individuo, le case non crescono sui rami delle piante.
E' come il lavoro.
Male interpretato dalla sinistra come mantra di diritto costituzionale ad avere lavoro.
Io non sono d'accordo.
Se non c'è nessuno che te lo dà, questo lavoro, non ti rimane che produrlo da te.
Non si può obbligare qualcun altro a dare il lavoro (salvo nello Stato comunista).
Se si ammette che esiste il diritto naturale e costituzionale al lavoro, chiunque lo può pretendere.
E, se lo pretende e non lo ottiene si finisce inevitabilmente in una violazione dei diritti.
La questione casa e lavoro dovrebbe essere impostata nel senso che ognuno deve avere il diritto di poter esercitare un mestiere o un'arte da cui trarre come frutto la casa e/o lavoro stesso per se e per altri.
Circa l'ICI in particolare sulla prima casa, io penso che sia una vera immoralità in quanto, come Chiari, penso che sia un bene primario dell'individuo e della famiglia como lo sono i vestiti per coprirsi e gli alimenti per sfamarsi.
Questi beni primari e necessari per l'uomo,dovrebbero godere di agevolazioni.
Quì non si parla di Iphone, di SUV, di barche, di motocicli, di Ipad o amenità varie (internet compreso) ma di beni senza i quali l'uomo non può vivere.
Come beni primari, dunque, non dovrebbero essere soggetti a tassazione.
Berlusconi ha tolto l'ICI sulla prima casa ed ha fatto bene.
Io infatti pago la stessa tassa sulla mia seconda casa ereditata.
Nulla da eccepire.
Quanto al quibus, le cifre non sono - a mio avviso-scorrette.
Io vivo in un paesino di poche anime (si presume che i valori catastali siano molto inferiori a quelli della città) e, sul mio appartamento (in condominio) di circa 85 mq. anno costruzione 1976, Categoria A2 Classe 3 pago 332,00 €/anno, dati del 2009, con tassa(aliquota) del 6,30.
Dove li prendono quei dati fasulli?
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# stefanomariachiari 2011-11-17 09:39
[quote name="gianfranco56IT"] Tutto condivisibile salvo il punto dove si afferma che "una dimore decente è un diritto naturale". Questo non è condivisibile. La casa, come qualsiasi altro bene è sempre frutto del lavoro dell'uomo.
como lo sono i vestiti per coprirsi e gli alimenti per sfamarsi.

Concordo in pieno... mi rendo conto di aver dato per scontato ciò che nel succitato Magistero resta chiarissimo: La proprietà privata è sacra perchè frutto del lavoro dell'uomo. Non c'è dubbio. Fuori da questa ipotesi, solo assistenzialism o ed omologazione comunista... ci sarebbe altro da aggiungere per completare... ma non è il momento.
Grazie a tutti per il bentornato.
Stefano Maria Chiari
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# ducadegliabruzzi 2011-11-16 21:51
Io vivo uin una cittadina abruzzese e pagavo 125 euro ogni semestre ed ho una casa grande. Con 250 euro ho veramente migliorato il mio tenore di vita. Meglio un mio amico che vivendo in una casa di 90 mq pagava 24 euro ogni semestre. Ora usiamo questa manna per pagare l'acqua e i servizi comunali direttamante nelle tasche dei parenti dei politici messi nelle municipalizzate . Ovviamente non basta, come si sa sono voraci.
Prima i soldi finivano ai comuni dove, tolta una parte per i soliti parenti e amici, finivano in manutenzione della città e se andavano male a casa.
Molti proprietari di doppie e triple case al mare ed in montagna hanno ceduto ai propri familiari queste case impoverendo e degradando i luoghi di villeggiatura. Tanti loro hanno i SUV per volare sulle buche.
La verità che le tasse sulla prima casa non c'erano quasi più per la comune famiglia, senza redditi berlusconiani o proprietà ereditate. Ora chi ha molte prime case non ha lo stimolo a vendere una casa facendo salire i prezzi.
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# Alfio200 2011-11-17 00:02
In più di un'occasione, abbiamo ascoltato esponenti di partiti comunisti uscirsene con frasi:
"Le pare giusto che un miliardario non debba pagare l'ICI sulla prima casa?"
Affermazione priva di senso perchè gli immobili di categoria A1 (residenziali) non sono esentati dal pagamento dell'ICI sulla prima casa.
"Non le sembra che chi guadagna 50.000 euro all'anno dovrebbe pagare l'ICI sulla prima casa?"
La seconda affermazione è più sensata anche perchè centra, sia pure nell'ambito della solita retorica antiricchi, il punto fondamentale del problema... l'ICI è iniqua perchè non è legata al reddito, ma all'immobile.
Se il comunista in questione facesse il suo lavoro... dovrebbe occuparsi di un titolo che in più di un'occasione ho visto sul quotidiano della mia città:
"Pensionato di 85 anni si ritrova con la casa pignorata (Equitalia) per non aver pagato la seconda rata dell'ICI"

Quindi... l'unica iniziativa sensata per un'eventuale reintroduzione dell'ICI sarebbe stabilire una soglia di esenzione in base al reddito. Ad esempio, 15.000 euro annui per il singolo 25.000 euro per nucleo famigliare.
Perchè nessuno ne parla? Dimenticanza, incompetanza, superficialità? Niente affatto! Calcolo ben preciso...
In Italia 1 pensionato su 4 percepisce meno di 500 euro al mese di pensione e il 62% dei pensionati meno di 800 euro (il che non significa 799 euro, ma 658, 580, 720 e così via). Aggiungiamo le famiglie monoreddito tre i 1.000 e i 1.500 euro e i vari precari.

La conclusione è ovvia: se si applicassero i suddetti limiti di reddito si decurterebbero di almeno un 30% gli introiti dell'ICI. Quindi vergogna nella vergogna: pensioni da fame, stipendi bassi e precari e ICI sull'unico immobile di proporietà. Come pagare è affare degli intestatari. Che tirino la cinghia.

Per inciso... io abito, con mia madre intestataria dell'appartamento, nella via centrale di un quartiere periferico di Genova a 15 chilometri dal centro. 120 mq. categoria A2. L'ICI era di 800 euro all'anno con la riduzione per i pensionati.
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# cgdv 2011-11-17 00:39
Tutti questi ragionamenti sarebbero giustificati se non vivessimo in un Paese di furbacchioni anche per quattro soldi.
L'enorme quantità di seconde e terze case comperate ANCHE con i soldi dell'evasione oppure giustamente ereditate, non possono essere considerate un bene primario e quindi non sono state esentate dall'ICI.
Non dimentichiamo che sulla prima casa è comunque sempre esistita una franchigia sia riguardo all'ICI che riguardo alla tassazione della rendita, non applicabile viceversa sulle seconde, terze case e così via.
Fate conseguentement e qualche conto sul fatto che i soliti furbacchioni trovano il modo di sottrarsi alle imposte dovute.
Non chiedetemi come, poiché dovrebbero saperlo molto bene i comuni che misteriosamente non eseguono i dovuti controlli.
Giuliano
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# ALEXFOX4 2011-11-17 10:36
Purtroppo gli italiani sono prede di miracolisti da bagno turco, cattocomunisti con la passione dell'immigrazione selvaggia, pii e vaselinosi banchieri, noti produttori di catastrofi socio-economiche, e pederasti gongolanti.
Piero Vassallo
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# amsicora 2011-11-17 20:00
Solitamente "miracolisti da bagno turco, cattocomunisti con la passione dell'immigrazione selvaggia, pii e vaselinosi banchieri, noti produttori di catastrofi socio-economiche, e pederasti gongolanti" hanno comprato casa "a straccu barattu" (a prezzi stracciati) da enti pubblici, per cui per loro l'ICO non è un problema, avendo pagato casa a 1/3 del valore di mercato... vedi Rosy Bindi.
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# gnavi de lecci 2011-11-19 07:19
Potresti essere più chiaro in merito a Rosy Bindi?
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# amsicora 2011-11-19 11:41
http://fbechis.blogspot.com/2010/11/la-vera-storia-della-casa-di-rosy-bindi.html
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# Alfio200 2011-11-17 14:24
Appunto... Monti ha annunciato la reintroduzione dell'ICI sulla prima casa.
Squallida e meschina la motivazione: "Nel panorama europeo, l'Italia costituisce un'anomalia per quel che riguarda la tassazione degli immobili".
A parte il fatto che bisogna vedere in base a quale criterio viene tassata la prima casa negli altri Paesi europei (con limite di reddito? vedi sopra) il presidente del c...onsiglio Monti dimentica che, per quel che riguarda le altre imposizioni fiscali, siamo ben avanti rispetto agli altri Paesi europei, per non parlare dei servizi sociali offerti a fronte della pressione fiscale più alta del mondo.

Ha ragione Blondet... solo un perfetto cretino potrebbe giustificare la reintroduzione dell'ICI in una maniera così patetica.

P.S.: Ad esempio, in Italia (e solo in Italia) abbiamo la tassa sul magazzino. Se un impreditore produce o un commerciante acquista una certa quantità di beni, supponiamo 1.000 televisori e ne vende solo 500, sui restanti 500 (invenduti) deve pagare tutti gli anni una tassa perchè costituiscono un valore potenziale. In pratica, una "tassa sulla perdita". E' un'anomalia italiana rispetto al resto dell'Europa. Perchè il presidente del c...onsiglio Monti, non ci mette in linea con l'Europa eliminandola?
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# gianfranco56IT 2011-11-17 18:34
Cari amici, prendiamo atto che siamo commissariati.
I creditori esteri, come ci ha insegnato il direttore, ora senza garanzia CDS, rivogliono i loro soldi che ci hanno prestato.
Inutile che ci giriamo intorno.
Il debito pubblico gigante che attenaglia la nostra nazione, non ci permette movimenti(vedi Info. debito pubblico:
http://www.dt.tesoro.it/it/debito_pubblico/_link_rapidi/debito_pubblico.html).

La mia domanda è la seguente: senza questo enorme debito, potevamo resistere alla speculazione?
E' questa la vera domanda.
Oppure, giriamola in altro modo, abbiamo vissuto tutti (me compreso) al di sopra delle nostra possibilità?
Mi sembra evidente - ma correggetemi se sbaglio - che la nostra crescita economica negli ultimi decenni è avvenuta a debito.
Ovvero con i soldi degli altri.
Fare il frocio con il deretano degli altri, a me sembra facilissimo e non serve nemmeno un governo di alto profilo per farlo.
Non credete?
Saluti a tutti!!!
A dopo.
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# ropegara 2011-11-17 19:26
L'ICI è un balzello incostituzional e, perché ogni tassa dovrebbe essere applicata in presenza di un reddito.
Mi vuole spiegare il signor monti, quale reddito produrrebbe la prima casa?
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# arduino 2011-11-17 23:38
Lo stesso reddito che produce un'autovettura, la quale prima o poi è destinata alla rottamazione, che però è gravata da una non meglio giustificata "tassa di proprietà". Se poi un immobile produce reddito (per esempio da affitto) questo è tassato, eccome, indipendentemen te dall'ICI che viene applicata comunque.
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# simone.colzani 2011-11-23 00:54
Queste non sono "tasse" (richieste in funzione di un servizio). Sono imposte, richieste in presenza di un'astratta capacità reddituale... A 'sto punto mancano solo i pubblicani di evangelica memoria.
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# pelzen 2011-11-17 19:54
Ma anziché fare questo pasticcio sarebbe sufficiente imporre una tassa il quintuplo dell'ICI su tutti i beni immobiliari sfitti e stiamone pur certi che di fronte ad una botta di tasse anche il più infame costruttore arriverebbe a compromessi pur di non avere degli oneri fiscali. Il mercato dell'edilizia si riprenderebbe, ci sarebbero maggiori affitti, a prezzi anche più bassi.
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# licio 2011-11-17 19:55
GENTILE DIRETTORE POSSO CHIEDERLE UNA CORTESIA? ESISTE UNA INDAGINE DEMOSCOPICA CHE RIFERISCA IL GRADIMENTO DELL'OPINIONE PUBBLICA NEI CONFRONTI DEI PARTITI? O E' UN SEGRETO DI STATO???
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# FeBM 2011-11-18 09:26
L'ICI è a tutti gli effetti una tassa patrimoniale. Patrimonio che ciascuno costruisce col suo lavoro, debitamente remunerato e (in Italia) più che abbondantemente tassato. Questo il motivo per cui, in Italia -fatta eccezione per ICI, Tassa di proprietà sugli autoveicoli e il cosiddetto canone RAI (che è tecnicamente un'altra tassa di possesso, questa volta su mezzi idonei a riprodurre immagini video perciò anche il videocitofono) - le tasse patrimoniali non sono in vigore.

In Stati in cui esse esistono (come ad esempio la Svizzera in cui sono tassate "les fortunes" che è parola, comunque, ben differente da patrimonio) la tassazione sui redditi è molto sensibilmente inferiore.

Io temo che si arriverà a questo: reddito: tassato come ora. Consumi: tassati (IVA). Risparmio (cioè ciò che del mio reddito non uso per vivere) messo a frutto (sempre che non sparisca): idem. Patrimonio (ciò che col mio reddito ho costruito): tassato. Ciò che lascio a miei figli: tassato.

Perciò il mio erede si ritroverà nel patrimonio (sempre che ne paghi l'imposta di successione) un bene che è stato tassato in almeno 3 modi diversi prima di diventare mio - e alcune di queste tasse sono state pagate per decenni. E al lui, mio erede, toccherà pagare ancora per altri decenni tasse su un bene che a questo punto, fatti due conti, non conviene assolutamente possedere essendo il suo valore più che abbondantemente coperto dalle tasse e imposte che su di esso hanno gravato per anni.

Dove stia, in tutto ciò, l'equità, io davvero non capisco il che deve essere un mio limite dal momento che, invece, tutti i giornali sono stracolmi di elogi alla sobrietà del premier e alla sua dichiarata propensione all'equità.

A monte di tutto questo sta una domanda fondamentale: per cosa vengono usati i danari che ci vengono richiesti. Cioè la base del patto sociale che fonda uno Stato. Se, al di là delle parole si andasse a cercare un po' di sostanza, il requisito minimo di uno Stato liberale (come perfino gli ex-comunisti da un po' di tempo in qui si definiscono) è semplicemente quello di sorvegliare sul rispetto delle obbligazioni assunte dai cittadini tra di loro (e con lo stato medesimo). Noi siamo ben lontani dal soddisfare tale requisito minimo, figurarsi il resto.
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# ALEXFOX4 2011-11-18 13:53
Perché i cosiddetti moderati non scendono in piazza? Perché affidano l'esclusiva della protesta ai giovani dei centri sociali?
Piero Vassallo
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# Alfio200 2011-11-19 13:19
Già... Hitler diceva "Se gli tocchi il portafoglio, il borghese diventa rivoluzionario".

La verità (a parte il discorso televisione e condizionamenti di massa che nella prima metà del secolo non esistevano) è che in realtà non esiste un vero partito del ceto medio. Lo vediamo nei governi di centrodestra che per il ceto medio non hanno mai fatto praticamente niente, forti del fatto che il centrosinistra farebbe comunque peggio.

Un vero partito delle partite IVA organizzerebbe "lui" manifestazioni borghesi "cattive". Non la gita a Roma con gli autobus del PdL, ma chiusura di tutte le attività commerciali, blocco autostradale dei camionisti e sciopero dei benzinai. E anche... picchetti davanti ai supermercati e alle cooperative con tanto di "espropri borghesi" dei medesimi e zuffe feroci con la Polizia. E, ovviamente lanci di molotov contro Equitalia.

Ma il popolo, borghese o proletario che sia, non fa queste cose di sua spontanea volontà. Ci vuole una struttura che inquadri e organizzi e questa struttura non può certo fare capo a un Berlusconi, a un Alfano o a un Bossi con le camicie verdi che nonostante un rapporto di 100 a 1 si fanno costantemente mettere sotto dai centri sociali. Altro che Kalashnikov per la rivoluzione padana!

E poi, i borghesi non hanno ancora abbastanza fame per rivoltarsi.
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# ducadegliabruzzi 2011-11-19 20:13
Citazione piero vassallo:
Perché i cosiddetti moderati non scendono in piazza? Perché affidano l'esclusiva della protesta ai giovani dei centri sociali?
Piero Vassallo

Caro Piero me lo sono chiesto molte volte e la risposta che mi sono dato è che siamo troppo "educati" e proprio sulla nostra educazione i politici, per esempio, contano per continuare a fare quello che fanno. Le rivoluzioni sono sempre portate avanti da persone "maleducate" e poco "eleganti".
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# c-e-sar 2011-11-20 00:30
Citazione piero vassallo:
Perché i cosiddetti moderati non scendono in piazza? Perché affidano l'esclusiva della protesta ai giovani dei centri sociali?
Piero Vassallo

Al di là del fatto che il termine 'moderati' mi fa impazzire (dovrebbe ricomprendere tutti gli italiani tra i centri sociali e Forza nuova, quindi che definizione è?) non sarà che costoro non scendono in piazza solo perchè non sono capaci di far altro che 'stramaledir le donne, il tempo ed il governo' (confronta F. De Andrè)?
Ed allora, peggio per loro! O no?
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# milvus 2011-11-19 12:31
Io non so tanto di ICI, credo alle tesi sia dei commentatori che dell'autore dell'articolo, l'unica cosa che conosco è che serve per i Comuni, che sotto Berlusconi, si sono arrangiati e sono stati messi a "dieta". Il mio Comune tutti questi anni ha mandato multe automobilistich e ha messo telecamere per multare meglio, ed ampiamente è rientrato nei costi. Logicamente i cattocomunisti devono inventarsi tasse per vivere senza lavorare, altrimenti i comuni come camperebbero? Chi paga 17 mila euro l'anno il bimbo al nido comunale?
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# milvus 2011-11-20 11:40
... "Al governo un tizio da nessuno eletto..., etc., etc.,...: è come se in un terremoto si voglia applicare l'ICI sulle macerie,ai sassi, un furto di Stato appunto.
Le Monde Diplomatique ha presentato un articolo di Serge Halimi abbastanza realistico anche se difficile da capire per me, ma chiarisce i concetti qui riportati del crollo inevitabile, dei problemi che attraversa la sinistra in tutta Europa, una sinistra che oggi nessuno vuole e per questo motivo, ci hanno imposto "l'alternativa a Berlusconi". L'autore sgrana in un ampio discorso una critica dura a governi che vorrebbero proclamarsi socialisti nel maneggio della crisi d'oggi, perchè non si riesce più a trovare la differenza tra ciò che fanno i conservatori e ciò che fanno i progressisti quando arrivano al potere inteso a condurre la cosa pubblica. Dice Halimi:... la sinistra che si proclama riformista si distingue dai conservatori solo per un "effetto ottico" e nei primi tempi di governo. Dopo, appena ha l'occasione si sforza per governare come gli avversari, per non turbare l'ordine economico, per proteggere l'argenteria del castello". Riscatta la vittoria elettorale del Fronte Popolare francese nel 1936, non tanto per ciò che fece il governo, ma perchè la sua vittoria liberò un movimento di rivoluzione sociale che diede agli operai la sensazione del fatto che avrebbero avuto libertà senza repressioni, nè da parte dei padroni, nè da parte della Polizia.
Cioè il risultato elettorale attiva proteste sociali per fare "processi" al capitalismo. E un cambiamento rispetto alla tradizionale strategia delle sinistre non solo europee, poichè il soggetto torna ad essere lotta sociale, lotta di classe e non un apparato politico-elettorale.
Halimi riconosce i rischi che racchiude la crisi attuale nei termini che i capitali finanziari debordano contro gli Stati dopo un attacco frontale ai settori popolari.
La sua analisi però non basta e non riesce a disegnare una strategia alternativa all'egemonia delle sinistre europee e dei Paesi periferici, tanto moderate come radicali.
Molti dilemmi che si presentano al continente che ha visto nascere il sindacato, il socialismo e il comunismo, e che sembra rassegnato più di ogni altro a sparire, sono in realtà problemi che fanno lamentare gli anticapitalisti in ogni parte del mondo. Riassume in due aspetti i problemi: non abbiamo strategie per vincere il capitale, nè elettorali, nè insurrezionali. Non abbiamo messo in piedi economie autosostenibili , capaci di destare entusiasmi tali da dedicare le nostre energie a quei lavori. Se si arriva a trionfare contro il capitale, non sappiamo con cosa sostituirlo, a meno che non ci si impegni a ripetere quel socialismo di Stato (in realtà capitalismo di Stato autoritario) che falli verso la fine degli ottanta. Non è un dramma che le strategie manchino per un lasso di tempo! La paura più terribile sarebbe credere di sapere dove stiamo andando e con cosa pretendiamo sostituire un sistema che agonizza. La crisi in corso che vuole la disarticolazion e geopolitica del mondo conosciuto, diviso in un centro, una semiperiferia ed una periferia e vuole la paralisi dell'accumulo di capitali (guerre di conquista come estrema manifestazione di accumulo per espropio) implica che le forze antisistema oramai non potranno più agire operando negli scenari conosciuti. Socialdemocrazi a, socialismo, comunismo, sindacati, sono paralizzati perchè il mondo in cui nacquero e crebbero stà sparendo rapidamente. Anche i centri sociali o i movimenti ad essi connessi sono in crisi perchè non hanno più il terreno di un tempo e la maniera di attuare. La democrazia è in crisi, i colpi di Stato sono in bancarotta, e questo è la crisi del capitalismo e la fine del sistema-mondo capitalista. Se le sinistre dicono che il capitale è in crisi dicono una mezza verità. Se accettiamo di essere in crisi del sistema mondo, dobbiamo capire che noi siamo parte di quella crisi perchè i nostri movimenti sono nati in quel sistema e sono chiamati a sparire con lui.
Io mi permetterei di osservare, dopo questa frase, che ammettere di non poter pagare i BOT a nessuno, stracciarli, e ricominciare daccapo onestamente, anche con la lira nuova, sarebbe stato molto più onesto di tutti questi furti ignobili da furbacchioni e tutte queste spremiture di limoni oramai marciti.
Si tratta di costruire un altra cosa, di immaginare altre strategie, che nessun Monti e compagnia bella sono più capaci di porci, il mondo non è un qualcosa di esterno a noi, come per loro.
Halimi dice che ci sono altre due questioni. Prima, c'è bisogno di molta crisi perchè qualcosa cambi davvero, il sistema deve crollare e noi dobiamo collaborare affinchè questo succeda. Se qualcosa si sfascia noi cadiamo e questo rischio non si può procrastinare, è vanità pretendere di salvarci o crederci rivoluzionari o perchè è eticamente incettabile nascondere quel rischio agli esseri umani con i quali conviviamo e con i quali abbiamo militato. Esistono per ridurre l'impatto di un crollo molte maniere, perchè siamo parte di ciò che si autodistrugge. La logica di un crollo non controlla l'intero processo perchè le cose nella vita reale non funzionano come in una demolizione programmata e fatta vedere in TV (tipo il crollo delle Torri). L'altra faccenda è che bisogna non fare capitalismo qui ed ora perchè ciò che verrà dopo il crollo non si può improvvisare più. Solo gli indigeni o gli afrodiscendenti potrebbero vivere in tal maniera. Vuoi vedere che ci tocca di imparare dagli immigrati?! E' il colmo, e sono state le sinistre a rifilarceli in massa, con l'euro. Non vedevano l'ora di rubare in euro e togliere la lira, perchè gli interessi erano molto alti su tutto. Questa è lungimiranza? Sì, per loro alla faccia nostra. Comunque oggi ci troviamo doppiamente fregati, perchè Halimi sostiene, che in mano alle banche nulla è più utile a vincere elezioni, e la famosa logica del "male minore" è in crisi. Critica quella sinistra che sogna di vivere in una controsocietà immune dalle impurità del mondo, e popolata di esseri eccezionali.
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# milvus 2011-11-20 22:06
L'ICI è roba vecchia, stantia, come il volto dei non eletti, è un ritorno al passato che non c'è più. Per motivi di studio devo essere a Firenze da Bologna per frequenza. Prendo un treno superveloce, pulito, puntuale. Questo è futuro, Berlusconi era il futuro, anche come mentalità. Ricordo in quale stato erano le ferrovie ai tempi del comunismo, alloggio per le zecche, così tutto è visibilmente migliorato dove lui è potuto arrivare. Noi eravamo contenti di pagare le tasse perchè ha fatto moltissimo in questo suo governo. Abbiamo bisogno di guardare avanti, non di tornare all'età della pietra con rimbambiti. Se dobbiamo pagare, paghiamo ed in contanti, come in Francia, in Germania, ed in tutti gli Stati evoluti. Berlusconi non doveva accettare di dimettersi senza spiegazioni. Berlusconi è il futuro, il resto un trattato di entomologia, spolveroni in naftalina.
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# milvus 2011-11-21 13:08
Ascoltavo Radio Maria sull'impresa e la nuova maniera di fare impresa oggi, in tempi in cui i giovani stanno pagando a caro prezzo certi errori passati di precarietà lavorativa. Riassumendo, Berlusconi è stato onesto a togliere l'ICI perchè, secondo questo sociologo cristiano, è un furto di stato applicarla ad una nazione come la nostra, dove l'impresa, considerata patrimonio, è stata delocalizzata, colpendo il lavoro in maniera vergognosa e svantaggiante. La casa è tutela delle famiglie, ma anche una impresa possiede le sue responsabilità socili verso quella famiglia, che, per aver perso il posto di lavoro, di sacrifici ne fa già tanti. Quindi se le imprese sono state delocalizzate all'estero, questa tassa non si può applicare in questo territorio nonostante le case che si sono acquistate sussistano nel territorio. Per un cristiano il vero capitale è l'uomo, allora voi prima riportate il patrimonio a casa, poi si vedrà per le tasse che dovremo pagare, mica siamo tutti parassiti statali rintanati in qualche ufficio della Regione, della Provincia o del Comune!
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# pirraki 2011-11-22 09:00
Pirraki vorrei ricordare a tutti il punto 14 del manifesto di Verona della RSI, che afferma "Quello della casa è un diritto alla proprietà, non un diritto di proprietà"... e anche il punto dove si afferma che la religione della repubblica è la cattolica, apostolica, romana. gli altri culti erano solo "rispettati"... dov'è finita adesso ROMA?
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# Oscar08 2011-11-23 13:21
Buongiorno,
sono daccordo con l'affermazione che l'ICI è un furto verso la famiglia. La maggioranza delle persone si è costruita od ha comprato la casa per la propria famiglia con grandi sacrifici, sono pochi coloro che l'hanno ottenuta con raggiri o ruberie, e comunque l'eccezione è parte della regola.
Io, per esempio, comprai la casa dopo aver trascorso 15 anni all'estero in Paesi detti "estremamente disagiati". Credetemi non è stata una passeggiata, e per giunta pagai solo l'anticipo dovendo comunque accedere ad un mutuo. Quindi ora dovrò pagare mutuo più un balzello su di una casa di cui comunque non ho la piene disponibilità: se la volessi vendere è gravata da ipoteca.
Ora il problema è il seguente: spremendo i limoni, per lo più gia spremuti, si pagherà il debito (forse) ma poi? Come si ricostruirà una economia nazionale valida e forte con un popolo che a malapena arriva alla fine del mese? Quando, tanti anni fa, studiavo per l'esame di Economia Politica mi sorprese un atto di genio compiuto da Henry Ford. Nel 1914 (credo) quando la crisi economica stava marciando alla grande, lui aumentò gli stipendi da 2,30 dollari a 5 dollari al giorno. Sosteneva infatti che aumentando gli stipendi gli operai avrebbero potuto comprare le auto che lui produceva. Fu duramente attaccato da colleghi ed economisti, credo che fu anche inquisito, ma alla fine lui ebbe ragione: la Ford sopravvisse anche al '29. Toccare il cittadino non porta ricchezza anzi, limiti la spesa e quindi aumenti le giacenze, limiti la produzione, ecc. Marchionne ha deciso che il costo degli operai è alto ma non ha detto che sul prodotto finale incide solo per l'8%, e l'altro 92%? Stessa affermazione è stata fatta dal commissario europeo all'economia Almunia che ha affermato che il costo del lavoro in Italia è troppo alto (sic).
Concludo dicendo che l'ICI è solo un'altra pedina per impoverire questo Paese che tutti criticano ma che molti ambiscono, un Paese povero è un Paese che svende (guardate a chi è in mano la distribuzione alimentare, la poca siderurgia, ecc.). Spero solo che come popolo troveremo la forza per organizzarci e dire no ai troppi soprusi che stiamo subendo dai nostri pseudo governanti e dall'Europa.
Dobbiamo cambiare andazzo e prendere coscienza di chi siamo senza svenderci al primo favore o alla prima promessa di favore.
"Ogni popolo ha il Governo che merita".
Una buona giornata a tutti

Oscar
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