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Manifestazioni pacifiche e suicidi contro i sequestri delle terre in Guangdong e Jiangxi
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Il sud della Cina è sempre più spesso teatro di scontri sociali e tensioni di classe. Wukan nel Guangdong torna a protestare contro le ingiustizie del governo, mentre a Xiangtang due contadine tentano di uccidersi dopo la requisizione delle loro terre. Crescono gli "incidenti di massa"

Le proteste sociali che continuano a squassare la Cina aumentano ogni giorno di intensità. Dopo gli scioperi di Shanghai è la volta della ricca provincia meridionale del Guangdong, dove i residenti del villaggio di Wukan sono tornati di nuovo in strada per protestare in maniera pacifica contro la repressione del governo. Mentre a Xiangtang nel Jiangxi (anche questa una provincia meridionale) due contadine hanno tentato il suicidio dopo l’espropriazione illecita dei propri terreni da parte del governo.

I residenti della cittadina di Wukan sono scesi per le strade in migliaia: protestano perché le autorità locali hanno definito “illegale” la presentazione delle loro petizioni al governo centrale. Dallo scorso settembre, infatti, i residenti del luogo sono stati protagonisti di diverse agitazioni. Il 21 settembre, dopo la requisizione forzata di diversi ettari di terreno contro i contadini, la gente è scesa in piazza per manifestare ed è arrivata allo scontro con la polizia.

Due mesi dopo sono tornati di nuovo per le strade per accusare il governo di non aver tenuto fede alle promesse fatte e hanno chiesto giustizia: alcuni portavano dei cartelli con sopra scritto “Basta con la dittatura”. Nonostante le loro petizioni, Pechino li ha ignorati: al momento è in atto una campagna di arresti e repressione contro i leader della rivolta. Ma la situazione generale peggiora: dalle proteste pacifiche, infatti, i contadini cinesi sono passati a protestare contro le ingiustizie cercando di uccidersi.

È il caso di Xiangtang, dove due contadine sostengono di aver tentato il suicidio perché “spinti alla disperazione” dopo la requisizione forzata dei loro terreni. Zhao Xiujun e Liu Lan, entrambe di Xiangtang, hanno perso i loro 3 mu di terreno (0,2 ettari) che il governo ha requisito pagando meno di un decimo del loro valore reale: 20mila yuan contro 900mila. La prima si è squarciata il ventre con un coltello mentre la seconda ha bevuto un pesticida. Al momento sono entrambe ricoverate in terapia intensiva.

Spesso le terre vengono requisite dal governo o dal Partito per essere vendute ai costruttori privati per alimentare l’impressionante crescita del settore immobiliare, che secondo gli economisti ha creato una “bolla” che sta per scoppiare. Negli ultimi due mesi, infatti, per la prima volta si è registrato in molte città - tra cui Pechino e Shanghai - un calo dei prezzi delle case.

La legge obbliga le amministrazioni locali a pagare un compenso ai contadini espropriati, ma gli indennizzi vengono considerati spesso non adeguati. In altri casi, le requisizioni sono messe in atto per far posto ai grandi progetti infrastrutturali, generosamente finanziati dalle grandi banche.

La requisizione delle terre e il loro mancato pagamento sono la causa principale dei cosiddetti "incidenti di massa". Nel 1994 vi sono stati 8.700 di tali "incidenti". Nel 2006 ve ne sono stati 127mila. Le cifre dell'anno scorso si aggirano sui 180 mila.

Fonte >  Asia News


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Commenti  

 
# Milo Dal Brollo 2011-12-09 12:40
Chissà come fa certa gente a credere che l'abolizione della proprietà privata, o anche solo il diritto ad essa e alla sua tutela, possa essere un bene. Questo comportamento è la logica conseguenza della convinzione comunista: la terra te la facciamo coltivare, ma noi possiamo farci quello che vogliamo.

L'assurdo è che quel "noi" sarebbero i contadini stessi, il proletariato! Assurdo: non esiste una società con una sola classe, tutte devono essere garantite ed educate alla convivenza.
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