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Tutte le ombre dei dieci anni della Cina nel WTO
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Pechino festeggia il decimo compleanno dell’ammissione nell’Organizzazione mondiale del commercio, che ha visto una crescita gigantesca del Paese. Una crescita che, però, nasconde molte insidie: dalla svalutazione dello yuan ai contenziosi per irregolarità commerciali. E l’ambasciatore Usa attacca: “Fra gli strumenti che usano, c’è anche l’intimidazione”.

Tra luci e ombre, la Cina festeggia il decimo anniversario del proprio ingresso nell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto). Dopo una serie di riforme e di aperture di mercato impressionanti per uno Stato socialista, l’11 dicembre del 2001 Pechino venne ammessa come membro permanente del gruppo: oggi è la seconda economia mondiale.

Ma se i 15 anni necessari per preparare questo passo sono giudicati “impressionanti” dagli storici e dagli analisti di tutto il mondo, va registrato che oggi il gigante asiatico mantiene la sua supremazia economica con strumenti che vanno dalla svalutazione della propria moneta all’intimidazione nei rapporti commerciali.

Dai 501 miliardi di dollari di beni immessi sul mercato al momento del suo ingresso, la Cina è arrivata a quasi 3mila miliardi: tessile, elettronica e giocattoli per bambini sono gli elementi principali della sua economia. Il tessile è arrivato nel 2010 a un valore di mercato pari a 77mila miliardi, e gli investimenti stranieri in Cina sono passati da meno di 1 miliardo nel 2000 ai 700 miliardi dell’ultimo anno.

Questi traguardi sono però anche causa di diversi malumori. Gli Stati Uniti e l’Unione europea hanno aperto decine di contenziosi commerciali con Pechino proprio all’interno del Wto: i 27 Stati membri dell’Ue hanno imposto un bando commerciale su 60 diversi prodotti cinesi, mentre gli Stati Uniti hanno 12 cause in corso per scorrettezza economica.

L’ambasciatore Usa al Wto, Michael Punke, ha spiegato che “all’interno degli Stati membri del Wto c’è la percezione che la Cina usi anche l’intimidazione come strumento commerciale. Pechino sembra aver abbracciato ancora di più l’idea di un capitalismo di Stato, invece di aprire i propri mercati come è giusto per ogni nazione nell’Organizzazione”. Queste dichiarazioni hanno scatenato una ridda di polemiche nella società cinese, che chiede delle “prove” di quanto affermato.

Ovviamente, poi, la questione valutaria rimane una delle più spinose: la Cina è accusata di mantenere basso di proposito lo yuan, in modo da poter esportare e produrre a prezzi minori rispetto ai liberi mercati. Questo dà fastidio soprattutto a Washington, che ha venduto quasi 1,7 mila miliardi di titoli di Stato proprio a Pechino.

In ogni caso, anche i cinesi temono le insidie di questa crescita economica. Dopo le ammissioni di un docente cinese sul disastro che si annida nei conti pubblici del dragone [Docente-cinese:-“La-nostra-economia-è-sull’orlo-del-baratro.-Pechino-sta-barando”] anche il presidente cinese Hu Jintao ha voluto rassicurare la popolazione. Nel corso di un discorso proprio in occasione del decennale dell’ingresso nel Wto ha detto: “Rafforzeremo il mercato interno e faremo di tutto per riallineare la bilancia commerciale con le altre nazioni”.

Fonte >  Asia News

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Commenti  

 
# sivispacemparabellum 2011-12-13 16:24
Ma non erano per il libero mercato gli americani?!
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